La depressione nelle donne: cosa succede nel rapporto di coppia e nei figli

Depressione nella coppia | Studio di Psicoterapia

La depressione nelle donne: cosa succede nel rapporto di coppia e nei figli

Uno studio di Janowsky e coll. , ipotizza che : “I sentimenti del partner non depresso verso quello depresso sono un insieme di rabbia per la stretta dipendenza che instaura, simpatia per la sofferenza del paziente ed occasionale senso di colpa per aver contribuito personalmente alla sua depressione…

Il partner “sano”, oltre la rabbia e ai sensi di colpa…… si rende conto di essere importante per l’altro e necessario alla soddisfazione dei suoi bisogni”.

Le posizioni di entrambi i partners sono molto delicate perché gli atteggiamenti dell'uno hanno inevitabilmente una grande influenza sullo stato dell'altro, così ogni decisione o gesto, da quello più quotidiano a quello più occasionale, rischia di perdere di spontaneità per evitare di compromettere l'equilibrio già precario che si è creato nella relazione. Entrambi rivestono un ruolo tanto più scomodo quanto è il loro peso nella vita di coppia (Santandrea, 2009).

All'interno della relazione il potere decisionale spesso non appartiene solamente a chi attivamente compie un'azione, ma anche a chi non la compie (quando invece potrebbe o dovrebbe) e finisce per adottare un atteggiamento passivo che però ha lo stesso valore e peso di quello dell'altro che, apparentemente, sembra essere quello più determinato o influente nella coppia.

Depressione e conflitti di coppia

Sembra infatti che ci sia un’ elevata correlazione tra disturbo depressivo e conflitti coniugali, nel senso che la persona depressa risulta essere particolarmente vulnerabile agli stress della vita di coppia.

Diversi studi hanno dimostrato l’alta incidenza della depressione tra individui sposati o divorziati: nelle donne si manifesta preferenzialmente durante il matrimonio, negli uomini dopo la separazione.

Quando in una coppia è presente un’alta conflittualità, essa potrebbe predisporre l’episodio depressivo o essere una conseguenza di questo ma, comunque, il disaccordo nella coppia viene esasperato dall’insorgere della depressione e viceversa.

A volte il conflitto generatosi è molto elevato ma non a tal punto da portare alla rottura che non è attuabile o perché c'è una situazione di bisogno del partner depresso che fa leva sul senso di protezione e accudimento dell'altro, o perché si è creato un equilibrio che, per quanto limitante, garantisce una forma di stabilità o per tutta una serie di motivi, interni o esterni alla coppia, che alimentano questo tipo di relazione. In questi casi, la sensazione di solitudine dovuta alla percezione che alcune parti di sé vengono rifiutate o mal tollerate dall'altro, è altrettanto dilagante e compromettente per il rapporto quanto il vissuto depressivo e diffonde un doloroso senso di inadeguatezza.

La depressione e l'incomprensione

La presenza di una forma di depressione all’interno della relazione di coppia, mette a dura prova entrambi i partners che spesso sentono, ognuno in modo diverso, la responsabilità dello “stato di salute” della relazione.

Infatti ogni partner cerca di impegnarsi, nella misura in cui gli è possibile, ad andare nella direzione dell’altro senza però riuscire a migliorare il rapporto.

L’assenza di risultati concreti, nonostante gli sforzi compiuti, costringe la coppia a confrontarsi costantemente con la propria impotenza e aumenta la percezione di ognuno di essere incompreso dall’altro, di non essere valorizzato nei tentativi compiuti per risollevare la situazione, di essere inadeguato.

La sensazione di avere un legame sempre più a rischio diventa pervasiva e incrementa ulteriormente la percezione di instabilità come in un circolo vizioso. L'emotività nella coppia diventa predominante e ogni episodio, apparentemente irrilevante, può diventare una costante fonte di litigio, disconferma, attacco, rifiuto…. seminando un continuo e insopportabile malessere.

La terapia di coppia della depressione

La terapia di coppia consente ai partners di canalizzare le proprie risorse nella direzione più utile, ristabilire un livello comunicativo intimo che eviti le incomprensioni e permetta ad ognuno di esprimere i propri vissuti in base alle proprie personali esigenze e possibilità e in base a ciò che ognuno è disposto ad offrire e condividere con l’altro.
Per entrambi i partner è molto faticoso sostenere sia la propria condizione che quella della coppia e molto spesso, uno spazio terapeutico in cui potersi liberare gradualmente di questi pesi, permette ad entrambi di recuperare quell'energia necessaria a riappropriarsi della propria integrità psicologica e fisica per cambiare direzione e districarsi da quella ragnatela che tiene bloccata la parte più vitale della persona e della coppia.

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Madre depressa e effetti sui figli

La depressione nelle donne: cosa succede nel rapporto di coppia e nei figli

In che modo la depressione di una mamma coinvolge il partner e i figli? La psicologa ci parla di cosa succede in famiglia quando una madre è depressa

La depressione è una psicopatologia che si può presentare nelle donne in seguito ad una gravidanza. Molto spesso è una condizione preesistente che tende e manifestarsi al termine del periodo gestazionale.

