La depressione in infanzia: le cause e come intervenire

Contents
  1. Intervenire nelle difficoltà emotive e relazionali dei bambini
  2. Come si manifesta il disturbo depressivo nei bambini
  3. Che tipo di depressione?
  4. Tipologie di disturbo depressivo
  5. Intervento psicologico per la depressione in adolescenti e bambini
  6. Come si delinea un buon intervento rivolto a problematiche infantili di tipo depressivo?
  7. Quali sono gli strumenti utilizzati nella relazione di aiuto ?
  8. La depressione in età evolutiva
  9. Il modello cognitivo comportamentale della depressione infantile
  10. Cause
  11. Trattamento
  12. Contatti
  13. Bibliografia
  14. Depressione nell’infanzia e nell’adolescenza: sintomi, cause e terapia
  15. La depressione è un disturbo o una malattia?
  16. Cosa sono i disturbi dell’umore?
  17. Quali sono i sintomi della depressione?
  18. Quando si manifesta la depressione?
  19. Perché la depressione merita grande attenzione?
  20. In che modo è possibile riconoscere bambini e adolescenti depressi?
  21. A cosa devono fare attenzione i genitori?
  22. Come avviene a diagnosi di depressione?
  23. Quali sono le terapie consigliate in caso di depressione?
  24. Depressione: giurisprudenza
  25. La Depressione Maggiore: cause, sintomi e come uscirne – APC
  26. Quali sono i sintomi fisici e mentali della depressione?
  27. Come si manifesta la depressione?
  28. Depressione e suicidio: quali possono essere le conseguenze di una depressione cronica?
  29. Depressione: quali sono le cause
  30. Come uscire dalla depressione? Come curare e combattere la depressione?
  31. Gli altri disturbi depressivi
  32. 1Il disturbo depressivo persistente (distimia)
  33. 2Il disturbo disforico premestruale
  34. 3Depressione da farmaci e sostanze o da altra condizione medica

Intervenire nelle difficoltà emotive e relazionali dei bambini

La depressione in infanzia: le cause e come intervenire

Il concetto di difficoltà emotive e relazionali evoca un’ampia gamma di aspetti interconnessi tra loro, rispetto ai quali è bene fare chiarezza.

In questo approfondimento, si procederà con il prendere in analisi, più da vicino, problematiche emotive e comportamentali che abbiamo identificato in questo articolo con il termine disturbi internalizzanti, ossia caratterizzati da sintomi di ipercontrollo e dalla tendenza del bambino a regolare i propri stati emotivi e cognitivi in modo eccessivo ed inadeguato.

A questa categoria, oltre al disturbo d’ansia (già affrontato in un altro post), appartiene il Disturbo Depressivo. Vediamolo più da vicino:

Come si manifesta il disturbo depressivo nei bambini

La Depressione è una condizione emotiva abbastanza comune nei bambini e negli adolescenti, si pensi che rappresenta attualmente la II° causa di disagio più comune.

Da stime generali è stata individuata una percentuale di 4-6% di soggetti in età evolutiva che ha sofferto, in un certo periodo della sua vita, di un disturbo depressivo mediamente invalidante, con maggior prevalenza per le ragazze (Merrell, 1999).

Sono principalmente due le condizioni presenti in un bambino/adolescente con disturbo depressivo:

  • Irritabilità
  • Umore depresso o tristezza eccessiva

Al contrario di ciò che si pensa comunemente, il primo aspetto (associato a sentimenti di rabbia, ostilità e collera) è prevalente rispetto a tristezza e malinconia.

Come tutte le emozioni anche la rabbia svolge un ruolo adattivo, tuttavia nel bambino depresso, essa si manifesta in modo frequente ed intenso. In particolare, si esprime con:

  • Irritabilità per la maggior parte del giorno
  • Scoppi di collera improvvisi
  • Scarsa tolleranza alle frustrazioni
  • Condotte aggressive (fisiche e verbali)

Nell’adolescente depresso, invece, si manifesta con:

  • Comportamenti autodistruttivi
  • Comportamenti eterodistruttivi
  • Rabbia internalizzata (rivolta verso sé)
  • Rabbia esternalizzata (rivolta verso l’esterno)

Che tipo di depressione?

I sintomi, per poter effettuare diagnosi, devono essere presenti per almeno 2 settimane. Essi, tuttavia, si diversificano in base al tipo di disturbo depressivo in questione, dunque è importante elaborarne una valutazione accurata.

Prendendo in considerazione Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5, American Psychiatric Association, 2014), è possibile riscontrare i seguenti sintomi:

  • Irritabilità per la maggior parte della giornata, osservabile da insegnanti, coetanei e genitori
  • Scoppi di collera verbali e comportamentali eccessivi ed incongrui per intensità o durata alla situazione
  • Perdita di interesse e piacere per tutte o quasi le attività
  • Umore depresso/irritabile
  • Insonnia/ipersonnia
  • Faticabilità
  • Agitazione/Rallentamento psicomotorio
  • Sensi di colpa/autosvalutazione eccessivi
  • Pensieri di morte/ideazione suicidaria
  • Indecisione/ difficoltà di concentrazione
  • Scarso appetito/iperfagia
  • Bassa autostima
  • Difficoltà di concentrazione
  • Sentimenti di disperazione
  • Labilità affettiva (sbalzi di umore, aumentata sensibilità al rifiuto)

Tipologie di disturbo depressivo

In base alla presenza di questa sintomi, si distinguono le seguenti categorie di disturbi depressivi (i primi tre sono certamente i più frequenti):

  1. Disturbo da regolazione dell’umore dirompente
  2. Disturbo Depressivo Maggiore
  3. Disturbo Depressivo Persistente o Distimia (cronicità dei sintomi)
  4. Disturbo disforico premestruale
  5. Disturbo depressivo indotto da sostanze/farmaci
  6. Disturbo depressivo dovuto ad altra condizione medica
  7. Disturbo depressivo con/senza altra specificazione

Per quanto riguarda la fascia d’età tra gli 0 e i 3 anni è bene fare riferimento ad un altro manuale: Classificazione diagnostica della salute mentale e dei disturbi di sviluppo nell’infanzia (Classificazione Diagnostica 0-3, Helen Link Egger et al., 2008). Esso distingue:

  • Reazione a scomparsa o Lutto prolungato, dovuta alla perdita di una figura di attaccamento primaria a causa di morte o scomparsa e alla presenza di una sola figura di attaccamento che, tuttavia, non fornisce un accudimento adeguato
  • Depressione Infantile, caratterizzato da umore depresso e irritabile, probabilmente dovuto a: trascuratezza/ disinteresse delle figure di attaccamento.

Intervento psicologico per la depressione in adolescenti e bambini

Lo specialista si concentra dapprima nel formulare una valutazione che illumini ogni aspetto della problematica presentata dal bambino/adolescente in questione.

Effettua dei colloqui clinici con i genitori, con il bambino stesso e, se possibile, con gli insegnanti che lo seguono.

Procede alla somministrazione di test standardizzati, prove grafiche e consegna questionari utili a raccogliere il maggior numero di informazioni possibile.

Delinea una diagnosi (proponendo una valutazione neuropsichiatrica se la gravità lo richiede), fornisce una restituzione ai componenti della famiglia ed, infine, offre delle indicazioni terapeutiche che possono comprendere attività di sostegno psicologico o la necessità di un vero e proprio percorso terapeutico (rivolto alla coppia genitoriale e/o al bambino).

Come si delinea un buon intervento rivolto a problematiche infantili di tipo depressivo?

Gli interventi applicabili sono molti e diversificati, ciò che risulta imprescindibile è la collaborazione tra lo specialista, la famiglia e la scuola in quanto molto spesso un approccio multimodale è ciò che determina la riuscita del percorso.

Le possibilità sono:

  1. Interventi sul bambino/ragazzo: Terapia Cognitivo-Comportamentale o Psicoterapia di gruppo
  2. Interventi sui genitori: Parent Training o Psicoeducazione
  3. Interventi sugli insegnanti: Teacher Training o GLH
  4. Interventi di prevenzione psicosociale su minori a rischio
  5. Farmacoterapia (sotto la responsabilità di un neuropsichiatra infantile).

In linea generale gli obiettivi su cui il sostegno psicologico intende far leva sono:

  • Elevare l’umore e permettere l’acquisizione di un livello adeguato di energia, attività e socializzazione
  • Bloccare eventuali pensieri concernenti il desiderio di morire
  • Ridurre l’irritabilità ed incrementare lo scambio interazionale con familiari e amici
  • Normalizzare l’alimentazione ed il sonno
  • Stimolare rinnovato interesse verso la buona riuscita scolastica, nel coinvolgimento sociale, ecc.
  • Introdurre strategie di assertività nel comunicare i propri bisogni. E molto altro ancora…

Quali sono gli strumenti utilizzati nella relazione di aiuto ?

Anche in questo caso, ritengo prioritario sottolineare che gli strumenti utili variano in misura della natura e dell’intensità della difficoltà presentata. Tuttavia, dalla “cassetta degli attrezzi” da cui può attingere lo psicologo dell’età evolutiva troviamo:

  • un percorso di psicoeducazione
  • individuazione di attività piacevoli
  • training di abilità sociali
  • training di assertività
  • messa in discussione dei pensieri
  • tecniche immaginative
  • utilizzo di affermazioni positive
  • tecniche immaginative

Источник: http://www.psicologa-castelliromani.it/consulenze/difficolta-emotive-relazionali.html

La depressione in età evolutiva

La depressione in infanzia: le cause e come intervenire

di Mariangela Prudenzano

Il disturbo depressivo può essere considerato uno dei quadri psicopatologici più frequenti in età evolutiva.

È difficile immaginare che un bambino possa essere depresso, eppure la depressione infantile è un disturbo in forte crescita.

Tuttavia, diversamente dagli adulti che hanno la capacità di esprimere il loro disagio, i bambini non hanno ancora una buona capacità di verbalizzare e comunicare il loro malessere e la loro sofferenza, che viene pertanto espressa attraverso il loro comportamento.

Ciò che rende difficile la diagnosi in età infantile è la vasta gamma di condotte presenti: nel bambino, infatti, il disturbo si può manifestare attraverso comportamenti aggressivi, ritiro sociale, interdipendenza da una o più figure adulte, sfiducia nelle proprie capacità e calo ingiustificato e improvviso del rendimento scolastico.

Inoltre, molto spesso il bambino mette in atto comportamenti tutt’altro che tipici della depressione, proprio per “difendersi” dalla stessa: in questo caso, la corretta identificazione diventa più complessa e di conseguenza può esserci un ritardo nella presa in carico.

Negli ultimi decenni risulta aumentata l’incidenza e diminuita l’età di esordio della depressione in età infantile. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (dati del 2004) riporta i seguenti dati:

  • 0.3-1% in età prescolare (0-6 anni);
  • 0,4-2,5% in età scolare (6-11 anni);
  • 4-8,3% in adolescenza (12-18 anni).

La distribuzione per sesso non è chiara; diversi studi però dimostrano che vi sono sintomi più adatti a esprimere la depressione nei maschi e nelle femmine: le bambine tenderebbero a mostrare maggiormente gli aspetti di inibizione con tendenza alla ruminazione (pensiero negativo sugli aspetti negativi della vita), mentre nei maschi sarebbero presenti in misura maggiore la tendenza all’isolamento, le difficoltà scolastiche, irritabilità con comportamenti oppositivi e difficoltà a stabilire un contatto con i pari.

Il modello cognitivo comportamentale della depressione infantile

Nel modello cognitivo-comportamentale della depressione infantile i sintomi del bambino depresso sono raggruppabili in 4 categorie (Beck e coll., 1987; Beck 1993; Di Pietro 1995).

  • Sintomi emozionali: umore disforico (tristezza, irritabilità, rabbia); anedonia (incapacità di provare piacere in situazioni piacevoli); perdita di allegria; autocommiserazione; tendenza al pianto.
  • Sintomi cognitivi: negativa valutazione di sé; senso di colpa; difficoltà di concentrazione; pensieri di morte.
  • Sintomi motivazionali: chiusura sociale; peggioramento delle prestazioni scolastiche; ideazione e comportamenti suicidari.
  • Sintomi neurovegetativi: facile affaticamento; perdita dell’appetito e calo del peso; dolori e malessere generale; disturbi del sonno; rallentamento o agitazione psicomotoria.

Cause

L’eziologia dei disturbi depressivi nei bambini e negli adolescenti sembra essere multifattoriale, includendo sia fattori genetici che ambientali (legati al contesto socio relazionale d’appartenenza). In particolar modo, tra le cause troviamo:

  • Disturbi neuroendocrinologici: disfunzioni a livello ipotalamo-ipofisario dei sistemi regolatori noradrenergico e serotoninergico, implicati nella regolazione dell’umore ma anche in molte funzioni vitali dell’individuo (appetito, sonno, vigilanza, memoria, attenzione, motivazione)
  • Situazioni familiari e/o scolastiche inadeguate: la presenza di conflitti, abusi, rifiuti all’interno del contesto familiare e/o scolastico possono determinare l’insorgere di stati depressivi;
  • Presenza di eventi stressanti: separazioni e divorzi dei genitori, malattie, lutti, lunghe ospedalizzazioni del bambino sono tutti eventi che favoriscono lo sviluppo di stati depressivi.

Una delle correlazioni più studiate è certamente la depressione materna: numerosi studi dimostrano che lo stato emotivo della madre nei primi anni di vita del bambino potrebbe incidere negativamente sviluppo infantile.

Nonostante non sia ancora stato riscontrato un rapporto di causalità lineare fra depressione materna e rischio psicopatologico del bambino, sono stati studiati due meccanismi interattivi principali:

  • il primo fa riferimento al ruolo giocato dai processi imitativi del bambino nei confronti degli stati affettivi materni;
  • il secondo processo riguarda la mancanza di sintonizzazione affettiva: una madre poco disponibile a rispondere ai bisogni affettivi del bambino, sottoporrebbe il bambino al rischio di sviluppare un attaccamento insicuro. Il bambino con questo tipo di attaccamento potrebbe mettere in atto comportamenti disorganizzati e condotte di evitamento nelle successive relazioni con gli altri.

Trattamento

La terapia cognitivo comportamentale è il trattamento d’elezione per i disturbi depressivi in età evolutiva: grazie alle tecniche di ristrutturazione cognitiva, è possibile lavorare sulla gestione e riduzione dei pensieri negativi identificando e modificando il contenuto dei pensieri irrazionali.

Il percorso terapeutico in età evolutiva è caratterizzato da alcune procedure standard che prevedono:

  1. Primo colloquio con i genitori
  2. Osservazione a casa e a scuola
  3. Colloquio con il bambino stesso, al fine di definire le linee generali del progetto terapeutico

È fondamentale la costante partecipazione dei genitori e degli insegnanti: molto efficaci risultano i parent training e i teacher training, che hanno l’obiettivo di informare e formare i genitori e insegnanti circa il disturbo e fornire loro una consapevolezza nuova e strumenti più efficaci di comunicazione con il bambino sia in ambito familiare che nell’ambiente scolastico.

Contatti

Per maggiori informazioni sulla Depressione in età evolutiva, contattaci:

Bibliografia

American Psychiatric Association. (2014). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5). Milano: Raffaello Cortina.

Beck, A. T. (1979). La depressione. Boringhieri.

Beck, A. T. (1987). Terapia cognitiva della depressione. Boringhieri.

Beck, J. S. (2002). Terapia cognitiva. Fondamenti e prospettive. Mediserve srl.

Cazzullo, A. G. (1992). La depressione infantile. la ca’granda, 13.

Celi, F. (2002). Psicopatologia dello sviluppo: Storie di bambini. McGraw-Hill.

Di Pietro, M., & Bassi, E. (2013). L’intervento cognitivo-comportamentale per l’età evolutiva. Trento, IT: Erickson.

Grazzani, I. (2009). Psicologia dello sviluppo emotivo. Il mulino.

Kendall, P., & Di Pietro, M. (1995). Terapia scolastica dell’ansia. Guida per psicologi e insegnanti (Vol. 7). Edizioni Erickson.

Klosko, J. S., & Sanderson, W. C. (2001). Trattamento cognitivo-comportamentale della depressione. McGraw-Hill.

Lanzi, G. (Ed.). (1994). La depressione nel bambino e nell’adolescente. Armando Editore.

Stark, K. (1995). La depressione infantile. Intervento psicologico nella scuola (Vol. 10). Edizioni Erickson.

Stella, G. (2000). Sviluppo cognitivo: argomenti di psicologia cognitiva. Pearson Italia Spa

Источник: https://istitutosantachiara.it/la-depressione-in-eta-evolutiva/

Depressione nell’infanzia e nell’adolescenza: sintomi, cause e terapia

La depressione in infanzia: le cause e come intervenire

Come riconoscere il disturbo depressivo nei bambini e negli adolescenti? Come intervenire? La tutela della salute e dell’infanzia e il caso deciso dal tribunale di Milano.

Negli ultimi tempi, hai notato che tuo figlio ha un’evidente alterazione dell’umore. È facilmente irritabile. Eppure, è sempre stato solare e disponibile. Poi, ha iniziato a perdere piacere e interesse verso alcune attività oppure hobbies che prima ricercava e praticava con entusiasmo.

Inoltre, hai notato che si fanno sempre più frequenti i risvegli notturni. Lo vedi stanco e affaticato. Non riesce a concentrarsi durante le lezioni scolastiche. Ha difficoltà ad apprendere. E non si tratta di svogliatezza.

Anche le sue abitudini alimentari sono cambiate (può trattarsi di un aumento o di una riduzione dell’appetito).

In più, sperimenta sentimenti di autosvalutazione, ha sensi di colpa eccessivi o inappropriati. Come mai? Hai deciso di rivolgerti ad un neuropsichiatra per capire quali possono essere le ragioni di questo cambiamento improvviso. Con molta probabilità, l’esperto ti spiegherà che si tratta di un disturbo dell’umore, in particolare di depressione.

Prosegui nella lettura del mio articolo per saperne di più sulla depressione nell’infanzia e nell’adolescenza: sintomi, cause e terapia.

Per maggiori informazioni sull’argomento, abbiamo intervistato il dr. Stefano Vicari, professore ordinario dell’Università Cattolica di Roma, autore di numerosi libri e primario di neuropsichiatria infantile dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Dopo l’intervista allo specialista, ti parlerò di un interessante caso giurisprudenziale.

La depressione è un disturbo o una malattia?

In psichiatria parliamo di disturbo, anziché di malattia. La differenza sta nel fatto che, in genere, la malattia ha caratteristiche temporali abbastanza “fisse”, cioè arriva, segue il suo decorso e, poi, finisce (o si guarisce o si muore).

Quando si tratta di una condizione di base che perdura nel tempo, allora si parla di disturbo, cioè si tratta di qualcosa che può accompagnarci con delle rimessioni, delle riacutizzazioni. La differenza è sottile, ma è importante spiegare l’uso di questa terminologia.

Quindi, la depressione è un disturbo che coinvolge l’umore.

Cosa sono i disturbi dell’umore?

L’umore è il nostro modo di percepire il mondo, è il colore che diamo alle nostre giornate. Quante volte ci capita di svegliarci e di sentirci di cattivo umore? Magari, vediamo tutto quello che ci circonda in modo negativo. Quindi, è facile associare a questa sensazione un colore grigio, un tono scuro.

Poi, ci sono delle giornate in cui, quasi inspiegabilmente, ci svegliamo e siamo più tendenti all’allegria e ad una maggiore disponibilità rispetto al mondo. In questi casi, parliamo di un’oscillazione dell’umore.

Ci sono persone che invece di avere un’oscillazione dell’umore, sono stabilmente tristi. Quando questa condizione dura per molto tempo, per settimane o addirittura per mesi, parliamo di depressione.

Quindi, i disturbi dell’umore sono alterazioni dei colori della nostra vita che sono talmente compromesse che impattano sulla qualità della vita stessa.

Quali sono i sintomi della depressione?

Tra le i sintomi della depressione troviamo:

  • l’anedonia, cioè l’incapacità di provare piacere per le attività che fino a qualche tempo prima davano piacere;
  • l’affaticabilità;
  • l’irritabilità;
  • i disturbi del sonno;
  • la marcata tristezza;
  • la riduzione di energie fisiche e mentali;
  • la perdita di memoria;
  • la difficoltà di apprendimento;
  • la difficoltà di concentrazione.

Quando si manifesta la depressione?

Se noi pensiamo alla persona depressa, in genere ci viene in mente la donna di mezza età, segnata dalle vicissitudini del mondo, che ha una certa difficoltà a percepirsi positivamente.

In realtà, nella stragrande maggioranza dei casi, la depressione inizia in età pediatrica e, ancora di più, è tipica dell’età adolescenziale (nel periodo compreso tra le scuole medie e le scuole superiori).

Perché la depressione merita grande attenzione?

Intanto, perché è tra le cause principali di assenza dal lavoro e da scuola per malattia e, poi, perché la depressione è alla base del suicidio. L’80% dei suicidi ha un disturbo depressivo.

In che modo è possibile riconoscere bambini e adolescenti depressi?

Spesso, la depressione viene confusa con la crisi adolescenziale. Molti genitori tendono a sottovalutare certi segnali. Come puoi immaginare, chi ha un disturbo mentale ritiene di stare bene e di non essere compreso. Il depresso ritiene inutile qualunque tipo di aiuto che gli altri possono dargli.

Il pensiero del depresso è un pensiero spesso nichilista: «Nulla serve a niente e nessuno può salvarmi dalla tragedia che sto vivendo». Inoltre, il depresso non ha la forza di reagire e di affrontare le difficoltà che il mondo gli mette di fronte.

A cosa devono fare attenzione i genitori?

Intanto, devono fare attenzione ai cambiamenti dei propri figli.

Ad esempio, può succedere che il bambino prima praticava sport e aveva un discreto risultato scolastico; poi, improvvisamente, inizia a peggiorare su tutto, non è più performante, inizia ad evitare gli altri e a sottrarsi alle sfide che gli si possono presentare nella quotidianità come un compito in classe, ecc.

Magari, un bambino allegro e spensierato, d’un tratto comincia ad essere triste, taciturno e meno disponibile all’incontro con l’altro. Ovviamente, questo cambiamento deve essere duraturo, non deve trattarsi di un singolo giorno.

Come avviene a diagnosi di depressione?

Tutte le diagnosi di salute mentale avvengono grazie all’osservazione, non c’è un market biologico. Il colloquio con il paziente aiuta lo specialista a fare una diagnosi accurata.

Quali sono le terapie consigliate in caso di depressione?

Nelle forme lievi, dove c’è un impedimento funzionale ridotto, si può affrontare la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Se ben trattate e riconosciute precocemente, queste forme non tendono a rimanere nel tempo, quindi scompaiono. Mentre, se la depressione viene trascurata rischia di cronicizzare e durare nel tempo.

Nelle forme gravi, cioè quelle in cui c’è l’autolesionismo (ad esempio, il ragazzo si taglia) o l’intenzione suicidaria, allora bisogna iniziare un trattamento farmacologico che consiste prevalentemente nella somministrazione di antidepressivi. Il neuropsichiatra può individuare situazioni particolari in cui è indicata anche l’associazione con altri farmaci.

Depressione: giurisprudenza

Nell’intervista al dr. Stefano Vicari abbiamo approfondito il tema della depressione nell’infanzia e nell’adolescenza. Ora, passiamo agli aspetti giuridici. A seguire ti parlerò di un’interessante decisione del tribunale di Milano, ma prima devo farti una piccola premessa.

Come avrai potuto constatare, la depressione è un disturbo neurobiologico, geneticamente determinato. Spesso, nella storia di un bambino o di un adolescente depresso c’è una mamma o un papà che ha sofferto dello stesso disturbo.

Quindi, si parla di ereditarietà. Tuttavia, talvolta, alcune esperienze particolarmente negative e traumatiche, se ripetute nel tempo, possono determinare l’insorgenza della depressione.

Esperienze come l’improvvisa scomparsa di un genitore per via della custodia cautelare in carcere.

Un caso di questo tipo è stato sottoposto all’attenzione del tribunale di Milano [1].

Il figlio di cinque anni dell’indagato in stato di custodia cautelare in carcere era affetto da grave sofferenza psicologica – depressione infantile – cagionata dall’improvvisa “scomparsa” del padre. La cura era individuata nella rapida ricostituzione della comunione familiare.

Pertanto, il tribunale ha evidenziato che in base all’articolo 275 comma 4 del Codice di procedura penale, sono previste alcune specifiche ipotesi in presenza delle quali non è possibile disporre la misura della custodia in carcere, se non in caso di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza.

Queste previsioni non sono suscettibili di interpretazione analogica e, pertanto, deve escludersi in via generale un criterio di valutazione comparativa delle esigenze cautelari rispetto ai valori costituzionali di tutela della salute e dell’infanzia.

[1] Trib. Milano del 17.08.1999.

Источник: https://www.laleggepertutti.it/442235_depressione-nellinfanzia-e-nelladolescenza-sintomi-cause-e-terapia

La Depressione Maggiore: cause, sintomi e come uscirne – APC

La depressione in infanzia: le cause e come intervenire

La depressione è un disturbo dell’umore molto diffuso. Ne soffrono circa 15 persone su 100. Si calcola che su 6 neonati, almeno uno soffrirà di depressione durante la sua vita.

I sintomi della depressione possono colpire chiunque a qualunque età, ma è più frequente tra i 25 e i 44 anni di età ed è due volte più comune nelle donne adolescenti e adulte, mentre le bambine e i bambini sembrano soffrirne in egual misura.

Tutti abbiamo avuto l’esperienza di una giornata storta, in cui siamo giù di corda, tristi, più irritabili del solito e “ci sentiamo un po’ depressi”. Molto probabilmente non si tratta di un disturbo depressivo, ma di un calo d’umore passeggero.

La depressione clinica, o maggiore, invece, presenta molti altri sintomi e si prolunga nel tempo.

Quali sono i sintomi fisici e mentali della depressione?

Per essere diagnosticata la depressione maggiore i sintomi che devono essere presenti sono riportati di seguito.

Almeno uno dei due criteri tra:

  • Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni (la persona si sente triste, vuota, disperata, oppure tende al pianto e alla lamentazione).
  • Marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte o quasi tutte le attività che prima interessavano e davano piacere. Molto frequentemente si presentano l’anedonia (stanchezza, affaticamento, mancanza di energie) e la demotivazione.

Almeno tre dei seguenti criteri:

  • Aumento o una diminuzione significative dell’appetito e quindi del peso corporeo senza essere a dieta.
  • Insonnia o ipersonnia quasi tutti i giorni.
  • Rallentamento o agitazione psicomotori.
  • Disturbi del sonno (dorme di più o di meno o si sveglia spesso durante la notte o non riesce ad addormentarsi o si sveglia precocemente).
  • Faticabilità o mancanza di energia.
  • Ridotta capacità di pensare o di concentrarsi, mantenere l’attenzione e prendere decisioni.
  • Pensieri ricorrenti di morte o di suicidio, che possono andare da un vago senso di morte e desiderio di morire fino all’intenzione di farla finita con una vera e propria pianificazione e tentativi di suicidio.

Il sintomo soggettivo prevalente è la sensazione di essere inutile, negativo o continuamente colpevole che può arrivare all’odio verso di sé

La caratteristica principale dei sintomi depressivi è la pervasività: sono presenti tutti i giorni per quasi tutto il giorno per almeno 15 giorni, causando un disagio clinico significativo e compromettono il normale funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree importanti per la persona.

“Sembra tutto così impossibile, senza speranza” disse Karen. Abbassò lo sguardo verso le mani, dai suoi occhi presero a scendere le lacrime.

“Al mattino faccio fatica ad alzarmi: punto la sveglia, ma non ho nessuna voglia di trascinarmi fuori dal letto. All’idea di andare al lavoro mi sento morire. Non mi aspetto niente dalla giornata che sta per iniziare.

Mi ritrovo a piangere senza motivo, vorrei solo poter tornare a dormire, per sempre.”

“Come sconfiggere la depressione”, Robert L. Leahy, Raffaello Cortina Editore

Come si manifesta la depressione?

Chi ne soffre ha un umore depresso per la maggior parte del giorno per più giorni di seguito e non riesce più a provare interesse e piacere nelle attività che prima lo interessavano e lo facevano stare bene.

Si sente giù e/o irritabile, stanco, ha pensieri negativi, e spesso sente la vita come dolorosa e senza senso (“dolore del vivere”), senza speranza, senza poteri né risorse, completamente impotente.

Mancano le energie per fare qualsiasi attività, fisica e mentale e niente sembra più interessare né in grado di dare piacere.

Si guarda la propria vita e tutto appare un fallimento, un susseguirsi di perdite di cui spesso ci si sente colpevoli.

Oppure si è convinti che la colpa sia degli altri, della vita, della sfortuna e ci si sente arrabbiati con tutto e tutti e si arriva a farsi terra bruciata intorno.

L’isolamento è cercato e sofferto, e appare inevitabile.

E’ raro che una persona depressa abbia contemporaneamente tutti i sintomi riportati sopra, ma se soffre quotidianamente dei primi due sintomi su descritti e di almeno altri tre tra quelli indicati nella sezione “depressione sintomi” è molto probabile che abbia un disturbo depressivo.

Spesso la depressione si associa ad altri disturbi, sia psicologici (frequentemente di ansia) sia medici.

In questi casi la persona si deprime per il fatto di avere un disturbo psicologico o medico.

25 persone su 100 che soffrono di un disturbo organico, come il diabete, la cardiopatia, l’HIV, l’invalidità corporea, fino ad arrivare ai casi di malattie terminali, si ammalano anche di depressione.

Purtroppo la depressione può portare ad un aggravamento ulteriore, dato che quando si è depressi si ha difficoltà a collaborare alla cura, perché ci si sente affaticati, sfiduciati, impotenti e si ha una scarsa fiducia di migliorare.

Inoltre, la depressione può complicare la cura anche per le conseguenze negative che può avere sul sistema immunitario e sulla qualità di vita già compromessa dalla malattia medica.

Depressione e suicidio: quali possono essere le conseguenze di una depressione cronica?

La depressione è un disturbo spesso ricorrente e cronico.

Chi si ammala di depressione può facilmente soffrirne più volte nell’arco della vita.

Mentre nei primi episodi l’evento scatenante è facilmente individuabile in un evento esterno che la persona valuta e sente come perdita importante e inaccettabile, nelle ricadute successive gli eventi scatenanti sono difficilmente individuabili perché spesso si tratta di eventi “interni” all’individuo come un normale abbassamento dell’umore, che per chi è stato depresso già diverse volte è preoccupante e segnale di ricaduta.

Il disturbo depressivo può portare a gravi compromissioni nella vita di chi ne soffre. Non si riesce più a lavorare o a studiare, a iniziare e mantenere relazioni sociali e affettive, a provare piacere e interesse nelle attività.

Più giovane è la persona colpita, più le compromissioni saranno gravi di conseguenza. Per esempio un adolescente depresso non riesce a studiare e ad avere relazioni, e quindi non riesce a costruire i mattoni su cui costruire il proprio futuro.

15 persone su 100 che soffrono di depressione clinica grave muoiono per suicidio.

Depressione: quali sono le cause

Come per altri disturbi psichiatrici non c’è ancora una letteratura sufficientemente robusta e condivisa sulle cause del disturbo. Per spiegarle si fa di solito ricorso a modelli di tipo bio-psico-sociali.

In generale, si può dire che cause della malattia sono molteplici e diverse da persona a persona (ereditarietà, ambiente sociale, relazioni affettive precoci, avere un caregiver depresso, lutti familiari, problemi di lavoro, relazionali, etc.).

Le ricerche hanno scoperto due cause principali:

  • il fattore biologico, per cui alcuni hanno una maggiore predisposizione genetica verso questa malattia;
  • il fattore psicologico, per cui le nostre esperienze (particolarmente quelle infantili) possono portare ad una maggiore vulnerabilità acquisita alla malattia.

La vulnerabilità biologica e quella psicologica interagiscono tra di loro e non necessariamente portano allo sviluppo del disturbo. Una persona vulnerabile può non ammalarsi mai di depressione, se non capita qualcosa in grado di scatenare il disturbo e se ha relazioni buone e di supporto.

Il fattore scatenante è spesso qualche evento stressante o qualche tensione importante che turba la nostra vita e che è valutata in termini di perdita importante e non accettabile.

Si può trattare ad ed esempio di un evento negativo di perdita (un lutto, la fine di una relazione, la perdita del lavoro, etc.

) oppure di un evento positivo ma sempre valutato come perdita (la nascita di un figlio che “toglie libertà”, la laurea in cui si perde lo status di studente, etc.

) o la mancanza di eventi positivi per i quali ci si è impegnati tanto (non aver ricevuto una promozione).

Mentre è piuttosto semplice individuare la causa che ha scatenato un primo episodio depressivo, lo è molto difficile quando gli episodi aumentano.

Come uscire dalla depressione? Come curare e combattere la depressione?

La Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) ha dimostrato scientificamente una buona efficacia sia sui sintomi acuti che sulla ricorrenza. A volte è necessario associare la TCC ai farmaci antidepressivi o ai regolatori dell’umore, soprattutto nelle forme moderate-gravi.

L’associazione della Terapia Cognitivo-Comportamentale ed i farmaci aumentano l’efficacia della cura.

Nel corso della Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale la persona viene aiutata a prendere consapevolezza dei circoli viziosi che mantengono e aggravano la malattia e a liberarsene gradualmente attraverso la riattivazione del comportamento e l’acquisizione di modalità di pensiero e di comportamento più funzionali.

Inoltre, dal momento che la depressione è un disturbo ricorrente, la TCC prevede una particolare attenzione alla cura della vulnerabilità alla ricaduta. Per far questo utilizza anche specifici protocolli, come la Schema-Therapy, il lavoro sul Benessere Psicologico e la Mindfulness.

Gli altri disturbi depressivi

Oltre al disturbo depressivo maggiore (vedi sopra) esitono diversi disturbi depressivi diagnosticabili:

  • Il disturbo depressivo persistente (distimia)
  • Il disturbo disforico premestruale
  • Il disturbo depressivo indotto da sostanze/farmaci
  • Il disturbo depressivo dovuto ad altra condizione medica presente
  • Il disturbo depressivo con altra specificazione
  • Il disturbo depressivo senza specificazione

La caratteristica comune di tutti questi disturbi è la presenza di umore triste, vuoto o irritabile, accompagnato da modificazioni somatiche e cognitive che incidono in modo significativo sulla capacità di funzionamento dell’individuo.

Le differenze tra essi consistono nella durata, nella distribuzione temporale o nella presunta eziologia.

1Il disturbo depressivo persistente (distimia)

Il disturbo depressivo persistente o distimia rappresenta una forma di depressione più cronica in cui l’alterazione dell’umore ha una durata di almeno due anni, con la presenza dei sintomi tipici del disturbo depressivo maggiore.

Per ulteriori approfondimenti sulla distimia clicca qui

2Il disturbo disforico premestruale

Il disturbo disforico premestruale rappresenta una forma di disturbo depressiva specifica che comincia talvolta dopo l’ovulazione e si risolve entro pochi giorni dal ciclo mestruale e ha un marcato impatto sul funzionamento.

Le caratteristiche essenziali della manifestazione di questo disturbo sono la labilità dell’umore, l’irritabilità, la disforia e sintomi d’ansia che si verificano ripetutamente durante la fase premestruale del ciclo e vanno incontro a remissione intorno all’insorgenza delle mestruazioni o poco dopo. Questi sintomi possono essere accompagnati da sintomi comportamentali e fisici. In generale la sintomatologia ha un effetto negativo sul funzionamento lavorativo o sociale della persona.

3Depressione da farmaci e sostanze o da altra condizione medica

Il disturbo depressivo indotto da sostanze/farmaci o dovuto ad altra condizione medica, caratterizzato fenomeni simil-depressivi associati all’uso di sostanze di abuso o alcuni farmaci e alla presenza di alcune condizioni mediche generali.

Se hai bisogno di aiuto o un tuo familiare o amico ha bisogno di un consulto per una presunta depressione, puoi metterti in contatto oggi stesso con uno psicoterapeuta che si è specializzato presso una delle Scuole appartenenti alla rete dell’Associazione di Psicologia Cognitiva o della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, vicino a te:

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Se invece vuoi approfondire l’argomento sulla Depressione puoi continuare la lettura con:

  • La Depressione – Rainone A., Mancini F. in “Elementi di Psicoterapia Cognitiva”, a cura di Perdighe C., Mancini F. – Giovanni Fioriti Ed., 2010.
  • I disturbi depressivi: diagnosi e trattamenti efficaci – Rainone A., Giacobazzi D. in “Gli approcci cognitivi alla depressione”, a cura di Rainone A., Mancini F. – Franco Angeli, 2004.
  • La dimensione cognitiva dei disturbi dell’umore – Mancini F., Rainone A. in Trattato Italiano di Psichiatria, Terza Edizione, a cura di Cassano B.G., Tundo A., Elsevier Masson, 2008.
  • I sistemi cognitivi in interazione e la terapia cognitiva basata sulla mindfulness. Comprensione e cura della ricorrenza alla depressione – Rainone A., Lindaver P., Picone I. in “Gli approcci cognitivi alla depressione”, a cura di Rainone A., Mancini F. – FrancoAngeli, 2004

Источник: https://www.apc.it/disturbi/adulto/depressione/depressione-cause-sintomi-cura/

Gravidanza
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