Il calcio: lo sport più amato dai bambini

Calcio per bambini: fa bene?

Il calcio: lo sport più amato dai bambini

Il calcio come sport per bambini fa bene? È presto detto: fa molto bene allo sviluppo psico-sociale e muscolo-scheletrico del bambino. Attenti, però, agli svantaggi.  

Calcio sì o calcio no?Il calcio per bambini: fa bene? Scegliere uno sport per bambini è senza dubbio una grande responsabilità del genitore il quale dovrà tenere conto di diversi fattori prima di iniziare il proprio figlio all’attività sportiva. Dovrà considerare le inclinazioni del bambino, cosa questi ama fare e come ama o amerebbe trascorrere il tempo libero.

Inoltre dovrà valutare anche i risvolti fisici e motori di una determinata attività sportiva. Il calcio, in quanto sport nazional-popolare, riscuote parecchio successo tra genitori e bambini ma non è uno sport completo a tutto tondo tale da garantire l’armonioso sviluppo dei più piccoli. Eppure sono tantissime le scuole-calcio e numerosi sono i bambini che vorrebbero iscriversi.

Giocare a calcio è una prerogativa di molti bimbi soprattutto italiani in quanto è lo sport più praticato e seguito al mondo. Infatti ben 3 miliardi di persone sostengono il calcio a vario titolo: sia come tifosi che come giocatori a vario livello.

È per questo che occorre valutare i pro e i contro di tale attività onde poter scegliere, in maniera informata e completa, se praticarlo o no.

 I vantaggi del calcio per bambini

Il momento del gioco per i bambini segna il loro sviluppo psico-fisico. Ed è proprio attraverso la palla che c’è il loro primo approccio ludico.

La palla stimola il movimento ed il coordinamento di braccia e gambe tirandola a sé o spingendola.

Infatti è un gioco fondamentale tanto da non mancare mai nel “corredo giocattoli” di un bambino il quale ha sin da subito familiarità con quest’oggetto.

In particolare il gioco del calcio offre un ventaglio di vantaggi, primo fra tutti lo sviluppo della muscolaturainferiore unito all’elasticità muscolare e allo sviluppo osseo.

Infatti giocare a calcio rende agili, scattanti e vigorosi soprattutto negli arti inferiori.

Inoltre l’allenamento calcistico alterna l’allenamento aerobico a quello anaerobico offrendo una maggiore protezione contro le malattie cardio-vascolari prevenendo anche l’obesità: più ossigeno e meno massa grassa.

Altro vantaggio da tenere in considerazione è la fortissima socializzazione! Avrai sicuramente in mente immagini di bimbi felici, di tutte le nazionalità e di tutte le estrazioni sociali, rincorrere un pallone. Il calcio è un gioco di squadra davvero potente sotto il profilo della tessitura di rapporti interpersonali e dell’inclusione sociale.

Grazie al calcio i bambini imparano presto il rispetto delle regole di gioco, il rispetto dell’avversario, il rispetto della figura del capitano, lo spirito di gruppo e il rispetto dell’allenatore, figura guida e maestra.

Anche la costanza nell’allenamento favorisce il senso di responsabilità del bambino.

Pertanto, in sintesi: forte socializzazione, rispetto delle regole e del gioco di gruppo, impegno, miglioramento muscolo-scheletrico e prevenzione delle malattie cardio-vascolari sono i vantaggi indiscussi del gioco del calcio.

Gli svantaggi del calcio per i bambini

E veniamo ora alla nota dolente, ovvero agli svantaggi di questo sport. Il calcio è uno sportasimmetrico nel senso che tende a far sviluppare soltanto la parte bassa del corpo.

I bambini, invece, dovrebbero sviluppare in modo armonico tutto il corpo.

Per giocare a calcio è richiesto un forte senso di coordinamento fisico ma non è richiesto un altrettanto sviluppo delle braccia, per esempio, mentre è richiesta una buona forza nelle gambe e a furia di tirar calci queste si sviluppano più intensamente.

Inoltre un altro svantaggio del calcio è l’elevata traumaticità. In altre parole, giocando a calcio il bambino ha più probabilità di infortunarsi sia per contatto con altri giocatori, sia cadendo o slogandosi una caviglia.

Spesso i bambini non sanno ancora come cadere o affrontare uno scontro fisico ed è abbastanza comune che ritornino a casa dopo gli allenamenti o dopo una partita con una caviglia gonfia o con un ginocchio molto dolorante, nella migliore delle ipotesi.

Tuttavia l’aspetto traumatico del calcio non si limita solo agli scontri fisici o alle cadute ma si estende anche alle vertebre che sono interessate da una forte e costante sollecitazione tale da provocare, specie nei portieri ed in particolare in età adulta, ernie del disco.

Ma niente paura: è necessario avere l’accortezza di fare sempre stretching dopo le partite, anche quelle disputate in giardino o in cortile. Il calcio ha, come visto, il merito di essere uno sport aggregante ed uno sport che può essere praticato davvero ovunque e da chiunque.

Questo aspetto, tuttavia, mostra anche la faccia svantaggiosa del calcio: la socializzazione negativa.

In altri termini, in quanto gioco non controllato e di strada, potrebbe mettere in contatto i bambini con persone con scarso spirito sportivo, violente, maleducate e impertinenti.

Tale aspetto potrebbe essere meno sentito all’interno di scuole calcio o di associazioni in cui viene effettuata una certa selezione a monte. Un altro problema legato al calcio è lo spirito di emulazione di falsi miti da parte dei bambini.

Questi ultimi sono ottimi osservatori e se è vero che l’educazione passa attraverso l’esempio, il calcio offre alcuni modelli proprio da non seguire.

I calciatori spesso si consegnano alla stampa come miti dalla vita agiata e dissoluta, senza spirito di sacrificio, immersi in una realtà in cui tutto si può fare e avere come denaro, donne, automobili, sostanze stupefacenti e lussi sfrenati.

La vita di un calciatore è dedizione e sacrificio e solo così si può accedere ad alti livelli ed è bene che questo messaggio arrivi ai piccoli amanti del calcio proprio dai grandi campioni.

Quando si inizia a giocare a calcio?

Si comincia a giocare a calcio già a partire dai 3 anni. In tali casi, però, l’allenamento che si andrebbe a fare non è finalizzato all’agonismo o alla partita domenicale ma allo svolgimento di esercizi propedeutici all’attività calcistica. Gli esercizi dovrebbero riguardare tutto il corpo e non solo la parte inferiore del bambino.

L’obiettivo è quello di garantire uno sviluppo corporeo completo per favorire coordinamento, resistenza, forza, elasticità e velocità. Nel mini calcio il numero dei giocatori è minore, le porte sono più piccole, il campo è ridotto e non ci sono ruoli.

Lo scopo è proprio quello di divertirsi e di fare attività fisica che sia imprescindibilmente volta al benessere psico-fisico del bambino.

L’allenamento vero e proprio comincia verso i 7 o 8 anni, età in cui il bambino apprende anche schemi e tattiche di gioco. L’agonismo, poi, viene praticato dai 10 ai 12 anni. In questa fascia d’età il bambino non solo riesce a coordinarsi bene a livello neuro-muscolare, ma sa dosare forza, resistenza e velocità.

Quanto costa giocare a calcio?

 Il calcio è uno sport democratico in quanto tutti possono praticarlo ed in qualunque posto.

Basta avere una palla e si gioca ovunque: per strada, al parco, in uno spiazzo, in un campo, nel cortile di casa o, per i più piccoli, in casa stessa.

La palla non deve essere per forza di un buon cuoio: è sufficiente anche un normale pallone in gomma. Se i bambini hanno modo e fantasia, riescono anche a costruire delle porte con dei mezzi di fortuna ed il gioco è fatto.

Tuttavia un conto è organizzare una partitella in cortile ed un conto è praticare il calcio come sport che non è proprio a costo zero. Tale richiesta è particolarmente forte e sentita in Italia dove fioccano numerose scuole calcio.

Oltre i costi mensili per l’iscrizione a tali scuole, alla squadra di quartiere, all’oratorio o ad associazioni dilettantistiche, ci sono le spese per i completi, per il borsone, per le scarpe da calcio (da cambiare anche con una certa frequenza) e per il trasporto dei bambini impegnati, di domenica in domenica, in campi di gioco diversi e spesso lontani dalla propria città o dal proprio paese.

I costi di iscrizione alle scuole-calcio vanno dai 200 ai 400 euro mensili. A questi costi bisogna aggiungere anche quelli per l’iscrizione a eventuali tornei o a campus estivi. Le spese aumentano per le iscrizione a scuole calcio prestigiose o alle accademie dove si studia e si impara a giocare a calcio. Ma questo è davvero solo per benestanti.

I genitori dei “baby calciatori”

È abbastanza pacifico che la maggior parte dei bambini che pratica un determinato sport lo fa perché spinto o indirizzato dalle passioni dei genitori. In Italia sono moltissimi i tifosi di calcio e moltissimi i genitori che sperano nella carriera calcistica del figlio.

Sono affascinanti le storie di moltissimi giocatori blasonati che, partendo da zero ed in povertà, con costanza, allenamento e anche un pizzico di fortuna, sono arrivati a livelli altissimi.

Pensiamo a Cristiano Ronaldo, Ronaldo, Ronaldinho, George Best: questi i casi più famosi a livello internazionale. Dando uno sguardo all’Italia pensiamo ad Antonio Cassano o a Totò Schillaci.

 Le storie di questi giocatori sono vere e proprie favole moderne che fanno sperare le nuove leve del calcio ma soprattutto i genitori che vorrebbero vedere i loro figli segnare goal in Serie A.

I primi sostenitori dei “baby calciatori” sono proprio i genitori che, dalle tribune, li seguono in ogni partita, li incoraggiano ad ogni allenamento, li motivano e li spronano negli spogliatoi.

Alcune volte anche troppo, oserei dire! Non sono rari i casi di litigi tra genitori sugli spalti dove, forse, l’agonismo è sentito ancor più che in campo.

Eppure questo tipo di fanatismo non fa bene allo sport e non fa bene ai figli in quanto mostra solo un pessimo esempio ed una falsa sportività.

Credere nelle capacità dei propri bambini è un ottimo modo per incentivare l’autostima. L’importante, però, è non creare delle false aspettative nei figli e bisogna sempre essere attenti alle loro reali inclinazioni.

Spesso la volontà dei padri o delle madri non coincide con quella dei figli che, anche se bambini, sanno bene come preferiscono spendere le loro energie ed il loro talento. Chiaramente sotto la supervisione e l’attenzione genitoriale, sia chiaro. Inoltre solo un giocatore su 5 mila arriva in serie A.

Questo è un dato importante da considerare prima di sborsare tanto denaro per i vivai calcistici senza aver preso in considerazione sia il talento che le vere propensioni dei figli.

Calcio e divertimento

Alla luce di quanto detto il calcio risulta essere uno sport che fa bene ai bambini con le dovute accortezze: bisogna affiancare degli esercizi per la parte superiore del corpo all’allenamento calcistico vero e proprio.

O al più bisogna accertarsi che la scuola calcio o l’a.s.d. si preoccupino di garantire al bambino un allenamento completo. Tuttavia ciò che fa stare davvero bene il bambino è lo spirito e l’entusiasmo con i quali si approccia a qualsiasi attività.

Il divertimento è d’obbligo quando si parla di pargoli e l’agonismo va messo sicuramente da parte per dare maggior spazio all’aspetto ludico di uno sport.

In questa prospettiva il calcio risulta uno sport divertente e da intraprendere, aperto sia ai bambini che alle bambine (non sono rari in Italia casi di squadre femminili o miste di calcio).

La condivisione dei propri progressi con il resto della squadra è un modo per rinsaldare i rapporti e sperimentare la convivenza e la condivisione all’interno di un gruppo. Si impara non solo ad esultare per un goal ma anche a metabolizzare la delusione di una sconfitta e mettere a disposizione della squadra il meglio di sé.

Ecco, in questo senso il calcio offre davvero un insegnamento davvero importante: saper vincere e saper perdere, cadere e rialzarsi (non solo in senso metaforico), dare il meglio di sé ed essere consapevole dei propri limiti, saper organizzare la propria zona o il proprio spazio e mettersi a disposizione della squadra.

In questo senso ed in quest’ottica il calcio è uno sport da provare almeno una volta nella vita!

Di VALENTINA CALASSO

Источник: https://www.laleggepertutti.it/246527_calcio-per-bambini-fa-bene

La pratica sportiva tra bambini e ragazzi

Il calcio: lo sport più amato dai bambini

È noto come l’emergenza Covid abbia inciso sulle opportunità educative dei più giovani, con la necessità di dover seguire le lezioni da remoto.

Se lo strumento della didattica a distanza ha perlomeno offerto una possibilità alternativa, soprattutto nelle settimane di chiusura totale, non sono mancati i disagi per bambini e famiglie.

Dalla carenza di connessioni veloci in molte parti del paese alla necessità di condividere i dispositivi con genitori e fratelli, specie nei nuclei più numerosi.

È stato invece molto meno approfondito l’impatto su bambini e ragazzi della chiusura di impianti sportivi, parchi e in generale luoghi dove fare sport. Al pari dell’educazione, si tratta di un aspetto da non sottovalutare.

Lo sport ha un ruolo chiave nella crescita dei bambini.

Nel parlare comune, sport e attività fisica vengono solitamente relegate, pensando ad esempio all’ambito scolastico, al rango di materie non essenziali. Una visione ristretta, che è stata superata dalla letteratura scientifica e dalle linee guida a livello internazionale.

Il report completo in formato pdf

Lo sport incide sullo sviluppo fisico, psicologico e sociale del bambino. Contribuisce ad una crescita sana ed equilibrata, ma anche alla possibilità di instaurare relazioni con i coetanei e gli adulti, in un contesto di gioco.

Contesto che permette di apprendere valori come il rispetto delle regole e degli avversari, la lealtà verso i compagni e la squadra, la dedizione personale. L’attività sportiva può essere il veicolo attraverso cui trasmettere questi insegnamenti e per migliorare la consapevolezza di sé e del proprio corpo.

È per queste ragioni che tutti i paesi europei prevedono l’educazione fisica come materia scolastica obbligatoria (Eurydice, 2013).

18,6% dei giovani tra 6 e 24 anni non praticava nessuno sport o attività fisica prima della pandemia.

Nel 2019, quindi già prima delle chiusure causate dal Covid, quasi un giovane su 5 era sedentario. Oltre il 18%, tra i bambini di 6-10 anni e gli adolescenti di 15-17 anni. Quasi il 16% nella fascia 11-14 anni. Oltre il 40% tra i più piccoli, i bambini di 3-5 anni.

Si tratta di dati che in realtà rappresentavano un miglioramento rispetto agli anni precedenti. Tra i ragazzi in età scolare, il calo dei sedentari si rileva soprattutto nelle fasce 6-10 e 11-14.

Rispetto al 2015, la percentuale di minori che non praticano nessuna attività fisica è scesa di 2,7 punti tra i primi e di 5 punti tra i secondi.

Anche tra i 15-17enni si rileva una riduzione netta della sedentarietà nell’arco del decennio, ma negli ultimi 3 anni la tendenza al calo sembra essersi interrotta.

La riduzione della sedentarietà tra i giovani, peraltro, ha riguardato in modo piuttosto nitido anche la fascia più giovane, quella di età compresa tra i 3 e i 5 anni.

Una classe particolare, dove anche per la giovane età storicamente l'attività sportiva è molto meno frequente.

Eppure rispetto agli inizi del decennio scorso, in cui la quota di sedentari sfiorava il 50%, nell'ultimo biennio rilevato si è registrata una contrazione.

La pandemia è quindi intervenuta in un contesto dove la sedenterietà tra i minori si stava riducendo. È ancora presto per stimare con precisione l'effetto dell'emergenza su questo fronte.

Ma il nuovo scenario ha sicuramente reso più difficile non solo l'apprendimento in classe, ma anche la possibilità di fare sport per bambini e ragazzi.

Una fascia d'età per cui, rispetto alle altre, è più frequente svolgere attività fisica in strutture chiuse e sono molto più praticati gli sport di squadra.

Gli sport praticati da bambini e ragazzi

Il punto da cui partire è infatti il tipo di attività sportiva praticata e soprattutto il contesto in cui questa viene svolta.

Nella popolazione italiana, in media, negli anni precedenti l'emergenza era emerso un significativo aumento della pratica sportiva all'aperto, anche in modo non strutturato, indipendente dall'utilizzo di impianti.

Ma si tratta di un tipo di pratica sportiva molto meno frequente per bambini e ragazzi. Per i minori l'attività fisica avviene in contesti maggiormente strutturati, ed è spesso svolta in spazi al chiuso.

È perciò verosimile che su di loro le restrizioni seguite alla pandemia abbiano pesato in misura maggiore.

La pratica all’aperto, indipendentemente dal fatto che si tratti o meno di luoghi attrezzati, aumenta al crescere dell’età, con livelli più alti a partire dai 35 anni, mentre i bambini e i giovani praticano più spesso in impianti sportivi al chiuso.

– Istat, La pratica sportiva in Italia (2017)

Tra i bambini e ragazzi è più frequente fare sport in ambienti e contesti strutturati, anche se le discipline praticate variano anche in base all'età e al genere.

Tra i più piccoli (3-10 anni) il nuoto è uno dei più praticati: il primo tra le bambine (48,7% di chi fa sport) e il secondo tra i bambini (39,4%), a poca distanza dal calcio (43,7%).

Nell'infanzia gli sport acquatici sono molto più diffusi rispetto agli adulti, dove restano comunque la terza disciplina più menzionata (in media lo pratica il 21,1% delle persone che fanno sport).

Tra gli adolescenti maschi (11-19 anni) si conferma la prevalenza del calcio (58,4%), del nuoto (18,9%, in calo rispetto al 39,4% rilevato a 3-10 anni), seguiti da pallacanestro, ginnastica e arti marziali (tutti attorno al 10% circa). Tra le adolescenti i più citati sono danza (28%), ginnastica (25,1%), nuoto (al terzo posto con il 23,2% dei praticanti, in calo rispetto al 48,7% della fascia 3-10 anni) e atletica leggera, footing e jogging (10,7%).

45,4% delle ragazze tra 6 e 24 anni fa sport in modo continuativo. Tra i maschi della stessa età la quota sale al 58,5%.

Gli sport praticati sono cambiati nel corso degli anni.

Tra le bambine con meno di 10 anni è aumentata soprattutto la categoria residuale degli altri sport (comprendente quelli nautici, altri con la palla come rugby e pallamano, etc.).

Questi aumentano di 5,6 punti, passando dal 6,2% al 11,8%. Incremento simile anche per il nuoto (+5,4 punti) e la ginnastica (+4,3). Diminuiscono soprattutto gli sport invernali (-2,5) e il calcio (-0,9).

Tra le ragazze di 11-19 anni la crescita maggiore (quasi 4 punti) si registra per danza, atletica e altri sport.

Anche in questo caso a diminuire sono soprattutto sport invernali (-2,8), calcio (-0,7) e pallavolo (-0,7).

Quest'ultima resta comunque il quarto sport più indicato dalle giovani (22,3%).

Rispetto al passato, i maschi con meno di 10 anni praticano di più soprattutto le arti marziali (+3,9 punti), gli altri sport (+2,6), l'atletica leggera (+1,7) e il calcio (+1,4). Mentre si assiste alla riduzione di ginnastica (-4,5), sport invernali (-3,8) e nuoto (-3,3).

I giovani che non fanno sport

Accanto a bambini e ragazzi che fanno sport con continuità, una quota non irrilevante di giovani – attorno a 1 su 5 – non pratica alcuna attività.

La sedentarietà comporta rischi per la salute, specialmente laddove associata ad altri stili di vita poco sani, ad esempio per quanto riguarda l'alimentazione (ministero della salute, 2019), con conseguente sovrappeso ed obesità.

Al contrario, fare movimento fin dall'infanzia e acquisire uno stile di vita attivo, è essenziale per una crescita sana.

Physical activity is important across all ages. Active play and recreation is important for early childhood as well as for healthy growth and development in children and adolescents. Quality physical education and supportive school environments can provide physical and health literacy for long-lasting healthy, active lifestyles.

– Oms, Global action plan on physical activity 2018–2030 (2018)

Ma quali sono le motivazioni che portano bambini e ragazzi a non praticare alcuno sport? Sulla sedentarietà possono incidere numerosi fattori, che spesso cambiano anche in base all'età del minore. Tra i più piccoli, nella fascia 3-5 anni, il motivo indicato più spesso per la mancata pratica sportiva è l'età del bambino.

Nelle altre classi di età, l'inattività viene ricondotta a una mancanza di tempo e interesse. Tali risposte crescono all'aumentare dell'età del bambino. Ma non sono infrequenti anche cause legate alla condizione economica del nucleo familiare.

Queste riguardano il 20% dei ragazzi tra 11 e 17 anni e quasi il 30% dei bambini tra 6 e 10 anni.

Altra causa non irrilevante è quella legata alla mancanza di impianti o la scomodità degli orari di apertura (circa un decimo delle risposte dai 6 anni in su).

La disomogeneità dell'offerta sul territorio di servizi sportivi e impianti, ci conduce all'importanza di valutare soprattutto in chiave locale le differenze nell'accesso alla pratica sportiva.

Nel confronto tra regioni, l'attività sportiva per i giovani tra 3 e 17 anni risulta più frequente soprattutto nel Lazio, in Umbria e Toscana.

In base ai dati elaborati per il gruppo Crc in queste regioni la quota di minori che fa sport con continuità supera il 60%. Mentre le regioni al di sotto della media nazionale sono tutte del mezzogiorno.

In particolare in Campania e Sicilia meno di un terzo dei bambini e ragazzi pratica sport con continuità.

Si tratta di dati precedenti l'emergenza Covid, ma già in grado di indicare alcune tendenze significative. Purtroppo è ipotizzabile che oggi tra gli ostacoli allo svolgimento dell'attività sportiva ve ne siano almeno due indipendenti dalla volontà del minore e della sua famiglia.

In primo luogo, la condizione economica del nucleo d'origine può essere uno dei fattori che incidono. In questo senso, il fatto che le regioni agli ultimi posti per pratica sportiva continuativa tra i minori siano Calabria, Campania e Sicilia fa riflettere.

Si tratta delle regioni dove, in base alle rilevazioni censuarie, si registrava la quota più elevata di famiglie in disagio.

In secondo luogo, un altro fattore cruciale è anche l'offerta di impianti disponibile sul territorio. La carenza di strutture, la mancata manutenzione, l'assenza di soggetti che le gestiscano in modo strutturato e continuativo è sicuramente uno degli elementi più importanti, come messo in luce anche dalle rilevazioni dell'istituto nazionale di statistica.

L’attitudine alla pratica sportiva non è omogenea nelle diverse regioni del paese anche, verosimilmente, per una differente disponibilità di strutture organizzate.

– Istat, La pratica sportiva in Italia (2017)

Per queste ragioni, nel corso del report ci concentreremo soprattutto sull'offerta di servizi e impianti sportivi. Nel prossimo capitolo analizzeremo la presenza di aree sportive all'aperto nelle città.

Si tratta di tutte le superfici all’aperto adibite a campi sportivi, piscine, campi polivalenti, aule verdi e altri spazi con funzioni ludiche e ricreative.

Luoghi diventati essenziali in quest'emergenza, anche per la pericolosità di praticare sport in ambienti chiusi

Nel capitolo successivo, approfondiremo la presenza di impianti sportivi nelle scuole, come palestre e piscine. L'educazione motoria è parte integrante di tutti i programmi scolastici europei, proprio per le possibilità offerte dallo sport in termini di socialità e apprendimento.

Ma la presenza di queste strutture rappresenta anche qualcosa di più.

Una palestra scolastica può essere utilizzata anche per attività pomeridiane, nell'ottica di promuovere lo “sport per tutti”, costituendo valore aggiunto per il territorio in cui si trova, oltreché un presidio sociale con grandi potenzialità.

Foto credit: luvmybry (Pixabay) – Licenza

Источник: https://www.openpolis.it/esercizi/la-pratica-sportiva-tra-bambini-e-ragazzi/

Il calcio è lo sport più bello del mondo

Il calcio: lo sport più amato dai bambini

Calcio, calcio, calcio. Chissà quante volte avremo sentito queste parole, chissà perché ogni bambino è affascinato nel vedere un pallone, chissà quante volte abbiamo desiderato di prenderci una pausa e dare due calci ad una palla, insieme agli amici di sempre.

Il calcio è lo sport più conosciuto e praticato al mondo. Sia a livello professionistico che amatoriale, il calcio è entrato a far parte della vita di tutti noi, nessuno escluso.

Al calcio spesso abbiniamo ricordi indelebili della nostra vita, spesso concilianti vittorie epiche, come i mondiali del 1982 e del 2006, che hanno caratterizzato due generazioni diverse.

Le origini del calcio

Nell’antichità, ci sono state varie forme primitive del calcio. Diverse culture e tradizioni hanno contribuito alla nascita di questo sport. Dal Giappone alla Grecia, passando per l’Italia, arrivando fino alla Gran Bretagna.

All’Università di Cambridge, nel 1848, vennero stilate le prime regole basi del gioco. A Sheffield invece, nel 1857, fu fondata la prima squadra di calcio. Dopo il successo britannico, fu esportato in tutta Europa, fino ad arrivare in Oceania e Sud America, grazie agli emigranti inglesi.

Nel 1904, vista l’enorme diffusione della passione calcistica, fu istituita la FIFA, Federation Internationale de Football Association, a cui si affiliarono le varie Federazioni nate nel frattempo.

Valori e principi nel calcio

“Il Codice Europeo di Etica Sportiva presuppone sia il diritto dei bambini e dei giovani a praticare uno sport e a trarne soddisfazione, sia le responsabilità delle istituzioni e degli adulti nel promuovere il Fair Play e nel garantire che questi diritti vengano rispettati”.

Fatta questa premessa, si riscontra che in Italia ci sono oltre 7 mila scuole calcio, quasi quante le scuole secondarie di primo grado.

Questo perché anche nell’angolo più nascosto del mondo, i bambini nascono con la passione del pallone.

 Chi da piccolo non hai mai dato un calcio ad una palla?

Nessuno può negare che il calcio sia lo sport più amato. Ti fa sognare, sognare di diventare un grande campione, indossare la maglia della squadra del cuore, la fascia da capitano ed i sogni sono l’essenza dell’infanzia e dell’adolescenza.

Le partite sotto casa, le partite sui prati, con l’odore dell’erba e la compagnia degli amici o come le partite sulla sabbia, durante il periodo estivo.

Ma il calcio non è solo un gioco, ha dei valori che lo rappresentano: onestà, lealtà, correttezza, coraggio, tenacia, senso dell’appartenenza, rispetto per l’avversario e spirito di sacrificio.

Codice etico del calcio

L’attività calcistica giovanile viene regolata tenendo conto presente, in maniera prioritaria, quanto riportato dalla “Carta dei diritti dei bambini” (New York – Convenzione sui Diritti del Fanciullo del 20/11/1989) e dalla “Carta dei diritti dei ragazzi allo Sport” (Ginevra 1992 – Commissione Tempo Libero O.N.U.) ai quali si deve guardare con particolare attenzione, in modo che ad ogni bambino e bambina siano assicurati:

  • IL DIRITTO DI DIVERTIRSI E GIOCARE;
  • IL DIRITTO DI FARE SPORT;
  • IL DIRITTO DI BENEFICIARE DI UN AMBIENTE SANO;
  • IL DIRITTO DI ESSERE CIRCONDATI ED ALLENATI DA PERSONE COMPETENTI;
  • IL DIRITTO DI SEGUIRE ALLENAMENTI ADEGUATI AI LORO RITMI;
  • IL DIRITTO DI MISURARSI CON I GIOVANI CHE ABBIANO LE LORO STESSE POSSIBILITÀ’ DI SUCCESSO;
  • IL DIRITTO A PARTECIPARE A COMPETIZIONI ADEGUATE ALLA LORO ETA’;
  • IL DIRITTO DI PRATICARE SPORT IN ASSOLUTA SICUREZZA;
  • IL DIRITTO DI AVERE I GIUSTI TEMPI DI RIPOSO;
  • IL DIRITTO DI NON ESSERE UN “CAMPIONE”.

Questo codice etico rappresenta l’impegno per stabilire regole chiare di comportamento nella ricerca di valori positivi nello sport giovanile.

Con la collaborazione delle parti interessate nella formazione e nella preparazione dell’atleta, come la famiglia, i dirigenti, gli allenatori e i giudici di gara, debbano avere un solo obiettivo: quello di formare giovani calciatori, ma soprattutto persone, contribuendo alla loro crescita professionale, umana e individuale.

La vera vittoria consiste nel formare la coscienza e la conoscenza, propria e altrui, nel settore agonistico e soprattutto nel settore giovanile e ricordare che gli atleti devono praticare il gioco del calcio per divertirsi e per “fare gruppo” con gli altri giovani, eliminando qualunque forma di discriminazione.

“La forza del lupo è il branco, la forza del branco è il lupo”, soprattutto nel calcio

Squadra e gruppo, non sono la stessa cosa e non vanno confusi. Il gruppo è l’elemento alla base della squadra. Il gruppo si forma svolgendo un’attività in comune.

Nel gruppo ogni giocatore ha dei ruoli, ma non ben delineati e assoluti, il gruppo è un’entità propria, la sua caratteristica non deriva dalla somma delle caratteristiche degli individui che compongono il gruppo, ma bisogna ricercarla nelle dinamiche che si creano al suo interno.

Caratterizza una squadra rispetto ad un gruppo i ruoli, che sono più definiti in funzione del tipo di gioco che si vuole fare. Un giocatore dovrà sempre rispettare le disposizioni del mister anche quando sono in contrasto con le proprie convinzioni.

L’allenatore e lo spirito di una squadra di calcio

Le testimonianze, sull’importanza del gruppo nel calcio e non solo, di due allenatori italiani, che ci fecero gioire, in anni diversi: Enzo Bearzot e Marcello Lippi.

Le parole di Bearzot, negli spogliatoi, dopo la partita con il Camerun, nei Mondiali di Spagna del 1982.

“Ragazzi, credo di aver messo in campo la squadra migliore. Penso che gli schemi provati e riprovati in allenamento siano i migliori oggi praticabili. Sono anche convinto che in quest’occasione nessuno di voi abbia giocato da campione qual è.

Nessuno ha saputo tirar fuori ciò che ha dentro, le qualità che ha e per le quali ho scelto di farlo giocare come titolare. Siete dei campioni, ma non riuscite a dimostrarlo. State giocando undici partite individuali, anziché giocare una partita sola tutti insieme.

E così facendo nessuno di voi riesce a dare il meglio di sé e non riuscite neanche a stimolare gli altri a fare altrettanto. Per la prossima partita, io non farò grandi cambiamenti.

Sta a voi farli. Sta a voi cercare nel vostro intimo la capacità di esprimere quello che avete. Sta a voi dimostrare di essere dei veri campioni. E potete farlo solo giocando non per voi stessi, ma l’uno per l’altro”».

Stesso spirito, stessa tenacia nelle parole di Lippi, dopo la vittoria nel Mondiale del 2006, disputato in Germania.

“Ho sempre pensato che una squadra non possa essere composta da due o tre giocatori che ti fanno vincere due o tre partite.

Per vincere un campionato del mondo è determinante che quello più bravo non si senta il più bravo. Ma che siano altri a considerarlo il più capace, perché solo allora si metteranno, naturalmente, al suo servizio. E questo avviene se il più talentuoso non pretende che gli altri lo considerino tale.

Per realizzare la continuità è fondamentale il ruolo del gruppo ed è essenziale la complicità fra tutti i giocatori. È determinante che ciascun calciatore pensi: “Io mi metto a disposizione di tutti”, e non “Voglio tutti a mia disposizione”.

Noi abbiamo vinto i Mondiali come squadra e non perché fossimo i più forti in assoluto. Ho avuto la fortuna di avere dei giocatori fantastici che hanno compreso, esaltato ed oggettivato il concetto di “gruppo”.

I benefici del calcio

Il calcio è uno sport adatto per i bambini?

Come ogni altra attività sportiva, presenta dei benefici e degli aspetti negativi, che vanno valutati durante il processo di scelta.

Il fattore età è da tener bene in conto

A tre anni è troppo presto per scendere in campo e palleggiare, non si possiedono ancora le abilità di coordinazione e percezione del corpo, necessarie per poter prendere parte ad un gioco così complesso.

L’età migliore per iniziare è di sei anni, quando lo sviluppo del corpo e di queste abilità è già più affinato.

Il calcio è uno sport molto avvincente, che si inizia per divertimento e che molto spesso sviluppa una passione così forte da accompagnare un individuo per una vita intera.

Come il calcio aiuta a crescere

Questo è senza dubbio un grosso punto a suo favore: abituarsi già dalla più tenera età ad un’attività fisica regolare è importante per evitare di sviluppare patologie tipiche di uno stile di vita sedentario come obesità, problemi alle ossa e disturbi cardiaci.

Oltre a questo vantaggio nel lungo periodo, il calcio è anche un grande alleato per la crescita dei bambini: potenzia e rinvigorisce i muscoli, fortifica il cuore e permette di sviluppare una buona resistenza alla fatica.

Ma non è solo il corpo a trarre benefici da questa disciplina.

Essendo uno sport di squadra, infatti, il calcio favorisce la socializzazione con i pari, importantissima per i bambini, aiutando a sviluppare concetti come condivisione, collaborazione e rispetto.

È inoltre un grande alleato nella costruzione di una solida autostima. 

Aiuta ad aumentare la fiducia in sé stessi e nei propri mezzi e imparare ad accettare le sconfitte: grazie al supporto della squadra si impara a vivere il fallimento come parte della vita, e a superarlo con positività.

Oltre a questi importanti benefici, esistono però anche degli aspettinegativi, da tenere in considerazione prima di portare il proprio bambino ad allenarsi.

Il possibile rischio di infortuni nel calcio

In campo il contatto fisico è all’ordine del giorno, e può capitare che gli scontri finiscano con una caviglia slogata o un braccio rotto.

Inoltre, alcune articolazioni e fasce muscolari vengono sollecitate a volte più del dovuto, facilitando stiramenti e altri tipi di disturbi ossei.

Per scongiurare questi pericoli è importante seguire unapreparazione atletica scrupolosa e giocare su terreni adatti, anche se a volte nemmeno questi accorgimenti sembrano bastare.

Tenendo presente questo quadro generale di pro e contro, sta poi al genitore, e ai bambini,  capire se il calcio possa essere o meno lo sport giusto o se, al contrario, sia meglio puntare su altre discipline.

Differenze tra Calcio, Calcio a 5 e Calcio a 8

Il calcio a 5 si differenzia dal calcio non per le regole basilari, ma per le dimensioni del campo e del numero dei giocatori.

Le due squadre schierano 5 giocatori ciascuna, le partite durano 60 minuti e si disputano due tempi di 30 minuti effettivi.

Non vi è fuorigioco, le rimesse laterali si battono con i piedi ed è possibile operare sostituzioni senza limiti. Inoltre, le squadre hanno a disposizione un time out a tempo, da un minuto.

Diversa è anche la gestione dei falli.

Le infrazioni sono le stesse del calcio, ma come nel basket, dal sesto fallo commesso in un solo tempo, viene accordato un tiro libero.

Le partite si svolgono su campi di dimensioni ridotte a quello del calcio, usando anche porte e palloni anch’essi più piccoli.

Il calcio a 8 o calciotto, è un misto tra calcio e calcio a 5.

Anche in questo caso le differenze principali sono la durata dei tempi, da 25 minuti ciascuno, le dimensioni del campo e del pallone.

Il calcio è vita

Non basterebbero infinite pagine per descrivere l’emozioni e le sensazioni che si provano nel giocare a calcio.

A prescindere dal risultato, anche se vincere fa sempre bene ed esultare per un goal è indescrivibile, la condivisione di momenti con i nostri compagni, riuscire ad arrivare ad un obiettivo attraverso lo spirito di squadra, sono elementi fondanti per vivere una vita felice, fatta di passione e sacrificio, ma che spesso sa regalare gioie uniche.

Источник: https://marymountsport.it/il-calcio-e-lo-sport-piu-bello-del-mondo/

Gravidanza
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