Il killer più pericoloso per i bambini? Il morbillo

Morbillo: il drammatico caso delle isole Samoa

Il killer più pericoloso per i bambini? Il morbillo

Un'epidemia di morbillo in corso da ottobre ha provocato 70 morti. Una nuova campagna vaccinale ha risollevato le coperture, ma probabilmente per qualche tempo i casi continueranno a salire

Sono saliti a 70 i decessi, per lo più tra i bambini, provocati da un'epidemia di morbillo che dallo scorso mese di ottobre sta devastando il paradiso tropicale delle isole Samoa, nel Pacifico.

Secondo quanto riferito da Al Jazeera, dall'inizio dell'epidemia sono stati quasi 5000 i casi registrati di morbillo (su 200 mila abitanti), che hanno portato in ospedale centinaia di persone: al momento i ricoverati sarebbero 229, tra cui 16 bambini in condizioni critiche. Tra i 70 morti, 61 sono bambini sotto i quattro anni.

È la testimonianza più che eloquente – e drammatica – di quanto possa essere ancora pericolosa questa malattia, che spesso tendiamo a considerare con leggerezza, anche se è chiaro che la situazione delle isole Samoa ha alcuni ingredienti molto particolari. Vediamo.

L'inizio dell'epidemia

Come anticipato, tutto è cominciato a ottobre e secondo quanto riferisce il giornalista scientifico Brian Deer (il giornalista che ha scoperto la frode di Andrew Wakefield sul presunto legame tra vaccini e autismo) era inevitabile che prima o poi qualcosa accadesse a Samoa.

Tanto per cominciare, le isole Samoa sono molto vicine alla Nuova Zelanda, dove da febbraio 2019 sono stati segnalati diversi focolai di morbillo: solo nella regione di Auckland – dove vivono molte famiglie originarie di Samoa – sono stati registrati quest'anno 1700 casi.

Dati i frequenti contatti tra i due paesi, non era affatto improbabile che prima o poi il virus cominciasse a circolare anche alle Samoa, dove ha potuto trovare terreno fertile per la circolazione, perché negli ultimi anni si è registrato un calo massiccio delle vaccinazioni, con coperture in età pediatrica che sono passate dal 90% al 31%.

Il crollo delle coperture vaccinali

Buona parte delle ragioni del crollo delle coperture vaccinali è stata imputata a una crescente diffidenza della popolazione nei confronti della vaccinazione stessa, a seguito della tragica morte, il primo luglio 2018, di due bambini che avevano appena ricevuto il vaccino trivalente contro morbillo, rosolia e parotite.

In realtà il vaccino stesso non c'entrava nulla con quei decessi, che sono stati attribuiti a un errore umano: due infermiere avevano ricostituito la polvere del vaccino non con il solvente previsto, ma con un farmaco scaduto. Per questo sono state condannate a cinque anni di reclusione, con l'accusa di omicidio colposo.

Il danno, però, era fatto.

Come ha riferito Sheldon Yett, rappresentante Unicef per l'area del Pacifico, in un'intervista alla BBC, “il fatto che due bambini siano morti lo stesso giorno, nello stesso centro, ha ovviamente provocato un'ondata di sfiducia nei confronti del sistema vaccinale e delle vaccinazioni stesse, aprendo anche la strada alla diffusione di disinformazioni e bugie“.

Non c'è tuttavia solo questo: sempre secondo Brian Deer, parte di responsabilità sarebbe da attribuire allo stesso governo delle isole Samoa, che dopo il grave incidente provocato della due infermiere ha sospeso per alcuni mesi le vaccinazioni, nonostante fosse stata verificata velocemente la totale sicurezza dei vaccini. Nei giorni scorsi Deer ha cercato di chiedere al Primo ministro delle Samoa, Tuilaepa Sailele Malielegaoi, perché il governo continui a insistere sulla responsabilità dei singoli cittadini, senza prendersi le proprie, ma non ha ottenuto alcuna risposta.

Una nuova vaccinazione a tappeto

Al momento, comunque, le vaccinazioni sono riprese in modo massiccio: a inizio dicembre il paese si è bloccato per due giorni per una campagna vaccinale senza precedenti.

Negozi, scuole e servizi non essenziali sono rimasti chiusi per consentire agli operatori sanitari di raggiungere con il vaccino più persone possibile e il più velocemente possibile.

Per facilitare ulteriormente le operazioni, è stato consigliato alle famiglie con bambini non vaccinati di esporre un drappo rosso davanti a casa.

Secondo il governo, grazie a queste misure è stato raggiunto il 90% della popolazione non precedentemente vaccinata, ma purtroppo per qualche giorno i casi di morbillo potrebbero continuare a crescere, perché occorrono due settimane prima che il vaccino faccia effetto. Anche per questo rimane in vigore uno stato d'emergenza che sostanzialmente vieta agli under 19 la possibilità di riunirsi in gruppo, proprio per ridurre il rischio di circolazione del virus e diffusione della malattia.

Perché così tanti decessi

In genere si stima il rischio di morte per morbillo (e in particolare per complicazioni da morbillo) in un caso ogni 1000 pazienti, ma a Samoa i tassi sono stati ben più alti, cioè circa 14 decessi ogni 1000 casi. Perché? In una stories suo canale Instagram la giornalista scientifica Roberta Villa (autrice di Vaccini, il diritto di non avere paura), avanza tre ipotesi:

  • è possibile che la popolazione colpita sia più suscettibile alle complicazioni dell'infezioni, sia per ragioni genetiche sia per ragioni legate allo stile di vita (per esempio eventuale malnutrizione);
  • è possibile che non tutte le persone colpite abbiano ricevuto l'assistenza altamente specializzata e diffusa che c'è per esempio in Europa e negli Stati Uniti per il trattamento delle complicazioni come le polmoniti;
  • è possibile che in realtà i casi reali siano molto più numerosi dei 5000 effettivamente denunciati, che potrebbero essere solo i più gravi.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/famiglia/costume/morbillo-il-drammatico-caso-delle-isole-samoa

Morbillo: tutto quello che c’è da sapere

Il killer più pericoloso per i bambini? Il morbillo

Il morbillo è una malattia infettiva molto contagiosa causata da un virus della famiglia dei Paramyxovirus, che si presenta con sintomi molto caratteristici. L’ultima stima dell’OMS ha contato circa 7 milioni di contagi, di cui poco meno di 200.000 con esiti fatali (i dati sono riferiti al 2016).

Contagio

Il contagio del morbillo avviene da un soggetto a un altro attraverso le secrezioni nasali e la saliva (starnuti, tosse, contatto diretto, scambio di stoviglie o di posate eccetera). Dopo il contagio c’è un periodo di incubazione del morbillo della durata di circa dieci giorni, durante il quale il soggetto contagiato non manifesta ancora nessun sintomo.

Sintomi

All’inizio i sintomi del morbillo assomigliano a quelli di una semplice influenza: tosse, naso che cola, occhi rossi (congiuntivite), fotofobia, febbre spesso alta. Dopo circa quattro giorni il morbillo si manifesta con l’eruzione cutanea identificabile attraverso le tipiche “bolle del morbillo”.

Esantema

Le bolle del morbillo compaiono inizialmente in bocca, in particolare all’interno delle guance (in questo caso si chiamano “enantema”), per poi stendersi, a partire dal collo e dal viso, su tutto il corpo (“esantema”).

L’esantema da morbillo ha un aspetto particolare che ne facilita la diagnosi: le bolle sono di colore rosso scuro (talvolta tendenti al violaceo), hanno un diametro che va da uno a cinque millimetri, sono in rilievo, restano scure due o tre giorni e poi cominciano a impallidire.

Nei bambini

Già all’inizio, quando il morbillo si confonde facilmente con una semplice influenza, la febbre è piuttosto alta; alla comparsa delle bolle la febbre sale ancora di più, si iniziano a manifestare malessere, agitazione e fiacchezza: l’ammalato sta a letto e non vuole alzarsi, contrariamente a quanto accade nella stragrande maggioranza delle malattie febbrili dei bambini.

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Terapia

Poiché il morbillo è una malattia da virus, non esiste una terapia specifica capace di abbreviarne la durata e portare alla guarigione.

Inoltre, all’infuori della vaccinazione, non esistono farmaci in grado di prevenire eventuali complicanze.

Durante la malattia si consiglia di stare a riposo, bere molto, ripararsi dalla luce (per evitare la fotofobia) e tenere sotto controllo la febbre con i farmaci antifebbrili.

Convalescenza

Quando la malattia ha fatto il suo corso, la febbre cala bruscamente. Il malato comincia così una breve convalescenza della durata di qualche giorno e, di lì a poco, scompariranno tutti i sintomi.

Immunità

Il soggetto che ha superato il morbillo ne resta immune per tutto il resto della vita: il suo sistema immunitario conserva in memoria le caratteristiche del virus e, nel caso dovesse nuovamente incontrarlo, è capace di produrre velocemente anticorpi in quantità sufficiente da neutralizzarlo e impedirgli di nuocere.

Ritorno a scuola

Il morbillo è una malattia molto contagiosa e a volte pericolosa. Per questi motivi è bene evitare che si diffonda nelle scuole, che sono frequentate anche da bambini che hanno difese immunitarie scarse e/o non sono stati vaccinati. Il Ministero della Salute impone perciò un periodo di isolamento dalla comunità scolastica che dura almeno cinque giorni dopo la comparsa delle bolle.

Vaccino

Quando il morbillo compariva sotto forma di epidemia a intervalli regolari (ogni due-tre anni, generalmente in inverno o in primavera) si ammalava contemporaneamente una grande quantità di persone, quasi tutti bambini. I casi erano decine e decine di migliaia e perciò le complicanze più gravi, che pure statisticamente non sono frequenti, erano numerose e causavano un certo numero di morti.

È soprattutto per questo motivo che circa quarant’anni fa è stata introdotta in tutto il mondo la vaccinazione antimorbillosa.

Il momento giusto per farla è dopo il compimento del primo anno di vita.

A una prima somministrazione del vaccino (che è quasi sempre accoppiato ai vaccini antiparotite, antirosolia e, recentemente, anche antivaricella) ne segue una seconda all’età di circa 6 anni.

Il vaccino antimorbillo è costituito da un virus vivo “attenuato”.

Si tratta di un virus del morbillo che mantiene le sue proprietà di antigene: stimola cioè il sistema immunitario a produrre gli anticorpi specifici e lasciando una memoria capace di riprodurli qualora il soggetto vaccinato dovesse incontrare il “virus selvaggio” (come viene chiamato il virus della malattia).

Il virus attenuato del vaccino, contrariamente al virus selvaggio, non è però in grado di provocare la malattia.
Il vantaggio della vaccinazione è tutto qui: chi si vaccina si ritrova armato di anticorpi e diventa immune al morbillo senza essersi ammalato; proprio come chi ha già avuto la malattia, ma con la differenza di non correre rischi di complicazioni.

Vaccino da adulti

Negli ultimi anni, in Italia, l’età media dei casi di morbillo è di circa 30 anni. Questo dato ci indica dunque che un gran numero di adulti non sono immuni: un vero segnale d’allarme, se pensiamo che il morbillo degli adulti è più aggressivo di quello dei bambini.

Perciò un adulto che non abbia mai avuto il morbillo, non sia mai stato vaccinato, oppure abbia ricevuto una sola dose di vaccino, può certamente vaccinarsi (il vaccino è lo stesso che si usa per i bambini) e, anzi, dovrebbe farlo per proteggere non solo sé stesso ma anche i propri figli.

Conviene vaccinarsi anche in caso di incertezza sull’avere avuto la malattia o l’essere stato vaccinato: la vaccinazione fatta a un soggetto che ha già gli anticorpi contro il morbillo non solo non può danneggiarlo, ma rinforzerà le sue difese contro la malattia.

Reazioni al vaccino

La vaccinazione antimorbillo è innocua ed efficace; in alcuni casi a distanza di qualche giorno può provocare febbre e/o macchioline, sintomi che assomigliano a quelli della malattia, ma che sono molto più lievi.

Complicazioni

La maggior parte dei soggetti che contraggono il morbillo guarisce perfettamente, anche se la malattia dura diversi giorni e crea non pochi fastidi e malessere.

Tuttavia in qualche caso possono insorgere delle complicazioni dovute all’invasione dei tessuti danneggiati dal morbillo da parte di batteri, alcuni dei quali piuttosto aggressivi.

Le complicazioni più frequenti sono le otiti, la laringite e la polmonite, infezioni curabili con gli antibiotici.

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Ma la complicazione più temibile è l’encefalite, un’infiammazione del cervello e delle meningi che insorge in circa un caso su mille, fra il secondo e il sesto giorno dalla comparsa dell’esantema.

Non tutte le encefaliti post-morbillose sono gravi: alcune guariscono spontaneamente, ma altre possono essere fulminanti e persino mortali.

L’encefalite che segue al morbillo non è causata da un batterio e perciò non è curabile con gli antibiotici, ma richiede il ricovero in ospedale.

Negli adulti

Sì. Un adulto che contragga il morbillo (perché non l’aveva contratto da bambino e non era stato vaccinato) sviluppa una malattia più intensa e sta in genere piuttosto male per diversi giorni. Anche negli adulti il morbillo può provocare le complicanze di cui abbiamo già parlato.

In gravidanza

Oggigiorno, disponendo di un eccellente vaccino, non dovrebbe capitare che una donna incinta contragga il morbillo, anche perché tutte le donne attualmente in età fertile sono nate dopo l’introduzione della vaccinazione di massa.

Tuttavia ogni tanto si registrano casi di questo tipo.

Nella stragrande maggioranza dei casi, peraltro molto rari, il morbillo in gravidanza non danneggia il feto (come capita per esempio nella rosolia), ma può comunque disturbare notevolmente il decorso della gravidanza.

Se però il morbillo viene contratto negli ultimi giorni di gestazione, può verificarsi un contagio dalla mamma al neonato, e quest’ultimo può ammalarsi molto gravemente.

Per questo motivo, in previsione di una gravidanza, è consigliabile controllare lo stato dell’immunità contro il morbillo a le altre malattie potenzialmente pericolose, e, in caso di assenza degli anticorpi, fare la vaccinazione.

Contrariamente alle vaccinazioni per altre malattie che possono essere praticate anche dopo l’inizio della gestazione, quella antimorbillo non è praticabile durante la gravidanza.

Malattie simili

È molto difficile confondere il morbillo con altre malattie esantematiche (rosolia, varicella, parotite, scarlattina, quarta malattia, quinta malattia, sesta malattia, sindrome bocca-mani-piedi) perché i sintomi di questa malattia sono molto evidenti e caratteristici.

Tuttavia, il medico non molto esperto (difficile ormai che un medico sia “esperto” nel morbillo, poiché dopo l’introduzione della vaccinazione di massa i casi sono sempre più rari) potrebbe scambiare per morbillo uno dei tantissimi esantemi virali “senza nome” (malattie minori non classificate) o un’eruzione da farmaci.

Si tratterà in ogni caso di una confusione di breve durata, perché l’evidente benignità di queste situazioni contrasta fortemente con la virulenza del vero morbillo.

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Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/medicina/malattie-e-disturbi/morbillo-tutto-quello-che-ce-da-sapere/

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