I figli unici hanno più stimoli e sono più brillanti?

Figlio unico: consigli per i genitori su come crescerlo al meglio

I figli unici hanno più stimoli e sono più brillanti?

Egoista e viziato, triste e solitario: sicuramente i genitori che hanno un solo figlio si saranno imbattuti spesso in tutti questi miti e luoghi comuni. Abbiamo chiesto alla pedagogista Elena Urso di fare chiarezza una volta per tutte e di dare ai genitori qualche dritta su come aiutare i loro bambini a crescere al meglio

Destinatari dell’affetto (e delle aspettative) di mamma e papà, i figli unici nell’immaginario collettivo da un lato sono destinati ad avere successo, dall’altro a soffrire di solitudine ed essere tristi.

Ma cosa c’è di vero in queste generalizzazioni? Quando si tratta di figli unici o di famiglie composte da più figli non esistono dei modelli familiari che abbiano in assoluto vantaggi o svantaggi per la crescita del bambino, esistono piuttosto una serie di convinzioni più o meno diffuse che sarebbe opportuno provare a chiarire una volta per tutte.

Ecco cosa possono fare i genitori dei “single children” per crescerli al meglio delle loro possibilità: abbiamo chiesto un parere alla pedagogista Elena Urso, autrice del libro assieme alla collega Elisabetta Rossini di Essere bambini e Ad ogni bimbo il suo dudù, edizioni Edicart.

FIGLI UNICI: EGOISTI E VIZIATI?

Stando al sentimento comune e all’opinione più diffusa tra inesperti del settore sul tema figlio unico, i bambini in questa condizione sarebbero tendenzialmente portati ad essere egoisti, viziati e introversi, ma al tempo stesso vivrebbero un'infanzia più felice e sarebbero più predisposti ad avere successo nella vita. Ma quanto c'è di vero in queste affermazioni? Come tutte le generalizzazioni, anche in questo caso ci sono aspetti da tenere in considerazione, ma anche miti da sfatare: “Sicuramente ci sono delle differenze tra sistema familiare con un unico figlio e famiglia con due o più figli perché, ovviamente, sono diverse le dinamiche tra genitori e bambini. Nel caso del figlio unico si tratta di un rapporto di due a uno e quindi le attenzioni che riceve il bambino sono assolutamente esclusive. Ciò non vuol dire migliori o maggiori da un punto di vista quantitativo, ma semplicemente che tutta la manifestazione affettiva e tutto ciò che riguarda l'educazione sono rivolti all'unico bambino del nucleo familiare”, spiega la pedagogista Elena Urso. Un'attenzione non esclusiva da parte di mamma e papà potrebbe essere sicuramente un valido aiuto per la crescita dei piccoli “unici”.

I FIGLI UNICI HANNO PIÙ SUCCESSO?

Il rapporto diretto ed esclusivo del figlio unico con i genitori viene comunemente indicato come il motivo per il quale questi bambini sarebbero più predisposti ad avere un'infanzia felice e successo nella vita.

Ma per la pedagogista questo assunto non è sempre vero: “Sebbene sia vero che i figli unici ricevono stimoli più mirati rispetto ad una famiglia con più figli, questo non determina necessariamente un maggior successo in futuro. Così come la mancanza di fratelli o sorelle non implica che i figli unici siano meno empatici.

Le variabili sono talmente tante che è impossibile essere così deterministi”.

Se non si può quindi rubricarli tutti come futuri leader, lo stesso ragionamento vale per il pregiudizio che siano incapaci di condividere: “Allo stesso modo, una tendenza diffusa è quella di pensare che i figli unici siano più egoisti perché meno abituati a condividere durante i primi anni di vita. In effetti si tratta di un'imprecisione perché tutti i bambini, almeno fino ai 4 anni di età, non condividono spontaneamente le loro cose e quando lo fanno è solo perché viene imposto loro dai genitori. Questo periodo in cui il bambino non è incline a condividere con gli altri è una normalissima fase dello sviluppo ed è necessaria per la crescita dei piccoli. La socializzazione e la generosità comunemente intese sono delle prerogative che si sviluppano successivamente nel bambino e alcuni contesti in particolare, come la scuola o la ludoteca, possono essere dei luoghi ideali per sperimentare questi aspetti, con o senza fratelli”.

UN FIGLIO UNICO E' TRISTE E SI SENTE SOLO?