L’esordio di episodi depressivi può essere antecedente o legato a fattori di familiarità con uno dei genitori.

Il cervello femminile è anche condizionato, secondo alcuni scienziati, tra cui Louann Brizendine, da fattori ormonali che inducono cambiamenti notevoli nel suo umore.

Che cos’è la depressione?

E’ un disturbo dell’umore caratterizzato da apatia, disinteresse, sensazione di vuoto, inibizione ideativo-verbale, rallentamento motorio, tristezza continua, stanchezza e mancanza di energia o cattivo umore e irritabilità, ansia.

La patologia si manifesta per un periodo continuativo tanto da divenire una condizione frequente e non riguarda situazioni ‘naturali’ come un lutto, un evento spiacevole o particolarmente stressante per i quali l’umore depresso è una conseguenza normale.

Il vissuto di depressione è necessario per elaborare alcune situazioni poiché ne definisce il distacco e permette di superare l’evento. In altre occasioni, invece, la condizione psicologica diviene un vero e proprio status psicologico tanto da persistere nel tempo.

Perché colpisce le donne?

Louann Brizedine (2007) sostiene una tesi neuroscientifica secondo la quale gli estrogeni, il progesterone, il testosterone, l’ossitocina, il cortisolo, la vasopressina, il dhea, l’androstenedione, l’allopregnenolone sono ormoni liberati durante le diverse fasi di crescita della donna e condizionano inevitabilmente il suo stato d’animo.

La capacità di stabilire legami di amicizia profonda, l’abilità nel risolvere e quietare i conflitti come anche la maggiore abilità verbale, a differenza dei maschi, dipende dalla conformazione cerebrale.

È quindi ovvio che la fase fetale, l’infanzia, la pubertà, la maturità sessuale, la gravidanza, l’allattamento, la cura dei figli, la perimenopausa, la menopausa e la postmenopausa siano fortemente legate alla presenza o meno di questi ormoni.

Più nello specifico durante la gravidanza vi è un forte aumento del progesterone e degli estrogeni e la donna è portata ad avere maggiore interesse per la casa e il mantenimento della famiglia, sviluppando meno interesse per la carriera e il successo. Questi ormoni hanno la capacità di inibire i circuiti cerebrali dello stress e di sedare il cervello.

L’allattamento al seno è caratterizzato, invece, dalla produzione di ossitocina e prolattina due ormoni che portano la donna ad essere più sensibile ponendola al servizio delle ‘cure materne’. In tale frangente, la donna ha meno interesse per la sessualità e tende a proteggere la prole.

Allo stesso tempo, durante la crescita dei figli, la mamma sviluppa una maggiore preoccupazione per i piccoli e produce una maggiore attività dei circuiti cerebrali dello stress, dell’ansia e dei legami affettivi.

È quindi evidente che un calo di questi ormoni produce uno scompenso psicofisico non indifferente.

In che modo è coinvolto anche il partner?

Uno dei sintomi principali della depressione è l’anedonia ossia l’incapacità da parte del soggetto di provare piacere per le attività che generalmente potrebbero essere gratificanti come dormire, mangiare, porsi in relazione e avere desiderio di intraprendere un rapporto sessuale.

Ciò determina un ritiro graduale nei confronti delle attività che coinvolgono anche l’altro, il partner nelle specifico, escludendolo da contatti e approcci di tipo affettivo. Ciò induce all’indifferenza avvertita con sofferenza dal compagno che ha invece voglia di avvicinarsi e interagire.

La relazione subisce quindi una grave deflessione che a lungo andare porta all’insoddisfazione e di conseguenza alla separazione.

All’inizio la situazione suscita una reazione di rabbia che poi si trasforma in accuse persistenti e pesanti a lungo andare insopportabili.

È chiaro che il partner depresso tenderà a difendersi incolpando l’altro di non comprendere, ma soprattutto comunicandogli la mancanza di amore nei suoi confronti.

È così che le relazioni falliscono dato che ognuno considera sul piano personale l’accaduto senza riuscire ad essere obiettivo.

Vivere con una persona con problemi di umore, convivere una persona con problemi di carattere emotivo non è semplice e a volte si rimane impigliati in dinamiche contorte dalle quale è difficile uscirne. Anche in questo caso è bene rivolgersi ad una persona competente che possa intervenire e seguire la coppia in un percorso di guarigione costruttivo e risolutivo.

Cosa succede in famiglia e nel rapporto con i bambini

La depressione non è una condizione da sottovalutare poiché nel tempo potrebbe trasformarsi in una forma grave malattia. È quindi importante parlarne e intervenire in tempo.

La trasmissione intergenerazionale esplicita che il disturbo precoce in ambito infantile può essere collegato alla presenza di una psicopatologia nel caregiver ossia del genitore che si prende cura del bambino.

