Il neonato piange? Ecco i consigli per calmarlo

Contents
  1. 8 trucchi per calmare il neonato che piange spesso
  2. Perché il neonato piange?
  3. 1 Avvolgilo in una coperta. Non troppo caldo però
  4. 2 Tienilo vicino a te
  5. 3 Vuoi uscire? Mettilo nel marsupio
  6. 4 Anche il papà può calmare il bambino. Ricordatelo
  7. 5 Sei in difficoltà? Chiedi un aiuto concreto a chi ti sta vicino
  8. 6 Trova un piccolo rito. Lo rassicura
  9. 7 Togli carillon e peluche dal lettino
  10. 8 Non perdere la fiducia
  11. Cura del Neonato, Come calmare il neonato che piange
  12. Avvolgilo e tienilo in braccio ben stretto
  13. Cullalo tra le tue braccia, su un dondolino o in fascia
  14. Fagli ascoltare rumori che ricordano l'utero
  15. Dagli qualcosa da succhiare
  16. Una passeggiata in carrozzina
  17. Un massaggio per calmare il neonato che piange
  18. Perché un neonato piange? E come calmarlo? | Sitly Blog
  19. Perché un neonato piange? 
  20. Il pianto del neonato come strumento di sopravvivenza
  21. Il neonato piange quando ha fame
  22. Il neonato piange nel sonno e di notte
  23. Pannolino sporco e altri fastidi
  24. Il neonato piange dopo la poppata
  25. Perché il neonato piange per dormire
  26. Il neonato piange sempre: sono le coliche?
  27. Il neonato piange per la nostra tristezza
  28. Come calmare il neonato che piange:
  29. Un trucco da mamma per calmare il neonato
  30. Cosa NON fare per far cessare il pianto del neonato
  31. Falsi miti: il neonato si vizia
  32. Pianto del neonato: quando preoccuparsi
  33. Come capire e calmare il pianto del neonato
  34. Capire il pianto del neonato
  35. Il neonato piange quando è irrequieto
  36. Il neonato piange quando prova dolore o malessere
  37. Il neonato piange quando ha bisogno di contatto fisico
  38. Il neonato piange quando ha bisogno di maggiori (o minori) stimoli
  39. Calmare il pianto del neonato
  40. Pianto del neonato: quando piange ti dice che..
  41. 1. Conoscersi per capirsi
  42. 2. Rispondi sempre, anche se è esigente
  43. 3. Sopporta le urla, se non c’è altro da fare
  44. 4 tipi di pianto da decifrare
  45. Un linguaggio segreto
  46. Come consolare il pianto di un neonato: 5 consigli | I consigli del pediatra
  47. Perché i bambini piangono
  48. Come calmare il pianto del bambino
  49. Tienilo tra le braccia
  50. Usa le fasce portabebè
  51. Fagli fare una passeggiata
  52. Fagli dei massaggini
  53. Aiutati con dei rumori rilassanti

8 trucchi per calmare il neonato che piange spesso

Il neonato piange? Ecco i consigli per calmarlo

Il vostro bebè piange molto? Provate ad avvolgerlo in una coperta, tenendolo in posizione fetale. La posizione ha un effetto rassicurante. Se dovete uscire o fare delle commissioni invece tenetelo nel marsupio, cullato dal vostro passo si farà un bel riposino. Leggi tutti i consigli …

Perché il neonato piange?

Le principali ragioni sono:

  • ha fame.
  • il pannolino è sporco.
  • è stanco.
  • è malato.
  • ha una colica.
  • ha sete.
  • ha caldo o freddo.
  • si sente solo.
  • un dentino sta tagliando la gengiva.

Cercare di capire il motivo del pianto da parte dei genitori nasconde un processo molto importante: vuol dire mettersi al posto del bambino e capire le sue necessità. “Questo è fondamentale per rispondere correttamente ai segnali del bambino – scrive lo psicologo tedesco Stephan Valentin -. Così egli sente di esistere e che mamma e papà tengono conto delle sue necessità”.

“Dalla nascita il bambino capisce abbastanza velocemente che il suo pianto richiama la mamma o il papà, che vengono a soddisfare i suoi bisogni.

Questa esperienza – sostiene Valentin – è necessaria alla sua sopravvivenza e lo segnerà per sempre. Inizierà ad avere fiducia in se stesso e nelle proprie competenze, perché riuscirà a esprimersi e ad agire sull’ambiente esterno.

Per quanto piccolo possa essere”. Se vuoi saperne di più leggi l'articolo CAPIRE IL PIANTO DEL BEBE'

Ecco gli 8 trucchi per calmare il bebè che piange spesso. I suggerimenti sono tratti dal libro “Prima delle parole – Comprendere il linguaggio del tuo bambino e favorirne lo sviluppo”, di Stephan Valentin, ed. Urra

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Il vostro bebè piange molto? Provate ad avvolgerlo in una coperta, tenendolo in posizione fetale. La posizione ha un effetto rassicurante. Se dovete uscire o fare delle commissioni invece…

1 Avvolgilo in una coperta. Non troppo caldo però

Avvolgi il bimbo in una coperta (occhio a non tenerlo troppo caldo però), meglio se in posizione fetale. Questo è un trucco che può aiutare a calmarlo purché il pianto non sia dovuto a frame, sete o dolore. Ci sono bambini però che non sopportano di essere fasciati troppo stretti. In questo caso allora meglio avvolgerlo in un cuscino da allattamento.

2 Tienilo vicino a te

Nei primi mesi di vita i bimbi soffrono spesso di problemi di digestione. Non esitare a tenere il piccolo stretto a te e a fargli fare un po’ di nanna in braccio. Ricordati però di trovare una posizione confortevole anche per te. Leggi anche le coliche del neonato

“Se dopo pranzo lo mettete nella culla dove dorme solo mezz’ora e poi ricomincia a piangere, può essere che tenendolo poggiato a voi dorma anche una o due ore consecutive e quando si risveglierà sarà di buon umore – suggerisce lo psicologo Stephan Valentin -. Non preoccupatevi, non dovete farlo per molto tempo: verso il sesto mese riuscirà a fare il sonnellino nel suo lettino.”

Leggi anche come La nanna del neonato

3 Vuoi uscire? Mettilo nel marsupio

Devi fare delle commissioni o uscire? Un buon trucco consiste nell’usare una fascia o un marsupio. Il bimbo cullato dal tuo passo farà un bel riposino.

Leggi tutto su fasce e marsupi

4 Anche il papà può calmare il bambino. Ricordatelo

Chiedi a persone di fiducia (tuo marito, la nonna, una zia …) di aiutarti a calmare il bimbo. Quando si è stanchi è difficile essere calmi e rassicuranti; il bimbo percepirà il tuo stress e si agiterà a sua volta.

5 Sei in difficoltà? Chiedi un aiuto concreto a chi ti sta vicino

Non aver paura a chiedere un aiuto concreto e a dire che sei in difficoltà. Ti stupirai della sensibilità delle persone attorno a te. “Spesso – dice Valentin – gli altri non si accorgono che siamo in difficoltà, proprio perché ci teniamo tutto dentro”.

Leggi anche 10 consigli per non andare in crisi dopo la nascita del bambino

6 Trova un piccolo rito. Lo rassicura

Prova a stabilire un metodo efficace per calmare tuo figlio e poi attieniti a questo metodo anche quando il bimbo non smette di piangere. “Sperimentando mezzi diversi, il piccolo percepirà la vostra insicurezza e non riuscirà a sentirsi rassicurato – dice Valentin – Un unico metodo può diventare quasi un rituale, cosa che lo calmerà”.

7 Togli carillon e peluche dal lettino

Controlla il letto del bimbo e togli tutto quello che potrebbe svegliarlo, come il carillon e i peluche nei quali i bambini sembrano affondare.

8 Non perdere la fiducia

Se le risposte del tuo pediatra non ti soddisfano, consulta una puericultrice o una specialista della prima infanzia. A volte basta poco per arrivare a una soluzione.

Aggiornato il 03.07.2019

Источник: https://www.nostrofiglio.it/neonato/95313-8-trucchi-per-calmare-il-neonato-che-piange-spesso

Cura del Neonato, Come calmare il neonato che piange

Il neonato piange? Ecco i consigli per calmarlo

Spesso quando il neonato piange in maniera acuta può sembrare che non via nessuna ragione e niente che lo possa calmare. Per il neonato il mondo è un posto nuovo rispetto a quello che ha conosciuto finora e questo può fare molta paura e comunque richiede un adattamento.

Il pianto acuto, quasi isterico, è tipico, ma come calmare il neonato che piange disperatamente? Prima di tutto cerca di capire se con il pianto il neonato sta cercando di comunicarti qualche disagio usando anche la nostra guida per interpretare il pianto del neonato.

Se non riesci ad individuare una ragione non ti avvilire, è del tutto normale. I bambini piangono per le loro buone ragioni ma queste non sempre sono evidenti. In ogni caso mantieni la calma, se ti agiti il bambino se ne accorge e questo peggiora la situazione.

Dagli tutta la tua attenzione e il tuo amore e usa uno o più di questi metodi per calmarlo, uno alla volta o anche in contemporanea.

Avvolgilo e tienilo in braccio ben stretto

Il neonato che piange ha bisogno anzitutto di sentirsi avvolto e protetto come quando era nell’utero. Puoi provare ad avvolgerlo ben stretto in una coperta o metterlo in una fascia portabebè, per vedere se ciò gli piace.

Il metodo della fasciatura è ora molto di moda e serve nei primi mesi di vita, per aiutare il piccolo a superare la transizione dall’ambiente raccolto dell’utero al mondo esterno. Inoltre previene i risvegli durante il sonno causati da un movimento incontrollato del suo corpo (riflesso di moro).

Le fasce portabebè offrono in più il vantaggio di avvicinare il neonato alla madre e quindi immergersi nel suo calore e nel suo odore e, posizionandolo vicino al cuore, sentire il suo battito cardiaco come quando era nella pancia.

Cullalo tra le tue braccia, su un dondolino o in fascia

I neonati sono stati per 9 mesi nella pancia cullati dal movimento della mamma. Dondolini e sdraiette con vibrazione possono calmare alcuni neonati che piangono, mentre altri si addormentano subito se vanno in macchina.

Nulla però è equiparabile all’effetto calmante che ha essere cullati in braccio stretti al corpo del genitore mentre si passeggia magari usando una fascia portabebè o seduti abbracciati sulla vecchia e cara sedia a dondolo. Un’altra posizione molto efficace per cullare il neonato che piange è tenendolo a pancia in giù sull’avambraccio.

Mentre lo culli gli puoi anche dare delle pacchettine sul culetto che in genere hanno un effetto calmante.

Fagli ascoltare rumori che ricordano l'utero

Nel grembo materno il bambino si è abituato ad un ambiente rumoroso, dove sentiva il battito regolare del cuore, il fruscio del sangue che scorre nelle vene, e tutte le voci esterne al pancione. Sentire voci famigliari potrebbe tranquillizzare il neonato che piange. Prova anche a sussurragli il suono “ssshhh” che ricorda il rumore prodotto dal sangue che scorre.

Esistono in commercio anche riproduttori di suoni e app per cellulare che contengono suoni molto tranquillizzanti per il neonato, come il rumore di un ruscello, o addirittura gli stessi suoni dell’utero, ovvero il battito del cuore misto a fruscii.

Fondamentale per far sí che questi suoni siano in grado di calmare il neonato che piange è abituarlo ad essi fin dalla nascita, quando il ricordo dell'utero è ancora vivido nella sua memoria. A volte anche il rumore regolare di una lavatrice, di un aspirapolvere o di un phon in sottofondo hanno lo stesso effetto.

Probabilmente al tuo bambino piacerà anche ascoltare musica, in particolare se è la mamma che canta e meglio ancora se riconosce la canzone perché l’ha sentita quando era nella pancia.

Dagli qualcosa da succhiare

Alcuni neonati hanno il marcato bisogno di succhiare. Il succhiare per calmarsi può stabilizzare il battito del cuore del bambino, decongestionarne lo stomaco e calmarlo.

Offri al neonato che piange il ciuccio o aiutalo a succhiarsi il pollice o in mancanza di una soluzione migliore offrirgli la mano (pulita) del genitore. Anche una piccola copertina di mussolina o un doudou possono essere delle valide alternative.

 Potrebbe volerci un po’ perché si abitui a calmarsi succhiando ma allo stesso tempo una volta abituato potrebbe non riuscire a farne a meno per molto tempo.

Una passeggiata in carrozzina

Quando il bambino è agitato anche una passeggiata fuori casa in carrozzina può aiutarlo a calmarsi, anche quando piange.

Il movimento della carrozzina e i rumori esterni lo riporteranno con la mente al mondo uterino.

Per le stesse ragioni tutti neonati si addormentano quasi immediatamente in macchina grazie alla vibrazione e il rumore del motore (ma non farne un’abitudine).

Un massaggio per calmare il neonato che piange

Anche un massaggio può aiutare il neonato che piange a calmarsi. I bambini che soffrono delle coliche che durano tre mesi, a volte, si calmano se gli si accarezza dolcemente il pancino con movimenti rotatori in senso orario. Fai però attenzione a che non prenda freddo.

Источник: https://it.mukako.com/it/consigli-per-le-mamme/calmare-neonato-che-piange

Perché un neonato piange? E come calmarlo? | Sitly Blog

Il neonato piange? Ecco i consigli per calmarlo

Pianto del neonato:  come interpretarlo e quando preoccuparsi? Un neonato piange molto spesso, in alcuni casi ininterrottamente; inevitabile che una mamma si senta sotto pressione.

Se ci metti la stanchezza, lo sconvolgimento che la nascita del primo figlio porta con sé, è più che comprensibile! Quindi ricorda: comunque tu ti senta, non sei la sola e tutti i neonati piangono.

Vuoi sapere perché? Continua a leggere!

Il neonato piange nel sonno e piange la sera; il neonato piange in braccio alla mamma e talvolta piange mentre mangia; piange con le lacrime e senza; piange sempre e dorme poco.

Questo riesce a mettere la mamma (o almeno la neo mamma)  in uno stato di grande agitazione.

  Eppure quello che noi interpretiamo come un grido di dolore, talvolta è un semplice strumento di comunicazione. Vediamo perché.

Perché un neonato piange? 

Noi adulti piangiamo per tristezza, dolore, paura. Per lo shock o per la disperazione. Normale, una volta diventati genitori, interpretare il pianto del nostro bambino come il nostro. Se piange, ha male. O è triste. O comunque: sta malissimo. In realtà dobbiamo cercare di fare un piccolo sforzo di interpretazione.

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Il pianto del neonato come strumento di sopravvivenza

Il “piccolo degli umani” è completamente non autosufficiente. Rispetto ai piccoli di altri mammiferi, quando nasce è in uno stato di immaturità totale: il suo sistema muscolare è  insufficiente a sostenerlo, non ha coordinazione, non distingue sé dall’esterno, non vede quasi… Il pianto allora è il suo strumento di comunicazione, o meglio di sopravvivenza.

Piangendo e gridando il neonato suscita nella mamma e negli altri adulti che lo accudiscono  il riflesso immediato di occuparsi di  lui, di provvedere alle sue necessità, di alleviare i suoi fastidi.

In questo modo il cuccioletto, dipendente dalla mamma e dal mondo esterno nel modo più assoluto, si garantisce la sopravvivenza.

  Per approfondire, leggi questo bell’articolo sulla funzione del pianto del neonato sul sito dell’UPPA.

Il neonato piange quando ha fame

Ma certo, questa è la prima cosa a cui la mamma pensa. E spesso ha ragione, ma non sempre.

Il pianto per fame è preceduto da altri segnali, come l’apertura e lo schiocco della bocca, il tentativo di succhiarsi una manina, il girare la testa in cerca del seno.

L’ideale è prevenire lo scoppio del pianto, o almeno offrire il seno al bambino nella fase iniziale del pianto. Se  troppo agitato, infatti, il bambino tenderà ad attaccarsi male. (Per saperne di più, leggi il nostro post sull’allattamento al seno).

Se poi il neonato piange con il seno in bocca o volta la testa, vuol dire che la fame non è il suo problema e che è “sotto attacco” di un fastidio più forte che non può essere alleviato dal conforto del ciucciare.

Il neonato piange nel sonno e di notte

Come dorme il neonato? Fino ai 4 mesi il neonato si sveglia perché segue i suoi ritmi e le sue sensazioni  (fame paura freddo caldo) molto più di quanto non segua i cicli esterni (notte/giorno). Quindi è normalissimo che si svegli più volte per notte e che il risveglio sia annunciato (o spesso preceduto, quando ci sembra che il neonato piange nel sonno) dal pianto.

Qundi se il neonato si sveglia piangendo, sarà buona regola attaccarlo al seno per un po’, prenderlo in braccio e calmarlo e poi rimetterlo nel suo lettino. Aveva fame forse, oppure voglia di conforto e attenzioni.

Pannolino sporco e altri fastidi

Un pianto continuo e lamentoso può indicare che il neonato è sporco e che ciò lo infastidisce non poco. Se la ragione del pianto è questa, basterà cambiare pannolino per calmare il pianto. In alternativa, il neonato può piangere perché ha caldo, oppure ha freddo: dai un’occhiata al nostro post su come vestire il neonato per saperne di più.

Il neonato piange dopo la poppata

Sì, alcuni bambini piangono dopo la poppata. Da questo è nata l’abitudine di attribuire le cause del pianto del neonato a un presunto reflusso gastro-esofageo. Secondo questa teoria, il risalire del latte nell’esofago indisporrebbe il bebè al punto di farlo piangere per il dolore.

E quindi si è diffusa la pratica di somministrare ai neonati dei farmaci anti-acidità. Eppure secondo alcuni pediatri non c’è alcuna evidenza scientifica della correlazione fra pianto e reflusso gastro-esofageo, che in realtà colpisce pochissimi bambini.

Il fantomatico “reflusso” si cura piuttosto  prendendo spesso il bambino in braccio, portandolo fuori, attaccadolo spesso al seno. Cioè con normali comportamenti di accudimento e non con farmaci.

Perché il neonato piange per dormire

Il pianto serale del neonato è un po’ lo spauracchio delle mamme e dei papà, perché arriva nel momento in cui si è più fragili e  stanchi. In effetti lo stesso accade al bambino, che la sera può piangere per la stessa ragione: la stanchezza.

Nel caso del neonato, è forse più corretto parlare di sovraccarico sensoriale. Durante la veglia, il neonato è sopraffatto da stimoli che i primi mesi non sa né ricevere né interpretare né gestire.  Il neonato piange perché ha sonno, semplicemente.

Quindi tu cullalo, portalo in un ambiente tranquillo, riduci gli stimoli. Non cercare di distrarlo con pupazzi, ma cerca di rilassarlo.

Il neonato piange sempre: sono le coliche?

Ci sono neonati (circa il 10%, secondo la rivista on-line dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma) che piangono sempre, in modo inconsolabile. Il neonato inarca la schiena, tende le gambe, piange per ore e nulla riesce a calmarlo.

Questo comportamento viene comunemente attribuito alle “coliche del neonato”.

Delle cui cause  si sa pochissimo in realtà, e che la pediatria per prassi diagnostica attraverso la regola del 3: se il bambino piange per più di 3 ore al giorno, più di 3 volte a settimana e più di 3 settimane di seguito, allora si parla di “coliche”.

La cattiva notizia è che c’è poco da fare per alleviare il pianto: contenerlo, cullarlo a pancia in giù, parlargli aiutano forse ma non risolvono.  La bella notizia è che dopo il terzo mese di vita le coliche del neonato spariscono come sono arrivate.

Il neonato piange per la nostra tristezza

Infine, il pianto dei bambini appena nati può essere anche sintomo della depressione di genitori, sia della mamma sia del papà. Anche se si parla di “depressione post partum” per la mamma, anche i papà sono colpiti da questo disturbo (1 papà su 10 vs 1 mamma su 8).

La depressione dei genitori si manifesta in varie forme: dai cali dell’umore fino al pianto frequente, o all’impossibilità di interagire col neonato e di prendersene cura. Il bambino, sensibile agli stati emotivi dei grandi, avverte questa incapacità di prenderlo in braccio, parlargli, rassicurarlo.

E piange per il disagio e per richiamare attenzione.

Evidentemente il genitore non deve sprofondare nel sentirsi in colpa, nulla è irrecuperabile. Quello che si deve fare è piuttosto parlarne con un medico di fiducia e accettare il problema per risolverlo. Quello sì.

Come calmare il neonato che piange:

Sulla base di quello che abbiamo detto, ecco una piccola check list per affrontare il pianto del neonato e provare a risolverlo. Quando il tuo bambino scoppia a piangere tu verifica se:

  • il neonato ha fame: attaccalo al seno, anche se ha mangiato da poco; il latte materno è digeribile e la regola delle 3 ore tra un pasto e l’altro non ha senso;
  • il neonato si sente solo, ha voglia di conforto: attaccalo al seno (sì, ancora!), cullalo, parlagli;
  • il pannolino è sporco: cambialo subito, lavalo e asciugalo;
  • il neonato è stanco oppure ha sonno: cullalo, portalo in camera, abbassa le luci e riduci gli stimoli per aiutarlo ad addormentarsi;
  • il neonato in culla ha caldo o (più raramente) ha freddo: verifica che non sia sudato, regola il suo abbigliamento;
  • si annoia o ha voglia di essere distratto: portalo a fare un giro per casa o uscite col marsupio, fai con lui un gioco per bebè, cantagli una filastrocca in rima.

Un trucco da mamma per calmare il neonato

Lo sapevi che molti neonati si calmano se gli fai ascoltare un rumore continuo? Prova col phon, l’aspirapolvere, il frullatore (quest’ultimo forse non è il massimo di notte…).

  Questo perché, come per esempio il rumore della pioggia, l’aspirapolvere o la cappa della cucina producono un rumore bianco, un rumore costante che contiene tutte le frequenze, così come il bianco contiene tutti i colori. E per questo attenua il disturbo arrecato dagli altri rumori.

Ci sono anche in Rete compilation pensate proprio per facilitare il sonno dei neonati, basta cercare white noise.

Ma non esagerare: tieni basso il volume e non esporre i bambini al rumore tutta la notte. Appena tuo figlio si è calmato o addormentato spegni tutto. Insomma la regola è nuon senso e moderazione.

Cosa NON fare per far cessare il pianto del neonato

La sola cosa che proprio non devi fare quando il neonato piange: perdere la calma o gridare. La tua rabbia servirà solo ad indurlo al panico e a farlo piangere ancora più forte.

Soprattutto, non scuotere o scrollare mai il bambino. Il rischio di questi comportamenti è di estrema gravità: il neonato potrebbe subirelesioni permanenti  al cervello o alla retina.

Si parla infatti di sindrome del bambino scosso – shaken baby syndrome.

Se sei stanca e senti che davvero non ce la fai più, parla con una nonna, un’amica, il pediatra, una vicina di casa: fatti aiutare.

Falsi miti: il neonato si vizia

Ma da dove esce fuori l’idea che il neonato “va lasciato piangere sennò si vizia”? Come abbiamo visto il pianto è un meccanismo elaborato dalla natura perché la mamma si prenda cura di questo cucciolo nato senza alcuna autosufficienza, a differenza di  altri mammiferi.

Prendere spesso il neonato in braccio, tenerlo pelle contro pelle, allattarlo di freqente rassicura il bambino e lo consola. Risultato: un bambino che piangerà molto di meno, perché avrà soddisfatti i suoi bisogni.

Pretendere di educare un neonato di 30 giorni non ha senso, il tempo dell’educazione verrà dopo! In effetti pensaci: i bambini delle popolazioni dove la mamma si porta addosso il neonato, per esempio i Masai, sono bambini che tu definiresti viziati?

Pianto del neonato: quando preoccuparsi

In realtà, come hai visto, il pianto del neonato non è un sintomo preoccupante in sé.

Piuttosto, i fattori da tenere in considerazione sono altri, come la regolarità della crescita, o l’insorgenza di febbre. In questi casi,  il tuo primo riferimento dev’essere il pediatra.

Consultalo anche se ti senti eccessivamente preoccupata dal pianto del tuo bambino; il pediatra saprà consigliarti per il meglio.

Se sei una neomamma, leggi anche tutte le altre “puntate” del nostro speciale sulla cura del neonato:

Источник: https://www.sitly.it/blog/perche-neonato-piange/

Come capire e calmare il pianto del neonato

Il neonato piange? Ecco i consigli per calmarlo

Il bimbo piccolo ha pochi mezzi per comunicare i suoi bisogni. Non importa se si tratta di fame, dolore o solitudine: per lui, che non capisce cosa significhi il tempo, sono tutte esigenze ugualmente urgenti ed immediate.

Quindi, quando ha un bisogno, apre la bocca e fa l’unico rumore che riesce a fare: piange. E’ un meccanismo di sopravvivenza arcaica.

Fino a che non impara altri modi di comunicare, e i genitori non cominciano a comprenderli, distinguerli e a rispondere meglio ai suoi bisogni, quindi, il piccolo piange. E talvolta anche spesso.

Per un genitore non è facile capire il significato del pianto e sapere cosa fare. Sappiate però che il pianto del neonato è programmato per suscitare comportamenti di conforto o attaccamento nei genitori, le risposte sono praticamente “scritte” nel nostro inconscio. Fidiamoci perciò del nostro istinto.

Capire il pianto del neonato

Prima di tutto, la mamma ed il papà devono cercare di capire perché il bambino sta piangendo. All’inizio sarà forse difficile, ma man mano che il piccolo ed i suoi genitori impareranno a conoscersi, tutto sarà più semplice.

Dunque, quali sono le motivazioni più frequenti per il pianto del neonato?

Il neonato piange quando è irrequieto

L’uso di anestesia epidurale o di altri farmaci durante il parto può causare irrequietezza per un periodo che va da alcuni giorni ad alcune settimane dopo il parto.

In generale, molti bambini hanno comunque periodi di irrequietezza per alcune ore, di solito durante il pomeriggio o la sera.

Anche la sensazione di stanchezza e sonno possono essere motivo di irrequietezza e pianto.

Il neonato piange quando prova dolore o malessere

Un frequente causa di pianto nei neonati sono le cosiddette coliche gassose

Il bambino potrebbe anche essere allergico a qualcosa nell’ambiente o nella dieta della mamma: questo può causare dolori addominali.

Se la mamma ha un riflesso d’emissione troppo forte, se quindi il latte passa con molta forza dall’esofago allo stomaco, questo può irritare i tessuti. In più, se un bambino rimane attaccato al seno quando il latte esce con forza, potrebbe ingoiare tanta aria.

In generale, qualsiasi forma di malessere fisico quale che ne sia la causa, è avvertito dal neonato in modo amplificato: il cervello dei piccoli, infatti, non è ancora abbastanza maturo per interpretare correttamente le sensazioni fisiche negative. Tra queste vi potrebbero essere anche semplicemente la sensazione di caldo o freddo o il disagio che prova quando il pannolino non è pulito e deve essere cambiato.

Il neonato piange quando ha bisogno di contatto fisico

A volte i bambini piangono semplicemente perché desiderano essere accuditi e coccolati. In particolare, il cosiddetto “bambino ad alto bisogno” richiede molto contatto fisico: quando viene preso in braccio si tranquillizza.

Il neonato piange quando ha bisogno di maggiori (o minori) stimoli

Alcuni bambini si annoiano e richiedono di essere più stimolati. Il bambino piccolo non può intrattenersi da solo, e gradisce a volte un cambiamento di ambiente.

Altri bambini, invece, hanno bisogno di meno stimoli di quanti ne ricevono. Alcuni proprio non gradiscono luce e rumori forti, mentre altri ricevono talmente tante attenzioni che a volte è il caso di stabilire delle regole che limitino prevalentemente alla madre il compito di tenere il bambino in braccio.

Ci sono inoltre altre cause su cui non abbiamo nessun controllo: a volte il bambino piange senza che apparentemente vi sia una causa.

Calmare il pianto del neonato

La ricetta per far smettere di piangere un bambino non sempre è nelle mani della mamma e del papà. Occorrono tempo e pazienza: finché il bambino ed i suoi genitori non si conoscono meglio, bisogna provare le possibili alternative, una alla volta. Prima o poi si troverà la soluzione adatta al proprio bambino.

Se il problema è effettivamente uno scatto di crescita o una produzione di latte insufficiente, sarà necessario semplicemente attaccare il bambino più spesso al seno, e tenerlo lì per più tempo. Un’alimentazione adeguata, compreso un consumo di liquidi in quantità sufficiente, può aiutare la mamma che allatta ad affrontare meglio i bisogni del suo bambino.

Leggi anche Come allattare al seno: consigli per le mamme

Ma a volte le soluzioni richiedono più tempo: ad esempio, ci vogliono alcuni giorni per far abbassare i livelli di caffeina, nicotina o sostanze allergeniche presenti nel corpo della madre; è necessaria anche una settimana perché un bambino che è stato malato ritorni in salute e a volte servono alcune settimane perché si risolvano problemi di suzione, di noia o altri, di cui non si conosce l’origine. Occorre quindi trovare delle strategie per calmare il pianto del bambino.

Non esiste purtroppo nessuna tecnica che funzioni per tutti i bambini o, per il medesimo bambino, tutte le volte: occorrerà fare dei tentativi. 

Ecco alcuni consigli: provate a trovare la soluzione più gradita al vostro bambino e più adatta alla sua età.

  • Tenere il bambino in una fascia o marsupio: alcuni bambini preferiscono essere girati all’infuori cosicché possano vedere il mondo. Provate entrambe le soluzioni, fascia e marsupio, per vedere che cosa il bambino preferisce.
  • Fasciare il bambino in una copertina o in un lenzuolo: alcuni bambini sentono il bisogno di essere “tenuti insieme” con le braccia sul petto, altrimenti si sentono persi e “disorganizzati”.
  • Dondolare il bambino.
  • Camminare con il bambino in braccio.
  • Utilizzare un movimento oscillatorio: con i piedi fermi e tenendo il bambino fra le braccia o sulla spalla, muovere i fianchi da un lato all’altro.
  • Dondolare il bambino in un’ “amaca”: mettere il bambino in un lenzuolino o in una copertina, con due persone che muovono insieme le due estremità raccolte. Il movimento laterale è preferito da alcuni bambini.
  • Fare un giro in macchina (con il bimbo nell’apposito seggiolino): il rumore ed i movimenti della vettura hanno un effetto calmante su alcuni bambini.
  • Tenere il bambino in una posizione da dove potrà vedere un disegno interessante: i disegni in bianco e nero o quelli che contengono il colore rosso interessano alcuni bambini.
  • Farlo guardare nello specchio: molti bambini si divertono guardando la loro faccia riflessa.
  • Se il tempo è bello, andare fuori a guardare le foglie che si muovono sugli alberi con il vento.
  • Fargli vedere altre cose interessanti, come ad esempio i pesci in un acquario.
  • Tenere il bambino a cavalcioni sul fianco della mamma, girato all’infuori, mentre questa fa i soliti lavori o giri, in modo che possa distrarsi ed essere cullato dal movimento.
  • Fargli sentire dei rumori che riproducono il fruscio che sentiva nel grembo materno: ad esempio, il rumore degli elettrodomestici (l’aspirapolvere, la centrifuga della lavatrice) ha un effetto calmante su alcuni bambini.
  • Tenendo il bambino sulla spalla, massaggiargli la schiena, invece di dargli colpetti. I colpetti sono utili quando si cerca di far fare il ruttino al bambino, ma possono anche disturbare alcuni bambini. Quando si tratta di calmare un bambino che piange, spesso funziona meglio un movimento liscio.
  • Alcuni bambini che hanno un bisogno forte di suzione possono beneficiare dell’uso del succhiotto. Tuttavia il ciuccio non dovrebbe essere introdotto fino a che l’allattamento non è ben stabilito, visto il rischio di confondere la tecnica di suzione del bambino. Prima di questo momento, se il bambino dovesse avere bisogno di succhiare, la mamma può fargli succhiare un suo dito (ben pulito e con l’unghia tagliata).
  • Un bel bagno tiepido insieme può essere rilassante. Ricordatevi però che nel neonato è necessario tenere la zona dell’ombelico asciutta fino a che non è completamente cicatrizzata.
  • Cantare: i bambini amano la voce della mamma e non sono mai critici!
  • Ballare con il bambino.
  • Se si sospetta che il pianto sia causato dalle cosiddette coliche gassose, si può provare a tenere il bambino con la cosiddetta “presa per le coliche” (a pancia in giù sull’avambraccio piegato) o a fare delicatamente dei massaggi sull’addome.

Leggi anche Le coliche gassose del neonato: domande e risposte

Ricordatevi che il neonato che piange ha bisogno di tutte le vostre attenzioni e di tutta la vostra pazienza: cercate il più possibile di restare sereni e, se necessario, fatevi aiutare. Il bambino percepisce se la mamma (o il papà, se è lui a prendersene cura) è stanca, ansiosa o nervosa.

Non temete di viziare il vostro bambino rispondendo con sollecitudine al suo pianto: in questa fase della vita il pianto non è mai “un capriccio”, ma sempre espressione di un bisogno.

E non sentitevi inadeguate o respinte se il vostro bambino, nonostante tutti i tentativi, continua a piangere: a volte tutto quello che si può fare è solo tenerlo in braccio, consolarlo ed aspettare, con lui, che smetta di piangere.

Potrete comunque rivolgervi al vostro pediatra se il pianto del bambino è frequente ed inconsolabile in modo che possa escludere eventuali patologie, o semplicemente per un consiglio.

Leggi anche La nascita: impariamo a conoscere il nostro bambino Spasmi affettivi: come riconoscerli e come affrontarli serenamente

Источник: https://www.amicopediatra.it/crescita/capire-calmare-pianto-del-neonato_sintomatologie-aspecifiche_neonato_allattamento/

Pianto del neonato: quando piange ti dice che..

Il neonato piange? Ecco i consigli per calmarlo

Il pianto del neonato è un importante indice di vitalità del piccolo appena arrivato, un segnale che è forte, sano e capace di farsi sentire. Il suo vagito si dimostra infatti un richiamo irresistibile: in questo modo, gli adulti corrono a occuparsi di lui.

Per molti mesi, il pianto resterà il suo principale modo di comunicare, di esprimere necessità, bisogni, semplici desideri. Occorre quindi prepararsi: già in ospedale e poi al ritorno a casa, nei primi tre mesi accogliere e capire il suo “linguaggio” sarà una delle sfide più grandi per la neomamma.

Ecco tre suggerimenti per non perdere la calma.

1. Conoscersi per capirsi

Anche se quello del neonato è più accettato rispetto a quello dei bambini più grandi, subito etichettati come “frignoni”, ancora oggi il pianto è considerato negativamente dalla nostra società.

La tentazione di placarlo appena possibile è molto forte e spesso, prima ancora di capire perché il bebè sta piangendo, si finisce per “tappargli” la bocca con il ciuccio o con il seno. Invece non bisogna accettare l’idea che occorre un po’ di tempo per conoscersi e comprendersi.

E questo non vuol dire lasciar piangere il piccolo, ma prenderlo in braccio perosservarlo e cercare di scoprire che cosa c’è che non va.

Naturalmente, non è detto che la risposta arrivi subito. È necessario darsi del tempo per conoscersi reciprocamente, magari può servire anche qualche settimana per iniziare a entrare in sintonia con il piccolo e capire di che cosa ha bisogno per essere consolato.

2. Rispondi sempre, anche se è esigente

Si calcola che, intorno alle 6 settimane di vita, un bebè pianga in media per 2 ore al giorno, anche 4 in certi casi. Dai 3 mesi di vita in poi, il pianto si riduce progressivamente fino a diventare solo uno dei tanti strumenti di comunicazione.

Ma ogni bambino è diverso dall’altro e c’è senz’altro chi piange di più e chi meno. Ma anche se si ha un bimbo molto esigente, non bisogna avere paura di viziarlo troppo. Il pianto richiede sempre una risposta, una presenza.

Nei primi tre mesi il bebè piange anche solo per sentire delle voci intorno a sé o per essere preso in braccio. Ignorarlo, per non abituarlo “male”, è controproducente. Perché è vero che alla lunga il piccolo si scoraggia e finisce per calmarsi da solo.

Ma con il rischio, però, di diventare un bambino poco comunicativo e un adulto insicuro.

3. Sopporta le urla, se non c’è altro da fare

Il passo successivo è ammettere che a volte non si può far altro che esserci, anche se ciò può mettere a dura prova la capacità di sopportazione.

In quelle occasioni, guai a farsi prendere dal nervosismo: già a pochi giorni, i neonati hanno antenne molto sensibili e si accorgono subito se intorno a loro c’è tensione e questo di certo non li tranquillizza.

Per non allarmarsi, è importante sapere che vagiti intensi e prolungati non sono un indice di malattia. Il cosiddetto pianto “inconsolabile”, come nel caso dell’otite, è caratteristico dei bambini più grandicelli.

Nei primi tre mesi, invece, se il piccolo sta male davvero piagnucola soltanto. I vagiti sono piuttosto flebili, lamentosi. E oltre a questi sono presenti segnali molto più specifici ed evidenti, per esempio il fatto che il piccolo dorma troppo o si muova meno del solito.

4 tipi di pianto da decifrare

  • Come riconoscerlo. È il più facile da capire e la mamma impara presto a riconoscerlo. Il pianto per fame è motivato da un bisogno vitale, quindi è sostenuto, forte e intenso. Può iniziare in modo flebile oppure all’improvviso, ma in breve il piccolo urla a squarciagola. Spesso tiene gli occhi chiusi ed è privo di lacrime. Le manine sono strette a pugno verso il petto, le braccia si spalancano e poi si richiudono. Come calmarlo. Non essere troppo rigida con gli orari delle poppate. E offrigli il seno anche se ha mangiato da due ore soltanto. Se davvero piange per fame, si calmerà immediatamente. A meno che qualche ostacolo, come il nasino chiuso o il capezzolo rientrante, gli impedisca di ciucciare: allora urlerà sempre di più. L’unica soluzione è mantenere la calma e cercare di rimuovere l’impedimento.
  • Come riconoscerlo. Anche in questo caso è piuttosto caratteristico. All’inizio è più un lamento che un pianto, il bebè è noioso e irrequieto, piagnucola e si contorce alla ricerca di una posizione comoda. Come calmarlo. Una volta manifestato il bisogno di sonno col pianto, alcuni bambini “crollano” appena distesi nella culla. Altri, invece, si addormentano più facilmente in braccio, soprattutto se questo diventa un’abitudine, per poi ricominciare a piangere appena separati dal calore della mamma. Per tutti sono efficaci le nenie, che “contengono” il bebè con la voce, e il cullare, che riproduce il dondolio nel ventre materno. Per i più turbolenti, funzionano anche la classica uscita in passeggino o in automobile: il movimento, soprattutto su terreno un po’ accidentato, è un potente sonnifero per i piccolissimi!
  • Come riconoscerlo. Il pianto da dolore acuto si riconosce perché è un urlo forte e improvviso. Ne è un esempio quello per la puntura della vaccinazione. Di solito passa subito o si trasforma in un pianto più sommesso, quasi come se il bebè ne rimanesse sorpreso! In caso di coliche, invece, che si presentano non prima della terza settimana di vita e scompaiono con il terzo mese, il piccolo scoppia a piangere, diventa rosso e flette le gambe sul pancino. Succede solo la sera e il lamento si ripete con regolarità. Come calmarlo. Se il pianto è provocato da un dolore passeggero (per esempio un graffietto), basta prendere in braccio il bambino, accarezzarlo e rassicurarlo con la voce. Se, invece, è causato dai crampi delle coliche, non c’è molto da fare se non stare con lui imparando a sopportare il suo pianto. Per calmarlo, si può provare a tenerlo in braccio a pancia in giù, premendo l’addome con una mano. Oppure, lo si può distendere a pancia in giù sulle proprie ginocchia e massaggiargli la zona lombare.
  • Come riconoscerlo. Assomiglia ai vagiti da sonno: il bambino è irrequieto, ‘irritabile’, agitato, strofina la testa sul cuscino, non trova pace. Piange a intermittenza, magari smette per poi ricominciare. In genere, si riconosce per esclusione. Se il bebè non riesce ad addormentarsi non è dovuto a vera e propria stanchezza, ma alla tensione probabilmente accumulata durante la giornata. E il pianto è il suo unico modo per scaricarla. Come calmarlo. Come per le coliche, anche questo è uno dei casi in cui c’è ben poco da fare se non “esserci”. A volte, basta lasciar gridare il piccolo per 5/10 minuti per vederlo poi calmarsi all’improvviso. Ciò vuol dire che aveva solo bisogno di sfogarsi. Se il bimbo è stato tutto il giorno con la mamma, per avere un momento di tregua può essere utile darsi il cambio con il papà. Prima, è comunque meglio escludere tutti gli elementi che potrebbero causargli disagio. Il freddo o il caldo, come anche il pannolino sporco o messo male, possono provocare un pianto a intermittenza simile a questo, anche se meno intenso.

Un linguaggio segreto

Nei primi cinque minuti di vita, il pianto è uno dei segnali che viene preso in considerazione per calcolare l’indice di Apgar, il punteggio attribuito ai parametri vitali del bambino. Se il bebè piange, significa che respira bene e che ha i riflessi pronti.

All’inizio si tratta di uno strillo più che di un pianto vero e proprio, ma ben presto ci si accorge che i vagiti del bebè non sono sempre uguali. E che accanto a questi, il piccolo usa anche altri mezzi per comunicare: lo sguardo intenso e profondo tipico delle prime ore, le smorfie, i movimenti, le posture.

Tutti segnali che servono a suscitare, in chi lo accudisce, quella tenerezza necessaria a stimolare il senso di protezione. Una sorta di linguaggio segreto, insomma, in cui il pianto ha un ruolo da protagonista. Almeno per i primi tre mesi, il neonato non ha molte altre possibilità per farsi capire.

E tutto sta nella capacità di mamma e papà di mettersi in ascolto.

Foto: parentdish.co.uk

Источник: https://quimamme.corriere.it/parto/dopo-il-parto/pianto-del-neonato-quando-piange-ti-dice-che

Come consolare il pianto di un neonato: 5 consigli | I consigli del pediatra

Il neonato piange? Ecco i consigli per calmarlo

I neonati piangono per comunicare poiché non hanno altri modi, ma a volte lo fanno per molto tempo, facendo impazzire i genitori. Come consolare il pianto di un neonato?

Una neomamma e un neopapà, quando un bambino arriva in casa, si trovano alle prese con tante prime volte: il primo cambio di pannolino, la prima poppata, la prima nanna, il primo sorriso e, purtroppo, i primi pianti.

All’inizio può essere difficile interpretare il pianto del neonato e calmarlo non è una passeggiata.

Ci vuole un po’ di tempo per riuscire a comprendere bene i ritmi e le esigenze del piccolo, ma non è impossibile, anzi, è un passaggio piuttosto naturale.

Ma come consolare il pianto di un neonato? Proviamo a capirlo insieme, cominciando a conoscere i motivi per cui un bambino piange.

Perché i bambini piangono

I motivi per cui un neonato comincia a piangere possono essere i più disparati.

Potrebbero riguardare i suoi bisogni primari quando ha fame, sonno, ha bisogno di un cambio di pannolino oppure sente dolore, causato magari da una colichetta o dai primi dentini che spuntano.

A volte, invece, è semplicemente arrabbiato, irritato, spaventato o ha bisogno del contatto con la sua mamma. Capiterà altre volte che, anche se avrai risposto ad un suo bisogno, il bambino continuerà a piangere.

Il metodo più sicuro per far smettere i bambini di piangere è solo quello di riuscire a capire cosa vogliono comunicarci, così da riuscire a trovare la soluzione più vicina ai loro bisogni. Non ci sono metodi che aiutino i genitori a capire perfettamente di cosa hanno bisogno i bambini, ma pian piano si cominceranno a distinguere i tipi di pianto, a seconda delle loro esigenze.

Come calmare il pianto del bambino

Il primo sentimento che prova un genitore quando sente suo figlio piangere è quell’impotenza.

Proprio per questo motivo, la prima cosa da fare è non perdere la calma per nessun motivo e trovare, con pazienza una soluzione.

 Un bambino riesce ad avvertire quando il genitore è agitato, di conseguenza il suo umore e il suo malessere potrebbe solo peggiorare. Ecco qualche consiglio per provare a calmare il bambino che piange.

Tienilo tra le braccia

Le braccia della mamma sono uno dei maggiori calmanti naturali, soprattutto se il bambino ha bisogno di un po’ di sano conforto.

Il neonato, infatti, ha passato 9 mesi nel grembo materno, instaurando con lei un rapporto intimo e unico, che dona un senso di sicurezza tale da calmare il bambino quasi sempre.

Ovviamente, anche le braccia del papà sapranno essere perfettamente di conforto quando la mamma non può.

Usa le fasce portabebè

Le fasce portabebè sono utilissime per calmare i pianti di un neonato, soprattutto durante i primi mesi di vita, poiché il piccolo si sente ancora avvolto come nel pancione della mamma, cullato dal suono del suo battito.

Fagli fare una passeggiata

Ad alcuni bambini piace stare in braccio ai genitori mentre passeggiano, e spesso si addormentano. L’andamento della camminata, infatti, lo distrae dal motivo per cui sta piangendo ed è utile a rilassarlo, tanto da fare un sonnellino.

Anche una passeggiata in carrozzina potrebbe essere un toccasana per le sue lacrime e, alcuni genitori, addirittura ricorrono ad una bella passeggiata in auto, dove le vibrazioni del veicolo e i rumori provenienti dall’esterno riescono a calmare il neonato.

Fagli dei massaggini

Quando il neonato piange potrebbe avere una colica.

Solitamente, si prova a dare sollievo al dolore e al pianto del piccolo facendogli un lieve massaggio, un’azione che potrebbe comunque fargli bene anche se non prova nessun dolore, ma che lo fa sentire al sicuro e protetto.

Massaggia il corpicino del bambino dall’alto verso il basso per qualche minuto, poi dal centro verso le estremità. È importante non fare massaggi subito dopo la poppata poiché c’è il rischio di ostacolare la digestione.

Aiutati con dei rumori rilassanti

È importante liberare la cameretta del piccolo dagli oggetti che possono causare rumori molesti come carillon, cellulari e quant’altro.

Ma è utile sapere che alcuni bambini trovano sollievo al pianto ascoltando dei rumori bianchi, ossia rumori che riproducono quelli che sentivano quando erano nel pancione.

Esistono App per smartphone che li riproducono, puoi facilmente scaricarle sul telefono e provarle con il tuo bambino per tranquillizzarlo.

Источник: https://www.sterilfarma.it/i-consigli-del-pediatra/come-consolare-il-pianto-di-un-neonato-5-consigli/

Gravidanza
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