La depressione può essere causata dal senso di colpa

Sintomi della depressione: somatici, emotivi. Come Curarli

La depressione può essere causata dal senso di colpa

La depressione è un disturbo molto frequente e diffuso tra la popolazione generale, indipendentemente dall’età e dal sesso ed è caratterizzata da sentimenti di tristezza, inadeguatezza, mancanza di speranza, sensazione di malessere, sensi di colpa e rimuginazioni.

Sintomi della Depressione

Gli elementi di principale importanza in questa condizione sono la perdita della volontà e degli interessi, la mancanza di piacevolezza nel fare le cose della vita quotidiana che porta come conseguenza ad una riduzione sostanziale del funzionamento sociale, lavorativo/scolastico e personale.
Le persone che soffrono di depressione vivono in una condizione di costante malumore, con pensieri negativi e pessimistici circa sé stessi e il proprio futuro. Statisticamente le donne sono più colpite degli uomini e la comparsa del disturbo generalmente avviene tra i 30 e i 40 anni.
Tuttavia, può esordire ad ogni età e ci sono periodi più a rischio di altri come l’adolescenza, la prima età adulta, la fase di mezza età e il passaggio all’anzianità, talvolta con un andamento stagionale.

Ma essere tristi significa essere depressi?

La risposta è no.
La distinzione è necessaria poiché la tristezza non si deve curare, mentre la depressione sì.
La tristezza infatti è semplicemente un’emozione che tutti possono sperimentare a diversi livelli di intensità e come tale può essere transitoria e passeggera.

Si parla invece di depressione quando la tristezza, la perdita dell’interesse o del piacere, la sfiducia e lo sconforto risultano molto intensi, perdurano nel tempo o hanno ripercussioni negative sulla vita di tutti i giorni.

Per una persona che soffre di depressione anche le banali attività quotidiane come alzarsi la mattina, mangiare e prendersi cura di sé, risultano estremamente difficili e faticose.

Questo disturbo porta le persone a passare gran parte della giornata a letto, senza provare piacere nelle attività, con costanti pensieri sul proprio malessere, unitamente a vissuti di inutilità, difficoltà di concentrazione e memoria.

Mancano le energie, tutto diventa faticoso, senza valore e ci si sente privati della propria volontà, spesso si pensa alla morte come unica soluzione.

Accanto all’umore depresso spesso compaiono sintomi fisici di varia natura come mal di testa, dolori alla schiena, difficoltà digestive, nausea e calo del desiderio sessuale, disturbi del sonno (insonnia o aumentato bisogno di dormire), perdita o incremento di peso. Tutto questo malessere conduce progressivamente ad un peggioramento della condizione personale ma anche dei rapporti con gli altri alimentando un importante circolo vizioso nel mantenimento della malattia. Le persone depresse sperimentano costanti vissuti di inutilità e sfiducia verso sé e gli altri tanto da indurle ad evitare il più possibile le relazioni sociali e progressivamente ad isolarsi, sperimentando ulteriore frustrazione e disagio.

Cause Depressione

Le cause che portano all’insorgenza della depressione possono essere di svariata natura. Vari studi scientifici identificano una combinazione di diversi fattori:

  • fattori biologici (alcuni di noi nascono con una predisposizione genetica alla depressione, alterazione nel funzionamento di alcuni neurotrasmettitori come la serotonina);
  • fattori ambientali o eventi di vita stressanti (lutti, divorzi, separazioni, perdita di lavoro, difficoltà economiche);
  • fattori psicologici (esperienze di vita, stili educativi, modalità di interpretazione degli eventi)

Inoltre, si ipotizza l’esistenza di ulteriori variabili, che risultano in grado di modulare la risposta personale agli eventi di natura stressante come il temperamento o le strategie personali per rispondere agli eventi critici.

Come si può curare la depressione?

Soprattutto quando la depressione è il risultato di fattori stressanti o la conseguenza di eventi negativi esistono percorsi psicoterapici utili per un ripristino del tono dell’umore e del funzionamento generale, in particolare, la psicoterapia cognitivo comportamentale risulta essere particolarmente efficace.

