La febbre nel bambino

Febbre alta nei bambini: quando preoccuparsi e cosa fare

La febbre nel bambino

Quando il bambino ha la febbre alta, i timori e i dubbi dei genitori sono molti: “Cosa devo fare?” “Devo portarlo in Pronto Soccorso?” “Devo preoccuparmi?” Quali farmaci devo usare?”.

In questo articolo cercheremo di spiegare cosa si intende per febbre ALTA, cosa occorre fare e quando è necessario rivolgersi con urgenza al medico o al Pronto Soccorso.

Cos’è la febbre

Per febbre si intende un aumento della temperatura corporea (anche definita ipertermia o iperpiressia) centrale al di sopra dei limiti della normalità.

I valori “normali” stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sono compresi tra 36,5 e 37,5° con misurazione ascellare.

Quindi, possiamo iniziare a parlare di febbre per una temperatura ascellare maggiore di 37,5°o rettale maggiore di 38,0° (anche se alcuni esperti consideranofebbre una temperatura ascellare maggiore di 38°).

La febbre si manifesta quando, in risposta a vari stimoli, un’area del cervello chiamata ipotalamo (conosciuto anche come “termostato” del corpo), sposta verso l’alto quella che è la normale temperatura corporea. La febbre, anche se elevata, rappresenta quindi un fenomeno fisiologico (controllato appunto dall’ipotalamo). Generalmente non supera i 41° e non porta a conseguenze neurologiche.

Bisogna ricordare però che la valutazione della temperatura corporea risente di molte variabili:

  • orario (le temperature del corpo più basse sono tra le 4 e le 8 del mattino, quelle più alte tra le 16 e le 18);
  • termometro utilizzato (può essere più o meno affidabile);
  • sedi (ascellare, rettale, inguinale, orale, frontale, auricolare);
  • ambiente (che può essere più o meno riscaldato ed influire quindi sulla temperatura corporea);
  • stato di idratazione (con la disidratazione aumenta la temperatura corporea);
  • sforzi, alimentazione con pasto caldo, pianto (possono aumentare la temperatura corporea).

E’ importante tener presente che la febbre di per sé non è una malattia ma un sintomo (cioè l’espressione di una malattia) che, nella maggior parte dei casi, nei bambini è dovuta generalmente ad una infezione virale o, più raramente, batterica. La febbre è un meccanismo di risposta che il nostro organismo mette in atto per difendersi dall’aggressione di virus e batteri: ecco perché si dice che la febbre “è amica dei bambini”.

Solo raramente la causa della febbre sono le malattie immunologiche, le malattie infiammatorie e le neoplasie.

Cosa si intende per febbre alta

Una temperatura corporea ascellare misurata correttamente superiore a 39° (o 39,5° rettale) viene generalmente considerata febbre alta.

Anche se molte madri sono capaci di stabilire abbastanza precisamente se il proprio figlio ha febbre alta o meno solo toccandolo, è importante che la misurazione sia effettuata possibilmente con il termometro digitale elettronico (altre forme di misurazione sono a volte più pratiche ma spesso meno precise).

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Cosa fare in caso di febbre alta

In caso di febbre alta, è importante:

  • somministrare molti liquidi, in particolare soluzioni reidratanti orali;
  • valutare eventuali segni di disidratazione, controllare in particolare che il bambino urini sufficientemente;
  • alimentare il bambino con piccoli pasti di alimenti facilmente digeribili;
  • tenere il bambino a riposo;
  • osservarlo spesso durante la notte (per valutare che abbia una normale reattività e non siano comparsi altri segnali di allarme);
  • somministrare i farmaci antifebbrili nella dose e con la frequenza consigliate dal pediatra;
  • vestire il bambino con abiti leggeri e non coprirlo eccessivamente;
  • controllare spesso e segnalare subito la comparsa di altri sintomi (vomito, diarrea, tosse, mal di testa, eruzione cutanea, difficoltà o dolore quando urina, disturbi nella deambulazione…);
  • controllare eventuali segni di distress respiratorio.

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Quali farmaci per abbassare la febbre

I due farmaci antipiretici utilizzabili in età pediatrica sono il paracetamolo e l’ibuprofene.

Il dosaggio corretto e la frequenza di somministrazione viene stabilito dal pediatra in base al peso e all’età del bambino. La via di somministrazione preferita è quello per via orale sotto forma di gocce o sciroppo.

Nel bambino più grande sono molto utili (ed anche in proporzione più economiche) le compresse solubili o masticabili. Le supposte sono consigliate solo in caso di vomito o rifiuto totale del bambino ad assumere farmaci per bocca; non andrebbero inoltre mai divise.

Ricordiamo che lo scopo di questi farmaci non è quello di far scendere del tutto la temperatura, ma di ridurla di 1-2 gradi, in modo da dare sollievo al bambino e diminuire la sensazione di dolore o malessere.

Una buona idratazione è molto importante perché aumenta l’efficacia ma soprattutto riduce i possibili effetti collaterali legati all’uso di questi farmaci, in particolare dell’ibuprofene.

Importante: in caso di febbre alta, non somministrare antibiotici di propria iniziativa. Gli antibiotici non servono per abbassare la febbre, ma per combattere le infezioni batteriche. Solo il pediatra può stabile se sia necessaria una terapia antibiotica.

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Cosa NON fare in caso di febbre alta

  • Non forzare il bambino a mangiare.
  • Non coprirlo troppo.
  • Non praticare spugnature con acqua fredda.
  • Non praticare impacchi con alcool (provoca vasocostrizione, possibile inalazione o assorbimento cutaneo con effetti tossici).
  • Non somministrare acido acetilsalicilico (aspirina) al di sotto dei 16 anni.
  • Non utilizzare contemporaneamente ibuprofene e paracetamolo (a meno che non sia consigliato dal pediatra e assicurandosi che il bambino sia ben idratato) per il rischio di maggiori effetti collaterali.

Quando chiamare il pediatra con urgenza o rivolgersi al Pronto Soccorso in caso di febbre alta

Vi sono alcune situazioni che richiedono una valutazione medica urgente:

  • sempre per temperatura superiore a 40°;
  • età inferiore a 6 mesi: in questo caso anche temperature tra i 38 – 38,5° sono da considerarsi elevate. In particolare un neonato (primo mese di vita) con febbre andrebbe sempre ricoverato;
  • mostra segni di disidratazione e non vuole assumere o non si riesce a somministrare soluzioni reidratanti;
  • presenta di segni di distress respiratorio;
  • ha una rigidità del collo e cefalea intensa (vedi articolo meningite)
  • presenta un rash (cioè una eruzione cutanea) che non scompare quando lo si guarda attraverso il fondo di un bicchiere pressato sulla pelle;
  • ha la pelle molto pallida, grigiastra con labbra bluastre;
  • ha la fontanella sporgente e pulsante;
  • è molto sonnolento e non si risveglia facilmente, presenta “confusione mentale” o è molto irritabile;
  • ha un pianto “strano” molto debole e acuto;
  • ha le mani ed i piedi molto freddi;
  • ha un aspetto molto sofferente e siete veramente molto preoccupati;
  • convulsioni;
  • presenta vomito persistente;
  • presenta dolore addominale importante;
  • è affetto da altre malattie croniche gravi.

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Febbre alta e convulsioni febbrili

Uno dei timori principali dei genitori in caso di febbre alta è la comparsa di convulsioni febbrili.

Alcune malattie infettive, ed in particolare la sesta malattia, possono essere accompagnate da un rapido e brusco innalzamento della temperatura corporea che può portare in bambini predisposti ad una crisi convulsiva che generalmente è di breve durata e non è seguita da complicanze.

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Ipertermie NON febbrili

E importante sapere che a volte l’aumento della temperatura corporea non è una risposta dell’organismo ad una infezione ma è dovuta a un difetto di termoregolazione dell’organismo.

Queste ipertermie sono definite non-febbrili.

Possono derivare o da un’eccessiva produzione di calore interno (come ad esempio in alcune gravi forme di ipertiroidismo), oppure da una ridotta capacità di eliminare il calore (come nel colpo di calore), oppure da un effetto diretto dell’esposizione a calore intenso (come nel colpo di sole), od ancora a rare forme genetiche.

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Nell’ipertermia non-febbrile i sintomi sono caratterizzati spesso da una vasodilatazione che si manifesta con un rossore intenso e la temperatura corporea può aumentare molto rapidamente e pericolosamente superando spesso i 41–42°, con danni neurologici gravi ed a volte esito letale.

Queste forme di ipertermia richiedono un intervento medico urgente.

Articolo scritto in collaborazione con la d.ssa Angela Maria Caprio

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Источник: https://www.amicopediatra.it/malattie/febbre-alta-nei-bambini_febbre/

Covid-19: nei bambini attenzione (soprattutto) alla febbre

La febbre nel bambino

Sul piano clinico, i bambini sono stati quasi «trascurati» dal Covid-19. In Italia, fino a metà novembre, i casi diagnosticati entro i nove anni sono stati meno del quattro per cento del totale.

E allargando l’analisi fino alla maggior età, a perdere la vita a causa della malattia provocata dall’infezione da Sars-CoV-2 sono stati in otto, tra bambini e ragazzi.

Dati che testimoniano come i più piccoli, oltre a essere stati finora meno contagiati, hanno sviluppato forme gravi di polmonite bilaterale in pochissimi casi (e sempre partendo da una condizione di salute non ottimale).

Al di là di questo, i genitori sono sempre alla ricerca di informazioni riguardo alle manifestazioni della malattia nei più piccoli. Oggi, a quasi un anno dal riscontro del primo caso nel nostro Paese, lo scenario è consolidato al punto da poter fornire indicazioni attendibili.

ATTENZIONE (SOPRATTUTTO) ALLA FEBBRE

La febbre è il sintomo d’esordio più frequente (in oltre 8 casi su 10) dell’infezione da SARS-CoV-2 nel bambino, seguita da tosse (38 per cento) e rinite (20.8 per cento). Al quarto posto c’è la diarrea (16 per cento).

I dati emergono da uno studio condotto dalla Società Italiana di Pediatria e dalla Società Italiana di Infettivologia Pediatrica in oltre 50 ospedali deputati all’assistenza dei pazienti Covid-19. Alla ricerca hanno preso parte 759 pazienti: con oltre un quinto di bambini con meno di un anno di vita.

L’indagine ha messo in evidenza che esiste uno schema tipico di presentazione della malattia in relazione all’età.

«Mentre i bambini sotto l’anno presentano più frequentemente tosse e rinite, i ragazzi più grandi, in età adolescenziale e preadolescenziale, hanno sintomi più tipici a quelli dell’adulto: alterazioni del gusto e dell’olfatto, vomito, mal di testadolore toracico», spiegano Silvia Garazzino (ospedale Regina Margherita di Torino) e Luca Pierantoni (Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna), i due pediatri che hanno coordinato l’indagine.

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I CASI PIÙ GRAVI NEI BAMBINI CON MALATTIE CRONICHE

In linea generale si può dunque confermare che l'infezione da SARS-CoV-2 tra i più piccoli – come ribadito nello studio, presentato in via preliminare nel corso del congresso della Società Italiana di Pediatria – avviene prevalentemente in assenza o con pochi sintomi. Ibambini si possono dunque infettare, ma spesso senza conseguenze.

«I casi sintomatici – spiegano i due specialisti – riguardano quasi sempre bambini che soffrono di una malattia cronica: così come si è visto negli adulti e negli anziani». Da qui, per esempio, l'aumento dei casi di sindrome di Kawasaki registrati nei bambini alle prese con Covid-19.

Qual è la ragione per cui i bambini – in special modo i più piccoli – si ammalano di meno? Non c'è ancora una risposta certa.

Tra le ipotesi più accreditate, la minore espressione di recettori ACE-2 nel naso e la possibilità di ritrovarsi (in caso di infezione) di fronte a una risposta immunitaria più efficace: sia per via delle altre infezioni frequenti nell’infanzia sia per le diverse vaccinazioni ricevute.

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IL RUOLO DELLE SCUOLE NELLA DIFFUSIONE DEI CONTAGI

Se sul decorso della malattia il parere all'interno della comunità scientifica è unanime da tempo, più acceso è il confronto sulla contagiosità dei più piccoli.

Un aspetto che ha finito per ripercuotersi anche sulla chiusura delle scuole, nel corso della seconda ondata di contagi. In realtà, anche su questo punto, i dati più solidi sembrano «assolvere» i più piccoli.

Secondo gli esperti, che hanno passato in rassegna diversi studi mirati a fare chiarezza sul tema, «i bambini favorirerebbero il contagio in meno del dieci per cento dei casi», afferma Guido Castelli Gattinara, direttore del centro vaccinale dell'ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma e presidente della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica. Da qui il parere favorevole nei confronti della riapertura delle scuole. «Tutte le indagini effettuate in vari Paesi del mondo dimostrano che la trasmissione avviene quasi sempre altrove: soprattutto all’interno delle famiglie – aggiunge Giangiacomo Nicolini, infettivologo all’ospedale San Martino di Belluno -. Ecco perché gli asili e le scuole primarie possono rimanere aperte, con le opportune precauzioni».

POCHI I CLUSTER PARTITI DALLE SCUOLE

Che i più piccoli presentino una scarsa capacità di trasmettere il virus lo dimostrano pure gli studi sui focolai nelle scuole. Prosegue Castelli Gattinara, citando gli esempi provenienti da altri due Stati: «In Inghilterra, su 30 focolai scolastici, la trasmissione dai bambini ha interessato 8 casi.

E quella da bambino a bambino 2 casi su 30. In Germania, tra marzo e agosto, sono stati registrati vari focolai scolastici. Ma i contagi tra i bambini di età compresa tra 6 e 10 anni sono stati meno comuni rispetto a quelli rilevati tra i più grandi e tra gli adulti che lavorano nelle scuole».

Quanto all'Italia, non è possibile trarre conclusioni definitive. I dati sui contagi diffusi dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (Miur) si fermano alla metà di ottobre: prima del picco che ha riportato il nostro Paese a essere diviso in zone rosse, arancioni e gialle.

La situazione, fino a due mesi fa, appariva sotto controllo. Detto ciò, la ripresa della scuola ha comunque contribuito ad aumentare la circolazione del virus. Al 5 ottobre, come documenta uno studio condotto dai camici bianchi del Policlinico Gemelli di Roma (non ancora pubblicato), almeno un caso di infezione risultava riportato in oltre il 90 per cento delle scuole.

Un dato che preoccurebbe, ma che gli autori circoscrivono. «Un cluster epidemico con più di dieci studenti è stato riportato da una sola scuola». 

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Источник: https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/pediatria/covid-19-nei-bambini-attenzione-soprattutto-alla-febbre

febbre bambini

La febbre nel bambino

Quando si può parlare di febbre nel bambino e come comportarsi? La pediatra risponde ai dubbi più frequenti delle mamme

Febbre bambini

La febbre è un evento comune, in genere non grave, nei bambini di ogni età e mette in crisi molti genitori, soprattutto se alle prime armi, ma vediamo quando dobbiamo parlare di vera e propria febbre. La sua comparsa è il motivo più frequente di preoccupazione per le famiglie e di chiamata del pediatra.

È anche la causa più frequente, in età pediatrica, di accesso ai servizi di pronto soccorso. Circa il 50 %dei bambini giungono al pronto soccorso per il problema “febbre”. La frequenza della febbre nel primo anno di vita è 2,4 (+-2,3) episodi/anno, nel secondo anno di vita di 4 (+-2,6) episodi/anno, nel terzo anno di vita di 4,5 (+-2,4) episodi/anno.

Si parla di febbre quando si ha un aumento della temperatura corporea superiore a 38° C ( o 38,5°C per via rettale).

La febbre non è una malattia, ma un sintomo che qualcosa non va nell’organismo: è una reazione di difesa contro batteri e virus.

È per questo che bisogna lasciarla “sfogare”, non va bloccata, eventualmente si abbassa solo se effettivamente è necessario.

Nella valutazione della febbre occorre sempre ricordare che la temperatura corporea (T.) segue un ritmo circadiano: la mattina si rileva la temperatura più bassa mentre la sera quella più alta. La T. centrale normale è compresa fra 36,5 e 37,5°C. La T.

va rilevata regolarmente assieme al comportamento del bambino, vero indicatore della gravità della malattia, cioè la sua vitalità, il colorito, la presenza di brividi, la sensazione di sete, l’umidità delle mucose, la sudorazione, se fanno fatica a respirare e presentano tachipnea (frequenza respiratoria >60 atti/min), se presentano una riduzione della diuresi, se i piccoli presentano una fontanella bombata.

La Società Italiana di Pediatria ci offre le linee guida che raccomandano per i bambini fino a 4 settimane di vita. Tra queste la misurazione ascellare con termometro elettronico.

La misurazione ascellare ha come vantaggio la facile accessibilità e la buona tollerabilità per la maggior parte dei bambini.

Oltre le 4 settimane viene consigliata la misurazione ascellare con termometro elettronico o quella timpanica con termometro a infrarossi; questa ultima è sensibile a errori soprattutto se eseguita da mani poco esperte.

Inoltre viene raccomandato di evitare la misurazione rettale di routine nei bambini con meno di 5 anni. Tale metodo può causare disagio nel bambino per la sua invasività.

La misurazione per via rettale può essere presa in considerazione nei bambini critici o privi di coscienza, se effettuata da operatori esperti.

Va comunque evitata in caso di sanguinamento rettale.

La misurazione orale non è raccomandata perché poco sicura se effettuata con termometri in vetro per il rischio di rottura, nonché se ancora utilizzato un termometro a mercurio (ormai fuori commercio), per il rischio di contatto con il metallo. Inoltre può essere influenzata da numerosi fattori confondenti come mucosite, assunzione di cibi caldi/freddi, temperatura dell’aria inspirata e frequenza respiratoria. Questo metodo va evitato nei bambini.

Devo chiamare sempre il pediatra in caso di febbre nel bambino?

NO. È buona norma attendere almeno 24 ore, la febbre potrebbe risolversi naturalmente. Importante è tenere sotto osservazione il bimbo. Nel contattare il pediatra lo devo informare in merito a: età, peso e condizioni generali del bambino, sintomi che accompagnano la febbre, durata di questi, eventuali condizioni patologiche di base, assunzione di farmaci.

Devo coprire il bambino che ha la febbre?

Non coprire eccessivamente il bambino febbrile, specie quando la febbre incrementa.

Come misuro e come valuto la Temperatura corporea?

Nel rilevare la temperatura corporea utilizzare preferibilmente la sede ascellare con termometro elettronico. La temperatura si può controllare sia a livello ascellare, sia rettale che orale.

La normale temperatura ascellare è pari a 36,5°C ± 0,5°C, e si misura tenendo il termometro ben stretto tra ascella e tronco per 3 minuti.

La temperatura rettale è di solito pari a 37,6°C ± 0,3°C, e si ottiene inserendo la punta del termometro per 5-7cm nel retto a seconda dell’età per 4 minuti. Dopo la misurazione della temperatura rettale, per rapportarla a quella ascellare si sottraggono 0,5°C.

La temperatura orale normale è pari a 37°C ± 0,3°C, e si ricava tenendo la punta del termometro sotto la lingua e a labbra chiuse per 4 minuti. E’ buona regola misurare la temperatura corporea in stato di riposo e a distanza di almeno 1h dal pasto.

Serve usare le spugnature fredde?

L’uso di spugnature con liquidi tiepidi, bagno, applicazione di borse del ghiaccio è consigliato solo in caso di temperatura rettale uguale o superiore a 41,6°C. È utile invece mantenere la temperatura della camera del bambino non sopra i 18°C e non vestire troppo il bambino.

Come misurare la febbre al neonato – Tutorial Video

Il bambino deve per forza alimentarsi con la febbre?

No. Non forzare il bambino ad assumere cibo, ma favorire l’assunzione di liquidi freschi e un po’ zuccherati. Per prevenire la disidratazione il bambino va incoraggiato a bere, frequentemente e a piccoli sorsi. L’allattamento al seno va continuato.

Quali sono i farmaci per la febbre?

Paracetamolo ed ibuprofene sono gli unici antipiretici raccomandati in età pediatrica: attenersi alle dosi di antipiretico consigliate dal pediatra e utilizzare esclusivamente gli specifici dosatori acclusi alla confezione. La somministrazione di paracetamolo per via orale è preferibile.

La via rettale è da valutare solo in presenza di vomito o di altre condizioni che impediscano l’impiego di farmaci per via orale. Essi vanno utilizzati solo nel momento in cui la febbre è associata a un quadro di generale malessere del bambino e il dosaggio deve essere calcolato in funzione del peso del bambino, non dell’età.

Si ricorda che gli antipiretici non intervengono sulla causa della febbre ma aiutano il bambino a sentirsi meglio.

Con la febbre il bambino può manifestare le crisi convulsive?

Le convulsioni febbrili sono abbastanza comuni nelle malattie febbrili nel bambino piccolo.

Fra i 6 mesi e i 3 anni il 3% dei bambini ha manifestato un episodio di convulsioni: in genere senza conseguenze neurologiche. Le ragioni di tale incidenza non sono ancora chiare.

Gli episodi durano in genere meno di 2 minuti. Episodi di durata maggiore necessitano di approfondimenti ulteriori.

Febbre e omeopatia

Per l’omeopatia non esiste l’influenza. Esiste il paziente che manifesta quella tipica sindrome influenzale. I rimedi si scelgono non in base ai sintomi ma in base alle modalità di manifestazione per ogni tipologia di paziente.

Come per gli altri disturbi, acuti o cronici, per la terapia omeopatica vengono presi in considerazione determinati aspetti che servono a creare un filtro per la scelta dei rimedi.

Ad esempio viene analizzato l’esordio della malattia che può essere brusco o graduale.

è il rimedio dei disturbi acuti che spesso compaiono dopo esposizione a vento freddo e secco. Cura le influenze che arrivano improvvisamente con brusco innalzamento della temperatura, solitamente nelle ore serali. Il viso è congesto e arrossato, la cute è secca, le pupille sono contratte.

Il paziente ha una grande sete d’acqua fredda che è l’unica cosa che riesce a bere: qualsiasi alimento o liquido ingerito gli sembra amaro. L’influenza si presenta con dolori nevralgici acuti, bocca calda e secca, estremità fredde. È presente un forte stato ansioso legato alla repentinità dei sintomi.

Il soggetto è fortemente agitato, ha paura della morte, cerca continuamente la compagnia.

quando la febbre è elevata ed è presente un’abbondante sudorazione. Anche in questo caso la febbre è improvvisa, molto elevata. Il paziente ha una forte cefalea pulsante e martellante, fotofobia, pelle calda e arrossata. Non sopporta luce e rumori, peggiora con il movimento.

Belladonna delira per la febbre, digrigna i denti, è fortemente agitato.

Il rimedio è indicato soprattutto quando la forma influenzale è accompagnata da forte mal di gola senza presenza di pus, tonsille gonfie e arrossate, dolore alla deglutizione, senso di soffocamento legato alla secchezza della gola.

è uno dei più importanti rimedi utilizzati per l’influenza. Anche in questo caso l’esordio febbrile è brusco con febbre alta, specialmente tra le 7 e le 9 del mattino. Il paziente ha forti brividi, dolori acuti agli arti e alla schiena.

La forma influenzale si manifesta con forte raffreddore con starnuti violenti, cefalea con dolore ai globi oculari, lacrimazione. È presente anche tosse secca e stizzosa, dolori e fastidi alla laringe, malessere generale, vomito di bile.

Il soggetto è triste, abbattuto, molto debilitato.

si utilizza quando i sintomi influenzali si presentano soprattutto dopo esposizione al vento freddo e umido. I dolori articolari sono talmente forti da costringere il paziente all’immobilità; le labbra sono rosse e gonfie, la deglutizione è difficoltosa, la tosse secca è violenta e provoca dolori forti al petto.

È presente spesso la stipsi. Tutti i sintomi peggiorano con il movimento; una chiave del rimedio è la secchezza di tutto l’organismo (gola e mucose in particolare). Di solito l’esordio influenzale è graduale ma sintomi e malessere persistono per diversi giorni.

Il paziente è irritabile, vuole stare solo e in silenzio, si rifiuta di parlare.

Esistono due rimedi molto utili quando i sintomi influenzali sono vaghi e indefiniti ma si prolungano per giorni debilitando molto il paziente: il Ferrum phosphoricum se presenta sintomi generali come febbre più o meno elevata ad esordio lento, astenia marcata, sudorazione profusa, dolori muscolari. Questo rimedio è utile quando il soggetto accusa sintomi a carico della gola e della trachea, otiti e tonsilliti. La gola è gonfia e rossa.

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Come riconoscere se il nostro piccolo soffre di qualche malattia. Ecco i segnali da non sottovalutare

Ferrum: se ha le difese molto basse, lamenta estrema debolezza, soffre di epistassi e secrezioni nasali striate di sangue. Gelsemium: quando presenta dei sintomi simil-influenzali meno definiti.

Il paziente è estremamente spossato, ha sonnolenza, febbre bassa e continua, vertigini, lentezza dei movimenti. Caratteristica tipica del rimedio è un’intensa cefalea occipitale e frontale che migliora urinando.

Ha brividi di freddo, assenza di sete, tonsille infiammate, raffreddore con scolo acquoso. Gli arti inferiori sono pesanti, è presente dolore muscolare diffuso a tutto il corpo. La debolezza estrema (che può persistere per giorni) determina un rallentamento delle normali attività.

Il paziente ha una ripresa lenta ed è soggetto a numerose ricadute, soprattutto se è turbato a livello emotivo da preoccupazioni, ansie, cattive notizie.

I rimedi vanno assunti alla 5 CH, 9 CH, 4 granuli più volte al giorno. Non c’è una specifica posologia, l’assunzione può avvenire anche in tempi ravvicinati in base all’andamento dei sintomi.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/malattie/febbre-bambini-cosa-fare.html

La febbre nel bambino: come comportarsi

La febbre nel bambino

La febbre nei bambini è un sintomo molto frequente, che spesso spaventa i genitori e li spinge a consultare il pediatra o a recarsi in Pronto Soccorso. Nella maggior parte dei casi non c’è, però, nulla di cui preoccuparsi.

Qui di seguito puoi trovare alcuni consigli su come comportarsi quando il bambino ha la febbre.

Cos’è la febbre?

La febbre è generalmente definita come un aumento della temperatura corporea superiore ai 37°C se misurata per via ascellare o inguinale, o superiore ai 37,5°C se misurata per via rettale o orale.

La febbre non è una malattia, ma un sintomo.

Rappresenta, in molti casi, la risposta dell’organismo alle infezioni. La temperatura corporea aumenta al di sopra dei valori considerati “normali”, in quanto il termostato che regola la temperatura dell’organismo viene impostato su una soglia più alta.

Come misurare la febbre nel bambino?

Esistono diversi tipi di termometri: quelli a Galinstan, una lega che ha sostituito il mercurio, e i termometri digitali, che misurano la temperatura elettronicamente. I primi sono da preferire.

I termometri a infrarossi che misurano la temperatura all’interno dell’orecchio, possono dare una misura poco accurata se non utilizzati in modo corretto e il loro utilizzo è preferibile da parte del personale sanitario (per esempio in ospedale).

I termometri che misurano la temperatura della fronte del bambino, pur con il vantaggio delle comodità di impiego, non appaiono a oggi sufficientemente affidabili. Per quanto riguarda la sede, le misurazioni rettale o buccale danno valori più accurati.

La misurazione rettale può, però, essere fastidiosa e invasiva. Per questo motivo, secondo le indicazioni della Società Italiana di Pediatria, la sede ascellare è quella da preferirsi quando si misurala febbre a casa.

Quando è necessario curare la febbre?

L’aumento della temperatura corporea è un meccanismo di difesa utile per l’organismo perché rende più efficace la risposta del sistema immunitario e riduce la capacità di virus e batteri di moltiplicarsi.

In passato erano state fissate delle soglie di temperatura oltre le quali era raccomandato il trattamento con i farmaci (per esempio se la febbre superava i 38,5° C). Oggi si preferisce dare maggiore importanza a come sta il bambino e l’indicazione è di somministrare un farmaco antifebbrile se il bambino appare particolarmente sofferente e a disagio.

Ci sono, infatti, bambini che anche con febbre a 39°C sono reattivi, giocano e altri che con temperature inferiori possono essere sofferenti.

La febbre nel bambino: come si cura?

I farmaci disponibili per curare la febbre nel bambino sono paracetamolo e ibuprofene. Il paracetamolo è l’antipiretico di prima scelta perché è efficace e ha pochi effetti collaterali.

L’ibuprofene deve essere considerato di seconda scelta e, inoltre, è controindicato in caso di varicella e in presenza di vomito e/o diarrea.

I farmaci antifebbrili vanno preferibilmente somministrati per via orale (gocce, sciroppo, bustine, compresse) ma, se il bambino vomita e non riesce a trattenere niente nello stomaco, si può ricorrere alle supposte.

È consigliabile non svegliare un bambino che dorme per dargli il farmaco: il riposo aiuta il corpo a combattere l’infezione.

Per la dose da somministrare occorre fare riferimento a quanto riportato nel foglietto illustrativo, considerando che deve essere calcolata sulla base del peso del bambino e devono essere rispettati gli intervalli tra una dose e la successiva. Sul foglietto illustrativo sono presenti alcune tabelle con l’indicazione del volume in millilitri o del numero di gocce da somministrare sulla base del peso e dell’età del bambino. Si raccomanda di utilizzare il dosatore (siringa, bicchierino) contenuto nella confezione del medicinale; se questo non fosse presente, chiedere consiglio al farmacista o al pediatra.

L’uso alternato o combinato di paracetamolo e ibuprofene è sconsigliato, in quanto può aumentare il rischio di effetti indesiderati.

Oltre all’uso di farmaci, si raccomanda di far bere a sufficienza il bambino: l’aumento della temperatura e il sudore diminuiscono la quantità di liquidi, che devono esserere integrati. Se è allattato al seno, non interrompere l’allattamento.

Se il bambino non vuole, non forzarlo a mangiare. Non è necessario che il bambino rimanga per forza a letto, dipende da come si sente.

Infine, è importante evitare di coprire troppo il bambino: vestirlo con abiti leggeri può facilitare la dispersione del calore, diminuendo il suo disagio.

E’, invece, sconsigliato l’uso di borse del ghiaccio, in quanto, oltre a creare fastidio per il bambino, possono scatenare i brividi, peggiorando la febbre. Lo stesso vale per le spugnature: se si vuole fornire una sensazione di benessere al bambino, utilizzare acqua tiepida, non fredda.

Quando è necessario sentire il pediatra?

Poiché spesso la causa principale della febbre nei bambini è un’infezione virale che tende a guarire spontaneamente nell’arco di 3-4 giorni, si possono attendere anche 72 ore prima di contattare il pediatra, purché il bambino continui a giocare e ad assumere liquidi.

Vanno, invece, visitati quei bambini che presentano sintomi che fanno sospettare un’infezione batterica (mal di gola senza catarro, mal d’orecchio che non migliora con l’antidolorifico, respiro affannoso con o senza tosse, difficoltà a urinare, articolazione gonfia).

È necessario contattare subito il pediatra se:

  • l’età del bambino è inferiore ai 3 mesi;
  • in presenza di convulsioni;
  • il bambino appare eccessivamente sonnolento oppure eccessivamente irritabile;
  • il collo è rigido (non riesce a toccarsi il petto con il mento o a guardare in su);
  • la respirazione è difficoltosa;
  • sulla pelle sono presenti petecchie o ecchimosi (piccole o grandi macchie emorragiche)

Источник: https://www.marionegri.it/magazine/febbre-bambini

Gravidanza
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