L’ansia nei bambini: un richiamo da non sottovalutare

Non di sola ragione

L’ansia nei bambini: un richiamo da non sottovalutare

La scuola storicamente non fonda la propria legittimità sulle emozioni, ma sulla ragione. Vuole insegnare ai bambini a non credere alle apparenze e a esaminare i fatti, a distinguere tra opinioni e conoscenze, a formare uomini di ragione, e lo fa attraverso procedure costruite, a loro volta, in maniera rigorosamente razionale.

Questo – ancora oggi – ci porta spesso a relegare emozioni, particolarismi e soggettività lontano dal nostro insegnamento.

Quando invitiamo un bambino a esprimere un giudizio, ovvero qualcosa che dovrebbe coinvolgere più direttamente la sua soggettività, gli chiediamo di farlo non secondo le proprie emozioni, passioni o “credenze”, ma in base alle “conoscenze” oggettive che gli abbiamo trasmesso, giungendo spesso a ritenere che solo più conoscenze possano produrre giudizi e azioni più ragionati e ragionevoli. Prudenza e correttezza deontologica ci spingono spesso ad allontanare dalle nostre lezioni tutto ciò che potrebbe creare opinioni e pareri divergenti e a insegnare soprattutto ciò su cui esiste già un consolidato consenso.

Abbiamo così imparato a trattare le emozioni dei nostri alunni (e anche le nostre) come qualcosa su cui è meglio soffermarsi occasionalmente, qualcosa “in più”, del tutto opzionale rispetto all’esigenza primaria che è “far imparare”.

La dimensione emotiva è stata presa in considerazione recentemente per lo più quando si parla di motivazione, che è – ancora – motivazione all’apprendimento. Al di fuori delle loro “funzionalità” all’apprendimento le emozioni sembrano non godere di alcuno status.

Gran parte del personale docente che opera nella scuola (insegnanti, educatori, specialisti di qualche ambito), inoltre, non ha ricevuto una specifica formazione sulla centralità degli aspetti relazionali ed emotivi che possono coinvolgere la vita scolastica dei propri alunni, né sugli aspetti della comunicazione non verbale e gestuale. Molto è lasciato all’autoformazione e all’esperienza. Così la paura di non avere gli strumenti e la preparazione adeguati per agire sul benessere psico-fisico degli alunni, il timore di non poter reggere una reale presa in carico emotiva degli alunni, l’idea di dover svolgere una mole di lavoro sempre più pesante senza un maggior riconoscimento sociale o economico conducono a una crescente insoddisfazione, al progressivo disinvestimento emotivo e alla tendenza a disaffezionarci al nostro lavoro, concentrandoci prevalentemente sulle funzioni didattiche e organizzative e assai meno su quelle relazionali ed emotive.

In tutto questo è complice anche la perenne preoccupazione di non fare in tempo a completare “i programmi” d’insegnamento, che di fatto ormai da anni sono stati sostituiti – a livello ministeriale – da un invito esplicito a un’organizzazione curricolare della didattica, finalizzata all'acquisizione di competenze, ma che di fatto orientano ancora in maniera predominante il fare scuola con una quantità molto ambiziosa di contenuti che genera poi la comprensibile preoccupazione di non “farcela” a esaurire quanto programmato, con il rischio di legare a tale insuccesso il riconoscimento delle proprie capacità di docenti.

Il “problema” delle emozioni

Le emozioni irrompono tuttavia con violenza nella vita scolastica sotto forma, spesso, di problema che non si può fare a meno di considerare.

Dietro numerosi casi di alunni con problemi di apprendimento, di integrazione e di comportamento emerge sempre più diffusamente il profilo di bambini scarsamente empatici, incapaci cioè di riconoscere i propri sentimenti, di gestirli, di raccontarli, di spiegarne l’origine in relazione a cause esterne, desideri, conoscenze, memoria; incapaci di leggere correttamente i sentimenti degli altri, di intuirli in anticipo, di relazionarsi in maniera profonda e costruttiva con i compagni, di uscire dall’affermazione a oltranza del proprio punto di vista e di costruire una verità condivisa e “sentita” con gli altri; bambini incapaci di relazionarsi positivamente con gli insegnanti (bambini che “non ascoltano”), in difficoltà persino nell’introiezione di semplici consegne.

La spiegazione di questi problemi è stata individuata in alcuni modelli di tipo affettivo (le relazioni tra il bambino e chi lo educa in famiglia) e cognitivo (il modo in cui si parla dei sentimenti in famiglia).

Da non sottovalutare l’importanza di modelli culturali, che dietro il continuo richiamo all’autonomia spingono in realtà alla disaffezione, alla disaffiliazione, a ignorare vincoli, legami, contesti, solidarietà.

A volte a deteriorare il clima della classe è – al contrario – il comportamento di bambini iperdesiderosi di attenzione e di ascolto, capaci di mettere in atto modalità di comportamento “eclatanti” per richiamare l’attenzione dell’insegnante e dei compagni.

A volte sono l’ansia e la paura dell’errore a rendere difficile la vita a scuola, generando inquietudine, disagio, paura. I bambini temono di non essere all’altezza delle richieste genitoriali, oppure di essere derisi per i loro interventi o perché chiedono all’insegnante di rispiegare una procedura che non hanno afferrato, oppure perché durante un’interrogazione sbagliano la propria risposta.

L’espressività a scuola

In questo contesto, le ore curricolari di musica, arte ed educazione motoria, spesso sottovalutate in favore di altre materie ritenute più fondanti dal punto di vista dell’apprendimento (e più “remunerative” dal punto di vista delle verifiche nazionali) possono essere considerate come un’occasione preziosa per ridare valore all’affettività, rafforzare le relazioni positive all’interno del gruppo classe e favorire la comprensione e la gestione delle emozioni da parte dei singoli bambini e del gruppo, attraverso una serie di attività perfettamente gestibili dall’insegnante e da ritenersi, fra l’altro, perfettamente curricolari.

Queste considerazioni e intenzioni hanno ispirato i percorsi contenuti nella guida metodologica Oltre le parole, pubblicata da Pearson Pinguini.

Si tratta di percorsi didattici trasversali, pluridisciplinari, nati e verificati nel corso di una felice e stimolante esperienza didattica che si è svolta in una scuola primaria di Milano e che ha coinvolto Grazia Floris, maestra di scuola primaria, e chi scrive, Andrea Carnevali, specialista di musica e didattica della musica.

Nel corso di questa esperienza è stata elaborata una strategia di intervento sulle emozioni e sui vissuti dei bambini attraverso laboratori interdisciplinari di attività espressive, incentrati su una didattica di tipo laboratoriale e cooperativo.

I risultati hanno comprovato la validità di percorsi di questo tipo non solo dal punto di vista dell’affettività e della comprensione ed espressione delle emozioni, ma anche dal punto di vista delle competenze concretamente conseguite nei rispettivi ambiti disciplinari e nell’affascinante ambito della loro interazione, funzionando come una sorta di propedeutica culturale in grado di generare una spinta motivazionale a esplorare e approfondire i vari ambiti di conoscenza rispetto alle tematiche proposte, in linea con quanto auspicato dalle più recenti Indicazioni Nazionali.

Источник: https://it.pearson.com/docenti/primaria/innovazione-didattica/espressivita/non-di-sola-ragione.html

La depressione giovanile si «vede» anche nel fisico

L’ansia nei bambini: un richiamo da non sottovalutare

Bambini e adolescenti che soffrono di depressione sono più a rischio di sviluppare sintomi somatici e di morte prematura una volta divenuti adulti.

A questi risultati è arrivata una ricerca, pubblicata sulla rivista Jama Psychiatry, del Karolinska Institutet svedese, guidata da Sara Bergen. La quale spiega: «Nella cura, dunque, occorre considerare sia i sintomi psichiatrici sia somatici». Lo studio è stato condotto su 1.

5 milioni di svedesi nati tra il 1982 e il 1996, seguiti fino al 2013. I dati sono stati dedotti dai registri nazionali sulla salute e sulle cause dei decessi.

Sono stati analizzati i casi di quanti erano stati diagnosticati come depressi tra i 5 e i 19 anni di età (fascia considerata dagli autori come depressione giovanile), corrispondenti al 2.5 per cento del totale: 37.500. Fanno notare gli autori che si è partiti dai 5 anni perché la depressione nei primi anni di vita è diagnosticata raramente. Alla fine dell’indagine, i pazienti avevano dai 17 ai 31 anni.

LE RAGAZZE SI FANNO PIÙ DEL MALE

I sintomi somatici rilevati dai ricercatori svedesi nei giovani depressi sono stati ben 69, tra i quali problemi gastrointestinali, respiratori e genito urinari, malattieautoimmuni, disturbi endocrini e metabolici.

In totale in tutto il tempo di osservazione si sono contate 360 morti, equivalente all’1 per cento in confronto allo 0.4 per cento risultato nel vasto gruppo di controllo non affetto da depressione. La prima causa di morte: l’autolesionismo.

Il rischio più alto di lesioni si è riscontrato tra le ragazze malate di depressione con un rischio di una ferita auto-inferta di 14 volte superiore alle coetanee senza depressione. Tra i sintomi somatici, tra le pazienti, anche le infezioni urinarie.

Mentre tra i maschi primeggiavano il rischio di obesità e i disturbi della tiroide.

Adolescenti: ansia e depressione mettono a rischio anche il cuore

17-07-2019 PIU’ RISCHI DI DIABETE ED EPATITE 

Ragazzi e ragazze, poi, sono risultati condividere un rischio aumentato di ammalarsi di diabete ed epatite e di sviluppare disturbi ai reni e al fegato.

«Occorrono maggiori ricerche su questo terreno per comprendere se la depressione giovanile provochi disturbi di salute fisica oppure se cause comuni sono sottese ad ambedue i tipi di problemi», concludono i ricercatori del Karolinska Institutet.

«Sottolineerei tra i sintomi somatici i disturbi del sonno: sappiamo che sono disturbi precoci del malessere dei giovani e che, poi, peggiorano col tempo», commenta Giovanni Migliarese, primario di psichiatria all’ospedale di Vigevano (Pavia) e specialista dell’adolescenza.

NON SI CURANO DELLE CONSEGUENZE

Alcuni disturbi suonano strani come legati alla depressione. «L’epatite, per esempio – risponde lo psichiatra -. Ma se una ragazzina fa sesso non protetto, può contrarla. Ancora oggi spesso i giovani non si prendono molto cura di sé, non pensano alle conseguenze.

E questo può essere un risultato».

 L’autolesionismo, il farsi male da sé, come si concretizza? «I ragazzi si tagliano il corpo, prendono pastiglie in eccesso, si mettono in situazioni di rischio, guidano forte o salgono in auto con un ubriaco», risponde Migliarese.

L'esercizio fisico (anche lieve) allontana la depressione

C’E’ ANCHE LA DEPRESSIONE SOTTO I 5 ANNI

Nello studio si parla anche di depressione infantile. «Rara, ma c’è. Si vede la predisposizione se i bambini vivono in ambienti sgradevoli o sono sottoposti a piccoli traumi continui o stanno in famiglie problematiche.

O, ancora, se vengono bullizzati, tormentati dagli amici o dai più grandi». Continua Migliarese: «Non vanno sottovalutate le depressione nei ragazzini, se poi a 25 anni corrono un maggior rischio di morire.

Dobbiamo capirne le cause e impostare, di conseguenza, interventi sulle famiglie, sulla scuola, fornire un supporto psicologico. Se si comprende che la predisposizione è forte, molte volte si vede che c’è familiarità».

Lo psichiatra prende poi in esame il perché appaiano così tani sintomi fisici – 69, secondo gli studiosi svedesi – in questa analisi di depressione giovanile: «Deriva dal fatto che, ormai si è capito, la depressione è una malattia sistemica, che coinvolge tutto il corpo.

E lo si vede dai sintomi somatici, come pure dalle reazioni immunitarie. Non si tratta di un disturbo legato soltanto al cervello».  

Источник: https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/pediatria/la-depressione-giovanile-si-vede-anche-nel-fisico

Coronavirus: come preservare l’equilibrio mentale dei bambini

L’ansia nei bambini: un richiamo da non sottovalutare

Qualche settimana fa a Chicago, un ragazzo di 14 anni ha fatto una lista dei componenti della famiglia che pensava potessero morire e di quelli che pensava potessero sopravvivere. A Cincinnati, un bambino di sei anni si è preoccupato dal fatto che se non avesse potuto celebrare il suo compleanno con gli amici, non sarebbe diventato grande.

I sintomi fisici del nuovo coronavirus sono ben documentati. E anche se i bambini sono meno predisposti ad ammalarsi, stiamo iniziando a comprendere cosa possa significare la pandemia per la salute mentale dei bambini e per il loro benessere emotivo.

C'è davvero tanto da metabolizzare: l’interruzione delle normali attività, l’improvvisa separazione dagli amici, e, ovviamente, la paura stessa del virus. Queste difficoltà si aggravano per i bambini che fanno affidamento sui pasti a scuola, o le cui famiglie stanno affrontando problemi di salute o l’improvvisa perdita del lavoro.

E quindi come possiamo aiutare i nostri figli durante questo periodo di cambiamento e incertezza? Ecco cosa ci dicono i professionisti di salute mentale e gli educatori esperti in merito a quello che abbiamo finora osservato e a quello che, da genitori, possiamo fare per essere d’aiuto.

Bambini diversi, reazioni diverse

I bambini stanno reagendo in modo diverso alla pandemia in corso. Alcuni stanno approfittando della situazione per godersi il tempo libero da scuola, mentre altri stanno sperimentando quello che lo psicologo clinico di Chicago John Duffy descrive come “un livello di paura che si avvicina al terrore”.

“Quello che mi dicono i bambini è che hanno paura dell’ignoto” spiega Duffy, autore di Parenting the New Teen in the Age of Anxiety”. Gli esperti stanno vedendo anche alcune differenze tra bambini più o meno piccoli, così come con i bambini che già soffrivano di depressione e ansia.

I genitori dei bambini più piccoli potrebbero notare maggiori comportamenti di attaccamento e regressione, così come anche più incidenti in bagno o gesti di auto-conforto come succhiarsi il pollice. L’interruzione della routine può essere particolarmente difficile per i bambini piccoli che trovano grande conforto nell’uniformità delle abitudini.

I genitori dei bambini più grandi dovrebbero invece aspettarsi un umore altalenante e irritabilità. Per loro, la distanza sociale può rappresentare la vera difficoltà. “Preadolescenti e adolescenti si sintonizzano emotivamente l’uno in relazione all’altro” spiega Duffy. La separazione dai coetanei può quindi essere vissuta come “infelice” e innaturale.

I bambini sono iper-consapevoli dei loro corpi, e anche del benessere loro e dei membri della famiglia, ha detto Rachel Herbst, psicologa che gestisce servizi integrati di salute comportamentale in assistenza primaria presso l’ospedale pediatrico di Cincinnati. Inoltre, i più piccoli assorbono lo stress degli adulti che hanno intorno. “L’ansia è molto più contagiosa di qualsiasi virus e i bambini la assorbono tutta”.

I genitori dei bambini a cui hanno precedentemente diagnosticato depressione e ansia potrebbero trovare questa pandemia particolarmente impegnativa. Non aiuta il fatto che i metodi per la protezione – il costante lavarsi e disinfettarsi le mani – siano già di per sé cause d’ansia. C’è un elemento di ossessione e pensiero compulsivo anche semplicemente in queste regole, dice Duffy.

“Non importa quanto proviamo a essere misurati, alcuni bambini saranno super sensibili a questo messaggio e avranno bisogno di aiuto per ricalibrarsi quando la crisi acuta sarà passata” dice Tara Peris, professoressa associata di psichiatria e scienze bio-comportamentali presso l’UCLA Semel Institute for Neuroscience and Human Behavior. Peris è anche co-direttrice dell’UCLA’s Childhood OCD, Anxiety and Tic Disorders Program.

L’ansia è spesso gestita come una risposta che avviene in assenza di una minaccia. Ma in questo caso, alcuni dei pericoli sono più che reali. Questo significa che alcune delle consuete risposte all'ansia devono essere regolate, dice Peris.

“Quello che dicevo ai bambini che lottavano con stati d’ansia e depressione prima di questo periodo era: ‘Puoi essere in ansia in risposta a una situazione nuova e spaventosa. Le tue emozioni sono lì per un motivo, e la nostra ansia è naturale, normale e necessaria’”.

La chiave, spiega Peris, è trovare un modo utile per gestire l’ansia.

Per fortuna, i trattamenti comprovati per l’ansia e la depressione possono aiutare i bambini a riconoscere e affrontare le preoccupazioni, a praticare nuovi metodi di gestione delle situazioni difficili e a lenire i sintomi fisici. E questi metodi non sono utili solo per i bambini predisposti all’ansia – queste sono strategie che tutti noi possiamo usare, dice Peris.

E mentre procediamo in questa strana e nuova normalità, ecco alcuni suggerimenti degli esperti su come possiamo aiutare la salute mentale dei nostri bambini.

Trasmettete calma (anche a costo di fingere)

Essere d’esempio in questo momento è davvero importante, ha detto Ty Hatfield, co-autore di ParentShift: Ten Universal Truths That Will Change the Way You Raise Your Kids e co-fondatore del programma Parenting From the Heart. I bambini imparano da noi come gestire lo stress e risolvere i problemi quando le cose diventano difficili.

Genitori, questo significa prendervi cura di voi stessi. Se trovate il tempo, fate esercizio. Fatevi un bagno caldo. Ascoltate la musica. Leggete un libro. Qualunque cosa vi faccia stare bene. E moderate il vostro consumo di news e social media.

“Guardare le news non fa parte del prendersi cura di sé stessi” dice Hatfield.

Stabilite una routine flessibile

Non deve essere una scaletta di codici a colore con intervalli di 15 minuti, schede didattiche, lezioni di francese e lavoretti manuali. Ma l’organizzazione fa sentire i bambini al sicuro, specialmente durante i periodi di confusione.

“Non siate rigidi con la scaletta”, dice Peris. “È normale che i bambini irrompano nelle nostre telefonate o su Zoom. Questa sarà la vita reale in tutto il suo splendore. Ma una routine strutturata è qualcosa che i genitori possono fare per preservare, in maniera determinante, la salute mentale di tutti”.

Siate onesti (ma non dite più del necessario)

Con i bambini più piccoli, siate concisi e dritti al punto. Lasciate che le domande del bambino guidino la conversazione. Ma siate onesti, dice Duffy: “I bambini di qualunque età diventeranno ancora più ansiosi se non vi percepiranno sinceri”.

 Dite loro quello che sapete e non sapete. Ma controbilanciate il tutto confortandoli che molte persone stanno lavorando per questa situazione, e che la distanza sociale è il modo giusto per gestirla. Rassicurateli del fatto che sono al sicuro e protetti.

Ancora più importante, dice Linda Hatfield, co-autrice e co-fondatrice di Parenting From the Heart, fate capire loro che sapete come si sentono. Per esempio: “Sembra che tu sia preoccupato di ammalarti”. Oppure, “So che sei triste perché non puoi giocare con i tuoi amici oggi”.

 “I bambini sono un groviglio di sentimenti”, spiega. “Quando comunicate con loro attraverso il linguaggio delle emozioni, questo aiuta a farli sentire compresi e ascoltati.

Li aiuta a farli sentire come se il loro mondo avesse senso, come se l’altra persona fosse realmente in contatto con loro”. 

Pro e contro del tempo trascorso davanti allo schermo

Questo non è il momento di demonizzare lo schermo. I genitori devono farci affidamento per poter lavorare. Ma lo schermo può fornire una cattiva fonte di connessione e conforto.

 Michelle Icard, autrice del libro Middle School Makeover, gestisce un gruppo con genitori di ragazzi delle medie.

E ha notato un trend interessante in quel gruppo d’età: un ritorno ai film e agli show televisivi dei tempi in cui i ragazzi erano più piccoli.

“Penso che questo sia un momento di grande incertezza, e quindi si trova grande conforto nel fatto di poter tornare alle abitudini di quando si era piccoli” ha spiegato Icard. E comunque, troppo tempo trascorso davanti a uno schermo potrebbe contribuire a far sentire i bambini agitati e ansiosi, dice Duffy.

La raccomandazione è quindi non più di due ore al giorno, nelle ore marginali della giornata. L’unica eccezione di Duffy: il film per la famiglia. “Se la famiglia guarda riunita un film, allora si crea una dimensione privata che potrebbe generare una sorta di resilienza nel tempo”, spiega. 

Giocate con loro

“Il contrappeso al tempo trascorso davanti agli schermi sono il movimento e l’attività fisica”, afferma Duffy. Quindi giocate ad acchiapparella, costruite fortini e catturate la loro immaginazione.

 “Incoraggio sempre gli adulti a considerare quello che accade quando restiamo davanti a uno schermo per un periodo troppo lungo”, dice Duffy. “Dopo puoi percepire la tensione e l’agitazione.

E il sollievo che proviamo quando spegniamo e ci mettiamo a fare qualcos’altro è salutare, cruciale e importante”.

La buona notizia è che, dal punto di vista della salute mentale, potremmo sperimentare alcuni lati positivi in quello che sta accadendo ora, dice Emily King, una psicologa accreditata a Raleigh, nella Carolina del Nord, specializzata in autismo, ADHD e ansia. 

I bambini a volte hanno agende troppo fitte, il che può portare a stress e fatica, spiega. I bambini autistici, in particolare, possono trarre beneficio da una pausa dalla scuola, che per loro può essere travolgente e magari anche troppo lunga.

Per poter mantenere le nostre famiglie in salute, viene chiesto a tutti noi di rallentare e rivalutare, spiega. “Questo potrebbe riportarci ai nostri valori basilari facendoci comprendere cosa è davvero importante”.

Источник: https://www.nationalgeographic.it/scienza/2020/04/coronavirus-come-preservare-lequilibrio-mentale-dei-bambini

Come calmare un bambino ansioso

L’ansia nei bambini: un richiamo da non sottovalutare

I nostri consigli per calmare un bambino ansioso: come vivere più serenamente le piccole, grandi sfide quotidiane

Il genitore di un bambino ansioso lo sa bene: non importa ciò che provi, lo sforzo che fai, quale sostegno o amore offri, niente sembra aiutare a placare la preoccupazione e l'ansia che sta colpendo il tuo piccolo nelle proprie sfide quotidiane.

Che sia andare a scuola, ad una festa, a fare sport o semplicemente vedere la mamma andare via per delle commissioni, il bambino ansioso sembra vivere sempre queste circostanze con un profondo disagio emotivo che a volte si manifesta anche sintomi fisici, come tremore, sudorazione fredda, tachicardia etc..

Come calmare un bambino ansioso? Ecco alcuni spunti di riflessione e strategie per intervenire nella vita quotidiana.

Ansia nei bambini

L'ansia è estremamente comune nei bambini e spesso inizia a mostrarsi intorno all'età di tre o quattro anni.

Anche se la maggior parte dei bambini non riceverà mai una diagnosi, uno su 10 sperimenterà quel tipo di preoccupazione angosciante che interferisce con la vita che viene classificato come disturbo d'ansia.

In effetti è del tutto normale che i bambini, sin dai primi anni di vita, sperimentino un po' di ansia: attraversano diverse fasi di crescita e vengono posti di fronte a nuove sfide con molta frequenza. Dalla separazione dalla mamma all'inizio della scuola, dallo sport alle prime interazioni sociali con i compagni, dalla scuola al rapporto con gli insegnanti

Gli psicologi hanno diverse strategie che puoi usare a casa per aiutare i bambini ansiosi, ma possiamo fare molto anche noi genitori per aiutare i nostri bimbi ad affrontare più serenamente le varie circostanze della vita.

Ansia di separazione

Se il bambino vive un'ansia da separazione e fa fatica a restare serenamente con la baby-sitter, prova a farla venire mentre sei a casa, così il tuo bambino potrà imparare a conoscerla mentre sei lì con loro.

Dopo alcune visite, vai a fare una breve passeggiata mentre la baby-sitter è lì, e stai via lontano da casa per un tempo sempre più lungo.

La pratica è la chiave per aiutare i bambini a imparare le abilità per affrontare situazioni che li rendono ansiosi.

Ansia per la scuola

Sta per iniziare una scuola nuova, non ci dorme la notte e pare abbia una vera e propria fobia? Anticipa le sue paure mostrandogli cosa accadrà.

  • Parla con lui della nuova scuola, degli insegnanti e amichetti e cosa succederà in classe;
  • portalo a scuola prima di settembre e mostragli dove si trova,
  • se puoi partecipa con lui all'Open Day per mostrargli spazi e ambienti.

Consigli per aiutare i bambini ansiosi

  • Fagli scrivere le paure e poi…buttale via

Uno studio pubblicato su Psychological Science ha mostrato che se le persone ansiose scrivevano su un foglio le loro paure e poi gettavano via il foglio, questo le aiutava a scartare mentalmente i pensieri.

Personificare una preoccupazione consente ai bambini di sentirsi come se avessero loro stessi il controllo su di essa. Dai all'ansia un nome e un volto, ad esempio quelli di una bambola che rappresenta l'ansia e la prossima volta chiedi a tuo figlio di spiegare alla bambola perché non deve essere preoccupata.

Il contatto fisico favorisce il rilasci di ossitocina, un ormone che regala all'organismo benessere immediato in modo naturale, e riduce il cortisolo nel sangue, l'ormone dello stress. Quando tuo figlio è preoccupato e ansioso abbraccialo e stringi la sua testa tra le mani.

L'ansia è un'emozione normale ed è qualcosa di cui dovremmo parlare con i bambini. L'ansia può essere utile: è solo quando diventa sproporzionata rispetto alla paura che diventi un problema.

E' quindi importante aiutare il bambino a imparare a identificare i suoi sentimenti e con essi anche l'ansia.

Chiamandola con il suo nome si aiuta il bambino a riconoscere che non è il solo a vivere questa emozione che lo preoccupa così tanto.

  • Affronta le paure un passo alla volta

Affrontare le paure è la maniera più potente per superare qualsiasi ansia. Secondo gli esperti ciò che fa crescere a dismisura l'ansia è l'evitare ciò che la provoca. Se ci si difende evitando ciò che ci spaventa ci si priva dell'opportunità di imparare come affrontarlo.

  • Pratica la respirazione profonda insieme

Lavorare sulla respirazione profonda durante i periodi di calma può aiutare ad imparare una vera e propria tecnica di rilassamento che tornerà utile per tutta la vita nei momenti di stress.

Quando si diventa ansiosi, la frequenza cardiaca tende ad aumentare e la respirazione diventerà meno profonda. Così arriverà meno ossigeno a muscoli e cervello e questo non farà che amplificare il panico.

Respiriamo insieme ai bambini dicendo loro di immaginarsi come delle rane e di fare grandi respiri che riempiono la pancia.

  • Lascia che risolva il problema

Se il tuo bambino preoccupato ti chiede continuamente “cosa succede se”? Che cosa succede se c'è stato un incendio a casa nostra? Che cosa succede se ti dimentichi di venire a prendermi a scuola? La tua prima reazione potrebbe essere di rassicurarlo che ciò non accadrà mai e che tutto andrà bene.

Ma in realtà sarebbe meglio rigirare a lui la domanda e invitarlo a chiedersi cosa farebbe. Chiedere a tuo figlio di rispondere alla sua stessa domanda lo aiuta ad imparare a risolvere i problemi, lo rende quindi più sicuro e gli offre gli strumenti giusti per risolvere i problemi futuri.

Inoltre lo aiuterà a rendersi conto che quelle situazioni spaventose sono di fatto gestibili.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/come-calmare-un-bambino-ansioso.html

Gravidanza
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