Il nostro bambino ci ama: ecco come ce lo dimostra

Lo sviluppo del bebè: dal 1° al 3° mese

Il nostro bambino ci ama: ecco come ce lo dimostra

  • da 3 a 4 mesi: riconoscimento dello schema intonativo della propria lingua madre
  • da 5 a 6 mesi: riconoscimento del significato emotivo delle parole
  • da 8 a 9 mesi: riconoscimento delle parole all’interno di un discorso
  • da 10 a 12 mesi: comprensione del significato delle parole
  • da 16 a 30 mesi: comprensione delle regole grammaticali
  • da 30 a 36 mesi: sovra-generalizzazione delle regole grammaticali
  • 1 mese: vocalizzi (versi del tubare)
  • da 3 a 5 mesi: ciangottii e borbottii
  • da 7 a 8 mesi: lallazioni (ripetizione di sillabe)
  • da 8 a 10 mesi: ecolalia (jargoning)
  • da 11 a 12 mesi: prime parole
  • 18 mesi: esplosione del vocabolario
  • da 20 a 30 mesi: frasi di due parole
  • da 30 a 36 mesi: frasi di tre o più parole

I genitori possono coadiuvare solo in parte lo sviluppo del linguaggio nel loro bambino. Tuttavia nei primi mesi di vita al bebè fa molto piacere sentire che i genitori gli rispondono e imitano i suoni che produce, o gliene insegnano di nuovi. In questo periodo non è indispensabile usare la «lingua dei bebè»: potete parlare normalmente con il vostro bimbo. In linea di massima, gli piace sentire la vostra voce e il suono di discorsi semplici. Fra i 3 e i 6 mesi il bebè inizia a interagire con i giochi che producono suoni o rumori. Inoltre, gli piace sentire i vostri commenti su quello che succede, come ad esempio: «Ma come è morbida la pecorella».

Percezione, linguaggio e pensiero

Il bambino manifesta molto presto i propri bisogni. A 3 mesi, il vostro bebè piange in modo diverso a seconda del motivo (fame, rabbia, noia) e ha bisogno che voi riconosciate quali sono le sue esigenze. Però non piange solamente: chioccia e ride spesso. A 6 mesi borbotta in tonalità diverse e riesce a riconoscere gli stati d’animo delle altre persone.

Sviluppo motorio

In generale, lo sviluppo è individuale e non può, né deve, essere forzato in alcun modo. Ciò vale anche per lo sviluppo motorio. Pertanto, è più che sufficiente creare delle condizioni favorevoli.

Un bambino che ha sufficienti possibilità di movimento e che non viene lasciato sempre in una sdraietta allena la propria motricità in modo autonomo; è lui stesso a stabilire con quale ritmo avanzare.

A grandi linee, le tappe sono le seguenti:

  • fino al 4° mese: controllo del capo
  • fino al 9° mese: capacità di stare seduto da solo
  • fino al 15° mese: capacità di camminare da solo

Sviluppo motorio e linguistico

È scientificamente provato che i bambini che si muovono molto imparano più facilmente a parlare. Ogni forma di movimento favorisce l’apprendimento linguistico perché è proprio attraverso il movimento che il bambino fa esperienze significative automaticamente espresse in parole che si fissano particolarmente bene nella memoria.

Gattonare

A 3 o 4 mesi i bambini assumono una posizione simile a quella delle foche: la testolina incuriosita rivolta all’insù, il busto a pancia in giù appoggiato sugli avambracci e sulle mani, i gomiti tesi.

Da questa posizione si può esplorare bene il mondo dalla copertina per gattonare.

Non si tratta soltanto di una fase di sviluppo motorio importante, ma è anche una dimostrazione del buon controllo dell’attenzione visiva: ora non reagisce più soltanto agli stimoli esterni, ne va alla ricerca.

Stare seduti

Normalmente, prima del 4° mese il vostro bebè non riesce a stare seduto perché i suoi muscoli non sono ancora in grado di sostenere il peso del corpo. Sostenete quindi sempre la sua testolina quando lo tenete in braccio. Nella maggior parte dei casi, dal sesto mese i bambini si alzano in piedi automaticamente e si siedono da soli per la prima volta.

Succhiare e afferrare

Portare da soli un oggetto alla bocca è una grande prova di coordinazione in quanto richiede la padronanza di diverse abilità.

Per prepararsi a questa prova, infatti, si comincia molto presto: già al 4° mese di gravidanza molti feti succhiano le loro dita, dimostrando così già una buona padronanza della coordinazione fra mani e bocca. Quando i neonati portano una mano al viso, la guardano e muovono le dita, mettono in moto la coordinazione oculo-manuale.

Verso il 3° mese di vita, un neonato riesce a unire le manine e padroneggiare così la coordinazione fra le due mani. Dal 5° mese riescono ad avvicinarsi in modo mirato a un oggetto con le mani e ad afferrarlo.

Dal latte al cucchiaio

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) consiglia di allattare esclusivamente i bambini nei primi 6 mesi. Secondo i più recenti studi in materia di ricerca nutrizionale neonatale, l’ideale è iniziare lentamente a dare piccole porzioni di cibi solidi a partire dal 4° mese.

Offrire una varietà più ampia possibile di cibi può prevenire l’insorgere di allergie. All’inizio, il bebè si limiterà a leccare e succhiare le carote lesse, il pezzo di pane, la mela cotta (prestare sempre molta attenzione perché il rischio di soffocamento in caso di ingestione è sempre in agguato!).

Si può continuare con questo cosiddetto finger food, soprattutto se il piccolo non mangia la pappa. Anche il cibo è, come tutto il resto, molto individuale.

Al 6° mese il vostro bambino dovrebbe essere in grado di mangiare dal cucchiaio: può rifiutarsi consapevolmente di aprire la bocca, lasciare la lingua indietro, mandare giù la pappa o i cibi solidi.

Conoscenza di sé

Si sviluppa dal 18° mese. Il vostro bambino comincia a riconoscersi allo specchio e a prendere consapevolezza di se stesso.

Socievolezza e timidezza

Già a 3 mesi, il neonato comincia a instaurare un contatto visivo e gira la testa intenzionalmente. Gli piace quando qualcuno gli parla, sorride ai volti noti e meno noti e impara sempre di più a distinguere una persona dall’altra. La fase della timidezza inizia più o meno dall’8° mese.

Sonno

Su 24 ore, un neonato ne dorme in media 18, ovvero tre quarti della giornata.

Tuttavia, non si tratta di ore di sonno ininterrotte, né si tratta di sonno notturno, dal momento che ha bisogno di mangiare molto più spesso rispetto a un adulto o anche a un bambino piccolo.

Nei primi tre mesi, quindi, il suo ritmo sonno-veglia prevede delle fasi di sonno un po’ più lunghe la notte, ma comunque più brevi e meno profonde rispetto a quelle di un adulto.

Questo ciclo varia da bebè a bebè, ma in generale il piccolo dormirà per un massimo di 2 ore di fila durante il giorno e da 4 a 6 ore di fila la notte. Alcuni bambini possono già dormire ininterrottamente dopo poche settimane, ma nella maggior parte dei bebè bisogna aspettare a volte fino al primo compleanno per vederli dormire tutta la notte.

Sonno mattutino e pomeridiano

Verso i 3 mesi il vostro bebè dormirà la notte per circa il doppio del tempo rispetto al giorno. I sonnellini mattutini e pomeridiani cominciano ad essere meno frequenti e ad allungarsi verso i 6 mesi.

A quest’età dovrebbe dormire circa 11 ore in media con brevi intervalli; durante il giorno fa dei sonnellini di circa mezz’ora.

Si tratta ovviamente solo di dati indicativi, anche perché la necessità di sonno dei bambini è individuale quanto quella degli adulti.

Rituali fissi

Dal momento che anche il vostro bebè ha un suo bioritmo, non dormirà sempre quando voi lo vorrete. Ma dei rituali fissi possono aiutarvi a consolidare il suo bioritmo in modo che il piccolo mangi e dorma in un determinato ordine.

