Il gioco di prestigio, modello educativo che favorisce relazioni e autostima

Quando la Psicologia e la Pedagogia incontrano la Magia

Il gioco di prestigio, modello educativo che favorisce relazioni e autostima

Diversi anni fa, durante il mio percorso universitario in Psicologia, avevo imparato a padroneggiare in modo disinvolto concetti quali l’ansia schizoparanoide e l’angoscia depressiva di Melanie Klein, le topiche di Freud, gli stadi dello sviluppo cognitivo secondo Piaget, i modelli operativi interni di Bowlby, la fase simbiotica e la fase di separazione-individuazione della Mahler, la depressione anaclitica di Spitz e tante, tante altre interessantissime teorie riguardo il funzionamento della mente e del comportamento umano.Una volta laureato, quando per la prima volta mi trovai da solo di fronte ad un bambino di tre anni che piangeva disperato, pensai subito fiducioso a Piaget, alla Klein, a Bowlby, a Spitz e a tutti gli altri, con l’obiettivo di tranquillizzarlo e tranquillizzarmi. Purtroppo non accadde nulla. Non sapevo cosa fare per placare quel pianto e mi accorsi di non possedere alcun tipo di strumento operativo, sentendomi profondamente inadeguato, disarmato e perso. L’angoscia di quel bambino mi entrò dentro con la forza di un uragano e percepii chiaramente il bisogno di fuggire il più lontano possibile da quella situazione. Tutte le mie sicurezze vacillarono all’istante e quell’evento stimolò in me il primo vero esame di coscienza a livello professionale. Con profondo rammarico mi accorsi che ero abile ad inscatolare le persone all’interno di qualche illustre mappa concettuale, ma nella pratica sapevo fare poco o niente.

Come potevo aiutare le persone che soffrivano? Con quali tecniche?

Per ovviare a tale lacuna scelsi un percorso di studi successivo alla laurea (Master in Pedagogia Clinica) che mi fornisse delle valide competenze operative, ho frequentato corsi di teatro, di Biodanza, di psicoterapia della Gestalt, di animazione olistica, di musicoterapia e parallelamente ho iniziato a fare tanta pratica in stage e tirocini, animazioni per compleanni, ristoranti, colonie estive e feste di paese, ho letto e studiato libri per apprendere l’arte del gioco di prestigio, della magia comica, del burattino a guanto, dei palloncini modellabili, del raccontastorie, dei palloncini modellabili….
Negli anni ho maturato una profonda esperienza come clown di corsia nei reparti ospedalieri e in strutture residenziali per minori, ho prestato servizio come operatore di strada, come volontario per una comunità di tossicodipendenti, mi sono formato come psicologo ed educatore per bambini e ragazzi delle classi primarie e secondarie, sia in ambito pubblico che privato.Ho inoltre promosso e condotto interventi ludo-psicologici con gruppi di bambini che presentavano disturbi comportamentali ed un forte disagio emotivo.Successivamente mi sono specializzato con la fascia di età dell’adolescenza, proponendo percorsi di gruppo ed individuali nel contesto delle scuole secondarie di secondo grado, con l’obiettivo di prevenire il fenomeno della dispersione scolastica. Sono diventato così desideroso di imparare e migliorarmi che ho iniziato ad appuntarmi qualsiasi cosa mi venisse insegnata e qualunque suggerimento mi fosse offerto, i miei successi e i miei “preziosissimi” e costruttivi fallimenti, le cose che funzionavano e quelle che al contrario non sortivano gli effetti sperati.

Con il tempo ho così strutturato una mia personale ed originale modalità per rapportarmi con le persone nel contesto di una relazione di aiuto, contemplando il gioco, nelle sue mille forme e sfumature, come principale tecnica di intervento e potenziando specifiche competenze psicologiche e pedagogiche in virtù delle fasce di età e delle situazioni che maggiormente mi interessavano: dalla primissima infanzia all’adolescenza, in contesti scolastici e parascolastici, clinici ed ospedalieri.

A livello metodologico, perseguendo l’obiettivo di valorizzare le competenze comunicative, espressive e relazionali delle persone, consentendo loro di guadagnare nuove consapevolezze e rinnovati equilibri psico-emotivi, ho sperimentato ed affinato strumenti operativi creativi ed originali. Di seguito ne vediamo alcuni.

I giochi di gruppo

I giochi di gruppo sono attività più o meno strutturate che divertono e sollecitano processi di crescita e socializzazione. Avvalendosi di tecniche interattive e fortemente esperienziali, offrono la possibilità di realizzare un ampio spettro di obiettivi pedagogici e psicologici, interessando la dimensione affettiva e cognitiva.

Migliorano l’autostima e la fiducia nelle proprie qualità, aiutano a sviluppare nuovi modi di esprimere le proprie emozioni e le proprie riflessioni, educando al rispetto reciproco, all’integrazione, all’armonia, alla cooperazione, alla fiducia e all’ascolto dei bisogni dell’altro. Consentono inoltre di sviluppare la creatività e la teatralità, di sfogare la tensione in eccesso o di ricaricare le batterie, di potenziare sia la comunicazione verbale e corporea.Tutto ciò che accade durante i giochi di gruppo ha un valore sostanziale, perché in essi si riproduce una situazione eccezionale con contenuti vicini a quella reale. Per esempio, un bambino timido e riservato, inizialmente manifesterà questo suo atteggiamento anche nell’attività ludica, così come lo farà il classico spaccone che rompe sempre le scatole. Però nei giochi di gruppo sovente si crea una dimensione speciale e protetta dove certe dinamiche possono modificarsi, lasciando spazio ad altri modi di stare insieme con se stessi e gli altri. Questo avviene perché si lavora sia a livello emozionale che cognitivo. Così può accadere che il bambino timido si senta finalmente accolto e compreso e trovi il modo per osare e donarsi al prossimo, mentre il bulletto può rendersi conto di quanto il suo comportamento possa far soffrire i propri compagni e sperimentare altre modalità per relazionarsi con loro in modo più soddisfacente e rispettoso.

I giochi di gruppo possono essere:

-ricreativi
-educativi

Tra queste due categorie esistono molti tratti in comune, ad esempio riuscire ad emozionare e portare benessere, ma ci sono anche delle differenze sostanziali. Nei giochi ricreativi lo scopo principale è quello di intrattenere, nei secondi è quello di promuovere dei processi di sviluppo e cambiamento.

Chiaramente anche i giochi ricreativi possono portare benefici, che però, non prevedendo uno spazio per acquisirne consapevolezza e condividerne il vissuto, sono frutto di un processo spontaneo e naturale delle singole persone.

Al contrario, nei giochi educativi è il conduttore che si assume questa responsabilità, creando la giusta situazione per dare significato e spessore a tutto ciò che accade.

Inoltre, mentre i giochi ricreativi sono concepiti per offrire un divertimento istantaneo ed esplosivo, quelli educativi possono rivelarsi meno immediati, risultando però maggiormente strutturati ed idonei nel stimolare ragionamenti e valutazioni di tipo introspettivo.

Infatti nei giochi di gruppo educativi non ci si svaga semplicemente, ma si sperimenta un’assortita gamma di emozioni, da molti definite “negative”: vergogna, tristezza, rabbia, invidia, frustrazione, ecc. con l’obiettivo di imparare ad accettarle, riconoscerle, condividerle e, talvolta, trasformarle.

Si intraprende, infatti, un viaggio complesso e magnifico nel cuore delle persone, che in queste attività spesso si concedono in maniera inaspettata e travolgente. I giochi educativi, che per risultare efficaci hanno bisogno di essere contestualizzati all’interno di un percorso di gruppo caratterizzato da diversi incontri, possono essere impiegati in una serie innumerevole di contesti: in strutture socio sanitarie (residenze sanitarie per anziani, centri diurni e comunità alloggio) o socio assistenziali (centri di aggregazione, centri ricreativi e comunità educative), residenziali e diurne, nelle scuole, nelle aziende, nei corsi di formazione, ecc.

Il burattino fantastico

Un qualsiasi burattino che, nelle mani dell’operatore, prende vita e acquista un’identità propria e ben marcata, possiede le caratteristiche necessarie per divenire un “personaggio mediatore“.

Tale strumento operativo viene impiegato come intermediario nella relazione con le persone, in particolar modo quando si tratta di bambini diffidenti o spaventati che conosciamo poco o nulla.

Appare infatti meno minaccioso dell’essere umano, è colorato, divertente, affabile, buffo e, di solito, nel giro di qualche minuto riesce ad entrare in risonanza empatica con il proprio interlocutore. Gode di un’esistenza propria e porta con sé serenità e meraviglia.

Interagisce e gioca con il bambino con un’ intensità tale da far passare in secondo piano la nostra figura. Per il piccolo è un soggetto vivente, ecco perché non gli va mai consegnato; trovarsi tra le mani un pupazzo floscio ed inespressivo potrebbe essere mortificante e disarmante.

Il personaggio mediatore provoca un terremoto dentro la mente del bambino. Può stupire con le sue storie e le sue magie, far ridere per le sue marachelle, suscitare tenerezza quando si fa dare la pappa e si fa accarezzare, coinvolgere mentre balla o suona dei semplici strumenti musicali.

Nel caso venga impiegato durante un ricovero in ospedale può coinvolgere a tal punto da far desiderare al piccolo paziente di non essere dimesso per poterlo incontrare nuovamente.

A livello clinico ed educativo il personaggio mediatore incoraggia i bambini a raccontarsi e a condividere liberamente le proprie debolezze e le proprie paure, ascolta e supporta, trasmette positività e serenità, veicola messaggi educativi, consente di sfogare aggressività e tensioni in modo costruttivo e controllato, aiuta a risolvere concretamente i problemi e a guadagnare nuove disponibilità allo scambio relazionale con se stessi e con gli altri.
I bambini, inoltre, possono dedicargli letterine o disegni, oppure prendersi cura di lui divenendo propositivi e dinamici, riuscendo in questo modo ad agire situazioni che sovente sono costretti a subire passivamente (terapie, modelli educativi, dinamiche relazionali, ecc). Può restare così impresso nella mente che i bambini, una volta divenuti adulti, si ricorderanno di lui con piacere e con trasporto emotivo, pur avendolo (probabilmente) incontrato in una fase complicata e dolorosa della propria vita.

I giochi di prestigio

Questo metodo, asciutto e spartano, intende catturare velocemente l’attenzione di chi osserva, mirando a incuriosire, stimolare, sbalordire e talvolta provocare per ciò che si vede, ma non si capisce.

Può veicolare messaggi educativi, aiutando chi è in difficoltà a trovare risposte e nuove strategie di azione di fronte a dilemmi o a situazioni problematiche, stimolando processi introspettivi ed emotivi.

L’operatore deve possedere carisma ed abilità nell’esecuzione delle tecniche, valorizzandone la bellezza estetica. I giochi di prestigio che personalmente impiego sono semplici, rapidi ed incisivi e si possono susseguire tra loro con un ritmo incalzante.

A livello clinico ed educativo solitamente consentono nel giro di pochissimo tempo di catturare l’interesse e la simpatia delle persone con cui ci stiamo relazionando, abbattendo possibili diffidenze e resistenze.

La magia comica

Attraverso questa tecnica si punta a promuovere stupore, risate e buon umore, passando volutamente per un mago stravagante, buffo ed impacciato.

La magia comica riesce a catturare l’anima del bambino e a pitturarla con i colori dell’arcobaleno.

Ciò che principalmente conta è valorizzare l’aspetto umoristico e relazionale del racconto che gravita intorno al gioco di prestigio, con l’intento di divertire e di stimolare riflessioni, sollecitando i bambini a trovare dentro di loro preziose risorse per rispondere efficacemente ad avvenimenti che inducono timore e stress. Il bambino gioisce nell’assistere e partecipare alle strampalate esibizioni del mago, spesso divenendo egli stesso l’artefice della magia, sentendosi così orgoglioso, gioioso e vitale.

L’affabulazione olistica

Per affabulazione olistica si intende l’arte del raccontare una storia scritta o inventata, in armonia con il contesto in cui si svolge tale rappresentazione.

L’obiettivo della tecnica è quello di coinvolgere le persone, stimolando processi introspettivi e veicolando principi etici e rispettosi in relazione a se stessi e al prossimo.

L’interpretazione dell’affabulatore occorre sia consona alla propria personalità e al testo che sta recitando, caratterizzata da una mimica e da una gestualità curata e pertinente.

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Источник: https://www.isfar-firenze.it/formazione/psicologia-pedagogia-diventano-magia/

Giochi di prestigio per bambini

Il gioco di prestigio, modello educativo che favorisce relazioni e autostima

Il Mago Leo ci spiega perché la magia rappresenta un'importante esperienza sociale e formativa per i bambini; favorisce infatti le relazioni e l'autostima, sviluppa attenzione, conoscenza del prossimo e di se stessi

Tra le arti più antiche del mondo, la magia, o più precisamente la prestigiazione, torna ciclicamente tra i ragazzi e a scuola, alternando periodi più o meno lunghi di interesse, e appassionando bambini e adulti.

Da non confondersi con le mode del momento, che esplodono, rapiscono il pubblico e poi spariscono, la magia non ha mai contagiato grandi masse per via del grande impegno che richiede, però mai è caduta nel dimenticatoio.

Il fascino che si porta dietro infatti, la rende un'arte intramontabile, che di tanto in tanto torna a fare capolino negli interessi delle famiglie, nella ricerca del gioco di prestigio semplice e alla portata di tutti, nelle scatole magiche come regalo di compleanno e Natale, e come forma di intrattenimento durante le feste, nelle piazze, in teatro e in tv.

Sfruttando il gioco e l'interazione, la magia offre infatti un'esperienza sociale e formativa. Di seguito elencheremo solo alcune delle sue grandi potenzialità.

  • La prestigiazione sviluppa attenzione, capacità cognitive, conoscenza del prossimo e di se stessi. Magia, illusionismo e giochi di prestigio, ai massimi livelli o nell'approcio amatoriale, lavorano sull'attenzione, sulla concentrazione, e sulla conoscenza delle persone, facendo tesoro dei comportamenti comuni (percezioni, azioni e reazioni davanti alla realtà), e trasformando i normali limiti percettivi in motivi di grande diletto e divertimento. La continua esecuzione di molti giochi di prestigio, delle sottigliezze strettamente connesse, e il continuo interessamento verso nuovi esperimenti, esercita e sviluppa strategia, intelligenza e un certo grado di sicurezza in sè stessi.
  • Timidezza. La magia permette ai bambini (e ragazzi) di entrare in contatto con tutti e in modo semplice. La prestigiazione è un passatempo che fa socializzare anche i più timidi e accorcia le distanze con il prossimo. Permette a tutti di rendersi unici e interessanti davanti agli altri, attraverso l'insolito e il “non convenzionale”.
  • Bambini eccessivamente reattivi e vivaci. Il gioco di prestigio aiuta ad essere più riflessivi, a palesare le proprie doti agli altri, mostrando sè stessi in maniera più controllata. Posto che ogni bambino dovrebbe essere vivace, espansivo e reattivo, a volte si cerca di controllare l'eccesso di tali qualità, che spesso rendono difficile la convivenza coi propri coetani e con gli educatori. Per tanto è utile sapere che: la magia rappresenta uno dei modi migliori per mettersi in mostra ed esibire il proprio ego. Per via della concentrazione necessaria, l'esecutore è costretto ad esibire sè stesso in modo ponderato e controllato. Il gioco di prestigio quindi, favorirà magnificamente l'autostima mantenendo un comportamento più sobrio. Nonostante sia richiesto un po' di impegno e attenzione, i giochi di prestigio di semplice divulgazione, sono alla portata di tutti. Il passaggio alle materie illusionistiche complicate potrà avvenire, nel caso, in un secondo momento.
  • Emarginazione. La magia è spesso un'occasione di rivincita per chi è emarginato o si emargina, poichè apparentemente, davanti agli altri, il giovane mago fa uso di capacità non comuni. I giochi per principianti e adatti ai bambini, se ben eseguiti, danno all'interlocutore l'impressione di assistere ad esperimenti complicati. Pur non essendo numeri di illusionismo professionali, se ben preparati, sono conunque studiati per sorprendere e divertire.
  • Esperienze conviviali in famiglia. La magia mette daccordo tutti perché non ha età. Il gioco di prestigio imparato a casa verrà riproposto a scuola dai bambini e al lavoro dai papà. A volte basta apprendere un gioco di prestigio per scoprire una passione ed impararne altri. Per tanto potrebbe rivelarsi un passatempo duraturo che unisce bambini e genitori. Il materiale per principianti è reperibile nei libri di divulgazione reperibili in libreria, testi semplici con giochi di prestigio adatti ai neofiti. Da non dimenticare inoltre i box di magia più conosciuti come le scatole del piccolo mago. Oggi, rispetto ad anni fa, vi sono marche che offrono prodotti più curati e al passo coi tempi. Spunto per i papà che quasi sempre si improvvisano maghi davanti ai propri figli: immaginate se foste davvero capaci di eseguire qualche magia per i vostri bambini e per gli amici dei vostri piccoli… sareste dei papà eroi.

Un gioco di prestigio semplice, ma d'effetto offerto dal Mago Leo 

Di seguito un simpatico numero di magia che non necessita di studio nè di destrezza di mano. Buon divertimento.

IL MISTERO DELLE TRE PALLINE

Preparazione

  1. Procurarsi 3 bicchieri non trasparenti con corona superiore del tipo bicchiere di polistirolo termici eps.
  2. Preparare 4 palline di carta ben pressate, di 1 cm o meno di diametro.
  3. Inserire una delle quattro palline in uno dei tre bicchieri all'insaputa del pubblico.
  4. Fare una pila coi tre bicchieri. Il bicchiere che contiene la pallina sarà quello centrale.
  5. Posa sul tavolo le altre tre palline, le uniche di cui il pubblico conoscono l'esistenza. Nessuno deve sapere dell'esistenza della quarta pallina.

Svolgimento

  1. Per iniziare tenete in mano e verticalmente la pila di bicchieri con la base degli stessi verso il basso. Capovolgi sul tavolo i tre bicchieri uno alla volta (con base verso l'alto) facendo una fila orizzontale. La pallina nel bicchiere di mezzo cadrà sul tavolo e sotto lo stesso bicchiere. Nessuno vedrà.

    (Tenendo la pila nella mano sinistra, parti capovolgendo il bicchiere sul fondo, non partire da quello in cima).

  2. Posa una delle tre palline precedentemente lasciate sul tavolo, sul bicchiere al centrale.

    Posate gli altri due bicchieri sul bicchiere centrale tornando a formare una pila, e dopo aver fatto un gesto magico, alza la pila e darai l'impressione che la pallina abbia attraversato il bicchiere. Provaci e vedrai. Ma non è finita!

  3. In questo momento avrete la stessa situazione descritta in “preparazione”, ovvero una pila di bicchieri con una pallina nel bicchiere centrale.

  4. Ripetete il procedimento del punto uno, con una differenza: quando lasciate andare il secondo bicchiere coprite con questo la pallina apparsa precedentemente. In questo modo sotto tale bicchiere vi saranno due palline.
  5. Ripetete il procedimento del punto due.

    Procedete quindi con la pila, e quando la alzerete darete l'impressione che la seconda pallina abbia attraversato il bicchiere.

  6. Ripetete ora il procedimento del punto 4. Ora dovrete coprire col bicchiere di mezzo due palline.
  7. Ripetete il punto 5. Ora appariranno 3 palline poichè anche la terza avrà attraversato nuovamente il bicchiere.

Buon divertimento e… se volete imparare altri semplici giochi di prestigio cliccate qui  ->> Mago Leo, giochi semplici di magia 

Per saperne di più sul mondo di Leonardo Carrassi, prestigiatore e illusionista

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/giocare-e-crescere/giochi-magia-bambini.html

Fællesskab, il metodo danese per giocare con tuo figlio favorendo autostima, fiducia in se stessi ed empatia

Il gioco di prestigio, modello educativo che favorisce relazioni e autostima

Jessica Alexander, la psicologa americana famosa per aver scritto “Il metodo danese per crescere bambini felici!”, torna con un nuovo libro in cui ci insegna qualche “trucco” per giocare con i nostri figli in modo da sviluppare in loro doti quali autostima, fiducia in se stessi ed empatia.

Il metodo danese per giocare con tuo figlio in modo sano e intelligente” è un manuale che fornisce consigli utili e concreti per giocare con nostri figli in modo da facilitare l’ascolto, la relazione ma anche l’indipendenza dei più piccoli.

A scriverlo Jessica Alexander con la collaborazione di Camilla Semlov Andersson. Ancora una volta la nota psicologa americana (sposata con un danese e grande conoscitrice della cultura di questo paese) torna a parlare del rivoluzionario modello educativo della Danimarca. Qual è il segreto di questa nazione in quanto ad educazione dei bambini?

È racchiuso nel concetto di fællesskab, ovvero di una comunità che fa le cose insieme e di una famiglia che fa squadra e dove tutti collaborano, bambini compresi (fin da piccolissimi sono ad esempio coinvolti nelle attività domestiche).

Ogni attività quotidiana, secondo il metodo danese,  può essere trasformata in un’occasione di trascorrere del tempo insieme, del tempo di qualità in un’atmosfera giocosa e allegra. Facile a dirsi ma un po’ meno a farsi.

Quali sono dunque i consigli per i giocare con i bambini sviluppando in loro rispetto, empatia e senso di responsabilità, insomma per crescere futuri adulti sani e felici?

Nel libro vengono raccolte decine di attività da fare a casa ma anche all’esterno insieme ai bambini.  Non solo esempi di gioco ma anche suggerimenti sul linguaggio da utilizzare per formare individui indipendenti, con una solida autostima ma anche attenti ai bisogni degli altri.

L’autrice specifica innanzitutto una cosa essenziale: se abbiamo deciso di giocare con i nostri figli, dobbiamo fare qualcosa che piace a tutti, non solo a loro:

“Quando giochiamo o svolgiamo un’attività che piace a tutti è molto più semplice entrare in uno stato di fluidità, in cui perdiamo la cognizione del tempo, e questo crea sensazioni di benessere”.

Ma non solo, è fondamentale “essere presenti”, una cosa che può sembrare scontata ma che invece non lo è affatto, considerando che noi genitori abbiamo sempre tanti pensieri per la testa e spesso abbiamo anche il cellulare in mano.

“Essere presente è uno dei fattori più importanti nel tempo esclusivo passato insieme. I bambini percepiscono se siamo presenti oppure no.

A volte può essere d’aiuto praticare una meditazione di 5-10 minuti o fare un esercizio di respirazione profonda in un’altra stanza o in macchina, prima di entrare in casa e dare inizio alla vostra attività.

Per prepararvi, è utile mettere via il telefono, smettere di pensare al lavoro, alla vita o alle notizie del giorno e ricordare che conta la qualità non la quantità, ma dobbiamo esserci noi al comando” consiglia Jessica Alexander nel libro.

Vi presentiamo alcune  attività da fare con i bambini consigliate nel libro (per le altre vi rimandiamo alla lettura integrale): si va dai più classici disegni e puzzle o costruzioni alle perline danesi colorate con le quali creare diverse forme, assecondando la creatività dei bambini.

Non mancano ovviamente anche attività comuni come fare la spesa e cucinare ma anche giochi all’aperto e addirittura giochi digitali.

Fare la spesa e cucinare

Fare la spesa è un’attività adatta anche ai più piccoli. Attenzione però ad avere l’energia sufficiente e tempo a disposizione per rendere questo momento una parentesi gioiosa (e non un incubo!), in caso contrario meglio rimandare.

Per i più piccoli diventerà l’occasione per una vera e propria attività sensoriale. Potete utilizzare ad esempio frasi come: “Quei cespi di lattuga sono molto morbidi”, “Ci sono un sacco di mele colorate, vero?”, “Quel pacco di pasta fa un rumore strano quando lo tocchi”.

“I bambini piccoli amano afferrare. Scoprono il mondo non solo attraverso lo sguardo, ma anche toccando, assaggiando e infilandosi le cose in bocca. Pensate a qualcosa da mettere nel carrello con cui possano giocare, soprattutto se iniziano ad annoiarsi e a mostrarsi insofferenti” si legge nel libro.

Quelli più grandicelli potranno invece aiutare a spingere il carrello, prendere le cose necessarie e poi metterle sul nastro trasportatore una volta arrivati alla cassa.

Anche cucinare è un’ottima attività da fare con i bambini ma anche in questo caso la psicologa sottolinea che, come prima cosa, bisogna chiederci quanta energia si ha da dedicare ai bambini durante la preparazione della cena o del pranzo.

A seconda dell’età, i bambini possono aiutare a lavare le verdure, tagliare il cibo o addirittura mettere le pietanze sul fuoco e girarle (se sono già più grandicelli). I piccoli poi adorano preparare dolci e biscotti, pesare gli ingredienti sulla bilancia, sbattere le uova, ecc.

Per rendere l’atmosfera più bella potete accendere delle candele e mettere su un po’ di musica.

“I bambini apprezzano questi momenti esclusivi insieme e in un’atmosfera speciale sarà ancora più bello”. 

Un consiglio di gioco carino è poi quello di preparare una pozione magica con gli ingredienti che si hanno a disposizione (evitando sprechi ovviamente).

Fare il bucato, apparecchiare, lavare i piatti sono altre attività comuni che possono diventare “giochi”.

Disegni, puzzle e lavori creativi

Possono sembrare giochi di poco conto o “banali” ma non è affatto così. Sono attività semplici ma molto utili e che piacciono alla maggior parte dei bambini. Iniziate voi genitori a disegnare, colorare o fare un puzzle e vedrete che i vostri figli immediatamente vi seguiranno.

@polya_olya/Shutterstock

Attenzione però ad utilizzare un linguaggio corretto, evitando di concentravi nel fare i complimenti per la loro bravura. Non è quello lo scopo ma piuttosto focalizzarsi sull’impegno e il lavoro fatto tutti insieme, è questo che alimenta un processo di crescita sana.

Evitate quindi frasi del tipo “Che bello, sei molto bravo a disegnare” virando piuttosto su “A cosa pensavi quando hai fatto questo disegno?“.

Hama beads

Questi sono gli hama beads.

Un gioco molto noto in Danimarca è quello delle perline colorate con le quali si possono creare tante forme differenti posizionandole su una base dove si fissano utilizzando carta cerata e ferro da stiro.

Si tratta di un’attività piacevole anche per i genitori, perfetta quindi da fare tutti insieme per favorire dei momenti in famiglia in cui si parla, si ascolta e si crea.

@peacepix/Shutterstock

Costruzioni

Il marchio danese di costruzioni Lego è tra i più noti e amati del mondo.

Non ha bisogno di grandi presentazioni, i mattoncini colorati permettono di creare praticamente qualunque cosa e contribuiscono a sviluppare manualità e fantasia dei bambini (e dei genitori).

Un gioco ideale da fare insieme a tutta la famiglia. Naturalmente va bene qualsiasi altro tipo di costruzioni, il risultato non cambia.

Giocare nella natura

I bambini hanno bisogno di correre in spazi aperti in piena libertà, senza la pressione dei genitori che troppo spesso intimano: “stai attento”, “no, non lo fare” oppure “così cadi”, ecc.  I piccoli hanno bisogno di rischiare (nei limiti del possibile ovviamente), per veder crescere la fiducia in se stessi e l’autostima.

“‘Non esiste il brutto tempo, ma solo vestiti sbagliati’, dice un proverbio danese. Non lasciatevi scoraggiare dal brutto tempo. I bambini amano giocare sotto la pioggia, sotto la neve e al freddo. Mettetevi un cappotto in più, infilate gli stivali da pioggia e ricordate che dipende tutto dai punti di vista”.

I bambini vedono meraviglie ovunque, anche in un gruppo di formiche al lavoro. Assecondateli nella loro magia e ascoltateli davvero.

All’aperto si possono fare cacce al tesoro, giocare con l’acqua, fare un picnic, arrampicarsi sugli alberi e tanto, tantissimo altro.

Giochi digitali

Non poteva mancare una parte del libro dedicata ai giochi digitali che ormai sono parte integrante della vita dei nostri figli. Jessica Alexander consiglia di sceglierne adatti all’età dei bambini, magari tra quelli più utili e educativi, ad esempio giochi in cui si utilizzano lettere o numeri. Si può anche girare un video insieme a tutta la famiglia.

“Nel nostro nuovo mondo, anche gli schermi possono fare da terzo in comune e aiutarci a comunicare. Leggere un e-book insieme, guardare un film o giocare a un video-game, sono tutti esempi in cui lo schermo è il terzo in comune e in cui l’attività viene svolta insieme ai figli” si legge nel libro.

Fonte: Il metodo danese per giocare con tuo figlio in modo sano e intelligente

Leggi anche:

Источник: https://www.greenme.it/vivere/speciale-bambini/metodo-danese-giocare-bambini/

Gravidanza
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