Il reflusso gastro-esofageo (o RGE)

Malattia da Reflusso Gastroesofageo – MRGE: Definizione, Cause, Sintomi

Il reflusso gastro-esofageo (o RGE)

Il reflusso gastroesofageo è l'anomala risalita in esofago del contenuto acido dello stomaco.

Questo fenomeno può essere sporadico oppure cronico; quando assume i contorni di un problema cronico, i medici parlano più propriamente di malattia da reflusso gastroesofageo.

A causare con cadenza cronica il reflusso gastroesofageo è il malfunzionamento del cardias, ossia la valvola situata tra esofageo e stomaco, deputata a impedire la risalita del cibo presente nello stomaco.

Tra le condizioni che favoriscono la comparsa della malattia da reflusso gastroesofageo, rientrano: l'obesità, il fumo di sigaretta, l'alcolismo, la gravidanza, l'ernia iatale, l'asma, il consumo eccessivo di cibi grassi, l'assunzione costante di certi medicinali (es: ansiolitici, anticolinergici ecc.), lo stress e la gastroparesi.

I sintomi tipici della malattia da reflusso gastroesofageo consistono in: bruciore di stomaco, rigurgiti acidi cronici, mal di gola, raucedine, dolore al petto, disfagia, alitosi, tosse e respiro affannoso.
In genere, la diagnosi di questa diffusa condizione si basa sull'esame obiettivo e sull'anamnesi.

Tuttavia, in alcune circostanze, sono fondamentali test più approfonditi, come per esempio la gastroscopia e/o la pH-metria esofagea delle 24 ore. Di norma, la terapia è farmacologica; tuttavia, se i farmaci non funzionano, esiste la possibilità di ricorrere a trattamenti di tipo chirurgico.

Uno stile di vita sano (es: non fumare o non consumare cibi troppo grassi) aiuta a controllare i sintomi.

ESOFAGO

L'esofago è l'organo cilindrico dell'apparato digerente che indirizza il cibo ingerito a livello della bocca verso lo stomaco.

Lungo circa 25-30 centimetri e largo circa 2-3 centimetri, l'esofago inizia a livello della faringe e termina a livello del cardias (o sfintere esofageo inferiore), cioè la valvola che, grazie alla sua particolare struttura muscolare, regola il passaggio del cibo nello stomaco.

STOMACO

Lo stomaco è l'organo dell'apparato digerente, a forma di sacca allungata, che raccoglie il cibo proveniente dall'esofago e in cui ha luogo la digestione delle proteine e dei carboidrati.

Lungo circa 25 centimetri e protetto dal peritoneo, lo stomaco inizia in corrispondenza del già citato cardias e termina a livello dello sfintere pilorico, ossia la valvola che regola l'ingresso del cibo dallo stesso stomaco all'intestino tenue (o piccolo intestino).
Lo stomaco presenta, al suo interno, un tipico ambiente acido, fondamentale al corretto adempimento delle sue funzioni digestive. A creare questo caratteristico ambiente acido sono i cosiddetti succhi gastrici acidi, secreti da specifiche cellule della tonaca mucosa dello stomaco (o tonaca mucosa gastrica).

Il reflusso gastroesofageo, o reflusso gastrico, è il fenomeno di risalita in esofago del contenuto dello stomaco; contenuto che possiede una tipica natura acida.
Il fenomeno del reflusso gastroesofageo interessa sporadicamente tantissime persone, spesso a loro insaputa e senza un'origine patologica.

Quando il reflusso gastroesofageo diventa una malattia?

Il reflusso gastroesofageo diventa una malattia nel momento in cui abbandona i panni di fenomeno sporadico e assume i contorni di un disturbo cronico, il cui ripetersi comporta la comparsa di sintomi e segni, talvolta anche molto fastidiosi.
I medici definiscono la cronicizzazione del reflusso gastroesofageo come “malattia da reflusso gastroesofageo” o “malattia da reflusso gastrico”.

Per definire la malattia da reflusso gastroesofageo esistono anche due sigle, una italiana e una inglese. La sigla italiana è MRGE, che sta per Malattia da Reflusso Gastro-Esofageo, mentre la sigla inglese è GERD, che sta per Gastro-Esophageal Reflux Disease.

Epidemiologia

Secondo le statistiche, nel cosiddetto Mondo Occidentale, il fenomeno del reflusso gastroesofageo è responsabile di sintomi con cadenza settimanale in almeno il 20-30 % della popolazione generale.

Studi relativi all'età della maggior parte dei pazienti con malattia da reflusso gastroesofageo hanno dimostrato che quest'ultima è più diffusa tra gli anziani; da questi stessi studi è emerso anche che il numero di persone con sintomi imputabili al reflusso gastroesofageo aumenta progressivamente a partire dai 40 anni. Non esistono evidenze che testimonino una maggiore tendenza da parte degli uomini o delle donne a soffrire di malattia da reflusso gastroesofageo; pertanto, è impossibile affermare che il genere maschile sia più colpito del genere femminile, e viceversa.

Secondo alcune indagini su scala globale, il fenomeno del reflusso gastroesofageo produrrebbe sintomi con una cadenza settimanale/giornaliera nel 5-7% della popolazione totale.

La malattia da reflusso gastroesofageo in numeri:

  • Negli Stati Uniti, il 20% della popolazione lamenta sintomi imputabili alla malattia da reflusso gastroesofageo almeno una volta a settimana, e il 7% almeno una volta al giorno;
  • Nel Paesi del cosiddetto Mondo Occidentale, il 50% delle diagnosi di malattia da reflusso gastroesofageo riguarda persone di età compresa fra i 45 e i 64 anni.
  • Negli Stati Uniti, l'1% circa delle persone con diagnosi di malattia da reflusso gastroesofageo soffre anche di esofago di Barrett, una grave complicanza della suddetta malattia.
  • Negli Stati Uniti, sono circa 68 milioni le prescrizioni farmacologiche annue, per la cura della malattia da reflusso gastroesofageo.
  • Nel 2004, negli Stati Uniti, 1.150 dei decessi totali erano direttamente collegati al fenomeno della malattia da reflusso gastroesofageo.

La parete interna dello stomaco e quella dell'esofago sono estremamente diverse: a differenza della seconda, infatti, la prima possiede uno strato di cellule specificatamente deputato alla produzione di muco, con azione protettiva nei confronti dei succhi gastrici acidi, i quali hanno un elevato potere lesivo e irritativo. Questo significa che, mentre lo stomaco sopporta egregiamente l'ambiente acido che esso produce al suo interno, l'esofago non ha questa capacità e risente in modo profondo della risalita dei succhi acidi dal comparto sottostante.

Questa fragilità dell'esofago, nei confronti del contenuto acido proveniente dallo stomaco, è il motivo per cui il reflusso gastroesofageo, specie quando è continuo e ripetitivo, è responsabile di un ben specifico quadro sintomatologico.

Sintomi della malattia da reflusso gastroesofageo

Entrando nei dettagli, i tipici sintomi e segni della malattia da reflusso gastroesofageo sono:

  • Bruciore di stomaco. Di norma, i pazienti lamentano tale sensazione appena sotto il petto, ossia in posizione retrosternale; in alcuni individui, tuttavia, è diffusa fino alla gola e/o dietro le scapole. Nella maggior parte delle persone con MRGE, il bruciore di stomaco tende a intensificarsi dopo i pasti, quando si piegano (per esempio, a raccogliere un oggetto) e quando si sdraiano.
  • Frequenti rigurgiti di contenuto gastrico acido fino alla gola e, nei casi più gravi, fino alla bocca. Questi fenomeni sono, spesso, responsabili di un gusto spiacevole e acido sul retro della bocca;
  • Mal di gola e cambiamenti nel tono della voce (raucedine).Insorgono quando i succhi gastrici dei rigurgiti raggiungono ripetutamente la trachea, la faringe e le corde vocali, causandone l'irritazione e l'infiammazione;
  • Difficoltà di deglutizione (disfagia);
  • Dolore durante la deglutizione;
  • Singhiozzo;
  • Laringospasmo;
  • Dolore al petto, per la precisione in sede cardiale (cioè dove risiede il cardias)
  • Alitosi;
  • Tosse persistente e/o respiro affannoso. Sono due sintomi che tendono a peggiorare di notte;
  • Senso di gonfiore allo stomaco.

Per diversi aspetti (si pensi soprattutto al bruciore di stomaco in posizione retrosternale, al dolore al petto e al respiro affannoso), la suddetta sintomatologia ricorda molto quella dell'attacco di cuore (o infarto del miocardio).

A lungo andare, una grave malattia da reflusso gastroesofageo o una malattia da reflusso gastroesofageo non trattata in modo adeguato può essere all'origine di complicanze, come:

  • Le ulcere esofagee. Le ulcere esofagee sono lesioni o ferite a carico della mucosa dell'esofago. Nella malattia da reflusso gastroesofageo, a provocarle è il contenuto acido dello stomaco, che risale ripetutamente fino all'esofago. Le ulcere esofagee sono sanguinolente e spesso dolorose; inoltre, rendono difficile la deglutizione.
  • La stenosi esofagea. In medicina, il termine “stenosi” indica un restringimento innaturale di un vaso sanguigno, un organo cavo ecc. La stenosi esofagea, quindi, è il restringimento innaturale dell'esofago. Nella malattia da reflusso gastroesofageo, a causarla è l'ingente quantità di tessuto cicatriziale, formatosi laddove c'erano le ulcere esofagee: questo tessuto, infatti, occupa un volume tale per cui, in alcuni suoi tratti, l'esofago subisce un restringimento.La stenosi esofagea rende difficile e dolorosa la deglutizione.
  • L'esofago di Barrett. È la condizione medica caratterizzata da un cambiamento del tipico rivestimento interno della porzione inferiore dell'esofago, che assume le caratteristiche di quello presente a livello del duodeno. In altre parole, in chi soffre di esofago di Barrett, il tratto inferiore dell'esofago ha mutato la propria parete interna nella stessa parete presente a livello del primo tratto d'intestino. Nella malattia da reflusso gastroesofageo, la presenza di esofago di Barrett non aggiunge, in genere, sintomi ulteriori, ma aumenta il rischio di carcinoma dell'esofago, un tumore maligno. In base alle più attendibili indagini statistiche, un individuo ogni 10 con malattia da reflusso gastroesofageo è vittima di esofago di Barrett e un individuo ogni 10-20 con esofago di Barrett si ammala di carcinoma dell'esofago nel giro di 10-20 anni.
I rimedi terapeutici per le complicanze in breve:
In presenza di ulcere esofagee →La terapia più praticata consiste nella somministrazione dei cosiddetti inibitori di pompa protonica (IPP), i quali hanno il compito di ridurre il numero di episodi di reflusso gastroesofageo.
In caso di stenosi esofagea →Il trattamento più praticato consiste in un intervento di stent esofageo.
In presenza di esofago di Barrett →I medici raccomandano la sorveglianza della condizione, attraverso un'endoscopia periodica del tratto esofageo (esofago-gastroduodenoscopia). In tal modo, c'è una maggior probabilità di individuare un'eventuale formazione maligna quando è ancora ai suoi esordi.

Quando rivolgersi al medico?

Secondo gli esperti, è buona norma che un individuo contatti, senza esitazioni, il proprio medico curante o si rechi al più vicino ospedale, se avverte bruciore di stomaco in posizione retrosternale, dolore al petto, respiro affannoso ecc.

Sarà poi compito del medico o del personale ospedaliero stabilire l'esatta natura di sintomi in atto.

Questa premura è d'obbligo, in quanto il quadro sintomatologico tipico della malattia da reflusso gastroesofageo caratterizza anche altre malattie, alcune delle quali sono vere e proprie emergenze (es: attacco di cuore) e richiedono un intervento terapeutico immediato.

Quando un individuo con diagnosi di MRGE deve contattare il medico?

Le persone che stanno seguendo una terapia specifica per la malattia da reflusso gastroesofageo dovrebbero contattare il proprio medico curante, nel momento in cui il piano terapeutico previsto per loro risultasse poco efficace.
Una tale accortezza è importante, in quanto – come si ricorderà – il mancato trattamento degli episodi cronici di reflusso gastroesofageo è uno dei motivi che portano alla comparsa di complicanze.

Источник: https://www.my-personaltrainer.it/salute/reflusso.html

Malattia da reflusso gastroesofageo

Il reflusso gastro-esofageo (o RGE)
Disambiguazione – Se stai cercando il fenomeno non associato a patologia, vedi Reflusso gastroesofageo fisiologico.

Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
Malattia da reflusso gastroesofageoSpecialitàEziologiaClassificazione e risorse esterne (EN)OMIMMeSHMedlinePluseMedicineSinonimi
Radiografia con bario in un caso di reflusso gastroesofageo
gastroenterologia
succo gastrico
109350
D005764
000265
176595, 930029 e 368861
MRGEGERD
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La malattia da reflusso gastroesofageo, sigla MRGE (in inglese GERD, Gastro-Esophageal Reflux Disease o GORD, Gastro-Oesophageal Reflux disease), è una malattia di interesse gastroenterologico, causata da complicanze patologiche del reflusso gastroesofageo (RGE).

Si parla di “malattia” (MRGE) quando il reflusso causa sintomi (pirosi, rigurgito) o quando, con la gastroscopia, si evidenziano lesioni infiammatorie a carico dell'esofago (esofagite), o ulcere, o trasformazione metaplastica della mucosa (esofago di Barrett).

La malattia presenta tendenza alle recidive[1].

Eziologia

La malattia da reflusso gastroesofageo è spesso causata dal reflusso nell'esofago del contenuto dello stomaco e dei gas[2] prodotti a livello intestinale[3] che generano un reflusso duodeno-gastroesofageo[4].

L'acido cloridrico e la bile che vengono a contatto in questo modo con la mucosa dell'esofago ne provocano l'infiammazione (esofagite) con possibile insorgenza di sintomi caratteristici, come la pirosi.

Anche se occasionali piccoli reflussi sono considerati fisiologici, in alcuni casi la frequenza e l'intensità dei reflussi può assumere valenza patologica.

Col tempo l'infiammazione può evolvere in danni al tessuto dell'esofago, sotto forma di erosioni e piccole ulcere.

Altre cause del reflusso sono una diminuzione del tono del cardias (lo sfintere esofageo inferiore – SEI/LES), cioè la valvola che separa l'esofago dallo stomaco, in seguito all'assunzione di sostanze diverse, come cibi grassi, nicotina, caffeina[5], agrumi, alcolici ed anche alcuni tipi di farmaci; in casi più rari è dovuta al prolungato ristagno del bolo nello stomaco (si può ipotizzare una stenosi o pseudo-occlusione ileare o del tenue), per via di discinesie (disturbi motori) che rallentano il normale svuotamento dello stesso; altre volte la causa è da ricercare nell'assunzione di pasti troppo abbondanti; infine sono predisponenti tutte quelle condizioni che determinano un aumento della pressione gastrica, come l'obesità e la gravidanza.

Per quanto sia stata lungamente studiata una possibile associazione tra l'infezione da Helicobacter pylori e la MRGE, essa non è mai stata accertata da studi epidemiologici, né è stato individuato un possibile meccanismo patogenetico con il quale il batterio provocherebbe la malattia.[6] In taluni casi, addirittura, si è notata un'incidenza negativa legata all'eradicazione dell'H. pylori[7] e l'eradicazione stessa parrebbe risultare inefficace per la prevenzione delle recidive[1].

Sintomatologia

I sintomi associati al reflusso si distinguono in esofagei ed extraesofagei. Non sempre la presenza dei sintomi è associata ad evidenza di esofagite mediante esami endoscopici e pH-metria. Tuttavia è proprio grazie a quest'ultimo esame che si è potuto associare alla MRGE anche sintomi extraesofagei[8].

Sintomi esofageiSintomi extraesofagei
si suddividono ulteriormente in tipici e atipici.Fra i primi, sono particolarmente frequenti la pirosi (sensazione di bruciore retrosternale, talora irradiata al collo oppure posteriormente, tra le scapole) e il rigurgito (risalita non forzata del contenuto gastrico fino al cavo orale).Tra i sintomi atipici, si ricordano la disfagia (sensazione di difficoltà nella deglutizione, spesso legata ad alterazioni motorie correlate al reflusso), l'odinofagia (dolore legato alla deglutizione) ed il dolore toracico simil-anginoso (dolore retrosternale irradiato al mento, alla mandibola, alle braccia e tra scapole), che può indurre erroneamente a sospettare un infarto del miocardio.
  • bronco-polmonari (tosse stizzosa o cronica, difficoltà respiratoria o asma, polmonite ab ingestis), ipersecrezione catarrale (aumentata produzione di muco, visibile sul piano glottico), emoftoe (sputare sangue tipico di stati tubercolari), apnee notturne, bronchiectasia
  • oro-faringei come faringite (con o senza mal di gola), scialorrea, disfonia, raucedine, sensazione di nodo in gola (bolo faringeo), alitosi, prolasso dei tessuti molli (velopendulo), patina bianca sulla tonsilla linguare e raclage (sensazione di dover raschiare continuamente la gola per una forte presenza di muco che in realtà si rivela essere scarso e di difficile estrazione), vellicchio faringeo, disfagia orofaringea.
  • laringei come laringite cronica, laringite posteriore (edema e rossore), ulcere e granulomi delle corde vocali

Alcuni di questi sintomi sono comuni anche a infezioni intestinali o a parassitosi.

Diagnosi

La diagnosi di reflusso gastroesofageo patologico si effettua con la ph-impedenziometria o ph-metria esofagea delle 24 ore che consente di differenziare i reflussi fisiologici da quelli patologici[8]. In alcuni casi, anche reflussi “fisiologici” possono provocare sintomi (“esofago irritabile o ipersensibile”).

Per una diagnosi più coerente e certificabile soprattutto in casi di reflusso atipico, alcuni centri mettono a disposizione la Ph-metria con impedenziometria multicanale intraluminale, che permette di valutare se il refluito giunge fino in gola, in che entità ed in quale forma (liquido, gassoso o biliare).

Nel caso in cui si rilevino solo reflussi gastro-esofagei (solitamente si verificano entro i 120 minuti dal pasto), la manometria gastro-esofagea può definire la tonia del cardias.

Altri modi di indagine comprendono i test provocativi, il test di Bernstein, esami di radiologia, scintigrafia, istologia, endoscopia e manometria[8].

È utile inoltre ricercare la presenza dell'Helicobacter pylori a livello gastrico, per stabilire la condotta terapeutica più adeguata.

Valutazione del danno

Per valutare il danno subìto dalla mucosa esofagea è fondamentale la gastroscopia, soprattutto nei pazienti con sintomi atipici o con “segni di allarme” (disfagia, mancata risposta alla terapia con antisecretori), anche per escludere altre patologie soprattutto neoplastiche (tramite esecuzione di biopsia)[8].

Secondo la classificazione di Savary e Miller, la cui prima pubblicazione è del 1977, si distinguono 6 gradi di lesioni endoscopiche[9]:

  • Grado 0: mucosa normale.
  • Grado I: presenza di erosioni di forma ovalare o lineare non confluenti, singole o multiple, su una plica longitudinale.
  • Grado II: erosioni situate su più pliche longitudinali, ma non circonferenziali.
  • Grado III: erosioni confluenti ad estensione circonferenziale.
  • Grado IV e V: presenza di complicanze come stenosi, ulcere o esofago di Barrett.

Un altro sistema di classificazione è lo Hetzel-Dent, pubblicato nel 1988, nel quale i gradi vanno da 0 a IV ed essenzialmente si stima l'estensione della parte lesa della mucosa[9].

Nel 1996 fu sviluppato il sistema detto della “classificazione di Los Angeles”, che ha 4 gradi, da A a D, di rilevamento dell'estensione, numero e lunghezza delle lesioni delle mucose; questo sistema, a differenza dei precedenti, non indaga la profondità della lesione, ma si focalizza sulla rottura dell'integrità delle mucose classificandone qualsiasi forma[9]. I gradi rispettivamente registrano[10]:

  • A: lesioni di lunghezza sino a 5 mm
  • B: lesioni di lunghezza superiore ai 5 mm
  • C: lesioni di estensione sino al 75% della circonferenza esofagea
  • D: lesioni di estensione maggiore del 75% della circonferenza esofagea

In caso sia riscontrata assenza di lesioni, la malattia è denominata “NERD” (Non Erosive Reflux Disease, Malattia del Reflusso Non Erosiva)[10]. La NERD non è considerata patologia a sé, anche se rappresenta la forma più frequentemente riscontrata di MRGE[8].

Complicanze

Nei casi più gravi, il danno epiteliale evolve verso una forma di metaplasia detta esofago di Barrett.

In ogni caso il paziente con frequenza e persistenza di sintomi di MRGE è ritenuto ad alto rischio di sviluppo dell'adenocarcinoma del tratto distale dell'esofago, in presenza o meno dell'esofago di Barrett[8].

Terapia

La terapia della MRGE è solitamente basata su alcune norme igienico-dietetiche di base, e sull'assunzione (per periodi più o meno prolungati) di farmaci appartenenti alle classi degli inibitori di pompa protonica/IPP (che inibiscono notevolmente la produzione acida nello stomaco)[1][10] e degli anti-H2[10] (in gran parte però soppiantati dai più moderni e potenti IPP); non è comprovata l'efficacia dei procinetici[10]. Gli antiacidi e gli alginati sono usati al bisogno a fini di sollievo sintomatico[10].

Per quanto riguarda la terapia del reflusso in genere, si prescrive una modificazione della dieta e dello stile di vita (cessazione del fumo).

Note

  1. abc Agenzia italiana del farmaco, Nota AIFA 48
  2. National Center for Biotechnology Information: 1
  3. NCBI 2
  4. NCBI 3
  5. Secondo uno studio presentato il 21-25 marzo 2010 alla National Chemical Association a San Francisco, condotto da Veronika Somoza dell'Università di Vienna, e Thomas Hofmann del Technische Universitat Munchen in Germany, la combinazione di caffeina, catecoli, e N-alkanoly-5- hydroxytryptamides produce acido cloridrico nello stomaco. Viceversa, il caffè contiene anche N- methylpyridium (NMP) che inibisce la produzione di acido cloridrico
  6. Herbella FA, Patti MG. Gastroesophageal reflux disease: From pathophysiology to treatment. World J Gastroenterol. 2010 Aug 14;16(30):3745-9. Review. PubMed PMID 20698035; PubMed Central PMCID PMC2921084
  7. NCBI 4
  8. abcdef G. Bianchi Porro, F. Pace, (a cura di) Argomenti di Patologia Esofagea, Volume 5, Springer, 2001 – ISBN 884700120X
  9. abc M. Classen, G. Tytgat, Gastroenterological Endoscopy, Thieme, 2010 – ISBN 3131470127
  10. abcdef ASL MI1, linee guida per la terapia medica della malattia da reflusso gastro-esofageo (mrge) e dell'ulcera gastrica e duodenale, su aslmi1.mi.it. URL consultato il 19 dicembre 2013 (archiviato dall'url originale il 19 dicembre 2013).

Bibliografia

  • Unigastro, Manuale di Gastroenterologia, Roma, Editrice Gastroenterologica Italiana, 2004, ISBN 88-7781-561-2.

Voci correlate

  • Cibi reflussogeni
  • Reflusso gastroesofageo fisiologico
  • Inibitore di pompa protonica
  • Acidosi metabolica
  • Gastroenterologia
  • Esofago
  • Esofagite
  • Esofago di Barrett

Altri progetti

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Collegamenti esterni

  • (EN) Malattia da reflusso gastroesofageo, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
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Источник: https://it.wikipedia.org/wiki/Malattia_da_reflusso_gastroesofageo

Reflusso gastroesofageo

Il reflusso gastro-esofageo (o RGE)

La malattia da reflusso gastroesofageo si verifica quando i succhi gastrici vengono in contatto con la parete dell’esofago, provocando bruciore dietro lo sterno e rigurgito acido.

Il passaggio di acido dallo stomaco all’esofago avviene fisiologicamente durante la giornata, soprattutto dopo mangiato. Tuttavia, se questi eventi superano una determinata soglia, in termini di frequenza e durata, si verifica una vera e propria malattia.

È una condizione che colpisce circa il 10-20% della popolazione in Europa ma è meno frequente nelle popolazioni asiatiche.

Come si presenta?

La malattia da reflusso gastroesofageo si presenta con sintomi cosiddetti “tipici” (bruciore retrosternale, ossia dietro il petto, e rigurgito acido in bocca) oppure con sintomi “atipici”. Il bruciore occasionale viene solitamente gestito con alcuni accorgimenti nello stile di vita, e trattato con farmaci da banco.

Quando il disturbo diventa quotidiano, questo può influire decisamente sulla qualità di vita. Nel 30-35% dei casi la Malattia da Reflusso Gastroesofageo si complica con erosioni a livello dell’esofagoesofagite), ulcere o restringimenti (3-5%), mentre nella maggior parte dei casi non determina lesioni.

Quali sono le cause del reflusso gastroesofageo?

La malattia da reflusso gastroesofageo è una malattia che è causata da diversi fattori, come quelli alimentari, anatomici, funzionali, ormonali e farmacologici.

Il tono dello sfintere esofageo inferiore (zona di passaggio tra esofago e stomaco) costituisce una barriera pressoria contro il reflusso ed è il componente più importante del meccanismo anti-reflusso.

Quando la pressione della zona si riduce, come ad esempio durante il passaggio di acqua o cibo, il materiale acido e non-acido risale dallo stomaco all’esofago (anche in condizioni normali). Se la quantità e la durata del reflusso superano una determinata soglia, si verifica la Malattia da Reflusso Gastroesofageo.

La pressione della giunzione tra esofago e stomaco mostra considerevoli variazioni diurne ed è influenzata dalla dieta, dagli ormoni circolanti e da alcuni farmaci. Un aumento della pressione intra-addominale, come nelle persone in sovrappeso e nelle donne in gravidanza, predispone maggiormente al reflusso.

Quali sono i sintomi del reflusso gastroesofageo?

I sintomi tipici della malattia sono:

  • Bruciore dietro lo sterno (cosiddetta pirosi retrosternale) che si irradia posteriormente fra le scapole o al collo fino alle orecchie
  • Rigurgito acido (ovvero percezione di liquido amaro o acido in bocca)

I sintomi si possono presentare in modo continuativo durante la giornata, oppure in modo intermittente. Ad esempio, il reflusso può verificarsi al risveglio, dopo i pasti e durante la notte (tipicamente da mezzanotte alle 3 di mattina) o solo in posizione sdraiata e mentre ci si piega in avanti (es. mentre si allacciano le scarpe).

I sintomi “atipici” sono: 

Trattamenti

La terapia iniziale per il reflusso gastroesofageo si basa su:

  • Un’adeguata educazione alimentare e dello stile di vita, volta a ridurre il peso corporeo (soprattutto la circonferenza addominale) ed evitando il fumo e gli alimenti che potrebbero peggiorare l’acidità come cioccolata, menta, caffè, alcolici, pomodoro, agrumi.
  • Si consiglia di evitare di coricarsi subito dopo i pasti, soprattutto quando pesanti o abbondanti (sarebbe necessario attendere almeno 3 ore) e di consumare un pasto leggero alla sera.

 Se i disturbi permangono nonostante le correzioni alimentari, vengono prescritti dei farmaci, che possono essere:

  • Antiacidi: neutralizzano l’acido nello stomaco. Hanno un’azione rapida ma sono utili solo come rimedio sintomatico, non essendo in grado di guarire la mucosa esofagea da eventuali erosioni (esofagite). L’abuso di queste sostanze può inoltre causare problemi di diarrea o stipsi.
  • Farmaci che riducono la produzione di acido: gli H2 antagonisti (famotidina, ranitidina) sono rapidi ed il loro effetto dura più a lungo rispetto agli antiacidi. Il limite del loro utilizzo è dettato dal fatto che, dopo un periodo di tempo variabile, possono smettere di funzionare.
  • Farmaci che bloccano la produzione di acido: gli inibitori della pompa protonica (omeprazolo, lansoprazolo, rabeprazolo, pantoprazolo, esomeprazolo) hanno un’azione iniziale un po’ più lenta rispetto agli H2 antagonisti (comincia dopo 48 ore). Questa classe di farmaci, tuttavia, cura in maniera più efficace le erosioni a livello dell’esofago.
  • Farmaci procinetici:  vengono utilizzati per migliorare lo svuotamento dell’esofago e dello stomaco, impedendo il reflusso di materiale, soprattutto dopo i pasti. Questi farmaci (clebopride, domperidone, metoclopramide, eritromicina, levosulpiride), in una piccola percentuale di casi, possono presentare effetti indesiderati come tremori, disturbi neurologici (metoclopramide), allungamento del tratto QT all’elettrocardiogramma (domperidone, eritromicina), ed aumento dei livelli di prolattina (clebopride, domperidone, levosulpiride).

La chirurgia per il trattamento del reflusso gastroesofageo è considerata una misura “estrema” ed è riservata a pazienti che non rispondono ai farmaci e che presentano contemporanei problemi anatomici, come ernie iatali di grandi dimensioni. 

Prevenzione

Le misure preventive consistono nel mantenere o perseguire un peso corporeo idoneo e nel condurre una dieta equilibrata, evitando, se si è predisposti al reflusso, alimenti ricchi di grassi o “reflussogeni” (come cioccolata, menta, caffè, alcolici, pomodoro, agrumi, cibi fritti).

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Источник: https://www.humanitas.it/malattie/reflusso-gastroesofageo/

Gravidanza
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