In Svezia un asilo senza differenze di genere

Torino: asilo

In Svezia un asilo senza differenze di genere

La Repubblica ci informa di una seduta  tumultuosa del Consiglio Comunale a Torino, a causa di  un progetto di asilo nido “gender neutral” a cui sta lavorando l’Università e che sarà destinato ai bambini dei dipendenti.

Il Movimento 5 stelle si è schierato a favore del progetto, in cui si prevede di “educare” i piccoli alla “parità di genere” eliminando tutti gli “stereotipi”: tradotto dalla neolingua degli ideologi del gender, vuol dire che giocattoli, grambiuli e quan’altro, tutto all’asilo sarà “neutro”.

Repubblica diche che Fabrizio Ricca, della Lega, ha parlato di “lavaggio del cervello” da parte di “manovratori di menti che negano la libertà a chi non la pensa come loro, con un obiettivo: lavorare fin da piccoli all’annullamento delle differenze sessuali maschio- femmina“.

Il comitato Studenti Indipendenti, promotore del progetto, non ha inventato niente di nuovo.

I nostri Lettori sanno che in Svezia con la parità di genere, l’inclusione delle persone LGBT e la diffusione dell’ideologia gender nella scuola stanno “avanti”.

E’ da svariati anni – dalla fine degli anni ’90 è intervenuta la normativa statale  che invita la scuola ad adoperarsi in tal senso.

Tanto che fin dalla scuola materna si presta molta attenzione al rispetto di ogni “genere”.

Anzi proprio nella scuola materna, in Svezia ci sono alcuni istituti che  adottano il pronome neutro “hen” per evitare di influenzare i bambini (all’asilo) nella “scelta” del loro genere.

La scuola materna Egalia  è stata antesignana di questa realizzazione pratica dell’ideologia per cui il genere è fluido, a prescindere dal sesso biologico che natura ha dato,  e va scelto liberamente fin dalla più tenera età. Un’altra scuola materna famosa per questa politica è la Nicolaigarden.

In una scuola come queste – dicevamo – nomi e pronomi  sono neutri, giochi e giocattoli neutri, favole e fiabe e filastrocche declinano alla pari ogni possibile orientamento sessuale e ogni tipo di convivenza.

Non in ogni scuola c’è un approccio così radicale alla ideologia gender, ma il Paese non può certo definirsi intollerante rispetto alla popolazione “queer”. Anzi, dopo una ventina d’anni di queste politiche davvero moderne e progressiste, cominciate fin dalla scuola materna, la Svezia dovrebbe risultare un paese migliore di tanti altri…

Gli Svedesi non sembrano molto felici..

Invece, In Terris ci rende noto che «secondo un rapporto dell’UNODC [United Nations Office on Drugs and Crime] nel 2015 la Svezia era il primo paese Europeo per numero di stupri con 64,10 stupri ogni 100.000 abitanti ed il quinto paese al mondo dietro Lesotho, Botswana, Saint Vincent e Grenadines e Swaziland.»

Secondo i dati indicati da InTerris, pare anche che la Svezia sia un paese dove vige il record della solitudine: «Stoccolma è nota come la capitale mondiale dei single dove tre appartamenti su cinque hanno un solo abitante, dove uno svedese su dieci se ne va al creatore senza parenti, dove in trent’anni il numero di persone ai funerali è passato da 49 a 24. La Svezia è anche il Paese dove le donne ricorrono di più all’inseminazione artificiale, un corriere recapita a casa il kit, e così, da sole, formano una “famiglia”.»

Ma, almeno per la questione del “genere”, vista l’azione cominciata a scuola da vent’anni, dovrebbero almeno essere tutti più felici…. o no?

I bambini svedesi non sembrano molto felici..

Bhè, pare che «la psichiatra infantile Louise Frisén, dell’Ospedale Pedriatico Astrid Lindgren, ha dichiarato che nel 2016 ben 197 bambini hanno richiesto di essere sottoposti ad una “transizione” per cambiare sesso.

 “C’è un aumento del cento per cento ogni anno, e le persone che stiamo vedendo sono più giovani e sempre più bambini”, ha dichiarato il medico in un’intervista all’Aftonbladet.

Il capo della squadra identità di genere del Karolinska University Hospital, Cecilia Dhejne, ha detto che l’aumento dei bambini infelici con il proprio gender riflette “una maggiore apertura nella società svedese.”»

Ci domandiamo: una maggiore apertura genera una maggiore infelicità?

Il “gender” alla scuola materna è una sorta di lavaggio del cervello?

«Questi sono, secondo lo psichiatra ed autore svedese David Eberhad, i risultati di una “disonestà intellettuale cieca alle differenze biologiche” che viene esercitata in queste scuole materne ‘gender-neutral’.

E’ una sorta di lavaggio del cervello – continua lo psichiatra – che funziona molto bene su bambini in tenera età ed a cui loro si adattano molto rapidamente, ma i problemi si pongono quando questi bambini arrivano a frequentare le scuole normali e si accorgono di avere praticamente vissuto in una setta.” Ed aggiunge: “Questa che proclama che non ci sono differenze fra uomo e donna è una specie di setta religiosa, e non ha nulla a che vedere con la scienza.”»

Se non lo avete mai visto, guardate questo video qui, girato in Svezia qualche tempo fa…

Redazione

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Источник: https://www.provitaefamiglia.it/blog/torino-asilo-gender-come-in-svezia-fara-bambini-infelici

Genere e stereotipi: una battaglia di civiltà che parte dalle scuole

In Svezia un asilo senza differenze di genere

La storia di Piccolo Blu e Piccolo Giallo, che a sfogliarla sembra un album da disegno, nel 2015 è stata inserita nella “lista di proscrizione” dei racconti che rischiano di manipolare le menti dei bambini perché inneggiano ai gay – anche i colori avrebbero un genere e un orientamento sessuale – e alla teoria gender.
Un’accusa che è stata rivolta a decine di altri libri per l’infanzia rivolti alle scuole e ideati per abbattere gli stereotipi, avvicinando i più piccoli ai temi dell’intercultura, dell’identità personale, delle differenze di genere, dell’amicizia.

Di manipolazione e «lavaggio del cervello» parla anche Matteo Salvini, davanti all’iniziativa dell’Università di Torino di creare un asilo aziendale “no gender”. Un asilo senza grembiuli rosa e azzurri, né macchinine per i bambini o cucine per le bambine, orientato al superamento degli stereotipi di genere.

Un’iniziativa partita dal basso, dai ragazzi e dalle ragazze di Studenti Indipendenti, che promuovono e seguono il progetto da 3 anni, nella speranza di ripartire dalle scuole dell’infanzia per ispirare nuovi modelli educativi in cui la parità tra generi sia reale in tutte le dimensioni della società.

Secondo il leader della Lega, invece, si tratta di indottrinamento.

Per l’antropologo e giornalista svedese Ingemar Gens si tratta, invece, di “regole educative” diverse, ma speculari a quelle che vengono somministrate oggi e che contribuiscono ad alimentare gli stereotipi di genere.

Gli stereotipi di genere nelle scuole

Gens è stato il pioniere dei primi esperimenti sulla parità di genere, condotti nel 1996 in alcune scuole d’infanzia di Trodje, una cittadina svedese sul Mar Baltico.

Nel tentativo di decostruire alcuni stereotipi sugli uomini svedesi, ideò quella che venne definita “strategia compensativa”: dedicare parte della giornata all’educazione verso i tratti associati tipicamente all’altro sesso, così da «insegnare ai maschi quello che le femmine già sapevano, e viceversa».

I bambini, per esempio, si massaggiavano i piedi a vicenda, mentre le bambine camminavano nella neve a piedi nudi e venivano invitate ad urlare.

Oggi, l’educazione in Svezia è sempre più “gender-neutral“.

Alcune scuole materne hanno persino eliminato i termini “bambino” e  “bambina”, introducendo un pronome di genere neutro, “hen“, che dal 2015 è entrato nel dizionario nazionale.

Il metodo compensativo è stato ormai abbandonato, ma i bambini continuano a giocare insieme e ascoltano storie dove i protagonisti sono anche “nuclei familiari” non tradizionali.

L’idea è che la battaglia contro un il modello patriarcale debba partire dalle famiglie, dalle scuole e dalla formazione primaria, luoghi in cui i bambini trascorrono gran parte del loro tempo. Se, infatti, gli stereotipi di genere sono “costruzioni mentali” che si creano e si diffondono a partire dall’infanzia, allora è dall’infanzia che bisogna partire per decostruirli e superarli.

Secondo numerosi studi sull’identità di genere è in questo periodo che i bambini imparano a riconoscere i ruoli all’interno della famiglia e iniziano a capire le regole della vita sociale.

Secondo la ricercatrice Irene Biemmi, professoressa di Pegagogia presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Firenze, l’asimmetria dei ruoli di genere permea la società a partire dai libri di testo scolastici, dove le protagoniste femminili rappresentano appena il 37%, percentuale che scende al 20% nei testi narrativi d’avventura. Esaminando poi i ruoli professionali associati a questi protagonisti, Biemmi ha individuato 50 diverse professioni svolte da personaggi maschili e solo 15 dai personaggi femminili, tutte meno gratificanti e prestigiose.

«Fin dalla nascita (e spesso ancor prima, già nel periodo dell’attesa della figlia/del figlio) gli adulti cominciano a tessere intorno alle bambine un mondo rosa pastello all’interno del quale si possono svolgere solo certe attività e praticare solo determinati giochi e sport.

Processo analogo coinvolge i bambini che sono addestrati a vivere nel loro mondo azzurro dove sono banditi giochi, colori, atteggiamenti propri dell’altro sesso.

 La preferenza per il rosa e l’azzurro viene alla fine confusa come un’attitudine naturale, quando invece è un evidente prodotto culturale»

Ilaria Biemmi, Federico e Federica (2014)

Da qualche anno, anche la scuola italiana ha alzato l’attenzione verso l’educazione di genere e numerosi insegnanti organizzano laboratori specifici per orientare i bambini verso la comprensione dei generi e dei ruoli sociali

Il confronto, l’ascolto e i giochi di ruolo sono un momento fondamentale nello sviluppo infantile perché consentono di decostruire la realtà, di riempirla di nuovi significati, di sperimentare e interpretare il mondo attraverso punti di vista e dimensioni differenti.

Non tutti gli studiosi sono della stessa opinione: alcuni psicologi infantili sostengono che i bambini hanno bisogno di avere una chiara distinzione tra generi per sviluppare la loro identità personale.

Secondo altri, il tentativo scolastico di andare oltre gli stereotipi di genere rischia di essere reso vano dalla società in cui i bambini crescono, ancora altamente contaminata dalla cultura patriarcale.

 Una cultura che condiziona fortemente sia le ragazze, sia i ragazzi che non sempre si allineano al modello di virilità previsto dagli schemi patriarcali.

Se, come il sociologo Charles Bourdieu ha scritto, gli stereotipi di genere sono i più introiettati e difficili da combattere perché effetto di una «violenza simbolica» che si esercita in modo invisibile «attraverso le vie puramente simboliche della comunicazione e della conoscenza», allora la comunicazione e la conoscenza devono essere i primi obiettivi della lotta contro la disparità di genere.

La Svezia lo ha già capito e, forse, anche per questo è prima in Europa nel Gender Equality Index 2017, con un punteggio di 82.6 su 100. L’Italia, quattordicesima, ha ancora un lungo percorso davanti. Intanto, Piccolo blu e Piccolo giallo restano abbracciati, qualunque esso sia il loro genere.

Rosa Uliassi

Источник: https://www.liberopensiero.eu/13/04/2018/attualita/genere-stereotipi-civilta-scuole/

Gravidanza
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