Asilo, scuola primaria, parchi e spazi ricreativi possono essere anche dei luoghi nei quali il bambino può trascorrere del tempo insieme ai suoi pari e confrontare sistemi familiari diversi dal suo: “Per molto tempo, almeno fino a quando non entra in contatto con altre famiglie, il bambino ha come unico riferimento il suo nucleo familiare composto da mamma e papà, quindi è portato a pensare che tutte le famiglie siano esattamente come la sua. Proprio perché non è in grado di pensare ad un sistema familiare in cui ci siano altri bambini oltre a lui, i figli unici non vivono sensazioni di solitudine”.

Non è insolito comunque che, una volta cresciuto un po' ed essendosi confrontato con famiglie con più figli, il bambino chieda a mamma e papà di avere un fratellino o una sorellina, ma molto spesso “non immagina, perché non può neanche prefigurarselo, chi arriverà”, spiega Elena Urso. “Per i figli unici chiedere un fratellino significa domandare a mamma e papà di avere un bambino come loro, quindi della stessa età, con cui poter giocare, ma che non necessariamente deve rimanere nella sua famiglia e che può anche andare via”.

“NON AVREMO ALTRI BAMBINI”: COME DIRLO AI FIGLI UNICI

Allargare o meno la famiglia è una decisione molto importante, delicata, ma che soprattutto riguarda i genitori e non il figlio già presente in casa, rispetto al quale la questione va spiegata con i dovuti modi: “Nel caso in cui i genitori abbiano deciso di non avere altri figli, alla richiesta del bambino di poter avere un fratellino o una sorellina, è bene spiegare molto semplicemente che la mamma e il papà sono già soddisfatti e felici così. È importante fargli capire che questa è una decisione che spetta ai genitori sia nel caso in cui non si vogliono altri figli che nel caso contrario, perché se si facesse intendere che è stato il bambino a decidere esternando il suo desiderio di un fratellino, potrebbe avere la sensazione di possedere un super potere sulle decisioni dei genitori”.

CONSIGLI PER I GENITORI

Nelle famiglie con un solo figlio o con il primogenito, ci potrebbe essere nei genitori una tendenza ad avere comportamenti iperprotettivi. Anche questa non è una legge universale, ma in ogni caso, come suggerisce Elena Urso, è consigliabile provare a seguire dei piccoli accorgimenti:

  • ESSERE UNA FAMIGLIA IN CONTATTO CON LE ALTRE: “Fare attenzione a non chiudersi all'interno del proprio sistema familiare e provare a inserire il bambino all'interno di contesti nei quali possa socializzare e soprattutto confrontarsi con altri suoi pari”;
  • SFORZARSI DI ATTUARE IL PRINCIPIO DI NON ESCLUSIVITÀ: “Provare a stabilire quel limite naturale che normalmente viene dato dalla presenza di altri bambini in casa, come per esempio la non esclusività dell'attenzione dei genitori in ogni momento della giornata”;
  • STIMOLI VERSO L’AUTONOMIA: “Concedere al bambino la possibilità di essere autonomo nelle piccole cose che è in grado di fare. Spesso ciò accade più spontaneamente quando ci sono più figli. Tuttavia è possibile promuovere l'autonomia di un figlio unico, affidandogli piccoli compiti adeguati all'età. Per esempio vestirsi da solo dai tre anni, cominciare a mangiare da solo dall'anno in su”.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/psicologia/figlio-unico-triste

Figli unici: lo studio sul cervello che azzera i pregiudizi

I figli unici hanno più stimoli e sono più brillanti?
Figlio unico

Quello che comunemente si pensa a proposito dei figli unici è confermato da uno studio scientifico. La prova che l‘istinto di mamma non sbaglia. Di solito, infatti, si pensa che i figli unici siano più intelligenti degli altri bambini, ma meno socievoli.

Una condizione che è dovuta alla loro condizione, di bambini che passano molto più tempo da soli, o comunque di più dei bambini con fratelli, ma che allo stesso tempo sono anche più indipendenti. I loro genitori si concentrano su un solo figlio, gli dedicano più tempo, e più soldi.

Tutte le attività e gli stimoli sono per un bambino solo.

I figli unici non devono condividere stanza, giochi, tempo, abitudini, affetto dei genitori con i fratelli. Hanno più tempo da dedicare a tante attività diverse e stimolanti. D’altro canto, però, non essendo abituati alla condivisione e ai conflitti con i fratelli, sono anche meno abituati a lasciar perdere, quando è il momento.

Uno studio scientifico ha indagato il cervello dei figli unici per stabilire se sia diverso da quello dei bambini con fratelli.

Figli unici: uno studio sul loro cervello

Lo studio che ha preso in esame il cervello dei figli unici è stato condotto in Cina da Jiang Qiu, professore di psicologia, alla Southwest University di Chongqing, e direttore del Key Laboratory of Cognition and Personality presso il Ministero dell’Istruzione.

Il prof. Jiang Qiu ha guidato un team di ricercatori che hanno cercato di stabilire se il cervello dei bambini figli unici e quello dei bambini con fratelli sia diverso. Lo studio è stato condotto su oltre 250 studenti universitari cinesi.

Sono stati impiegati test standard di intelligenza, creatività e tipi di personalità per misurare la creatività, il QI e la disponibilità. I ricercatori hanno anche esaminato il cervello degli studenti per verificare se crescere da figli unici ha influito sulla struttura.

Nei test sul comportamento, i figli unici non hanno mostrato differenze in termini di quoziente intellettivo rispetto ai figli con fratelli. Tuttavia hanno mostrato

  • maggiori livelli di flessibilità, una misura della creatività,
  • e più bassi livelli di disponibilità rispetto ai ragazzi con fratelli.

Le scansioni del cervello hanno confermato queste scoperte, mostrando differenze significative tra i figli unici e i figli con fratelli. Queste differenze riguardano le aree del cervello associate a:

  • la flessibilità,
  • l’immaginazione
  • e la pianificazione (circonvoluzione sopramarginale, una regione del lobo parietale coinvolta nella percezione e l’elaborazione del linguaggio).

Altre differenze riguardano le parti del cervello associate alla disponibilità e alla regolazione emotiva (corteccia prefrontale mediale). Le scansioni hanno rivelato delle differenze anche nella circonvoluzione dell’ippocampo, che aiuta a gestire la regolazione emotiva e dell’umore.

La conclusione dello studio è che la dimensione della famiglia che scegliamo, o che finiamo per avere, influenza non solo l’ambiente in cui i figli crescono, ma anche lastruttura del loro cervello. La ricerca è stata pubblicata nella rivista scientifica Brain Imaging and Behavior.

Figli unici: pregiudizi e altri studi

L’idea che i figli unici abbiano delle carenze, risale a 125 anni fa e fu iniziata da Granville Stanley Hall, pedagogista e leader del movimento per lo studio del bambino.

In uno studio del 1896 “Sui bambini particolari ed eccezionali”, Hall descrive i figli unici come “stravaganti” e “disadattati permanenti“. Pregiudizi che hanno resistito negli anni.

Essere figlio unico è una malattia di per sé“, ha sostenuto Hall.

Un altro studio, condotto da Toni Falbo, professore di psicologia educativa all’Università del Texsas di Austin e l’esperta di metodologia della ricerca Denise Polit hanno condotto un meta-studio che esamina l’intelligenza e la personalità dei figli unici.

Hanno scoperto che i figli unici, insieme ai primogeniti e alle persone che hanno avuto un solo fratello, ottengono punteggi più alti nei test di intelligenza e IQ, ma non hanno personalità diverse.

Gli studiosi hanno rilevato che è importante anche il contesto: un figlio unico in una famiglia infelice può essere scostante, così come un bambino con cinque fratelli in una famiglia povera.

C’è un limite però anche nello studio cinese. Il professor JIang Qui e il suo team, infatti, hanno adottato un concetto di creatività troppo riduttivo.

La creatività, definita come avere idee originali che hanno un valore, è fortemente influenzata da molteplici fattori: la struttura familiare e le opinioni dei genitori, le interazioni e le aspettative in famiglia.

I genitori di un figlio unico possono interagire di più con i loro figli e cercare nuove opportunità per aumentare la creatività dei loro figli. I genitori possono avere aspettative più elevate su un figlio unico o dargli maggiore indipendenza. Alcuni studi hanno dimostrato che l’indipendenza incoraggia la creatività

Mark Runco, direttore del Creativity Research Journal e insigne ricercatore dell’American Institute  for Behavioral Research & Technology, ha accolto con favore lo studio cinese, ma sollevando alcune riserve.

Ha notato che gli autori si sono concentrati sulla flessibilità, che è solo una delle tre misure della creatività, valutate dal test Torrance.

Le altre due sono l’originalità (numero di idee uniche e originali che una persona ha) e la scioltezza (quanto facilmente una persona può muoversi tra di loro).

“La flessibilità è importante, ma ma non è così importante per la creatività come lo è l’originalità“, ha detto. I risultati sull’originalità non hanno fatto emergere differenze significative (tra figli unici e non).

Inoltre, Runco ha evidenziato che come i test sul QI i test sulla creatività non sono misure perfette di quello che misurano. La performance di un test, non è esattamente indicativa di quello che una persona può fare o farà nella vita.

La creatività coinvolge la spontaneità e la motivazione intrinseca. Elementi che è difficile accertare con un test.

Insomma i figli unici sono più flessibili e un po’ più creativi dei figli con fratelli, ma non troppo.

Sicuramente non sono meno intelligenti come si riteneva un tempo, con non pochi pregiudizi.

Hanno forse qualche problema in più nel rapportarsi e sapersi adottare agli altri, ma l’istinto di mamma può aiutarli nel loro percorso di crescita.

Voi unimamme che ne pensate? Siete d’accordo con le conclusioni dello studio cinese?

In merito di cervello, vi ricordiamo il nostro articolo sulle sue fasi di sviluppo dal feto all’adulto.

VIDEO: Figli unici e psicologia

Источник: https://www.universomamma.it/2017/06/03/figli-unici-mamme-fidatevi-del-vostro-istinto-lo-dice-la-scienza/

Attività fisica: i benefici per il cervello

I figli unici hanno più stimoli e sono più brillanti?

Il movimento non solo apporta molteplici e ben noti benefici fisici, ma migliora anche le performance cognitive. Questo vale per tutti, ma soprattutto per i più giovani, perché influisce sullo sviluppo delle capacità intellettive proprio durante la fase di crescita.

Lo rivela una recente indagine dell’Università dell’Illinois e lo confermano gli esperti di Assomensana, associazione di neuropsicologici impegnati nella prevenzione dell’invecchiamento mentale.

“I ricercatori americani”,

ci ha spiegato il dottor Giuseppe Alfredo Iannocari, Presidente di Assomensana,

“hanno riscontrato, attraverso la risonanza magnetica, che nel cervello di alcuni bambini sportivi di 9-10 anni, si evidenziava un ippocampopiù esteso rispetto a quello dei coetanei sedentari. Infatti, l’esercizio fisico consente una più capillare irrorazione sanguigna dell’organo, una produzione di sostanze benefiche, come le endorfine, e una riduzione delle tensioni muscolari e nervose. Queste condizioni aiutano le strutture cerebrali deputate allo svolgimento delle funzioni cognitive superiori, tra cui memoria, attenzione, concentrazione, linguaggio e ragionamento”.

Leggi anche: Attività fisica: toccasana anche per il cervello

In team e con la palla

“Meglio preferire sport ‘simmetrici’, che fanno lavorare entrambi gli arti e tutte e due le porzioni del corpo, ‘complessi’, in cui i movimenti non sono predefiniti e ripetitivi, ma molteplici e imprevedibili, e ‘di squadra’, nei quali bisogna tener conto delle relazioni interpersonali. Pallavolo, basket, pallanuoto e calcio hanno queste caratteristiche e sono quindi, gli sport più quotati a favore della mente”,

continua il dottor Iannocari.

“Altre discipline, con caratteristiche diverse, stimolano specifiche aree cognitive, come i ‘giochi a due’, tra cui judo, karate e scherma, o ‘prove in solitaria’, quali la maratona e il nuoto, che potenziano la resistenza alla fatica e alla concentrazione. Francamente, però, si tratta di sport senz’altro fisici, ma cognitivamente poco remunerativi”,

puntualizza il dottor Iannocari. Per quanto riguarda l’allenamento, per ottenere benefici sulla mente sono sufficienti tre sessioni alla settimana, della durata di un’ora ciascuna.

Sport: fin da piccoli è meglio

Sono bambini e ragazzi ad avvantaggiarsi maggiormente di un moto regolare, ottenendo un miglior rendimento scolastico e, in generale, brillanti abilità cognitive.

Rispetto ai bambini “pigri”, quelli più attivi hanno più occasioni di scambi sociali con adulti e coetanei, si intrattengono in ambienti che presentano stimoli diversi dai soliti (non solo casa e scuola) e hanno l’opportunità di affinare il coordinamento visuo-spaziale per conseguire l’obiettivo dell’allenamento.

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“Tutte queste situazioni”,

precisa il dottor Iannocari,

“stimolano significativamente le strutture cerebrali: ippocampo per la memoria, lobo frontale per l’attenzione e la concentrazione, lobi temporali per la comprensione e la produzione del linguaggio, lobo parietale per l’organizzazione visuo-spaziale, lobo occipitale per la percezione visiva, strutture subcorticali per le percezioni propriocettive e percezione della posizione del corpo e per il coordinamento fisico, rinforzando di conseguenza le capacità mentali”.

Источник: https://www.piusanipiubelli.it/lifestyle/attivita-fisica-i-benefici-per-il-cervello.php

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