Il bullismo è un reato: cosa dice la legge

Bullismo è un reato

Il bullismo è un reato: cosa dice la legge

L'avvocato ci spiega in che modo la legge tutela le vittime di bullismo. Perché il bullismo è un reato

Il bullismo è un fenomeno in cui uno o più bambini o adolescenti assume atteggiamenti prepotenti e prevaricatori nei confronti di un altro e secondo la legge è un reato. Quali sono le tutele legali nei confronti della vittima?

Cos'è il bullismo

Per poter parlare di bullismo è necessario che ricorrano alcune caratteristiche.

  • Innanzitutto i protagonisti del fenomeno (vittime e bulli) devono essere ragazzini o adolescenti e condividere il medesimo contesto (scolastico o di gioco).
  • Inoltre, le azioni dei bulli devono essere intenzionali, ovvero compiute per puro divertimento o per cagionare un danno alla vittima.
  • Esse, poi, devono protrarsi nel tempo. Tra chi tiene il comportamento e chi lo subisce, infine, deve esserci uno squilibrio, ad esempio per ragioni di età o di popolarità nel contesto di riferimento, e la vittima deve essere impaurita, isolata, incapace di difendersi.

Violazioni di legge

Non c'è una legge specifica per il bullismo in Italia. Però diverse norme di legge nel codice civile, penale e nella Costituzione puniscono i comportamenti dei bulli.

I comportamenti legati al bullismo violano innanzitutto alcuni principi fondamentali della Costituzione italiana che assegna allo Stato il compito di promuovere e favorire il pieno sviluppo della persona umana in forza dei seguenti principi: uguaglianza, libertà…

Atti di bullismo

Sono atti di bullismo:

  • Insulti, offese, prese in giro;
  • Razzismo;
  • Voci diffamatorie e false accuse;
  • Violenza privata;
  • Minacce;
  • Piccoli furti;
  • Lesioni personali;
  • Aggressioni e/o giochi violenti;
  • Esclusione dal gioco;
  • Percosse;
  • Estorsione;
  • Danneggiamento di cose altrui.

Reati penali

I reati penali che si possono configurare sono molti ovvero:

  • Percosse (art. 581 del codice penale, abbreviato c.p.);
  •  Lesioni (art. 582 del c.p.),Danneggiamento alle cose (art. 635 del c.p.);
  •  Ingiuria (art. 594 del c.p.) o Diffamazione (art. 595 del c.p.);
  •  Molestia o Disturbo alle persone (art. 660 del c.p.);
  •  Minaccia (art. 612 c.p.);
  •  Atti persecutori – Stalking (art. 612 bis del c.p.) e Sostituzione di persona (art. 494 del c.p.), quando una persona si spaccia per un'altra

Violazione civile

Per chiedere il risarcimento del danno bisogna rivolgersi ad un avvocato ed intraprendere una causa davanti al tribunale civile. Il più delle volte il bullismo viola sia la legge penale che quella civile quindi può dar vita a due processi , l’uno penale e l’altro civile.

Danno risarcibile

Le tipologie di danno risarcibile sono:

  • Danno morale: sofferenze morali, turbamento dello stato d’animo;
  • Danno biologico: danno all’integrità fisica e psichica;
  • Danno esistenziale: danno alla persona, alla sua esistenza, alla qualità della vita.

Come tutelarsi?

Per attivare i rimedi previsti dalla legge penale (ad es.

per lesioni gravi, minaccia grave, molestie) è sufficiente sporgere denuncia ad un organo di polizia o all’autorità giudiziaria (questura, carabinieri, ecc.).

In altri casi la denuncia deve contenere anche la richiesta di procedere penalmente contro l’autore del reato (querela). Il processo penale può concludersi con:

  • la condanna alla reclusione del colpevole, o al pagamento di una pena pecuniaria o altre sanzioni;
  • ordine al colpevole di compiere determinate attività socialmente utili.

Responsabilità

Il bullo minorenne è imputabile? Va distinto se il bullo sia minore di 14 anni da quello tra i 14 e i 18 anni.

  • Il minore di 14 anni non è mai imputabile penalmente. Se viene però riconosciuto come “socialmente pericoloso” possono essere previste misure di sicurezza come la libertà vigilata oppure il ricovero in riformatorio.
  • Il minore tra i 14 e i 18 anni è imputabile se viene dimostrata la sua capacità di intendere e volere. La competenza a determinare la capacità del minore è del giudice che si avvale di consulenti professionali.

