I genitori troppo presenti e protettivi fanno male ai figli

Mamma e papà troppo protettivi fanno male all’emotività?

I genitori troppo presenti e protettivi fanno male ai figli

Un articolo di Repubblica.it riporta i dati di uno studio riguardante i “genitori elicottero”, cioè di coloro che risultano essere eccessivamente protettivi con la prole.

Tutelare i figli da tutte le insidie del mondo, potrebbe causargli delle compromissioni nella gestione delle emozioni, riducendone la capacità di comprensione e nutrendo delle forti paure o ansie di fronte a determinati eventi della vita. Un effetto collaterale imprevisto e gravoso, tanto da generare effetti negativi anche sulle future prestazioni scolastiche.

Controllo e protezione, sono le due principali caratteristiche del genitore elicottero. Un termine molto diffuso nell’universo anglosassone per descrivere genitori iper-apprensivi, costantemente vicini in ogni istante della vita dei figli, fino al punto di comprometterne la salute psichica.

In un mondo insicuro e colmo di paure, resiste questa tipologia di genitori, perché è bene ricordare che sono sempre esistiti, in contrapposizione a madri e padri immersi in una realtà fatta di poco tempo a disposizione e mal gestito, specialmente quando si tratta di impiegarlo con i figli.

Sulla rivista Developmental Psychology è stato pubblicato uno studio portato avanti da un team di ricerca internazionale, commissionato dalla University of Minnesota, i cui dati mettono in evidenza il rischio che i genitori elicottero potrebbero causare danni allo sviluppo emotivo dei figli, con effetti negativi a lungo termine. Lo studio longitudinale ha seguito per otto anni un gruppo di quattrocentoventidue bambini. Gli esperimenti si sono svolti quando i soggetti avevano due, cinque e dieci anni di età. Nel primo periodo di studi i ricercatori hanno fatto giocare i bambini di due anni con le rispettive madri, così da poter valutare fino a che punto fossero protettive, mantenendo i piccoli sotto stretto controllo. Quando i bambini osservati hanno raggiunto il quinto anno di vita, sono stati messi alla prova con appositi test e ne sono state rilevate le reazioni, ad esempio quando ricevevano una porzione ingiusta di dolce o misurando la capacità di risolvere un indovinello in un certo lasso di tempo. Raggiunti i cinque e i dieci anni di età, i ricercatori hanno chiesto agli insegnanti di valutarne le prestazioni scolastiche, inoltre avrebbero dovuto notare se ci fossero o meno nei bambini disturbi di origine depressiva, ansiosa o correlati alla solitudine.

Genitori apprensivi crescono figli emotivamente fragili

La ricerca ha confermato che alla presenza di genitori troppo apprensivi si associava un ridotto controllo delle emozioni da parte dei rispettivi figli, raggiunti i cinque anni di età. A questo si è andato ad aggiungere un deficit importante per quanto riguardava le relazioni sociali dei figli con genitori elicottero.

A dieci anni, inoltre, si sono riscontrati rendimenti scolastici peggiori. La co-autrice della ricerca , Nicole Perry, ha dichiarato: “I genitori che controllano troppo hanno ovviamente buone intenzioni.

Tuttavia, per promuovere lo sviluppo delle capacità emotive e comportamentali, i genitori dovrebbero permettere ai bambini di sperimentare una gamma di emozioni in modo indipendente e assisterli quando un compito diventa troppo difficile”. C’è da sottolineare come lo studio, tuttavia, presenti dei limiti.

Uno su tutti è quello che i ricercatori hanno osservato i comportamenti delle madri solo in determinate situazioni, nel caso specifico quando giocavano insieme e all’inizio dello studio stesso.

La dottoressa Janet Goodall dell’Università di Bath, in un’intervista al The Guardian tiene a precisare che , per questo motivo, i dati rilevati vanno interpretati con la dovuta cautela, in quanto analizzano comportamenti circoscritti a poche dinamiche e non nell’arco di una normale giornata di vita dei cosiddetti genitori elicottero e i figli, dove le varianti in gioco sino molteplici e possono dare vita ad una moltitudine di diversi atteggiamenti e rendono difficoltoso il valutare quanto siano eccessivi i comportamenti protettivi messi in atto, e quindi essere la causa di futuri disagi psicologici dei figli. La dottoressa Goodall ha, infine, dichiarato: “I genitori non devono sentirsi colpevoli o giudicati. Ciò che conta è che si interessino realmente di quello che i loro figli fanno e imparano”.

I figli bisogna imparare a lasciarli andare

Un’eccessiva apprensione, alimentata reiterando sempre certe raccomandazioni come : “Copriti che fa freddo” o “Mi raccomando vai piano”o il sempre verde “Non sporcarti”, sono il segnale di genitori troppo apprensivi, tiene a precisare la Psicoterapeuta Angela Marchese sul suo blog.

Raccomandazioni ossessive, avanzate ogni volta che si presenta l’occasione ai bambini, ma anche a giovani adulti che vanno all’Università o sono entrati nel mondo del lavoro, che sono elargite con l’intento di proteggere gli amati figli, ma, in concreto, possono far ottenere esiti deleteri.

Seguire la crescita di un bambino con tecniche iper – prottettive, dichiara la dottoressa, pone in evidenza un’attenzione ossessiva e sproporzionata rispetto alla realtà. Un comportamento che orienta i figli in una direzione ben precisa anziché lasciarli liberi di esprimersi spontaneamente.

Se un fanciullo compie una determinata azione spontaneamente e uno dei genitori corre agitato a verificare la situazione, il messaggio, che il piccolo recepisce, è quello di sentire sempre messo in discussione il suo operato.

La fase simbiotica con i figli, nel legame di attaccamento madre-bambino, ha ragione di esistere fino al sesto mese di vita, dove i neonati non sono realmente in grado di riconoscere il proprio Io da quello materno, e la propria sopravvivenza dipende esclusivamente dalle cure genitoriali.

Passata questa fase, genitori troppo ansiosi sono nocivi per i figli, proiettano su di loro le personali paure, in un’incessante dinamica di fusione/simbiosi, inviando messaggi controversi e altamente limitanti.

Nonostante non ci sia certezza assoluta sui dati rilevati dalla ricerca che riguarda i genitori elicottero, si può, comunque, tranquillamente affermare che l’eccesso di cure e protezione non giovano alla salute dei figli in età evolutiva.

L’equilibrio si deve ricercare in una via di mezzo, dove i futuri uomini possano sperimentare da soli e comprendano i giusti limiti per tutelare se stessi e il prossimo.

Источник: https://www.psicotypo.it/mamma-e-pap-troppo-protettivi-fanno-male-allemotivit/

Genitori troppo presenti

I genitori troppo presenti e protettivi fanno male ai figli

La psicologa conferma che essere genitori troppo presenti ed eccessivamente protettivi nei confronti dei figli li rende insicuri in età adulta

Esseregenitori troppo presenti e iperprotettivi salva i figli dalle esperienze negative della vita? In realtà no. Essere un genitore che protegge continuamente il proprio figlio potrebbe essere, al contrario, deleterio per lui.

Genitori iperprotettivi, le conseguenze

Proteggere un bambino significa essere presente in ogni dunque e in ogni dove: al suo risveglio, quando ha fame, quando piange e ha bisogno di essere accudito o cambiato.

Il genitore è una figura di riferimento che rappresenta un rifugio, una presenza costante a cui rivolgersi quando si è in difficoltà, per ricevere affetto e attenzioni, per crescere strutturando dentro di sé fiducia e certezza dinanzi alle situazioni della vita.

Non ha quindi solo una funzione nutritiva ma anche relazionale. Sostenere equivale a consolare, a contenere, ad aiutare il piccolo a gestire le sue paure e le sue emozioni.

Egli inizia sin da subito ad esplorare l’ambiente attraverso i grandi e tramite la loro presenza sviluppa sicurezza nelle sue capacità e struttura e definisce la personalità.

Iperproteggere evidenzia, invece, il prestare un’attenzione eccessiva, orientando il comportamento dell’altro verso una direzione piuttosto che lasciarlo libero di manifestarsi in maniera spontanea.

Se un bambino produce naturalmente un’azione, e il genitore accorre, il messaggio che passa è quello di mettere in discussione il suo operato: – “non essere sicuro” o “non essere capace”, – “non avere certezza che ciò che fai sia giusto”, – “non hai il permesso di sentirsi libero di fare”, – “non puoi sbagliare o tentare”, – “sei fragile ed indifeso”.

L’iperprotezione è inevitabilmente un modo dell’adulto di esorcizzare le proprie paure riversandole sull’altro. Il bambino diventa cioè un “contenitore”, una proiezione di ciò che egli vive a livello emotivo. Molto spesso la mania del controllo e della gestione sottende delle insicurezze molto profonde.

In tal modo il genitore depriva il proprio figlio delle capacità decisionali rendendolo schiavo della propria esistenza. A lungo andare, la difficoltà che inevitabilmente incontrerà nel suo percorso, e quando arriverà il momento di allontanarsi da casa, lo condurrà ad una tangibile sofferenza con manifestazioni di ansia e depressione.

Quando tenterà di percorre una strada diversa da quella ‘proposta’ o nel tentativo di diventare autonomo sul piano personale non si sentirà in grado di farlo da solo.

L’autoaffermazione sarà deficitaria allorché verrà meno chi fino a quel momento ha optato per una forma di iperprotezione con il fine di preservare il proprio figlio da delusioni e paturnie.

Quando i genitori sono troppo invadenti

Essere troppo invadente implica per un bambino il non riuscire a ben delimitare i propri confini e il non sentire di aver diritto ad una propria intimità e ad un proprio spazio percependo, invece, che la sua esistenza è legata inevitabilmente a qualcun altro: tale atteggiamento sarà per lui ‘normale’.

“Se invado il tuo territorio ti considero totalmente parte di me e non ti permetto, allo stesso tempo, di differenziarti, non considerandoti un individuo separato da me’. Il legame viene inglobato in una simbiosi patologica che, nei casi più gravi, conduce alla psicosi.

L’invadenza irrimediabilmente produce degli scompensi interiori, dei conflitti, delle emozioni sotterranee di rabbia e frustrazione poiché ad ogni tentativo sano del figlio di porre dei limiti ai suoi cari, emergerà il senso di colpa.

Ciò inoltre darà forma ad una struttura di personalità dipendente che chiederà sempre agli altri di fare al posto suo o comunque reclamerà consolazione e protezione per paura che possa succedere qualcosa. Molti dei problemi legati all’alimentazione dipendono da questo tipo di dinamiche familiari. 

Padri troppo protettivi

La figura del padre ha un’importanza notevole nella crescita dei bambini. Sia di protezione, di rassicurazione che di definizione all’interno della relazione tra madre e figli. È proprio lui, infatti, che separa i bambini dalla mamma rendendoli indipendenti dal legame.

Ma ciò, non è sempre lineare dato che la presenza eccessiva può rasentare il possesso e l’ossessività. E allora si comprende quanto quest’uomo non sia capace di gestire la crescita di una ragazza, per esempio in fase adolescenziale, o l’eventualità di una sua differenziazione dalla famiglia.

Sta infondendo cioè in lei l’idea che gli uomini debbano comportarsi in quel modo e lei, da adulta, ricercherà un compagno che si comporterà in maniera analoga.

La sua sarà quindi dipendenza da una figura paterna, e maschile, protettiva e rassicurante, cosa che non rende propriamente autonomi sul piano affettivo-relazionale.

Conseguenze di una mamma apprensiva

Analogamente avverrà per il bambino con una madre onnipresente: il famoso complesso di Edipo si strutturerà nel ragazzo che andrà alla ricerca di una donna con le stesse caratteristiche della madre. Ma non solo.

Una ragazza con una figura materna apprensiva crescerà ansiosa e avrà paura di ogni cosa. Una donna iperprotettiva crescerà un individuo insicuro e inficiato nella propria autostima. Chiederà sempre conferme e indugerà nelle scelte autonome.

‘Stai attenta a non farti male’, ‘Non uscire perché è pericoloso”,’Verrò io a scuola a parlare con i docenti’ e così via..

Genitori troppo ansiosi

Essere troppo in ansia per i propri figli significa defraudarli della loro infanzia e autonomia soprattutto in termini psicologici. È infatti vero che la preoccupazione di un adulto è soprattutto legata a fattori personali più che a cause esterne.

L’esplorazione dell’ambiente da parte di un bambino è fondamentale per stimolare la sua crescita intellettiva ed emotiva.

Di fronte alle difficoltà scolastiche o di relazione con i compagni, i bimbi imparano a difendersi dagli altri e, da adulti, affronteranno le situazioni in maniera adeguata alle circostanze.

Quando un genitore si accorge che qualcosa non va dovrebbe cercare di valutare attraverso gli occhi del bambino ed entrare in empatia con lui cercando di capire se è necessario intervenire o può invece affrontare – o tentare di farlo- la situazione da solo.

Quale conseguenza? Proteggere il bambino da ogni singola fatica, impegno o disagio comporta per quest’ultimo una rinuncia sul piano esperienziale.

Vive male la frustrazione poiché abituato a essere soddisfatto ad ogni sua lacrima o capriccio, o parimenti, a non agire poiché in tutte le situazioni c’è chi lo fa per lui.

Crescendo iniziano le difficoltà: manifestazioni di ansia, attacchi di panico, fobie, che potranno presentarsi già in tenera età e avranno la meglio sulla sua intrinseca necessità di allontanarsi dalle figure di riferimento.

Che fare?

Piangere ha un senso specifico. Il bambino richiama attraverso questa modalità la mamma, o chi si prende cura di lui, quando ha fame o per essere accudito, coccolato.

Ma capisce anche che può essere una buona ‘strategia’ per ottenere più attenzioni, per essere soddisfatto in tutte le sue necessità e per appagare i suoi capricci. Ciò significa che crescendo tollererà male gli insuccessi quando non otterrà ciò che vuole.

Avrà difficoltà ad impegnarsi nelle situazioni di vita e, cosa più importante in assoluto, manifesterà un attaccamento morboso nei confronti di chi gli starà vicino presentando una serie di insicurezze che faranno parte della sua personalità.

È quindi importante calibrare la protezione e l’appagamento dei desideri infantili con una buona dose di ‘negazioni’ poiché non tutto si può fare ma, soprattutto, dovrà imparare da solo a sbagliare, a cadere e rialzarsi senza paura e con la consapevolezza che i genitori sono accanto a lui pronti a sostenerlo.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/genitori-troppo-presenti-problemi-figli.html

Genitori troppo presenti e protettivi fanno male ai figli

I genitori troppo presenti e protettivi fanno male ai figli

“Stai attento, non prendere freddo”; “Mi raccomando vai piano”; “Fammi uno squillo quando arrivi”; “Stai bene? Tutto a posto?”; “Non andare in giro col buio”; “Con chi esci? Dove vai? Cosa fai?”. Se queste frasi fossero pronunciate una volta ogni tanto, non ci sarebbe nulla di male.

Parlerebbero di un genitore che si interessa della vita e della sicurezza del proprio figlio.

Il problema sorge quando frasi simili vengono espresse in modo continuo, quasi ossessivo, non solo a figli piccoli, adolescenti, ma anche a giovani adulti che magari già lavorano, o vanno all'università o stanno mettendo su famiglia.

In tal caso rivelano un genitore apprensivo, che vive la crescita del figlio (la sua progressiva autonomia, il suo andare nel modo, l'ampliamento delle sue relazioni) in modo angosciante vede pericoli ovunque, li vede enormi, imminenti, pronti a colpire e tenta di proteggerlo con costanti domande, consigli e richieste di vicinanza. L'intento potrebbe sembrare buono, ma i risultati sui figli sono sicuramente deleteri.

Genitori iperprotettivi, dinamiche di attaccamento

Proteggere un bambino significa essere presente in ogni circostanza. Il genitore è una figura di riferimento fondamentale che fornisce nutrimento, affetto, attenzioni, che sa anche sostenere, consolare, aiutare il piccolo a gestire le sue emozioni e le sue paure. Ciò consente al figlio di esplorare l’ambiente circostante con libertà, fiducia e sicurezza personale.

Iperproteggere evidenzia invece il prestare un’attenzione eccessiva, orientando il comportamento dell’altro verso una direzione precisa, piuttosto che lasciarlo libero di manifestarsi in maniera spontanea.

Se un bambino produce naturalmente un’azione e il genitore accorre (spesso agitato), il messaggio che passa è quello di mettere in discussione il suo operato: “non sentirti sicuro”, “non sentirti capace”, “non puoi sentirti libero di fare, di agire”, “non ci riesci da solo”, “non puoi separarti”, “sei fragile ed indifeso”.

Nel legame di attaccamento madre-bambino la fase simbiotica con i propri figli esiste fino al 6° mese di età del figlio, età in cui il piccolo non riconosce il proprio “Io” da quello della mamma e la sua vita e la sua sopravvivenza dipendono strettamente dalle cure e dalla presenza materna.

Successivamente a questo periodo una madre eccessivamente “ansiosa” e preoccupata può influenzare in maniera negativa la naturale crescita del figlio: proiettando sul figlio le sue paure, in una continua dinamica di fusione/simbiosi, la madre invia al figlio messaggi contorti e limitanti che lo bloccano nelle inevitabili esperienze di separazione, necessarie per diventare autonomo e sentirsi una persona libera e sicura.

D'altro canto, e a sua ragione, una madre iperprotettiva e ansiosa ha sviluppato delle antennine abnormi che, anziché segnalare pericoli reali, finiscono per segnalare pericoli eccessivi o inesistenti, che hanno un impatto molto forte su di sé, al punto da sollecitarla tutte le volte ad intervenire.

Le conseguenze sui figli

Proteggere il bambino da ogni singola fatica, impegno o disagio comporta per quest’ultimo una rinuncia sul piano esperienziale]. Ciò implica che durante il suo sviluppo vivrà male la frustrazione perché abituato ad essere soddisfatto ad ogni sua lacrima o capriccio, a non agire poiché in tutte le situazioni c’è chi lo fa per lui.

Crescendo iniziano le difficoltà: manifestazioni di ansia, attacchi di panico, fobie, che potranno presentarsi già in tenera età e influiranno negativamente sulla sua naturale necessità di allontanarsi dalle figure di riferimento.

In particolare quando dovrà allontanarsi da casa (uscire, stare con gli amici, andare a scuola, andare all'università, viaggiare per qualche giorno) o quando tenterà di percorrere una strada diversa da quella ‘proposta’ o nel tentativo di diventare autonomo sul piano personale, non si sentirà in grado di farlo da solo. l legame genitore-figlio viene inglobato in una simbiosi patologica che, nei casi più gravi, conduce alla psicosi. L’invadenza irrimediabilmente produce degli scompensi interiori, dei conflitti, delle emozioni sottostanti di rabbia, frustrazione, insicurezza poiché ad ogni tentativo sano del figlio di porre dei limiti ai suoi cari, emergerà in lui il senso di colpa. Ciò inoltre darà forma ad una struttura di personalità dipendente che chiederà sempre agli altri di fare al posto suo o comunque reclamerà consolazione e protezione per paura che possa succedere qualcosa. Molti dei problemi legati all'alimentazione dipendono da questo tipo di dinamiche familiari. 

Proteggere sempre i figli è un danno: diventano pessimi adulti

I genitori troppo presenti e protettivi fanno male ai figli

Un errore grave e frequente che fanno molti genitori è quello di prendere sempre le difese dei propri figli. Litiga con un amico? È colpa dell’amico.

Non va bene a scuola? È colpa dell’insegnante. È solo? È colpa degli altri.

Un figlio protetto dalle proprie colpe diventerà un uomo che non sa riconoscere i propri errori, quindi un cattivo adulto (ma anche un adulto cattivo, perché non è la stessa cosa).

Figli troppo protetti: i rischi che si corrono

Essere troppo protettivi con i propri figli non è mai un bene: l’eccessivo senso di protezione di un padre o di una madre nei confronti del proprio figlio, specie durante l’infanzia e la crescita, può portare a danni molto seri.

A rivelarlo è uno studio della University College London, pubblicato sul The Journal of Positive Psychology. Secondo la ricerca, i più infelici – da adulti – sono proprio coloro che da piccoli hanno avuto genitori estremamente protettivi.

Al contrario, invece, di coloro i quali sono cresciuti con genitori attenti, ma non opprimenti; ecco le parole di Mai Stafford, autore dello studio:

Abbiamo notato che i figli di genitori che hanno dimostrato calore e comprensione durante l’infanzia, da grandi sono più soddisfatti della loro vita e hanno un maggior benessere mentale.

Al contrario, un controllo psicologico costante è associato a una percezione più bassa della propria qualità di vita.

Esempi di controllo psicologico possono essere non permettere ai bambini di prendere le proprie decisioni, invadere la loro privacy o favorire la dipendenza.

Attenzione: è bene sottolineare che, talvolta, i comportamenti di un bambino possono nascondere disagi derivanti da incomprensioni o scarso ascolto delle proprie esigenze più profonde.

È un bene scoraggiare i cattivi comportamenti, ma al tempo stesso è importante cercare di comprenderne il più possibile la vera natura. I bambini con una base affettiva sicura possono imparare serenamente da rimproveri e giuste punizioni.

I bambini confusi da adulti affettivamente e normativamente contraddittori o instabili rischiano, invece, di doversi far carico sia del disagio che della responsabilità dello stesso.

Genitori troppo protettivi? Ecco cosa non fare mai!

Spesso, convinti di fare il bene dei propri figli, molti genitori si sostituiscono a loro o, più semplicemente, li spingono in una direzione o nell’altra.

Molti padri e molte madri, infatti, sono convinti che – indirizzando il proprio bambino o togliendogli qualche responsabilità – possono essergli d’aiuto, invece non è affatto così.

Ecco cosa non deve mai fare un genitore:

Evitare di difenderlo sempre

Lasciate che vostro figlio litighi con i propri amici, che cresca e impari dai propri errori: chiuderlo in una campana di vetro, prendere sempre le sue difese e giustificare i suoi comportamenti non è affatto costruttivo, anzi, al contrario, non c’è niente di più diseducativo! Così facendo, non imparerà mai dai propri errori e faticherà a formare una propria personalità.

È disordinato? Lasciatelo fare!

L’ordine è quanto di più soggettivo ci sia: lasciate che capisca come organizzare i propri spazi e come sentirsi a proprio agio all’interno di essi. È giusto ricordargli che deve avere cura di ciò che ha e che è fondamentale averne rispetto, ma lasciate che sia lui a gestirsi.

Concedetegli la sua indipendenza

È molto importante che un bambino o ragazzino capisca di essere libero di poter esprimere se stesso per quel che è, solo in questo modo potrà essere indipendente. Indipendenza, in fondo, vuol dire essere sicuri di sé, conoscere i propri pregi e i propri limiti e sapersi relazionare con gli altri senza subirne alcun giudizio (e senza giudicare!).

Lasciate che faccia i compiti da solo!

Aiutate sempre vostro figlio a fare i compiti e qualche volta li fate al suo posto? Non c’è niente di più sbagliato! Ricordate che fare i compiti non è un’azione fine a se stessa, poco importa se un problema di matematica è ben risolto o se una pagina di storia è appresa al 100%: ciò che conta di più è che ognuno abbia un proprio metodo di apprendimento. Ma è necessario che ogni ragazzino lo sviluppi da solo!

Basta ipercontrollo!

In definitiva, è fondamentale che ogni bambino sia libero di sbagliare e, soprattutto, di riflettere sul proprio errore, senza che vi sia un adulto che gli dica cosa deve apprendere da uno sbaglio e cosa è ininfluente.

Un controllo soffocante alimenta solo insicurezza, paura e incapacità di confrontarsi con la frustrazione e il fallimento.

Del resto, il detto dice «Sbagliando si impara», ma devono sbagliare i figli, non i genitori!

Источник: https://www.donnapop.it/2020/05/27/figli-adulti-cattivi/

Genitori italiani troppo protettivi

I genitori troppo presenti e protettivi fanno male ai figli

Esiste anche, ed è molto diffusa, l’ansia da prestazione di genitore. L’ansia di non farcela, di non essere adeguati ( le donne sono più colpite degli uomini), di accumulare assenze magari semplicemente per impegni di lavoro, non certo per divertimento.

E dall’ansia si arriva, in un attimo, a un’educazione iperprotettiva e a un tranquillante per reggerne l’urto, un doppio errore e un doppio spreco.

Un atteggiamento che è stato censurato sulla rivista nazionale dei gesuiti americani, American Magazine- The national catholic revue, con questo concetto: “Cari genitori, l’ansietà non è un peccato, ma non è quello che serve…”.

Un eccesso di amore può portare a un’educazione sbagliata, troppo protettiva, poco producente, possessiva. Mi ricordo di un mio zio che confondeva l’amore con il possesso. Anche nei confronti dei figli, i miei cugini.

Li coccolava, li voleva sempre sotto controllo, sicuro di proteggerli, e invece non si accorgeva di soffocarli. Un errore che in tanti rischiamo di commettere. Siamo troppo protettivi, troppo presenti, e troppo ingombranti con i nostri figli.

E rischiamo di incentivarli poco e male all’autonomia (un valore fondamentale nella vita) e di spingerli a forme di narcisismo tipiche di questi tempi.

Una laurea in genitorialità, purtroppo o per fortuna, non esiste. Ma se ci fosse, le famiglie italiane dovrebbero pensare di frequentarla perché a fronte di una potenza dei numeri, 24 milioni e 512mila nuclei familiari, emerge una debolezza, anche questa confermata dalle statistiche, dei risultati del nostro sistema educativo domestico.

COME EDUCARE BENE I PROPRI FIGLI –

Possiamo partire da un primo punto critico, e cioè i genitori iper protettivi e, a loro modo, iper presenti.

Soltanto il 34 per cento dei ragazzi italiani che frequentano le scuole medie inferiori vanno a scuola da soli e non sono accompagnati da un genitore: in Germania la percentuale è il doppio, 68 per cento, e in Inghilterra schizza al 78 per cento.

Quel gesto la dice lunga su quanto stiamo addosso ai figli e la carenza di mezzi pubblici come giustificazione del papà o della mamma in versione autisti full time semplicemente non regge. «Uno dei compiti più difficili per un genitore è quello di creare un equilibrio tra la sua presenza e l’autonomia dei figli.

Solo così i bambini diventano ragazzi e poi adulti: e noi purtroppo tendiamo a trascurare questo obiettivo» spiega Margherita Lanz, docente all’Università Cattolica e autrice del fortunato libro Mi fido di te, favorire l’autonomia dei figli  (edizioni San Paolo).

Anche dopo l’orario scolastico i figli continuano ad essere sorvegliati speciali da parte dei genitori, pronti a imbottire le giornate con impegni extra, dallo sport (sempre con accompagnamento incluso) ad altre attività.

E perfino il passaggio all’università non rompe il cordone ombelicale, con il genitore che indossa gli abiti del tutor per indirizzare i figli nel dedalo delle scelte tra le varie facoltà e i diversi indirizzi di studio. Dunque, se oggi ci sono 7 milioni di giovani italiani (pari al 68 per cento dei non sposati), tra i 18 e i 34 anni, che vivono ancora con i genitori, la causa non è soltanto economica, mancanza di soldi per prendere una casa, ma risale anche a un tipo di educazione  impastata di un’ingombrante presenza di mamma e papà.

PAGHETTA AI FIGLI: GENITORI ITALIANI PIU’ GENEROSI RISPETTO A QUELLI EUROPEI –

Un secondo segnale di un modello che non funziona arriva dai soldi. Come paese siamo sicuramente più in crisi della Germania e della Gran Bretagna, e le nostre famiglie sono più colpite dagli effetti a catena di una recessione in corso da 5 anni. Eppure siamo i più generosi con la paghetta ai figli.

In Italia è pari a 832 euro l’anno, rispetto ai 600 euro dei tedeschi, ai 380 euro degli inglesi ed ai 240 euro dei francesi.

Come dire che dal 2008 i genitori si sono impoveriti, mentre i figli si sono arricchiti restando così al riparo dal declino generale «Anche questo è un segnale di una famiglia che interferisce molto e tende a proteggere» dice Elisabetta Ruspini, docente all’università Bicocca di Milano e autrice del saggio Educare al denaro (edizioni Franco Angeli).

Una tendenza confermata dallo svuotamento della funzione del padre, molto spesso trasformato in un amicone, un compagno di giochi e di avventure, un pari grado, spogliato della sua autorevolezza, e dall’ancora enorme quantità di lavoro domestico che la mamme svolgono in casa, pari a 5 ore e 20 minuti al giorno.

I CAMBIAMENTI NELL’EDUCAZIONE FAMILIARE ITALIANA –

Così mentre il cinema e la letteratura ci continuano a raccontare i drammi della famiglia, come nel caso del duro e pesante film Hungry hearts di Saverio Costanzo appena presentato al Festival di  Venezia con dieci minuti di applausi in sala, nella realtà l’educazione familiare italiana è andata sempre più ripiegando verso forme di sulfurea convivenza, nelle quali il conflitto è stato cancellato. La generazione del ‘68, quella dei figli che hanno contestato i padri anche per prendere il posto in termini di potere, una volta diventata famiglia si è trasformata. Ed ha applicato, anche nelle forme spurie delle famiglie allargate, un modello di educazione senza scontri, senza il fuoco pedagogico del litigio, come se fosse possibile vivere in un a sorta di oasi protetta, da spot del  Mulino Bianco. E anche questo è stato un errore. L’educazione buonista, con figli in apparenza sereni e pacifici, è ormai messa in discussione anche sul piano pedagogico. Daniele Novara, fondatore del Centro psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti di Piacenza, ha scritto un libro, diventato un best seller, dal titolo molto significativo: Litigare fa bene (edizioni Rizzoli). Partendo da una netta distinzione tra conflitto (utile a crescere) e violenza (da contrastare senza se e senza ma), Novara propone, in tutte le fasi della crescita, un modello educativo nel quale il litigio familiare sia vissuto come una “sana abitudine”. Un percorso evolutivo, di autonomia, di riconoscimento dell’altro e della diversità. E anche uno stimolo ad affermare, senza essere schiacciati dalla rete protettiva di mamma e papà, la propria personalità. Un’altra leva per la buona educazione che i genitori italiani dovrebbero prendere in considerazione quando provano a trovare il giusto metodo in quello che resta il mestiere più difficile del mondo.

QUALCHE CONSIGLIO PER EDUCARE BENE I FIGLI:

Источник: https://www.nonsprecare.it/genitori-italiani-troppo-protettivi-iper-presenti-educazione-figli

Genitori troppo protettivi. Quali conseguenze sui figli?

I genitori troppo presenti e protettivi fanno male ai figli

Molto spesso per i genitori risulta difficile accettare che il figlio stia crescendo e che di conseguenza viva autonomamente le prime esperienze fuori casa, sperimenti sé stesso e non confidi più al genitore tutto ciò che accade nella sua vita, lasciandolo spesso e volentieri, in varie occasioni, l’ultimo ad essere informato sulle cose. Spesso capita di sentirsi tagliati fuori dal figlio. Fino a poco tempo prima il pargolo metteva il genitore al centro dell’attenzione, lo riempiva di regali, di baci, di belle parole e ora gli amici, gli amori, gli rs o le fashion blogger, le chat con gli amici, la musica, prendono il sopravvento.

È indubbio che la normalità sia quella di voler proteggere e tutelare sempre i propri figli, soprattutto di fronte ai pericoli e ai fallimenti, ma spesso si rischia di essere troppo protettivi.

Questo atteggiamento può ostacolare il processo di crescita del figlio, il quale, soprattutto durante l’adolescenza, farà di tutto per cercare di ottenere un suo spazio e la sua libertà decisionale reagendo anche con comportamenti aggressivi, con la messa in discussione dei modelli e delle modalità educative genitoriali, rischiando di creare un clima familiare conflittuale.

L’iperprotettività porta il genitore ad essere sempre un passo avanti al figlio, a provvedere ai suoi bisogni, senza dargli la possibilità di provarci da solo, a dargli una soluzione rapida e pronta, senza fargli attivare il cervello e pensare in autonomia, con il rischio di favorire una forte dipendenza, una scarsa autonomia, fiducia in se stessi e una incapacità di saper gestire i problemi della vita.

5 consigli per non essere genitori soffocanti e troppo protettivi

1.      EVITARE L’IPERCONTROLLO. Le situazioni di pericolo e di rischio in cui può trovarsi un ragazzo sono molteplici. Nell’era digitale anche il mondo tecnologico presenta numerosissime minacce, ma tenere i figli sotto una campana di vetro non è di certo la giusta soluzione.

Il genitore deve assumere un ruolo di guida e non sostituirsi mai a lui, ma fornire al giovane inesperto tutte le indicazioni per poter affrontare in autonomia gli ostacoli che si presenteranno nel corso della sua vita.

Di conseguenza, la separazione dalle figure genitoriali è un processo fondamentale per far sì che l’adolescente riesca ad individuarsi come adulto.

In questo processo è necessario che il genitore comprenda che bisogna in tutti i modi favorirgli l’autonomia, lasciargli prendere le decisioni da solo, monitorandolo, SENZA CONTROLLARLO IN MANIERA SOFFOCANTE, poiché questo alimenterebbe soltanto vissuti di insicurezza e non gli permetterebbe di imparare a mettersi alla prova e a saper tollerare la frustrazione legata al fallimento.

2.      NON FARE I COMPITI AL POSTO SUO.

Occuparsi in prima persona dello svolgimento dei compiti, risolvendo voi stessi i problemi di matematica o rispondendo alle domande che per lui sono inizialmente più complesse, anticipandolo, vorrebbe dire non permettergli di poter comprendere le sue modalità di apprendimento, ragionamento e le sue capacità di organizzazione. Fare i compiti a casa vuol dire verificare la comprensione delle materie spiegate a scuola, apprendere le nuove argomentazioni, confrontarsi con i propri limiti e le proprie capacità e soprattutto è un’occasione per valutare sé stessi in termini di efficacia personale. Inoltre non riuscire a svolgere un esercizio o non aver compreso un argomento può essere l’occasione per imparare a confrontarsi con i compagni di classe, a chiedere aiuto nei momenti di difficoltà permettendo così anche di investire sulle relazioni esterne.

3.      NON DIFENDERLO SEMPRE.

  Sono molti i genitori che tendono ad essere gli avvocati difensori dei figli senza mai valutare le circostanze e contestualizzare l’accaduto o dei giustificatori patologici per cui la maggior parte delle azioni del figlio vengono giustificate, dando in tanti casi la colpa agli altri. Ma giustificare sempre e comunque il figlio è un errore al quanto diseducativo, così facendo infatti non capirà molto facilmente se ha sbagliato e soprattutto sarà probabile che ripeta sempre lo stesso errore. Un genitore deve agire con buon senso, deve cercare di concentrarsi sui vissuti del figlio per comprendere quale disagio stia provando supportandolo emotivamente ma al tempo stesso aiutarlo anche ad individuare i propri limiti, permettendogli così di crescere e acquisire consapevolezza di sé.

4.      LASCIATELO NEL SUO DISORDINE così che possa imparare a trovare il suo ordine.

Lasciate che sia lui a gestire i suoi spazi, voi limitatevi a dare le indicazioni e le regole da seguire, ma non sostituitevi a lui sistemando la camera, rincorrendolo con i vestiti che lascia sparsi per casa, le scarpe ovunque o ricordandogli costantemente i suoi impegni, tipo agenda vocale. LA CAMERETTA È UN SUO SPAZIO, rappresenta il suo microcosmo e durante l’adolescenza il disordine rappresenta il caos interiore che vivono nel crescere così come le modalità con cui gestisce i suoi impegni sono importanti per comprendere come funziona e come è meglio per lui organizzare le varie attività, lasciatelo sperimentare ora così che da adulto abbia ben chiaro chi è e cosa è meglio per lui.

5.      INCORAGGIARLO AD ESSERE INDIPENDENTE. I ragazzi devo poter percepire la sensazione di sentirsi liberi di esprimersi, adeguati a prendere decisioni e percepirsi sicuri di poter affrontare anche eventi complessi.

Il genitore in questo ha un’arma a suo vantaggio, l’esperienza, elemento fondamentale per potergli fornire le indicazioni per impedirgli di cadere, quali passi potrebbe fare per evitare di sbagliare ma prima fra tutti la capacità di poter accettare l’idea che il figlio possa fallire ma avere al tempo stesso la forza di potersi risollevare, sempre con voi accanto a sostenerlo. Essere indipendenti vuol dire essere sicuri di sé stessi, conoscere le proprie risorse ed i propri limiti e sapersi relazionare adeguatamente con gli altri senza subirne alcun giudizio.

Il compito dei genitori è quello di essere pronti a restare un passo indietro e guardare il figlio tentare, provare, sbagliare e riprovare, così che possa imparare anche che le soddisfazioni più grandi non si ottengono presto e subito ma con fatica, impegno e sacrificio e soprattutto permettergli di apprendere la capacità di saper gestire, anche emotivamente, qualsiasi rischio.

Redazione AdoleScienza.it

Источник: https://www.adolescienza.it/sos/sos-genitori-adolescenti/genitori-troppo-protettivi-quali-conseguenze-sui-figli/

Gravidanza
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