I neonati hanno la percezione dello spazio

Bambini e sviluppo delle capacità percettive

I neonati hanno la percezione dello spazio

Alla nascita, i neonati possiedono già alcune capacità percettive, sia pure a uno stadio iniziale: possono individuare degli oggetti con lo sguardo e prestano attenzione ai suoni, prevedendo che anticipino qualcosa da osservare.

In questo caso il loro ritmo cardiaco decelera, indicando un aumento dell’attenzione, ma se lo stesso stimolo sonoro si ripete più volte (per esempio se la stessa persona chiama ripetutamente il piccolo per nome), tale risposta fisiologica si attenua, poiché si instaura una forma rudimentale di apprendimento: l’assuefazione.

Gli oggetti nello spazio

Per adattarsi all’ambiente di vita, un bambino piccolo non deve soltanto essere in grado di recepire diversi messaggi sensoriali, deve anche elaborarli e integrarli tra loro per costruire un’immagine composita della realtà.

Già a pochi giorni di vita i neonati sanno seguire visivamente un suono, come quello di un campanellino che si muove nello spazio: ciò indica un’integrazione visivo-uditiva e la capacità di collegare movimenti a percezioni sensoriali.

Scarica lo speciale

Lo sviluppo psicomotorio

Grazie!

Controlla la tua casella di posta elettronica, tra qualche minuto riceverai il PDF. Se non trovi il messaggio nella posta in arrivo, controlla nella cartella di posta indesiderata.

Buona lettura

Il team di Uppa

SPECIALE

Lo sviluppo psicomotorio

Scopriamo quali sono i momenti più significativi dello sviluppo del bambino all’interno della relazione con i suoi genitori e chi lo accudisce

Scarica il PDF

Speciale

Lo sviluppo psicomotorio

Scopriamo quali sono i momenti più significativi dello sviluppo del bambino all’interno della relazione con i suoi genitori e chi lo accudisce

Scarica il PDF

Più avanti, tra i 4 e i 6 mesi, i lattanti dimostrano di conoscere in maniera piuttosto complessa alcuni aspetti della realtà; per esempio, hanno la percezione di oggetti nascosti e si rappresentano i rapporti tra oggetti nello spazio tridimensionale.

Immaginiamo di mostrare a un bambino piccolo una palla e di porla poi sul pavimento, dietro a una tavoletta che la nasconde. Se abbassiamo la tavoletta, questa si arresterà a metà percorso perché bloccata dalla palla.

Se però facciamo scomparire la palla senza che il neonato se ne accorga, la tavoletta non incontrerà alcun ostacolo e potremo abbassarla fino al pavimento. Quest’ultima situazione sorprende i lattanti, perché si aspettano che la palla sia ancora al suo posto e fermi la discesa della tavoletta.

La capacità di comprendere che qualcosa non cessa di esistere solo perché scompare alla vista è un aspetto fondamentale dello sviluppo della mente infantile ed è definito dagli psicologi con l’espressione “permanenza dell’oggetto”.

Si tratta di una capacità che matura rapidamente nel corso dei primi mesi di vita.

Se un’automobilina viene nascosta dietro uno schermo, e poi viene fatto uscire un camioncino, i bambini reagiscono in modo diverso a seconda dell’età: i più piccoli, di 5-6 mesi, continuano a seguire con gli occhi il secondo oggetto, attratti dal suo movimento, e sembrano non fare caso alla scomparsa dell’automobilina; quelli di 12-15 mesi, invece, cercano l’automobilina dietro lo schermo, mostrando di essere consapevoli della sua scomparsa.

Regole “spaziali” e “figurative”

I bambini più piccoli, insomma, per stabilire l’identità degli oggetti seguono regole puramente “spaziali”: si basano sulla loro posizione (se si tratta di oggetti fermi) o sulla loro traiettoria (se si tratta di oggetti in movimento), senza tenere conto né dell’aspetto dell’oggetto né del fatto che possa essere nascosto.

In una fase più matura si rendono conto di essere in presenza di due oggetti diversi: la regola “spaziale” viene soppiantata dalla regola “figurativa”. Con il passare dei mesi i bambini diventano quindi in grado di pensare a oggetti – e ad azioni – che si trovano al di fuori del loro campo visivo, rappresentandoseli mentalmente.

Comportamenti “perseverativi”

Ma se i bambini possiedono così precocemente la nozione di permanenza dell’oggetto, perché si osservano di frequente dei comportamenti cosiddetti “perseverativi”? Facciamo un esempio: quando un oggetto viene nascosto più volte nello stesso posto e poi in un posto nuovo, i bambini piccoli tendono a fissare quest’ultimo ma continuano a cercare l’oggetto nel luogo in cui era stato nascosto più spesso. Una spiegazione plausibile è che abbiano già una rudimentale capacità di rappresentarsi mentalmente l’oggetto, grazie alla memoria di lavoro, ma siano “vittime” dell’immaturità della loro corteccia frontale, che deve ancora svilupparsi in maniera adeguata. Si tratta di un’ipotesi in linea con le osservazioni cliniche condotte negli adulti con traumi alla corteccia frontale che impediscono un pieno esercizio delle sue funzioni. Queste persone adottano lo stesso tipo di “comportamento perseverante” tipico dei lattanti: continuano a ripetere le medesime azioni di risposta e non sono in grado di modificare il proprio repertorio motorio-comportamentale.

I bambini e i numeri

In età prescolare i bambini possiedono numerose altre capacità.

È stato dimostrato, per esempio, che già a 2-3 anni sanno distinguere tra entità diverse in base al numero: se si mostrano loro varie figure basate su serie di due (due pesci, due mele, due triangoli…), tendono ad annoiarsi (o ad abituarsi), e ciò si traduce in un ridotto tempo di osservazione.

Se però a questo punto mostriamo loro due nuove figure, una con due gatti e l’altra con tre, i bambini guarderanno più a lungo la seconda, il che è indice di rinnovata attenzione (lo stesso si verifica se le serie iniziali sono di tre e si passa poi a una figura di due). In sostanza, i bambini hanno il senso del numero.

I bambini di 2 anni, inoltre, riconoscono la progressione numerica fino al 4 o al 5, come dimostra questo piccolo esperimento: al bambino vengono mostrati due vassoi, uno con due scatolette e l’altro con una sola scatoletta. Quello con due scatolette è “vincente” e dà diritto a un premio.

Se successivamente mostriamo di nuovo i due vassoi, questa volta con tre scatolette su uno e quattro sull’altro, oppure quattro e cinque, i bambini sceglieranno sempre il vassoio con più scatolette, per ricevere il premio (anche nel caso in cui le scatolette più numerose siano più piccole di quelle meno numerose).

L’esperimento evidenzia che già a quest’età i bambini, pur non sapendo contare o definire verbalmente 3, 4 e 5, sono in grado di comprendere i valori numerici.

In poche parole, non è necessaria la presenza di un linguaggio sviluppato per supportare il pensiero numerico e, più in generale, la mente del bambino “funziona” già prima di iniziare a parlare.

Scarica lo speciale

Lo sviluppo psicomotorio

Grazie!

Controlla la tua casella di posta elettronica, tra qualche minuto riceverai il PDF. Se non trovi il messaggio nella posta in arrivo, controlla nella cartella di posta indesiderata.

Buona lettura

Il team di Uppa

SPECIALE

Lo sviluppo psicomotorio

Scopriamo quali sono i momenti più significativi dello sviluppo del bambino all’interno della relazione con i suoi genitori e chi lo accudisce

Scarica il PDF

Speciale

Lo sviluppo psicomotorio

Scopriamo quali sono i momenti più significativi dello sviluppo del bambino all’interno della relazione con i suoi genitori e chi lo accudisce

Scarica il PDF

Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/medicina/fisiologia/bambini-sviluppo-capacita-percettive/

Come si sviluppa il tatto del bambino da 0 a 12 mesi

I neonati hanno la percezione dello spazio

Il tatto ha un’importanza fondamentale per il processo di attaccamento mamma-bambino (bonding), per l’esplorazione e l’interazione con le persone e col mondo che circondano il piccolo.

E’ attraverso il tatto che avvengono le prime comunicazioni e interazioni tra la mamma e il bambino: cullandolo, nutrendolo, tenendolo in braccio, facendogli il bagnetto. Ed è ancora attraverso il tatto che il bambino più avanti apprenderà consistenza e forma degli oggetti che lo circondano.

Le tappe dello sviluppo del tatto da 0 a 12 mesi

Vediamo le tappe dello sviluppo del tatto dalla nascita a 12 mesi.

Il senso del tatto alla nascita

Già dalla 6°-9° settimana di vita intrauterina, il tatto comincia a svilupparsi, consentendo al feto, già dall’11° settimana, le prime forme di esplorazione del proprio corpo e dell’ambiente in cui si trova, con i primi movimenti dentro l’utero.

Alla nascita, il senso del tatto è sviluppatissimo nel neonato, e rappresenta un tramite vitale per l’attaccamento e la comunicazione con la madre.

La sensibilità cutanea, molto sviluppata soprattutto intorno alla bocca, al viso, alle mani, alla pianta dei piedi e all’addome, gli permette di percepire il rassicurante contatto con la madre mentre lo allatta e lo culla. Alcuni riflessi innati (cioè presenti sin dalla nascita) e dal significato vitale per il nuovo nato sono innescati dal tatto:

  • il riflesso di prensione (o grasping per gli anglosassoni): se si preme col dito sul palmo della mano del bambino immediatamente la mano si chiude a stringere il dito;
  • il riflesso di cercamento: se si tocca la guancia del bambino con un dito, il neonato ruota il capo per cercare di portarlo alla bocca;  è in questo modo che il bambino, a contatto con il vostro petto, cerca e trova il capezzolo;
  • il riflesso di suzione: il bambino si mette a succhiare non appena gli viene portato qualcosa alle labbra.

Il senso del tatto a 2-3 mesi

ll bambino comincia  a manifestare il suo gradimento per essere accarezzato, tenuto in braccio e cullato. Comincia anche ad usare le labbra e la lingua per esplorare le manine e la consistenza e la superficie degli oggetti e gradisce che gli mettiate in mano oggetti, di cui può già valutare la consistenza dura o morbida.

Il senso del tatto a 4-5 mesi

Il bambino dai 4 mesi comincia ad essere in grado di raggiungere e afferrare gli oggetti che gli proponete, poi dai 5 mesi di maneggiarli e tenerli con ambedue le mani. Li porta sempre alla bocca però, per sentirne la consistenza. Gli piace stare nell’acqua e “fare cic e ciac” nella vasca.

Il senso del tatto a 6 mesi

Intorno ai 6 mesi, il bambino afferra e manipola gli oggetti, con ambedue le mani, ed è capace di passarli da una mano all’altra. Gli piace interagire con gli oggetti, soprattutto se fanno rumore (i sonagli, ad esempio)

Il senso del tatto a 8-9 mesi

Il senso del tatto è sempre più sviluppato, e con esso la consapevolezza dello spazio, consentendo al bambino di percepire la differenza tra oggetti piatti e tridimensionali; spesso a questa età comincia a strisciare, e quindi a raggiungere oggetti più distanti, soprattutto quelli che si prestano ad essere afferrati, rigirati e schiacciati.

Il senso del tatto a 9-10 mesi

A 9-10 mesi aumenta la mobilità del bambino, e quindi il suo accesso ad oggetti interessanti ma anche potenzialmente pericolosi, soprattutto per il rischio di soffocarlo, visto che ancora utilizza molto la bocca per esplorarli. Gli piace particolarmente mettere gli oggetti in contenitori, o giocare con oggetti che hanno parti in movimento, come ruote o porticine.

Il senso del tatto a 11-12 mesi

Dal tatto orale, il bambino passa decisamente al tatto manuale; è in grado di apprezzare e distinguere forme e consistenze diverse, e di giocare con gli oggetti in modo sempre più interattivo

Toccatelo…

Il bambino sin dalla nascita, e soprattutto nelle prime settimane di vita, ha bisogno di essere toccato.

Battetegli  dolcemente sulla schiena, accarezzatelo, cullatelo, o semplicemente tenetelo in braccio, petto contro petto, avvolto anche nella fascia “stile canguro”: riuscirete così, grazie anche al calore, all’odore e ai rumori familiari del vostro corpo a tranquillizzarlo rispetto alle ansie e ai piccoli disagi che gli la fase di adattamento alla vita extrauterina. Il massaggio, in cui a turno papà e mamma potranno cimentarsi, avrà indubbi benefici effetti non solo sul bambino, ma anche sui genitori, contribuendo a rilassarli.

Lasciatelo toccare…

Proponetegli, prima semplicemente premendoglieli sul palmo delle mani, poi mettendoglieli in mano e quindi lasciandoglieli afferrare e manipolare autonomamente, giochi e oggetti di varia superficie e  consistenza, meglio se all’esplorazione tattile si uniranno la stimolazione uditiva (giochi rumorosi o sonori, come semplici sonagli o anche carta e cartone di vario tipo) o visiva (libretti con immagini e colori abbinati a superfici e materiali diversi).

E al momento giusto, quello dell’introduzione dei cibi solidi, lasciate che il bambino esplori con le dita il cibo, mentre gli date la pappa o gli lasciate prendere e portare alla bocca i cibi della tavola (nella forma che non comporti il rischio di esserne soffocato!)

Leggi anche Come si sviluppa la vista del bambino da 0 a 12 mesi Massaggio infantile: breve manuale per i genitori 

Источник: https://www.amicopediatra.it/crescita/come-si-sviluppa-il-tatto-del-bambino-da-0-a-12-mesi_neonato_primo-anno_sviluppo-fisico/

Spazio peripersonale: uno studio sulle capacità percettive nei neonati

I neonati hanno la percezione dello spazio

Recenti studi hanno dimostrato come i neonati abbiamo la capacità di percepire il loro corpo come un’entità separata dal mondo già a poche ore dalla nascita.

Cosa significa? Questo concetto è alla base delle interazioni con l’ambiente esterno e delle relazioni sociali, quindi del modo di abitare il mondo che ci circonda. Significa saper distinguere un rumore vicino da quello più lontano, sapersi orientare nello spazio-tempo e difendersi quando necessario.

Tutto questo è possibile grazie a un meccanismo del nostro cervello che integra i diversi stimoli nelle vicinanze del nostro corpo, generando una risposta adeguata, un particolare gesto piuttosto che un altro. Questi “confini” definiscono lo spazio peripersonale, il campo d’azione dei nostri movimenti.

Ma con lo spazio peripersonale ci si nasce o lo si acquisisce con il tempo e l’esperienza? La domanda che ha pervaso per anni le ricerche degli scienziati sembra avere trovato una risposta: i neonati, infatti, lo percepiscono.

Credits: Pixabay

La scoperta dello spazio peripersonale nei neonati

Diamo qualche particolare in più sulla definizione di spazio peripersonale, o SPP. Abbiamo capito di essere circondati da una sorta di “bolla” all’interno della quale percepiamo degli stimoli dall’ambiente di diversa natura sensoriale.

Ad esempio, solamente l’oggetto “tazza” che si trova nella bolla suggerirà il movimento “presa”.

Si tratta di un meccanismo di interazione tra il segmento corporeo deputato all’atto, in questo caso il braccio, e l’oggetto bersaglio dell’azione, la tazza.

La raccolta di informazioni dai diversi distretti sensoriali è detta integrazione multisensoriale, grazie alla quale possiamo localizzare e riconoscere uno stimolo e agire di conseguenza.

Sapere che nei neonati è già presente la facoltà di distinguere, conoscere e orientare l’attenzione verso stimoli diversi è fondamentale per guidare il loro sviluppo correttamente e accreditarne le competenze.

Una volta si pensava che i bambini appena nati fossero entità sconnesse dal mondo e non riuscissero a capire cosa avvenisse nell’ambiente circostante. Oggi sappiamo che non è così.

Credits: Pixabay

Lo studio dell’università di Padova sullo spazio peripersonale

Nello studio Identifying peripersonal space boundaries in newborns pubblicato nel 2019 su Scientific Reports un gruppo di ricercatori ha dimostrato la percezione dello spazio peripersonale nei neonati.

Il team di scienziati dell’Università di Padova, dell’Unità Pediatrica dell’Ospedale di Monfalcone (GO) e dell’Università di Birmingham ha analizzato la modulazione dell’attenzione di 40 neonati in risposta a stimoli diversi. In particolare, sono stati sottoposti a dei suoni a diversa distanza accompagnati da tocchi di pennello sulla fronte.

Infatti, i confini dello SPP sono definiti da meccanismi cognitivi che sono in grado di integrare le informazioni multisensoriali provenienti dall’ambiente con sensazioni tattili percepite sul corpo.

Nell’esperimento è stato quindi misurato il lasso di tempo tra il suono (con pennello) e l’orientamento visivo del bambino, seguendone il percorso. In questo modo è possibile capire dove sta guardando il neonato e in quanto tempo reagisce a seconda della vicinanza del suono.

Più il suono è vicino al corpo, più rapidi sono i tempi di risposta visiva. Secondo i ricercatori questo spazio vicino al corpo rappresenta i confini primordiali dello spazio peripersonale.

La competenza precoce potrebbe quindi svilupparsi già poche ore dopo la nascita o addirittura durante la gravidanza, probabilmente dovuta alla percezione di suoni accompagnati da stimoli tattili nel lungo periodo di gestazione.

Una seconda evidenza scientifica della percezione dello spazio nei neonati

Questa ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) è stata realizzata dal Manibus Lab del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino e dalla Neonatologia universitaria dell’ospedale Sant’Anna della Città della Salute, in collaborazione con il MySpace Lab del Department of Clinical Neurosciences dell’Università di Losanna ed il Center for Neural Science della New York Univeristy. Nel caso riportato sono stati presi in considerazione 25 neonati tra le 18 e le 92 ore di vita e 25 adulti, rappresentanti il gruppo di controllo, per avere un confronto diretto dell’integrazione multisensoriale. I protagonisti dello studio sono stati sottoposti ad elettroencefalografia (EEG) per registrare l’attività elettrica del cervello in risposta a stimolazione tattile accompagnata da suoni vicini e lontani, come nel caso precedente. I ricercatori hanno preso in considerazione due concetti caratteristici dello spazio peripersonale:

  • La modulazione spaziale dell’integrazione multisensoriale (MSI), ossia la variazione nella percezione di uno stimolo a seconda della distanza dal corpo bersaglio. Dallo studio è emerso che la risposta cerebrale a stimoli uditivi e visivi diminuisce al crescere della distanza dal corpo, e viceversa.
  • La superadditività: gli stimoli più vicini al corpo amplificano l’attività neuronale e accelerano la risposta comportamentale.

Credits: Pixabay

Risultati

Nel gruppo di controllo entrambe le proprietà sono state efficacemente riscontrate. L’elettroencefalografia ha visto nei neonati un pattern di integrazione multisensoriale che risultava sempre più evidente col passare dei giorni di vita. Così come le risposte sensoriali superadditive, chiaramente modulate dalla vicinanza del corpo agli stimoli.

Risulta quindi evidente come fin dai primi giorni di vita i neonati umani sviluppino un’integrazione multisensoriale efficiente, associando un suono ad un tocco.

Irene Ronga, ricercatrice del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino e autrice dello studio conferma che “Questa scoperta non fa che riaffermare l’importanza delle interazioni, della presenza di un ambiente sensoriale ricco di stimoli e delle relazioni sociali nei primi giorni di vita: il breve momento in cui questo meccanismo di integrazione multisensoriale si sviluppa”, questo approccio inoltre “potrà rappresentare un possibile biomarker di sviluppo neurologico tipico le cui alterazioni potrebbero contribuire al riconoscimento precoce di eventuali anomalie dello sviluppo.”

Questo meccanismo cognitivo sta alla base di ogni approccio relazionale dell’individuo. Pertanto, è fondamentale in un periodo come quello della Covid-19 porre molta attenzione nelle interazioni del neonato con gli affetti famigliari e tutelare questa capacità precoce nel riconoscere gli stimoli dal mondo esterno.

Un esempio significativo è rappresentato dai nati prematuri. Al bambino tolto dall’ambiente materno pretermine bisogna porre particolare attenzione nel riconoscere il suo cambiamento di attenzione, il modo in cui interagisce o si difende a seconda degli stimoli provenienti dall’ambiente in cui vive.

Le applicazioni di questa scoperta sono molteplici, una ricerca dal potenziale formidabile che non si può fermare ora.

Laureata in Ingegneria Biomedica e studentessa di Comunicazione delle Scienze. Curiosa e appassionata di divulgazione e del rapporto tra scienza e società.

Источник: https://biomedicalcue.it/neonati-spazio-peripersonale/29767/

Gravidanza
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: