Insonnia negli adolescenti: un problema sempre più diffuso

Insonnia. Cause, sintomi e cura dei disturbi del sonno

Insonnia negli adolescenti: un problema sempre più diffuso

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L’insonnia è una condizione caratterizzata da un peggioramento soggettivo nella qualità del sonno e da difficoltà di addormentamento, da risvegli mattutini precoci o da risvegli nel mezzo della notte che determinano uno stato di stanchezza cronica durante il giorno.

In genere chi soffre di insonnia manifesta, durante il giorno, una serie di problematiche collegate alla carenza di sonno tra cui fatica, difficoltà a concentrarsi, umore irritabile e problemi di memoria.

Nonostante l’insonnia sia un disturbo molto comune e diffuso, spesso rimane sotto-diagnosticata e non trattata efficacemente.

Insonnia

L’insonnia è un disturbo caratterizzato da un sonno insoddisfacente e non riposante che può manifestarsi con difficoltà nell’addormentamento, frequenti risvegli notturni o risvegli mattutini precoci.

L’insonnia genera un significativo calo della qualità di vita ed è spesso associata a stati di tensione psichica; spesso è quindi causata da preoccupazioni o da particolari periodi di stress.

In generale se i disturbi del sonno si verificano per periodi brevi (da qualche giorno a qualche settimana) si parla di disturbo acuto del sonno. Quando invece il disturbo si manifesta per almeno tre mesi si parla di insonnia.

L’insonnia può associarsi ad altri disturbi medici (ad es. ipertensione e disturbi cardiaci) o psichiatrici (ad es. disturbi d’ansia e disturbi dell’umore).

In alcuni casi l’insonnia è uno dei primi segnali dello sviluppo di un disturbo psichiatrico che va identificato e trattato per tempo. In altri casi invece l’insonnia si mantiene a causa di cattive abitudini comportamentali (ad es.

l’abuso di caffeina, l’utilizzo eccessivo di videoterminali o il passare troppo tempo a letto) o cognitive (ad es. sforzarsi o preoccuparsi di non riuscire ad addormentarsi).

Ma l’insonnia non è un disturbo solo notturno. Lo scarso riposo genera infatti una serie di problematiche che si manifestano anche durante il giorno.

In generale chi soffre di insonnia lamenta uno stato di fatica quotidiana o, più frequentemente nei soggetti anziani, sonnolenza diurna. Mostra inoltre difficoltà cognitive come deficit dell’attenzione, nella concentrazione e nella memoria.

Chi soffre di insonnia manifesta inoltre una maggiore irritabilità o labilità emotiva, in alcuni casi sintomi ansiosi e depressivi (Morin et al., 2015).

Epidemiologia

I sintomi dell’insonnia sono molto comuni.

Alcune stime suggeriscono che circa il 30-35% della popolazione mondiale manifesti qualche difficoltà nel sonno ma solamente il 10-15% lamenta difficoltà quotidiane correlate al disturbo del sonno.

Nei più giovani il sintomo più frequente è la difficoltà nell’addormentamento, mentre i risvegli frequenti durante la notte sono più tipici della mezz’età e dei soggetti più anziani.

L’insonnia è più frequente nelle donne rispetto agli uomini ed è più frequente nei pazienti psichiatrici rispetto alla popolazione generale. L’insonnia può manifestarsi a qualsiasi età anche se il primo episodio avviene in genere nella tarda adolescenza, prima età adulta.

Quante ore di sonno sono necessarie?

Le ore di sonno necessarie per riposare in modo adeguato variano da individuo ad individuo e si modificano nel corso della crescita. I bambini appena nati necessitano di molte più ore di sonno nell’arco delle 24 rispetto ad un adulto o una persona anziana.

Un recente studio della National Sleep Foundation (Hirshkowitz, 2015) ha pubblicato delle raccomandazioni rispetto alla quantità di sonno ideale per le diverse fasce di età.

I dati, analizzati da un panel di esperti, mostrano come la quantità di ore di sonno necessarie decresca nell’arco della vita.

I periodi di sonno raccomandato per un bambino appena nato sono, ad esempio, tra le 14 e le 17 ore giornaliere. Con possibili variazioni alla norma che estendono il periodo di sonno “accettabile” tra le 11 e le 19 ore. In soggetti adulti il periodo di sonno raccomandato varia tra le 7 e le 9 ore, con un range di sonno accettabile tra le 6 e le 10.

Con l’avanzare dell’età questi valori tendono sempre più a ridursi. In soggetti con età superiore ai 65 anni infatti, il range di ore raccomandate si riduce a 7-8 con un range accettabile tra le 5 e le 9 ore. Il periodo di sonno ideale è quindi influenzato da variabili individuali; l’età è una delle più influenti.

Cause e fattori di rischio dell’insonnia

Nonostante l’alta prevalenza dell’insonnia nella popolazione generale, le cause che determinano il disturbo del sonno non sono ancora completamente comprese (Morin, 2015). Si ritiene comunque che a favorire l’esordio e il mantenimento del disturbo sia un insieme di fattori genetici, comportamentali, emotivi e cognitivi.

  • Fattori genetici: studi hanno dimostrato che circa il 30% dei soggetti affetti da insonnia ha un familiare che soffre dello stesso disturbo. C’è quindi una predisposizione genetica che rende alcuni individui più sensibili di altri a sviluppare l’insonnia.
  • Fattori comportamentali: ci sono alcune abitudini comportamentali che favoriscono l’insorgenza o il mantenimento dell’insonnia. Tra questi troviamo: passare molto tempo a letto, avere orari e ritmi di sonno/veglia irregolari, fare riposini durante il giorno, utilizzare videoterminali prima di addormentarsi (ad es. computer o smartphone).
  • Fattori emotivi: eventi di vita avversi e preoccupazioni possono causare e mantenere l’insonnia. In molti casi il disturbo esordisce durante un periodo di stress acuto e tende poi a cronicizzare. L’insonnia è inoltre presente come sintomo in molti disturbi mentali, in alcuni casi la sua comparsa può essere un sintomo prodromico di un disturbo psichiatrico più importante (ad es. la depressione maggiore).
  • Fattori cognitivi: alcune caratteristiche cognitive possono favorire l’insonnia come la tendenza alla rimuginazione. La tendenza ad indugiare sulle preoccupazioni genera spesso infatti difficoltà nell’addormentamento. Tali difficoltà possono inoltre generare ulteriori preoccupazioni (ad es. essere preoccupati di non riuscire ad addormentarsi) che instaurano così un circolo vizioso cognitivo che peggiora il quadro dell’insonnia.

Sintomi dell’insonnia

L’insonnia è caratterizzata sia da sintomi notturni che sintomi diurni. E la diagnosi prevede la presenza di questi sintomi per almeno 3 notti a settimana per almeno 3 mesi. I sintomi notturni dell’insonnia sono:

  • Difficoltà ad addormentarsi
  • Frequenti o prolungati risvegli notturni
  • Risvegli precoci mattutini

Il mancato riposo notturno genera inoltre una serie di sintomi diurni che sono:

  • Sensazione di fatica e scarsa energia.
  • Difficoltà attentive, di concentrazione e di memoria.
  • Disturbi dell’umore.
  • Difficoltà nel lavoro o nello studio conseguenti allo scarso riposo notturno.

Cura dell’insonnia

La cura dell’insonnia può prevedere il ricorso a terapie farmacologiche, a trattamenti psicologici oppure all’unione di diverse strategie contemporaneamente. A seconda della gravità del disturbo e dell’intensità dei sintomi è possibile esplorare diverse strategie terapeutiche.

La cura psicologica per l’insonnia tende a focalizzarsi sia sugli aspetti cognitivi che su quelli comportamentali che spesso sostengono il disturbo. Questi metodi possono essere utilizzati in modo isolato, anche se spesso nella pratica clinica sono combinati ad altri strumenti (ad es. il colloquio clinico) e si situano all’interno di percorsi terapeutici più ampli.

Cura dell’insonnia. Terapie comportamentali

I metodi comportamentali di cura dell’insonnia prevedono la restrizione del sonno, il controllo dello stimolo e le terapie di rilassamento.

La restrizione del sonno prevede di ridurre il tempo passato a letto per avvicinarlo il più possibile al tempo di effettiva durata del sonno (anche di poche ore).

Una volta associato in modo più forte lo stimolo (l’essere sdraiato a letto) con la risposta (il sonno) si cerca gradualmente di aumentare il tempo passato a letto per cercare così di prolungare il tempo del sonno.

Alla tecnica della restrizione del sonno, in genere, viene associata una terapia di controllo dello stimolo, dove vengono dati al paziente che soffre di insonnia una serie di “compiti”:

  • Mettersi a letto solamente quando si ha sonno
  • Alzarsi da letto quando non si riesce a dormire
  • Usare il letto e la camera da letto solamente per dormire (non per leggere o guardare la televisione)
  • Alzarsi al mattino sempre alla stessa ora
  • Non fare pisolini diurni

Una terza strategia comportamentale per la cura dell’insonnia è l’utilizzo di tecniche di rilassamento.

Apprendere tecniche di rilassamento è utile per ridurre gli stati di iper-attivazione, ridurre la tensione muscolare e ridurre i pensieri intrusivi che interferiscono con il sonno.

Molte delle tecniche di rilassamento richiedono inizialmente la guida di un professionista, ma con il passare delle settimane possono essere utilizzate in autonomia.

Cura dell’insonnia. La CBT-I

Tra le terapie psicologiche specifiche per l’insonnia una particolare forma di trattamento è la CBT-I, un approccio psicoterapico specifico per l’insonnia che agisce sia sugli aspetti cognitivi che comportamentali che sostengono il disturbo del sonno. La CBT-I, come altre forme di psicoterapia cognitivo comportamentale, può essere erogata singolarmente o a piccoli gruppi e ha dimostrato di essere efficace nel migliorare la qualità e la quantità del sonno.

La terapia prevede di lavorare su false credenze e idee irrazionali dei pazienti relative al sonno, insegnare strategie per ridurre le rimuginazioni soprattutto pre-addormentamento e infine agire sugli aspetti comportamentali che sostengono l’insonnia. Nel protocollo CBT-I viene inoltre chiesto ai pazienti di compilare giornalmente il “diario del sonno” per monitorare gli orari in cui si è andati a letto, il tempo impiegato per addormentarsi, quante volte ci si è svegliati durante la notte etc.

Cura dell’insonnia. Terapie farmacologiche

Oltre alle terapie psicologiche esistono diverse alternative farmacologiche che vengono utilizzate per la cura dell’insonnia. La scelta di quali farmaci utilizzare è di stretta competenza medica ed è importante affidarsi ad uno specialista. Tra le classi di farmaci utilizzate per la cura dell’insonnia troviamo:

  • Benzodiazepine: sono farmaci sintomatici che vengono sfruttati per le loro proprietà miorilassanti e ipnoinducenti. Sono farmaci efficaci per l’insonnia ma dovrebbero essere utilizzati per periodi brevi di tempo, in quanto possono facilmente generare tolleranza e dipendenza. Sono farmaci potenzialmente da abuso soprattutto se usati fuori dalle prescrizioni mediche. Per maggiori informazioni sulla dipendenza da benzodiazepine leggi qui.
  • Melatonina o agonisti della melatonina: la melatonina assunta come integratore o farmaci agonisti della melatonina (come il Ramelteon) si sono dimostrati efficaci nel trattamento dell’insonnia, in particolare per favorire l’addormentamento. A differenza delle benzodiazepine questi farmaci hanno un potenziale d’abuso molto minore.
  • Antidepressivi: alcuni farmaci antidepressivi ad azione sedativa vengono utilizzati per il trattamento dell’insonnia. Tra questi i più utilizzati sono il trazodone, l’amitriptilina e la mirtazapina. Il potenziale d’abuso di questi farmaci è minimo.
  • Antipsicotici: anche i farmaci antipsicotici possono essere utilizzati per il trattamento dell’insonnia sfruttandone l’effetto sedativo. Tra i farmaci più utilizzati ricordiamo l’olanzapina, la quetiapina e il risperidone.

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Disturbi del sonno negli adolescenti

Insonnia negli adolescenti: un problema sempre più diffuso

La qualità del riposo notturno è essenziale per una buona salute fisica e mentale. Tuttavia, oggi gli adolescenti soffrono sempre più di disturbi del sonno. In questo articolo vi daremo alcuni suggerimenti su come evitare i disturbi del sonno negli adolescenti.

In termini generali, gli adolescenti dovrebbero dormire almeno 8 ore durante la notte per raggiungere il benessere fisico e mentale. È dunque importante conoscere le diverse cause e i fattori che rendono difficile il riposo notturno. Solo allora si può affrontare il problema. Vediamo insieme come evitare i disturbi del sonno negli adolescenti.

1. Prevenire e combattere l’obesità

I problemi di peso sono sempre più diffusi nella nostra società a causa di uno stile di vita sbagliato.

Uno studio recente ha dimostrato la stretta relazione che intercorre tra i disturbi del sonno e una massa corporea superiore. Ciò conferma che l’obesità infantile e adolescenziale stanno diventando sempre più gravi. Ma la relazione è anche inversa.

I disturbi del sonno negli adolescenti influenzano le loro abitudini alimentari che contribuiscono ad aggravare l’obesità.

In questo senso, è essenziale mantenere una dieta equilibrata ricca di verdure, legumi, cereali integrali, carne magra, pesce e uova. Almeno, i pasti a casa dovrebbero essere basate su questi gruppi di alimenti ed evitare la farina, i cibi fritti e gli zuccheri.

Tuttavia, anche l’attività fisica è essenziale per mantenere l’equilibrio fisico e psicologico. Tutti gli adolescenti dovrebbero praticare delle attività sportive nel corso della settimana.

Leggete anche: Iniziare a fare sport quando si è sovrappeso

2. Moderare l’uso dei dispositivi elettronici

Un’altra causa dell’aumento dei disturbi del sonno negli adolescenti è rappresentata dalle nuove tecnologie. Oggi è difficile per i genitori controllare il numero di ore trascorse al telefono, al computer, davanti alla televisione o ai videogiochi.

Questi dispositivi espongono gli adolescenti a una sovrastimolazione molto insalubre. Questa influenza direttamente il sistema nervoso e altera l’equilibrio dei naturali bioritmi del corpo, alterando anche il sonno.

Tuttavia, questo fattore non riguarda solo gli adolescenti, ma anche i genitori. Moderare l’uso dei dispositivi elettronici è una misura che dovrebbe essere adottata da tutta la famiglia. È una responsabilità comune ed è particolarmente importante evitarli due ore prima di dormire.

3. Impedire il consumo di tabacco

Il consumo di  tabacco è comune nell’adolescenza e può causare diversi disturbi come l’insonnia.

C’è un legame tra il fumo e la scarsa qualità del sonno negli adolescenti. Per questo motivo, smettere di fumare è essenziale per dormire meglio, sia in termini di respirazione che psicologici.

La dipendenza da nicotina dovrebbe essere affrontata da più approcci e ricevere la comprensione e la pazienza di tutta la famiglia. L’adolescente, inoltre, potrebbe avere bisogno di un aiuto esterno per smettere di fumare. Non è sempre facile, ma è bene affrontare il problema il prima possibile.

Leggere anche: Smettere di fumare e benefici per la salute

4. Evitare di imitare le abitudini notturne dei genitori

C’è un ultimo fattore che appare negli studi relativi ai disturbi del sonno negli adolescenti: le abitudini notturne dei genitori. I figli tendono a stare svegli fino a tardi e a dormire male quando uno dei genitori fa turni notturni.

In questo caso, è essenziale rispettare gli orari di riposo regolari promuovendo il silenzio e la quiete in casa. Infatti, se l’adolescente ha già difficoltà ad addormentarsi, basterà poco per svegliarlo.

Consigli generali per evitare i disturbi del sonno negli adolescenti

Una buona igiene del sonno permette ai ragazzi di riposare per affrontare al meglio le attività quotidiane.

  • Andare a letto ogni sera alla stessa ora.
  • Seguire una dieta equilibrata e consumare cene leggere.
  • Prevenire l’abuso di stimolanti (caffè, tè, coca-cola, bevande energetiche).
  • Combattere l’obesità.
  • Evitare una vita sedentaria e fare un po’ di attività fisica più volte a settimana.
  • Evitare l’uso di tabacco e alcol.
  • Controllare l’uso dei telefoni cellulari e della tecnologia in generale, soprattutto prima di andare a letto.
  • Garantire dei ritmi e degli orari sufficientemente stabili a casa ed evitare le attività notturne che possono disturbare il resto della famiglia.
  • La camera da letto deve essere un luogo tranquillo, senza luce e con una temperatura adeguata.
  • In alcuni casi, tenere a mente che i disturbi del sonno possono essere provocati da un eccesso di compiti o di attività sociali o di lavoro.

Abbiamo visto brevemente come evitare i disturbi del sonno negli adolescenti per aiutarli a dormire bene e godere di un buon riposo.

Solo in questo modo saranno in grado di eseguire e soddisfare le responsabilità della loro età.

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Insonnia negli adolescenti

Insonnia negli adolescenti: un problema sempre più diffuso

Dal rapporto “Adolescenti e Stili di Vita” emerge che l'insonnia negli adolescenti è un fenomeno allarmante e in crescita e il telefonino gioca un ruolo determinante

Gli esperti l'hanno definita “Insonnia social” ed è un fenomeno allarmante che interessa gli adolescenti, iperconnessi non solo di giorno ma anche di notte.

A fotografare realisticamente la situazione di adolescenti e sonno, in tutta la sua gravità, è l'indagine “Adolescenti e Stili di Vita” realizzata da Laboratorio Adolescenza e Istituto di Ricerca IARD, con la collaborazione della Associazione Culturale Pediatri (ACP) e l'Osservatorio Permanente Giovani ed Alcol.

L'indagine – curata da Carlo Buzzi, ordinario di Sociologia dell'Università di Trento, referente dell'area sociologica di Laboratorio Adolescenza e membro del Comitato Scientifico di Istituto IARD – e Maurizio Tucci, Presidente di Laboratorio Adolescenza – si è svolta tra i mesi di novembre 2018 e maggio 2019 su un campione nazionale rappresentativo di 2019 studenti (1027 maschi e 992 femmine) frequentanti la classe terza media inferiore (fascia d'età 13-14 anni).

La ricerca mette in luce che se da un lato stili di vita e comportamenti attribuibili all'adolescenza proseguono spesso fino oltre i trent'anni d'età, sull'altro versante assistiamo ad una progressiva anticipazione di questi comportamenti, per cui l'osservazione e le conseguente attenzione sociale, educative e istituzionale, devono tener conto di questi mutamenti.

Adolescenti e social

Circa il 60% dei ragazzi ha il suo primo cellulare tra i 10 e gli 11 anni, ma oltre il 28% lo ha avuto in regalo prima dei dieci anni. Solo una piccola minoranza ne entra in possesso dopo i 12 anni.

E non va molto meglio con i social: il 54% inizia la sua vita in rete tra gli 11 e i 12, e il 12% prima dei 10 anni.

Confrontando i dati con quelli relativi all’edizione 2017 della medesima indagine si evidenzia – a dispetto degli inutili fiumi di raccomandazioni degli “esperti” – una continua precocizzazione del fenomeno, così come è in aumento anche la percentuale dei giovanissimi che non utilizza alcuno strumento di protezione del proprio profilo (11% al 15%) messo a disposizione dal “social”.

A questo si aggiunge che, quanto l’accesso ad un social prevede un’età minima (che loro non hanno) per accedervi, non rinunciano, ma il 47% indica l’età minima per poter accedere, il 20% un’età a caso e il 23% di essere comunque maggiorenne, perché (spiegano i ragazzi nei focus group realizzati a corredo dell’indagine) “così non ti prendono per un bambino”.

Queste le parole di Maurizio Tucci, Presidente di Laboratorio Adolescenza:

Un pericoloso esordio in età pressoché infantile quando non si ha assolutamente la necessaria maturità psicologica per poter utilizzare strumenti di comunicazione così potenti e insidiosi anche ad età ben più mature.

  Ma al di là dei pericoli più visibili – la deriva del cyberbullismo è il più evidente – la permanenza H24 nell’agone della piazza virtuale contribuisce ad aumentare la fragilità di una generazione di adolescenti costantemente in ansia da prestazione.

Come se non bastasse sentirsi in competizione in ogni contesto in cui agiscono (dalla scuola, allo sport, a qualunque altra attività svolgano), l’essere costantemente “in vetrina” e psicologicamente dipendenti dal giudizio degli altri manifestato attraverso e follower li rende insicuri al punto di modificare, probabilmente anche inconsapevolmente, il modo di comunicare tra di loro. Un esempio di questo – ci è dato anche dall’uso apparentemente bizzarro della comunicazione orale attraverso lo smarthphone. Tra di loro mai una telefonata vera, ma solo successioni lunghissime di messaggi vocali (a volte anche di contenuto drammatico) che evidentemente li tranquillizzano, perché non costringono a far fronte ad un contraddittorio in tempo reale.

Circa i social (e gli strumenti di messaggistica) più utilizzati, si conferma il progressivo calo di e l’incremento di Instagram.

Parabola discendente per Ask Fm, mentre è in crescita Snap Chat. Diventa consistente l’utilizzo di Telegram e This Crush (quasi inesistenti nel 2016), mentre non abbiamo rilevato il dato su TikTok, esploso recentissimamente.

WhatsApp è praticamente “incorporato” in tutti gli adolescenti.

Cyberbullismo

Il 40% è entrato in contatto (direttamente o indirettamente) con episodi di cyberbullismo. Positivo che il 56% dica che la prima cosa da fare, in caso si diventi vittima di un episodio di cyberbullismo, è avvisare i genitori.

Stride un po’, invece, sentir affermare (30%) che per prevenire il cyberbullismo si dovrebbero utilizzare poco i social.

Insonnia social: il sonno “online”

Solo il 6,8% del campione intervistato afferma di dormire almeno 9 ore per notte (che rappresenta la quantità di sonno adeguata a quell’età), mentre il 20% dorme addirittura meno di 7 ore: il 55% va a aletto tra le 22.00 e le 23.00 e il 28% addirittura dopo le 23.00 (28%).

Inoltre, il 72% delle femmine e il 58,5% dei maschi sostiene di avere problemi ad addormentarsi (al 13% il problema si presenta spesso) e al 66% (72,3% delle femmine) capita di svegliarsi durante la notte e di non riuscire più ad addormentarsi.

Ma cosa fanno i teen-insonni quando non riescono ad addormentarsi? Per la maggioranza (44% delle femmine e 36% dei maschi) il comportamento più frequente è navigare su Internet o utilizzare i social. Uno scarso 30% accende la televisione, meno del 10% – e non ci stupisce – legge qualche pagina di un libro.

E’ significativo registrare che, anche quando la difficoltà ad addormentarsi si manifesta frequentemente, meno del 30% dice di averlo fatto presente al proprio medico e meno della metà ne ha parlato con i genitori.

Maria Luisa Zuccolo, responsabile del “Gruppo di lavoro adolescenza” dell’Associazione Culturale Pediatri, spiega:

Ritardare più del dovuto il momento di andare a dormire può determinare la comparsa di un vero disturbo del ritmo sonno-veglia dovuto alla mancata sincronizzazione tra ritmo interno (tentativo di dormire in un momento incompatibile col proprio orologio interno) e ritmo imposto dalle esigenze sociali (alzarsi per andare a scuola). Secondo i pochi dati disponibili in letteratura le frequenza di problema, chiamato Sindrome da fase del sonno ritardata, nella popolazione adolescenziale è stimata tra il 7-16%, ma rilevamenti empirici e, soprattutto, i dati di questa ricerca ci descrivono una situazione decisamente più allarmante

Il telefonino e i social sono compagni di sonno e insonnia dei giovanissimi. La maggioranza degli intervistati non lo spegne prima di andare a dormire e spesso anche nel corso della notte, messaggia con gli amici.

E gli effetti si vedono, perché cambia la quantità e la qualità del sonno di chi dice di spegnerlo prima di andare a letto, rispetto a chi dice di tenerlo acceso ma silenziato o, soprattutto, di lasciarlo acceso e non silenziato.

Afferma di dormire meno di sette ore a notte il 14,7% di quelli che lo spengono e il 32,9% di quelli che lo lasciano acceso; così come tra chi lo tiene acceso aumenta la percentuale di chi fa fatica a prendere sonno (69,2% vs 61%).

I “pensieri” sono la motivazione maggiormente indicata (specie dalle ragazze) come causa della difficoltà ad addormentarsi, seguiti dal non aver sonno all’ora giusta, ma in altri momenti della giornata, e dalla preoccupazione per la scuola (non è un caso che in periodo non scolastico il problema diminuisce).

Gli effetti principali del dormire poco e male sono prevalentemente:

  • la difficoltà ad alzarsi la mattina (82%)
  • l’avere difficoltà a svolgere le abituali attività quotidiane perché si ha sonno durante il corso della giornata (55%).

Infine è interessante osservare che sul come agire perché il riposo notturno possa essere migliorato i ragazzi sono molto consapevoli: ai primi posti mettono il fare attività sportiva durante il giorno, avere una alimentazione sana, spegnere il cellulare durante la notte.

  • Per approfondire: Laboratorio Adolescenza

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Источник: https://www.pianetamamma.it/la-famiglia/il-bimbo-nella-societa/insonnia-negli-adolescenti.html

Adolescenti e disturbi del sonno: quando rivolgersi a uno specialista?

Insonnia negli adolescenti: un problema sempre più diffuso

Con l’adolescenza cambiano i ritmi del sonno. I ragazzi tendono ad andare a dormire sempre più tardi e possono avere problemi al risveglio e durante tutta la giornata. Quando è il caso di preoccuparsi? Cosa può ritenersi fisiologico e cosa può richiedere un approfondimento medico?

La giornalista Letizia Palmisano ha rivolto le domande alla Prof.ssa Carolina Lombardi, Responsabile del Centro di Medicina del Sonno dell’Istituto Auxologico e docente presso l’Università Bicocca di Milano.

TEENAGER: È NORMALE IL CAMBIO DI RITMO NEL SONNO?

Nella fascia d’età degli adolescenti quello dei disturbi del sonno è un problema sempre più frequente.

Ci sono, innanzitutto, ragioni fisiologiche: infatti nell’adolescenza il ritmo circadiano (quel che potremmo chiamare “orologio biologico”) subisce delle modificazioni.

Usando un’immagine potremmo dire che i ragazzi diventano un po’ “gufi” nel senso che tendono a spostare il sonno più in avanti privilegiando la seconda parte della notte per dormire; hanno quindi la tendenza all’addormentarsi più tardi e a risvegliarsi più tardi con possibile difficoltà nel risveglio nelle prima ore del mattino.

Con l’arrivo del Covid inoltre è cambiato lo stile di vita e la distribuzione oraria dei diversi impegni nell’arco della giornata anche dei più giovani: gli studenti sono molto di più a casa e utilizzano potenzialmente di più i supporti digitali per la DAD e anche per mantenere la socialità

Tutto ciò può favorire ulteriormente lo spostamento in avanti del ritmo sonno veglia che descrivevamo prima come fisiologico negli adolescenti ma che può diventare un problema da affrontare quando diventa un vero e proprio disturbo del ritmo circadiano, con orari di addormentamento e di risveglio così spostati in avanti da rendere impossibile la cura di se stessi e lo svolgimento degli impegni scolastici.

QUANDO SI PUÓ PARLARE DI DISTURBO DEL SONNO NELL’ADOLESCENTE?

Quando lo spostamento del sonno è tale da impattare sul rendimento delle attività mattutine come:

  • la difficoltà di alzarsi in tempo;
  • di fare colazione;
  • la riduzione del rendimento scolastico.

Ovviamente nelle diverse circostanze è da valutare se questa difficoltà di risveglio al mattino è legata solamente ad abitudini scorrette o si basa su un disturbo del sonno primario.

Importante inoltre sottolineare come la difficoltà di svolgere compiti adeguati al mattino possa innescare circoli viziosi come per esempio quello del calo delle performance scolastiche, sensazione di inadeguatezza, difficoltà di rapporti con in genitori, conflitti familiari e isolamento sociale.

Un ragazzo preoccupato a propria volta può dormire male.

QUALI SEGNALI DEVE COGLIERE UN GENITORE?

I genitori devono vigilare sulle abitudini scorrette che possono alterare il tempo da dedicare al sonno, la durata e la qualità del sonno. Se notano, ad esempio, difficoltà di risveglio al mattino o di addormentamento alla sera può essere utile valutare se:

  1. Il ragazzo/a utilizza eccessivamente supporti elettronici (come smartphone, tablet, videogame) anche la sera? Probabilmente sarà opportuno parlare col figlio per cercare di regolamentare l’utilizzo di tali dispositivi e diminuirne soprattutto l’uso serale, soprattutto a letto.
     
  2. È da considerare anche la possibilità che l’adolescente abbia introdotto l’assunzione di caffè o altre bevande a base di caffeina. Da un lato a questa età è “fisiologica” l’acquisizione di alcune abitudini proprie dell’età adulta a cui i ragazzi si avvicinano, dall’altro sarà fondamentale discuterne apertamente con i ragazzi, spiegandone gli effetti ed accompagnandoli ad un comportamento consapevole ed aperto.
     
  3. Un’attenzione particolare è poi quella verso alcuni integratori stimolanti. Viviamo in una società che ha spesso il culto della performance a tutti i costi. Sono molti i ragazzi che prendono, con sistemi fai da te e non consigliati da un medico, prodotti farmaceutici che promettono di mantenere alta l’attenzione. Spesso però, specie se assunti in orari sbagliati, possono farlo a discapito del sonno.
     
  4. Invece è importante che ragazzi e genitori sappiano che il riposo è fondamentale per il benessere dell’organismo ed anche per le prestazioni e le performance scolastiche, oltre che sportive. Ridurre quelle ore di riposo importanti per il corpo è sempre controproducente. 

QUANDO È IL CASO DI VALUTARE UN CONTROLLO PRESSO UN CENTRO DI TERAPIA DEL SONNO?

È importante monitorare il sonno dei figli per poter constatare eventuali anomalie. Tra di esse rientrano ad esempio:

  • attività motorie atipiche;
  • parlare durante il sonno;
  • alterazioni respiratorie come il russare;
  • un’accentuata sudorazione notturna.

Può poi essere un campanello d’allarme la difficoltà del risveglio mattutino a cui possono seguire difficoltà nelle attività del ragazzo durante la giornata. 

In tutti questi casi ciò che va sconsigliato è la terapia fai da te. Un medico potrà valutare il da farsi. In molti casi il disturbo del sonno può essere curato con norme comportamentali.

In altre situazioni si valuteranno terapie specifiche e mirate al singolo caso.

IL CENTRO DI MEDICINA DEL SONNO

Il Centro Medicina del Sonno, attivo in Lombardia e Piemonte, è accreditato dalla Società Italiana di Medicina del Sonno (AIMS) e svolge attività clinica e di ricerca sui disturbi del sonno, inclusa l'insonnia.

Caratteristica peculiare del Centro di Medicina del Sonno, unico nel suo genere in Italia, è la possibilità di studiare gli effetti cardiovascolari dei diversi disturbi del sonno. A questo scopo è possibile eseguire, in casi selezionati, un monitoraggio continuo non invasivo, battito-battito, della pressione arteriosa nel sonno durante la videopolisonnografia.

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI

DAD: QUALI SONO L'IMPATTO, I VANTAGGI E GLI SVANTAGGI SUI RAGAZZI?

Источник: https://www.auxologico.it/approfondimenti/adolescenti-disturbi-sonno-quando-rivolgersi-specialista

Gravidanza
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