Il preoccupante fenomeno degli Hikikomori in Italia

Hikikomori in Italia

Il preoccupante fenomeno degli Hikikomori in Italia

Chi sono gli Hikikomori e perché il fenomeno dell'isolamento volontario è in crescita anche in Italia. Il parere della pedagogista

Far parte della società è uno dei primi segnali di appartenenza a qualcosa, si inizia con la famiglia per poi passare alla scuola che rappresentano le agenzie educative per eccellenza. Ogni individuo, uomo e donna che sia, nasce e vive come membro di una comunità educante. L’ isolamento non è consentito, ma forse non tutti la pensano allo stesso modo.

Stiamo parlando di un fenomeno che, nato in Giappone, sta prendendo piede anche da noi e nel resto del mondo.

Gli Hikikomori sono tutti quei ragazzi che decidono di estraniarsi, a livello patologico, dal resto del mondo e l’età di questi soggetti si sta abbassando notevolmente fino ad interessare ragazzini di undici/dodici anni.

Anna Maria Cresta, nota giornalista, nel suo libro “Generazione hikikomori. Isolarsi dal mondo fra web e manga” descrive in maniera dettagliata e analitica il fenomeno.

In Giappone, precisamente a Koyasan a sud di Osaka, esiste un luogo sacro dove si recano i genitori di questi ragazzi che sono ormai sfiniti e non trovano la forza di reagire al “mostro” che ha preso il loro figlio o la loro figlia.

In questo luogo avviene un rituale, si celebra in pratica il proprio funerale, utilizzando un manichino, attraverso il quale i soggetti trovano la pace e la serenità necessaria per aiutare nel miglior modo possibile i figli.

Sicuramente è una cerimonia che lascia senza parole, ma lo è di più pensare che esistano al mondo ragazzini e adulti che decidono spontaneamente di non prendere parte alla vita sociale, creandosi una sorta di mondo parallelo all’interno della propria camera.

Non stiamo parlando di capricci, ma di una realtà che deve far riflettere e mettere in atto da parte di esperti psicopedagogici strategie necessarie per evitare che tali tragedie, perché per una famiglia di questo si tratta, si possano ripetere.

Guardiamo più da vicino questi soggetti.

Chi sono gli hikikomori?

Sono giovani e giovanissimi che per cause reali o immaginarie decidono di vivere come reclusi in casa, avendo rarissime occasioni sociali solitamente con i familiari o, nella maggior parte dei casi, virtualmente.

Ed è proprio l’uso maniacale di internet che rientra tra le prime cause del fenomeno. Un utilizzo eccessivo delle tecnologie ha creato e crea ogni giorno un allontanamento costante dei ragazzi dalla società, dal vivere insieme.

Se alla scuola primaria a ricreazione non fanno altro che parlare di un famoso videogioco o fanno riferimento a canali social e vari influencer è sicuramente un campanello d’allarme da non sottovalutare assolutamente.

Cause

Tra le cause rientra anche una componente familiare notevole. Spesso gli hikikomori denunciano una scarsa relazione comunicativa ed emotiva con i genitori. Autorevoli, assillanti, opprimenti sono solo alcuni dei termini utilizzati dai ragazzi per descrivere padri e madre assenti nelle loro vite.

Ma non solo, l’aspetto caratteriale risulta essere un altro motivo scatenante.

Solitamente si tratta di ragazzini particolarmente dotati di un alto quoziente intellettivo che a livello sociale tendono ad assumere un atteggiamento timido e riservato.

Partecipano poco alla vita di gruppo e non prendono quasi mai decisioni che possano interessare e coinvolgere la comunità. Ciò porta alla difficoltà di creare legami solidi e prolungati nel tempo.

La scuola viene vissuta in maniera negativa, ma non si tratta di svogliatezza e incapacità a portare a termine un lavoro. A volte dietro questo isolamento si nascondono episodi di bullismo, i ragazzi non riescono a reagire e preferiscono vivere in disparte e crearsi il loro mondo.

Una realtà ben diversa da quella dei coetanei che viene giudicata pericolosa e negativa.

Esistono delle fasi del fenomeno?

Sul sito Hikikomoriitalia.it è possibile individuare tre fasi anche se viene precisato che non bisogna prenderle alla lettera per il semplice fatto che non tutti i soggetti vivono il fenomeno allo stesso modo e pertanto non è possibile fissare delle tappe ben precise.

  1. Sicuramente un primo momento di malessere si avverte quando “il soggetto manifesta un senso di disagio a relazionarsi con le altre persone e trova sollievo nell’ isolamento”.

    In questa prima fase il ragazzo continua ad instaurare delle relazioni seppur a fatica, ma il suo fastidio lo vive internamente trovando sollievo nell’attimo in cui è da solo, lontano da tutti e tutto, chiuso nella sua camera.

    E qui entra in azione internet che sebbene rappresenti per alcuni una causa di questo isolamento per altri diventa una conseguenza. Ovvero, mi isolo ma mantengo la mia percezione di “società” attraverso il virtuale.

  2. Nella seconda fase inizia l’isolamento vero e proprio.

    La partecipazione a feste e uscite con gli amici si fanno sempre più rare, la partecipazione alla vita scolastica è quasi nulla, il ritmo sonno-veglia ne risente moltissimo, i contatti con l’ambiente esterno si limitano all’uso di chat, social e a tutto ciò che rientra nella tecnologia.

  3. Nell’ultima fase, sicuramente la più drammatica, il ragazzo o la ragazza si isola totalmente dal mondo, anche ciò che gli dava una sicurezza e rappresentava l’unico canale di socializzazione con l’esterno viene eliminato. Si sviluppano spesso disagi a livello patologico con manie di persecuzione e depressive.

Precisiamo che in un tale contesto a risentirne profondamente non sono solo i protagonisti, che spesso si rendono conto di quello che stanno vivendo ma non riescono ad uscirne fuori a stare peggio, ma anche i genitori che vedono consumare il proprio figlio, anche giovanissimo, e non riescono a fare niente per farlo stare bene.

Ci tengo a sottolineare ancora una volta che stiamo parlando di ragazzini e ragazzi in piena età scolare. Al mondo esistono soggetti anche adulti, ma il nostro compito è quello di intervenire il prima possibile come esperti, insegnanti e genitori affinchè un simile disagio possa sussistere.

Non soffermatevi alla totalità di vostro figlio, guardatelo negli occhi, andate a scrutare i suoi particolari perché è lì che potrete trovare la risposta al suo malessere e insieme uscirne fuori.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/la-famiglia/il-bimbo-nella-societa/hikikomori-in-italia.html

Pandemia, hikikomori in crescita. Tanti ragazzi non torneranno a scuola

Il preoccupante fenomeno degli Hikikomori in Italia

Isolamento forzato dei giovani e pandemia: cos'è accaduto agli hikikomori in questo particolare momento storico? Ecco alcune informazioni in più sul fenomeno in crescita e le previsioni al riguardo.

Purtroppo il fenomeno degli hikikomori è in crescita costante, aggravato dalla pandemia che ormai persiste da più di un anno. Sono tanti i giovani che si isolano dal mondo e si autorecludono nelle loro abitazioni, ponendo distanza tra loro e tutto il resto e innalzando una barriera difficile da infrangere. 

È facile immaginare come questi ragazzi, in un periodo storico di reclusione forzata, vivano ancora più esasperata l'isolamento. Complice una tecnologia sempre più performante nell'offerta di “mondi paralleli” più facili da vivere rispetto alla realtà, gli hikikomori persistono nella loro scelta estrema. 

Marco Crepaldi, psicologo e fondatore dell'associazione “Hikikomori Italia”, nata con l'obiettivo di offrire informazione e supporto sul tema dell'isolamento volontario, ha affermato che purtroppo il fenomeno è destinato ad aumentare e a cronicizzarsi. Ecco le parole di Crepaldi e la situazione in Italia.

Hikikomori, un fenomeno destinato ad aumentare

«Quando riapriranno le scuole molti non torneranno sui banchi, altri non usciranno nemmeno quando la pandemia lo permetterà», ha dichiarato Crepaldi durante un'intervista per Huffingtonpost Italia.

Infatti, se in Giappone, paese nel quale vi è il numero maggiore di hikikomori, adesso – con la pandemia – i giovani che si erano isolati tendono ad uscire per mantenere il ruolo di antagonisti della società, in Italia, invece, è stato rilevato un aumento dei casi

Son vari i motivi per i quali gli hikikomori si isolano e individuarli nel mezzo di una pandemia è ancora più difficile. Elena Carolei, presidente dell'associazione “Hikikomori Italia”, aveva affermato, in una recente intervista a Nostrofiglio.

it, che i ragazzi e le ragazze hikikomori sono prevalentemente introversi, sensibili e dotati di una intelligenza molto arguta. «I loro genitori, anche incoraggiati dalle attitudini mostrate dal figlio, sono generalmente esigenti e esercitano alte aspettative di performance.

Il mondo esterno è invece permeato da valori narcisistici crescenti, che richiedono ai giovani di essere belli, brillanti, simpatici e ammirati dai coetanei.

Spesso, in questa miscela di componenti, un fattore doloroso scatenante, ad esempio un episodio di bullismo, una malattia, una separazione o un lutto, pone il ragazzo in difficoltà: rispondere a tutte le richieste provenienti dalla famiglia e dal mondo esterno diventa troppo difficile, e così il ragazzo decide con amarezza di ritirarsi dallo stress della lotta e dalla competizione, chiudendosi nella solitudine», ha affermato Carolei.

Con la pandemia, si rischia che il fenomeno venga camuffato e che l'emergenza passi inosservata. Infatti, Crepaldi ha dichiarato che durante il primo lockdown le richieste d'aiuto da parte dei genitori all'associazione “Hikikomori Italia” sono calate di circa l'80%. 

Hikikomori, la situazione in Italia

Da una indagine svolta all'interno della associazione “Hikikomori Italia”, su circa 300 genitori, e riportata nel dettaglio nel libro di Marco Crepaldi che si chiama Hikikomori: i giovani che non escono di casa (Alpes Italia Casa Editrice), è possibile stabilire quanti sono i casi in Italia. Si parla di circa 100 mila hikikomori. In Giappone sono più di un milione.

In Italia è stato rilevato che l'età di insorgenza è tipicamente attorno ai 15 anni, e il ritiro può anche essere molto duraturo: ben il 41,7% dei genitori intervistati ha dichiarato che il proprio figlio è in ritiro da un periodo che varia dai 3 ai 10 anni

Secondo Crepaldi i danni della pandemia potrebbero essere stati vari: i genitori, pensando all'obbligo momentaneo di reclusione forzata a causa del virus, potrebbero aver sottovalutato il problema.

Poi, esiste anche il pericolo del contraccolpo psicologico che gli hikikomori potrebbero vivere al termine dell'emergenza: infatti, se è vero che molti hanno avuto vantaggio da un mondo bloccato, cosa succederà quando tutto riprenderà a fluire normalmente e le persone torneranno a vivere la loro socialità? 

Alcuni di loro, in questo momento particolare, potrebbero aver tratto sicuramente benefici dalla Didattica a distanza. Ma la previsione più fosca sembra essere quella che riguarda sempre la scuola: probabilmente molti ragazzi, finita la pandemia, non torneranno nelle classi

Источник: https://www.nostrofiglio.it/adolescenza/pandemia-hikikomori-in-crescita

Hikikomori, il fenomeno dei giovani ritirati cresce in Italia. “Ma la colpa non è di Internet”

Il preoccupante fenomeno degli Hikikomori in Italia

Condividiamo l’intervista di Lucia Trapani a Matteo Lancini per Valore Responsabile sul fenomeno del ritiro sociale in adolescenza.

C’è una tendenza globale all’individualismo. I giapponesi, popolo individualista per antonomasia, hanno coniato un termine ormai universale: kudoku. L’individualismo, però, può sfociare in malattia. Quando allora Kudoku diventa un problema?

In Giappone da molti anni ormai si parla di hikikomori, letteralmente significa “stare in disparte”, persone che scelgono di ritirarsi socialmente chiudendosi nelle proprie abitazioni.

Il fenomeno riguarda per lo più giovani adolescenti maschi che si rifugiano nella loro stanza e tagliano i ponti con il resto del mondo.

Durante la pandemia l’aumento di ritirati sociali e dei tassi di suicidi ha portato il Gippone a istituire il Ministero della Solitudine, a conferma della dirompenza dell’altra faccia di Kudoku: la sofferenza legata al senso di solitudine.

Hikikomori: quando la solitudine diventa l’unica possibilità

Il ritiro sociale tocca molto da vicino anche noi: da diversi anni il fenomeno ha preso piede anche in Italia e, sebbene non ci siano dati ufficiali in merito, si stima che il numero di adolescenti ritirati si aggiri attorno alle 100/120 mila persone, un numero che pare contenuto, ma in realtà è come se Bergamo si spegnesse e tutti suoi abitanti decidessero di non uscire più di casa.

Per capire meglio questo fenomeno, che cresce anche nel nostro Paese, ne abbiamo parlato con il dottor Matteo Lancini, presidente della fondazione Minotauro (Centro clinico di consultazione e psicoterapia), psicologo, psicoterapeuta e tra i maggiori studiosi del fenomeno del ritiro sociale.

“È una modalità attraverso la quale si esprime il disagio che entra nelle grandi forme di patologie della vergogna”, spiega a Startupitalia l’esperto.

“I ritirati sociali sono tendenzialmente ragazzi che, con le trasformazioni del corpo, dell’adolescenza, la necessità di realizzare i compiti evolutivi vanno incontro a un senso di fallimento rispetto all’ideale elevato, il che li porta a sperimentare una vergogna pervasiva; e così prima si ritirano tendenzialmente dalla scuola e poi da ogni attività”.

Questo è il quadro di massima, poi il professore puntualizza che “ognuno ha la sua storia”, sembrerebbe che i giovani di oggi non siano più trasgressivi, quanto più invece tendano a sviluppare un senso di colpa rispetto ad aspettative ideali sul corpo e sul successo che “crollano spesso con l’arrivo dei compiti evolutivi dell’adolescenza”.

Da un lato abbiamo dunque una forma di suicidio sociale, anziché un debutto e dall’altra si prefigurano altre forme di disagio che riguardano l’attacco al Sé: ansie, fobie self-cutting, sexting, cyberbullismo sono sovraesposizioni, nel tentativo disperato di farsi un posto nel mondo e che, in fondo, altro non sono che l’altra faccia della vergogna, nel tentativo di cercare un posto nella società rispetto ai propri ideali. “Quando dovrebbero nascere socialmente, nel momento in cui dovrebbero sostenere lo sguardo del mondo, affrontarlo, decidono invece di abbassarlo, si vergognano terribilmente del fatto che doveva nascere uno splendido soggetto, invece nasce qualcuno di fallimentare e a questo punto per difesa si chiudono in casa, alcuni di loro immergendosi in esperienze virtuali”.

Internet e videogame come finestra sul mondo

Si discute molto sul fatto che l’uso di Internet e dei videogame online siano la causa del ritiro di questi adolescenti, ma a tal proposito il professor Lancini chiarisce che “Internet non è la causa della disconnessione dei ritirati sociali, forse senza Internet non avremmo avuto il ritiro sociale, ma Internet se mai è la difesa, il mediatore, il riparo, davanti a un dolore talmente pervasivo che rischia di farti impazzire e andare incontro a pensieri suicidari, o addirittura a un breakdown psicotico e la difesa è Internet, la rete, l’immersione nel mondo virtuale”.

Internet e i videogame online sono dunque una finestra sul mondo per questi ragazzi, un modo filtrato per poter guardare all’esterno senza essere visti, perché incapaci di sopportare il peso dello sguardo degli altri su di sé.

Lancini aggiunge che “Purtroppo, i ritirati sociali più gravi che ho seguito non riescono ad accedere neanche ai processi di simbolizzazione e alle relazioni mediate da Internet, e quindi sono tendenzialmente più gravi e preoccupanti quei ragazzi, rispetto a quelli che sono immersi nella rete”.

Il monitor come oblò

Senza voler dare meriti eccessivi a Internet, bisogna riconoscerne l’importanza nel mantenere un contatto con il mondo esterno.

“Sebbene non sia possibile rintracciare una causa univoca che determini il ritiro, uno degli aspetti su cui è bene riflettere è che un tema molto insidioso nella storia di questi ragazzi sembra essere le modalità con cui tenere testa ai coetanei”, spiega Lancini.

Queste troppo spesso vengono giudicate come reazioni eccessivamente violente e aggressive, anziché essere lette alla luce di conflitti, anche fisiologici, che ci si trova ad affrontare in ogni relazione.

Il professor Lancini aggiunge che “in alcuni casi è vero che i ritirati sociali sono bambini, pre-adolescenti che non hanno potuto, non sono riusciti, a tenere testa agli altri, a esprimere la loro rabbia e a loro modo; a volte perché se lo hanno fatto sono stati guardati come troppo violenti e minacciosi”; ecco allora che lo sguardo di ritorno dell’altro risulta insostenibile proprio nel momento in cui si tenta di far fronte alla necessità di inserirsi in un gruppo classe.

L’influenza degli influencer (e della popolarità)

La società di oggi è talmente pervasa dai modelli di proposte di successo e popolarità che è davvero molto complicato individuare come contrastare questa società dell’individualismo e della competizione.

“Non dimentichiamo che il ritiro sociale avviene quasi sempre per fattore precipitante, scatenante, che alcuni poi chiameranno bullismo, ma non è neanche quello; è dovuto allo sguardo di ritorno dei coetanei. Oggi non si può frequentare la scuola se non si è neanche un po’ popolare”, ci dice.

Cosa porta al ritiro sociale?

L’esperto ci spiega che, sebbene sia difficile stimare dei fattori di rischio, tra i fattori precipitanti “ci possono essere frasi dette da dei compagni di classe che a volte non sono neanche episodi di bullismo, ma che certificano uno stato d’animo”, quindi bisognerà lavorare sulla possibilità di esprimere il dolore e la rabbia, sentimenti che rimandano a una questione ancora più ampia, perché spesso sono proprio gli adulti che li mal tollerano.

Quando l’avatar nei Videogiochi è spia del malessere

Ecco allora che questi ragazzi virtualizzano l’esperienza, Internet e i Videogiochi, soprattutto se in relazioni con gli altri, diventano un luogo sicuro e rappresentano una modalità di poter esprimere dei vissuti anche onnipotenti, a volte grandiosi, o di rabbia, che non si riescono a esprimere nella vita reale, tant’è che ci si è ritirati.

Finalmente “alleggeriti” dal non dover presenziare fisicamente in alcun luogo, potendo esprimere parti di sé che risultano intollerabili per il mondo là fuori.

Il professor Lancini sottolinea che bisogna stare molto attenti, infatti, a togliere il sintomo a questi ragazzi “Internet è il loro sintomo, gli avatar che utilizzano per giocare ci dicono tantissimo di questi ragazzi e della loro sofferenza e quindi bisogna stare molto attenti a toglier loro la loro difesa, l’automedicazione, staccandogli la rete. “Perché non solo non si dà una mano, ma si rischia di aggravare la situazione”, ci dice.

È importante rispettare la difesa che è Internet e non staccarlo, però allo stesso tempo spiegare a questi ragazzi che quella difesa può non bastare e che sarebbe importante trovare un altro canale per provare a ragionare su come si sta, sul perché si faccia fatica ad andare a scuola; è importante che siano coinvolti i genitori, “che tutto il sistema capisca che c’è un momento di difficoltà ed è del tutto normale provarlo ad affrontare con altre competenze, perché i genitori sono in difficoltà” ci dice l’esperto.

Quindi senza rinunciare a una dose di disperazione nel vedere che il proprio figlio che spesso è intelligente, “tra l’altro i ritirati sociali spesso vanno molto bene a scuola”, si seppellisca vivo, “è necessario provare ad aprire canali comunicativi”.

Poiché alcuni sono resistenti allora conviene lavorare con i genitori perché dicano le parole giuste, “è tutto un lavoro di mediazione, a volte interventi troppo a gamba tesa, come possono essere degli interventi violenti, rischiano di acuire le difese e il ritiro del ragazzo”. Bisogna trovare un canale di apertura che “faccia comprendere che c’è il rispetto della difesa, ma che allo stesso tempo non si può star fermi a non fare niente” conclude il professor Lancini.

Rispettiamo dunque il fattore protettivo, Internet, che è un anti-breakdown, ma l’obiettivo rimane comunque un intervento volto ad aiutare questi ragazzi a sentirsi autorizzati a partecipare a quel mondo che si sentono di poter guardare solo affacciati ad una finestra virtuale.

Fonte: Valore Responsabile

Источник: https://minotauro.it/hikikomori-il-fenomeno-dei-giovani-ritirati-cresce-in-italia-ma-la-colpa-non-e-di-internet/

Hikikomori ricerca scuole Emilia Romagna casi segnalati

Il preoccupante fenomeno degli Hikikomori in Italia

Un protocollo d’intesa che coinvolga Regione, Ufficio scolastico regionale e Ordine degli psicologi per cercare di mettere un freno al preoccupante fenomeno che colpisce soprattutto gli adolescenti che si isolano nella loro stanza rinunciando a relazionarsi con il mondo esterno.

È quanto chiedono in una interrogazione indirizzata alla giunta Raffaella Sensoli e Andrea Bertani, consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle, dopo la diffusione dei dati della ricerca “Adolescenti eremiti sociali” realizzata dall’Ufficio scolastico regionale che ha rilevato 346 casi segnalati nelle scuole della nostra regione e che ha indagato il fenomeno degli “Hikikomori” ovvero il termine giapponese che significa “stare in disparte”.

“A Rimini i casi segnalati sono 32 e riguardano 16 maschi e 16 femmine che frequentano in grande maggioranza prime classe delle scuole superiori, a testimonianza del fatto che questo fenomeno colpisce soprattutto i ragazzi impegnati nel delicato passaggio dall’infanzia all’adolescenza – spiegano Sensoli e Bertani – Stesso trend a Ravenna dove le segnalazioni sono state 24 mentre a Forlì ce ne sono state 27 con un equilibrio tra scuola media e superiori. Le ragioni che spingono i ragazzi verso il ritiro sociale sono diverse, ma ruotano sempre intorno al timore di fallire, di essere giudicati e derisi, o dal rifiuto di pressioni sociali ritenute eccessive e contrarie ai propri desideri o aspirazioni”.

Nella loro interrogazione i due consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle chiedono alla Giunta se non ritenga opportuno promuovere sull’intero territorio regionale la cultura e la definizione di strategie d’intervento su questo fenomeno allo scopo di promuovere sia una sua maggiore conoscenza sia una presa in carico più completa e proficua da parte di tutti i soggetti coinvolti, attivando e consolidando, laddove possibile, tutte le opportune forme di collaborazione e integrazione tra le diverse istituzioni e servizi. “Anche per questo crediamo sia necessario realizzare e un protocollo d’intesa tra la Regione, l’Ufficio Scolastico regionale, l’Ordine degli psicologi e le Associazioni che sul territorio nazionale e regionale si occupano di questi casi per la definizione di strategie d’intervento sull’emergente fenomeno del ritiro sociale volontario” concludono Sensoli e Bertani.

La situazione in Emilia Romagna e nella Provincia di Forlì-Cesena

L'Emilia-Romagna è una tra le prime regioni ad aver condotto uno studio su questo fenomeno, con la ricerca statistica ufficiale “Adolescenti eremiti sociali” realizzata dall'Ufficio scolastico regionale, che ha rilevato 346 casi (164 maschi e 182 femmine) segnalati dalle scuole. L'indagine ha coinvolto 687 istituti primari e secondari, di primo e di secondo grado. I casi di ritiro segnalati sono risultati 346, tutti riferiti a ragazzi e ragazze che, dopo aver abbandonato la scuola, si sono isolati nella propria abitazione “per motivi psicologici”. Quasi il 60% di loro si trova in una fascia di età che va dai 13 ai 16 anni e il dato forse più interessante, poichè in controtendenza rispetto a quanto emerso dai sondaggi effettuati finora in Giappone sul fenomeno, è che si tratta per la maggior parte di giovani di sesso femminile.

Nella Provincia di Forlì-Cesena le scuole che hanno risposto alla rilevazione sono state 65, e in totale i casi di presunti hikikomori segnalati sono stati 27: dodici frequentano la scuola secondaria di primo grado (tre maschi e tre femmine) e 14 quella di secondo grado (sette maschi e undici femmine). In Regione, la  fascia di età a maggior rischio è quella di passaggio tra la scuola secondaria di primo e di secondo grado; tra i 13 e i 16 anni si collocano 203 segnalazioni su 346, poco meno del 59% di tutte le segnalazioni. Tra i problemi indicati nelle giustificazioni delle assenze da scuola, il maggior numero di diagnosi fa riferimento a stati depressivi (36 casi), a disturbi d’ansia con o senza attacchi di panico (39) e a fobie scolari e sociali (65), che sono il nucleo della rilevazione.

Il fenomeno: in cosa consiste?

A soffrire di questo disagio sociale sono in particolare adolescenti e giovani adulti che arrivano ad abbondare progressivamente la scuola, gli amici e tutti i loro contatti sociali diretti, privilegiando invece quelli virtuali instaurati attraverso la rete.

Nei casi più gravi di questo fenomeno viene addirittura rifutato qualsiasi contatto con i propri genitori. Un disagio che colpisce sempre più adolescenti in tutto il mondo e anche in Italia, dove tuttavia il fenomeno ancora non è molto conosciuto.

Questo fenomeno, che non deriva da un disturbo mentale preesistente e non è assimilabile ad altre situazioni apparentemente simili, potrebbe avere cause diverse – caratteriali, sociali e familiari – o essere il risultato di una serie di concause.

Il denominatore comune è dato sia dall’isolamento – dovuto soprattutto alla paura del confronto con l’altro – che può durare mesi o anni, sia dal fatto che è una manifestazione che non si risolve spontaneamente.

Le “ragioni” che i ragazzi adducono per il ritiro sociale sono diverse, ma ruotano sempre intorno al timore di fallire, di essere giudicati e derisi, o dal rifiuto di pressioni sociali ritenute eccessive e contrarie ai propri desideri o aspirazioni.

Come riconoscere e aiutare un hikikomori

Gli hikikomori si rifiutano di uscire, di vedere altre persone e di avere rapporti sociali, vivono interamente nella loro stanza.

La camera diventa il rifugio dove leggere, disegnare, dormire, mangiare, giocare con i videogiochi, chattare e navigare su internet e dove salvaguardarsi dal sentimento della vergogna che nasce dal timore di non essere all’altezza delle aspettative.

Un hikikomori, passando molto tempo nello stesso spazio, l’ambiente-stanza, ripetendo la stessa routine quotidiana e le stesse attività si costruisce un mondo che gli può apparire come l'unico possibile per sè.

La sindrome di hikikomori non è riconosciuta come malattia, ma è un disagio che se non curato può portare a una situazione patologica. Spesso viene scambiata erroneamente con altre psicopatologie come la dipendenza da internet, la depressione e fobia sociale.

Queste, dopo un lungo periodo di isolamento, possono manifestarsi, ma questi stati sono l’effetto, non la causa.

L’inizio e la fine delle scuole superiori sono tra i momenti di maggiore rischio per l'insorgere del problema, perché i ragazzi si trovano a confrontarsi con contesti nuovi e, contemporaneamente, l’impegno per le scelte che indirizzeranno il loro futuro sociale e lavorativo richiede un’importante messa alla prova psicologica. Il primo allarme può essere rappresentato dalle frequenti assenze da scuola, dall'autoreclusione nella propria stanza, dall'inversione del ritmo sonno-veglia,e dalla preferenza per le attività solitarie.

“Avere un figlio hikikomori è una sfida difficile per i genitori – spiega Anna Ancona, presidente dell'Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna – Richiede un impegno quotidiano, soprattutto psicologico, che spesso necessita di un supporto mirato.

Sono di fatto i genitori a chiedere l’intervento che avverrà nelle forme e nei modi che ciascuno psicologo riterrà opportuno, compresa la possibilità di recarsi a domicilio.

Il ragazzo non vede il motivo per chiedere aiuto allo psicologo: a suo dire sta bene, avendo eliminato all'origine le fonti del proprio disagio. La presa in carico psicologica di una persona che decide di autoescludersi, di rinchiudersi nella propria stanza, è un lavoro complesso e delicato.

Condurre il ragazzo fuori casa non deve essere l’obiettivo principale della relazione 'terapeutica': inizialmente è fondamentale poter stare insieme a lui, entrare nel suo mondo per favorire, rispettandone i tempi e attivandone le risorse, un cambiamento sia al livello del pensiero che dell’azione. L’accompagnamento verso il mondo esterno può avvenire solo successivamente, quando il giovane sarà in grado di affrontare progressive esperienze relazionali che ne favoriscano lentamente il reintegro nella società”.

L'associazione d'aiuto

L'associazione Hikikomori Italia Genitori Onlus, insieme all'Associazione Hikikomori Italia, è stata fondata nel giugno 2017, a fronte dell'esigenza emergente da centinaia di famiglie all'interno di un gruppo .

Essa è nata dall’impellente bisogno dei genitori di ricercare soluzioni per la situazione dei loro figli, in quanto a oggi l’hikikomori è ancora un disagio troppo poco conosciuto da parte delle istituzioni e dei professionisti.

Tra gli obiettivi dell'associazione ci sono lo sviluppo nei genitori di consapevolezza e competenze per gestire ill ritiro sociale volontario dei propri figli e il riavvicinamento dei soggetti a esperienze di vita sociale.

E’ pericoloso sottovalutare i segnali e non intervenire subito: più facile fermare la deriva prima di esserne inghiottiti,piuttosto che uscire dall’isolamento dopo. Davanti alla porta chiusa dietro cui una vita si annulla e cerca di scomparire, nessuno è autorizzato a voltare lo sguardo dall'altra parte.

Источник: https://www.forlitoday.it/cronaca/hikikomori-ricerca-scuole-ragazzi-isolamento-dati-forli.html

Gravidanza
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