La discriminazione ha inizio sui libri di scuola

Basta stereotipi di genere e razzismo nei libri di scuola: “La nostra società è più ricca di così”

La discriminazione ha inizio sui libri di scuola

L’ultima, in ordine di tempo, è il bimbo nero disegnato su un libro di lettura che dice “Io vuole imparare italiano bene”. Ma ci sono anche stati anche ad esempio i casi degli esercizi in cui bisognava abbinare a ogni persona l’azione corrispondente dove se “il papà lavora” allora necessariamente “la mamma stira”.

Sessismi e discriminazioni purtroppo non sono nuovi nei libri di testo adottati nelle scuole italiane. È un tema da tempo sotto i riflettori, anche se in diversi casi denunciati si trattava di pagine di edizioni vecchie, che nel frattempo erano già state emendate dagli stessi editori.

Perché la riflessione sul tema c’è, ma non basta e serve qualcosa di più.

È questo il senso della proposta di legge “per il contrasto agli stereotipi di genere e per la promozione della diversità e dell’inclusione dei testi scolastici” che è stata presentata alla Camera.

Primo firmatario è Alessandro Fusacchia, esponente del Gruppo Misto che fa parte dell’associazione Movimenta.

La proposta è stata firmata tra gli altri anche da Laura Boldrini, Alessandra Carboonaro, Lucia Ciampi, Paolo Lattanzio, Erasmo Palazzotto, Rossella Muroni, Lia Quartapelle Procopio. “Molti libri di scuola presentano ancora tanti stereotipi di genere e razzismo.

Non abbiamo dei libri che includono e rappresentano invece spesso un’Italia un po’ datata, mentre la nostra società è molto più diversificata e ricca culturalmente di quella che esce da questa rappresentazioni”, spiega Fusacchia a Today.

Dal codice di autoregolamentazione alla necessità di una legge per constrare gli stereotipi di genere

Vent’anni fa gli editori italiani sottoscrissero il codice di autoregolamentazione Pari Opportunità nei Libri di Testo (Polite), in accordo con il ministro dell’Istruzione, per ripensare interamente i libri di testo e il modo in cui la società e suoi protagonisti venivano in essi rappresentanti, senza più discriminazioni.

In un articolo sulla rivista Ricerche Storiche dello scorso anno, la ricercatrice Irene Biemmi aveva tracciato un bilancio dell’esperienza, concludendo che a distanza di vent’anni le indicazioni del Polite risultavano ancora oggi in larga parte disattese mentre nei libri di testo si continuano a tramandare stereotipi di genere.

La proposta di legge presentata da Fusacchia prevede l’istituzione presso il ministro dell’Istruzione di un Osservatorio nazionale sulla diversità e l’inclusione nei libri di testo scolastici, che dovrà “redigere le linee guida sulla diversità e l’inclusione nei libri di testo, da aggiornare ogni cinque anni programmando in quali ambiti l’editoria scolastica si concentrano ogni anno i lavori”. L’Osservatorio esprimerà pareri sui libri di testo e qualora questi risultino positivi assegnare un riconoscimento all’editore che potrà apporlo sul libro di testo, mentre in caso di parere non positivo si lavorerà per accompagnare l’editore in un percorso di revisione. “Questo osservatorio permanente indipendente non avrà nessuna funzione di censura e non andrà certo a fare l’indice dei libri sbagliati – chiarisce Fusacchia – Avrà invece una funzione in positivo, senza sanzionare nessuno, accompagnando gli editori e creando in prospettiva incentivi positivi. È un lavoro che vogliamo fare con gli editori, non contro di loro. Non credo ci sia un editore che abbia interesse a fare un libro con gli stereotipi. Non c’è un cattivo da andare a cercare o isolare”.

“C’è un po’ di disattenzione da parte di tutti. Con questa legge vogliamo che tutti smettano di distrarsi e mettano la testa sulla questione, che pensiamo sia molto rilevante.

Abbiamo già avuto contatti con l’AIE (l’associazione italiana degli editori, ndr) e con alcuni di loro ho parlato individualmente.

Tutti condividono le criticità , poi certo ci sono le questioni legate alle implicazioni che la proposta avrebbe sul mercato dell’editoria scolastica, ma sono implicazioni assolutamente gestibili e risolvibili”, assicura Fusacchia. 

Una altro cardine della proposta di legge è quello della formazione per editor e insegnanti.

Fusacchia infatti pone il problema anche sulla questione del lavoro stesso di chi scrive e revisione questi libri, in un contesto difficile e altamente precarizzato come quello dell’editoria italiana, e degli insegnanti, che sono quelli che poi scelgono e adottano i libri.

In ottica generale c’è poi l’idea di costruire una efficace campagna di sensibilizzazione, che accenda una luce sul tema.

“Alla fine se otterremo un buon risultato il 20 per cento lo avrà fatto la legge mentre il resto lo farà la capacità che avremo tutti insieme, come sistema-Paese, di costruire una sensibilità generale su questo tema”, spiega Fusacchia. Per lui il codice di autoregolamentazione POLITE “non ha funzionato perché forse era completamente lasciato alla buona volontà e in un mondo in cui le risorse sono scarse e l’attenzione pure, la buona volontà non arriva sempre dappertutto”. 

“La costruzione di una nuova Italia passa anche da qui”

“Vogliamo che le nuove generazioni di cittadini e cittadine abbiano un riflesso naturale diverso sulla lettura della società e quindi anche sulla questione di genere. Quella che abbiamo proposto è una legge per le bambine che farà benissimo anche ai bambini.

Ma ovviamente non è solo una questione di maschi e femmine”, ribadisce Fusacchia.

“In Italia, un paese che non riesce a fare la legge per dare la cittadinanza a tanti italiani di seconda generazione, ci sono bambini nati e cresciuti qui, da genitori non italiani, che vanno a scuola con bambini nati da genitori italiani, che parlano italiano e dialetto magari meglio loro, i quali però si ritrovano come unica forma di rappresentazione in un libro di scuola come se fossimo ancora a cento anni fa. Questa cosa non è più tollerabile”, denuncia Fusacchia.

L’Italia sta affrontando un periodo difficile, è innegabile, ma per Fusacchia è proprio questo il momento per concentrarsi anche su questo aspetto.

“Se non ce occupiamo ora, quando dobbiamo farlo? Non mi interessa il ritorno alla normalità pre-Covid, c’erano tante cose che non funzionavano prima e non andavano bene per un sacco di persone. Noi vogliamo costruire la prossima Italia e questo si porta dietro tante cose.

Dobbiamo pensare sia a come riportare in sicurezza i nostri ragazzi sui banchi di scuola ma anche chiederci in quale scuola li stiamo riportando, per studiare cosa, come?”. 

Источник: https://www.today.it/attualita/libri-di-scuola-stereotipi-proposta-di-legge.html

Il caso. Donne, la discriminazione inizia sui sussidiari

La discriminazione ha inizio sui libri di scuola

Le parole sono pietre, scriveva Carlo Levi. Alla realtà corrispondono, o dovrebbero. La realtà caricano del peso enorme che è il significato.

Qualche settimana fa, nel dibattito sui diritti dei migranti, è finito sotto i riflettori della cronaca il passaggio di un sussidiario della casa editrice Il Capitello presente sulle scrivanie di qualche migliaio di bambini delle quarte e quinte elementari.

Il testo definisce i profughi come «clandestini», che vivono nelle nostre città «in condizioni precarie, senza un lavoro e una casa dignitosi». Motivo per cui, proseguiva il libro di testo, la loro «integrazione è spesso così difficile».

Il passaggio è stato oggetto di pubblica condanna, come giusto (immaginiamo l’esito di simile equivalenza sui più piccoli), l’editore ha promesso un intervento più o meno immediato di rettifica.

Lo studio sulle case editrici

Niente di tutto ciò avviene, invece, per le donne. Che – mentre il Paese si arrovella su come fermare l’ondata di stupri, femminicidi, molestie – a partire dai libri di scuola sono ignorate, e persino discriminate o addirittura calpestate. Senza che nessuno se ne accorga, e senza rettifiche . «Ma come, scusi, io questi libri non li ho mai visti…

», esordisce sempre qualche insegnante durante i corsi di formazione tenuti da Irene Biemmi, pedagogista, ricercatrice e docente di Pedagogia sociale presso il Dipartimento di Scienze della formazione e psicologia dell’Università di Firenze. Biemmi è autrice di uno studio dirompente, realizzato nel 2010 e pubblicato nel libro Educazione sessista.

Stereotipi di genere nei libri delle elementari di Rosenberg & Sellier (una riedizione sta per essere affidata alle stampe con la prefazione di Dacia Maraini) condotto su un campione di dieci libri di lettura della classe quarta elementare di alcune delle maggiori case editrici italiane: De Agostini, Nicola Milano, Piccoli, Giunti, Elmedi, La Scuola, Piemme, Raffaello e infine proprio Il Capitello. Tutti intrisi di stereotipi sessisti, appunto. Testi cambiati, dal 2010 ad oggi? Tutt’altro, visto che una seconda ricerca condotta appena due anni fa sulla falsariga della prima, stavolta dall’Università di Catania (Corsini e Scerri gli autori), ha riscontrato che la situazione non solo non è cambiata, ma è addirittura peggiorata.

Principesse e mamme (soltanto)

Cosa raccontano, delle donne, i libri di testo su cui studiano le giovani generazioni? Che sono in minoranza quantitativa innanzitutto: è un mondo di uomini (o di bambini) quello dei sussidiari, dove dati alla mano i protagonisti delle storie sono per quasi il 60% maschili contro il 37% di femmine.

«Significa che mediamente per 10 donne rappresentate compaiono 16 uomini, con picchi del doppio o addirittura più del doppio nei libri di alcune case editrici». Il caso più clamoroso? Quello di Raffaello, in cui il rapporto tra i due sessi è pari addirittura a 3,3: per ogni femmina, cioè, sono raffigurati tre maschi. Altro che “quote rosa”.

E in un mondo quantitativamente abitato da maschi (pensare che nella realtà le cose stanno esattamente al rovescio) il passaggio al giudizio qualitativo è brevissimo: perché non si parla, delle donne? «“Forse perché non c’è molto da dire”, rispondono a volte i bambini, ridendo, nei laboratori che teniamo sulla parità di genere.

Ed è significativo», continua Biemmi.

La sua ricerca, d’altronde, mette in luce un altro elemento sconfortante: mentre agli uomini, nei libri di testo, vengono attribuite ben 80 professioni diverse (tra i mestieri maschili più ricorrenti: cavaliere, re, capitano, medico, pittore, poeta, esploratore, scienziato, marinaio, sindaco) alle donne ne toccano appena 23 (esauriti in larga parte da mamma e maestra, e poi da strega, fata, principessa, commessa e cameriera).

Ancora peggio quando si entra nel merito dell’aggettivazione attribuita ai due generi: gli uomini sono (e i termini, si badi bene, sono attribuiti esclusivamente ai maschi in tutti i libri presi in esame dalla ricerca) audaci, valorosi, coraggiosi, seri, ambiziosi, autoritari, duri, bruti, impudenti.

Le femmine? In ordine di percentuale più rappresentata: antipatiche, pettegole, invidiose, vanitose, smorfiose, affettuose, apprensive, premurose, buone, pazienti servizievoli, docili, carine. Come dire (e come insegnare): il mondo maschile è forte, persino violento, quello femminile debole e superficiale.

«Non serve un esperto per capire che impatto possono avere questi stereotipi, spesso presentati in modo del tutto acritico, sui nostri bambini – spiega Biemmi –.

E non mi riferisco solo alle femmine, fin dalla tenera età incasellate nei pochi ruoli e atteggiamenti che per altro nulla c’entrano con quelli presenti nella realtà che le circonda, dove le donne (e le mamme anche) lavorano e non cucinano soltanto.

Immaginiamo il peso di siffatto modello sui maschi, costretti a corrispondere alle aspettative di un mondo che li esige protagonisti perfetti e brutali, se necessario». Frustrazione, ansia, incapacità di relazionarsi con donne diverse da quelle che esistono nella loro mente: drammaticamente, si tratta dell’identikit dei troppi (e sempre più giovani) uomini violenti.

Le direttive europee e il “bollino di parità”

Pensare che dal 1998 anche in Italia esiste “Polite”, un progetto europeo di autoregolamentazione per l’editoria scolastica nato sulla scia della Conferenza mondiale sulle donne di Pechino del 1995, con l’obiettivo di promuovere la parità di genere nei libri di testo.

A sottoscriverlo è stata l’Associazione italiana editori (Aie) e il rispetto delle norme in esso contenute prevede l’applicazione di un “bollino di qualità” alle pubblicazioni.

«La beffa è che nonostante la parità di genere non sia nemmeno garantita dal punto di vista quantitativo nei libri di testo – osserva Biemmi –, molti di quelli presi in esame dalla mia ricerca e da quella più recente di Catania di quel bollino fanno bella mostra».

Il motivo? Il bollino ce lo si autoassegna, visto che nel nostro Paese – a differenza di quello che avviene in Francia, per esempio – non esiste alcun controllo o supervisione da parte di un ente terzo (il ministero dell’Istruzione o un Osservatorio dedicato) sui libri di testo.

Di più: del “Polite” non c’è traccia istituzionale online, nei domini italiani, tranne che in una breve sottosezione del sito dell’Aie. Risultato: il sessismo continua a imperare indisturbato coi suoi stereotipi là dove è più in grado di esercitare il suo potere culturale. Sui bambini. E mentre la riforma della “Buona scuola” si preoccupa di formare gli insegnanti a una (non meglio specificata) «cultura di genere», nessuno pensa alla formazione degli editori e degli autori dei libri di testo sulla parità fra i generi.

«La grande sfida dei prossimi anni è allora questa: che anche un solo, grande editore per la scolastica – auspica Biemmi – cominci a investire sistematicamente su questo tema».

Basterebbe guardare alla letteratura d’infanzia (0-6 anni), che per assurdo nel nostro Paese – e per una volta al passo col resto d’Europa – sulle pari opportunità delle future generazioni sta compiendo passi da gigante, capofila i progetti innovativi di Settenove e di Giralangolo con la collana “Sottosopra”, ma anche alcuni esperimenti di San Paolo e Giunti. Leggere per credere.

Источник: https://www.avvenire.it/agora/pagine/donne-la-discriminazione-inizia-sui-sussidiari

Gravidanza
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: