La dieta per una donna affetta da diabete gestazionale

Cosa mangiare in caso di diabete gestazionale

La dieta per una donna affetta da diabete gestazionale

Durante la gravidanza è necessario sottoporsi a regolari visite e controlli medici, per tenerne sotto controllo l’evoluzione, come l’ecografia morfologica ad esempio. Uno dei parametri tra i più importanti da valutare è la presenza o meno di diabete gestazionale

In passato, in particolare negli anni ‘60, la mortalità fetale e neonatale nei figli di madre diabetica era pari a circa il 65%; a quel tempo, in effetti, si effettuavano molti meno controlli rispetto ad oggi, con conseguenze nefaste per la salute del bambino e della madre. 

Per fortuna, ormai il diabete gestazionale non viene più sottovalutato ed è al centro delle preoccupazioni dei ginecologi, dei diabetologi e delle future mamme. 

Ma cos’è il diabete gestazionale e quale ruolo ricopre una dieta equilibrata per contrastarlo o prevenirlo

Cos’è il diabete gestazionale

Il diabete gestazionale consiste nel diabete che si manifesta durante la gravidanza e che colpisce circa il 6-7% delle donne in dolce attesa. 

Si parla, invece, di diabete pre-gestazionale quando la condizione è precedente all’inizio della gravidanza. 

In genere, si risolve subito dopo il parto, ma non è da escludere, se non trattato adeguatamente, un aumento della possibilità per la madre, di sviluppare un diabete mellito di tipo 2 anche dopo un periodo molto lungo. 

In ogni caso, è una condizione da non sottovalutare perché può causare danni fetali, neonatali e complicanze durante la gestazione e il parto. 

Quali sono i principali fattori di rischio

Premesso che tutte le donne in gravidanza possono andare incontro a una diagnosi di diabete gestazionale, esistono dei fattori di rischio che aumentano la possibilità che questo accada. 

Vediamoli: 

  • indice di massa corporea (IMC) superiore a 30, che indica uno stato di obesità;
  • precedente gravidanza in cui il neonato pesava 4.5 kg o più alla nascita;
  • precedente gravidanza in cui era presente il diabete gestazionale
  • familiari con diabete;
  • appartenenza alle etnie sud asiatiche, cinesi, afro-caraibiche o mediorientali.

Quali sono i rischi del diabete gestazionale

Il diabete gestazionale, se non riconosciuto e trattato, può associarsi a un’elevata morbilità della madre, del feto e del neonato

I rischi per donna e bambino sono i seguenti

  • macrosomia fetale, ovvero un bambino che alla nascita pesa più di 4 Kg;
  • trauma ostetrico alla nascita per madre e neonato;
  • induzione del travaglio o parto con taglio cesareo;
  • transitoria morbilità del neonato, ad esempio problemi respiratori, alterazioni metaboliche;
  • ipoglicemia neonatale;
  • morte perinatale;
  • obesità e/o diabete che si sviluppano tardivamente nel bambino e poi nell’adulto.

A questi si aggiunge una delle complicanze più pericolose della gravidanza, la preeclampsia, altrimenti nota come gestosi; quest’ultima si manifesta in presenza di sintomi come pressione alta (ipertensione arteriosa) e presenza di proteine nelle urine (proteinuria). 

Il diabete gestazionale può provocare una gestosi, motivo in più per prevenirlo o tenerlo sotto controllo. 

Come si diagnostica il diabete gestazionale

Come accennato prima, bisogna fare una distinzione tra diabete gestazionale, che si manifesta quindi durante la gravidanza, e diabete pre-gestazionale, condizione che si presenta quando la donna soffre già di diabete mellito di tipo 2 prima di restare incinta. 

Fatta eccezione, quindi, per una condizione di diabete già ben nota e documentata, con conseguente terapia in atto, il diabete gestazionale in realtà non presenta quasi mai sintomi evidenti. 

Per questo motivo, si prescrive, intorno alle 24° e 28° settimana di gravidanza, un Test da carico orale di glucosio, comunemente noto come “Curva Glicemica”. 

Questo esame consiste nella somministrazione, alla donna in attesa, di una soluzione di glucosio contenente un carico di 75 gr di zucchero da bere. 

Viene effettuata una misurazione della glicemia a 0,60 e 120 minuti, in modo da verificare i livelli di glicemia nel sangue

Come si legge sul sito dell’Istituto di Ricerca sul Diabete (Diabetes Research Institute – DRI) dell’Ospedale San Raffaele, per la diagnosi di diabete gestazionale è sufficiente che almeno una glicemia sia uguale o superiore ai valori soglia:

  • 92 mg/dl a digiuno;
  • 180 mg/dl a 60 minuti;
  • 153 mg/dl a 120 minuti.

Come curare e/o prevenire il diabete gestazionale

In caso di diagnosi positiva, la donna in dolce attesa dovrà misurare più volte al giorno i livelli di glicemia, che dovranno essere entro livelli ottimali, ovvero:

  • < di 95 mg/dl, a digiuno o prima di pranzo e prima di cena;

Источник: https://www.fasda.it/diabete-gestazionale-cosa-mangiare/

Diabete gestazionale: dieta, valori e sintomi da riconoscere

La dieta per una donna affetta da diabete gestazionale

Di Paola Perria | Giovedì 16 febbraio 2017

Il diabete gestazionale è una patologia insidiosa, che colpisce circa il 5% delle future mamme (con prevalenza tra le over 35) e che può avere ripercussioni sia sul buon andamento della gravidanza che sulla salute del feto.

Innanzitutto, è bene chiarire che questa forma di diabete non ha nulla a che vedere con il diabete di tipo I o II, si tratta, infatti, di una disfunzione che si verifica solamente in gravidanza.

In pratica accade questo: il glucosio (lo zucchero che stomaco e intestino producono dall’assimilazione dei carboidrati), si accumula nel sangue perché il pancreas non riesce a secernere l’insulina necessaria a trasformare questi zuccheri in energia.

A che mese si presenta? Può essere diagnosticato fin dal primo trimestre con un controllo della glicemia basale tramite analisi del sangue. Scopriamo dieta, valori e sintomi da riconoscere.

Cause e rischi più comuni del diabete gestazionale

Le cause del diabete gestazionale vanno rintracciate nell’innalzamento spropositato della glicemia, che indica la quantità di glucosio presente nel sangue, con rischi e complicanze che riguardano principalmente l’aumento delle dimensioni del feto.

Inoltre, una volta nato, il bebè potrebbe essere maggiormente predisposto a malattie metaboliche come il diabete, e a manifestare tendenza al sovrappeso e all’obesità. Questo accade perché nei 9 mesi l’azione dell’insulina, il cui compito è regolare i livelli di glucosio nel sangue, viene ostacolata da alcuni ormoni della gravidanza.

Ciò determina un naturale innalzamento dell’insulina che tuttavia, in alcune donne, non si verifica provocando di conseguenza un aumento dei valori glicemici.

Complicazioni più probabili durante il parto

Per quanto riguarda il parto, il diabete gestazionale può provocare problemi a causa delle notevoli dimensioni del bebè.

Può per esempio verificarsi una distocia di spalla, inoltre il bimbo grosso venendo privato di certi livelli di zuccheri al momento della nascita, potrebbe faticare ad adattarsi alla nuova situazione con rischi di ipoglicemia.

Tuttavia non è obbligatorio ricorrere al cesareo, che va piuttosto valutato a seconda del peso del neonato, nè anticipare per forza la nascita o ricorrere al parto indotto. Ogni caso è a sè.

Sintomi tipici del diabete gestazionale

Tenendo presente che i sintomi del diabete sono sempre più o meno gli stessi e che, per quanto riguarda le loro caratteristiche, possono essere facilmente confusi con altri disturbi tipici della gravidanza, state molto attente a questi fattori in caso di gravidanza a rischio:

  • Perdita di peso nonostante lo stimolo della fame rimanga invariato
  • Nausea e vomito
  • Sete ingiustificata, che non si placa nonostante le frequenti bevute
  • Aumento dello stimolo alla minzione e produzione di grandi quantità di urina
  • Infezioni ricorrenti (all’apparato genitale o urinario, ad esempio)
  • Disturbi alla vista

Le future mamme, soprattutto se a rischio, dovrebbero dar sempre peso a tutti i segnali del loro corpo e rilevare ogni minima alterazione, sì da poter avvisare subito il ginecologo. Naturalmente, test ed esami saranno indispensabili per una diagnosi corretta.

Test e Valori

Di norma tra la 24esima e la 28esima settimana il ginecologo prescrive gli esami del sangue tra cui il valore glicemico, che, se alterato, potrebbe evidenziare un diabete gestazionale in atto.

In caso di sintomi già presenti all’inizio della gravidanza o a fattori di rischio della paziente (obesità, precedente diabete gestazionale, diabete di tipo II in famiglia), il solo test della glicemia verrà effettuato ben prima del periodo succitato.

Questi i valori soglia da tenere presenti:

  • glicemia superiore a 126 mg/dl rilevata a digiuno
  • glicemia occasionalmente superiore ai 200 mg/dl (in almeno due misurazioni occasionali)

Le analisi e i test da effettuare per il diabete gestazionale sono di due tipi:

  • Minicurva glicemica: si effettua una prima misurazione del valore glicemico a digiuno e, dopo un’ora trascorsa dall’assunzione di una bevanda zuccherata, si ripete il test. Se la glicemia è superiore i 140 mg/dl si effettua un esame successivo, se è inferiore è tutto a posto se, purtroppo, l’indice supera i 198 mg/dl, allora la donna è certamente affetta da diabete della gravidanza
  • Curva glicemica o maxicurva: in questo caso, le misurazioni sono molte di più nell’arco della giornata. Una prima volta a digiuno, le successive intervallate dall’assunzione di alimenti o bevande a base di glucosio in quantità superiore rispetto a quella prevista per la minucurva (in questo caso 100 g contro i 50 dell’altra analisi).

Si ritiene che la gestante sia affetta da diabete quando si riscontrano almeno due dei seguenti valori:

  • A digiuno glicemia superiore ai 95 mg/dl
  • A 1 ora glicemia superiore ai 180 mg/dl
  • A 2 ore glicemia superiore ai 155 mg/dl
  • A 3 ore glicemia superiore ai 140 mg/dl

Inoltre, in presenza di diabete da gravidanza, la donna dovrà sottoporsi ad un controllo ecografico ogni due settimane, per monitorare la crescita del feto. E’ fondamentale tenere sotto controllo anche i valori della glicemia dopo i pasti.

Insulina

L’assunzione di insulina non è indispensabile, difatti solo il 10% delle madri con diabete gestazionale vi ricorrono, negli altri casi il diabete viene mantenuto sotto controllo attraverso una dieta adeguata e un po’ di attività fisica.

Dieta tipo

Come sempre, quando abbiamo a che fare con il diabete, il modo migliore per tenerlo sotto controllo è curare attentamente l’alimentazione.

In questo modo è possibile mantenere la glicemia entro i limiti della norma e proteggere la salute di mamma e feto.

Vediamo quindi, che alimentazione una donna incinta affetta da diabete gestazionale, o a rischio di incorrervi, dovrebbe seguire per portare avanti la sua gravidanza senza problemi.

Una dieta tipo da 1800 Kcal circa è considerata ottimale, con la seguente ripartizione:

  • 25% di grassi (preferibilmente polinsaturi, come gli olii vegetali, mentre i grassi di origine animale e i grassi vegetali idrogenati dovrebbero essere aboliti)
  • 20% circa di proteine
  • 50-60% di carboidrati

Cosa mangiare?

Tra tutti i carboidrati è preferibile scegliere quelli integrali (riso, pane, pasta). Tra le proteine largo spazio a quelle vegetali (legumi in quantità) e sempre, in ogni pasto, che siano presenti vegetali e fibre. Ecco una lista degli alimenti più consigliati:

cereali e derivati integrali
verdure
latte e derivati preferibilmente scremati
pesce
carni magre ben cotte
limone da usare anche come condimento
olio extravergine d’oliva da usare con moderazione

Cosa evitare

Gli alimenti vietati sono dolci, superalcolici, grassi soprattutto quelli saturi.

Volendo si può seguire anche una dieta vegetariana che preveda almeno 5 porzioni al giorno di verdura e frutta, cereali integrali di tutte le varietà, una manciata di legumi ogni giorno, e un pugno di semi oleaginosi.
Un esempio di dieta vegetariana tipo:

Colazione a base di muesli con fiocchi d’avena, yogurt, uvetta e spremuta d’arancia
Spuntino con frutta di stagione
Pranzo a base di pasta integrale di farro condita con pesto; insalatona mista– Spuntino con frutta di stagione o yogurt magro

Cena a base di vellutata di piselli, insalata mista, verdurine lessate

Attività fisica e buone abitudini

Inoltre, accanto a queste norme dietetiche, è suggerita una moderata attività fisica, soprattutto all’aria aperta, come il nuoto in estate e le passeggiate in ogni stagione. Per quanto riguarda le buone abitudini, ecco un elenco delle più importanti:

evitare digiuni prolungati
non saltare i pasti
evitare condimenti pesanti
evitare carni grasse
prediligere pasti completi che includano carboidrati, verdura, frutta e proteine sia a pranzo che a cena
concedersi almeno 2 spuntini durante la giornata
prediligere una cottura del cibo leggera. Sì alla cottura ai ferri, al vapore, ai cibi lessati o preparati al forno. No ai fritti
prediligere prodotti di stagione variando la dieta
bere molta acqua

Comunque, come è bene ribadire sempre quando si parla di salute, bisogna affidarsi con fiducia al proprio medico e seguire con attenzione e costanza i consigli e le regole che verranno stabiliti, perchè, naturalmente, ogni caso è diverso.

Источник: https://www.pourfemme.it/articolo/diabete-gestazionale-dieta-valori-e-sintomi-da-riconoscere/223489/

Diabete gestazionale (in gravidanza): valori, sintomi e dieta

La dieta per una donna affetta da diabete gestazionale

Il diabete gestazionale è una patologia endocrinologica della donna che si manifesta come un aumento dei valori medi di glicemia (quantità di zucchero nel sangue) durante o subito dopo una gravidanza.

La maggiore incidenza si rileva nel secondo trimestre, ma considerato il carattere asintomatico che riguarda un gran numero dei casi non è infrequente che la condizione venga diagnosticata con un certo ritardo.

La diagnosi di diabete gestazionale viene formulata attraverso il test del carico orale di glucosio (oral glucose tolerance test – OGTT), un particolare esame che consiste nell’assunzione controllata di una dose di glucosio a cui segue uno stretto monitoraggio della glicemia.

Si tratta fortunatamente di una patologia spesso autolimitante, che si risolve spontaneamente dopo il parto con una normalizzazione del profilo glicemico, tuttavia l’esposizione del feto a livelli di glucosio elevati può determinare una serie di conseguenze cliniche rilevanti che rendono fondamentale un adeguato controllo terapeutico da parte della madre.

Diverso da quello gestazionale è invece il diabete pregravidico, ossia quando la condizione è già presente prima della gestazione (si tratta nella maggior parte dei casi di diabete mellito di tipo 1); anche in questo caso i rischi per madre e feto sono elevati, probabilmente anche superiori. Una glicemia già elevata durante il primo trimestre espone infatti al rischio di sviluppo di anomalie congenite a

  • sistema cardiovascolare,
  • sistema nervoso,
  • reni e vie urinarie.

iStock.com/Jovanmandic

Perché alcune pazienti sviluppano il diabete gestazionale?

Quando consumiamo alimenti contenenti carboidrati (zuccheri semplici come nei dolci, ma anche molecole più complesse come nel caso del pane e della pasta) questi vengono frammentati a molecole di glucosio a livello intestinale per essere poi assorbite e passare così nel sangue; questo processo determina un immediato aumento della glicemia, ossia della quantità di zuccheri nel sangue.

Poiché livelli elevati possono causare danni alla maggior parte dei tessuti dell’organismo, la risposta del corpo consiste nella produzione di insulina, un ormone che stimola le cellule muscolari a prelevare il glucosio nel sangue così da riportare rapidamente la glicemia a livelli normali (condizione che gradualmente spegne la produzione di insulina).

Questo processo, che abbiamo semplificato e soprattutto scomposto in singoli passi per favorirne la comprensione, consiste in realtà in un equilibrio dinamico che viene controllato ed eventualmente corretto 24 ore su 24.

La patogenesi del diabete mellito è legata fondamentalmente a due possibili cause:

  1. La produzione di insulina è insufficiente per una disfunzione primitiva delle cellule beta del pancreas endocrino (meccanismo alla base dello sviluppo del diabete mellito di tipo 1).
  2. L’insulina prodotta non funziona più correttamente a causa di un’alterata sensibilità dei tessuti periferici alla sua azione (insulino-resistenza, meccanismo alla base del diabete mellito di tipo 2); il fenomeno è particolarmente rilevante in caso di obesità.

I meccanismi patogenetici specificamente alla base del diabete gestazionale sono invece per gran parte sconosciuti.

Si suppone che l’aumentata insulino-resistenza nel secondo trimestre di gravidanza sia legata ad un meccanismo naturalmente atto a garantire al feto una sufficiente quota di glucosio per il sostentamento, a sua volta legato ai cambiamenti ormonali che affronta la donna nel corso della gestazione.

Alcune delle ipotesi più suggestive che volte a giustificare la ragione per cui solo alcune donne sviluppino diabete mellito gestazionale sono:

  • fenomeni di autoimmunità
  • predisposizione genetica
  • obesità.

Fattori di rischio

Tutte le donne possono potenzialmente sviluppare la patologia nel corso della gestazione, tuttavia sono ad oggi stati riconosciuti una serie di fattori di rischio che rendono possibile prevedere le pazienti che con più probabilità manifesteranno il disturbo, potendo così correggere la condizione prima che essa determini complicanze nel feto:

  • Peso eccessivo prima della gravidanza (donne sovrappeso od obese)
  • Aumento del peso eccessivamente rapido nelle primissime fasi di gravidanza
  • Età superiore ai 25 anni
  • Famigliarità per diabete mellito di tipo II
  • Accertato diabete mellito gestazionale in precedente/i gravidanza/e
  • Peso del neonato superiore ai 4 kg in precedente/i gravidanza/e
  • Accertati aborti multipli senza spiegazione sulla causa
  • Utilizzo nel corso della vita di tecniche di inseminazione artificiale
  • Gravidanza multipla

Diagnosi e valori di glicemia

L’aumentata glicemia in corso di gravidanza è spesso asintomatica, quindi la madre potrebbe essere affetta dalla condizione anche senza rendersene conto; ciò rende particolarmente subdole le conseguenze sul nascituro, in quanto il diabete gestazionale potrebbe essere diagnosticato a complicanze ormai sopravvenute

Per questo motivo sono state introdotte specifiche tecniche di screening per la patologia, in modo da riconoscerla e contrastarla con efficacia sin dalle prime manifestazioni.

Il test diagnostico per il diabete mellito gestazionale è l’esame del carico orale di glucosio (OGTT), che consiste nella somministrazione alla madre di una dose di glucosio standard (75 grammi di zucchero disciolti in acqua) a cui segue una misurazione seriata delle glicemie nei minuti successivi.

Sono da considerarsi valori patologici:

  • Glicemia a digiuno pari o superiore a 92 mg/dL
  • Glicemia a 60 minuti dal bolo pari o superiore a 180 mg/dL
  • Glicemia a 120 minuti dal bolo pari o superiore a 153 mg/dL

Fonte: Diabetes Research Institute – Università Vita-Salute San Raffaele

Le linee guida italiane (ISS) per lo screening del diabete gestazionale limitano la procedura diagnostica ad alcune categorie a rischio elevato.

Qualora non sia già presente il diabete manifesto. ma sia presente almeno uno dei seguenti fattori di rischio:

  • familiari con diabete (parente di primo grado con diabete tipo 2)
  • diabete gestazionale in una gravidanza precedente
  • macrosomia fetale in gravidanze precedenti
  • sovrappeso o obesità (IMC maggiore di 25)
  • età maggiore o uguale a 35
  • etnia ad elevato rischio (Asia Meridionale, Medio Oriente, Caraibi)

deve essere eseguito un test di tolleranza al glucosio orale OGTT tra la 24esima e la 28esima settimana di gestazione.

Nel caso di donne ad elevato rischio, cioè con:

  • obesità (IMC maggiore di 30)
  • pregresso diabete gestazionale
  • glicemia a digiuno tra 100 e 125 mg/dl all’inizio della gravidanza o in passato

viene effettuato uno screening precoce con OGTT alla 16-18 settimana. Nel caso in cui il risultato sia negativo l’esame va ripetuto tra la 24esima e la 28esima settimana di gestazione.

Complicazioni

Il feto è totalmente dipendente dalla madre nel corso della sua vita uterina; ciò significa che con essa condivide il contenuto del sangue e quindi tutte le distanze disciolte, glucosio compreso. Elevati livelli glicemici nel sangue materno determinano una risposta insulinica nel nascituro (iper-insulinemia) che a sua volta causa:

  • Insulino-resistenza precoce, a causa della prematura esposizione ad elevati livelli dell’ormone prima ancora che il nascituro inizi ad alimentarsi autonomamente.
  • Elevato peso alla nascita, causato dall’effetto dell’insulina sul metabolismo che determina una forte deposizione di adipe nell’addome del nascituro; è per questo motivo che nel corso dei controlli ecografici viene misurata la circonferenza addominale: la crescita eccessivamente veloce può richiedere l’induzione del parto o il cesareo prima del termine previsto della gravidanza.
  • Aumento del rischio di sviluppare crisi ipoglicemiche nel primissimo periodo di vita; ciò è spiegato dal fatto che l’elevato livello di insulina presente nel neonato in assenza di un’adeguata alimentazione abbassa eccessivamente i livelli della glicemia rendendo necessaria la somministrazione di soluzione glucosata endovena come misura correttiva.

In letteratura sono poi presente una serie di studi che ipotizzano un’aumentata incidenza di obesità nel periodo che va dalla prima infanzia all’adolescenza, oltre che un rischio di sviluppare diabete mellito di tipo II superiore rispetto alla popolazione pediatrica che non ha avuto madri affette da diabete gestazionale (oppure madri affette, ma in buon compenso glicemico).

Dieta

La dieta (o nei casi meno gravi le linee generali cui attenersi) è suggerita dal proprio ginecologo/endocrinologo, ma in genere è sostanzialmente sovrapponibile a quello che dovrebbe essere il modello alimentare anche per la popolazione generale, che si basa essenzialmente su queste indicazioni:

  • Limitare all’occasione speciale gli alimenti ricchi di zuccheri semplici (caramelle, bibite dolci, …)
  • Mangiare porzioni più piccole, ma distribuite nel corso della giornata, anziché limitarsi ai tipici due pasti principali
  • Imparare a conoscere i tipi di carboidrati, privilegiando le fonti integrali (cereali integrali e loro derivati, legumi, pseudocereali, …)
  • Fondare la propria alimentazione sul consumo regolare di alimenti ricchi di fibra, primi fra tutti frutta e verdura
  • Ridurre il consumo di grassi, privilegiando quelli di origine vegetale (ad esclusione del pesce, che deve entrare a far parte della dieta settimanale); la scelta ideale per il condimento è rappresentata dall’olio di oliva extravergine.

Se idealmente immaginassimo un pasto come un piatto unico, questo dovrebbe essere così occupato:

  • metà dalla verdura
  • un quarto da carboidrati integrali (pane, pasta, quinoa, avena, segale, …)
  • un quarto con una fonte proteica magra (carne a taglio magro, pesce, legumi, …)

a cui va aggiunta una porzione di frutta. Si noti che i vegetali amidacei come le patate contano come carboidrati (ma le patate gialle tradizionali possono avere un forte impatto sulla glicemia, quindi sarebbe opportuno consumarle con la buccia e/o preferire varietà alternative come le patate dolci americane).

Si raccomanda di prestare grande attenzione agli zuccheri nascosti, industrialmente aggiunti ad alimenti come lo yogurt o talora insospettabili come salse e anche verdure/legumi in scatola/barattolo.

Nella dieta di una gestante non devono poi mancare latte e latticini, preziosa fonte di calcio, ma vengono in genere preferiti le varietà magre.

Si raccomanda in ogni caso di fare riferimento al proprio ginecologo/endocrinologo per valutare come affrontare il proprio specifico caso.

Cura

La terapia del diabete mellito gestazionale passa necessariamente per un corretto stile di vita, che prevede

  • una alimentazione equilibrata e mirata ad attenuare gli sbalzi glicemici dovuti da un lato alla malattia,
  • la pratica regolare di attività fisica moderatamente intensa (come la camminata veloce, ma la scelta dev’essere condotta in accordo con il proprio ginecologo), che è in grado di garantire una riduzione della quantità di zucchero nel sangue ed un aumento della sensibilità all’insulina.

Quando questo tipo di approccio non fosse sufficiente si valuta l’abbinamento di una terapia farmacologica, che comunque si rende necessaria solamente in una piccola percentuali dei casi se la dieta viene seguita con attenzione. L’utilizzo dell’insulina comporta infatti una serie di attenzioni ed una certa educazione alla paziente che rendono preferibile un primo approccio di natura non farmacologica.

A cura del Dr. Marco Cantele

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