Источник: https://www.sanitas.com/it/rivista/condividere-momenti/bebe/checklist-1-3-mese-sviluppo-bebe.html

Lucia Mondella

Il nostro bambino ci ama: ecco come ce lo dimostra

Lucia Mondella è la protagonista femminile dei Promessi Sposi e Alessandro Manzoni ce la presenta subito nel cap. II pronta per sposare il suo amato Renzo Tramaglino.

E’ proprio lui che ci porta da lei in “quella casetta un piccolo cortile dinanzi” e la troviamo vestita da sposa: “Lucia usciva in quel momento tutta attillata dalle mani della madre.

Le amiche si rubavano la sposa, e le facevan forza perché si lasciasse vedere; e lei s’andava schermendo, con quella modestia un po’ guerriera delle contadine, facendosi scudo alla faccia col gomito, chinandola sul busto”

Da subito l’autore ci fa capire come il profilo di questa giovane donna innamorata sia modesto, colmo di umiltà e la troviamo con la madre Agnese, una figura che accompagna sempre Lucia nel suo percorso lungo l’intero romanzo.

Lucia è una figura che tra le varie peripezie incontra sul suo cammino diversi personaggi, anche se è un personaggio statico, a differenza di Renzo, che è il personaggio più dinamico e social del romanzo.

Durante il romanzo è associata direttamente ai seguenti personaggi:

Le situazioni che Lucia deve affrontare sono difficili e rappresentano un’escalation di sentimenti che rafforzano agli occhi del lettore la figura femminile cardine dei Promessi Sposi.

Il cammino che Lucia compie nel romanzo, così personale ed intimistico, ce la presenta sempre in luoghi chiusi:

in contrapposizione invece all’amato Renzo che lo troviamo in situazioni all’aperto. Per approfondire vedi personaggi statici e dinamici nei Promessi Sposi.
Un’altra analisi da compiere sul personaggi è quella relativa ai rapporti di forza nel romanzo e al sistema dei personaggi nei Promessi dove lei figura come vittima.

Descrizione fisica di Lucia Mondella

Manzoni ci presenta Lucia Mondella nel secondo capitolo in un quadro quasi sacrale, correlato all’abito da sposa e alla sottolineatura dell’acconciatura con il particolare della spèrada o raggiera lombarda con gli spilli d’argento “quasi a guisa de’ raggi d’un aureola”.

Lucia è una persona umile, ha “quella modestia un po’ guerriera delle contadine” ed il suo turbamento è “quel placido accoramento che si mostra di quando in quando sul volto delle spose“.

Questa presentazione come sposa effettivamente pronta per le nozze riflette quell’immagine che Manzoni ci vuole dare di Lucia come una figura superiore, un personaggio chiamato ad essere il custode ed il ministro di un valore sacro.

Lucia usciva in quel momento tutta attillata dalle mani della madre.

Le amiche si rubavano la sposa, e le facevan forza perché si lasciasse vedere; e lei s’andava schermendo, con quella modestia un po’ guerriera delle contadine, facendosi scudo alla faccia col gomito, chinandola sul busto, e aggrottando i lunghi e neri sopraccigli, mentre però la bocca s’apriva al sorriso.

I neri e giovanili capelli, spartiti sopra la fronte, con una bianca e sottile dirizzatura, si ravvolgevan, dietro il capo, in cerchi moltiplici di trecce, trapassate da lunghi spilli d’argento, che si dividevano all’intorno, quasi a guisa de’ raggi d’un’aureola, come ancora usano le contadine nel Milanese. Intorno al collo aveva un vezzo di granati alternati con bottoni d’oro a filigrana: portava un bel busto di broccato a fiori, con le maniche separate e allacciate da bei nastri: una corta gonnella di filaticcio di seta, a pieghe fitte e minute, due calze vermiglie, due pianelle, di seta anch’esse, a ricami. Oltre a questo, ch’era l’ornamento particolare del giorno delle nozze, Lucia aveva quello quotidiano d’una modesta bellezza, rilevata allora e accresciuta dalle varie affezioni che le si dipingevan sul viso: una gioia temperata da un turbamento leggiero, quel placido accoramento che si mostra di quand’in quando sul volto delle spose, e, senza scompor la bellezza, le dà un carattere particolare. La piccola Bettina si cacciò nel crocchio, s’accostò a Lucia, le fece intendere accortamente che aveva qualcosa da comunicarle, e le disse la sua parolina all’orecchio.
I Promessi Sposi, cap. II

Analisi del personaggio

Lucia è la portavoce del pensiero religioso di Manzoni ed è la portatrice della verità pura, incondizionata. Lei incarna la sfera dell’assoluto, del divino, ma permane sempre una contadina lombarda del Seicento.

Sebbene partecipe e coinvolta delle vicende reali, la sua funzione è di personaggio verticale: si muove nella realtà, ma il pensiero appartiene ad una dimensione più alta ed anche il comportamento lo dimostra e lo vedremo in seguito.

Lucia nella realtà

  • è una contadina come tutte le altre (lo abbiamo visto sopra)
  • ama Renzo di un amore comune e desidera essere sua sposa (vedi nel capitolo 7 quando l’anonimo dice “se Lucia fosse in tutto e per tutto malcontenta d’essere stata spinta ad acconsentire“
  • prova rammarico in cuor suo di non poter più sposare Renzo (vedo capitolo 26 – episodio Lucia con Donna Prassede)
  • usa la sua astuzia e diplomazia a fin di bene (vedi capitolo 3)

Questa dimensione completamente umana diviene per Manzoni superiore creandole attorno un clima di eccezionalità ed elevazione del sentimento e del pensiero ad una sfera religiosa ed intima. Questa intimità, suffragata da un forte sentimento religioso che la fa credere fortemente nella Provvidenza, ci presenta Lucia come una figura importante nel romanzo, che dopo una lunga serie di peripezie, riesce a coronare il proprio sogno d’amore, che incarna la storia umana ed il vero assoluto.

Lucia come personaggio verticale: la sua funzione nel romanzo

Lucia rappresenta l’ideale, il diritto, la ragione illuminata dalla grazia, la verità, la riflessione.
Lo vediamo come:

  • il rapporto con Dio tramite Padre Cristoforo, suo confessore e al quale confida la persecuzione da parte di don Rodrigo di cui è oggetto
  • l’innocenza che misura la corruzione di Gertrude, la monaca di Monza (la “meraviglia sospettosa” cede e muta in “compassione” quando la monaca le racconta la sua vera storia)
  • la compassione per il Nibbio
  • l’incontro con Donna Prassede, nel quale Lucia mette in luce il contrasto tra l’intelligenza e l’opacità interiore della benefattrice
  • protetta da Padre Cristoforo prima e dal Cardinale Borromeo dopo, che rappresentano la virtù cristiana

Immagine di copertina: © Biblioteca Braidense. Bozze delle illustrazioni per l’edizione de “I Promessi sposi” del 1840 / n. 024 – A cura di Guido Mura e Michele Losacco 16-12-2003  Cap. III Lucia Mondella Per approfondire: Struttura e personaggi dei Promessi Sposi di Enzo Noè Girardi, Jaca Books

Articolo aggiornato il 14 Luglio 2020 da eccoLecco

Источник: https://www.eccolecco.it/i-promessi-sposi/promessi-sposi-personaggi/lucia-mondella/

Le Paure dei bambini di 2-9 anni: Ecco Come Gestirle ⋆ Aiamc

Il nostro bambino ci ama: ecco come ce lo dimostra

Due occhi sgranati cercano la mamma, si attaccano a lei e con voce tremolante dicono “Aiuto! Mamma ho paura!”
Ma paura di cosa?
Del buio, di entrare in acqua in piscina, di un insetto, di affrontare il primo giorno di scuola o del mostro sotto il letto…

I genitori possono trovarsi spiazzati di fronte a questi timori, ingiustificati per un adulto, rischiando reazioni sbagliate: a volte accogliendo e coccolando soprammisura il figlio, dimostrandogli, con questo comportamento di protezione, che hanno ragione ad avere paura, altre, esortano il bambino ad essere coraggioso, lasciando trasparire il messaggio che provare paura sia qualcosa di assolutamente sbagliato.

Ma che cos’è davvero la paura?

Una emozione, naturale, sana e utile!

E l’emozione può essere definita come una reazione soggettiva a un evento saliente, caratterizzata da cambiamenti fisiologici, esperienziali e comportamentali.

Ogni emozione assume una valenza differente in base all’influenza di alcuni fattori specifici come la situazione iniziale o contesto, l’interpretazione cognitiva e soggettiva, la risposta comportamentale messa in atto e l’automatica e specifica reazione fisiologica.

La paura è fondamentale per la nostra sopravvivenza: ci mette in allarme davanti a situazioni minacciose o che potrebbero arrecarci danno e ci consente di attivare risposte di attacco o fuga con correlati fisiologici ben definiti.Insomma senza una giusta dose di paura saremmo già estinti.

Partendo da questa precisazione è facile capire come le paure dei bambini siano assolutamente naturali e derivino dalla continua esplorazione della realtà, tuttasconosciuta e quindi possibile fonte di minaccia.

La paura permette al bambino di comprendere la natura pericolosa dell’ignoto e mettersi al riparo attraverso diverse strategie, apprendere abilità di vigilanza e resistenza.

Tipologie di Paure

Possediamo diverse tipologie di paure:

  • quelle innate, presenti fin dalla nascita, perlopiù associate a cambiamenti fisiologici repentini, come un forte rumore o un lampo;
  • quelle più prettamente legate alla crescita come la paura dell’estraneo (8/9 mesi),
  • dellaseparazione dal genitore (12/18 mesi con apice a 2/3 anni);
  • dei mostri, delle streghe, del temporale e del buoi (3/5 anni)
  • paure di minacce alla propria incolumità come quella dei ladri, di essere rapiti, delle malattie (6/12 anni);
  • paure legate all’immagine di sé, al corpo che cambia, al giudizio degli altri (adolescenza).
  • le paure derivate da possibili eventi traumatici passati, come la paura del dottore associata al dolore fisico se, per esempio, ci ha fatto una puntura, dell’acqua, se una volta abbiamo bevuto facendo il bagno o di essere maltrattati se in passato li abbiamo osservati o subiti.

Paura dei mostri e dei fantasmi

Accanto alle paure legate alla realtà o a situazioni oggettive, ce ne sono altre associate alla fervida fantasia dei bambini: un esempio su tutti la paura dei mostri.

Solitamente si manifesta intorno ai 3 anni di età e finisce normalmente a 6-8 anni, periodo in cui il bambino comprende l’inesistenza dei mostri assimilando e imparando a gestire le angosce e le paure in essi rappresentate.

Questi spaventi derivano dal mondo interno del bambino fatto di preoccupazioni, e insicurezze di fronte all’ignoto, che viene proiettato all’esterno e rappresentato nelle figure fantastiche che animano la realtà del bambino.La loro produzione deriva dal normale pensiero animistico del bambino che vede tutto, appunto, come animato.

Oltre

ai mostri possono avere paura dei fantasmi, delle streghe, degli zombi, del lupo cattivo e dell’uomo nero…figure che diventano reali per il bambino rappresentando una minaccia contro cui lottare ogni giorno, specialmente la notte nel buio.

Mamma e papà non dovrebbero minimizzare ma piuttosto cercare di entrare nel mondo dei loro figli e cercare
di comprendere la natura dei personaggi fantastici e quale significato assumono per loro.

Solo in questo modo possiamo aiutarli a sperimentare una sensazione di sicurezza e, nel tempo, a trovare strategie per sconfiggere i mostri e interiorizzare la paura imparando a gestirla.

Potrebbe, per esempio, essere utile costruire con i bambini una fiaba in cui loro e il mostro diventano amici, oppure dove il mostro presenta delle fragilità o caratteristiche
positive o ancora dove viene sconfitto sperimentando così una percezione di autoefficacia.

Bellissimi gli esempi riportati dalla Pixar nel cartone Monster & Co, cito la giornalista Karin Ebnet che del cartone animato scrive: “Un film che guarda in faccia le paure infantili, le esorcizza con una risata e riappacifica i bambiniMomento maggiormente critico, ovviamente, la notte, in cui il bambino vive il distacco dalle figure genitoriali e, a causa del sonno, percepisce la perdita di controllo, sentendosi in pericolo.Il timore della separazione è qualcosa che viene sperimentato normalmente e superato in modo differente in base alla relazione con il genitore.

Fornire al bambino elementi rassicuranti può favorire il distacco e quindi anche la creazione di un buon feeling con l’oscurità.

Paura del giudizio dei genitori

Gioca infatti un ruolo fondamentale lo stile educativo in cui il bambino cresce, che può incrementare la numerosità delle paure, impedire lo sviluppo di adeguati sistemi di controllo dell’angoscia o far nascere nuove paure legate al sé.

Genitori eccessivamente ipercritici che contestano e sottolineano ogni errore del figlio possono far sorgere un sensodi inadeguatezza e di incapacità, con riduzione eccessiva dell’autostima e blocchi emotivi o evitamenti nel compiere delle azioni, per il timore di commettere errori.Eccessive richieste di precisione, tipiche di uno stile perfezionistico, possono indurre nel bambino, ancora una volta, la paura di sbagliare vivendo ogni situazione come se fosse una “verifica” con grande carico di angoscia e preoccupazione di deludere le

aspettative.

Ugualmente un’eccessiva iper-protezione rende la realtà eccessivamente angosciante e trasmette la convinzione che il pericolo sia ovunque, creando uno stato di allarme continuo e totalmente inadeguato.

Quindi cosa possiamo fare?

Riassumendo: ci sono paure tipiche e funzionali alle diverse età che permettono, se ben superate, l’acquisizione di sicurezze rispetto al sé e alla realtà, grazie anche alle figure di riferimento e al loro supporto.

Per esempio, se la paura è quella del buio è possibile abituare gradualmente il bambino a restare da solo in un ambiente senza luce, si possono utilizzare delle lucine e accompagnarlo nell’esplorazione degli ambienti poco illuminati, scegliere un compagno

fedele da portare con sé, un pupazzo, una bambola, un gioco…la classica copertina di Linus, aiutandolo a comprendere che la realtà non cambia.

Quello che c’è nella stanza con la luce, rimane nella stanza con il buio.

Un buon modo per favorire il distacco dai genitori prima del sonno e quindi affrontare le tenebre notturne è quello del racconto di una favola che presenti il buio e l’oscurità in modo fantasioso e divertente. In esse le cose pericolose possono essere minimizzate e rese simpatiche. Se sono meno spaventose possiamo affrontarle.

Come superare le paure nei bambini

Poiché legittime e naturali, le paure dei bambini non vanno criticate ma accolte e ascoltate con cura e reale attenzione. L’adulto deve aiutare il bambino ad esprimere il proprio vissuto e a comunicarlo così da ridurre la tensione e trasmettergli un senso diaccettazione e supporto.

Sentire di non essere solo nella lotta contro quanto temuto è per i piccoli molto importante perché sperimentano la possibilità di affrontare l’ignoto con maggiore sicurezza e senza sentirsi soli.Cerchiamo di non sminuire mai i loro timori, nemmeno i più bizzarri. Dobbiamo piuttosto aiutarli a superarli ed interiorizzare delle strategie funzionali.

Non diciamo “non avere paura” o “non fare il fifone “ perché queste frasi alimenteranno in lui l’idea di essere sbagliato e che non è possibile esprimere liberamente le proprie emozioni andando erroneamente a inibirle e nasconderle.

È fondamentale riuscire a entrare nel loro mondo e nei loro racconti per comprenderne il vissuto e il significato dei singoli comportamenti.Agire all’interno della sua realtà, in un contesto conosciuto e controllato, consente di comprenderne la natura e ridurre l’ansia sperimentata nella lotta alla paura.

Utile utilizzare le favole, le fiabe o i racconti dove è possibile identificare e riconoscere le paure ma soprattutto dove sono evidenziate modalità funzionali per superarle. Il gioco e il disegno sono inoltre un buon palcoscenico in cui il vissuto emotivo prende vita e può trovare la sua espressione.

Presentare eroi positivi che affrontano le sfide con coraggio e ridimensionando le avversità, trasmette al bambino fiducia e presenta in modo ludico strumenti e modelli di comportamento per gestire quanto non conosce.Tutto deve avvenire nel rispetto dei modi e dei tempi dei bambini, ricordando che ognuno è unico e diverso.

Le paure devono fisiologicamente ridursi ed esaurirsi ma, seppur ci siano finestre temporali riconosciute per questa naturale evoluzione, non sono rispettate da tutti in modo preciso: mai fare confronti e mai dire al bambino frasi come

“sei grande per avere paura di…” perché attacchiamo la sua autostima, facendolo sentire un “fifone” incapace e inadeguato.

È bene essere modelli positivi per il bambino: mostrare angosce, preoccupazioni e paure eccessive trasmette al bambino l’immagine di una realtà incontrollabile e pericolosa. Le paure del genitore vengono interiorizzate andando a incrementare la rosa già proficua di preoccupazioni e ansie.

Quando ci dobbiamo preoccupare e quando dobbiamo rivolgerci ad uno psicologo infantile?

Le “paure sane” hanno la caratteristica di essere tipiche dell’età del soggetto, passeggere, mutevoli e facilmente gestibili, diversamente quelle “non sane” che terrorizzano il soggetto, hanno la caratteristica di essere permanenti e possono creare inlui dei veri e propri blocchi emotivi.

Tra i campanelli di allarme sicuramente la presenza di una paura specifica in età non consona, bambini che hanno paura ad affrontare tutto e tutti o più semplicemente quando l’intensità dell’angoscia raggiunge livelli tali da rappresentare un limite nel

normale svolgimento delle attività quotidiane o nella costruzione delle relazioni.

Come abbiamo già detto il non superamento delle paure può avere delle ripercussioni sul normale funzionamento del bambino e sul suo sviluppo futuro.

Nel dubbio, quindi, rivolgiamoci con fiducia a uno specialista anche solo per una consulenza: saprà tranquillizzarci se giudicherà i timori adeguati all’età o suggerirci le giuste strategie per aiutare efficacemente i nostri bambini.

Articolo scritto da
Michaela Fantoni Psicoterapeuta – Milena Rota Dottore in PsicologiaCentro Elpis Ispra (Varese)Michaela FantoniTitolare Centro Elpis, Centro Multidisciplinare per la salute e il benessere psicofisico.

Psicoterapeuta, si occupa dei principali disturbi dalla prima infanzia alla terza età.Specializzata in psicologia dello sport, da Pechino ad oggi ha sempre avuto atleti alle Olimpiadi.

Ha fatto parte del Team Olimpico Londra 2012, componente commissione sanitaria FIC ed è stata la Psicologa responsabile del Progetto AcquaRio, per la preparazione di nuotatori paralimpici per le Olimpiadi di Rio 2016, (7 atelti qualificati e 7medaglie). Attualmente psicologa della FINP.

Formatore in azienda, porta le sue esperienze finalizzate al benessere e all’incremento della perfomance attraverso formazione tradizionale, formazione esperienziale, sport outodoor e percorsi di coaching. E’ docente, supervisore, membro eletto nel Consiglio Direttivo e responsabile dell’areascuola e rapporti con i soci di AIAMC.

Formatore in ambito scolastico e consulente su progetti educativi. Esperta DSA. Responsabile equìpe n. 17 ASL Varese, RegioneLombardia, soggetti autorizzati a effettuare prima certificazione diagnostica valida ai fini scolastici secondo quanto previsto dalla L.170/2010

Milena Rota

Collaboratrice Centro Elpis, Dottore in Psicologia Clinica dello Sviluppo e Neuropsicologia, Mindfulness pratictioner, allenatrice programmi legati allo sviluppo motorio e relazionale. Operatrice in servizi e progetti educativi di sostegno allo sviluppo in bambini problematici. Interventi sulla prevenzione dello stress lavoro correlato in azienda. Redattrice su CrescitaPersonale.it

Articoli Consigliati

Источник: https://www.aiamc.it/come-gestire-paura-nei-bamibini/

Gravidanza
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: