I nei sulla pelle dei bambini. Quando preoccuparsi?

Nevi nel bambino: il rischio melanoma

I nei sulla pelle dei bambini. Quando preoccuparsi?

Articolo a cura del Dr. Andrea Bassi

I nevi sono una delle cose che più frequentemente preoccupano i genitori, sia per la paura di non saperli leggere, sia per paura dell’evoluzione in melanoma maligno.

Sicuramente ci sono delle importanti considerazioni da fare a tal proposito, che riassumo per semplicità nei seguenti punti:

  • I nevi possono essere presenti alla nascita (congeniti), oppure possono comparire in qualsiasi momento successivo (acquisiti). I bambini devono essere valutati alla nascita per la presenza di nevi congeniti ed in questo caso essere seguiti da vicino almeno nei primi anni di vita, per poi passare a controlli periodici dopo la pubertà.
  • Non esiste un’età precisa in cui si debba iniziare il controllo dei nevi acquisiti perché questo dipende da caso a caso. Ci sono dei fattori da tenere prevalentemente sotto controllo tra cui il fototipo chiaro (capelli chiari, occhi chiari, lentiggini, scarsa capacità di abbronzarsi, facilità all’eritema solare) , l’immunosoppressione ed in primis forse la familiarità per melanoma.
  • È normale che i nevi aumentino con l’età ed è pertanto inutile far controllare i nevi ogni qual volta ne venga fuori uno nuovo.
  • La pubertà rappresenta un momento fondamentale in cui si assiste ad un aumento verticale dei rischi legati ai nevi. Per questo motivo è opportuno procedere all’asportazione chirurgica di eventuali lesioni pigmentate atipiche prima che il bambino raggiunga un’età a rischio.
  • I nevi più a rischio in età pediatrica sono quelli congeniti, soprattutto quelli definiti giganti, cioè di dimensioni superiori ai 20 cm. Quelli più piccoli vanno certamente tenuti sotto controllo, ma risulta meno frequentemente che si trasformino in melanoma.
  • È fondamentale l’autocontrollo da parte del paziente, anche se l’occhio umano non può sostituirsi alla lente del dermatoscopio, strumento fondamentale per diagnosi di eventuale atipia interna.

Cosa deve vedere il paziente, o meglio…

Quando un nevo deve preoccupare e quindi essere fato vedere al dermatologo?

Vale sempre la regola dell’ABCDE e quindi in presenza di:

  • Asimmetria
  • Bordi irregolari
  • Colore disomogeneo
  • Dimensioni che superano gli 0.8 cm
  • Evoluzione rapida di una delle precedenti caratteristiche

Una delle preoccupazioni più comuni nei genitori si riscontra quando il figlio accidentalmente fa sanguinare un nevo: un nevo traumatizzato non deve preoccupare, è fisiologico che sanguini. Deve invece essere controllato quando sanguina da solo spontaneamente.

Un nevo localizzato alla pianta del piede o al palmo delle mani ha una conformazione diversa dagli altri nevi, appare cioè spesso a banda, ma solo perché è diversa l’anatomia di queste zone.

 Un nevo in queste zone non è un nevo che deve preoccupare di più: il legame tra trasformazione maligna di un nevo e il traumatismo cronico che caratterizza queste sedi non è mai stato dimostrato.

Il cuoio capelluto non deve essere mai trascurato nella valutazione dei nevi così come dovrebbe essere fato per i genitali.

I nevi congeniti vanno asportati?

Questo è un punto molto dibattuto. Per quelli di piccole e medie dimensioni il rischio di trasformazione è minimo per cui non è necessaria asportazione se non per finalità estetiche in sedi particolari, volto in primis.

Atteggiamento conservativo – magari di maggiore attenzione con controlli periodici – va applicato anche per quelli più grandi la cui asportazione è comunque sconsigliata data la complessità dell’intervento che spesso deve essere fatto in più sedute, a seconda delle dimensioni.

Quando asportare invece un nevo melanocitico acquisito?

Essenzialmente quando non è rispettata la regola dell’ABCDE e soprattutto quando si assiste ad una brusca evoluzione in tempi brevi, cosa che comunque rimane rara prima della pubertà.

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Cosa fondamentale da ricordare è che in tutti quei casi in cui viene sospettato clinicamente e dermoscopicamente un cambiamento rapido e recente bisognerà prendere in considerazione la biopsia per la conferma istologica, anche se la tendenza è quella di asportare la lesione in toto, soprattutto se di piccole dimensioni.

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Melanoma

I nei sulla pelle dei bambini. Quando preoccuparsi?

È un tumore che colpisce la pelle o cute, l’organo che riveste completamente il nostro corpo. Tra tutti i tipi di tumori della pelle, è quello meno diffuso ma anche il più pericoloso perchè può crescere velocemente e invadere anche i tessuti circostanti.

Il melanoma è un tumore visibile a occhio nudo e ha origine da un neo preesistente che cambia forma o colore oppure dalla comparsa di un nuovo neo sulla cute integra.

Si tratta di una neoplasia sempre maligna.

Non è infatti mai possibile definire un melanomabenigno, tutt'al più si può parlare di un neo benigno che non presenta le caratteristiche di un melanoma.

I nei (o nevi) appaiono come macchie scure e non sono altro che agglomerati di melanociti, le cellule dello strato più superficiale della cute (l’epidermide) che producono e accumulano melanina, il pigmento responsabile della colorazione naturale della pelle, degli occhi e dei capelli con il compito di proteggerci dagli effetti dannosi dei raggi solari. Il melanoma può insorgere più raramente anche in altre aree corporee, come l’occhio, le mucose di bocca e genitali.

Le formazioni precancerose del melanoma non danno sintomi, ma possono essere individuate con un attento controllo dei nei della pelle.

Un metodo utile, e facile da ricordare, per riconoscere un neo sospetto è la sigla ABCD che ne elenca le caratteristiche: A come asimmetria della forma, B come bordi irregolari, C come colore variabile, D come dimensioni in aumento sia in larghezza che in spessore.

In genere i nei congeniti, cioè sulla nostra pelle sin dalla nascita, sono tondeggianti, hanno un colore uniforme e non subiscono trasformazioni nel tempo.

Oltre al cambiamento di aspetto, possono essere segnali di melanoma anche sanguinamento, prurito o secchezza di un neo preesistente.  Un nuovo neo può insorgere in qualsiasi area del corpo, senza che ce ne accorgiamo: la diagnosi precoce di melanoma non è semplice, è bene quindi sottoporsi a controlli periodici dal dermatologo e attuare le corrette strategie di prevenzione.

Se un neo è sospetto, la biopsia è il primo esame che può accertare il melanoma. L’analisi del tessuto consente di stabilire se è innocuo oppure canceroso.

Possono essere eseguiti diversi tipi di biopsia, in base alle dimensioni del neo da analizzare: escissionale (prevede la rimozione completa di un neo se piccolo), incisionale (rimuove solo una porzione, per nei più grandi o per ragioni estetiche quando sono localizzati in aree molto esposte come il volto e le mani), shave superficiale (preleva solo lo strato superficiale, se si sospettano malattie che non si approfondano nella pelle o melanomi allo stadio iniziale), shave profonda (rimozione in profondità del neo, se si sospetta melanoma).

In caso di melanoma, la biopsia fornisce informazioni sul grado di proliferazione delle cellule, su quanto il tumore è cresciuto in profondità nella pelle e se ci sono segni di ulcerazioni.

Una biopsia positiva è seguita dall’analisi dello stato dei linfonodi, gli organi del sistema linfatico localizzati lungo tutto il corpo: quando un melanoma inizia a diffondersi raggiunge per primi i linfonodi più vicini, chiamati pertanto linfonodi sentinella, che drenano la linfa direttamente dal tumore. Una biopsia del linfonodo sentinella può essere richiesta per completare la diagnosi.

La biopsia e la valutazione dello stato dei linfonodi consentono di stabilire lo stadio del melanoma diagnosticato, da  ulteriori accertamenti e strategie terapeutiche: stadio 0 (melanoma in situ), il tumore è confinato all’epidermide e non si è ancora spinto nel derma; stadio I e II, melanomi primitivi, profondi qualche millimetro, a volte associati a ulcerazioni ma non ancora diffusi in metastasi; stadio III, melanomi di diversa profondità che hanno già dato metastasi confinate ai linfonodi circostanti o all’area attorno al tumore; stadio IV, melanomi in metastasi diffusi oltre il distretto regionale da cui sono originati.

I melanomi inferiori a 1 mm di spessore sono correlati con un'ottima prognosi in oltre il 90% dei casi, in genere queste percentuali diminuiscono progressivamente con l'aumentare dello spessore della lesione.

La scelta della strategia terapeutica si basa sulle caratteristiche del melanoma e sul suo stadio di progressione al momento della diagnosi.

Chirugia

Quasi tutti i melanomi vengono rimossi chirurgicamente, limitatamente al neo canceroso o a una porzione di area circostante, in base all’estensione della formazione tumorale. La procedura è relativamente veloce, si esegue in anestesia locale e comporta una cicatrice e dolore per qualche giorno.

Tumori più avanzati richiedono la rimozione chirurgica anche dei linfonodi sentinella, se la biopsia ne ha confermato l’invasione da parte delle cellule tumorali. L’intervento è più invasivo e comporta il rischio di linfedemi, un ristagno di linfa che causa gonfiore, dolore, bruciore e disturbi della sensibilità nell’area interessata.

Radioterapia

La radioterapia si usa solitamente per melanomi non trattabili a livello chirurgico o in metastasi. Utilizza radiazioni ionizzanti per colpire le cellule tumorali, ridurre l’estensione della malattia o prevenire la sua diffusione.

Può essere effettuata dall’esterno, irradiando in ripetute sedute quotidiane delle aree mirate, più o meno estese a seconda della necessità, e dall’interno (brachiterapia), posizionando dispositivi radioattivi direttamente nei tessuti malati. Il trattamento radioterapico può causare effetti collaterali transitori come stanchezza, nausea, vomito.

Immunoterapia

E' sicuramente la strategia di cura che meglio ha impattato sulla sopravvivenza nel melanoma metastatico. Tale approccio consiste nella somministrazione di agenti che stimolano il sistema immunitario dell’organismo a reagire e distruggere le cellule cancerose.

Prima del 2011, anno in cui è stato approvato il primo immunoterapico della storia (ipilimumab), l'aspettativa di vita media per un melanoma metastatico era di soli 9 mesi dalla diagnosi.

Oggi lo scenario si è completamente ribaltato e il melanoma può essere trasformato in malattia cronica.

I dati ad oggi disponibili a 10 anni di distanza dalla diagnosi ci dicono che è vivo il 20% dei pazienti trattati con ipilimumab.

Se si utilizzano combinazioni di immunoterapici la percentuale risulta ancora migliore. Con l'ultima combinazione di farmaci sviluppati (ipilimumab più nivolumab) il 52% delle persone è viva a 5 anni dalla diagnosi. Percentuali che dimostrano come il melanoma si stia trasformando in una malattia cronica.

Il principale fattore di rischio è l’esposizione ai raggi ultravioletti (UV), provenienti dal sole o da luce artificiale come docce o lettini solari. I raggi UV penetrano a fondo nelle cellule della pelle e danneggiano il DNA, che accumula così mutazioni da cui possono innescarsi processi di sviluppo tumorale.

Il melanoma colpisce prevalentemente le aree del corpo più esposte alla luce del sole, come viso, spalle, dorso, collo, cuoio capelluto, ma si origina anche da quelle che non sono mai esposte, indicando che i raggi UV non sono l’unico fattore di rischio. Non è da escludere una componente genetica, come la predisposizione famigliare a questo tipo di tumore.

Esistono, infine, caratteri estetici più a rischio, come pelle e capelli chiari, lentiggini e numerosi nei congeniti.

Prevenzione

La diagnosi precoce è favorita da un periodico controllo dei propri nei, in autonomia e programmando visite dermatologiche. Un atteggiamento responsabile nell’esposizione alla luce solare può contribuire a ridurre, ma non annullare, il rischio di ammalarsi.

In generale, è bene prevenire le scottature, con l’utilizzo di creme solari con filtro adeguato al proprio tipo di pelle, cappelli e occhiali da sole, prestando maggiore attenzione in prossimità di neve, acqua o sabbia che riflettono i raggi solari. In estate è consigliabile evitare l’esposizione prolungata nelle ore centrali della giornata, dalle 10 alle 16.

I bambini sono più a rischio di scottature e si ritiene  che gran parte dei melanomi inizi a svilupparsi proprio in età pediatrica, manifestandosi dopo anni. Docce e lettini solari sono responsabili di una sovraesposizone a raggi UV ad alta intensità che può danneggiare con il tempo la pelle: è consigliabile evitare questi trattamenti estetici.

L’alimentazione può aiutare a difendere la pelle, con cibi ricchi di vitamine A, C,E, coenzima Q, mentre alcuni farmaci rendono più sensibili alla luce UV.

Di melanoma si ammalano maggiormente le popolazioni con pelle bianca e capelli chiari che li rendono molto sensibili ai raggi del sole. Molto più diffuso nei paesi nord-europei, si manifesta di solito non prima dei 30 anni, con maggiore incidenza attorno ai 45-50 anni.

In Italia per il 2020 si stimano circa 14.800 nuovi casi, con una tendenza all'aumento che è un dato costante in tutti i paesi economicamente sviluppati, per la diffusione delle tecniche diagnostiche e per un effettivo aumento del ruolo delle radiazioni ionizzanti.

NOTA BENE: le informazioni in questa pagina non possono sostituire il parere e le spiegazioni del tuo medico

Источник: https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/tools-della-salute/glossario-delle-malattie/melanoma

Nei benigni e maligni: quando occorre lo specialista?

I nei sulla pelle dei bambini. Quando preoccuparsi?

Luca Giangrande, pediatra di famiglia

Una mamma entra preoccupata in sala visite perché – dice – suo figlio si sta riempiendo di nei. «Non sarà il caso di farlo vedere dal dermatologo per fare l’epiluminescenza e la mappa dei nei?».
«Mi faccia vedere», le dico.

Dopo cinque minuti di ricerca, l’uso di una potente lampada e di una lente d’ingrandimento, riesco a individuare un microscopico puntino marroncino sul dorso della manina del bambino.

«Non si preoccupi, signora, il neo è benigno: è infatti perfettamente circolare, ha i bordi sfumati, è monocolore e ha l’aspetto reticolato-puntiforme tipico del neo di Clark». La mamma mi guarda perplessa. Vediamo di capire meglio di cosa stiamo parlando.

Caratteristiche

Grazie al dermatoscopio, una sorta di piccolo cannocchiale che si appoggia sul neo e lo ingrandisce illuminandolo, è possibile vedere ogni particolare del neo. Più esattamente, dobbiamo osservare quattro caratteristiche:

  1. Asimmetria. Più il neo è asimmetrico più non va bene
  2. Bordatura. Più i bordi sono netti meno va bene
  3. Colori. Più sono, peggio è
  4. Strutture. Più sono le strutture che lo compongono e peggio è

Grazie alla valutazione attenta di questi quattro criteri, è possibile evitare inutili visite specialistiche.

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Nei ereditari

Come quasi tutto, anche i nei si ereditano: se i genitori ne hanno un bel po’, anche i figli ne avranno molti.

Qualcuno sarà presente alla nascita, i cosiddetti nei congeniti, mala maggior parte usciranno in seguitoed è del tutto normale. Praticamente sempre, fino ai 12 anni, non si deve fare nulla o quasi.

Solo se il neo è molto asimmetrico e presenta molte colorazioni, va fatto vedere al pediatra che potrebbe, con il dermatoscopio, valutare anche bordi e struttura.

Viceversa la presenza di peli, una colorazione bluastra o rossa sono indice di benignità. A volte, intorno al neo, compare una zona decolorata quasi bianca e pian piano il neo scompare: si tratta di un neo di Suttom, totalmente benigno.

I raggi solari, stimolando la produzione di melanina, stimolano anche la nascita di nuovi nei o il cambiamento di nei già presenti. In misura maggiore nei bambini di carnagione chiara, con occhi azzurri, capelli biondi o rossi: una ragione di più per non esporsi eccessivamente al troppo sole e per usare creme solari ad alto potere protettivo.

Un tipo di neo per il quale bisogna avere una particolare attenzione è quello situato sul palmo delle mani o sulla pianta del piede.

È sottoposto a stimoli pressori e un po’ più delicato: basta però, per rassicurarci, osservarli al dermatoscopio: se i puntini di colorante sono depositati nei solchi della pelle, va tutto bene, se invece è depositato sulle creste, è da tenere sotto osservazione, e questo sì, mandiamolo dal dermatologo.

Dermatoscopio

Fino a una quindicina di anni fa i pediatri usavano poco l’otoscopio… e le visite dall’otorino si sprecavano: ora è quasi impossibile trovare un pediatra che non ce l’abbia e le visite specialistiche sono dimezzate. Lo stesso potrebbe succedere per il dermatoscopio, uno strumento che assomiglia molto all’otoscopio ed è molto utile per osservare le lesioni della cute.

L’osservazione anche di un semplice neo è sorprendente. Con questo strumentino, dal costo di poche decine di euro, si riescono a valutare le caratteristiche del neo seguendo la regola dell’ABCD, si sommano i punteggi e, se il punteggio finale non supera 4,7, non ci sono problemi:

  • asimmetria: il neo viene diviso da due assi ortogonali in modo da produrre la minore asimmetria possibile; si assegna un punto se c’è asimmetria su una sola asse, 2 se c’è asimmetria su due assi, 0 se è simmetrico. Si moltiplica per 1,3
  • bordi: si divide la lesione in 8 spicchi. Viene assegnato un punto per ognuno di essi il cui margine è netto, 0 punti per ogni spicchio dove il margine è sfumato. Si moltiplica per 0,1
  • colore: sono stati selezionati sei colori: il bianco, il rosso, il marrone chiaro, il marrone scuro, il blu-grigio e il nero. Viene dato 1 punto per colore. Si moltiplica per 0,5
  • diverse strutture: ne sono state selezionate 5, la rete pigmentata, le aree omogenee, le strie, i punti, i globuli. Viene dato un punto per struttura. Si moltiplica per 0,5

Melanomi

Uno studio condotto da ricercatori statunitensi ha raccolto i dati riguardanti persone con più di 65 anni, sottoposti a un programma nazionale di screening della pelle: in 20 anni le diagnosi di melanoma sono raddoppiate mentre è rimasto invariato il numero dei morti causate da questo tumore. In Italia, come in gran parte del mondo, esiste una campagna di sensibilizzazione dedicata al melanoma.

La strategia più efficace per combattere il cancro della pelle consiste nella diagnosi e nel trattamento precoce.

Perciò si celebra lo Skincancer day (la giornata nazionale di prevenzione dei tumori della pelle) il cui scopo è facilitare il contatto fra specialisti e pazienti, in modo da rendere più efficaci le strategie di prevenzione e facilitare l’individuazione del melanoma in uno stadio iniziale.

Le cifre fornite sono inquietanti: «L’incidenza del melanoma nella popolazione bianca è aumentata negli ultimi cinquant’anni a un ritmo superiore di qualsiasi altro tumore, ad eccezione del cancro del polmone nelle donne, con un incremento del 5-7% annuo nei Paesi occidentali industrializzati». I dermatologi individuano per queste cifre due cause: la moda della tintarella e il buco dell’ozono che lascia passare una maggior quantità di raggi ultravioletti, che danneggiano il DNA delle cellule esposte alla loro azione.

Perché allora, a fronte delle molte diagnosi precoci, il numero dei morti a causa del melanoma è sempre uguale? Le conclusioni dell’US Preventive Task Force, l’ente americano che sorveglia l’efficacia delle misure preventive in medicina sono queste: «lo screening generalizzato della pelle a oggi non risulta essere una misura capace di prevenire le morti per melanoma. Ciò che è messo in luce dai dati forniti dai dermatologi non è dunque l’esistenza di una epidemia di melanoma, madi una epidemia di diagnosi di melanoma. La differenza è rilevante. Il numero di tumori allo stadio avanzato, quelli per cui si muore, è inalterato da anni, come il numero dei morti; a crescere esponenzialmente è stato il numero dei cosiddetti tumori allo stadio primitivo, che spesso rimangono silenti e non conducono alla morte. È accaduto, quindi, che dare il nome “melanoma” anche a trascurabili alterazioni della pelle e la contemporanea diffusione di metodi di analisi non invasivi, ha creato una epidemia di tumori che in realtà non causano problemi».

Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/medicina/malattie-e-disturbi/nei-e-melanoma/

Nei e bambini: quando controllarli

I nei sulla pelle dei bambini. Quando preoccuparsi?

Nei e bambini: grandi, piccoli, tondi, frastagliati, piani, sporgenti. Il controllo di tutti i nevi congeniti e di tutti gli eventuali nevi acquisiti con caratteristiche atipiche è importante. Ci spiega perché la dermatologa Maya EL Hachem dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Mediamente un adulto ha 20-30 nei. Di questi, quelli congeniti – sono considerati tali quelli che compaiono entro l'anno di età – sono solo l’1%. Se per una prevenzione precoce di eventuali melanomi cutanei è importante tenere sotto controllo i nei, è altrettanto vero però che sarebbe eccessivo sottoporre tutti i bambini a visita dermatologica ogni volta che compare un nuovo neo.

Allora quando iniziare il controllo? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Maya EL Hachem, responsabile di dermatologia dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Che innanzitutto chiarisce che i nevi (che nel linguaggio comune chiamiamo nei) sono macchie della pelle determinate dai melanociti, cellule dell’epidermide che producono la melanina e che accumulandosi danno origine ai nei nei appunto e solo raramente a tumori maligni (melanomi).

Perché è importante monitorare i nei

Il monitoraggio dei nei è importante, specialmente dopo la pubertà, per la prevenzione del melanoma o per la sua asportazione precoce. Si tratta di una neoplasia maligna non sempre curabile. È rara nel bambino, pertanto bisogna non eccedere con l'allarmismo.

Quando va controllato il bambino

La comparsa di nuovi nei in età pediatrica è fisiologica, pertanto accorgersi di un nuovo nevo non deve essere motivo di visita dermatologica.

Il bambino va controllato se ha un nevo congenito sin dai primi giorni o settimane o mesi di vita: il programma di cura o follow-up successivo sarà definito dallo specialista dermatologo che lo prende in carico.

Un altro motivo per il controllo dei nevi in età prepuberale è la comparsa di nevi atipici (più frequenti in età pediatrica rispetto all'adulto), caratterizzati tipicamente da un colorito roseo-rosso o nerastro.

La prevenzione del melanoma non prevede però solo il controllo dei nevi, anzi, è molto più importante la protezione solare. Il sole fa benissimo per tanti aspetti (umore, ossa, …), ma bisogna saperlo prendere.

Quindi è importante:

  • evitare le ore canoniche (12-16) e nei lattanti anche 10.30-17.30/18
  • applicare altissima protezione fino a quando non si è abbronzati, per poi abbassare a 30 o a 20 in funzione del fototipo, ripetere l'applicazione ogni 2 ore o dopo il bagno anche se la crema risulta resistente all'acqua
  • la crema protettiva non va applicata solo sul nevo ma su tutta la pelle del bambino
  • la protezione va applicata sulle zone fotoesposte, non solo al mare, ma anche durante le attività sportive, le passeggiate all'aria aperta, i viaggi in macchina, in barca….
  • la sera applicare una crema idratante.

Quando e ogni quanto tempo fare i controlli dal dermatologo

I controlli vanno eseguiti dopo la pubertà, a meno che il pediatra non riscontri qualcosa di particolare per il quale ritiene necessario consultare lo specialista.

La periodicità dei controlli viene definita dal dermatologo in funzione dei nevi che riscontra e dei fattori di rischio: modalità ed entità di esposizione al sole, familiarità diretta per melanoma, fototipo cutaneo con capelli chiari, occhi chiari, lentiggini..

.. In genere in età adolescenziale l'intervallo potrebbe variare da 1 a 3-4 anni.

[Leggi anche: creme solari e bambini, che cosa bisogna sapere]

La regola dell'ABCDE

Questa regola può essere utile per ricordare le caratteristiche cliniche da valutare per identificare un neo atipico e quindi indirizzare i genitori a rivolgersi allo specialista. In particolare bisogna considerare:

– A come Asimmetria; – B come Bordi irregolari; – C come Colore disomogeneo; – D come Dimensioni > 0.8 cm;

– E come Evoluzione di qualunque delle caratteristiche indicate sopra.

Anche se nei bambini il cambiamento dei nei è inevitabile e quindi questa regola, in età pediatrica, non può costituire un criterio assoluto.

Quando sono da asportare i nei

I nevi vanno asportati se sono ritenuti a rischio all'esame clinico e all'epiluminescenza. Nel bambino piccolo non collaborante l'intervento avviene in anestesia generale, ma come precisato sopra sono casi eccezionali.

Nei bambini collaboranti (tendenzialmente lo sono dai 6 anni se non hanno problemi cognitivi), l'asportazione avviene in anestesia locale in regime ambulatoriale. Nel nostro ospedale abbiamo elaborato un opuscolo informativo con vignette e invitiamo i genitori a leggerlo insieme al figlio o alla figlia, a casa, in attesa dell'intervento.

Le stesse informazioni scritte nell'opuscolo vengono prima fornite al bambino e ai genitori (con linguaggi diversi) durante la visita ambulatoriale in cui si programma l'asportazione del neo.

Che cos’è l'epiluminescenza

È un'indagine decisamente utile pervalutare i nevi congeniti e i loro frequenti cambiamenti durante la crescita del bambino e tutti i nevi acquisiti che presentino delle caratteristiche cliniche atipiche. Questo esame deve essere richiesto esclusivamente dal dermatologo poiché non tutti i nevi necessitano di questo approfondimento e solo lo specialista è in grado di identificare quelli a rischio.

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Sole e aria di mare fanno bene ai bambini, che finalmente possono giocare e divertirsi in libertà sulla spiaggia. Però bisogna seguire alcune semplici regole, per godere dei benefici…

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/nei-e-bambini-quando-controllare-queste-macchie-della-pelle

Nei (nevi) e melanomi: quando preoccuparsi?

I nei sulla pelle dei bambini. Quando preoccuparsi?

I nevi (o nei, come vengono generalmente chiamati) sono macchie visibili sulla superficie della pelle, molto comuni soprattutto nelle persone di carnagione chiara; possono avere forma, dimensioni e colore differenti, manifestandosi

  • più o meno rilevati,
  • rotondeggianti od ovali,
  • piccoli pochi millimetri o di dimensione superiore, fino a qualche centimetro,
  • di colore variabile dal marrone chiaro al nero

Possono essere

  • congeniti , se presenti dalla nascita
  • acquisiti , se compaiono tardivamente, nell’infanzia o in età adulta

Solitamente i nevi restano invariati nel corso della vita, ma talvolta possono mutare:

  • regredendo spontaneamente,
  • o, di contro, evolvere verso forme maligne particolarmente aggressive chiamate melanomi.

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Com’è fatto un neo?

Se immaginassimo di osservare un neo con un microscopio questo apparirebbe costituito da

  • un groviglio di cellule
  • e/o altri elementi della pelle,

che sono andati incontro ad anomalie di sviluppo, in eccesso o in difetto.

Questa semplice descrizione, ci consente di classificare i nei a seconda

  • del tipo di cellule della pelle coinvolte in :
    • nevi melanocitici, formati da un agglomerato di melanociti (i melanociti sono cellule presenti nello strato basale della cute, deputate alla produzione della melanina, pigmento responsabile del colore della pelle),
    • nevi non melanocitici, formati da altri elementi cutanei quali
      • peli (neo peloso),
      • ghiandole sudoripare (nei sudorali),
      • vasi sanguigni (nei vascolari),
      • cellule, eccetto melanociti (nei verrucosi dell’epidermide, nei comedonici, nei connettivali, …);
  • oppure in base alla sede dove questi agglomerati cellulari si sono formati e cresciuti:
    • nevo giunzionale, nasce lungo la giunzione dermo-epidermica (GDE),
    • nevo composto, dalla GDE si approfonda dentro il derma,
    • nevo dermico puro, si sviluppa nel derma.

La GDE è una membrana che separa i due tessuti costituenti la cute, ossia

  • epidermide, parte esterna,
  • derma, parte interna.

La pelle infatti, a differenza di quanto comunemente si immagina, non è solo ciò che vediamo ad occhio nudo, ma un vero e proprio organo molto complesso , pluristratificato ed in continuo rinnovamento, dotato di importanti funzioni per il nostro organismo.

Perché si formano i nei?

Ad oggi non sono ancora note le cause scatenanti la formazione dei nei, è tuttavia possibile fare delle ipotesi individuando, in base alle ricerche fino ad ora condotte, possibili fattori predisponenti e classificabili come:

  • genetici,
  • immunitari,
  • ormonali,
  • ambientali ( esposizione al sole, farmaci).

Nevi melanocitici

I nevi melanocitici sono di natura benigna, formati da agglomerati di melanociti raccolti in nidi lungo la giunzione dermo-epidermica e/o nel derma. Possono essere congeniti o acquisiti.

I congeniti sono rari, presenti solo nell’1% dei neonati. Possono comparire già alla nascita o manifestarsi dopo qualche settimana o mese di vita.

In base alla grandezza, è possibile distinguerli in:

  • piccoli,
  • medi,
  • giganti (oltre i 20 cm!).

I nevi piccoli e medi possono avere un aspetto vario a seconda della forma, grandezza e colore ed interessare qualsiasi parte del corpo.

I nevi giganti, in genere accompagnati da numerosi nei più piccoli, sono visibili su

  • torace,
  • pancia,
  • o braccia,

dove ne rivestono quasi completamente la superficie, assumendo aspetti caratteristici da cui i nomi di

  • neo a mantellina,
  • neo a manicotto,
  • neo a corsetto.

Con la crescita del bambino, sovente, i nei giganti diventano più spessi, scuri e rugosi. Possono associarsi a malformazioni o disturbi clinici anche gravi, in base alla loro localizzazione, quali:

  • disturbi neurologici ed epilessia,
  • spina bifida,
  • piede torto e/o altri difetti muscolari ed ossei.

Nel 6% dei casi evolvono verso forme maligne e la trasformazione in melanoma nella metà dei casi avviene prima dei 16 anni d’età.

I nevi acquisiti si manifestano durante l’infanzia e crescono di numero e/o dimensioni durante tutta la fase dell’adolescenza per poi stabilizzarsi in età adulta. Ogni individuo può avere un numero variabile di nei, che appariranno con bordi regolari e colore uniforme, sebbene nella stessa persona sia possibile osservare nei anche molto differenti l’uno dall’altro.

Classificazione dei nevi melanociti

Possiamo distinguere fino a 10 tipi differenti di nevi melanocitici, spesso chiamati con il nome dello studioso che per primo li ha osservati e descritti.

  1. Lentiggini
    • macchie di colore marrone chiaro, bruno o nerastro,
    • piccole pochi millimetri, rotondi od ovali,
    • possono essere visibili in ogni parte della cute o delle mucose,
    • possono manifestarsi anche dopo i 30 anni d’età;
  2. Macchie mongoliche
    1. macchie grandi, di colore azzurrognolo, visibili lungo la schiena,
    2. così chiamate, perché più frequenti nell’Estremo Oriente,
    3. sono presenti alla nascita o compaiono entro poche settimane di vita,
    4. generalmente scompaiono durante l’infanzia;
  3. Nevo di Ota
    • macchia piana, bluastra, di dimensioni variabili, interessante una metà del viso,
    • segue tipicamente il decorso dei primi due rami del nervo trigemino, quindi potrà essere visibile su: palpebre e sclere degli occhi, tempie, fronte, guance o dietro le orecchie,
    • si manifesta entro il primo anno di vita o alla pubertà;
  4. Nevo di Ito:
    • ha le stesse caratteristiche del nevo di Ota,
    • ma è tipicamente presente a livello delle spalle;
  5. Nevo blu
    1. piccola papula solitaria di colore bluastro,
    2. presente alla nascita o acquisito,
    3. visibile solitamente sul dorso di mani o piedi, testa, collo, sacro,
    4. va tenuto sotto controllo, per il rischio di trasformarsi in melanoma (specie la forma congenita);
  6. Nevo di Unna
    • neo peduncolato, di colore roseo o brunastro e consistenza molle (simile ad una mora),
    • compare tardivamente, in età adulta,
    • più frequente alle spalle ed al torace,
    • può, accrescendosi, torcersi attorno al proprio peduncolo, provocando dolore;
  7. Nevo di Miescher
    • è una papula o nodulo, di colore chiaro simil-pelle, liscio, spesso peloso,
    • compare dopo l’adolescenza, specie nelle donne,
    • frequente sul viso (mento, naso, guance, lungo il contorno della bocca),
    • può arrossarsi o diventare dolente, in seguito alla rottura di una cisti follicolare al suo interno;
  8. Nevo di Spitz
    • papula rotondeggiante, di colore rosato o rosso brunastro, visibile generalmente al volto,
    • si manifesta nell’età infantile o nei giovani,
    • ha un rapidissimo accrescimento , nei primi mesi dalla sua comparsa, per poi restare invariato intorno al centimetro di grandezza;
  9. Nevo di Reed
    • neo piatto o lievemente rilevato, piccolo, di colore bruno scuro o nero,
    • si manifesta in età adulta,
    • interessa frequentemente le braccia o le gambe;
  10. Nevo di Sutton
    • piano o rilevato, è circondato da un alone di cute biancastra e priva di pigmento,
    • sede più frequente è il dorso,
    • comune nei bambini e negli adolescenti,
    • nella metà dei casi scompare completamente in alcuni mesi o anni, con possibile comparsa di vitiligine.

Altri nevi melanocitici sono :

  • le efelidi,
  • le macchie caffè-latte,
  • la lentigo solare (attinica o senile),

ma in questi casi i melanociti non sono numericamente aumentati.

Quando un neo diventa pericoloso per la salute?

I nei sono generalmente lesioni benigne della pelle che ci accompagnano nel corso di tutta la nostra vita restando immutati, tuttavia in alcuni casi un nevo può andare incontro a modifiche, richiedendo un attento esame da parte del medico, per il rischio di trasformazione in melanoma.

Il melanoma è un tumore maligno della cute; può svilupparsi su un neo preesistente o, non di rado, insorgere su cute sana. Altre possibili sedi sono:

  • occhi,
  • cavità orale,
  • genitali,
  • ano.

La diagnosi è clinica; è un tumore molto aggressivo, con facilità di diffusione ad altri organi (specie polmoni, cervello e fegato), per questa ragione la prevenzione riveste un’importanza fondamentale.

La regola ABCDE

Osservare i propri nei è il primo passo per scovare quelli sospetti.

Per facilitare l’auto-esame è bene ricordarsi della regola ABCDE, che altro non è se non un vademecum di cosa valutare osservando un neo.

  • A sta per asimmetria: un neo sospetto è asimmetrico e non ha limiti uniformi.
  • B sta per bordo: un neo sospetto ha un bordo irregolare e frastagliato.
  • C sta per colore: bisogna sempre tenere d’occhio eventuali cambiamenti di colore di un neo, con tendenza a scurirsi od acquisire nuove sfumature cromatiche.
  • D sta per dimensioni: un neo che aumenta di grandezza (specie se superiore ai 6 mm) o di spessore (un neo piano che diventa rilevato), richiede un controllo accurato.
  • E sta per evoluzione: valutare se le modifiche di colore, forma e/o grandezza del neo si sono sviluppate in poco tempo (qualche mese).

I nei non danno sintomi e sono generalmente silenti. Ci sono dunque alcuni campanelli d’allarme che non dovrebbero mai essere sottovalutati, perché possibili segni di trasformazione maligna, ossia la comparsa attorno ad un neo di

  • prurito,
  • arrossamento,
  • perdita di siero o sangue (non provocata da traumi),
  • dolore,
  • desquamazione od ulcere.

Ci sono inoltre alcune condizioni che aumentano il rischio che un neo si modifichi verso una forma maligna, quali

  • fototipo , con svantaggio per le persone di carnagione chiara, capelli biondi o rossi,
  • presenza di numerosi nevi o lentigo solari,
  • familiarità, ossia storia di melanomi in parenti stretti,
  • aver subito scottature solari, specie se da bambini,
  • razza bianca (con rischio 12 volte superiore rispetto a quella nera),
  • nevo di Clark atipico: nevo acquisito, superiore ai 6 mm, irregolare per forma, bordi e colore.

Non rappresenta invece un fattore di rischio un evento traumatico che interessi un neo sano; un taglio od un’abrasione accidentale su un neo non è causa di trasformazione maligna.

Quando rivolgersi al medico

In presenza di un neo sospetto bisogna sempre rivolgersi al medico specialista, il dermatologo, che attraverso una tecnica chiamata epiluminescenza è in grado di individuare i nei maligni o potenzialmente tali.

L’epiluminescenza, chiamata anche dermatoscopia, è una tecnica

  • non invasiva,
  • non dolorosa,
  • a cui tutti possono sottoporsi,

che si avvale dell’ausilio di un dermatoscopio, un dispositivo costituito da una lente d’ingrandimento illuminata, collegato ad un monitor, che consente di osservare dettagliatamente ogni lesione della cute (fino alle sue strutture più interne); il medico può inoltre conservare le immagini fotografiche rilevate e riutilizzarle per confronto ad un successivo controllo.

In mani esperte consente di formulare una diagnosi in oltre il 90% dei casi.

Grazie a questa tecnica si è drasticamente ridotto il numero di interventi chirurgici inutili a cui in passato venivano sottoposti tutti quei pazienti con sospetto di lesioni cutanee maligne, osservate semplicemente ad occhi nudo o con lenti d’ingrandimento poco precise.

Cura

Se durante la visita dermatologica viene riscontrato un neo sospetto, o altamente a rischio di trasformazione maligna, l’unica cura possibile è l’asportazione chirurgica. Il nevo viene rimosso in anestesia locale ed inviato al laboratorio dove verrà analizzato per stabilirne la reale natura.

L’uso del trattamento laser è più indicato nel caso di nevi che si vogliano rimuovere per motivi estetici o funzionali, dal momento che il laser vaporizzando di fatto il nevo non ne consente la successiva analisi.

La miglior cura tuttavia ad oggi risulta la prevenzione!

Источник: https://www.valorinormali.com/sintomi/nevi/

Gravidanza
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