Infertilità secondaria: 12 cose da sapere

Infertilità secondaria: cause e soluzioni

Infertilità secondaria: 12 cose da sapere

Si parla di infertilità secondaria quando una coppia ha difficoltà a concepire un bambino per la seconda volta, dopo una prima gravidanza andata a buon fine.

Anche se può sembrare insolito, sono molte le coppie che si trovano in questa situazione; noi di BlaBlaMamma vogliamo aiutarvi a capire quali sono le cause del problema e, soprattutto, i modi in cui si può cercare di risolverlo.

Infertilità secondaria, di cosa si tratta?

È definita infertilità secondaria l’incapacità di concepire un bambino dopo che una o addirittura più gravidanze sono andate a buon fine; ciò spinge molte coppie a chiedersi se si può diventare sterili dopo un figlio.

Quello che non tutti sanno è che ci sono molte persone in questa situazione: uno studio statunitense ha appurato che ne soffrono circa 3 milioni e mezzo di donne.

Questa patologia viene diagnosticata dopo almeno un anno di tentativi falliti o dopo numerosi aborti, ma dopo i 35 anni di età, soprattutto per quanto riguarda le donne, è raccomandato rivolgersi ad un medico dopo 6 mesi di tentativi falliti.

Cause infertilità secondaria, cosa sapere

Chi ha già avuto un bimbo è convinto che non ci saranno problemi a dargli un fratellino o una sorellina, ma a volte questa convinzione si scontra con una realtà diversa. Non è sempre facile individuare con precisione le cause dell’infertilità secondaria; nella difficoltà a concepire un secondo figlio possono entrare in gioco diversi fattori tra cui:

  • l’età: soprattutto per la donna il picco di fertilità è tra i 20 e i 30 anni, per poi cominciare a calare;
  • complicanze morfologiche;
  • cause post partum;
  • patologie insorte dopo una precedente gravidanza;
  • alterazioni ormonali;
  • infezioni;
  • errato stile di vita, contrassegnato da fumo, alcol e sovrappeso;
  • problemi endocrini, endometriosi e disfunzioni ovariche;
  • problematiche maschili.

C’è infine un 10-15% dei casi di infertilità secondaria che rimane purtroppo senza una valida spiegazione.

Quando è il caso di consultare un medico?

Gli esperti in genere consigliano di rivolgersi ad uno specialista dopo un anno di tentativi infruttuosi, ma se si hanno più di 35 anni è meglio chiedere un consulto dopo 6 mesi. La figura professionale più adatta per guidare una coppia che si trova in questa delicata situazione è un ginecologo specializzato in infertilità.

Quali esami sono necessari?

Ogni coppia è a sé, quindi per prima cosa lo specialista prescriverà una serie di esami per cercare di individuare le cause dell’infertilità secondaria. A seconda della situazione vi potrà chiedere di sottoporvi a:

  • una visita generale e ginecologica;
  • un’analisi dello sperma (chiamato spermiogramma);
  • un esame del sangue che accerti i livelli ormonali;
  • un esame a ultrasuoni per verificare lo stato dell’apparato riproduttivo femminile e maschile;
  • un’isterosalpingografia per valutare la morfologia dell’utero e determinare se ci sono problemi alle tube di Falloppio;
  • una laparoscopia per poter diagnosticare fibromi uterini o un’eventuale endometriosi.

Come contrastare l’infertilità secondaria

Come abbiamo visto, ci sono tante cause che possono determinare questo particolare tipologia di infertilità e ognuna di esse (quando è possibile determinarla) richiede un diverso tipo di trattamento.

In alcuni casi il medico può consigliare di rivolgersi ad una procedura di procreazione medicalmente assistita, ricorrendo alla fecondazione omologa o eterologa e seconda della situazione.

Ci sono però alcuni semplici consigli che molto probabilmente non saranno risolutivi, ma che possono favorire il concepimento. Tra questi possiamo ricordare:

  • eliminare per quanto possibile ogni fonte di stress;
  • smettere di fumare;
  • evitare gli alcolici;
  • curare la propria alimentazione;
  • tenere il peso sotto controllo, soprattutto se si ha qualche chilo di troppo;
  • monitorare l’ovulazione tramite uno degli appositi kit che si possono trovare in commercio.

Gli aspetti psicologici dell’infertilità secondaria

I genitori che hanno difficoltà nel concepimento del secondo figlio spesso vedono banalizzati i loro sentimenti, dal momento che molte persone ritengono che, avendo già un figlio, dovrebbero accontentarsi.

In realtà i sentimenti di frustrazione e di tristezza sono i medesimi di chi ha difficoltà ad avere il primo bimbo; ad essi, inoltre, si può aggiungere anche il senso di colpa per essere concentrati anche su altro e non unicamente sull’accudimento del figlio che già fa parte della famiglia.

Una buona comunicazione con il partner e il supporto reciproco sono fondamentali per affrontare (e spesso risolvere) insieme il problema.

Speriamo di aver fatto un po’ di luce su questo delicato problema: se avete dubbi, domande o esperienze da condividere potete contattarci sui nostri canali social.

Источник: https://blablamamma.it/infertilita-secondaria-cause-soluzioni/

Infertilità femminile

Infertilità secondaria: 12 cose da sapere

L'infertilità femminile viene accertata quando una donna non riesce ad ottenere una gravidanza dopo 1-2 anni di rapporti intenzionalmente fertili, pur essendo teoricamente possibile per lei concepire ed avere un bambino.

Si calcola che possa interessare il 15% circa delle donne.
L’avanzare dell’età è strettamente connessa alla perdita di capacità riproduttiva della donna (a 30 anni la possibilità di concepire per ciclo fertile è intorno al 30-40%.

Questa possibilità è ridotta al 10% a 40 anni).

Che cos’è l’infertilità femminile?

L'infertilità femminile è la condizione che ostacola la possibilità per la donna di ottenere una gravidanza. Alla nascita, la donna possiede una riserva ovarica (circa 400 mila ovociti) che va progressivamente impoverendosi col passare dell’età, azzerandosi alla menopausa.

Dal punto di vista medico l'infertilità si accerta dopo 12 mesi di rapporti liberi e non protetti (6 mesi se la donna ha più di 35 anni o altri fattori di rischio) durante i quale non è stata raggiunta la gravidanza.

Il termine infertilità andrebbe distinto da quello di sterilità, che definisce l’impossibilità assoluta a concepire per una causa non rimovibile, anche se, nell’uso comune, i due termini vanno spesso a sovrapporsi.

Quali sono le cause dell’infertilità femminile?

Esistono numerose cause di infertilità femminile: alterazioni dell'apparato riproduttivo, malformazioni congenite, infezioni, disfunzioni ormonali. Solo in alcuni casi, invece, si parla di infertilità idiopatica, quando gli esami diagnostici non sono riusciti ad individuare alcuna causa specifica.

In sintesi, le cause di infertilità femminile, sono le seguenti:

  • Tubariche/pelviche: riduzione di funzione o chiusura delle tube di Falloppio, aderenze pelviche (in seguito a patologie infiammatorie o a pregressi interventi chirurgici)
  • Endometriosi: malattia frequente nell’età fertile, in cui isole di cellule endometriali (normalmente presenti solo all’interno della cavità uterina) migrano e colonizzano altri organi (più comunemente l’ovaio ed il peritoneo pelvico). Questa patologia può essere asintomatica, ma talora diventa invalidante. La sua presenza o le recidive di questa malattia, possono ridurre in modo severo le probabilità di concepimento
  • Ovulatorie/ormonali: irregolarità o mancanza di ovulazione, iperprolattinemia, sindrome dell’ovaio micropolicistico, riserva ovarica ridotta o assente
  • Cervicali: quando il muco presente nella cervice uterina è ostile al passaggio degli spermatozoi per una carenza di estrogeni, per fattori infettivi o per pregressi interventi chirurgici che hanno danneggiato le ghiandole cervicali. L’infertilità cervicale può essere dovuta, in rari casi, anche alla produzione, da parte della donna, di anticorpi diretti contro gli spermatozoi stessi
  • Uterine: presenza di malformazioni congenite dell’utero, fibromi o aderenze all’interno della cavità uterina oppure presenza di fattori infiammatori a carico dell’endometrio (la mucosa di rivestimento della cavità uterina)
  • Sconosciute: quando gli accertamenti non sono stati di grado di evidenziare una o più cause specifiche. Questa situazione va sotto il nome di infertilità idiopatica. Questa diagnosi dovrebbe essere correttamente definita come ‘insufficientemente indagata’, Vi si giunge per il lungo periodo di ricerca o per l’età dei partner, che non consentono un completamento delle indagini.

Diagnosi 

Di seguito elenchiamo gli accertamenti che possono essere effettuati sulla partner femminile, nella diagnosi dell’ infertilità di coppia:

  • Dosaggi ormonali: FSH, LH, estradiolo nella prima metà del ciclo (2-3 giorno di mestruazione); progesterone e Prolattina nella seconda metà del ciclo; Ormone Antimulleriano (AMH); TSH. Questi esami hanno lo scopo principale di valutare la riserva ovarica, vale a dire il patrimonio di ovociti della donna e quindi il suo potenziale di fertilità.
  • Tampone vaginale: esame che valuta la presenza o meno di infezioni del tratto distale dell’apparato riproduttivo (vagina e collo dell’utero).
  • Ecografia pelvica transvaginale: permette di valutare l’anatomia dell’apparato riproduttivo femminile (utero ed annessi) e la presenza di eventuali alterazioni a suo carico (malformazioni uterine, fibromi, neoformazioni annessiali ecc). Con l’ecografia transvaginale è possibile valutare il numero e la crescita dei follicoli ovarici sia in condizioni basali che sotto stimolo.
  • Isterosonografia: è un esame attraverso il quale, dopo aver iniettato una soluzione salina sterile o altra sostanza apposita nella cavità uterina, è possibile valutare la normalità o meno della cavità uterina stessa, nonché la pervietà delle tube.
  • Ecografia tridimensionale (eco 3D) dell’utero: tecnologia che, attraverso una elaborazione rapida del volume del viscere, permette il riconoscimento di eventuali malformazioni congenite dell’utero. L’ecografia 3D, può essere utilizzata anche per lo studio degli annessi o in abbinamento alla sonoisterografia.
  • Isterosalpingografia: esame radiologico utilizzato per valutare la pervietà tubarica. Permette anche il riconoscimento di alcune patologie congenite o acquisite dell’utero.
  • Isteroscopia: tecnica endoscopica che, attraverso l’inserzione di uno strumento ottico collegato ad una telecamera in cavità uterina, permette una visione diretta della cavità endometriale ed il riconoscimento quindi di eventuali patologie a suo carico.
  • Laparoscopia: tecnica chirurgica che permette di vedere dentro l’addome attraverso uno strumento a fibre ottiche (il laparoscopio) collegato ad una telecamera. Dato il piccolo diametro del laparoscopio (da 2 a 10 mm), la procedura può essere eseguita “a cielo chiuso”, ossia senza praticare l’apertura dell’addome, ma ricorrendo ad incisioni di pochi millimetri. Attraverso la laparoscopia, è possibile visualizzare l’anatomia di utero ed annessi, valutare in modo molto preciso la funzionalità tubarica ed intervenire operativamente per risolvere alcune patologie (rimozioni di cisti, adesiolisi, asportazione di fibromi uterini ecc )

Trattamenti 

Il trattamento dell'infertilità femminile dipende dalle cause dell’infertilità stessa. Per questo motivo, è necessario che la fase diagnostica sia eseguita nel modo più preciso e completo possibile.
Le tecniche di Procreazione medicalmente assistita (PMA) consentono di aumentare le probabilità di concepimento laddove esiste un ostacolo al concepimento stesso.

Esistono diversi livelli di Pma:

  • Il 1° livello comprende tutte le metodiche che favoriscono il concepimento naturale, ossia la cosiddetta fecondazione “in vivo”. Ne fanno parte l'induzione dell'ovulazione per rapporti mirati e l'inseminazione intrauterina.
  • Il 2° e 3° livello comprendono tutte le tecniche di fecondazione in cui l'incontro tra ovocita e spermatozoo, prelevati alla coppia, avviene in laboratorio (ossia “in vitro”). Queste metodiche prevedono generalmente l’induzione di una multipla stimolazione ovarica, procedura che consente lo sviluppo simultaneo di più follicoli ovarici, per poter disporre di un elevato numero di ovociti maturi (le cellule uovo materne), da avviare alla fecondazione, aumentando così le possibilità di successo della tecnica.
     

Le metodiche di fecondazione in vitro sono:
 

  • FIVET (fecondazione in vitro embryo transfer – IVF – In vitro Fertilization): con questa metodica ovociti e spermatozoi vengono posti insieme in una piastra con terreno di coltura adatto e si lascia che gli spermatozoi penetrino l’ovocita in modo naturale.
  • ICSI (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo): è la microiniezione di un singolo spermatozoo direttamente all’interno della cellula uovo. È riservata ai casi in cui si teme che, con la semplice inseminazione dell’ovocita, ci possano essere problemi nell’ottenere la fecondazione. È considerata metodica di PMA di III livello, quando sia necessario l’utilizzo di spermatozoi prelevati chirurgicamente dal testicolo.

Prevenzione

La prevenzione della fertilità nella donna inizia sin dalla sua infanzia e prosegue nell’adolescenza e nella giovinezza, per esempio non trascurando banali infezioni che possono avere conseguenze negative a lungo termine.

Per conservare la fertilità bisogna seguire uno stile di vita sano, evitando alcuni fattori di rischio, come il fumo, l'abuso di alcool, l’obesità o l’eccessiva magrezza, la sedentarietà, ma anche l’eccessiva attività fisica.

E’ noto poi che l’inquinamento e l'esposizione a fattori ambientali tossici possono compromettere la fertilità nella specie umana.

Negli ultimi anni si è registrato un incremento delle patologie acute e croniche della sfera riproduttiva legate alle malattie infettive sessualmente trasmesse, che possono comportare un danno permanente agli organi riproduttivi, con conseguente infertilità di coppia.

E’ molto importante, quindi, svolgere un’ opera di istruzione e divulgare regole comportamentali in questo senso, nei riguardi della popolazione giovanile che scopre la sfera sessuale.

Dato che, come abbiamo detto, la possibilità riproduttiva della donna è legata in modo diretto alla sua età, è importante inoltre sottolineare quanto possa essere penalizzante rimandare il momento della maternità.

Parlando di prevenzione, è importante ricordare come oggi la scienza, grazie alle tecniche di crioconservazione, permetta alla donna la possibilità di conservare il proprio patrimonio riproduttivo (ovociti – tessuto ovarico) prima di iniziare terapie (a causa per esempio di un tumore) che potrebbero diminuire o annullare le proprie capacità riproduttive.
La crioconservazione degli ovociti, viene oggi proposta anche a donne giovani e sane che desiderano rimandare il momento della ricerca di una gravidanza in una età in cui il concepimento potrebbe risultare difficile.

Источник: https://www.humanitas.it/malattie/infertilita-femminile/

Gravidanza
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