La depressione nei bambini

Depressione nei bambini

La depressione nei bambini

La psicologa ci parla della depressione nei bambini, quali sono gli indicatori a cui i genitori devono far caso. Come si manifesta la depressione infantile, quali sono le cause e come è possibile intervenire

La qualità dellarelazione tra madre e bambino è fondamentale per una corretta crescita e per prevenire qualsiasi malessere attinente alla sfera affettiva. L’elemento cardine del disturbo depressivo, con insorgenza in età precoce, è strettamente collegato a questo legame.

Difatti, diversi studi hanno stabilito e confermato quanto lo scambio di affettività e comunicazione tra i due, non solo in termini di gratificazione verbale ma anche di contatto corporeo, e la loro costanza nel tempo, siano importanti per lo sviluppo emotivo.

La presenza di questi elementi favorisce un processo di sviluppo sano e naturale a differenza di ciò che avviene se, nell’arco dell’infanzia, il bambino viene separato dalla figura di accudimento condizione che, se si protrae nel tempo, comporterebbe da parte dell’infante una “rinuncia” alla relazione. Nel caso in cui il piccolo viene allontanato dalla mamma, è facile poter distinguere delle reazioni specifiche che si suddividono in fasi: una prima di protesta, seguita da una di disperazione e una di distacco (Bowlby, 1979).

Durante la prima, cioè quando avviene l’allontanamento, il bambino piange, si agita e tenta di avere in tutti i modi i genitori vicino, ma dopo i primi due o tre giorni le manifestazioni acute si attenuano e entra nella fase della disperazione durante la quale si rifiuta di mangiare, è inattivo, resta chiuso in se stesso e non chiede nulla a chi gli sta attorno come se stesse attraversando un vero e proprio lutto. Nella fase del distacco la distanza emotiva del piccolo dalla madre è evidente e in questo frangente, se dovesse rivederla, potrebbe anche non riconoscerla o evitarla.

Allo stesso tempo accetta le cure di chi gli sta attorno e più spesso strilla o piange (Marcelli, Braconnier, 1996).

Bisogna naturalmente distinguere uno stato di sofferenza da uno di depressione: nella condizione di dolore, il bambino può esprimere emozioni di rabbia, di collera, evitamento e rifiuto che sono necessari anche per favorire un proprio processo di individuazione e che risulta ben distinguibile da una condizione depressiva che è conseguente, invece, ad una perdita della situazione di benessere derivante dalla relazione con l’oggetto che fino a quel momento l’ha soddisfatta. La persistenza di una sofferenza induce una collera intensa che non può essere riversata e, di contro, accresce il sentimento di impotenza, comportando una reazione depressiva.

Le pulsioni aggressive (derivanti dall’emozione della rabbia), con annessa l’impossibilità di esprimerle da parte del soggetto, e il vissuto legato ad esperienze di separazione o perdita nel passato remoto sono prodromici alla manifestazione dei processi depressivi.

Quali sono gli indicatori a cui i genitori o gli adulti devono far caso?

La depressione nel neonato e nel bambino piccolo (24/30 mesi)

Oltre agli indicatori forniti da Bowlby anche Spitz osserva nel bambino dei comportamenti specifici in assenza di cure materne: prima un piagnucolare e poi un ritirarsi per divenire indifferente a ciò che lo circonda, parla cioè di vera e propria “depressione anaclitica” nella quale il piccolo diventa inerte, isolato, anaffettivo, manifesta assenza di curiosità esplorativa o, viceversa, si dondola in posizione genupettorale, e durante la notte sviluppa cadenze ritmate solitarie e lamenti.

Le autostimolazioni possono arrivare a vere e proprie condotte autoaggressive. Inoltre, in riferimento alla crescita ci può essere un ritardo nell’assunzione della posizione seduta, nella deambulazione, nel controllo sfinterico, nel linguaggio e in tutte le attività e i processi che riguardano una normale evoluzione media in quella fascia d’età.

La depressione nel bambino dai 3 ai 5/6 anni

Le sue manifestazioni possono assumere diversi sintomi e si susseguono ad una separazione o perdita brusca.

L’atteggiamento del piccolo acquisisce caratteristiche di Isolamento o ritiro, di calma eccessiva o di irrequietezza e instabilità smisurata, comportamenti auto ed etero aggressivi, autostimolazioni prolungate con eventuali comportamenti masturbatori ripetitivi e compulsivi.

Oppure una ricerca affettiva intensa con conseguenti atteggiamenti di superiorità e di rifiuto delle relazioni dovute all’oscillazioni dell’umore con stati di alternanza tra agitazione eccessiva euforica e pianti silenziosi. Le attività di gioco con gli altri bambini sono assenti, come lo sono anche comportamenti quotidiani di pulizia e attenzione all’abbigliamento.

Sono presenti difficoltà nell’addormentamento e frequenti risvegli notturni, incubi, sonnolenza diurna, inappetenza, o attacchi bulimici, enuresi. Rifiuta l’ingresso a scuola poiché ricerca una relazione duale e questo lo spinge a mettere in atto dei comportamenti punibili dall’adulto per viversi conseguentemente il senso di colpa.

Esprime cioè la sua incapacità a socializzare.

La depressione nel bambino dai 5/6 ai 12/13 anni

Da un lato manifesta comportamenti legati alla sofferenza depressiva con autodisprezzo, autosvalutazione e espressioni linguistiche di incapacità e insofferenza (non posso, non riesco, non son capace); – Dall’altro pone in essere comportamenti di opposizione e protesta verso i sentimenti depressivi.

Non sono rare le alterazioni comportamentali ed emotive di collera, rabbia, impulsività e aggressività, furti ripetuti, menzogne, comportamenti mitomani, disadattamento, instabilità attentiva e difficoltà concentrativa, sensi di colpa.

Gli insuccessi scolastici sono indicatori della sua difficoltà di adattarsi all’ambiente circostante e delle sue incompetenze relazionali.

Quali sono le cause?

Le reazioni depressive sono conseguenti:

  • ad una carenza affettiva genitoriale cioè assenze anche brevi delle cure e mediocri attenzioni materne, insufficienti o nulle stimolazioni affettive, verbali o educative. Un comportamento aggressivo, respingente o svalutante induce nel bambino un senso di rifiuto che spinge a chiudersi in se stesso,
  • alla presenza di una madre (o genitore) depressa nella quale il bambino si identifica,
  • ad una relazione tra madre e bambino distorta nella quale il piccolo avverte un sentimento di inaccessibilità nei suoi confronti e al tempo stesso sente si essere incapace di consolarla, gratificarla e soddisfarla. Il piccolo si trova di fronte ad una emozione di colpevolezza e frustrazione e si comprende come il vissuto di aggressività difficilmente trova sfogo.
  • a separazioni o perdite subìte dal bambino che ne hanno determinato una condizione di forte sofferenza. L’attaccamento ed il conseguente allontanamento dalle figure significative quali genitori, nonni, adulti o fratelli molto amati dal piccolo producono un trauma non indifferente che può durare nel tempo o generare in lui una forte angoscia abbandonica e vivere quindi qualsiasi relazione con la paura di poterli perdere. La reazione del bambino, soprattutto se molto piccolo, può rientrare nella sintomatologia psicosomatica con anoressia e disturbi del sonno, disturbi diarroici, eczema, alopecia, asma.

Come è possibile intervenire?

  1. Ascoltare e comunicare apertamente con il proprio figlio è la prima cosa da fare quando si è posti di fronte ad una sua condizione di malessere e se non può essere fatto nell’immediato bisognerebbe ritagliare del tempo da dedicargli per farsi raccontare come ha svolto la sua giornata e se tutto procede bene.
  2. Molto spesso i bambini mascherano i loro sentimenti per vergogna o timore, in questo caso bisognerebbe invogliarli a parlare ponendo loro delle domande non troppo invasive ma cercando di comprendere quale difficoltà avvertono e soprattutto dando importanza e ponendo attenzione ai loro vissuti (non svalutandoli).
  3. Contesti di stravolgimento possono indurre nel bambino delle situazioni di forte stress emotivo che portano ad una condizione di depressione.

    È bene in questi casi favorire la costanza delle abitudini in modo tale da recuperare l’attenzione per i compiti e l’affettività che i genitori con semplici gesti quali l’abbraccio, le coccole e i riconoscimenti possono stimolare.

  4. In situazioni più gravi… Un contributo significativo è dato dalla scuola e dalle insegnanti che, da attente osservatrici, potrebbero segnalare il comportamento “disfunzionale” alla famiglia o a coloro che si prendono cura del piccolo, mentre nella diagnosi specifica interviene dapprima il pediatra, che accerta l’assenza di malattie organiche a cui può seguire anche una condizione depressiva, e poi dallo psicologo.
  5. Sarebbe indicato un percorso psicoterapeutico rivolto sia al bambino, attraverso l’aiuto di giochi specifici, sia alla famiglia che aiuterebbe il piccolo a recuperare le sue competenze emotive e ristabilirsi sul piano della relazione lavorando sugli aspetti legati alla perdita.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/malattie/depressione-infantile.html

La depressione in età evolutiva

La depressione nei bambini

di Mariangela Prudenzano

Il disturbo depressivo può essere considerato uno dei quadri psicopatologici più frequenti in età evolutiva.

È difficile immaginare che un bambino possa essere depresso, eppure la depressione infantile è un disturbo in forte crescita.

Tuttavia, diversamente dagli adulti che hanno la capacità di esprimere il loro disagio, i bambini non hanno ancora una buona capacità di verbalizzare e comunicare il loro malessere e la loro sofferenza, che viene pertanto espressa attraverso il loro comportamento.

Ciò che rende difficile la diagnosi in età infantile è la vasta gamma di condotte presenti: nel bambino, infatti, il disturbo si può manifestare attraverso comportamenti aggressivi, ritiro sociale, interdipendenza da una o più figure adulte, sfiducia nelle proprie capacità e calo ingiustificato e improvviso del rendimento scolastico.

Inoltre, molto spesso il bambino mette in atto comportamenti tutt’altro che tipici della depressione, proprio per “difendersi” dalla stessa: in questo caso, la corretta identificazione diventa più complessa e di conseguenza può esserci un ritardo nella presa in carico.

Negli ultimi decenni risulta aumentata l’incidenza e diminuita l’età di esordio della depressione in età infantile. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (dati del 2004) riporta i seguenti dati:

  • 0.3-1% in età prescolare (0-6 anni);
  • 0,4-2,5% in età scolare (6-11 anni);
  • 4-8,3% in adolescenza (12-18 anni).

La distribuzione per sesso non è chiara; diversi studi però dimostrano che vi sono sintomi più adatti a esprimere la depressione nei maschi e nelle femmine: le bambine tenderebbero a mostrare maggiormente gli aspetti di inibizione con tendenza alla ruminazione (pensiero negativo sugli aspetti negativi della vita), mentre nei maschi sarebbero presenti in misura maggiore la tendenza all’isolamento, le difficoltà scolastiche, irritabilità con comportamenti oppositivi e difficoltà a stabilire un contatto con i pari.

Il modello cognitivo comportamentale della depressione infantile

Nel modello cognitivo-comportamentale della depressione infantile i sintomi del bambino depresso sono raggruppabili in 4 categorie (Beck e coll., 1987; Beck 1993; Di Pietro 1995).

  • Sintomi emozionali: umore disforico (tristezza, irritabilità, rabbia); anedonia (incapacità di provare piacere in situazioni piacevoli); perdita di allegria; autocommiserazione; tendenza al pianto.
  • Sintomi cognitivi: negativa valutazione di sé; senso di colpa; difficoltà di concentrazione; pensieri di morte.
  • Sintomi motivazionali: chiusura sociale; peggioramento delle prestazioni scolastiche; ideazione e comportamenti suicidari.
  • Sintomi neurovegetativi: facile affaticamento; perdita dell’appetito e calo del peso; dolori e malessere generale; disturbi del sonno; rallentamento o agitazione psicomotoria.

Cause

L’eziologia dei disturbi depressivi nei bambini e negli adolescenti sembra essere multifattoriale, includendo sia fattori genetici che ambientali (legati al contesto socio relazionale d’appartenenza). In particolar modo, tra le cause troviamo:

  • Disturbi neuroendocrinologici: disfunzioni a livello ipotalamo-ipofisario dei sistemi regolatori noradrenergico e serotoninergico, implicati nella regolazione dell’umore ma anche in molte funzioni vitali dell’individuo (appetito, sonno, vigilanza, memoria, attenzione, motivazione)
  • Situazioni familiari e/o scolastiche inadeguate: la presenza di conflitti, abusi, rifiuti all’interno del contesto familiare e/o scolastico possono determinare l’insorgere di stati depressivi;
  • Presenza di eventi stressanti: separazioni e divorzi dei genitori, malattie, lutti, lunghe ospedalizzazioni del bambino sono tutti eventi che favoriscono lo sviluppo di stati depressivi.

Una delle correlazioni più studiate è certamente la depressione materna: numerosi studi dimostrano che lo stato emotivo della madre nei primi anni di vita del bambino potrebbe incidere negativamente sviluppo infantile.

Nonostante non sia ancora stato riscontrato un rapporto di causalità lineare fra depressione materna e rischio psicopatologico del bambino, sono stati studiati due meccanismi interattivi principali:

  • il primo fa riferimento al ruolo giocato dai processi imitativi del bambino nei confronti degli stati affettivi materni;
  • il secondo processo riguarda la mancanza di sintonizzazione affettiva: una madre poco disponibile a rispondere ai bisogni affettivi del bambino, sottoporrebbe il bambino al rischio di sviluppare un attaccamento insicuro. Il bambino con questo tipo di attaccamento potrebbe mettere in atto comportamenti disorganizzati e condotte di evitamento nelle successive relazioni con gli altri.

Trattamento

La terapia cognitivo comportamentale è il trattamento d’elezione per i disturbi depressivi in età evolutiva: grazie alle tecniche di ristrutturazione cognitiva, è possibile lavorare sulla gestione e riduzione dei pensieri negativi identificando e modificando il contenuto dei pensieri irrazionali.

Il percorso terapeutico in età evolutiva è caratterizzato da alcune procedure standard che prevedono:

  1. Primo colloquio con i genitori
  2. Osservazione a casa e a scuola
  3. Colloquio con il bambino stesso, al fine di definire le linee generali del progetto terapeutico

È fondamentale la costante partecipazione dei genitori e degli insegnanti: molto efficaci risultano i parent training e i teacher training, che hanno l’obiettivo di informare e formare i genitori e insegnanti circa il disturbo e fornire loro una consapevolezza nuova e strumenti più efficaci di comunicazione con il bambino sia in ambito familiare che nell’ambiente scolastico.

Contatti

Per maggiori informazioni sulla Depressione in età evolutiva, contattaci:

Bibliografia

American Psychiatric Association. (2014). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5). Milano: Raffaello Cortina.

Beck, A. T. (1979). La depressione. Boringhieri.

Beck, A. T. (1987). Terapia cognitiva della depressione. Boringhieri.

Beck, J. S. (2002). Terapia cognitiva. Fondamenti e prospettive. Mediserve srl.

Cazzullo, A. G. (1992). La depressione infantile. la ca’granda, 13.

Celi, F. (2002). Psicopatologia dello sviluppo: Storie di bambini. McGraw-Hill.

Di Pietro, M., & Bassi, E. (2013). L’intervento cognitivo-comportamentale per l’età evolutiva. Trento, IT: Erickson.

Grazzani, I. (2009). Psicologia dello sviluppo emotivo. Il mulino.

Kendall, P., & Di Pietro, M. (1995). Terapia scolastica dell’ansia. Guida per psicologi e insegnanti (Vol. 7). Edizioni Erickson.

Klosko, J. S., & Sanderson, W. C. (2001). Trattamento cognitivo-comportamentale della depressione. McGraw-Hill.

Lanzi, G. (Ed.). (1994). La depressione nel bambino e nell’adolescente. Armando Editore.

Stark, K. (1995). La depressione infantile. Intervento psicologico nella scuola (Vol. 10). Edizioni Erickson.

Stella, G. (2000). Sviluppo cognitivo: argomenti di psicologia cognitiva. Pearson Italia Spa

Источник: https://istitutosantachiara.it/la-depressione-in-eta-evolutiva/

Gravidanza
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