Tale approccio psicoterapico si caratterizza per:Interventi psicoeducativi in cui il paziente viene istruito sui meccanismi sottesi al disturbo depressivo al fine di favorire la consapevolezza di malattia unitamente ai fattori che mantengono il disagio ed a quelli protettivi.

Impiego di tecniche comportamentali, che hanno l’obiettivo di fornire al paziente dei compiti o indicazioni da svolgere al domicilio al fine di sostenerlo nella distrazione dai pensieri catastrofici e nella ripresa graduale della quotidianità.

Impiego di tecniche cognitive al fine di supportare il paziente nella critica dei pensieri automatici negativi, e ove possibile, sostituirli con cognizioni maggiormente funzionali ed adattive.

Fra le varie strategie cognitivo comportamentali che hanno avuto un solido sostegno scientifico nel trattamento della depressione è utile ricordare la “Attivazione Comportamentale” segnalato dalle linee guida internazionali (Nice e APA-Division 12) come intervento con solide evidenze di efficacia.Quando la comparsa della depressione non sia giustificabile e coerente con fattori ambientali chiaramente identificabili e temporalmente concomitanti, e sia particolarmente grave, allora può essere necessario l’utilizzo di trattamenti farmacologico, in dosi corrette e per la durata adeguata.

I principali farmaci utilizzati ad oggi per il trattamento della depressione sono i farmaci che modulano la serotonina e/o la noradrenalina.

Come si riconoscono i segnali di allarme?

E’ importante che chi soffre di depressione sia in grado di riconoscere le prime avvisaglie del disturbo per riuscire a mettere in atto le strategie adeguate e chiedere aiuto al fine di prevenire il possibile episodio depressivo. In generale i primi segnali possono essere:

  • Perdita dell’interesse per le persone o le attività.
  • Sonno disturbato o interrotto o aumentato bisogno di sonno per un prolungato periodo di tempo.
  • Scarsa volontà e motivazione nel fare le cose.
  • Perdita o aumento considerevole dell’appetito.
  • Perdita del desiderio sessuale.

Articolo scritto da Giampaolo Perna, psichiatra psicoterapeuta e Monica Piccinni, psicologo psicoterapeuta

Giampaolo Perna
E’ medico, psichiatra. E’ il presidente del comitato scientifico, membro del consiglio direttivo e docente AIAMC. E’ il Coordinatore Didattico dell’Area Mental Health della Humanitas University e insegna presso le Università di Miami (USA) e Maastricht (Olanda).

Ha pubblicato oltre 150 articoli su riviste internazionali con impact factor. E’ il Direttore del Dipartimento di Neuroscienze Cliniche presso Villa San Benedetto Menni – Suore Ospedaliere ad Albese con Cassano (Como) dopo aver accumulato oltre 20 anni di esperienza presso L’Ospedale San Raffaele a Milano.

Maggiori informazioni su www.giampaoloperna.com

Monica Piccinni
E’ psicologa, psicoterapeuta ad indirizzo comportamentale e cognitivo specializzata presso la Scuola di Formazione In Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva (ASIPSE), socio ordinario AIAMC. Dal 2011 è dipendente come psicologa referente presso il Centro per i disturbi ansioso-fobico ossessivi del Dipartimento di Neuroscienze Cliniche di Villa San Benedetto Menni.

Источник: https://www.aiamc.it/sintomi-depressione/

Liberarsi dal senso di colpa quando è inutile e dannoso

La depressione può essere causata dal senso di colpa

Il senso di colpa è un’emozione che si rivolge a se stessi in seguito ad una valutazione negativa del proprio comportamento e delle sue conseguenze reali o presunte.

Per alcuni è un sentimento molto frequente che limita la spontaneità e la serenità personale. Può protrarsi anche per anni diventando un macigno sulle spalle di chi lo vive. In questi casi, oltre a essere inutile, alimenta critiche e vissuti negativi.

Come fare per liberarsi dal senso di colpa?

Come origina il senso di colpa

Il senso di colpa rientra tra quelle che sono definite emozioni sociali. A differenza di rabbia, paura, tristezza e gioia che sono presenti alla nascita, esse compaiono intorno ai 18 mesi, in seguito all’acquisizione di norme sociali e morali.

