I maltrattamenti a scuola

Maestra d’asilo violenta: è reato di maltrattamenti in famiglia

I maltrattamenti a scuola

La maestra di asilo che compie atti di violenza nei confronti dei minori a lei affidati e che frequentano la scuola materna è penalmente responsabile per il delitto di maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.) anziché per quello meno grave di abuso dei mezzi di correzione e disciplina (art. 571 c.p.).

La vicenda

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, VI sezione penale, con la sentenza n. 11956 del 13 marzo scorso che ha confermato la condanna per il reato di cui all'art. 572 c.p.

nei confronti di una insegnante che aveva compiuto reiterati atti di sopraffazione, anche violenti, nei confronti di alcuni alunni durante le ore scolastiche, disattendendo, invece, la tesi difensiva della donna che chiedeva la diversa qualificazione giuridica dei fatti nell'ambito del meno grave reato di abuso dei mezzi di correzione e disciplina.

Nella sentenza in oggetto la Suprema Corte ha, pertanto, delineato l'ambito di applicazione della fattispecie di reato dei maltrattamenti in famiglia distinguendola da quella di abuso dei mezzi di correzione

La differenza tra fattispecie

L'art. 571 c.p.

punisce con la reclusione fino a sei mesi “chiunque abusi dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l'esercizio di una professione o di un'arte, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente della vittima. Se, invece, dal fatto deriva una lesione personale si applicano le pene stabilite negli articoli 582 e 583 e 583 c.p. ridotte a un terzo; se ne deriva la morte, si applica la reclusione da tre a otto anni”.

Diversamente, il successivo art. 572 c.p.

punisce son la reclusione da due a sei anni “chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, maltratti una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l'esercizio di una professione o di un'arte. Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni”

A differenza del delitto di maltrattamenti, quello di abuso dei mezzi di correzione e di disciplina non è reato necessariamente abituale e ben può essere integrato anche da un unico atto espressivo di abuso.

Inoltre, ai fini della configurabilità del delitto di cui all'art. 572 c.p.

, non è necessaria la convivenza o coabitazione tra l'agente e la vittima, essendo sufficiente che intercorra tra essi una relazione abituale poiché nel concetto di “famiglia” previsto dalla norma rientra qualsiasi consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza reciproca e solidarietà.

La decisione della Cassazione

I giudici di legittimità, seguendo un orientamento ormai consolidato in materia, hanno stabilito cheai fini della distinzione tra il delitto di maltrattamenti (art. 572 c.p.) e quello di abuso di mezzi di correzione (art. 571 c.p.) non rileva la finalità avuta di mira dal reo, sicché non importa se questi abbia agito per asseriti scopi ritenuti educativi.

Quello che rileva è unicamente la natura oggettiva della condotta, sicché non è configurabile il meno grave reato di cui all'art. 571 c.p. quando i mezzi adoperati siano oggettivamente non compatibili con l'attività educativa, come nel caso di percosse e maltrattamenti fisici e psicologici.

Ne deriva che “l'uso sistematico della violenza, quale ordinario trattamento del minore, anche lì dove fosse sostenuto da animus corrigendi, non può rientrare nell'ambito della fattispecie di abuso dei mezzi di correzione, ma concretizza, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, gli estremi del più grave delitto di maltrattamenti”.

Inoltre, nella vicenda in esame, la Cassazione ha precisato che non può correttamente ipotizzarsi il difetto del requisito fondante dell'abitualità della condotta vessatoria alla stregua del limitato numero di violenze di cui ciascun bambino, singolarmente considerato, è stato fatto oggetto.

Infatti, ciascuna delle azioni poste in essere dall'agente costituisce un singolo segmento, un elemento della serie che, complessivamente riguardata, integra la condotta tipica delineata dalla norma incriminatrice.

Il che è particolarmente vero nel caso, coincidente con la fattispecie che ci riguarda, di maltrattamenti connessi all'esercizio della funzione di educazione o istruzione attuata nei riguardi di una comunità di soggetti e, dunque, al di fuori dell'ambito familiare, posto che, in siffatta ipotesi, le angherie e le violenze consumate in danno del singolo individuo si ripercuotono necessariamente anche nei confronti degli altri componenti della medesima comunità, accomunati dall'identità della loro posizione, così generando quello stato di disagio psicologico e morale, a sua volta causativo di una condizione di abituale e persistente sofferenza che integra la nozione di “maltrattamenti” che il minore non ha alcuna possibilità, né materiale né morale, di risolvere da solo.

Conclusioni

Specie con riguardo ai bambini il termine correzione va assunto come sinonimo di educazione, con riferimento ai connotati intrinsecamente conformativi di ogni processo educativo.

Non può di certo ritenersi tale l'uso della violenza finalizzato a scopi educativi e ciò sia per il primato che l'ordinamento attribuisce alla dignità della persona, anche del minore, ormai soggetto titolare di diritti e non più, come in passato, semplice oggetto di protezione (se non addirittura di disposizione) da parte degli adulti; sia perché non può perseguirsi, quale meta educativa, un risultato di armonico sviluppo di personalità, sensibile ai valori di pace, di tolleranza, di connivenza, utilizzando un mezzo violento che tali fini contraddice.
Ne consegue che l'eccesso di mezzi di correzione violenti non rientra nella fattispecie dell'art. 571 c.p. (abuso di mezzi di correzione) giacché intanto è ipotizzabile un abuso (punibile in maniera attenuata) in quanto sia lecito l'uso. (in tal senso anche Cass. Sez. VI, sent. n. 4904 del 18.03.1996).
La necessità di una tutela adeguata in situazioni del genere è ancor più stringente ove si consideri che è statisticamente accertato che i bambini che abbiano subito episodi di maltrattamenti sono molto più esposti a sviluppare successivamente, in età adulta, disturbi di tipo comportamentale e mentale.

Avv. Anna Ancona

Источник: https://www.legalepalmisano.it/notizie/blog/193-maestra-d%E2%80%99asilo-violenta-%C3%A8-reato-di-maltrattamenti-in-famiglia.html

Benessere a scuola: cosa fare se si sospettano maltrattamenti sui bambini

I maltrattamenti a scuola

Un genitore che viene colto dal dubbio di maltrattamenti a scuola o all’asilo ai danni del figlio si trova in una situazione emotivamente complessa.

La paura, l’istinto di protezione, il senso di colpa che spesso si presenta quando succede qualcosa ai nostri figli non facilitano l’analisi corretta della situazione.

A chi rivolgersi? Cosa fare? In collaborazione con l’associazione La Via dei Colori Onlus vediamo come comportarsi in caso si sospetti un maltrattamento dei bambini in ambito scolastico.

Il benessere a scuola è un elemento di grande importanza. Nei patti di offerta formativa predisposti da ogni istituto ci sono le linee guida per impostare un rapporto di fiducia e collaborazione tra scuola e famiglia.

Per quanto la stragrande maggioranza degli insegnanti sia costituita da persone che non alzerebbero mai un dito su un bambino, la cronaca purtroppo ci riporta casi di maltrattamenti a scuola confermati da indagini e processi giudiziari.

Questo quadro è ben noto all’associazione La Via dei Colori Onlus, nata dopo l’arresto delle maestre violente dell’asilo Cip Ciop di Pistoia e che da anni si occupa di maltrattamenti sui minori.

Cosa fare se la maestra picchia i bambini?

Strattoni, spinte, sberle sono alcuni dei maltrattamenti da parte delle maestre che i bambini potrebbero riferire a casa o di cui si potrebbe avere il dubbio in caso di segnali di disagio che un genitore può notare nel figlio riguardo alla scuola. A livello giuridico, e ovviamente psicologico, è riconosciuta anche la violenza verbale e psicologica sia quella subita direttamente sia quella assistita. Cosa fare in questo caso?

Confrontarsi con un esperto esterno alla scuola

Se d’istinto vorremmo chiedere ad altri insegnanti, al dirigente scolastico o all’insegnante coinvolto, questa non è sempre la scelta più corretta da fare come prima azione.

Il rischio è che ci sia una fuga di informazioni e che questa possa ritorcersi contro di noi e le nostre indagini. Come primo passo è meglio cercare un esperto esterno alla scuola con cui confrontarsi.

È meglio evitare il confronto con altre persone che potrebbero essere emotivamente coinvolte come altri genitori o parenti che aumenterebbero le paure prima di contattare un esperto.

Distinguere i sintomi

Quali sono i sintomi di maltrattamento nei bambini? Possiamo distinguere gli elementi che alimentano i nostri dubbi in due gruppi: segnali evidenti (lesioni, lividi, morsi, ecc.

) e segnali che potremmo definire indiretti (disturbi del sonno e dell’alimentazione, manifestazione di paura e tensione prima di andare a scuola, ecc.

) quando sono cambiamenti apparentemente immotivati e repentini.

Scrivere la storia dei dubbi

Cosa ha fatto insorgere il dubbio del maltrattamento? Questa parte è molto importante sia per la ricostruzione del vissuto da parte del genitore sia per fornire un quadro di elementi all’esperto che li valuterà.

“Abbiamo notato, con tutti gli utenti del Numero Verde, che è di grande aiuto scrivere la storia legata ai propri dubbi.

Come sono cominciati, fatti, campanelli di allarme, nomi ed episodi cui magari lì per lì non si era dato peso ma col tempo hanno acquisito importanza” (da La Via dei Colori Onlus).

Attenzione alle domande ai bambini

Viene spontaneo cercare conferme o dettagli direttamente dai bambini. Attenzione a come poniamo le domande perché potrebbero condizionare la risposta dei bambini o non facilitare l’esposizione dei fatti. È meglio evitare le domande dirette o le domande a cui il bambino può rispondere solo Sì o No.

La Via dei Colori Onlus

L’associazione è nata nel 2010 da cinque famiglie del caso di maltrattamenti all’asilo Cip Ciop di Pistoia. Oggi chi contatta l’associazione tramite il numero verde gratuito 800 98 48 71 può ricevere informazioni e supporto da un team di esperti in ambito legale e psicologico.

Gli oltre 180 processi gestiti nei primi 10 anni dal Comitato Scientifico de La Via dei Colori hanno dimostrato quanto sia possibile fare per agevolare e velocizzare le operazioni d’indagine, oltre all’importante supporto che si può dare alle famiglie coinvolte.

L’associazione inoltre promuove il benessere a scuola attraverso attività laboratoriali.

Qui trovate alcuni articoli di La Via dei Colori Onlus che possono essere utili:

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Maltrattamenti a scuola: come riconoscerli e come affrontarli

I maltrattamenti a scuola

Qualche mese fa sono stata contattata per essere intervistata negli studi di “Radio Veronica One” per una puntata della trasmissione live social.

Mi è stato chiesto di parlare di un argomento delicato, cioè “I maltrattamenti nelle scuole”, e di quali siano i segnali da notare e cosa fare per affrontare il problema.

È stata un’esperienza divertente ed arricchente.
Non nego un po’ di imbarazzo, chi mi conosce sa che non amo mettermi in mostra ? però credo anche che ogni tanto faccia bene uscire dalla propria zona di comfort per provare nuove emozioni.

Ho deciso di riportare in questo articolo le domande che mi hanno fatto e le mie risposte, così da condividere quanto è stato detto.

I maltrattamenti sonodelle situazioni caratterizzate dalla presenza di comportamenti che vanno al dilà della normativa e che escono da quelle che sono le regole dell’accudimento edella presa in carico del bambino stesso. Ad esempio capita di vedere altelegiornale scene di bambini strattonati o schiaffeggiati dai propriinsegnanti.

Non sono da considerarsi maltrattamenti solo quelli fisici, ma anche quelli verbali, spesso accompagnati da gesti che possono far immaginare al bambino una violenza da un momento all’altro. Sono da considerarsi delle vere e proprie violenze psicologiche.

Maltrattamenti a scuola: quali sono le conseguenze di tali violenze nel bambino?

Nella fascia d’età 0-5anni i bambini assorbono tutto ciò che vedono e sentono, come delle spugne, inquanto il loro apprendimento avviene principalmente per imitazione. Per questole conseguenze di tali atti sono molto gravi sia a breve che a lungo termine epossono costituire per il piccolo quello che tecnicamente viene definito untrauma.

Tutto ciò può incidere negativamente sulla salute psicologica delbambino, portando con sé degli stati emotivi caratterizzati da ansia, tristezzae nei casi più gravi depressione.

Possono aumentare nel piccolo atteggiamentiaggressivi perché lo stile educativo si basa sulla violenza e questo porta consé la riproduzione di tali atti nel gruppo di pari o nei confronti di un adultodi riferimento.

Maltrattamenti a scuola: come si può capire che ci sia o meno un’effettiva situazione di maltrattamento?

Spesso gli adulti hanno la convinzione che i bambini non siano in grado di testimoniare e riportare una visione oggettiva di una determinata situazione.

Ma non è cosi, i bambini sono in grado di riportare l’accaduto di quanto subiscono.

I segnali tipici di chi è vittima di abusi o maltrattamenti sono manifestati attraverso dei comportamenti “strani” e “insoliti” del bambino che non aveva prima dell’accaduto come ad esempio:

  • scatti d’ira;
  • aggressività;
  • incubi notturni;
  • inappetenza;
  • tic e disturbi d’ansia;
  • disagio all’ingresso della scuola;
  • realizzazione di giochi che simulano la situazione che hanno visto o che stanno vivendo;
  • malesseri somatici: mal di pancia e mal di testa che non hanno nessun riscontro a livello fisico;
  • disegni rappresentativi (il disegno è tendenzialmente proiettivo e quindi può riflettere lo stato d’animo del bambino, le sue paure e scene che ha visto o subìto).

L’indicatore principale è l’assenza di questi comportamenti al di fuori del contesto in cui si manifesta il maltrattamento. Ciò significa che quando è a casa per un lungo periodo (per es. durante le festività o se volutamente ritirato da scuola) non mostra tali disagi.
Ovviamente un altro fondamentale indicatore sono eventuali segni sul corpo del bambino

Innanzitutto la cosa fondamentale è prendersi del tempo per osservare il proprio bambino e sviluppare un dialogo quotidiano con lui. Inoltre il confronto con altre mamme può essere utile per capire se accade la stessa cosa ad altri bambini o se essi hanno visto scene di maltrattamenti.

Rivolgersi ad un professionista come lo psicologo (leggi anche: Mamma, papà, chi è lo psicologo) può essere molto utile per far emergere eventuali segnali.

Si può valutare anche di parlare con l’insegnante per capire cosa stia succedendo, chiedendo in maniera generica se abbia notato dei comportamenti particolari del bambino.

La scelta migliore è poi mettersi nelle mani delle forze dell’ordine che procederanno con le opportune indagini.

Maltrattamenti a scuola: si può evitare che tali situazioni si presentino?

Il lavoro dell’insegnante è un mestiere difficile ed a tratti logorante.
Ci si trova spesso a scontrarsi con situazioni complesse senza esserne sufficientemente tutelati.

Il mestiere dell’educatore non è solo abilità tecnica, ma richiede una competenza psicologica ed emotiva che va formata, monitorata, supervisionata

Si potrebbe allora cominciare a guardare la questione anche da un altro punto di vista.

Per tot insegnanti condannati per maltrattamenti, ci sono migliaia di insegnanti che fanno bene il loro lavoro, ma che hanno bisogno comunque di aiuto.

Perché il mestiere dell’educatore non è solo abilità tecnica, ma richiede una competenza psicologica ed emotiva che va formata, monitorata, supervisionata.

Per questo è a mio parere fondamentale la figura dello psicologo a scuola, per prevenire situazioni di disagio, per fornire corsi e formazione sulla gestione di rabbia e frustrazione e per dare un sostegno ad insegnanti, bambini e genitori.

Percorriamo questa strada insieme:

Tel: +39 344 276 9056

E-mail:   info@psicologaferrero.it

Maltrattamenti a scuola: come riconoscerli e come affrontarli

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Come denunciare maltrattamenti a scuola: i passaggi

I maltrattamenti a scuola

Secondo il Telefono Azzurro, una percentuale abbastanza elevata (che si aggira tra il 21% ed il 49%) di bambini e adolescenti che sono stati abusati e maltrattati è asintomatica, il che vuol dire che non presenta nessun particolare sintomo o problemi di adattamento psicosociale in seguito all’abuso e maltrattamento subito. Quindi, occorre sottolineare che l’obiettivo principale del genitore è quello di prestare attenzione ad ogni minimo segnale che il bambino gli lancia. Diretto o indiretto esso sia.

Secondo quanto afferma  Matthew Cox, pediatra e responsabile di un programma per la prevenzione e la valutazione degli abusi sui minori, esistono dei segnali che non devono essere mai sottovalutati nel momento in cui un minore subisce maltrattamenti. Questi segnali sono utili al genitore per capir se il bambino viene maltrattato al nido.

Innanzitutto, bisogna ascoltare sempre il proprio bambino, non sottovalutando mai ogni sua minima parola. Non solo le parole, ma anche i gesti, i malesseri che accusa, i disegni che fa, i giochi in cui è coinvolto, sono fondamentali per un genitore per capire se un bimbo sta bene al nido.

I genitori, spesso, colgono subito questi segnali, o meglio, capiscono immediatamente se c’è qualcosa che non va. Quindi, ciò che consigliamo ai genitori è di fidarsi del loro istinto, che molte volte coglie il problema nell’immediato.

Altro aspetto fondamentale è osservare ogni minimo livido che il bimbo ha sul corpo, lesione, graffio, segni evidenti del maltrattamento subito dal bambino.

Inoltre, un bambino maltrattato piange ininterrottamente, si chiude in se stesso, sviluppano una tendenza all’isolamento sia a scuola che nella comunità in generale, preferendo non interagire con nessuno.

Spesso accusano disturbi del sonno, fanno incubi continuamente, e somatizzano il trattamento attraverso la manifestazione di disturbi fisici, come il mal di testa e il mal di pancia.

Dove denunciare una maestra

Il punto di riferimento principale dei genitori per sporgere denuncia è rappresentato dalle Forze dell’Ordine (Polizia o Carabinieri). Poi, troviamo le Procure presso il Tribunale Ordinario e presso il Tribunale per i Minorenni.

A tal proposito, le Forze dell’Ordine e la Procura presso il Tribunale Ordinario si occupano di individuare l’abusante e di accertarne le responsabilità. Invece, la Procura presso il Tribunale per i Minorenni si occupa della tutela del bambino e favorisce l’adozione di tutti i provvedimenti utili a ristabilire una condizione familiare tutelante.

Maltrattamenti a scuola cosa fare nel concreto

Gli abusi e i maltrattamenti a scuola, all’asilo o alle scuole elementari, devono essere immediatamente individuati, cogliendo tutti i segnali lanciati dal bambino vittima dell’episodio in questione.

I bambini, talvolta, preferiscono tacere per diverse ragioni. Chi per paura di non essere creduto, altri perché sono stati minacciati, o perché si vergognano di quello che stanno vivendo. A tal proposito, spesso igenitori non sanno come muoversi.

Molte volte, infatti, sono sospesi tra il confidarsi con altri, chiedere spiegazioni alla scuola o rivolgersi alla questura, con il dubbio su quale sia davvero la cosa giusta da fare. L’unica cosa che hanno a cuore i genitori è il benessere del suo bambino, perché è questa la sola cosa davvero importante.

I segnali del bambino, come già abbiamo detto, vengono manifestati in modi diversi, ed esplicitano quella che è la sua paura verso l’insegnante.

La cosa più importante da fare, da parte del genitore, è quella di mantenere la calma, costruire un dialogo collaborativo con il bimbo, in modo tale che quest’ultimo riesca a fidarsi e a comunicare il suo malessere.

Denuncia maltrattamenti a scuola: a chi rivolgersi

Come già è stato evidenziato, i genitori, nel momento in cui vengono a conoscenza di un abuso a danno del minore, devono fare affidamento alle Forze dell’Ordine (Polizia o Carabinieri) e alla Procura presso il Tribunale Ordinario, che hanno il compito di individuare l’abusante.

La Procura presso il Tribunale per i Minorenni, invece, si occupa della tutela del bambino e favorisce l’adozione di tutti i provvedimenti utili a ristabilire una condizione familiare tutelante.

Dopo aver analizzato i principali punti di riferimento che ogni genitore deve avere in caso di maltrattamento di minore, c’è da sapere che esistono anche i Servizi Sociali (che svolgono un’indagine psico-sociale con l’obiettivo di raccogliere ulteriori informazioni/elementi di valutazione e di fornire il giusto supporto psicologico) e numerose associazioni impegnate a contrastare fenomeni di abusi e maltrattamenti. Queste associazioni mettono a disposizione delle famiglie un servizio di assistenza e consulenza per dare un aiuto alle vittime.

Esistono poi delle Associazioni come La Via dei Colori Onlus, punto di riferimento per minori e minoranze vittime di abusi e maltrattamenti in strutture educative e di cura, che forniscono consulenza gratuita e supporto legale, medico e organizzativo. Il numero verde è 800 98 48 71

Maltrattamenti psicologici a scuola: come riconoscerli

Purtroppo, casi di maltrattamenti fisici e psicologici da parte di insegnanti nei confronti dei bambini sono sempre più frequenti. E a tal proposito, i genitori vogliono intervenire a tutti i costi con il solo obiettivo di tutelare i propri figli.

Ma come fanno a capire che si trovano in situazioni di pericolo? E quando, nello specifico, si parla di maltrattamenti psicologici? Il maltrattamento psicologico è considerato la forma di maltrattamento infantile più subdola, dal momento che è meno visibile. Ma non per questo è meno dannosa.

La violenza psicologica attuata dagli insegnanti sui bambini consiste nell’attuare comportamenti ripetuti nel tempo che inducono il bambino a pensare di non valere e a sentirsi in colpa, vergognandosi di se stesso.

Il maltrattamento psicologico viene individuato attraverso la presenza di alcuni segnali. I più frequenti nelle vittime sono: l’enuresi, disturbi del sonno, legati all’alimentazione, senso di colpa, bassa autostima, calo della concentrazione e dell’apprendimento, deficit nella crescita, scarsa fiducia negli altri, incapacità di gestire le emozioni, ritardo nello sviluppo.

Per quanto riguarda, invece, i comportamenti che un bambino vittima di maltrattamenti psicologici può mettere in atto, c’è da sapere che ne sono tanti.

Tra questi, emergono comportamenti impulsivi, disordini della condotta, cambiamenti radicali di comportamento, manifestazione di apatia e demotivazione.

Si possono osservare anche comportamenti aggressivi (visto che spesso il bambino tende a replicare il comportamento che riceve), pianti continui, il rifiuto di recarsi a scuola.

Si tratta di traumi, di veri e propri segni indelebili che, in termini psicologici e relazionali, andranno a costituire quello che sarà per sempre il modo d’essere del bambino. Andranno a segnare il suo sviluppo psicologico, data la sua indiscutibile ed estrema sensibilità.

A tal proposito, il bambino ha bisogno che sia il genitore a cogliere questi campanelli d’allarme, ha bisogno che sia il genitore a fargli raccontare quello che gli è accaduto.

Infatti, spesso, il bambino tende a proteggere l’abusante e a chiudersi in se stesso.

Quindi, solo nel momento in cui viene messo in una condizione di tranquillità e di dialogo aperto da parte del genitore, sarà in grado di esplicitare l’accaduto.

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Maltrattamenti a scuola: come denunciare?

I maltrattamenti a scuola

Abuso dei mezzi di correzione: cos’è? La testimonianza del minore vittima dei maltrattamenti degli insegnanti è valida?

Tutti i reati sono atti disdicevoli che meritano una punizione; alcuni di essi, però, sono più gravi degli altri, soprattutto quando le vittime sono incapaci di difendersi adeguatamente. Si pensi, ad esempio, all’abuso su persone anziane o malate.

Lo stesso dicasi per i maltrattamenti nei riguardi dei bambini. Con questo articolo ci soffermeremo su un particolare tipo di reato: quello degli abusi degli insegnanti sui loro alunni minorenni.

Come denunciare i maltrattamenti a scuola?

Come vedremo, la legge ha previsto uno specifico reato per coloro che, abusando della qualità che rivestono, maltrattano le persone che sono state loro affidate per ragioni di istruzione. In pratica, l’insegnante scolastico che compie prepotenze e soprusi sugli alunni rischia grosso.

Peraltro, la Corte di Cassazione ha stabilito che, per incastrare il docente colpevole, è sufficiente la testimonianza del minore vittima degli abusi oppure quella degli altri studenti che hanno assistito.

Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo come denunciare i maltrattamenti scolastici.

Abuso dei mezzi di correzione: cos’è?

Il Codice penale prevede un preciso reato a carico di coloro che, incaricati di educare o di impartire disciplina, superino i limiti dell’agire consentito: si tratta del reato di abuso dei mezzi di correzione[1].

Secondo la legge, chi abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente, con la reclusione fino a sei mesi. Le pene sono aumentate se dall’abuso derivi una lesione personale o, perfino, la morte.

La fattispecie appena enunciata punisce tutti i comportamenti che provengono da persone che, per ragioni familiari (i genitori o i nonni, ad esempio), di lavoro (insegnati, maestri, ecc.) o semplicemente di fatto (baby sitter, ecc.), sono tenute a provvedere ad un’altra persona.

Si pensi alla maestra d’asilo e, più in generale, ai docenti, ma anche agli insegnanti di particolari discipline, quali quelle sportive o musicali. In tutte queste ipotesi, insomma, se la persona utilizza in maniera distorta o eccessiva qualsiasi mezzo di cui è dotato per far rispettare la propria autorità, rischia di incorrere nel reato di abuso dei mezzi di correzione.

Il reato ruota intorno al concetto di abuso dei mezzi di correzione. Cosa sono i mezzi di correzione e quando c’è un loro abuso? Per saperne di più, prosegui nella lettura.

Quando c’è abuso dei mezzi di correzione?

Per mezzi di correzione devono intendersi gli strumenti leciti adoperati per finalità didattiche, educative, disciplinari, di istruzione o di custodia.

Ad esempio, costituiscono leciti mezzi correttivi il rimprovero verbale, la punizione consistente nello scrivere ripetutamente alla lavagna una frase oppure nello spostare il proprio banco per isolarsi dagli altri.

L’abuso dei mezzi di correzione, invece, consiste nell’utilizzo distorto di questi metodi, altrimenti leciti.

Dunque, l’insegnante che si accanisce contro uno studente, costringendolo ad esempio a isolarsi costantemente dagli altri, oppure a subire ripetuti e umilianti rimproveri davanti a tutti, rischia di commettere il reato di abuso dei mezzi di correzione, se dal fatto deriva per la vittima il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente.

Si pensi all’alunno che, continuamente preso di mira dalle vessazioni dell’insegnante, subisca delle ripercussioni psicologiche serie (insonnia, continuo stato d’ansia, ecc.).

Per non parlare, poi, degli abusi fisici: schiaffi, spinte, strattoni, ecc. In casi del genere, però, atteso che nessun tipo di violenza fisica può essere esercitata nei confronti degli studenti, potrebbero scattare reati diversi, come quello di lesioni personali.

Abuso a scuola: il minore può testimoniare?

Prima di denunciare un possibile caso di maltrattamenti a scuola occorre essere certi che l’abuso ci sia stato realmente. Come provare un reato del genere? Secondo la Corte di Cassazione [2], le testimonianze dei bimbi possono inchiodare il docente brusco e violento, se il racconto dei minori è genuino e veritiero.

In altre parole, le testimonianze dei minori che hanno subito o solamente assistito ai maltrattamenti sono sufficienti fanno scattare la condanna per abusi a carico dell’insegnante.

Ma non solo. A far scattare la responsabilità del docente che maltratta gli studenti possono valere anche le dichiarazioni dei genitori dei minori che si concentravano sui disagi dei figli, consistenti in stati di ansia, regressioni di comportamento, aggressività e rifiuto di andare a scuola.

Anche i colleghi del responsabile possono testimoniare l’incapacità dell’imputato di gestire la classe e i bambini più vivaci, con conseguente ricorso a maltrattamenti.

Secondo la Corte di Cassazione, però, tra tutte le testimonianze quelle che hanno più rilevanza sono le dichiarazioni degli stessi alunni.

Nel caso affrontato dai supremi giudici, è valsa la condanna per abuso dei mezzi di correzione la genuinità del racconto dei minori, in quanto i piccoli avevano raccontato di condotte violente riservate ad altri bambini e non a loro, o replicato spontaneamente i gesti dell’insegnante e riferito particolari che attribuivano attendibilità al narrato, trattandosi di specificità che non potevano essere state indotte o raccontato i fatti a soggetti diversi dai familiari in un contesto del tutto privo di sollecitazioni interessate.

Abusi scolastici: come denunciare?

In presenza di maltrattamenti da parte degli insegnanti, i genitori non devono esitare a sporgere denuncia alle autorità competenti. Ma non solo.

Trattandosi di reato procedibile d’ufficio, chiunque può denunciare gli abusi dei mezzi di correzione e, più in generale, i maltrattamenti ai danni dei bambini: un collega che abbia assistito, un dipendente scolastico, perfino un passante occasionale.

Il minorenne, invece, può sporgere direttamente denuncia solamente se ha compiuto i quattordici anni. Negli altri casi, dovrà provvedere il genitore oppure altro rappresentante legale [3].

[1] Art. 571 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 30221 del 30 ottobre 2020.

[3] Art. 120 cod. pen.

Autore immagine: Canva.com

Источник: https://www.laleggepertutti.it/439835_maltrattamenti-a-scuola-come-denunciare

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