Talvolta, alla responsabilità diretta del bullo minorenne, si affiancano anche quella dei genitori e della scuola.

I primi, infatti, possono essere chiamati a rispondere per culpa in educando ai sensi di quanto previsto dal primo comma dell'articolo 2048 del codice civile, il quale stabilisce che “il padre e la madre, o il tutore sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela, che abitano con essi. La stessa disposizione si applica all'affiliante”.

La scuola, invece, può essere chiamata a rispondere per culpa in vigilando del personale docente, ovverosia nel caso in cui gli insegnanti non impediscano né evitino che il diritto di ogni studente a ricevere una corretta, adeguata e puntuale formazione sia compromesso.

In questo caso il riferimento normativo va al secondo comma dell'articolo 2048 c.c.

, il quale sancisce che “i precettori e coloro che insegnano un mestiere o un'arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza”.

Va comunque posto in evidenza che dietro al bullismo ci sono sempre dei disagi psicologici, non solo ovviamente della vittima, ma anche del bullo.

Il ruolo dei genitori è quindi di primo piano: essi devono capire gli stati d'animo dei figli, insegnare loro il valore delle regole, dell'autorità scolastica e del rispetto altrui, incoraggiarli a denunciare il fenomeno agli insegnanti e a combatterlo.

Non meno importante è il ruolo della scuola, nella quale deve formarsi un vero e proprio esercito per combattere il bullismo in classe, composto da preside, insegnanti, bidelli, personale amministrativo, che non devono mai tapparsi gli occhi dinanzi a fenomeni pericolosi come questo.

Cyberbullismo

A seguito dell’evolversi delle tecnologie, il fenomeno del bullismo ha assunto nuove forme, avvalendosi dei nuovi mezzi di comunicazione, quali SMS, Social, Chat. E’ qui che il bullismo diventa “cyberbullismo” .
Questa tipologia emergente implica un’assenza di contatto diretto e fisico tra vittima e bullo, che in molti casi riesce a mantenere l’anonimato.

Il Ministero della Pubblica Istruzione, per combattere questo crescente fenomeno, ha emesso nel marzo del 2011 una direttiva specifica al fine di contrastare il cyberbullismo, la quale disciplina l’utilizzo delle risorse informatiche e tecnologiche all’interno degli istituti scolastici.

La direttiva ha inoltre:

  • imposto agli istituti scolastici la redazione di un regolamento interno relativo l’utilizzo delle risorse informatiche;
  •  introdotto ed il patto di corresponsabilità tra scuola e famiglia che vede responsabili sia i genitori che la scuola sul controllo dei propri figli nella loro vita online.

Questa direttiva è la dimostrazione di come sia oramai completamente accettata ed istituzionalizzata la quotidianità del web e mezzi di comunicazione a distanza per i giovani, strumenti utilizzati anche per porre in essere violenze fisiche o psicologiche.

Il noto Social Network di Mark Zuckerberg ha aggiunto inoltre la possibilità, per chi sospetta che un individuo sia vittima di  bullismo, di segnalare il profilo, cliccando su “segnala” in basso a destra rispetto la foto di copertina.

Sarà sufficiente indicare la volontà di aiutare quella persona e specificare che si crede questa sia vittima di bullismo.

reindirizzerà in una piattaforma interamente dedicata alla prevenzione contro il bullismo e potrà invitare la giovane vittima a prendere contatto con qualcuno di cui si fida.

Numero verde

A tal proposito, si segnala che il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, nel corso della campagna di comunicazione “Smonta il bullo”, ha istituito il numero verde 800 66 96 96, attivo dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19, al quale rispondono psicologi, insegnanti e personale del Ministero per offrire assistenza e consulenza.

Chi è vittima del bullismo deve sempre trovare il coraggio di recarsi presso le autorità per denunciare il fenomeno.

gpt inread-altre-0

Источник: https://www.pianetamamma.it/la-famiglia/il-bimbo-nella-societa/bullismo-e-un-reato.html

Molestie di natura sessuale e di genere: informatevi su quali siano i vostri diritti

Il bullismo è un reato: cosa dice la legge

Le molestie che si riferiscono all’orientamento sessuale e all’identità di genere sono una forma di discriminazione.

Possono umiliare la dignità di una persona, farla sentire insicura e impedirle di sviluppare il suo pieno potenziale.

Comportamenti come le molestie sessuali o il bullismo, basati sul sesso, l’identità di genere o l’orientamento sessuale della persona, sono inaccettabili. E sono illegali.

Spesso le molestie vengono da qualcuno che ha una posizione di autorità, ma possono venire anche dai propri pari, dai colleghi, ecc. Le donne sono le più soggette, perché spesso hanno paghe più basse, lavori più umili e figli a carico come genitore singolo. Ma anche persone in posizioni di autorità possono essere vittime di molestie sessuali.

Cos’è la molestia sessuale?

Secondo il Codice dei Diritti Umani dell’Ontario (Ontario Human Rights Code) la molestia sessuale è quelle che si esprime attraverso commenti o condotte vessatorie che si sa o si dovrebbe sapere che non sono bene accette. In alcuni casi un solo episodio può essere sufficiente a configurare la molestia sessuale. La molestia sessuale può comprendere:

  • richieste di prestazioni sessuali in cambio di qualcosa, ad esempio offrendo di migliorare i voti scolastici, di una promozione o di un aumento di stipendio sul lavoro, oppure rifiutandosi di fare qualche atto dovuto, ad esempio le riparazioni dell’appartamento in cui abita la vittima delle molestie, se questa non accetta le proposte sessuali del molestatore
  • richieste di appuntamenti romantici, rifiutandosi di accettare un eventuale diniego
  • richieste di abbracci
  • contatti fisici non necessari, comprese toccate non gradite
  • uso di un linguaggio rude e insultante o espressione di commenti che considerano ragazze, donne, ragazzi o uomini in modi stereotipati
  • ingiurie personali connesse all’orientamento sessuale o all’identità di genere della persona
  • commenti relativi all’aspetto fisico di una persona (ad esempio legati al fatto che la persona sia più o meno attraente)
  • affermazioni o atti legati al fatto che non si ritiene che la persona rientri nelle categorie sessuali stereotipate
  • invio o condivisione di materiale pornografico, fotografie a contenuto sessuale, graffiti o altre immagini erotiche (compreso l’invio online)
  • racconto di barzellette a sfondo sessuale
  • vanto delle proprie prestazioni sessuali
  • commissione di atti di bullismo basati su sesso o genere
  • diffusione di voci o pettegolezzi di natura sessuale su determinate persone (anche online)

La molestia sessuale non è necessariamente legata in modo diretto alle attività sessuali. Si può anche essere infastiditi e molestati da chi ritiene che la vittima di questi comportamenti non si comporti, non appaia o non si vesta come un uomo (un ragazzo) o una donna (ragazza) dovrebbero fare.

Le molestie possono anche essere rivolte a una persona in quanto lesbica, gay, bisessuale o transgender.

Informatevi sui vostri diritti

Il Codice dei Diritti Umani dell’Ontario afferma che ognuno, in Ontario, deve essere libero dalle discriminazioni basate sul sesso e questo comprende anche le molestie sessuali. Il Codice si applica in cinque aree sociali:

  • servizi, prodotti e istituzioni (comprese quelle scolastiche)
  • abitazioni
  • contratti
  • lavoro
  • partecipazione ad associazioni professionali o sindacati

A volte, quando una persona denuncia le molestie sessuali ricevute, può essere oggetto di rappresaglie o punizioni.

Il Codice proibisce ogni forma di ritorsione verso chi denuncia molestie sessuali o rifiuta proposte sessuali (come ad esempio un appuntamento romantico), espressa come aperta ostilità, eccesso di severità (ad esempio sul lavoro), esclusione sociale o altri comportamenti negativi di questo genere.

Esempio: un tribunale prova che un proprietario di abitazioni in affitto abbia compiuto molestie sessuali e richieste di atti sessuali su una sua inquilina madre singola, e che come rappresaglia per i suoi rifiuti l’ha sfrattata.

Chi è vittima di molestie sessuali non deve necessariamente ribellarsi contro il molestatore affinché la molestia sia considerata un reato o affinché la vittima possa usufruire dei diritti e delle protezioni offerte dal Codice.

Ci sono persone che si trovano in una situazione vulnerabile e che hanno paura di ribellarsi e denunciare i soprusi. Altre potrebbero subire passivamente le molestie per paura delle conseguenze e delle ritorsioni.

Ciò nonostante, quelle situazioni sono ugualmente considerate dalla legge come molestie sessuali e considerate reati.

Esempio: un gestore di appartamenti in affitto e la compagnia proprietaria degli immobili sono stati condannati per molestie su una giovane inquilina a causa del comportamento inappropriato tenuto dal manager nei suoi confronti.

Oltre a fare commenti indesiderati di natura sessuale, il manager aveva cercato anche di stabilire una relazione sessuale con lei, in quanto la sua politica di “porte aperte” consisteva nel tenere la porta del suo ufficio aperta su un corridoio pubblico mentre intratteneva rapporti sessuali.

La molestia sessuale può comunque avere anche forme più sottili:

Esempio: un tribunale condanna per molestie sessuali un datore di lavoro che ha espresso ripetutamente commenti sull’aspetto fisico di una dipendente, del tipo “Oh, oggi è proprio brutta con quel vestito, non le sta bene e quelle calze stonano con la gonna…”.

Proposte sessuali e commenti spinti possono venire da persone in posizione di autorità:

Esempio: il Collegio degli Insegnanti dell’Ontario ha revocato la licenza di insegnamento a un professore di 29 anni perché molestava una studentessa tramite messaggi e-mail.

L’insegnante firmava i messaggi con un falso nome e includeva dettagli su come era vestita quel giorno la ragazza, quale percorso aveva fatto per arrivare a scuola e vari suggerimenti di natura sessuale.

Esempio: un sergente di Polizia ha fatto proposte sessuali a una giovane agente donna. Quando la ragazza non ha ricambiato le sue attenzioni, il superiore ha iniziato a verificare il lavoro della donna in ogni minimo dettaglio, accusandola di incompetenza e chiamandola “signorina” di fronte ai colleghi anziché “Agente XY”.

La molestia può avere la forma di bullismo, a scuola e in molti altri luoghi.

Esempio: per sminuire una rivale in amore, una ragazza inizia a spargere la voce che la studentessa è molto promiscua e compie atti sessuali con molti ragazzi dietro l’edificio della scuola.

Esempio: un dipendente insoddisfatto diffonde pettegolezzi sulla direttrice del suo ufficio, insinuando che abbia una relazione sessuale con il presidente della compagnia e che la sua carriera “l’abbia fatta a letto”.

Cosa è possibile fare in questi casi?

Se qualcuno che conoscete viene molestato, potete chiedere al molestatore di smetterla e nel frattempo chiedere a chi ha l’autorità per farlo, di prendere i provvedimenti opportuni per far cessare tale situazione.

I datori di lavoro, i proprietari di abitazioni in affitto, gli insegnanti e tutti quelli che forniscono servizi di vario tipo in Ontario, hanno l’obbligo legale di prendere i provvedimenti opportuni per prevenire e fronteggiare le molestie sessuali nei loro ambiti di competenza e che i diritti umani siano rispettati, anche se nessuno fino a quel momento ha sollevato problemi relativi alla violazione di tali diritti.

I datori di lavoro, i proprietari di abitazioni in affitto, gli insegnanti e tutti gli altri hanno la possibilità di tutelare i diritti umani e prevenire denunce agendo in questo modo:

  • elaborando procedure che affrontino il problema della discriminazione e della molestia
  • rispondendo rapidamente alle violazioni dei diritti umani che possano verificarsi e prendendo sul serio le denunce ricevute
  • mettendo a disposizione le risorse necessarie per affrontare il problema/la denuncia
  • informando la persona che ha denunciato gli abusi sui provvedimenti presi per fronteggiare il problema

Se le molestie continuano o se non sono state affrontate adeguatamente, si può sporgere una denuncia di violazione dei diritti umani al Tribunale dei Diritti Umani dell’Ontario (Human Rights Tribunal of Ontario).

Se le molestie si aggravano o vi sentite minacciati fisicamente, potete contattare la Polizia.

Per ulteriori informazioni:

Per saperne di più su come prevenire e fronteggiare molestie sessuali e di genere, consultate la Politica di prevenzione delle molestie sessuali e di genere elaborata dalla Commissione dei Diritti Umani dell’Ontario (Ontario Human Rights Commission’s Policy on preventing sexual and gender-based harassment) nel sito www.ohrc.on.ca

Per ulteriori informazioni sulla tutela dei diritti umani in Ontario, visitate:
www.ontario.ca/humanrights

Источник: http://www.ohrc.on.ca/it/molestie-di-natura-sessuale-e-di-genere-informatevi-su-quali-siano-i-vostri-diritti

Cosa fare in caso di bullismo

Il bullismo è un reato: cosa dice la legge

Bullismo e cyberbullismo: come tutelarsi, a chi rivolgersi e quando chiedere il risarcimento? Bullismo: quando è reato?

Potremmo tranquillamente definire il bullismo come una delle condotte più vigliacche che esistano: approfittando della debolezza della vittima, si decide di infierire su di essa mediante condotte violente e vessazioni psicologiche che possono condurre anche a conseguenze molto serie.

Purtroppo, il codice penale italiano non prevede alcun reato di bullismo; in altre parole, il bullo non è perseguibile penalmente, a meno che egli non si macchi di altri delitti. Ciò non significa, però, che davanti alle persecuzioni di una persona prepotente non si possa fare nulla.

Con questo articolo vedremo appunto cosa fare in caso di bullismo.

Come ti illustrerò nei prossimi paragrafi, chi è vittima di bullismo può comunque ottenere tutela, anche (e, forse, soprattutto) se il bullismo avviene a scuola oppure attraverso i moderni strumenti telematici: pensa al ragazzo vittima di insulti e di continuo disprezzo sulle pagine . Per non parlare poi dei casi in cui il bullismo sfoci in condotte penalmente perseguibili, come ad esempio le minacce, lo stalking o perfino l’estorsione. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo cosa fare in casi di bullismo.

Bullismo: cosa dice la legge?

Come anticipato, il bullismo non costituisce di per sé reato; ciò significa che la vittima di derisioni e soprusi da parte di altre persone non potrebbe sporgere denuncia, a meno che la condotta del bullo non sfoci nella commissione di uno dei reati contemplati all’interno del codice penale (te ne parlerò negli ultimi paragrafi).

In assenza di una definizione legislativa, possiamo definire il bullismo come quella condotta violenta, sia fisica che psicologica, oppressiva e vessatoria, ripetuta nel corso del tempo e attuata in genere nei confronti di persone considerate dal soggetto che perpetra l’atto in questione come bersagli facili perché incapaci di difendersi.

Il bullismo è ben noto nelle scuole: gruppi di ragazzi si aggregano per vessare con continuità un ragazzo più debole, magari perché solo o perché più piccolo d’età.

Bullismo a scuola: come difendersi?

La legge [1] ha previsto delle forme di tutela per i ragazzi vittime di bullismo scolastico.

Innanzitutto, va detto che ogni istituto ha l’obbligo di nominare un referente che si occupi delle segnalazioni riguardanti il bullismo e il cyberbullismo, quando questo maturi tra i banchi di scuola o comunque in occasione degli insegnamenti.

Nell’ambito della propria autonomia, ogni scuola può stabilire regole precise sull’uso degli smartphone durante l’orario scolastico e irrogare le sanzioni ritenute opportune che devono essere previste dal regolamento d’istituto. Questa misura può servire per prevenire i fenomeni di bullismo scolastico.

Per combattere il bullismo, la scuola può incidere anche sulle pagelle degli alunni.

Secondo i giudici, è legittimo il sette in condotta allo studente che abbia usato frasi offensive in una chat di WhatsApp anche fuori dall’orario scolastico, poiché la legge stabilisce espressamente che la valutazione del comportamento degli alunni passa anche dal rispetto dei diritti altrui e dalle regole che governano la convivenza civile in generale e la vita scolastica in particolare [2].

Il dirigente scolastico, nei casi di bullismo più gravi, può perfino procedere alla sospensione del ragazzo ovvero, se c’è il consenso dei genitori, a costringerlo a svolgere piccoli lavori all’interno dell’edificio scolastico (pulizia delle aule, assistenza al personale addetto ai computer, ecc.).

Cyberbullismo: cosa fare?

Per cyberbullismo deve intendersi qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti online aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo.

La vittima di cyberbullismo ha diverse armi a sua disposizione; come spiegato nell’articolo dedicato alla legge sul cyberbullismo, è possibile:

  • chiedere l’oscuramento dei siti internet sui quali avviene la condotta illecita;
  • proporre reclamo al Garante per la privacy;
  • fare una segnalazione ai genitori del cyberbullo;
  • chiedere l’ammonimento del questore, nel caso in cui il cyberbullismo costituisca anche reato.

Cyberbullismo: l’oscuramento dei siti internet

La vittima di cyberbullismo può chiedere l’oscuramento della pagina internet sulla quale è comparso un commento ingiurioso, diffamatorio o comunque lesivo della dignità della vittima.

Nell’ipotesi di cyberbullismo, dunque, la prima cosa da fare è inoltrare al gestore del sito internet o del social network (ad esempio, o instagram) una richiesta di immediato oscuramento, rimozione o blocco dei contenuti lesivi.

L’istanza di oscuramento del sito web può essere avanzata direttamente dalla vittima che abbia compiuto i quattordici anni oppure dai genitori. Il contenuto lesivo non viene cancellato, ma ne viene reso impossibile l’accesso agli utenti: in questo modo il materiale potrà sempre essere utilizzato come prova sia dalla persona offesa che dalle autorità.

Cyberbullismo: il reclamo al Garante

Nel caso in cui il sito destinatario della segnalazione di oscuramento non provveda entro quarantotto ore a rimuovere i contenuti offensivi, è possibile fare reclamo all’Autorità garante per la protezione dei dati personali, che provvederà entro due giorni.

Il reclamo al Garante della privacy si può presentare anche quando sia impossibile identificare il responsabile del trattamento dei dati personali della pagina internet.

L’intervento del Garante contro atti di cyberbullismo può essere chiesto compilando ed inoltrando via email il modulo presente sul sito istituzionale dell’autorità medesima: alla richiesta andranno allegati lo screenshot della segnalazione già effettuata al social network o al sito la descrizione precisa dei fatti e degli eventuali reati dei quali si ritiene di essere stati vittima.

Cyberbullismo: cos’è l’ammonimento del questore?

La legge sul cyberbullismo prevede un ulteriore strumento di tutela dal bullismo telematico: l’ammonimento del questore.

La vittima di cyberbullismo (o il genitore, se minorenne) può rivolgersi al questore e chiedere che l’autore della condotta illecita venga formalmente diffidato dal reiterare la sua azione. La segnalazione può provenire anche da terze persone: l’importante è che essa non sia anonima.

L’ammonimento può essere rivolto nei confronti dei cyberbulli solamente se abbiano compiuto i quattordici anni e non ancora i diciotto. L’ammonimento, inoltre, può essere comminato solamente se il destinatario non sia già stato denunciato, per lo stesso fatto, per i reati di diffamazione o minaccia.

Se il questore ritiene sussistente l’illecito, assunte le informazioni del caso e sentite le persone informate sui fatti, ammonisce oralmente l’autore dell’atto di cyberbullismo, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e a non divulgare il video che, ad esempio, per il momento circola soltanto su chat singole o di gruppo.

Ai fini dell’ammonimento, il questore convoca il minore, unitamente ad almeno un genitore o ad altra persona esercente la responsabilità genitoriale.

L’ammonimento del questore è stato concepito come un rimedio alternativo alla querela: ciò significa che potrai rivolgerti al questore solamente se il bullo telematico, a causa della sua condotta, abbia commesso anche un reato.

Bullismo: quando è reato e cosa fare?

Abbiamo detto che, in linea di massima, il bullismo non costituisce reato; tuttavia, è possibile che anche un bullo possa commettere un delitto e, pertanto, sia penalmente perseguibile.

Nello specifico, il bullismo è reato quando idoneo a integrare uno dei delitti già esistenti all’interno del codice penale: pensa alla diffamazione, alla minaccia, allo stalking, alle percosse, alla sostituzione di persona oppure al revenge porn.

Dunque, se è vero che, di per sé, il bullismo non è reato, nel senso che non sono condotte penalmente punibili quelle di prendere in giro il compagno di classe, di emarginarlo o di deriderlo alle spalle, è altrettanto vero che, quando il bullismo sfocia in qualcosa di più serio, allora si potrà sporgere querela per il reato che il bullismo ha integrato.

Dunque, se il bullismo sfocia in uno dei reati sopra elencati, allora potrai sporgere querela. La querela può esser sporta anche dalla vittima, purché abbia compiuto i quattordici anni; altrimenti, potranno presentarla i genitori.

La querela deve essere sporta entro tre mesi dall’ultimo atto di bullismo subito dalla vittima; il termini è elevato a sei mesi nei casi di stalking, violenza sessuale o revenge porn.

La querela può essere presentata presso qualsiasi autorità: carabinieri, polizia di Stato, oppure direttamente presso la Procura della Repubblica territorialmente competente.

In tutti i casi in cui il bullismo costituisce reato, la vittima può costituirsi parte civile all’interno del procedimento penale al fine di chiedere il risarcimento dei danni (morali e materiali) subiti.

[1] Legge n. 71/2017.

[2] Tar Napoli, sent. n. 6508 dell’8 novembre 2018.

Autore immagine: Canva.com

Источник: https://www.laleggepertutti.it/392034_cosa-fare-in-caso-di-bullismo

Gravidanza
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: