Il secondo figlio mette in crisi la coppia?

Come salvare la coppia dopo la nascita di un bambino

Il secondo figlio mette in crisi la coppia?

Un neonato può destabilizzare molto gli equilibri all'interno di una coppia. Rimanere uniti, parlando e dedicando del tempo al rapporto con il partner è un ottimo modo per affrontare al meglio questo momento 

La nascita di un bambino porta con sé cambiamenti importanti: «Da coppia si diventa anche famiglia, non si è più solo in due ma diventiamo tre, quattro…

quindi le relazioni diventano più complesse, ma sono anche più ricche e profonde – spiega Manuela Genchi, psicoterapeuta cofondatrice di Helpingmama -. Ci sono coppie che assimilano e si adattano al cambiamento in modo molto veloce; altre per le quali occorre più tempo.

Certamente avere un figlio è un cambiamento epocale che comunque attiva molte risorse. L'unico vero problema è la stanchezza».

I RISCHI

All'interno di una coppia, il partner può essere vissuto come figura genitoriale, «reciprocamente il marito per la moglie, la compagna per il compagno diventano, in alcuni momenti, la mamma accogliente e tenera, il padre affettuoso e stimolante. La nascita del figlio crea un disequilibrio a questo livello» spiega Nicoletta Massone, psicologa psicoterapeuta del CSTCS e docente della Scuola di Psicoterapia Comparata di Genova.

In questo scenario «il bambino potrà essere avvertito come un antagonista che toglie spazio (soprattutto emotivo) a sé, riportando alla luce sentimenti antichi e mai del tutto elaborati.

Si avverte forte la sensazione di esclusione e si può arrivare a invidiare chi è coinvolto nella cura del bambino, perché si crede che con lui stia costruendo un'intimità esclusiva più appagante e gratificante.

Una relazione priva di quelle frustrazioni, soprattutto legate alle separazioni e al bisogno di autonomia, che invece sono tipiche del rapporto tra adulti».

La situazione può ulteriormente peggiorare in base alle esperienze passate del partner che si sente escluso: «se a sua volta ha avuto una mamma o un papà assenti o non completamente disponibili (a causa di abbandoni, malattie, morti precoci, ecc.), il sentimento di abbandono può prendere corpo in modo ancora più intenso».

Le reazioni possono essere diverse: «ci può essere una chiusura, o l'attivazione di rabbie che portano a un allontanamento tra i membri della coppia, nel tentativo di colmare il vuoto che si sente o di ottenere una rivalsa nei confronti del proprio compagno».

IL BAMBINO IMMAGINARIO

C'è anche un'altra questione da tenere in considerazione, che riguarda il “bambino immaginario”: «Prima ancora di nascere, il neonato è oggetto di fantasie da parte di entrambi i genitori che, proprio per questo, potrebbero cercare di assicurarsi un rapporto privilegiato con lui per realizzare i loro desideri, spesso collegati a ciò che loro non sono stati capaci di compiere nella vita».

Il rischio principale di entrambe le situazioni è che il genitore che si sente abbandonato o che ha più bisogno che il bambino soddisfi le sue aspettative rivolga a lui tutte le sue attenzioni, facendolo diventare il suo nuovo compagno.

Un rapporto esclusivo con lui del resto può essere molto allettante: nonostante pianga e abbia bisogni impellenti, «è totalmente dipendente da noi. Non ha un passato da cui sentirsi esclusi, non può lasciarci e ha un'accettazione totale e adorante di chi si prende cura di lui».

Ma una relazione con un neonato «non è totalmente gratificante, perché non risponde ai bisogni adulti che i genitori hanno. Questo, nel lungo periodo, porterà il genitore accudente a sentirsi insoddisfatto perché molti dei suoi bisogni rimarranno inevasi».

COME AFFRONTARE LA SITUAZIONE

Il ritorno a casa con un neonato sconvolge gli equilibri e i tempi dei neogenitori che potranno sentirsi più stressati nella nuova situazione. Ricordandosi sempre che è necessario darsi tempo per assorbire la novità, è bene cercare di non dimenticarsi della coppia e di fare squadra.

1. Affrontare il cambiamento insieme

«”Insieme” è la parola d'ordine – riprende Manuela Genghi -.

Troppo spesso la maternità viene vista come qualcosa di più potente e importante della paternità e qui forse sta un errore che si paga per molti anni.

Si diventa entrambi genitori, ognuno può avere le sue stanchezze e le sue difficoltà per cui il lavoro di squadra diventa fondamentale e in una squadra, si sa, esistono diversi ruoli».

2. Ricavare un po' di tempo per stare insieme

«È molto importante tenere in conto le esigenze di tutti, anche quelle della coppia in quanto tale – dice Nicoletta Massone -.

Il bambino ha necessità a cui non si può non rispondere, ma nonostante questo è importante che i partner riescano a ricavare un po' di tempo per sé, in modo da ritrovarsi.

Può bastare qualche ora alla settimana, ma è fondamentale che non si smetta di coltivare il rapporto e che anche l'intimità, ove possibile, non sia trascurata.

Un individuo felice sarà un genitore più sereno anche perché non avvertirà il suo bimbo come qualcuno che limita la sua esistenza, ma come preziosa novità che la arricchisce e la valorizza. In fondo, il bisogno principale di ogni bambino è quello di avere due genitori sufficientemente felici».

3. Realizzare i propri desideri

Per quanto riguarda i processi di immaginazione legati al “bambino fantastico”, «può servire a entrambi i genitori cercare di realizzare loro stessi quei desideri che affidano al figlio. In modo da non caricarlo di aspettative e responsabilità in un momento così precoce della vita» sottolinea Nicoletta Massone.

4. Non isolarsi dal mondo

Dopo i primi tempi, appena si è trovato un nuovo equilibrio con il neonato, è importante riprendere la vita sociale. Ovviamente questa «si può e si deve adattare al nuovo arrivato – specifica Genghi -.

Si può andare anche per tentativi ed errori: ci sono bimbi e genitori che si gestiscono bene fin da subito anche fuori casa, in mezzo ad amici. Altri che hanno bisogno di un rodaggio più lungo. Secondo me, l'organizzazione è sempre una grande alleata e l'osservazione.

Osservare cosa fa star bene il mio bimbo fuori casa, di cosa ha bisogno per divertirsi e organizzarsi di conseguenza. Una volta organizzati non c'è limite spaziale e temporale nelle uscite. La “regola” comunque dovrebbe essere che le uscite siano un piacere per tutti e lo possono diventare con un po' di ingegno e fantasia…

In questo campo, il confronto con gli altri è molto utile: «chiedendo agli altri mamme e papà si possono scoprire molti trucchi, come ad esempio i locali “child friendly”».

Uscire farà poi bene anche al piccolo: «oltre a essere un modo per soddisfare i bisogni adulti dei genitori, è anche un insegnamento molto importante per il bambino che così imparerà a stare insieme agli altri – spiega Nicoletta Massone –. Il suo modello di uomo/donna adulti sarà quello di un soggetto in contatto costruttivo e progettuale con altri».

5. Gestire bene i parenti

I parenti non si scelgono, ma possono essere molto utili. «I nonni ormai sono una risorsa preziosa. Ma nessuno ci legge nel pensiero: una suocera o una mamma invadente vuol dire anche una fonte di energie da indirizzare e incanalare a nostro favore – conclude la cofondatrice di Helpingmama –.

Pensiamo a dove e in che cosa questa nonna può diventare preziosa: può aiutarci a preparare da mangiare, nelle pulizie, nella spesa? A tenerci il bimbo mentre facciamo una doccia? Chiediamo e ringraziamo. E se l'aiuto diventa eccessivo, allora è bene arginarlo con un sorriso.

Le nostre energie sono preziose e arrabbiarsi ne porta via troppe».

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La presenza di un figlio altera gli equilibri e i ruoli all'interno di una  coppia . E' vero che voi non sarete più gli stessi e anche la relazione non sarà mai…

Aggiornato il 12.03.2018

Источник: https://www.nostrofiglio.it/neonato/post-parto/come-salvare-la-coppia-dopo-la-nascita-di-un-bambino

Crisi di Coppia Dopo la Nascita di un Figlio

Il secondo figlio mette in crisi la coppia?

La crisi di coppia dopo la nascita di un figlio è un avvenimento abbastanza comune poichè nonostante si tratti di un evento straordinario, l’arrivo di un bambino necessita una riorganizzazione di coppia e di vita di ognuno: non soltanto in termini di ordinaria quotidianità, ma anche e soprattutto nella ridefinizione di sè e del proprio ruolo – diventando genitori – e nel vedere aggiungere un nuovo elemento ai membri della coppia/famiglia.

Questi cambiamenti inevitabili possono procurare una serie di problematiche che a lungo andare rischiano di trasformarsi in una vera e propria crisi di coppia.

Presso il mio studio di psicologia a Bari mi capita spesso di incontrare coppie che manifestano il desiderio di una separazione dopo la nascita del figlio, oppure che sono incorse in un tradimento e persino arrivate a odiare il partner dopo l’arrivo del bambino.

Per questo motivo in questo articolo sulle crisi coniugali iniziate con la nascita di un bambino, voglio affrontare cause e conseguenze di questo avvenimento e scoprire assieme quali possono essere le possibili risoluzioni. Buona lettura.

Cosa succede quando si diventa genitori?

Diventare genitori è un passo importante del ciclo di vita di un individuo.

Nonostante l’aspettativa sociale precluda che una coppia raggiunga lo status genitoriale ad un certo punto del ciclo di vita della coppia, la condizione genitoriale non è necessaria e sufficiente per definire una relazione d’amore adeguata.

Quando si progetta una gravidanza, però, il sistema coppia cambia inevitabilmente e si riadatta e risintonizza verso un nuovo modo di percepirsi. Durante le consulenze spesso affermo che

la coppia che sta aspettando un figlio o che ha appena avuto un bambino diventa una triade perché “uno più uno fa tre”.

Si tratta di una situazione molto particolare che porta i membri della diade a doversi riorganizzare in vista di un cambiamento radicale del proprio equilibrio di coppia.

Il primo mito da sfatare riguardo la genitorialità è il percorso che ogni persona attua per poter dire di essere pronto a fare il genitore.

Tutti, dalla nascita, sono già pronti a fare i genitori, perché è nel corredo genetico dell’essere umano la spinta naturale a portare avanti la propria specie.

Il problema sorge però nel momento in cui si parla dell’essere umano e quindi di un essere vivente che, a differenza delle altre specie, possiede una capacità espressiva, emotiva, comunicativa complessa e quindi non può fermarsi soltanto ad una mera riproduzione biologica.

Quando si decide di mettere al mondo un figlio subentrano quindi una serie di pensieri, aspetti, emozioni, vissuti difficili da gestire e che rendono la fase di ciclo di vita complessa e impegnativa per entrambi i membri.

Il sistema coppia è portato a ridefinirsi e a riscrivere il proprio ruolo non più soltanto come membro di una coppia e figlio dei propri genitori, ma anche come genitore a sua volta.

In questa fase di ciclo di vita dell’individuo è presente un altro cambiamento gerarchico poiché il passo fondamentale per una buona riuscita della triade non è più la ricerca di soddisfazione reciproca tra i due coniugi ma diventa l’impegno per un buon compimento dell’attività genitoriale.

Questo cambiamento è importante e impegnativo perché porta inevitabilmente la coppia a concentrare le proprie energie verso un “terzo membro” completamente impotente e dipendente e quindi che necessita una cura costante e totalizzante da parte dei genitori.

Il cambiamento descritto non è semplice da gestire e può comportare una manifestazione di difficoltà individuali e di coppia che porta ad una vera e propria crisi coniugale dopo la nascita del figlio. Vediamo insieme quali possono essere i motivi.

Fattori che possono incrementare la crisi di coppia dopo l’arrivo di un figlio

I fattori che possono comportare una crisi di coppia successiva alla nascita di un figlio sono tanti e differiscono da persona a persona in base al proprio bagaglio emotivo, affettivo, relazionale ed individuale. In questo paragrafo ne elenco alcuni dei più importanti:

  • La coppia è in crisi prima della nascita del figlio. Spesso i coniugi vivono un momento di crisi relazionale che può essere causata da diversi aspetti individuali e/o di coppia: ad esempio – come ho affrontato in altri articoli – potrebbe manifestarsi un senso di inadeguatezza nella coppia, oppure un calo di desiderio sessuale, o addirittura un tradimento da parte di uno o ambo i partner.Nonostante ciò la coppia può decidere di progettare la nascita di un figlio con il fine di “riabilitare” la qualità della relazione d’amore. La nascita del figlio funge quindi da soluzione, nel loro immaginario, ai problemi relazionali sperimentati fino a quel momento. In realtà, nella maggior parte dei casi proprio perché la nascita di un figlio comporta una riorganizzazione della coppia, dei loro ruoli e del sistema di appartenenza, rischia di aggravare la crisi che già era presente perché diventa un ulteriore impegno vissuto però con il coniuge con cui non si ha un equilibrio stabile e saldo e di conseguenza una complicità e comprensione che possano agevolare il cambiamento naturale del processo genitoriale.
  • Problemi di svincolo dalla famiglia di origine. Quando si decide di diventare genitori l’aspetto più importante da tenere a mente è la fase del ciclo di vita dell’individuo che costituisce la coppia. Nel momento in cui si decide di mettere al mondo il proprio figlio, la persona che costituisce la coppia dovrebbe aver effettuato un movimento chiamato svincolo dalla sua famiglia di origine.Questo aspetto riguarda la capacità che ha l’individuo di definirsi non più solo figlio ma anche persona capace di prendersi da solo cura di sé, capace di creare una sua relazione soddisfacente che gli permetta di confermare la propria identità e capace quindi di diventare genitore. La mancanza di svincolo riguarda molto probabilmente gli aspetti irrisolti che la persona ha vissuto e vive nel ruolo di figlio e che porta con sé nella relazione attuale con il partner. Se mentalmente la persona è ferma alla sofferenza, ai vissuti negativi e dolori avuti durante l’infanzia e la prima età adulta con i propri genitori, probabilmente avvertirà difficoltà nel riuscire a definirsi e comportarsi come un individuo autonomo e adeguato come genitore, perché mentalmente ed affettivamente sarà ancora fermo ad una definizione di sé come figlio e non come possibile genitore.
  • Gravidanza non prevista. Anche in questo caso può succedere che, nonostante ci sia una buona soddisfazione reciproca tra i partner della coppia, la gravidanza non prevista possa comportare problemi di natura sociale e relazionale che possono dipendere da difficoltà economiche (per non aver avuto la possibilità di prepararsi concretamente all’arrivo di un figlio), difficoltà di gestione della prole (che possono vertere su difficoltà nella gestione quotidiana da parte di entrambi a causa di lavori precari, di difficoltà di gestione del tempo, di difficoltà di sacrificio rispetto ai propri bisogni individuali). Banalmente, in questo caso la coppia è priva di una preparazione psicologica e organizzativa necessaria al sistema per accogliere il figlio.

Terapia di coppia

La terapia efficace in casi di crisi di coppia e/o coniugali è il sostegno psicologico di coppia.

La terapia di coppia ha lo scopo di ripristinare una comunicazione efficace (della mancanza di comunicazione nella coppia ne abbiamo parlato in un precedente articolo) tra i due protagonisti che possa loro aiutare a comprendere meglio le ragioni dell’altro e sentirsi emotivamente, fisicamente, cognitivamente sintonizzati, ristrutturando un equilibrio destabilizzato dall’arrivo del bambino.

La consulenza prende avvio con l’invito di entrambi i partner in stanza di terapia. I due espongono i problemi che li hanno portati a richiedere la consulenza.

Il mio interesse iniziale verte sulla conoscenza individuale e relazionale dei membri della coppia attraverso domande riguardo la vita personale di entrambi, le famiglie di origine, la creazione della coppia attuale e il clima attuale che vivono i due protagonisti.

L’approfondimento sulle aree che costituiscono la coppia descritte nell’articolo sulla crisi matrimoniale e di coppia è utile per comprendere come mai l’arrivo di un figlio possa aver destabilizzato la coppia al punto da innescare una crisi.

Al termine della conoscenza si cercheranno di chiarire le problematiche espresse da entrambi per dare un senso ed una chiave di lettura limpida e coerente con le motivazioni di entrambi.

Con l’aiuto di prescrizioni (esercizi da svolgere in stanza di terapia e/o a casa) consegnate alla coppia, si cercherà insieme di raggiungere l’obiettivo prefissato associato anche ad una maggiore comunicazione efficace da parte di entrambi mediata dalla mia presenza.

Non escludo la possibilità di trasformare la terapia di coppia in una, o due, terapie individuali nel momento in cui dovesse emergere una problematica individuale che mina, di conseguenza, il rapporto di coppia.

L’obiettivo sarà stimolare la comunicazione e la motivazione che ha condizionato i comportamenti, le emozioni, i sentimenti disfunzionali di entrambi al fine di incrementare una efficace e funzionale comunicazione emotiva, verbale, affettiva, fisica di entrambi.

Temi che qualcosa si sia incrinato con il tuo partner dopo l’arrivo di tuo figlio? Parliamone!

Se sei alla ricerca di una psicologa esperta in terapia di coppia e relazionale, che possa offrirti una consulenza psicologica o intraprendere un percorso per affrontare questo problema assieme, non esitare a descrivimi il tuo problema nel modulo qui sotto. Ti risponderò il prima possibile e cercheremo insieme una soluzione.

Distanti, ma vicini per affrontare questo periodo

Per chiunque ne sentisse la necessità è possibile svolgere le sedute terapeutiche online mediante i più comuni strumenti di videochiamata come Skype e Whatsapp.

In un periodo difficile come questo e a causa del COVID-19 o Coronavirus è bene prendersi cura della propria mente tanto quanto del proprio corpo. Consulta la pagina sostegno psicologico online per maggiori informazioni o contattami.

Источник: https://www.psicologafraccascia.it/blog/crisi-coppia-dopo-nascita-figlio/

Il figlio riparatore può salvare una coppia in crisi?

Il secondo figlio mette in crisi la coppia?

Il “figlio riparatore” è un'usanza assai diffusa tra le coppie in crisi, ingenuamente convinte che l'arrivo di un bebè possa salvare un matrimonio alla deriva.

Una tentazione che, a volte, esplode con maggiore forza sul finir dell'estate, quando il trascorrere più tempo insieme esaspera la conflittualità già presente e alimenta il malcontento, le insoddisfazioni e la ricerca di un espediente salva-coppia.

Relazioni monotone, dove l'idillio di un tempo è solo un nostalgico ricordo e nulla sembra poter restituire ai partner il vigore e gli entusiasmi di una volta. Quello che prima era vissuto come un amore da favola adesso sembra una storia da incubo dove si convive quotidianamente con la noia, con l'insoddisfazione e con la monotonia. 

Oppure, relazioni litigiose, a volte anche violente, dove è possibile avvicinare l'altro solo con lo scontro, con l'insulto, con l'offesa, con il giudizio, dove le promesse di moderazione falliscono miseramente di fronte alle (presunte) successive provocazioni dell'altro.

Ci sono coppie che neanche prendono in considerazione l'idea che separarsi potrebbe essere la soluzione migliore per entrambi, o altre che “riflettono”, tra periodi di prova da single, consulenze legali e improvvisi ritorni di fiamma, sempre sul punto di prendere la decisione senza però mai decidersi veramente, in un senso o nell'altro.

Quando così stanno le cose, in che modo è possibile cercare di salvare un matrimonio?

“Perchè non facciamo un figlio?”

Non è certo una manifestazione o una promessa d'amore; al contrario, pensare di mettere al mondo un bebè in un momento particolarmente critico per la vita di una coppia, quando l'unica alternativa sembra essere prendere strade differenti, nasconde il tentativo assai maldestro di mantenere in piedi una relazione che altrimenti andrebbe a rotoli, oltre alla immaturità e alla scarsa consapevolezza di chi crede che un neonato porti solo gioie e allegria, trascurando il peso dell'impegno e delle responsabilità che invece comporta. Un figlio come appiglio, come collante, come stampella, come salvagente, che nasce già con il pesante compito di dover tenere uniti i genitori. E all'inizio può anche andare così: quel batuffolo tutto rosa può avere realmente l'effetto di distrarre gli adulti dalle loro discordie, di tenerli uniti, di far entrare in casa una ventata di aria buona…ma l'incantesimo dura poco.

Si pensi che la nascita del primo figlio rappresenta un momento particolarmente critico e difficile anche per le coppie più affiatate e solide, figuriamoci per le altre! L'arrivo di un terzo, infatti, scombussola gli equilibri precedentemente raggiunti e attira su di sè le attenzioni di tutti, aumentando la mole di lavoro e di responsabilità. La mamma, poi, inevitabilmente inizierà a dedicarsi sempre meno al partner, che potrà sentirsi escluso o tradito, non più al primo posto per lei. Per non parlare poi della suddivisione non sempre equa dei compiti e dei disaccordi sul come allevarlo, crescerlo, educarlo…

Dunque, fare un figlio per salvare il matrimonio non è proprio come decidere di ritrovare l'intimità perduta attraverso una romantica vacanza in un posto esotico e non rappresenta mai la soluzione vincente al problema; al contrario, pur concedendo una breve tregua nei primissimi momenti, tende poi ad amplificare i dissapori e ad aggravarli, a scapito della serenità di tutti, specie del bambino che si troverà a crescere in un'atmosfera tesa e conflittuale.

Come salvare un matrimonio senza ricorrere ad un figlio riparatore?

La dinamica sottostante è chiara: poichè non si riesce a risolvere il problema dall'interno, si cerca una soluzione all'esterno, in questo caso in un bambino.

Si tratta di un comportamento, questo, abbastanza comune nelle coppie, anche se si presenta in varie forme (ad esempio, il ruolo del terzo riparatore che ha la funzione di allontanare dallla mente le difficoltà matrimoniali senza tuttavia risolverle può essere svolto anche da un amante), e prende il nome di triangolazione: non si cerca veramente la soluzione al problema, ma qualcosa che distragga da esso e che consenta di allentare la tensione in circolo. 

In questi casi, l'unico terzo che può intervenire per aiutare i coniugi ritrovarsi e a rilanciare il rapporto su basi nuove è uno psicoterapeuta della coppia, che mediante un percorso può aiutare i partner a divenire via via più consapevoli degli abituali schemi di comportamento e di relazione e a lavorare insieme per imparare ad essere coppia.
Trasformando quello che prima era un campo di battaglia in un porto sicuro sarà possibile inoltre creare quello spazio di amore e di cura dove un figlio possa essere pensato come desiderio, come naturale evoluzione di una coppia che cresce e non come tentativo per uscire dalla crisi.

Источник: https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/5929-il-figlio-riparatore-puo-salvare-una-coppia-in-crisi.html

Gravidanza
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