Infezioni alle vie urinarie nei bambini

Infezioni urinarie nei bambini: riconoscerle e curarle

Infezioni alle vie urinarie nei bambini

Le infezioni del sistema urinario sono piuttosto comuni in età infantile: si stima che colpiscano circa l’1,7% dei bambini e l’8,4% delle bambine al di sotto dei 7 anni.

La loro incidenza è sostanzialmente uguale nei due sessi fino al primo anno di età, per poi colpire in misura maggiore il genere femminile.

La presentazione clinica è variabile, spaziando dalla totale assenza di sintomi fino a forme con febbre elevata e malessere importante.

Le infezioni urinarie vengono abitualmente suddivise in tre grandi categorie: infezioni che colpiscono il tratto superiore delle vie urinarie, ovvero i reni (si parla in questo caso di pielonefrite acuta); quelle che interessano il tratto urinario inferiore, cioè la vescica (cistite); e infine casi in cui si riscontrano batteri nelle urine, senza che questi diano segno di infezione (cosiddetta batteriuria asintomatica). Un articolo recentemente pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet fa il punto sulle ultime evidenze a riguardo.

Fattori di rischio

Alcuni bambini sono più predisposti a sviluppare infezioni urinarie rispetto ad altri. Un’infezione si sviluppa quando c’è uno sbilanciamento tra l’”aggressività”dei batteri e le capacità di difesa dell’ospite.

Il flusso urinario, provocando un “lavaggio” meccanico delle superfici dell’apparato, costituisce la più importante difesa del sistema urinario contro le infezioni, mentre il ristagno di urina le favorisce.

Per questo, tutte quelle alterazioni anatomiche o funzionali che alterano il regolare svuotamento vescicale (come il reflusso uretero-vescicale, le disfunzioni della vescica o dell’intestino) predispongono allo sviluppo di infezioni.

Diagnosi

La diagnosi di un’infezione urinaria si basa sui sintomi e sul riscontro nelle urine di un’elevata quantità di batteri (valutata mediante la cosiddetta “urinocoltura”, di solito associati a globuli bianchi (leucociti) e nitriti (sostanze prodotte dai batteri stessi). I batteri più frequentemente imputati sono costituenti della flora batterica dell’intestino, in particolare Escherichiacoli (responsabile dell’80-90% dei casi). Non è però semplice isolare selettivamente i batteri contenuti nelle urine, poiché la raccolta del campione rischia di essere contaminata dalla flora batterica del tratto genitale o della cute; una possibile soluzione consiste nel posizionare un catetere uretrale o nell’eseguire una puntura sovrapubica, ma sono manovre invasive e spesso mal tollerate. Sono inoltre state rilevate differenze tra diversi laboratori nel quantificare la concentrazione di batteri nell’urinocoltura, con conseguenti variabilità nella diagnosi di infezione urinaria. Gli esami del sangue possono venire in aiuto: la presenza di elevati indici dell’infiammazione (come la proteina C reattiva e la procalcitonina) correlano con un’infezione batterica in atto e possono indirizzare la diagnosi.

La diagnostica radiologica trova spazio essenzialmente laddove bisogna escludere alterazioni anatomiche del tratto genito-urinario.

L’ecografia reno-vescicale è una tecnica che fornisce informazioni anatomiche piuttosto dettagliate, ma dipendente dall’esperienza dell’operatore; questo esame è raccomandato nei bambini di età inferiore ai 2 anni dopo il primo episodio infettivo urinario, per identificare malformazioni congenite (meglio eseguirla ad episodio infettivo risolto, in quanto l’infiammazione acuta potrebbe renderne più difficile l’interpretazione). Una tecnica di secondo livello è invece la cistouretrografia minzionale: attraverso un catetere, la vescica viene riempita con un liquido di contrasto, e quindi “fotografata” tramite radiografie durante lo svuotamento. Questo esame ha il vantaggio di vedere in diretta eventuali malfunzionamenti dinamici, ma lo svantaggio di utilizzare radiazioni ionizzanti a livello degli organi riproduttivi. Infine, la scintigrafia renale con acido dimercaptosuccinico (DMSA) è una tecnica in grado di individuare pielonefriti in fase acuta e cicatrici renali tardive, ma rappresenta anche una metodica costosa, invasiva e che espone il bambino a radiazioni; per questo, viene eseguita solo in casi selezionati.

Pielonefrite acuta

I bambini affetti da pielonefrite acuta sono spesso febbrili e spossati; i più grandi possono talvolta riferire dolore a livello del fianco o dello stomaco.

In questi casi, dopo aver ottenuto un campione di urine da far analizzare, occorre avviare una terapia antibiotica ad ampio spettro (che agisca cioè su molte possibili specie batteriche responsabili dell’infezione), somministrata per via orale o endovenosa a seconda delle condizioni del piccolo.

La risposta alla terapia è di solito evidente dopo 36-48 ore dall’inizio della stessa, ma la cura deve essere continuata a lungo (7-10 giorni) ed eventualmente adeguata a seconda dei risultati dell’urinocoltura.

Una menzione particolare meritano le cosiddette “cicatrici renali”, che possono residuare dopo un episodio infettivo.

Queste entità, che vengono identificate tramite esami radiologici, hanno un significato incerto: alcuni studi indicano che potrebbero predisporre nel tempo a complicanze come insufficienza renale, ipertensione arteriosa e problematiche gravidiche, ma tali conseguenze sembrano rare, e le evidenze sono per ora incomplete.

Cistite acuta

Le infezioni del tratto urinario inferiore si presentano con sintomi più lievi, tipicamente bruciore mentre il bimbo fa la pipì, necessità di urinare spesso, talvolta dolore al basso ventre; di solito non è presente febbre. La terapia antibiotica, in questo caso, può basarsi su molecole antibiotiche a spettro più ristretto, assunte per pochi giorni o addirittura in singola somministrazione.

Batteriuria asintomatica

Questa entità clinica è controversa e la definizione non è univoca. Con questa espressione si fa riferimento ad una condizione in cui la vescica è colonizzata da batteri che non dovrebbero esserci, ma che non danno segni clinici di un’infezione.

Può presentarsi con maggior frequenza in bambini con malformazioni anatomiche oppure con malfunzionamento della vescica o dell’intestino, spesso tra un episodio infettivo e il successivo. In questi casi, il trattamento antibiotico non è raccomandato.

Reflusso vescico-ureterale

Il cosiddetto reflusso vescico-ureterale consiste nella risalita di urina dalla vescica all’interno degli ureteri fino ai reni, durante le contrazioni vescicali.

Si presenta solitamente nei bambini con alterazioni anatomiche congenite (come la displasia renale), ma la reale prevalenza di questa condizione nella popolazione è ignota, poiché spesso asintomatica per lungo tempo. Si distinguono vari livelli di gravità, da lieve (grado I) a severo (grado V).

Rappresenta un fattore di rischio riconosciuto per lo sviluppo di infezioni urinarie infantili e di cicatrici renali, ma è anche una condizione che spesso si risolve spontaneamente con la crescita. Per questo, la maggior parte dei Paesi non propone uno screening nei bambini.

Le opzioni terapeutiche sono controverse: per i casi più gravi può essere proposto l’approccio chirurgico o la terapia antimicrobica a lungo termine; negli altri casi può essere adottata una strategia di monitoraggio nel tempo.

Prevenzione

L’utilizzo di antibiotici preventivi per ridurre le infezioni urinarie e le conseguenti cicatrici renali non è al momento validato da evidenze scientifiche; ciò che è stato invece dimostrato è che l’utilizzo di antibiotici per lungo periodo favorisce lo sviluppo di batteri antibiotico-resistenti nella flora intestinale, un problema di enorme rilevanza per il presente e per il futuro.

Per quanto riguarda le terapie non farmacologiche, i prodotti a base di mirtillo non hanno dimostrato efficacia nella prevenzione delle infezioni urinarie; al contrario, l’eccessiva assunzione di succhi di mirtillo rosso è risultato associato ad una maggior incidenza di carie dentali, diarrea e obesità. Nemmeno i probiotici si sono rivelati efficaci nella prevenzione del disturbo. L’intervento di circoncisione precoce dopo la nascita è risultato correlato ad una minor probabilità di infezione, ma il beneficio clinico è troppo limitato per raccomandare tale pratica di routine.

Le infezioni delle vie urinarie sono patologie frequenti nei bambini, che possono avere conseguenze anche a lungo termine. La ricerca scientifica sta facendo passi da gigante anche in ambito pediatrico-urologico, e le evidenze sono sempre più numerose e valide. Le raccomandazioni delle società scientifiche sono il mezzo più potente che possediamo per individuarle e trattarle al meglio.

Giorgia Protti

Fonti:
https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)30676-0/fulltext?utm_campaign=lancet&utm_content=130376001&utm_medium=social&utm_source=&hss_channel=tw-27013292

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Источник: https://www.medicalfacts.it/2020/06/08/infezioni-urinarie-bambini-cura/

Infezioni alle vie urinarie nei bambini

Infezioni alle vie urinarie nei bambini

Le infezioni alle vie urinarie sono molto frequenti in età pediatrica tanto che la loro incidenza è stimata nel 7,5% tra i bambini che si presentano al pronto soccorso con febbre che supera i 38°C.
Generalmente non si tratta di disturbi gravi ma è importante riconoscerli e curarli tempestivamente perchè, se trascurati, possono danneggiare i reni.

Nei neonati il rischio di contrarre un'infezione alle vie urinarie è maggiore nei maschietti rispetto alle femminucce, con una percentuale rispettivamente del 7% e del 2,8%. Questo perchè c'è una maggiore frequenza di malformazioni delle vie urinarie nei neonati maschi.

Nei bambini al di sotto degli 11 anni la situazione si capovolge, ossia il rischio risulta maggiore nelle femmine rispetto ai maschi per via della vicinanza del retto all'uretra. La causa principale dell'insorgenza delle infezioni alle vie urinarie è la presenza di batteri, mentre più raramente l'infezione può essere originata da virus o funghi. Le forme più frequenti di infezioni delle vie urinarie si dividono in tre categorie:

Batteriuri asintomatica

E' una patologia di lieve entità che non presenta sintomi ed è provocata da batteri a bassa virulenza. Si individua in genere attraverso esami delle urine o urinocolture occasionali e non richiede una terapia, tranne che per i pazienti immunodepressi (portatori di trapianto renale, diabetici, etc.).

Infezione urinaria bassa sintomatica o cistite acuta

Può essere favorita da fattori locali, quali infezioni vaginali e del prepuzio, fimosi (restringimenti), sinechie (aderenze) delle piccole labbra etc. Tra i sintomi prevalgono i disturbi nella minzione con febbre che generalmente non supera i 38° C.

Nel lattante i sintomi possono essere aspecifici. Alle volte può comparire sangue nelle urine alla fine della minzione, anche con coaguli. Dall'esame ecografico si può individuare un aumento dello spessore della parete vescicale. Questa tipologia di infezione riguarda principalmente le bambine in età prescolare

Infezioni urinarie basse ricorrenti

Sono molto frequenti nelle femmine in età scolare e sono spesso associate a disfunzioni vescicali e dello sfintere uretrale esterno.
Nel 30 – 40% dei casi si associano a reflusso vescico-uretrale, di solito di lieve entità.

È frequente la concomitanza con vulvo-vaginiti, sinechie delle piccole labbra e stipsi.

La terapia può comprendere, oltre ad un trattamento specifico antibatterico, anche una rieducazione minzionale e l'utilizzo di farmaci che regolano la muscolatura vescicale

Infezione urinaria alta o pielonefrite acuta (PNA)

E' caratterizzata generalmente da febbre elevata accompagnata da brividi e dolori lombari o addominali. Questo tipo di infezione non è sempre facile da diagnosticare ed spesso associata ad una malformazione delle vie urinarie (nel 40% dei casi a reflusso vescico-uretrale) e/o a disfunzioni.

Infezioni delle vie urinarie, sintomi

Per riconoscere un'infezione delle vie urinarie è molto importante individuare i sintomi che, come abbiamo visto, non sempre sono specifici o eclatanti. Ad esempio nei lattanti e nei neonati il sospetto di un'infezione di questo tipo deve nascere anche in presenza di sintomi aspecifici come

  • febbre
  • irritabilità
  • scarso aumento di peso
  • pianto durante la minzione
  • disturbi gastroenterici
  • urina maleodorante
  • arrossamento all'interno delle cosce e ittero.

Un altro sintomo di un'infezione alle vie urinarie in corso è se il bambino non fa la pipì da molte ore e sente dolore quando urina. Se vostro figlio infatti continua a piangere e si rifiuta di urinare, è fondamentale consultare un pediatra per escludere patologie come l'infezione alle vie urinarie, i calcoli, ostruzione interna di un uretere o eventuali cisti addominali e quindi è necessario fare un'ecografia.

Nei bambini più grandi invece occorre fare attenzione alla presenza di disturbi minzionali, cioè se il piccolo avverte dolore nella zona lombare o bruciore mentre fa pipì e se si verificano episodi di incontinenza.

In presenza di tali sintomi è necessario rivolgersi subito al medico. La diagnosi sulla presenza o meno di infezioni alle vie urinarie è possibile attraverso due esami specifici: l'esame completo delle urine e l'urinocoltura.

Questi esami devono essere effettuati prima d'iniziare l'eventuale terapia con gli antibiotici perchè anche una sola dose di antibiotico può rendere sterili le urine impedendo quindi di identificare il germe responsabile dell'infezione.

Altri esami che vengono effettuati una volta che l'infezione è passata sono l'ecografia renale e la cistografia.

Infezioni alle vie urinarie, cosa fare

Soprattutto nel caso di infezioni alte può essere eseguita anche una scintigrafia renale statica al fine di valutare gli eventuali esiti dopo un certo periodo di tempo. Nel caso delle infezioni delle basse vie urinarie si interviene in genere con un ciclo di 3-5 giorni di terapia antibatterica per via orale.

Con cicli di questa durata è possibile prevenire gli effetti collaterali degli antibiotici e le alterazioni della flora batterica intestinale.
Se si è in presenza di un'infezione alle alte vie urinarie il ciclo di terapia deve avere una durata maggiore (almeno 10 giorni).

Una volta diagnosticata un'infezione del genere, come nel caso della pielonefrite acuta, la terapia va iniziata prima possibile.

Infatti se si interviene tempestivamente, entro 48-72 ore dall'esordio dell'infezione, è possibile prevenire i possibili danni ai reni.

A seconda dei sintomi e dell'età del bambino la terapia può essere effettuata a casa oppure in ospedale. Il ricovero viene in genere consigliato per i bambini più piccoli in presenza di febbre elevata, vomito o segni di disidratazione

Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/malattie/infezioni-alle-vie-urinarie-nei-bambini.html

Come comportarsi in caso di infezione urinaria?

Infezioni alle vie urinarie nei bambini

Per un bambino piccoloil rischio di avere un’infezione urinaria è abbastanza alto; certo non come quello di avere un’infezione respiratoria o un’otite, ma sufficiente per considerare questo problema importante e metterlo sotto la lente d’ingrandimento dei genitori: circa il 3% delle femminucce e l’1% dei maschietti presentano un’infezione entro i 10 anni di età, ma la maggior parte di queste infezioni vengono nei primi tre anni di vita.

Batteri

Responsabili di queste infezioni sono i batteri, non i virus: abbiamo perciò delle buone armi in mano per combatterli, gli antibiotici.

Questi batteri entrano nell’apparato urinario sempre, o quasi, dall’esterno, dall’uretra.

Nella maggior parte dei casi il sintomo che porta al sospetto di infezione urinaria è, soprattutto nei bambini più piccoli, la febbre; una febbre spesso molto alta e senza altri sintomi.

Quando c’è febbre vuol dire che i batteri sono riusciti ad arrampicarsi lungo le vie urinarie fino al rene e ai bacinetti renali e si chiama perciò pielonefrite: una situazione più rischiosa di quella in cui i batteri si sono fermati nella vescica, detta cistite, che si presenta con un semplice bruciore nel fare la pipì, con uno stimolo frequente a urinare e, qualche volta, con un dolore sopra il pube, tutti sintomi che è difficile rilevare fino ai due anni.

Nel neonato i sintomi della pielonefrite sono più sfumati e subdoli e sta nel “naso clinico” del pediatra la capacità di sospettare l’infezione.

Il fatto è che, se i batteri arrivano nel tessuto renale, innescano un’infiammazione capace di danneggiare il rene stesso: e tanto più importante è questa infiammazione, tanto più a lungo questa persisterà e tanto maggiore sarà il danno.

Quando il danno c’è stato non si torna indietro e in quella sede si formerà pian piano una cicatrice, proprio come capita quando ci si fa una ferita sulla pelle; con l’unica differenza che la pelle è in grado di riformarsi più o meno come prima, mentre le strutture renali non hanno questa capacità.

Ecco perché se un bambino piccolo ha la febbre alta senza altri sintomi è importante fare un esame delle urine: quasi tutti i pediatri ormai hanno nel loro studio una strisciolina reattiva che, imbevuta di pipì, ci dà la risposta che vogliamo in pochissimi minuti.

Cosa fare?

Non è di regola necessario fare esami del sangue, che aggiungono poco a quanto già sappiamo dai sintomi o dall’esame dell’urina; neppure il ricovero in ospedale, a cui pure spesso si ricorre, è indispensabile, a meno che il bambino non sia piccolissimo (meno di un mese) o stia così male da farci sospettare uno “stato tossico” (abbandonato, poco reattivo, che vomita e non si alimenta).

Il più delle volte invece basta dare l’antibiotico giusto, per bocca.

Tutto sommato quindi si tratta di un trattamento abbastanza leggero, anche se un’infezione urinaria con febbre viene considerata un’infezione importante, come la polmonite: l’importanza è data dal fatto che conviene fare una diagnosi, e di conseguenza una terapia, quanto più precoce possibile per evitare che si formi quella famosa cicatrice.
Finita la cura, che durerà di solito da una settimana a dieci giorni, inizia il dilemma: che fare?

Cosa non fare?

Ma, l’abbiamo già detto, la medicina cambia e va avanti, e negli ultimi anni sono cadute una a una le motivazioni per cercare il famigerato reflusso.

Prima si è chiarito che non è il reflusso il colpevole del peggioramento delle lesioni renali e dell’eventuale danneggiamento della funzionalità del rene, ma il danno viene dal sovrapporsi di infezioni non riconosciute in tempo o non ben curate.

Poi si è visto che operare i bambini col reflusso non cambia la loro “storia naturale” e non impedisce i danni permanenti del rene che per la verità sono veramente rari. Tanto più che nella gran parte dei casi questo reflusso tende a migliorare e a regredire del tutto spontaneamente. Poi, come già detto, è stata negata da studi recentissimi l’utilità della profilassi.

E allora perché cercare il reflusso, perché fare la temuta radiografia? E allora non va fatto nulla? Il buon senso dice che spesso basta un’ecografia dei reni e delle vie urinarie, fatta da un esperto ecografista: se risulta normale può escludersi la presenza di anomalie significative, reflussi gravi, alterazioni ostruttive (ne parleremo poi), grave danno del tessuto renale (cicatrici estese, con rene di dimensioni al di sotto della normalità). Se risulta patologica ci indicherà quei pochi bambini a cui va posta un’attenzione particolare, che meritano perciò qualche accertamento e qualche controllo in più e vanno seguiti a lungo. E tutti gli altri? Sospettare l’infezione se ricapita la febbre e curarla per bene.

Esame delle urine

Niente di più facile, non c’è neppure da fare il prelievo! Facile a dirsi, ma a farsi, in un bambino piccolo, lo è un po’ meno.

Intanto cosa cercare per diagnosticare un’infezione urinaria? Globuli bianchi (leucociti) e nitriti: se questi elementi ci sono, la diagnosi di infezione è molto probabile, anche se alcuni leucociti, specie nelle bambine, possono provenire dai genitali esterni.

Per contro è molto raro, seppur non impossibile, che un’infezione si verifichi senza la comparsa di molti leucociti nell’urina. Se nell’urina ci sono leucociti e nitriti ce lo dice in un attimo una strisciolina di carta assorbente bagnata nell’urina appena emessa.

Se invece vogliamo fare un esame più completo, avremo bisogno di raccogliere l’urina sterile: quasi tutti usano a questo scopo il cosiddetto sacchetto sterile, che peraltro sterile non sarà mai; sappiamo che circa la metà delle urine raccolte in questo modo saranno falsamente positive, per lo meno per quanto riguarda la presenza di batteri.

Ma se nelle urine “da sacchetto” non ci sono leucociti né nitriti, possiamo essere quasi certi che non c’è infezione; se invece questo test dovesse essere positivo, sarebbe meglio confermare o meno questo dato con un altro esame urine, possibilmente raccogliendo la pipì “al volo” durante la minzione.

Ci vuole un po’ di pazienza con un bambino piccolo, che ancora non fa la pipì a comando (sul tema della pipì, rimandiamo anche al nostro articolo sull’enuresi notturna). Non è strettamente necessario eseguire un’urinocoltura, anche se questa può essere utile in situazioni particolari.

Cistouretrografia

È l’esame radiografico finora più prescritto ai bambini con infezioni urinarie per evidenziare un eventuale reflusso vescica ureterale: non facile da effettuarsi perché necessita dell’introduzione nella vescica di un catetere, attraverso il quale viene introdotto il “mezzo di contrasto” che ci consente di vedere sullo schermo il movimento dell’urina dalla vescica all’uretere.

Oggi però possiamo fare a meno, il più delle volte, di questo esame, perché un’ecografia fatta bene ci darà la maggior parte delle indicazioni utili a impostare le cure e a seguire questi bambini senza rischi importanti.

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Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/medicina/malattie-e-disturbi/infezioni-urinarie/

Gravidanza
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