Il pavor nocturnus nei bambini

Il pavor nocturnus: un disturbo innocuo, che può farti davvero molta paura

Il pavor nocturnus nei bambini

Si chiama pavor nocturnus, che in latino significa “terrore notturno”, e fa davvero paura.

Immagina di essere nel cuore della notte e di sentire all'improvviso un gran trambusto nella camera di tuo figlio di 2 anni. Il bambino magari è seduto sul letto, ha gli occhi spalancati e grida come se avesse visto un fantasma.

E invece non è successo proprio nulla in quella stanza. La paura dunque è la sua, ma è anche la tua: il primo pensiero sarà che stia davvero male, il secondo che si tratti di un sintomo di qualche disturbo psichiatrico.

E allora ti do subito una buona notizia, non c'è nessun tipo di problema in corso e una manifestazione così impressionante è, in realtà, assolutamente benigna e innocua.

Quando però vedrai tuo figlio in queste condizioni, il tuo istinto ti suggerirà di fare di tutto per svegliarlo e mettere fine il prima possibile a quella situazione. Ecco, non farlo.

Sono proprio il brusco risveglio e il ritrovarsi circondato da persone che lo guardano spaventate a provocare un trauma nel bimbo, che, in caso contrario, il mattino successivo non ricorderà proprio nulla di quanto è accaduto durante la notte.

Capire meglio in cosa consista il pavor nocturnus ti aiuterà ad affrontarlo con più calma e serenità se dovesse effettivamente verificarsi davanti a te.

Cos'è il pavor nocturnus

Il pavor nocturnus è una forma di parasonnia, ovvero una manifestazione indesiderata che accompagna il sonno e che può sembrare finalizzata al raggiungimento di un obiettivo.

Anche il sonnambulismo appartiene a questo gruppo di disturbo e così le allucinazioni ipnagogiche, cioè sensazioni particolarmente vivide che compaiono all'inizio del riposo o al momento del risveglio.

La differenza è che il pavor interessa soprattutto i bambini in età prescolare e prosegue, al massimo, fino ai 12 anni. Poi scompare da solo.

Non è però una strana forma di incubi ed è proprio per questa ragione che tuo figlio il giorno dopo non si ricorderà di nulla.

Si verifica infatti durante la fase non-REM (ovvero quella dove il sonno è più profondo), quindi non sogni e non hai la consapevolezza di quello che accade.

Ad esempio, quando al mattino non senti suonare la sveglia, è probabile che tu non sia ancora tornato nella fase REM che precede il risveglio. su Ohga ti abbiamo già parlato delle diverse fasi del sonno, nel caso in cui non le conoscessi o ricordassi.

E più o meno così succede anche al bambino che inizia a urlare, si irrigidisce e magari diventa paonazzo in volto.

Questa sorta di crisi dura di norma una decina di minuti, ma può arrivare anche a un'intera mezz'ora. E alla fine, torna a dormire come se niente fosse.

O meglio, non si è mai realmente svegliato o, al massimo, ha subito un microrisveglio all'interno di un sonno molto profondo.

Le cause del pavor nocturnus

Le cause del pavor nocturnus non sono patologiche. Non c'è dunque nessun problema di salute in corso e non è nemmeno il preludio di un disturbo psichiatrico o neurologico, come ad esempio l'autismo.

L'origine poi non proviene nemmeno da un incubo o da un attacco di panico.

Insomma, non è ancora chiaro perché a un certo punto si verifichino questi episodi, ma è probabile che la ragione si nasconda in una sovrastimolazione del sistema limbico, quell'area del cervello che gestisce le emozioni e le risposte istintive.

Di questo meccanismo fa parte anche l'amigdala (la parte del cervello che gestisce le emozioni), che a un certo punto si attiva anche se non dovrebbe e il corpo crede di dover reagire a emozioni che, in realtà, in quel momento non avverte davvero. È probabile, però, che venga favorito da un eccesso di stimoli arrivati durante la giornata appena trascorsa, che abbia provocato una forma di stress nel bambino che, anche una volta andato a dormire, rimane sovreccitato.

Altri elementi che possono far scattare il pavor sono piccole fonti di disturbo del sonno: un colpo di tosse, il fratello o la sorella che si svegliano e piangono, la vescica piena e disturbi visivi o sonori. Ad esempio, addormentarsi davanti al televisore o al computer acceso può infastidire il cervello che reagisce in questo modo.

Capita poi che le circostanze derivino invece da una malattia. Se tuo figlio soffre d'asma, difficilmente riuscirà a dormire bene ogni notte, e lo stesso discorso vale anche quando arrivano febbre e influenza, oppure una piccola infezione come l'otite.

E questa è la ragione per cui dovresti parlarne con il pediatra, potresti scoprire in questo modo che il bambino ha un problema di salute in corso.

I sintomi del pavor nocturnus

Il problema principale del pavor nocturnus sono proprio i sintomi, non tanto per chi ne soffre, ma per chi si trova ad assistere. Il bambino infatti non sarà cosciente per l'intera durata dell'episodio.

Sembrerà però letteralmente terrorizzato: muscoli irrigiditi, occhi serrati oppure sbarrati, ma senza vedere nulla di quello che accade attorno a lui.

A differenza di un incubo, suderà in modo eccessivo e potrebbe anche mettere in atto dei movimenti scoordinati e senza alcun senso, oltre al fatto che c'è la forte probabilità che urli per diverse volte.

I sintomi del pavor nocturnus sono esattamente uguali a quelli di un grande spavento

Oltre alle manifestazioni classiche e più evidenti, che rendono così impressionante questo fenomeno, ci sono una serie di piccoli sintomi che possono comparire e che sono esattamente gli stessi di un grande spavento: tachicardia, respiro accelerato e pallore oppure rossore in volto. Il sistema limbico porta infatti all'attivazione del sistema nervoso che avverte il corpo che potrebbe esserci una minaccia in corso, anche se in realtà non accade proprio nulla.

Gli episodi di pavor nocturnus avvengono soprattutto in un età compresa tra i 2 e i 6 anni, ma possono proseguire anche fino ai 12. In ogni caso, la loro frequenza è del tutto irregolare e non prevedibile.

Quello che è certo è che se è successo una volta, tieniti pronto, perché tuo figlio potrebbe farlo di nuovo.

E tutte le volte che cadrà in questa sorta di crisi, vivrà anche un'amnesia totale che lo porterà a dimenticare tutto una volta che arriva il mattino.

Pavor nocturnus di giorno

Si chiama “terrore notturno” perché di solito è durante la notte che si precipita in un sonno profondo. Questo però non significa che il pavor nocturnus non possa verificarsi di giorno, durante il riposino pomeridiano.

I sintomi saranno esattamente uguali e, al pari di quando succede dopo il tramonto, non dovrai preoccuparti nemmeno in questo caso. Se però vuoi avere l'assoluta certezza che non vi siano altri problemi in corso, chiedi un consiglio al tuo pediatra.

La diagnosi di pavor nocturnus

Di solito, al pediatra basterà una descrizione dei sintomi per arrivare a una diagnosi di pavor nocturnus. Se però ha il dubbio che possa in realtà trattarsi di crisi epilettiche o vuole capire se non vi siano problemi respiratori dei quali non era a conoscenza, potrebbe prescrivere un particolare tipo di esame strumentale chiamato polisonnografia.

La polisonnografia è una sorta di radiografia del sonno. Durante la notte infatti alcuni sensori particolari rilevano e prendono nota di alcuni parametri, come la tua attività celebrale, la regolarità del respiro e i livello di ossigeno nel tuo corpo. Insomma monitora che tutto funzioni come dovrebbe anche quando non sei vigile.

Le cure per il pavor nocturnus

Non esistono cure specifiche per il pavor nocturnus, perché a un certo punto se ne va per conto suo.

Inoltre, non lascia alcuna traccia e non provoca nessuno scompenso nel corpo, perciò non c'è ragione per intervenire in modo farmacologico.

Per alcuni disturbi del sonno di questo tipo si può far ricorso alla melatonina, ma il terrore notturno arriva proprio quando il riposo è più profondo, perciò questa sostanza potrebbe non rappresentare un vero aiuto.

Se invece non passa da solo e accompagna tuo figlio anche una volta entrato nell'adolescenza e, peggio ancora, nell'età adulta, allora potrebbe essere il caso di iniziare una terapia apposita. Parlane con il tuo medico e cercate di capire insieme se sia una buona idea ricorrere ad ansiolitici o antidepressivi, per regolarizzare il tono dell'umore e rendere il sonno più regolare.

Cosa fare in caso di pavor nocturnus

Quando tuo figlio ha un attacco di pavor nocturnus, tu non devi fare assolutamente nulla.

E soprattutto non dovrai cercare di svegliarlo, perché potrebbe rivelarsi traumatico per lui, che non ha nessuna idea di quello che sta accadendo.

Non bloccare quindi i suoi movimenti inconsulti, ma rimuovi eventuali ostacoli in modo che non si faccia male. Non urlare e non chiamarlo a voce alta.

L'unica cosa che puoi davvero fare è parlargli con voce bassa e tono calmo. Non ha importanza quello che gli dici, perché non ti ascolta per nulla.

Potrebbe però avvertire una presenza rassicurante accanto a lui e rimettersi a dormire più velocemente. Al mattino, come ti dicevo, non ricorderà quello che è successo e tu non dovrai spiegarglielo.

Sapere di mettere in atto questi strani episodi potrebbe favorire una forma d'ansia inconscia che aumenterebbe le probabilità di cadere in queste crisi.

L'importante comunque è ricordarsi che si tratta di un fenomeno che può davvero spaventare molto, soprattutto le prime volte, ma non è nulla di più di quello che vedi: un bambino piccolo che urla senza sapere di farlo.

Il parere dell'esperto

Abbiamo chiesto al dottor Massimo Luca Castellazzi, medico chirurgo specialista in Pediatria, cosa dovresti fare in caso tuo figlio avesse un episodio di pavor nocturnus:

“Il pavor nocturnus è un disturbo che rientra nell'ambito delle parasonnie e generalmente compare tra i 2 e i 12 anni di vita e scompare durante l'adolescenza.

Durante un episodio di pavor notturno, nella prima metà della notte, il bambino, improvvisamente, lancia un grido, può avere gli occhi sbarrati e in genere si presenta sudato, pallido, con le pupille dilatate, il respiro può farsi corto e frequente.

Anche se il bambino ha spesso gli occhi aperti-sbarrati, non ha tuttavia la percezione di ciò che lo circonda. Spesso il bambino può compiere violenti movimenti col corpo.

Dopo diversi minuti, sempre improvvisamente, il bambino si rilassa e si riaddormenta e quando si sveglia al mattino in genere non ricorda nulla.

Durante un episodio di pavor notturno non bisogna fare nulla. Innanzitutto è necessario mantenere la calma, perché questi episodi terrorizzano particolarmente i genitori.

Non bisogna in particolare cercare di svegliare il bambino, mentre è importante osservarlo e cercare di evitare che con i suoi movimenti possa farsi del male.

 È importante informare le persone che possono curare il bambino di notte quando i genitori non ci sono (ad esempio i nonni o le babysitters) di questo problema e come comportarsi in caso si presentasse un episodio.

Può essere utile eventualmente filmare l'episodio in modo da poterlo portare in visione al proprio pediatra curante se si hanno dei dubbi.

Può essere utile tenere un diario del sonno del bambino, in cui riportare semplici informazioni come il luogo in cui dorme, di cosa ha bisogno per addormentarsi, quanto tempo occorre per farlo addormentare, quante ore dorme di notte e quante volte tende a svegliarsi di notte e la frequenza, i sintomi e l'intensità con cui si manifestano gli episodi di pavor notturno.

Solo in casi particolari, e comunque dopo una valutazione del neurologo, può essere utile eseguire un tracciato elettroencefalografico per escludere che non ci sia nulla di sottostante”.

Fonti| Uppa; Fondazione Veronesi

Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.

Источник: https://www.ohga.it/il-pavor-nocturnus-un-disturbo-innocuo-che-puo-farti-davvero-molta-paura/

Pavor notturno nei bambini: cause, sintomi e cura

Il pavor nocturnus nei bambini

Il pavor notturno, altrimenti noto come terrore notturno o terrore nel sonno, è un disturbo del sonno comune dell’età prescolare, in cui un bambino si sveglia rapidamente da una fase di sonno profondo (fase non REM) in uno stato terrorizzato; si verifica in genere nella prima parte della notte.

Il pavor notturno è la forma più comune dei disturbi del sonno noti come parasonnìe; non ha significato patologico, ovvero non è la conseguenza di una malattia e non la è di per sé. Anche per questa ragione ha un andamento imprevedibile, può manifestarsi una sola volta nella vita o più volte, senza alcun tipo di cadenza o regolarità.

Per la maggior parte di questi episodi il bambino non avrà alcun ricordo dell’accaduto.

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Il pavor notturno in 10 punti

Il pavor notturno:

  1. interessa i bambini piccoli, fra i 2 e i 12 anni d’età, specie i maschi
  2. ha una durata compresa tra pochi minuti a mezzora
  3. ha una frequenza irregolare
  4. avviene nel sonno profondo non-REM (fasi 3 e 4), ossia nel primo terzo della notte
  5. la crisi risulta particolarmente impressionante: il bambino sembra in preda al terrore, non risponde ai genitori e non è consapevole di quanto sta accadendo
  6. non è una malattia
  7. si manifesta per una attivazione del sistema limbico non causata da vissuti emotivi, traumi o problemi relazionali
  8. non è richiesta nessuna cura medica
  9. le crisi generalmente cessano spontaneamente in adolescenza
  10. avere il pavor notturno non aumenta le possibilità di epilessia nel bambino né lascia altre conseguenze cliniche.

Classificazione delle parasonnìe

Le parasonnìe sono disordini del sonno che possono manifestarsi in modo parossistico (con andamento occasionale ed eventi acuti) nell’addormentamento, durante le fasi di sonno REM o quelle di sonno non REM.

Sono condizioni benigne, dovute ad un’anomala attivazione durante il sonno di sistemi fisiologici normalmente attivi quando siamo svegli e vigili. Ciò significa che chi ne soffre ha un comportamento fisico o verbale insolito: parla nel sonno, si può alzare dal letto e camminare, compiere movimenti scomposti e bruschi, …

Esistono diverse classificazioni delle parasonnìe, ma per semplicità è utile limitarci a distinguerle in base alla fase del sonno in cui si manifestano:

  • sonnolenza
    • spasmus nutans
    • jactatio capitis
  • sonno non REM
    • sonniloquio
    • sonnambulismo
    • pavor nocturnus
    • bruxismo
  • sonno REM
    • incubi notturni
    • paralisi nel sonno
    • disturbo comportamentale della fase REM

Le parasonnìe che compaiono durante la fase di sonno non REM si manifestano generalmente nelle prime ore della notte e riguardano in particolar modo i bambini; generalmente si tratta di disturbi benigni, più frequenti nel sesso maschile, di cui spesso esiste una familiarità (cioè altri membri della stessa famiglia hanno sofferto di un disturbo del sonno da piccoli) e di regola il bambino non ricorda l’accaduto.

Di contro le parasonnìe della fase di sonno REM si verificano nella seconda parte della notte e sono più comuni tra gli adulti; anche queste hanno carattere di benignità, con l’eccezione del solo disturbo comportamentale della fase REM che si è dimostrato in taluni casi precedere di circa 5-10 anni lo sviluppo di alcune malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson o la demenza a corpi di Lewy.

Le fasi del sonno

Il sonno si compone essenzialmente di tre diverse fasi:

  • veglia
  • sonno non-REM
  • sonno REM

a sua volta suddivisi in 4 fasi di sonno non-REM (fasi 1, 2, 3, 4) ed una fase 5 di sonno REM.

A questa fasi corrispondono specifiche attività elettriche del nostro cervello, che sono state rilevate e misurate negli studi sul sonno grazie all’ausilio dell’elettroencefalogramma (EEG), insieme a diversi parametri come

  • il movimento degli occhi,
  • la regolazione della frequenza del respiro e dei battiti del cuore,
  • la tonicità/rilassamento dei muscoli,

Nella realtà non esiste una suddivisione così netta, e capita che queste fasi o stadi possano sovrapporsi, per esempio attraverso una combinazione di veglia e sonno insieme: si ritiene che sia proprio in queste situazioni che potrebbero svilupparsi le parasonnìe.

Cause

Ad oggi si sa ancora poco circa le cause e la patogenesi delle parasonnìe; il pavor notturno si osserva in bambini dai 3 ai 7 anni d’età, con una spiccata preferenza per il sesso maschile (in rapporto di 3 a 1).

Negli adulti le manifestazioni di pavor notturno sono rare e possono essere espressioni di disturbi neurologici non noti al paziente, che richiedono indagini diagnostiche opportune.

La crisi del pavor notturno sembrerebbe essere, come le altre parasonnìe, la conseguenza dell’attivazione del sistema nervoso che va a stimolare muscoli e vie del sistema nervoso vegetativo. La crisi è causata dall’attivazione del sistema limbico, probabilmente dell’amigdala, ossia quella zona del cervello situata nel lobo temporale che regola le nostre emozioni, in particolare la paura.

Il sistema limbico non si attiva a causa di un disturbo neurologico, né per un problema di natura affettiva o relazionale, quindi per dare una spiegazione razionale e scientifica dell’accaduto non è necessaria alcuna valutazione psicologica o medica del piccolo paziente.

È probabile che un certo grado di stress o fatica possa influenzare lo sviluppo di una crisi di pavor notturno, come si verifica in particolari condizioni predisponenti come ad esempio:

Sintomi

La crisi di pavor notturno si manifesta nella prima metà della notte, durante il sonno profondo. I genitori vengono svegliati all’improvviso dalle grida del proprio figlio e, una volta recatisi nella sua cameretta, lo vedranno:

  • seduto in mezzo al letto
  • agitarsi, spesso compiendo violenti movimenti con le mani, come se tentasse di respingere qualcosa,
  • che grida, piange, a volte singhiozza.

Può inoltre apparire

  • sudato
  • pallido o paonazzo in volto
  • con il respiro corto e frequente (tachipnea)
  • con il polso accelerato (tachicardia)
  • con le pupille dilatate (midriasi)
  • con i muscoli tesi e irrigiditi.

La scena può risultare impressionante agli occhi dei genitori, che non di rado vengono sopraffatti dall’ansia nel vedere il loro piccolino come in preda ad uno stato di terrore inconsolabile: se lo chiamano non risponde, non li vede, non li riconosce, anche se ha gli occhi aperti e sbarrati, fissi nel vuoto; in alcuni casi può verificarsi anche enuresi (il bambino fa la pipì a letto).

Il motivo per cui il bambino non risponde agi stimoli è che, in realtà, anche durante la crisi non è sveglio, pur vivendo piuttosto un sonno disturbato.

Al termine della crisi, il piccolo torna a dormire profondamente e tranquillamente, ed il mattino al risveglio non ricorderà nulla dell’accaduto; qualora i genitori tentassero di svegliarlo durante la crisi, magari nel tentativo di tranquillizzarlo, è possibile che si scateni un effetto controproducente: il bambino svegliato forzatamente, vedendo l’angoscia sui volti dei genitori (per lui inspiegabile, poiché ignaro dell’accaduto), ne conserverà il ricordo con terrore.

Si raccomanda quindi di non abbracciare, toccare o parlare con toni di allarmismo al bambino in questi momenti, per non aumentare il suo stato di terrore.

I genitori devono tenere a mente che si tratta di una condizione benigna e che dopo la crisi vedranno il loro bambino ridistendersi, rilassarsi e dormire serenamente, ed al mattino successivo non ricordare nulla.

Quanto dura?

La crisi non deve destare particolare preoccupazione nei genitori: solitamente si esaurisce in una manciata di minuti sebbene, talvolta, possa durare più a lungo, per circa 10 minuti o al massimo mezzora.

Complicanze

Il pavor notturno è una condizione benigna e transitoria, innocua, che non deve destare alcuna preoccupazione nei genitori: né subito dopo l’accaduto, né negli anni successivi il pavor notturno lascia conseguenze nel piccolo paziente.

Chi da piccolino abbia sofferto di pavor notturno generalmente non presenta più questo tipo di disturbo una volta cresciuto, già a partire dai 10 anni: il pavor notturno infatti tende a scomparire spontaneamente con l’età.

Diagnosi

Le parasonnìe non richiedono particolari indagini diagnostiche, se non nei casi in cui via siano dubbi sulla possibilità di crisi convulsive notturne o altre patologie (vedi diagnosi differenziale).

Il medico di famiglia o il pediatra valuta con attenzione il racconto della crisi riferita dai genitori e può richiedere, nei casi incerti, un esame elettroencefalografico (EEG) per tutta la notte o una registrazione polisonnografica, per escludere manifestazioni di natura epilettica o altro.

Diagnosi differenziale

Il pavor notturno non va confuso con altre parasonnìe o disturbi di altra natura, come ad esempio

Gli incubi, così come i sogni, non sono presenti durante la fase non-REM del sonno, ossia durante quella fase del riposo notturno che corrisponde al sonno profondo ed in cui, come abbiamo già detto, si può scatenare il pavor notturno.

Cosa fare?

Non esistono né sono consigliabili terapie mediche con farmaci per il trattamento del pavor notturno. Il medico si preoccuperà di rassicurare e dare alcuni suggerimenti utili ai genitori per la gestione di eventuali nuove crisi.

Così come per i sonnambuli, i bambini che soffrono di pavor notturno non vanno svegliati durante una crisi.

Se lo si sveglia nel tentativo di rassicurarlo, il piccolo potrebbe provare ancora più paura alla vista dei genitori angosciati per lui.

Conclusa la crisi, infatti, il bambino torna a dormire serenamente come se nulla fosse ed al risveglio al mattino, non avrà nessun ricordo dell’accaduto.

Ciò che i genitori possono fare è invece vegliare sul figlio per prevenire che si faccia male o cada a seguito di movimenti bruschi ed inconsapevoli durante la crisi, mantenendo un tono di voce basso, pacato e rassicurante.

È utile inoltre:

  • rendere sicura la casa, ad esempio bloccando porte e/o scale, togliere oggetti con cui il bambino possa venire a contatto e ferirsi o inciampare
  • dare ai propri figli una corretta igiene del sonno, ad esempio
    • mandandoli a letto sempre alla stessa ora,
    • evitare l’assunzione di bibite eccitanti alla sera (ad esempio bibite gassate a base di cola),
    • ridurre l’uso della tv o altri strumenti tecnologici prima del riposo notturno (tablet, cellulari, computer, ..)
    • non raccontare dell’accaduto il giorno dopo, per non suscitare un possibile stato d’ansia nel piccolo paziente

I rari casi di pavor notturno che persistono anche in età adolescenziale o adulta possono richiedere una terapia con ansiolitici o antidepressivi al fine di ridurre la frequenza delle crisi e cercare di normalizzare il sonno.

A cura della Dr.ssa Tiziana Bruno, medico chirurgo

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Источник: https://www.valorinormali.com/malattie/pavor-notturno/

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