Col tempo un umore depresso tende ad influire sulla relazione madre-bambino in maniera profonda. In effetti, succede che l’assenza di stimoli o di energia vitale che la madre trasmette privi il piccolo di affetto e soddisfazione dei bisogni primari.

È ormai noto che non ha soltanto necessità di nutrirsi ma anche di avvertire il contatto che gli permette di sostenere il suo sviluppo psicologico attraverso attenzioni, scambi affettivi, eloqui, coccole e abbracci.

Se il bambino non riceve tutto questo, anche lui avvertirà assenze e mancanze sul piano affettivo e relazionale.

Capita sovente che smetta di sorridere, di soddisfare i propri bisogni ponendo in primo piano quello degli altri e creando ciò che Winnicott considera il ‘falso sé’, ossia qualcosa che non corrisponde al reale modo di essere dell’individuo ma che lo stesso utilizza per rapportarsi agli altri.

Il suo vivere rispecchia un senso di inutilità soggettiva, un vuoto, di non esistenza. Alcuni studi (Archives of General Psychiatry) hanno anche riferito che la depressione materna può comportare la presenza di disturbi comportamentali e antisociali nel bambino.

Se la mamma non ha la forza di alzarsi dal letto, se presenta un disturbo depressivo dopo il parto e negli anni seguenti è chiaro che l’infanzia del bambino è trascurata. A sua volta il piccolo manifesterà il suo disagio con la depressione o mettendo in atto comportamenti disturbati come espressione del suo disagio interiore.

Un bimbo con una madre depressa ha più difficoltà degli altri a relazionarsi, è più sensibile, introverso, ritroso, ride poco o per niente e difficilmente giocherà e sarà coinvolto nelle performance del gruppo-classe.

Il suo stare al mondo è uno stare ‘faticoso’, con emozioni carenti e difficili da esperire, con assenza di mimica ed espressioni facciali, distante dal mondo reale e perso nel suo.

La farmacoterapia, spesso utile in questi casi, può essere d’ausilio e di supporto ad un intervento psicoterapico rivolto sia alla mamma che al bambino stesso.

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Essere lasciati e ammalarsi. Quando la separazione diventa disturbo

La depressione nelle donne: cosa succede nel rapporto di coppia e nei figli

La sofferenza emotiva dovuta all’interruzione di un rapporto di coppia, a seguito di separazione, abbandono o tradimento, costituisce uno dei fattori scatenanti più diffusi di disturbi psicologici che spesso viene trascurato o minimizzato dall’ambiente circostante di chi vive – o subisce – tali situazione.

Sebbene il dolore psichico legato alla normale elaborazione del lutto sia presente in ogni vicenda di perdita relazionale, può succedere che questa sofferenza assuma le caratteristiche disturbanti e invalidanti tipiche di una vera e propria condizione psicopatologica.

Vissuti di tristezza, senso di vuoto, perdita d’interesse o di piacere, sonno disturbato, inappetenza, stanchezza cronica, sentimenti di autosvalutazione o di colpa ricorrenti, difficoltà a lavorare, agitazione, irritabilità, tensioni muscolari, sensazioni di ottundimento, mal di testa ricorrenti, gastriti, coliti e quant’altro sono tutti sintomi che, se perdurano nel tempo, rischiano di condurre a veri e propri disturbi d’ansia o a quadri depressivi.

Da una lettera inviata a un quotidiano locale…

Sono una romantica, una che si commuove guardando un film d’amore e che ha sempre creduto che esistesse per tutti l’altra metà della mela ossia la persona giusta venuta al mondo solo per te e che il destino ti farà comunque incontrare.

Scrivo poesie, ho un carattere dolce, sono molto femminile e non sopporto il femminismo. Sono una romantica o forse lo ero perché a 42 anni ho avuto una di quelle delusioni che anche una donna ottimista e innamorata dell’amore come me fanno vacillare.

Dopo dodici anni di convivenza e 15 di fidanzamento il mio uomo mi ha lasciata. Non ho parole per descrivere il dolore che mi sta torturando e all’inizio pensavo quasi d’impazzire.

Ma come è possibile, mi sono chiesta, cosa ho sbagliato? Lui dice che in realtà non ho sbagliato niente ma che il nostro rapporto era stanco, che non se la sentiva di continuare perché a 40 anni non ci dobbiamo accontentare.

Io però non mi accontentavo, anzi, ero al settimo cielo perché quest’uomo mi sembrava appunto la metà della mela, trovata dopo un’adolescenza difficile e malinconica e anni di solitudine.

Forse avrei dovuto capire che qualcosa non andava perché lui nonostante ormai avessimo l’età per farlo continuava a rimandare la decisione di fare figli e anche di sposarsi. Stiamo bene così io e te, diceva, e un figlio avevo paura che non essendo voluto pienamente anche da lui potesse rovinare tutto. Invece si è rovinato tutto lo stesso e ora io piango davanti al film triste della mia vita. A 42 anni il mio romanticismo barcolla: troverò un’altra metà della mela? farò in tempo ad avere un bambino? fonte http://iltirreno.gelocal.it/livorno

Questo racconto mette in luce come l’interruzione di un rapporto di coppia, fortemente investito sul piano affettivo e progettuale, ricada sull’identità della persona che subisce la fine della relazione.

“Non sono più quella che ero”, “penso di impazzire”, “ho sbagliato tutto”, “non avevo capito”, “avrò un futuro?”, “tornerò me stessa?”.

Sono queste i pensieri e le domande che ricorrono in tali situazioni e che possono, talvolta, trasformarsi in vere e proprie ossessioni che sembrano non avere vie d’uscita.

Fattori di rischio clinico

L’esperienza clinica ci mostra che vi sono alcuni fattori di rischio rispetto all’evoluzione e all’esito della normale sofferenza emotiva legata alla perdita della persona amata: la modalità di conclusione del rapporto; le dinamiche relazionali che, nel tempo, si sono create all’interno della coppia e le caratteristiche di personalità della persona che subisce la perdita. Vediamole nel dettaglio per poterle conoscere e riconoscere tempestivamente.

Modalità di conclusione del rapporto.

La consapevolezza di una condizione di crisi della coppia, pur arrecando sofferenza per un possibile esito incerto o non voluto, può ridurre l’impatto emotivo della perdita quando questa si realizza.

Al contrario, quando l’evento è improvviso e inaspettato può avere effetti maggiormente dolorosi poiché la persona subisce impotente il crollo dei propri investimenti affettivi.

Questa situazione può connotarsi come “evento traumatico” e far evolvere la fisiologica sofferenza emotiva in una condizione clinica, con modalità simili alla risposta psicologica al trauma (rimozione/negazione dei vissuti legati all’evento – progressiva consapevolezza in una fase successiva – dolore e disperazione).

Dinamiche relazionali della coppia.

La scelta del partner e il mantenimento della relazione di coppia sono processi emotivo-relazionali molto complessi che attivano, in ciascuno di noi, dinamiche psicologiche profonde.

La sensazione di “essere completi”, vissuta quando il rapporto funziona, può essere l’esito della soddisfazione – o della compensazione spesso inconscia – di bisogni arcaici che non hanno trovato risposta in altre relazioni significative.

Succede, ad esempio, che il partner soddisfi un bisogno di protezione rispetto ad aree di fragilità emotiva oppure che sia fonte di vitalità nei confronti di caratteristiche personali tendenzialmente inibite o introverse.

Quando la relazione di coppia si costruisce intorno a queste dinamiche, l’interruzione del rapporto può rappresentare la perdita di un importante supporto alla propria personalità e condurre ad un crollo dell’autostima.

Caratteristiche di personalità.

Le caratteristiche di personalità assumono una grande importanza rispetto a come viene vissuta e affrontata la fine di una relazione di coppia. Un fattore di rischio legato alle caratteristiche personali riguarda l’area della dipendenza.

La possibilità di dipendere da una persona significativa è parte di ogni rapporto equilibrato e soddisfacente e si parla di interdipendenza quando viene mantenuta una dimensione di reciprocità e di riconoscimento di sé stessi e dell’altro come persone distinte, con bisogni, aspirazioni e desideri propri.

Può succedere, tuttavia, che in un rapporto la dimensione della dipendenza assuma un carattere dominante ed esclusivo: l’altro diventa d’importanza vitale per la soddisfazione di ogni bisogno emotivo e, talvolta, anche pratico-materiale.

In questi casi, l’elaborazione del lutto legato alla perdita/separazione può essere lungo e doloroso e maggiormente a rischio di evolvere in sintomi clinici.

Cosa fare quando accade la fine di una relazione di coppia?

Come in tutte le situazioni di fisiologica sofferenza emotiva che eventi di vita particolarmente critici possono suscitare in noi, anche l’interruzione o la fine di una relazione di coppia può avere un impatto destabilizzante la cui intensità e durata variano a seconda della personalità e della storia di ciascuno e in base alle caratteristiche specifiche del rapporto di coppia (modalità relazionali, investimenti affettivi reciproci, progetti condivisi).

Per chi vive, o subisce, la conclusione di un rapporto è importante acquisire consapevolezza di questi aspetti, al fine di elaborare il lutto connesso alla perdita ed, eventualmente, interrompere potenziali meccanismi di ripetizione involontaria di situazioni traumatiche o fallimentari.

Per avere il parere di uno specialista, contatta il Centro Clinico di Psicologia di Monza al numero di telefono 039/9416276 oppure manda una mail a info@centropsicologiamonza.it

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La Depressione Maggiore: cause, sintomi e come uscirne – APC

La depressione nelle donne: cosa succede nel rapporto di coppia e nei figli

La depressione è un disturbo dell’umore molto diffuso. Ne soffrono circa 15 persone su 100. Si calcola che su 6 neonati, almeno uno soffrirà di depressione durante la sua vita.

I sintomi della depressione possono colpire chiunque a qualunque età, ma è più frequente tra i 25 e i 44 anni di età ed è due volte più comune nelle donne adolescenti e adulte, mentre le bambine e i bambini sembrano soffrirne in egual misura.

Tutti abbiamo avuto l’esperienza di una giornata storta, in cui siamo giù di corda, tristi, più irritabili del solito e “ci sentiamo un po’ depressi”. Molto probabilmente non si tratta di un disturbo depressivo, ma di un calo d’umore passeggero.

La depressione clinica, o maggiore, invece, presenta molti altri sintomi e si prolunga nel tempo.

Quali sono i sintomi fisici e mentali della depressione?

Per essere diagnosticata la depressione maggiore i sintomi che devono essere presenti sono riportati di seguito.

Almeno uno dei due criteri tra:

  • Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni (la persona si sente triste, vuota, disperata, oppure tende al pianto e alla lamentazione).
  • Marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte o quasi tutte le attività che prima interessavano e davano piacere. Molto frequentemente si presentano l’anedonia (stanchezza, affaticamento, mancanza di energie) e la demotivazione.

Almeno tre dei seguenti criteri:

  • Aumento o una diminuzione significative dell’appetito e quindi del peso corporeo senza essere a dieta.
  • Insonnia o ipersonnia quasi tutti i giorni.
  • Rallentamento o agitazione psicomotori.
  • Disturbi del sonno (dorme di più o di meno o si sveglia spesso durante la notte o non riesce ad addormentarsi o si sveglia precocemente).
  • Faticabilità o mancanza di energia.
  • Ridotta capacità di pensare o di concentrarsi, mantenere l’attenzione e prendere decisioni.
  • Pensieri ricorrenti di morte o di suicidio, che possono andare da un vago senso di morte e desiderio di morire fino all’intenzione di farla finita con una vera e propria pianificazione e tentativi di suicidio.

Il sintomo soggettivo prevalente è la sensazione di essere inutile, negativo o continuamente colpevole che può arrivare all’odio verso di sé

La caratteristica principale dei sintomi depressivi è la pervasività: sono presenti tutti i giorni per quasi tutto il giorno per almeno 15 giorni, causando un disagio clinico significativo e compromettono il normale funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree importanti per la persona.

“Sembra tutto così impossibile, senza speranza” disse Karen. Abbassò lo sguardo verso le mani, dai suoi occhi presero a scendere le lacrime.

“Al mattino faccio fatica ad alzarmi: punto la sveglia, ma non ho nessuna voglia di trascinarmi fuori dal letto. All’idea di andare al lavoro mi sento morire. Non mi aspetto niente dalla giornata che sta per iniziare.

Mi ritrovo a piangere senza motivo, vorrei solo poter tornare a dormire, per sempre.”

“Come sconfiggere la depressione”, Robert L. Leahy, Raffaello Cortina Editore

Come si manifesta la depressione?

Chi ne soffre ha un umore depresso per la maggior parte del giorno per più giorni di seguito e non riesce più a provare interesse e piacere nelle attività che prima lo interessavano e lo facevano stare bene.

Si sente giù e/o irritabile, stanco, ha pensieri negativi, e spesso sente la vita come dolorosa e senza senso (“dolore del vivere”), senza speranza, senza poteri né risorse, completamente impotente.

Mancano le energie per fare qualsiasi attività, fisica e mentale e niente sembra più interessare né in grado di dare piacere.

Si guarda la propria vita e tutto appare un fallimento, un susseguirsi di perdite di cui spesso ci si sente colpevoli.

Oppure si è convinti che la colpa sia degli altri, della vita, della sfortuna e ci si sente arrabbiati con tutto e tutti e si arriva a farsi terra bruciata intorno.

L’isolamento è cercato e sofferto, e appare inevitabile.

E’ raro che una persona depressa abbia contemporaneamente tutti i sintomi riportati sopra, ma se soffre quotidianamente dei primi due sintomi su descritti e di almeno altri tre tra quelli indicati nella sezione “depressione sintomi” è molto probabile che abbia un disturbo depressivo.

Spesso la depressione si associa ad altri disturbi, sia psicologici (frequentemente di ansia) sia medici.

In questi casi la persona si deprime per il fatto di avere un disturbo psicologico o medico.

25 persone su 100 che soffrono di un disturbo organico, come il diabete, la cardiopatia, l’HIV, l’invalidità corporea, fino ad arrivare ai casi di malattie terminali, si ammalano anche di depressione.

Purtroppo la depressione può portare ad un aggravamento ulteriore, dato che quando si è depressi si ha difficoltà a collaborare alla cura, perché ci si sente affaticati, sfiduciati, impotenti e si ha una scarsa fiducia di migliorare.

Inoltre, la depressione può complicare la cura anche per le conseguenze negative che può avere sul sistema immunitario e sulla qualità di vita già compromessa dalla malattia medica.

Depressione e suicidio: quali possono essere le conseguenze di una depressione cronica?

La depressione è un disturbo spesso ricorrente e cronico.

Chi si ammala di depressione può facilmente soffrirne più volte nell’arco della vita.

Mentre nei primi episodi l’evento scatenante è facilmente individuabile in un evento esterno che la persona valuta e sente come perdita importante e inaccettabile, nelle ricadute successive gli eventi scatenanti sono difficilmente individuabili perché spesso si tratta di eventi “interni” all’individuo come un normale abbassamento dell’umore, che per chi è stato depresso già diverse volte è preoccupante e segnale di ricaduta.

Il disturbo depressivo può portare a gravi compromissioni nella vita di chi ne soffre. Non si riesce più a lavorare o a studiare, a iniziare e mantenere relazioni sociali e affettive, a provare piacere e interesse nelle attività.

Più giovane è la persona colpita, più le compromissioni saranno gravi di conseguenza. Per esempio un adolescente depresso non riesce a studiare e ad avere relazioni, e quindi non riesce a costruire i mattoni su cui costruire il proprio futuro.

15 persone su 100 che soffrono di depressione clinica grave muoiono per suicidio.

Depressione: quali sono le cause

Come per altri disturbi psichiatrici non c’è ancora una letteratura sufficientemente robusta e condivisa sulle cause del disturbo. Per spiegarle si fa di solito ricorso a modelli di tipo bio-psico-sociali.

In generale, si può dire che cause della malattia sono molteplici e diverse da persona a persona (ereditarietà, ambiente sociale, relazioni affettive precoci, avere un caregiver depresso, lutti familiari, problemi di lavoro, relazionali, etc.).

Le ricerche hanno scoperto due cause principali:

  • il fattore biologico, per cui alcuni hanno una maggiore predisposizione genetica verso questa malattia;
  • il fattore psicologico, per cui le nostre esperienze (particolarmente quelle infantili) possono portare ad una maggiore vulnerabilità acquisita alla malattia.

La vulnerabilità biologica e quella psicologica interagiscono tra di loro e non necessariamente portano allo sviluppo del disturbo. Una persona vulnerabile può non ammalarsi mai di depressione, se non capita qualcosa in grado di scatenare il disturbo e se ha relazioni buone e di supporto.

Il fattore scatenante è spesso qualche evento stressante o qualche tensione importante che turba la nostra vita e che è valutata in termini di perdita importante e non accettabile.

Si può trattare ad ed esempio di un evento negativo di perdita (un lutto, la fine di una relazione, la perdita del lavoro, etc.

) oppure di un evento positivo ma sempre valutato come perdita (la nascita di un figlio che “toglie libertà”, la laurea in cui si perde lo status di studente, etc.

) o la mancanza di eventi positivi per i quali ci si è impegnati tanto (non aver ricevuto una promozione).

Mentre è piuttosto semplice individuare la causa che ha scatenato un primo episodio depressivo, lo è molto difficile quando gli episodi aumentano.

Come uscire dalla depressione? Come curare e combattere la depressione?

La Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) ha dimostrato scientificamente una buona efficacia sia sui sintomi acuti che sulla ricorrenza. A volte è necessario associare la TCC ai farmaci antidepressivi o ai regolatori dell’umore, soprattutto nelle forme moderate-gravi.

L’associazione della Terapia Cognitivo-Comportamentale ed i farmaci aumentano l’efficacia della cura.

Nel corso della Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale la persona viene aiutata a prendere consapevolezza dei circoli viziosi che mantengono e aggravano la malattia e a liberarsene gradualmente attraverso la riattivazione del comportamento e l’acquisizione di modalità di pensiero e di comportamento più funzionali.

Inoltre, dal momento che la depressione è un disturbo ricorrente, la TCC prevede una particolare attenzione alla cura della vulnerabilità alla ricaduta. Per far questo utilizza anche specifici protocolli, come la Schema-Therapy, il lavoro sul Benessere Psicologico e la Mindfulness.

Gli altri disturbi depressivi

Oltre al disturbo depressivo maggiore (vedi sopra) esitono diversi disturbi depressivi diagnosticabili:

  • Il disturbo depressivo persistente (distimia)
  • Il disturbo disforico premestruale
  • Il disturbo depressivo indotto da sostanze/farmaci
  • Il disturbo depressivo dovuto ad altra condizione medica presente
  • Il disturbo depressivo con altra specificazione
  • Il disturbo depressivo senza specificazione

La caratteristica comune di tutti questi disturbi è la presenza di umore triste, vuoto o irritabile, accompagnato da modificazioni somatiche e cognitive che incidono in modo significativo sulla capacità di funzionamento dell’individuo.

Le differenze tra essi consistono nella durata, nella distribuzione temporale o nella presunta eziologia.

1Il disturbo depressivo persistente (distimia)

Il disturbo depressivo persistente o distimia rappresenta una forma di depressione più cronica in cui l’alterazione dell’umore ha una durata di almeno due anni, con la presenza dei sintomi tipici del disturbo depressivo maggiore.

Per ulteriori approfondimenti sulla distimia clicca qui

2Il disturbo disforico premestruale

Il disturbo disforico premestruale rappresenta una forma di disturbo depressiva specifica che comincia talvolta dopo l’ovulazione e si risolve entro pochi giorni dal ciclo mestruale e ha un marcato impatto sul funzionamento.

Le caratteristiche essenziali della manifestazione di questo disturbo sono la labilità dell’umore, l’irritabilità, la disforia e sintomi d’ansia che si verificano ripetutamente durante la fase premestruale del ciclo e vanno incontro a remissione intorno all’insorgenza delle mestruazioni o poco dopo. Questi sintomi possono essere accompagnati da sintomi comportamentali e fisici. In generale la sintomatologia ha un effetto negativo sul funzionamento lavorativo o sociale della persona.

3Depressione da farmaci e sostanze o da altra condizione medica

Il disturbo depressivo indotto da sostanze/farmaci o dovuto ad altra condizione medica, caratterizzato fenomeni simil-depressivi associati all’uso di sostanze di abuso o alcuni farmaci e alla presenza di alcune condizioni mediche generali.

Se hai bisogno di aiuto o un tuo familiare o amico ha bisogno di un consulto per una presunta depressione, puoi metterti in contatto oggi stesso con uno psicoterapeuta che si è specializzato presso una delle Scuole appartenenti alla rete dell’Associazione di Psicologia Cognitiva o della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, vicino a te:

SCEGLI UN TERAPEUTA

Se invece vuoi approfondire l’argomento sulla Depressione puoi continuare la lettura con:

  • La Depressione – Rainone A., Mancini F. in “Elementi di Psicoterapia Cognitiva”, a cura di Perdighe C., Mancini F. – Giovanni Fioriti Ed., 2010.
  • I disturbi depressivi: diagnosi e trattamenti efficaci – Rainone A., Giacobazzi D. in “Gli approcci cognitivi alla depressione”, a cura di Rainone A., Mancini F. – Franco Angeli, 2004.
  • La dimensione cognitiva dei disturbi dell’umore – Mancini F., Rainone A. in Trattato Italiano di Psichiatria, Terza Edizione, a cura di Cassano B.G., Tundo A., Elsevier Masson, 2008.
  • I sistemi cognitivi in interazione e la terapia cognitiva basata sulla mindfulness. Comprensione e cura della ricorrenza alla depressione – Rainone A., Lindaver P., Picone I. in “Gli approcci cognitivi alla depressione”, a cura di Rainone A., Mancini F. – FrancoAngeli, 2004

Источник: https://www.apc.it/disturbi/adulto/depressione/depressione-cause-sintomi-cura/

Covid & depressione: come cambia la vita di coppia e la sessualità

La depressione nelle donne: cosa succede nel rapporto di coppia e nei figli

Quando la vita smarrisce i suoi colori e profumi per diventare in bianco e nero o color buio, tutto si fa con fatica, anche respirare, vivere e persino amare.

Il male oscuro (la depressione) porta con sé disagi e guai, maltratta e ricatta, obbli-gando chi la ospita a cedere a lei. La conseguenza di questo patto silente di infelicità da vita a una nuova coppia: una vittima e un ostaggio, l’ammalato e il suo partner.

La depressione si manifesta in vari modi: può trattarsi di una depressione maggiore, con un corteo di sintomi marcatamente visibili, o mascherata, non facilmente identifi-cabile a occhio nudo.

Quando uno dei protagonisti della coppia è depresso, anche la coppia si ammala

Il partner ammalato, a volte, è consapevole di vivere imbrigliato nelle maglie della depressione, altre volte no; ma il risultato non cambia. Gli manca la forza per attivare un cambiamento, per chiedere aiuto e andare un consultazione.

Rimane immobile, inerme; affaticato e affranto da un peso così grande.

La depressione invade tutti gli ambiti della vita: il quotidiano, l’intimità, il dialogo con il partner, la sessualità, il rapporto con il cibo e con il sonno. Invade il giorno e anche la notte. Il male oscuro deraglia e sconfina sino a distruggere tutto quello che di buono incontra sul suo cammino.

La luce si fa sempre più fioca. Tutto inizia a cambiare, dalla vita di coppia sino a una seria compromissione della vita sessuale. Nel partner depresso, il desiderio sessuale è la prima cosa che scompare, e l’ultima che riappare.

Il partner sano, talvolta, non comprende, si disorienta, non si spiega perché se tutto procede apparentemente bene, in realtà tutto va alla deriva.

Altre volte, pur tentando di resistere alle intemperie dell’infelicità altrui, la fa propria e viene invischiato da questo grigiore del cuore. Si sente impotente di fronte a una sofferenza così intensa.

Parla, si impegna, fa di tutto affinché il coniuge depresso possa andare in consultazione o in terapia, ma lui, nel buio più profondo, rimane im-mobile.

Spaventato, asserragliato nel suo silenzio e mal di vivere.

Dal partner stampella (o crocerossina) al partner in fuga

Nel mare magnum della depressione accade di tutto. La vita intima si estingue e re-gna quel torpore talmente denso e pesante da impedire di vivere e di sorridere.

In una prima fase il partner sano viene rapito da un’identificazione nel partner che soffre: scatta la volontà (e il bisogno per gli efferati sensi di colpa) di farsi carico del suo male di vivere. Il partner si fa stampella, crocerossina, oppure indossa un metafo-rico camice e tenta di diventare uno psicologo amatoriale, sottostimando i rischi cor-relati a un ruolo così faticoso.

In un secondo momento, a seguito dell’immobilismo prolungato e della deriva della vita di coppia (emotiva e sessuale) e della famiglia, subentrano sentimenti cocenti come rabbia, frustrazione, senso di ribellione e di colpa, oltre che un sentimento schiacciante di impotenza.

Il partner depresso si trincera dentro e dietro un silenzio difensivo. Si sente assediato, scappa, si ritrae, si difende dalla vita e dal partner. Non è interessato alla guarigione, alla vita e tantomeno all’eros.

Abbassa la saracinesca rispetto al suo mondo interiore: non permette a nessuno, nem-meno a sé stesso, un possibile accesso alle emozioni così accuratamente tacitate.

Il dolore psichico impedisce di vivere, di gioire delle cose semplici e delle cose grandi, tarpa le ali al futuro e lo rende nebuloso e lontano. Non accede, inoltre, alla dimensione dello scambio, del dialogo e dell’intimità.

Il partner depresso, e dall’altra parte il partner sano, toccano con mano la loro incapa-cità di rendere felice chi amano.

Il partner sano alterna desideri di accudimento e desideri di fuga, allo stesso mo-mento. Si sente continuamente sotto pressione e anche profondamente messo in di-scussione.

Sente la responsabilità emotiva della coppia e della famiglia, e non sa come comportarsi.

Ha paura di venire contaminato da questo mal di vivere, e teme a sua volta per la propria qualità di vita e per quella dei suoi figli (quando sono pre-senti).

La sessualità nel paziente depresso

La sessualità nel paziente depresso, e di conseguenza nel partner sano, è spesso zop-picante, sino ad estinguersi del tutto. La depressione porta con sé un disinvestimento emotivo, uno scarso interesse per tutto ciò che è vita, che è eros.

A volte, le terapie farmacologiche, assolutamente indispensabili per aiutare il pa-ziente ammalato, possono disturbare la risposta sessuale, già disturbata di suo. Questo accade soprattutto quando la sessualità del paziente ha uno storico disfunzionale.

Nella donna, solitamente, a causa della depressione si manifesta un importante calo del desiderio sessuale che può sfociare in un’anorgasmia; questa disfunzione sessuale può essere assoluta o coitale (mancanza di orgasmo durante il rapporto sessuale), op-pure in un’alterazione del vissuto orgasmico.

Può anche capitare che la donna prenda parte al rapporto sessuale, pur di accontentare il partner, senza però manifestare entusiasmo e coinvolgimento profondo.

Nel caso dell’uomo, invece, il rischio più grande che la deflessione del tono dell’umore porta con sé è la possibile presenza di disfunzioni sessuali invalidanti come il calo del desiderio sessuale, il deficit erettivo e il marcato ritardo (o man-canza) di orgasmo ed eiaculazione, che contribuiscono a rinforzare ulteriormente il quadro depressivo.

Diagnosi differenziale

Un distinguo diagnostico da dover fare quando si analizza una coppia formata da un partner depresso e da uno sano è comprendere se la depressione di un partner è con-seguenza della disfunzionalità del rapporto di coppia oppure la disfunzionalità del rapporto di coppia è data dalla depressione del partner.

La diagnosi differenziale diventa il punto da cui partire per poter comprendere come aiutare questi coniugi che nel tempo sono diventati tiepidi, annoiati e insoddisfatti, a rischio di crisi individuale, di coppia e di vita.

La coppia, luogo dell’intimità e dello scambio emotivo ed energetico, si spopola di nutrimento affettivo e diventa aridità e deserto del cuore e dei sensi.

Senza cura, la coppia diventa ogni giorno più triste, più amara, più buia. Il partner sano viene fagocitato dal partner depresso, i confini si fondono e si confondono e l’effetto domino purtroppo diventa inevitabile.

Il dramma più grande di un amore infelice è far credere ai protagonisti di essere quel dramma, quel male, quell’infelicità. Abitare a lungo dentro un legame ammalato fa ammalare anche il partner sano e contagia i figli.

Evitare che passino i mesi e talvolta gli anni senza diagnosi e senza cura, è l’unica strategia salva vita e salva coppia.

Il grado di devastazione che regala la depressione di un partner all’altro partner è di-rettamente proporzionale agli anni di infelicità.

*Valeria Randone è psicologa, specialista in sessuologia clinica a Catania e Milano

Il sesso al tempo di Covid-19

di Valeria Randone* 31 Gennaio 2021

www.valeriarandone.it

Источник: https://www.repubblica.it/salute/2021/02/22/news/uno_dei_due_e_depresso_vita_di_coppia_e_sessualita_in_presenza_del_male_oscuro_-287722271/

Gravidanza
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