Sono legate alla socializzazione e alle richieste del contesto familiare e culturale e richiedono la presenza di capacità cognitive di valutazione di sé, degli altri e delle aspettative.

Per sentirsi in colpa il bambino deve comprendere di aver commesso un’azione disapprovata dall’adulto, ed essere per questo rimproverato dai genitori, prima, e da se stesso, poi.

Con il tempo il bambino si crea un proprio giudice interno volto a valutare i suoi pensieri e comportamenti rispetto a determinati standard morali, etici e al proprio sistema di valori. Questo corrisponde a quello che in analisi transazionale è definito Genitore, o che Freud chiamava Super-Io.

Come agisce il senso di colpa

Il senso di colpa può intervenire in diversi modi.

In seguito ad azioni ritenute inopportune, sbagliate o dannose. In questo caso l’attenzione è rivolta al passato, in un continuo ripensare a come si sarebbe potuto comportarsi diversamente.

Si può sentirsi in colpa per aver causato un incidente, per aver mangiato troppo, per aver detto una cosa in modo scortese.

Persone che tendono a provare frequentemente senso di colpa vivono in un costante rimuginio che genera un vissuto negativo che influenza la vita sociale e relazionale.

Condizionando le scelte dell’individuo. L’azione da mettere in atto è decisa in modo da non provare un senso di colpa successivamente.

In quest’ultimo caso l’emozione interviene prima del verificarsi della situazione e l’attenzione è rivolta al futuro.

Ad esempio scegliere di accettare quell’invito a cena altrimenti si proverebbe senso di colpa a procurare un dispiacere all’amico.

Talvolta può capitare anche che in seguito a comportamenti ritenuti rimproverevoli la persona non provi senso di colpa e per questo si critichi. Come se sentirsi o meno in colpa determini se una persona è buona o cattiva, è degna o indegna.

Insomma liberarsi dal senso di colpa può essere davvero difficile, come ci ricorda questa frase di Stephen Hawking:  La capacità umana di provare senso di colpa è tale che le persone riescono sempre a trovare il modo di incolpare se stesse.

Quando il senso di colpa è utile

Ogniqualvolta il proprio comportamento, involontariamente o in modo volontario, ha causato un danno, un problema, una sofferenza ad altri, sentirsi in colpa non solo è appropriato, ma è utile. È come un campanello d’allarme da parte del nostro giudice interno, una sorta di richiamo all’ordine.

Un segnale che ci consente di renderci conto dell’accaduto e ci spinge a fare qualcosa per rimediare.

Questa è la funzione adattiva del senso di colpa: favorire che l’individuo si comporti in modo corretto, in linea con le norme sociali e culturali e in modo da non causare un danno ad altri, e, se questo accade, porvi rimedio.

Si tratta pertanto di un’importantissima funzione sociale che consente di agire nel rispetto degli altri e della collettività. Consente inoltre di imparare dai propri errori, di mettersi in discussione e quindi evolvere e migliorare.

Quando il senso di colpa non è funzionale

Il senso di colpa è disfunzionale innanzitutto quando è ingiustificato.

Se la persona non ha fatto nulla di sbagliato o di scorretto, non ha causato nessun danno, non ha infranto nessuna regola il senso di colpa è inappropriato e dannoso.

Si configura come un insieme di critiche e rimproveri rivolti a sé slegati da fatti reali. È l’azione di un giudice interno spietato, severo e punitivo.

Il senso di colpa non è di nessuna utilità anche nel caso in cui non è seguito da un comportamento riparativo. Riconosciuto l’errore la persona non fa nulla per rimediare ma continua a sentirsi in colpa, rimanendo intrappolata in un continuo tormento interno che provoca sofferenza, come a volersi autopunire per l’errore commesso.

Quando il senso di colpa non è appropriato e volto a rimediare la situazione il rischio è quello di una continua ruminazione, che può protrarsi anche per molto tempo, che aumenta i sentimenti negativi e la disistima di sé.

Come liberarsi dal senso di colpa

  1. La colpa può essere estinta attraverso quattro passi. Per prima cosa è necessario riconoscere la propria responsabilità e ammettere l’errore commesso. Secondo, va mostrato il proprio dispiacere attraverso le parole, l’espressione del volto, il tono di voce, i gesti.

    Dopodichè, è importante assumersi l’impegno a non agire più quel comportamento. Infine, va effettuato il risarcimento del danno che può essere economico, nel caso di danni materiali, oppure dimostrato attraverso azioni positive, concordate e negoziate con la persona interessata, volte a colmare il danno arrecato.

    Se tutti questi quattro aspetti sono stati considerati, il processo di espiazione della colpa è portato a termine. Non è più appropriato provare ulteriormente senso in colpa.

  2. Bilanciamento delle responsabilità. In una relazione la responsabilità è 50-50 e i comportamenti dell’uno e dell’altro si influenzano a vicenda.

    Alcune persone nella valutazione di ciò che accade tendono a ipervalutare il proprio contributo e non considerano, o sottovalutano, la responsabilità dell’altro. In questo caso sarà più facile sentirsi in colpa! È bene assumersi la responsabilità dei propri comportamenti, ma è altrettanto opportuno valutare in modo adeguato le azioni altrui.

  3. Parlane con l’altro. Soprattutto quando il senso di colpa interviene anticipatamente condizionando le proprie scelte può essere molto utile parlarne con la persona a cui si pensa di fare un torto.

    Un dialogo aperto e sincero consente di esprimere le proprie motivazioni e preoccupazioni e di trovare una soluzione che vada bene ad entrambi.

    Ne deriverà un alleggerimento a livello mentale ed emotivo prevenendo il fardello futuro del senso di colpa! Spesso quella che genera senso di colpa è invece una parte vitale e rispettosa di sé, che da importanza ai propri bisogni e desideri; chi ci ama sarà felice di vederci realizzati e sereni rispetto alle nostre scelte, liberi da colpe inopportune.

  4. Sei umano, puoi sbagliare! Riconoscere e contemplare la possibilità di sbagliare aiuta ad adottare un atteggiamento più comprensivo e compassionevole verso se stessi. Sbagliare è umano, è importante sapersi perdonare. Se ritieni di non poter commettere error e hai delle aspettative troppo alte nei tuoi confronti forse sarebbe meglio modificare il tuo giudice interno.
  5. Dai un significato al tuo comportamento. Se hai agito proprio così probabilmente in quel momento era la cosa migliore per te. Invece di rimproverarti e criticarti, comprendi le motivazioni che ti hanno portato a mettere in atto quel comportamenti, dando un significato a quello che hai fatto legato alla tua situazione di vita, ai tuoi pensieri e vissuti emotivi.

Conclusioni: liberarsi dal senso di colpa

Sentirsi in colpa è opportuno se è una spinta a mettersi in discussione e riconoscere le proprie responsabilità con il fine di attuare comportamenti riparativi e avviare un processo positivo di crescita personale. Altrimenti, se il senso di colpa genera critiche e duri rimproveri verso se stessi porta ad un blocco che impedisce di pensare ed agire. Questo riduce il benessere personale e compromette la qualità di vita.

Invece di sentirti in colpa o cercare delle scuse per delle azioni negative compiute in passato, incomincia ora ad agire positivamente.” Jim Morrison

Se ritieni di provare spesso senso di colpa, anche in modo ingiustificato e senza riuscire a liberartene, contattami: possiamo parlarne e trovare un modo per modificare questo atteggiamento critico verso di te e vivere una vita più leggera.

Источник: https://giuliabranciforti.com/liberarsi-dal-senso-di-colpa/

La Depressione Maggiore: cause, sintomi e come uscirne – APC

La depressione può essere causata dal senso di colpa

La depressione è un disturbo dell’umore molto diffuso. Ne soffrono circa 15 persone su 100. Si calcola che su 6 neonati, almeno uno soffrirà di depressione durante la sua vita.

I sintomi della depressione possono colpire chiunque a qualunque età, ma è più frequente tra i 25 e i 44 anni di età ed è due volte più comune nelle donne adolescenti e adulte, mentre le bambine e i bambini sembrano soffrirne in egual misura.

Tutti abbiamo avuto l’esperienza di una giornata storta, in cui siamo giù di corda, tristi, più irritabili del solito e “ci sentiamo un po’ depressi”. Molto probabilmente non si tratta di un disturbo depressivo, ma di un calo d’umore passeggero.

La depressione clinica, o maggiore, invece, presenta molti altri sintomi e si prolunga nel tempo.

Quali sono i sintomi fisici e mentali della depressione?

Per essere diagnosticata la depressione maggiore i sintomi che devono essere presenti sono riportati di seguito.

Almeno uno dei due criteri tra:

  • Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni (la persona si sente triste, vuota, disperata, oppure tende al pianto e alla lamentazione).
  • Marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte o quasi tutte le attività che prima interessavano e davano piacere. Molto frequentemente si presentano l’anedonia (stanchezza, affaticamento, mancanza di energie) e la demotivazione.

Almeno tre dei seguenti criteri:

  • Aumento o una diminuzione significative dell’appetito e quindi del peso corporeo senza essere a dieta.
  • Insonnia o ipersonnia quasi tutti i giorni.
  • Rallentamento o agitazione psicomotori.
  • Disturbi del sonno (dorme di più o di meno o si sveglia spesso durante la notte o non riesce ad addormentarsi o si sveglia precocemente).
  • Faticabilità o mancanza di energia.
  • Ridotta capacità di pensare o di concentrarsi, mantenere l’attenzione e prendere decisioni.
  • Pensieri ricorrenti di morte o di suicidio, che possono andare da un vago senso di morte e desiderio di morire fino all’intenzione di farla finita con una vera e propria pianificazione e tentativi di suicidio.

Il sintomo soggettivo prevalente è la sensazione di essere inutile, negativo o continuamente colpevole che può arrivare all’odio verso di sé

La caratteristica principale dei sintomi depressivi è la pervasività: sono presenti tutti i giorni per quasi tutto il giorno per almeno 15 giorni, causando un disagio clinico significativo e compromettono il normale funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree importanti per la persona.

“Sembra tutto così impossibile, senza speranza” disse Karen. Abbassò lo sguardo verso le mani, dai suoi occhi presero a scendere le lacrime.

“Al mattino faccio fatica ad alzarmi: punto la sveglia, ma non ho nessuna voglia di trascinarmi fuori dal letto. All’idea di andare al lavoro mi sento morire. Non mi aspetto niente dalla giornata che sta per iniziare.

Mi ritrovo a piangere senza motivo, vorrei solo poter tornare a dormire, per sempre.”

“Come sconfiggere la depressione”, Robert L. Leahy, Raffaello Cortina Editore

Come si manifesta la depressione?

Chi ne soffre ha un umore depresso per la maggior parte del giorno per più giorni di seguito e non riesce più a provare interesse e piacere nelle attività che prima lo interessavano e lo facevano stare bene.

Si sente giù e/o irritabile, stanco, ha pensieri negativi, e spesso sente la vita come dolorosa e senza senso (“dolore del vivere”), senza speranza, senza poteri né risorse, completamente impotente.

Mancano le energie per fare qualsiasi attività, fisica e mentale e niente sembra più interessare né in grado di dare piacere.

Si guarda la propria vita e tutto appare un fallimento, un susseguirsi di perdite di cui spesso ci si sente colpevoli.

Oppure si è convinti che la colpa sia degli altri, della vita, della sfortuna e ci si sente arrabbiati con tutto e tutti e si arriva a farsi terra bruciata intorno.

L’isolamento è cercato e sofferto, e appare inevitabile.

E’ raro che una persona depressa abbia contemporaneamente tutti i sintomi riportati sopra, ma se soffre quotidianamente dei primi due sintomi su descritti e di almeno altri tre tra quelli indicati nella sezione “depressione sintomi” è molto probabile che abbia un disturbo depressivo.

Spesso la depressione si associa ad altri disturbi, sia psicologici (frequentemente di ansia) sia medici.

In questi casi la persona si deprime per il fatto di avere un disturbo psicologico o medico.

25 persone su 100 che soffrono di un disturbo organico, come il diabete, la cardiopatia, l’HIV, l’invalidità corporea, fino ad arrivare ai casi di malattie terminali, si ammalano anche di depressione.

Purtroppo la depressione può portare ad un aggravamento ulteriore, dato che quando si è depressi si ha difficoltà a collaborare alla cura, perché ci si sente affaticati, sfiduciati, impotenti e si ha una scarsa fiducia di migliorare.

Inoltre, la depressione può complicare la cura anche per le conseguenze negative che può avere sul sistema immunitario e sulla qualità di vita già compromessa dalla malattia medica.

Depressione e suicidio: quali possono essere le conseguenze di una depressione cronica?

La depressione è un disturbo spesso ricorrente e cronico.

Chi si ammala di depressione può facilmente soffrirne più volte nell’arco della vita.

Mentre nei primi episodi l’evento scatenante è facilmente individuabile in un evento esterno che la persona valuta e sente come perdita importante e inaccettabile, nelle ricadute successive gli eventi scatenanti sono difficilmente individuabili perché spesso si tratta di eventi “interni” all’individuo come un normale abbassamento dell’umore, che per chi è stato depresso già diverse volte è preoccupante e segnale di ricaduta.

Il disturbo depressivo può portare a gravi compromissioni nella vita di chi ne soffre. Non si riesce più a lavorare o a studiare, a iniziare e mantenere relazioni sociali e affettive, a provare piacere e interesse nelle attività.

Più giovane è la persona colpita, più le compromissioni saranno gravi di conseguenza. Per esempio un adolescente depresso non riesce a studiare e ad avere relazioni, e quindi non riesce a costruire i mattoni su cui costruire il proprio futuro.

15 persone su 100 che soffrono di depressione clinica grave muoiono per suicidio.

Depressione: quali sono le cause

Come per altri disturbi psichiatrici non c’è ancora una letteratura sufficientemente robusta e condivisa sulle cause del disturbo. Per spiegarle si fa di solito ricorso a modelli di tipo bio-psico-sociali.

In generale, si può dire che cause della malattia sono molteplici e diverse da persona a persona (ereditarietà, ambiente sociale, relazioni affettive precoci, avere un caregiver depresso, lutti familiari, problemi di lavoro, relazionali, etc.).

Le ricerche hanno scoperto due cause principali:

  • il fattore biologico, per cui alcuni hanno una maggiore predisposizione genetica verso questa malattia;
  • il fattore psicologico, per cui le nostre esperienze (particolarmente quelle infantili) possono portare ad una maggiore vulnerabilità acquisita alla malattia.

La vulnerabilità biologica e quella psicologica interagiscono tra di loro e non necessariamente portano allo sviluppo del disturbo. Una persona vulnerabile può non ammalarsi mai di depressione, se non capita qualcosa in grado di scatenare il disturbo e se ha relazioni buone e di supporto.

Il fattore scatenante è spesso qualche evento stressante o qualche tensione importante che turba la nostra vita e che è valutata in termini di perdita importante e non accettabile.

Si può trattare ad ed esempio di un evento negativo di perdita (un lutto, la fine di una relazione, la perdita del lavoro, etc.

) oppure di un evento positivo ma sempre valutato come perdita (la nascita di un figlio che “toglie libertà”, la laurea in cui si perde lo status di studente, etc.

) o la mancanza di eventi positivi per i quali ci si è impegnati tanto (non aver ricevuto una promozione).

Mentre è piuttosto semplice individuare la causa che ha scatenato un primo episodio depressivo, lo è molto difficile quando gli episodi aumentano.

Come uscire dalla depressione? Come curare e combattere la depressione?

La Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) ha dimostrato scientificamente una buona efficacia sia sui sintomi acuti che sulla ricorrenza. A volte è necessario associare la TCC ai farmaci antidepressivi o ai regolatori dell’umore, soprattutto nelle forme moderate-gravi.

L’associazione della Terapia Cognitivo-Comportamentale ed i farmaci aumentano l’efficacia della cura.

Nel corso della Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale la persona viene aiutata a prendere consapevolezza dei circoli viziosi che mantengono e aggravano la malattia e a liberarsene gradualmente attraverso la riattivazione del comportamento e l’acquisizione di modalità di pensiero e di comportamento più funzionali.

Inoltre, dal momento che la depressione è un disturbo ricorrente, la TCC prevede una particolare attenzione alla cura della vulnerabilità alla ricaduta. Per far questo utilizza anche specifici protocolli, come la Schema-Therapy, il lavoro sul Benessere Psicologico e la Mindfulness.

Gli altri disturbi depressivi

Oltre al disturbo depressivo maggiore (vedi sopra) esitono diversi disturbi depressivi diagnosticabili:

  • Il disturbo depressivo persistente (distimia)
  • Il disturbo disforico premestruale
  • Il disturbo depressivo indotto da sostanze/farmaci
  • Il disturbo depressivo dovuto ad altra condizione medica presente
  • Il disturbo depressivo con altra specificazione
  • Il disturbo depressivo senza specificazione

La caratteristica comune di tutti questi disturbi è la presenza di umore triste, vuoto o irritabile, accompagnato da modificazioni somatiche e cognitive che incidono in modo significativo sulla capacità di funzionamento dell’individuo.

Le differenze tra essi consistono nella durata, nella distribuzione temporale o nella presunta eziologia.

1Il disturbo depressivo persistente (distimia)

Il disturbo depressivo persistente o distimia rappresenta una forma di depressione più cronica in cui l’alterazione dell’umore ha una durata di almeno due anni, con la presenza dei sintomi tipici del disturbo depressivo maggiore.

Per ulteriori approfondimenti sulla distimia clicca qui

2Il disturbo disforico premestruale

Il disturbo disforico premestruale rappresenta una forma di disturbo depressiva specifica che comincia talvolta dopo l’ovulazione e si risolve entro pochi giorni dal ciclo mestruale e ha un marcato impatto sul funzionamento.

Le caratteristiche essenziali della manifestazione di questo disturbo sono la labilità dell’umore, l’irritabilità, la disforia e sintomi d’ansia che si verificano ripetutamente durante la fase premestruale del ciclo e vanno incontro a remissione intorno all’insorgenza delle mestruazioni o poco dopo. Questi sintomi possono essere accompagnati da sintomi comportamentali e fisici. In generale la sintomatologia ha un effetto negativo sul funzionamento lavorativo o sociale della persona.

3Depressione da farmaci e sostanze o da altra condizione medica

Il disturbo depressivo indotto da sostanze/farmaci o dovuto ad altra condizione medica, caratterizzato fenomeni simil-depressivi associati all’uso di sostanze di abuso o alcuni farmaci e alla presenza di alcune condizioni mediche generali.

Se hai bisogno di aiuto o un tuo familiare o amico ha bisogno di un consulto per una presunta depressione, puoi metterti in contatto oggi stesso con uno psicoterapeuta che si è specializzato presso una delle Scuole appartenenti alla rete dell’Associazione di Psicologia Cognitiva o della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, vicino a te:

SCEGLI UN TERAPEUTA

Se invece vuoi approfondire l’argomento sulla Depressione puoi continuare la lettura con:

  • La Depressione – Rainone A., Mancini F. in “Elementi di Psicoterapia Cognitiva”, a cura di Perdighe C., Mancini F. – Giovanni Fioriti Ed., 2010.
  • I disturbi depressivi: diagnosi e trattamenti efficaci – Rainone A., Giacobazzi D. in “Gli approcci cognitivi alla depressione”, a cura di Rainone A., Mancini F. – Franco Angeli, 2004.
  • La dimensione cognitiva dei disturbi dell’umore – Mancini F., Rainone A. in Trattato Italiano di Psichiatria, Terza Edizione, a cura di Cassano B.G., Tundo A., Elsevier Masson, 2008.
  • I sistemi cognitivi in interazione e la terapia cognitiva basata sulla mindfulness. Comprensione e cura della ricorrenza alla depressione – Rainone A., Lindaver P., Picone I. in “Gli approcci cognitivi alla depressione”, a cura di Rainone A., Mancini F. – FrancoAngeli, 2004

Источник: https://www.apc.it/disturbi/adulto/depressione/depressione-cause-sintomi-cura/

Gravidanza
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: