La celiachia: come si manifesta in adulti e bambini e cosa fare?

Sintomi della Celiachia nei bambini

La celiachia: come si manifesta in adulti e bambini e cosa fare?

Disturbi gastrointestinali, crescita stentata, anemia sono alcuni dei segnali della possibile presenza di celiachia nei bambini.

Considerata “rara” fino a meno un decennio fa e promossa a “malattia cronica” nel 2008, oggi la celiachia sembra essere diventata una condizione pressoché universale e la dieta senza glutine, necessaria per tenerla sotto controllo, una vera e propria moda alimentare, soprattutto tra gli adulti.

In realtà, la diffusione della malattia non è cambiata nel corso del tempo: ad aumentare sono state, semmai, la sensibilità diagnostica dei medici e l’attenzione ai sintomi da parte dei pazienti, che hanno portato a evidenziare molti più casi rispetto al passato.

Nonostante questa accresciuta allerta e l’atteggiamento talvolta un po’ paranoico nei confronti del glutine, paradossalmente, la “vera” celiachia continua a essere sotto-diagnostica, soprattutto in età pediatrica.

Ciò espone bambini e adolescenti inconsapevolmente intolleranti, non soltanto a ripetuti malesseri di vario tipo, ma anche a un concreto rischio di deficit nutrizionali che possono comprometterne una crescita sana e predisporre a seri problemi di salute in età adulta.

Per tutelarli è molto importante diagnosticare con precisione la celiachia fin dai primi anni di vita, sottoponendo all’attenzione del pediatra i neonati e i bambini che presentano sintomi sospetti (non soltanto di tipo gastroenterico) ed effettuando gli esami necessari per confermare la presenza della malattia, ossia i test anticorpali specifici, seguiti, se indispensabile, dall’esame endoscopico con biopsia della mucosa intestinale.

Che cos’è la celiachia

Come ormai quasi tutti sanno, la celiachia è una malattia caratterizzata dalla presenza di intolleranza al glutine, principale proteina naturalmente contenuta in cereali come frumento, grano, orzo, segale, farro, kamut e in tutti i cibi che derivano dalle loro farine (pasta, pane, prodotti da forno, creme ecc.), nonché rintracciabile in numerosi prodotti alimentari di origine industriale meno sospettabili, come dadi da brodo, salse e minestre già pronte, marmellate, gelati confezionati, creme ecc.

Benché le modalità esatte di insorgenza della celiachia restino da determinare, è noto che a causare i sintomi della malattia è un meccanismo autoimmunitario sollecitato dall’ingestione di glutine, basato sulla produzione di anticorpi anti-endomisio (EMA), anti-transglutaminasi di tipo 2 (TTG2) (entrambi della classe delle IgA) e anti-gliandina deaminata (DGP) (appartenenti alla classe delle IgG), che vanno ad attaccare la porzione di intestino deputata all’assorbimento dei nutrienti, ossia i tratti iniziali dell’intestino tenue (duodeno e ileo).

In una persona sana l’epitelio di questa porzione di intestino presenta una superficie altamente ripiegata in formazioni simili a dita (villi intestinali), che hanno lo scopo di aumentare l’efficienza del passaggio di proteine, zuccheri, grassi, sali minerali e vitamine dal canale alimentare al sangue. In chi soffre di celiachia, la reazione abnorme al glutine determina il pressoché totale appiattimento dei villi intestinali (atrofia dei villi) e una seria compromissione dell’assorbimento dei nutrienti, con conseguente sviluppo di deficit nutrizionali significativi.

I sintomi della celiachia nei bambini

Pubblicità Sintomi e segni della celiachia non riguardano soltanto l’intestino e possono essere molto diversi in relazione all’età d’insorgenza della malattia, che può essere molto precoce e presentarsi già nel periodo dello svezzamento (6-24 mesi), quando oltre al latte si iniziano a proporre al neonato alimenti a base di cereali, come semolino, tapioca, pastina, biscotti per l’infanzia ecc., oppure un po’ più tardi, verso i 5-7 anni.

Nei primi 2 anni di vita, i principali aspetti che devono indurre i genitori a contattare il pediatra per un approfondimento diagnostico comprendono la comparsa di vomito frequente, diarrea cronica, gonfiore addominale, mancanza di appetito, crescita stentata o non in linea con l’età, ridotta massa muscolare.

Tutte queste manifestazioni devono insospettire soprattutto se insorgono in un bambino complessivamente sano e in assenza di fattori che possano notoriamente determinare disturbi gastrointestinali (come assunzione di cibi a rischio durante lo svezzamento o infezioni gastrointestinali) e se tendono a persistere per più di 1-2 settimane, senza dar segni di miglioramento.

Nei bambini più grandi la celiachia può analogamente dar luogo a diarrea cronica e apparentemente immotivata, ma anche, al contrario, a stipsi o comunque a un alvo irregolare.

Inoltre, il bambino può andare incontro a perdita di peso non legata a cambiamenti delle abitudini dietetiche o della quantità di cibo assunto, scarsa crescita generale e bassa statura, anemia non corretta dalla terapia con ferro per bocca, stomatite aftosa ricorrente, ritardo dello sviluppo puberale, nonché a tutta una serie di disturbi neurologici quali mal di testa, irritabilità, nervosismo, apatia, difficoltà di apprendimento, scarsa coordinazione dei movimenti ecc.

La relativa carenza organica di calcio e vitamina D che può conseguire al malassorbimento intestinale associato alla celiachia può non dar luogo a sintomi evidenti nell’infanzia, ma va tempestivamente contrastata poiché interferisce con il metabolismo delle ossa e, oltre a precludere un pieno accrescimento scheletrico, promuove condizioni di osteopenia e osteoporosi precoce in età adulta.

Diversamente dagli adulti, i bambini celiaci in genere non presentano problematiche cutanee, come orticaria o dermatite erpetiforme, né alterazioni dello smalto dentale, che possono invece iniziare a comparire dopo la pubertà.

Essendo molto generiche e aspecifiche, nessuna delle manifestazioni della celiachia in età pediatrica, considerate singolarmente o in combinazione tra loro, è sufficiente per emettere una diagnosi certa di malattia, che potrà essere correttamente formulata soltanto dal pediatra dopo un esame accurato del quadro clinico generale del bambino, l’analisi degli standard nutrizionali e delle abitudini alimentari della famiglia e, non ultima, l’esecuzione di esami di laboratorio e strumentali per il riconoscimento dell’intolleranza al glutine.

Prima di aver completato questo iter diagnostico, l’eliminazione del glutine dalla dieta va assolutamente evitata, sia perché del tutto inappropriata in assenza di una diagnosi certa di celiachia sia perché, sottraendo lo stimolo immunitario alla base della malattia, impedirebbe una corretta valutazione della malattia attraverso i test specifici, portando quindi a sottovalutare l’effettivo impatto dell’ingestione di glutine sull’organismo.

La probabilità che sia presente la celiachia in bambini con i sintomi citati è maggiore se coesistono fattori di rischio per lo sviluppo della malattia, quali la presenza nella stessa famiglia di soggetti celiaci (in particolare genitori e/o fratelli) o con intolleranze/allergie di altro tipo e la contemporanea presenza di diabete di tipo 1, tiroidite o epatite autoimmuni, malattie infiammatorie croniche (malattia di Crohn, artrite reumatoide), sindrome di Down e di Turner (malattia che interessa soltanto le donne ed è dovuta all’assenza di un cromosoma X), malattia di Williams (patologia genetica rara caratterizzata da disturbi dello sviluppo).

La diagnosi di celiachia

Gli esami chiave per confermare la diagnosi di celiachia sono essenzialmente di due tipi:

– la ricerca degli anticorpi anti-endomisio (EMA), anti-transglutaminasi di tipo 2 (TTG) e anti-gliandina deaminata (DGP), dopo un semplice prelievo di sangue venoso

– l’esecuzione dell’endoscopia gastroduodenale con biopsia e analisi di piccoli campioni di mucosa intestinale.

Il primo gruppo di esami (generalmente preliminari al secondo, in quanto molto meno invasivi e meno impegnativi da eseguire) è focalizzato sul riconoscimento della causa scatenante la celiachia e permette di capire se il bambino presenta una reattività immunitaria abnorme al glutine.

La seconda indagine è, invece, indirizzata ad analizzare gli effetti intestinali dell’intolleranza e consente di osservare direttamente lo stato della mucosa e dei villi intestinali, da cui dipendono l’efficienza dell’assorbimento delle sostanze nutritive.

L’indagine endoscopica viene eseguita come una normale gastroscopia, con l’unica differenza che il sondino è spinto fino all’inizio dell’intestino tenue e presenta un dispositivo in grado di prelevare frammenti di epitelio intestinale per l’analisi istologica, prima di essere ritirato.

Posto che si tratta di un esame abbastanza fastidioso sia per i bambini sia per gli adulti, di norma, prima di eseguirlo viene somministrata una leggera sedazione che aiuta a tollerare meglio l’ingresso del sondino (quello utilizzato per i bambini è comunque molto più piccolo di quello usato per gli adulti e permette di effettuare l’endoscopia senza difficoltà).

Una terza analisi che può essere sfruttata per escludere (o indirettamente confermare) la diagnosi di celiachia è di tipo genetico e consiste nella valutazione del genotipo relativo al sistema di istocompatibilità HLA (Human Leukocyte Antigen) che, in chi soffre di celiachia, di norma è caratterizzato da un polimorfismo (cioè una variante genetica) chiamato HLA DQ2 e/o DQ8. Nelle persone con modesto sospetto di celiachia è utile effettuare questa valutazione del genotipo prima di altre indagini diagnostiche più impegnative.

EsamiScopo
Ricerca degli anticorpi anti-endomisio (EMA), anti-transglutaminasi di tipo 2 (TTG) e anti-gliandina deaminata (DGP)Individuare una reattività immunitaria abnorme al glutine
Genotipo relativo al sistema di istocompatibilità HLAEscludere (o indirettamente confermare) la diagnosi di celiachia
Endoscopia gastroduodenale con biopsiaOsservare direttamente lo stato della mucosa e dei villi intestinali

Sulla scorta delle evidenze degli ultimi anni si ritiene che la diagnosi di celiachia nei bambini possa essere considerata certa anche senza effettuare l’endoscopia e la biopsia se sono contemporaneamente presenti:

– livelli di anti-transglutaminasi di tipo 2 (TTG2) superiori di 10 volte alla soglia prevista dal test

– positività agli anticorpi anti-endomisio (EMA)

– genotipo HLA DQ2 e/o DQ8.

A prescindere dall’insieme di indagini che il medico, in accordo con le linee guida ufficiali e con le disposizioni di legge, riterrà utile effettuare per arrivare alla diagnosi di celiachia, quest’ultima potrà essere emessa soltanto da centri clinici accreditati con il Servizio sanitario nazionale (SSN) e dotati di adeguata esperienza e strumentazione specifica per la valutazione della celiachia.

L’alimentazione senza glutine

Una volta confermata la presenza di celiachia, per tutelare il bambino da disagi immediati e complicanze a medio-lungo termine non sono necessari farmaci, mentre è indispensabile eliminare il glutine dalla dieta.

Fortunatamente, ormai da alcuni anni, pianificare una dieta priva di glutine bilanciata dal punto di vista nutrizionale e soddisfacente per il palato è abbastanza semplice, vista la disponibilità in commercio di numerosissimi prodotti senza glutine (reperibili e facilmente individuabili anche nei supermercati e in gran parte dei negozi alimentari) e l’elevata sensibilità pubblica nei confronti della malattia, che ha portato moltissimi ristoranti, bar, mense scolastiche ecc. a prevedere piatti senza glutine nei menù.

Posto che il glutine è un’importante fonte proteica per l’organismo, la sua eliminazione deve essere compensata con un apporto di proteine di diverso tipo con valore nutrizionale paragonabile.

Per essere certi di garantire al bambino una dieta sana e bilanciata, quindi, non è sufficiente sostituire la pasta con il riso o il pane e i biscotti con le corrispondenti versioni prive di glutine, ma è necessario predisporre con il pediatra o il nutrizionista un piano alimentare strutturato soddisfacente.

Источник: https://www.saperesalute.it/la-celiachia-come-riconoscerla-nei-bambini

I sintomi della celiachia: adulti, bambini e celiachia silente

La celiachia: come si manifesta in adulti e bambini e cosa fare?

Riconoscere i sintomi della celiachia nei bambini potrebbe non essere un’impresa semplice.

Tra i 6 e i 20 mesi potrebbe essere un’ipotesi quando si verifica un calo ponderale significativo o si manifestano altri sintomi come vomito, pancia gonfia, irregolarità intestinale, stitichezza, diarrea, feci non formate o quasi bianche.

Inoltre, i bimbi possono stancarsi spesso, perdendo il sonno, o diventare molto irritabili. Andando avanti con gli anni, i piccoli possono presentare dermatiti, afte e dolori articolari.

Un tempo diagnosticata solo con la biopsia intestinale, dall’estate 2015 il nuovo “Protocollo diagnosi e follow-up della celiachia e sulla prevenzione delle complicanze”, prevede soluzioni meno invasive per bambini e adolescenti, in cui non serve più l’endoscopia con prelievo duodenale, ma basterà un esame del sangue che dovrà verificare la presenza di anticorpi anti-tTG IgA (antitrasglutaminasi) e EmA IgA (antiendomisio) almeno 10 volte superiori al valore soglia. Ai fini della diagnosi di celiachia, varranno quindi anche il profilo genetico (HLA-DQ2 e/o DQ8) compatibile, definito sempre tramite test del sangue, e la valutazione dei sintomi e della loro riduzione a seguito di dieta senza glutine.

E negli adulti, come si manifesta e si diagnostica?

Celiachia, i sintomi negli adulti

Fonte: Web

Negli adulti, la celiachia provoca un’infiammazione intestinale, che porta nell’immediato a diarrea e perdita di peso. Tuttavia esiste anche una percentuale di celiaci che soffre contestualmente di obesità o di stitichezza.

Tra gli altri sintomi della celiachia ci sono l’anemia, l’osteoporosi, il mal di testa e la stanchezza, il prurito, dolori articolari, macchie sui denti, malfunzionamento della milza, reflusso gastroesofageo, problemi di equilibrio, formicolio agli arti. Ma i sintomi posso essere ancora molteplici e comprendere anche il funzionamento della tiroide e la depressione.

I villi intestinali risultano appiattiti e la diagnosi di celiachia nell’adulto, a differenza dei bambini, oltre allo screening iniziale con test sierologici, prevede la biopsia intestinale per la conferma.

La dermatite erpetiforme o la celiachia della pelle

Fonte: Web

Un altro campanello di allarme può essere la dermatite erpetiforme, una dermatite cronica, che si manifesta con vescicole e bolle di forma simmetrica, tendenzialmente localizzate su spalle, volto, collo, natiche, zona lombare, gomiti e ginocchia.Per la configurazione a grappolo, ricorda l’herpes zoster, il cosiddetto “fuoco di S.Antonio” e provoca un forte prurito che arriva al bruciore.

La diagnosi definitiva si ha a seguito di biopsia cutanea e, nel 85-95% dei casi, si associa con la malattia celiaca.

Celiachia silente o senza sintomi

Fonte: Web

La celiachia silente è praticamente asintomatica. Non deve essere confusa con la celiachia latente, che è presente nelle persone predisposte alla celiachia, ma che hanno i villi normali.

Con la celiachia silente, i sintomi possono però comparire nel momento in cui si aumenta la quantità di glutine nella dieta – tanto che anche questa forma si cura eliminando il glutine dalla propria quotidianità.

Naturalmente, non essendoci sintomi evidenti, la celiachia silente è molto difficile da diagnosticare.

Posso avere la celiachia anche se gli esami del sangue sono negativi? Ecco la risposta!

Gluten Sensitivity, non è celiachia ma sembra

Fonte: Web

Con il termine gluten sensitivity si indica attualmente un disturbo associato all’ingestione di glutine che porta a manifestazioni simili a quella della celiachia, ma in presenza di negatività degli esami sopraindicati e senza alterazioni intestinali. I disturbi regrediscono completamente nel giro di pochi giorni con l’eliminazione del glutine dalla dieta.

I dati della celiachia in Italia e nel mondo: una malattia sommersa

Fonte: rauhepharma

La malattia celiachia è una delle patologie permanenti più frequenti e colpisce circa l’1% della popolazione mondiale.

La maggiore consapevolezza della malattia, fino a qualche anno fa poco nota, ha portato a un incremento delle diagnosi ma, secondo i dati forniti dall’AIC, al momento in Italia i celiaci diagnosticati sarebbero circa il 27% di quelli reali.

Cibi che contengono (o non contengono) glutine

Fonte: Web

In Italia, dove la dieta mediterranea gode da sempre una lunga tradizione, essere celiaco significa rivoluzionare il modo di nutrirsi, perché la dieta mediterranea è basata soprattutto sui cereali, che – si sa – contengono in buona parte glutine.

Il mais e il riso costituiscono i principali sostituti di frumento, kamut, orzo, farro e i loro derivati, tutti contenenti glutine.

Ma chi è celiaco ha riscoperto anche cereali meno usuali quali il grano saraceno, l’amaranto, la quinoa, il miglio, il teff, il sorgo, la manioca e l’avena.

Carni e formaggi sono tutti consentiti, a meno che non si tratti di preparati o carni lavorate (insaccati, hamburger) dove in sede di preparazione è possibile siano stati aggiunti conservanti o addensanti contenenti glutine. Stessa cosa per gli yogurt, dove alcuni gusti (es. il malto d’orzo o alcuni cremosi alla frutta) possono non essere gluten free.

In generale, al di là della materia prima, bisogna verificare anche l’assenza di contaminazione da glutine.

Per questo anche tutti i prodotti di per sé senza glutine, come il cacao e le stesse farine di riso e di mais, devono essere verificati prima della consumazione, perché potrebbero essere stati banalmente prodotti in luoghi che trattano anche prodotti con glutine e, quindi, essere contaminati. In alcuni casi, del resto, prodotti di per sé senza glutine, come il caffè, potrebbero presentarne tracce in versioni lavorate, come il caffè solubile.

Siccome sarebbe complesso esaurire qui la materia dei cibi gluten free e di quelli che al contrario contengono glutine, rimandiamo al prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, dove sono chiaramente indicati i cibi consentiti, quelli vietati e quelli a rischio contaminazione e quindi da verificare.

Ecco infine alcuni consigli per fare la spesa senza dover consultare il prontuario in continuazione e anche perché non bisogna mettersi a dieta senza glutine se non si è celiaci.

Come orientarsi tra cibi gluten free e con glutine

Fonte: Web

Ma come orientarsi per una spesa senza glutine? Premesso che il prontuario deve essere un riferimento per quei prodotti che, pur essendo senza glutine, non sono dichiarati come tali (fino a poco tempo fa, per esempio, la Nutella, pur essendo gluten free e presente nel prontuario, non riportava la scritta senza glutine); l’indicazione è di porre attenzione alla presenza della dicitura senza glutine.

In questo, l’imperante moda del senza glutine ha aiutato a sensibilizzare le aziende sul fatto di apporre la scritta quando il prodotto è senza glutine (e ovviamente senza contaminazioni da produzione).

Falsi miti sul mangiare senza glutine che mettono a rischio la salute

Fonte: Zara

Abbiamo iniziato parlando di moda senza glutine e finiamo allo stesso modo perché la questione è importante.

Sulla scia di star hollywoodiane male informate, si è diffusa l’idea che mangiare senza glutine sia più sano e faccia dimagrire.
Nulla di più sbagliato. Gli alimenti senza glutine spesso hanno un indice glicemico più elevato, ponendo quindi i celiaci di fronte a un maggiore rischio diabetico.

AVVERTENZE
Concludiamo specificando che questo articolo ha uno scopo divulgativo-informativo e non pretende di esaurire l’argomento, molto più articolato, né di sostituirsi al parere del medico.

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Celiachia, un’intolleranza sempre più diffusa: scopri cos’è, quali sono i sintomi e cosa fare

La celiachia: come si manifesta in adulti e bambini e cosa fare?

La celiachia è una patologia genetica caratterizzata da una intolleranza al glutine, proteina contenuta nel frumento, nella segale, nell’orzo e in altri cereali. La patologia è scatenata dall’ingestione del glutine e si stima che in Italia abbia un’incidenza di circa l’1% [fonte: Ministero della Salute].

Il glutine è un complesso proteico contenuto nel seme del grano, del frumento e cereali simili, che è fondamentale poiché costituisce una riserva energetica per il germoglio. Nella lavorazione di questi cereali è il fattore che conferisce elasticità agli impasti.

La celiachia è una malattia geneticamente determinata, cioè ci sono dei geni che svolgono un ruolo fondamentale per la genesi della malattia.

La genetica determina la predisposizione a sviluppare la celiachia ma non è condizione sufficiente affinché questo avvenga.

Le cause della celiachia, infatti, sono multifattoriali, cioè sono molti i fattori che concorrono alla sua comparsa. Ad esempio, è fondamentale il contributo di fattori ambientali, fattori autoimmuni e fattori stressogeni.

Dopo che il glutine viene ingerito, nello stomaco comincia la sua digestione, per cui viene spezzettato in frammenti più piccoli. Alcuni di questi frammenti proteici scatenano a livello dei villi intestinali di un celiaco una risposta immunitaria, cioè il sistema immunitario di quel soggetto comincia a produrre anticorpi perché riconosce quei frammenti come estranei.

Vengono quindi prodotte molte molecole infiammatorie, causando così la sintomatologia tipica della malattia.

Alla causa autoimmune si aggiungono anche i fattori ambientali, fra cui troviamo anche gli agenti infettivi, poiché ci sono virus o batteri che contengono proteine simili a quelle contenute nel glutine, che riescono a scatenare la risposta immunitaria, per cui l’organismo produce anticorpi diretti verso queste proteine. [1, 2]

Inoltre è ormai noto che la celiachia può comparire in seguito a stress di tipo fisico, come ad esempio la gravidanza o altri tipi di traumi, anche di tipo affettivo, che si ripercuotono sul sistema gastro-intestinale. Sappiamo infatti quanto il sistema gastro-intestinale sia convolto negli eventi di stress.

Sintomi della celiachia nell’adulto e nel bambino

Vediamo adesso di capire quali sono i sintomi della celiachia, sia nell’adulto che nel bambino.

Sintomi nell’adulto: nelle persone adulte la celiachia si manifesta prevalentemente nella forma tipica, innanzitutto con sintomi di tipo gastro-intestinale, come dolori addominali, diarrea, feci steatosiche, cioè chiare e non formate, meteorismo e gonfiore addominale, a volte nausea e vomito e, come conseguenza, anche stanchezza. In molte forme però, i sintomi sono del tutto sovrapponibili a quelli del colon irritabile.

Esistono poi delle forme atipiche della celiachia, che si manifestano con sintomi a carico di altri organi, come ad esempio dermatiti, infiammazioni e irritazioni del cavo orale, anemia, osteoporosi o artriti, problemi ormonali che possono causare malfunzionamenti ovarici nelle donne.

Sintomi nei bambini: la forma tipica nei bambini compare entro i due anni d’età e si manifesta oltre che con sintomi gastrointestinali, anche con un ritardo nella crescita, inappetenza e riduzione della massa muscolare. La forma atipica può invece manifestarsi più tardivamente, intorno ai 6-7 anni di età, con problemi intestinali poco marcati, ma con riduzione del ritmo di crescita e di conseguenza bassa statura, anemia, deficit vitaminici.

Sintomi della celiachia nell’adultoSintomi della celiachia nel bambino
Dolori addominaliDiarrea
DiarreaDistensione addominale
SteatorreaArresto della crescita
Nausea e vomitoInappetenza
Gonfiore addominaleIrritabilità
Afte della boccaAtrofia muscolare
AnemiaDolori addominali
StanchezzaVomito
Problemi muscolariStomatiti
Problemi osteoarticolariDermatiti
DermatitiAnemia
Amenorrea

Cosa succede nell’intestino di un celiaco

Come si è già detto, il glutine è un complesso proteico costituito da più porzioni polipeptidiche.

La digestione di questo complesso, così come quella di tutte le altre proteine contenute negli alimenti, inizia nello stomaco e continua nell’intestino, ad opera di enzimi, che nell’intestino sono localizzati sulla superficie dei villi intestinali, porzioni di tessuto che formano estroflessioni e invaginazioni del tessuto epiteliale intestinale.

Qui le proteine sono ridotte in piccolissimi frammenti, ma il glutine, essendo una proteina particolarmente grande e complessa, viene digerita con fatica, per cui a volte vengono lasciati dei grossi pezzi che vengono assorbiti tal quali e quindi sono in grado, in alcuni soggetti predisposti, di scatenare una risposta immunitaria, perché il sistema immunitario li riconosce come “nemici”. Si determina quindi una forte infiammazione a livello dell’intestino, che non è più in grado di assimilare alcuni nutrienti poiché col tempo i villi intestinali si appiattiscono e si atrofizzano.

Allergia e intolleranza al glutine: le differenze

Spesso si fa confusione fra allergia ed intolleranza al glutine. In generale l’allergia è un fenomeno che coinvolge il sistema immunitario, per cui un “allergene”, di natura proteica, scatena la produzione di anticorpi da parte del sistema immunitario che riconoscono quella sostanza come estranea e la eliminano.

Nelle intolleranze invece, il sistema immunitario non è coinvolto: si tratta dell’incapacità dell’organismo di tollerare determinate sostanze poiché non riesce a digerirle, specialmente se in dosi elevate.

La risposta allergica invece si manifesta anche se l’allergene è assunto in piccolissime quantità ed anche i sintomi sono diversi, poiché di solito in una reazione allergica è coinvolto sia il sistema respiratorio che la cute, tanto da poter provocare uno shock anafilattico. I sintomi dell’intolleranza sono invece più che altro gastrointestinali e a volte cutanei.

La celiachia non è un’allergia al glutine ma in realtà non è nemmeno un’intolleranza vera e propria perché come abbiamo visto, si tratta di una reazione autoimmune che rende il sistema digerente incapace di digerire il glutine.

Come viene diagnosticata la celiachia

Il primo test per celiachia che il nostro medico ci consiglierà nel caso in cui sospettassimo di esserne affetti è un’esame del sangue, attraverso cui si rileva la presenza di specifici anticorpi che sono: anticorpi anti-gliadina, anticorpi anti-endomisio ed anticorpi anti-transglutaminasi.

Un esito positivo di tale test ci darà una buona probabilità di avere la celiachia, ma di solito viene seguita da una biopsia intestinale per verificare lo stato del tessuto dei villi intestinali.

Ciò vale sia per gli adulti che per i bambini, anche se in quest’ultimo caso, già la positività degli esami sierologici dà una buona probabilità della presenza del morbo celiaco e se non strettamente necessario, si preferisce non effettuare la biopsia duodenale. [3]

Cosa fare in caso di celiachia: linee guida generali

La terapia da seguire in seguito ad una diagnosi di morbo celiaco è una dieta senza glutine, quindi in questo caso il medico fornirà al paziente tutte le informazioni necessarie su come adeguare la propria alimentazione. Il medico stesso prescriverà le successive analisi da effettuare per capire se la dieta aglutinata sta sortendo gli effetti desiderati.

Dal momento che la dieta priva di glutine sarà a vita, è bene che il paziente sia informato adeguatamente su quali sono gli alimenti permessi e quelli non permessi.

Gli alimenti contenenti glutine possono essere rimpiazzati con cereali che ne sono naturalmente privi, come mais, riso, quinoa, grano saraceno, oppure è possibile integrare la dieta con alimenti formulati appositamente.

Spesso chi è effetto da malattia celiaca è anche intollerante al lattosio, quindi in molti casi sarà necessario evitare anche gli alimenti contenenti lattosio, che potrebbero ulteriormente infiammare la mucosa intestinale. Nel caso dei bambini, ovviamente, sarà necessaria una particolare attenzione nell’educazione alimentare da parte degli adulti che se ne prendono cura.

Inoltre, in caso di celiachia è importante anche conoscere alcune regole base da applicare in cucina, che potremo riassumere così:

  • Non utilizzare utensili con i quali siano stati cucinati cibi contenenti glutine;
  • Non usare olio di frittura già usato per cuocere cibi impanati o infarinati;
  • Non appoggiare il cibo su superfici che possono essere contaminate da alimenti contenenti glutine;
  • Non utilizzare l’acqua di cottura di alimenti contenenti glutine.

Per ulteriori informazioni su come mangiare e cucinare senza glutine, leggete il nostro approfondimento: Alimenti senza glutine: quali sono e come cucinare in caso di celiachia.

Cosa succede se un celiaco mangia glutine per sbaglio?

Le conseguenze dell’ingestione di glutine da parte di un celiaco sono variabili a seconda dell’entità della patologia e della quantità di glutine ingerito.

A volte anche poche briciole possono causare gravi conseguenze, ma la sensibilità è soggettiva.

Ingerendo glutine accidentalmente possono quindi manifestarsi vomito, diarrea, crampi addominali, mal di testa, afte, malessere generale.

In questo caso sarà bene consultare il proprio medico per sapere come tamponare questi sintomi ma contemporaneamente bisognerà idratarsi per attenuare l’infiammazione e quindi bere molta acqua e sospendere per un po’ anche alimenti irritanti come cibi molto grassi, alcolici, cioccolato, dolci. Soprattutto è importante non farsi prendere dal panico e prendersi un po’ di tempo per rilassarsi e riposarsi.

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