I figli naturali hanno gli stessi diritti dei figli legittimi

Figli nati nel matrimonio e fuori dal matrimonio: quali differenze

I figli naturali hanno gli stessi diritti dei figli legittimi

I figli nati fuori dal matrimonio e le differenze nel diritto di filiazione con quelli legittimi: partecipazione all’eredità, acquisizione di parentela e conquista dei diritti prima negati.

Per i figli nati nel matrimonio e fuori dal matrimonio quali sono le differenze? È cambiato qualcosa rispetto al passato? Cosa accade al momento della spartizione dell’eredità? Queste e altre domande si pongono di fronte a un fenomeno in continua crescita, che vede sempre più coppie scegliere di convivere piuttosto che sposarsi civilmente o con rito religioso.

Nel 2012 una legge ha posto definitivamente fine a queste differenze, equiparando lo status di figli naturali nati fuori dal matrimonio con quelli nati all’interno, detti fino ad allora legittimi.

Significa che anche quelli nati da una convivenza potranno acquisire naturalmente il cognome del padre, parteciperanno in egual misura alla spartizione dell’eredità e avranno una parentela. A questo proposito, in caso di scomparsa prematura dei genitori, non andranno più in adozione, ma potranno essere affidati a parenti prossimi, in linea retta (nonni).

A loro volta i genitori avranno gli stessi doveri nei loro confronti, di educazione e sostentamento materiale e morale. Tornando alle domande iniziali, ecco le risposte per approfondire il tema.

I diritti dei figli nati nel matrimonio e di quelli nati fuori

Fino al 2012 essere figli di genitori conviventi o comunque nati fuori dal vincolo del matrimonio civile, significava non godere degli stessi diritti di fratelli e sorelle che facevano parte dello stesso nucleo familiare.

Il problema era soprattutto legato anche al vuoto legislativo riguardo alle cosiddette coppie di fatto, che è stato poi colmato con il Ddl 76/2016, nota come Legge Cirinnà sulle unioni civili di persone dello stesso sesso legati da una convivenza stabile.

La stessa legge ha regolamentato anche le convivenze di persone eterosessuali, ma solo esclusivamente nel caso in cui queste siano sancite dal cosiddetto contratto di convivenza.

Questo va firmato presso il comune dove la coppia è residente davanti a 2 testimoni e al funzionario di Stato Civile, oppure depositando una scrittura privata alla presenza di un avvocato o di un notaio, che inviano l’atto all’Ufficio Anagrafe del Comune, a conferma della sua validità legale.

La legge sull’equiparazione dei figli legittimi e naturali

La legge sull’equiparazione dei figli legittimi con quelli naturali nel 2012 [1] resa effettiva con i decreti attuativi nel 2013, ha posto fine alle differenze che fino ad allora persistevano.

La nuova legislazione si è basata sul diritto di filiazione, che spetta a qualsiasi figlio nato fuori o dentro al matrimonio [2].

Alla luce di questo tutti i figli hanno lo stesso “stato giuridico“, compresi quelli nati da un adulterio di uno dei 2 genitori già sposati, da un genitore senza vincoli precedenti e per i bambini adottati.

L’unica esclusione, che comunque contempla delle eccezioni a discrezione del giudice, è quella che riguarda i figli nati da un incesto.

La legge fa riferimento in particolare a quei bambini di genitori con un vincolo di parentela in linea retta, cioè da fratello e sorella, da rapporti tra madre-figlio e padre-figlia, o in linea collaterale, cioè da quelli tra nuora e suocero o genero e suocera.

Solo in questi casi i genitori possono esercitare il diritto al non riconoscimento, in quanto non è imposto dalla legge. Solo per alcune eccezioni, vagliate attentamente dal giudice, si può soprassedere.

Il riconoscimento dei figli naturali

Fino al 2012 il genitore che avesse avuto dei figli naturali al di fuori del vincolo matrimoniale, poteva rifiutarsi di riconoscerli, in quanto lo consentiva la legge e, anzi, ne imponeva la prassi.

In particolare con la nuova legislazione è stata cancellata la distinzione tra figli legittimi e naturali, che in questa sede viene menzionata solo per questioni che riguardano l’argomento stesso. Sono, infatti, tutti considerati e chiamati “figli“.

Nel nostro ordinamento e in particolare nella Carta Costituzionale, c’erano già dei riferimenti ai diritti che anche i figli nati fuori dal matrimonio dovevano avere [3]. Ancora oggi fanno riferimento all’uguaglianza e alla pari dignità di tutti i cittadini e al dovere dei genitori di mantenere ed educare anche i figli nati fuori dal matrimonio.

Da questo punto di vista la legge approvata nel 2012 ha fatto riferimento a quanto previsto dalla nostra Costituzione 60 anni prima, ma il principio è stato recepito con grande ritardo.

Nel frattempo fu, invece, promulgata una legge che discriminava i figli naturali, ponendoli fuori non solo del contesto familiare a cui avevano diritto e alla cura materiale e affettiva, ma anche dall’eredità.

Il concetto di filiazione naturale porta quindi al riconoscimento di tutti i figli, con una dichiarazione che attesta l’essere genitore anche se già impegnato con altre persone in un matrimonio, in una convivenza o in una unione civile.
In passato proprio per la differenza a livello legislativo tra i figli legittimi e quelli naturali, oltre al riconoscimento, solo il giudice poteva dichiarare la filiazione attraverso una sentenza. La stessa tuttavia non poteva imporre la coabitazione o il vincolo affettivo, ma soltanto l’assistenza materiale e la partecipazione all’eventuale eredità.

Il diritto di filiazione

Oggi il diritto di filiazione viene esercitato da quei figli naturali nati anche in situazioni diverse rispetto a quella classica di un genitore già sposato. Nella legge odierna, infatti, si fa riferimento ai figli di genitori non impegnanti nel vincolo matrimoniale.

Si potrebbero definire figli naturali nel senso più classico del termine.

Ci sono poi i figli nati da una relazione extraconiugale, quindi da un adulterio.

Si tratta di genitori già sposati che al momento del concepimento erano comunque legati ad altre persone da un vincolo legalmente valido.

Nella vecchia legge questi bambini erano palesemente discriminati e spesso subivano una sorte molto triste, affidati alle cure di istituti fino alla maggiore età, in mancanza di almeno un genitore che potesse prendersi cura di loro.

Le differenze eliminate tra figli legittimi e naturali

Con la nuova legge sono tante le differenze eliminate che nel 1975 avevano posto paletti insormontabili ai diritti dei bambini nati fuori dal matrimonio di poter avere una famiglia, dei parenti e in definitiva una vita normale.

Fino al 2012, infatti, non era possibile o comunque non era consentito che potessero essere accolti nel nucleo famigliare legittimo del genitore.

Era necessario che quest’ultimi ottenesse 2 tipi di consensi: il primo era quello del marito o della moglie e l’altro quello dei figli legittimi, già presenti in famiglia, che venivano prima.

Questi avevano diritto di veto solo dopo il compimento del 16° anno di età e, se erano ancora all’interno del nucleo familiare. Era una condizione discriminatoria, che dipendeva esclusivamente dall’opinione di altri familiari e che privava il bambino dei diritti di cui invece oggi può godere, al pari dei fratelli e delle sorelle.

In passato i figli legittimi, in caso di morte dei genitori che avessero accolto il figlio nato fuori dal matrimonio, potevano escluderlo dalla spartizione dell’eredità. Questo, nonostante la volontà dei genitori stessi, rimaneva completamente estraneo al denaro e ai beni mobili e immobili che invece gli spettavano. Ancora una volta per decisione di altri, in tal caso i fratelli, veniva estromesso nei suoi diritti dal nucleo famigliare.
Oggi questo non è più possibile e il figlio nato fuori dal matrimonio ha tutto il diritto di partecipare alla lettura dell’eventuale testamento o alla spartizione dei beni, in egual misura con gli altri fratelli o secondo quanto disposto dai genitori dopo la morte.

Il diritto ad avere una parentela per i figli illegittimi

Uno tra gli aspetti più controversi della vecchia legge era quello di impedire che il figlio naturale, anche se riconosciuto dal genitore, non aveva alcun vincolo di parentela come quelli nati all’interno del matrimonio.

Non poteva chiamare zio il fratello del padre, o nonno il padre di sua madre. Oltre alla privazione affettiva di un bambino che ha diritto al senso di appartenenza, si negava una vita di relazione con consanguinei.

Oggi questa è una discriminazione lasciata alle spalle, da un approccio aderente alla realtà contemporanea, più adatta ai tempi che viviamo.

L’inclusione nell’eredità dei figli naturali

Per quanto riguarda la partecipazione all’eredità anche dei figli naturali è stata completamente cancellata la possibilità che siano esclusi.

Già nel 1979 e nel 1990 erano state date 2 pronunce [4] per impedire che questo accadesse per i figli naturali e oggi è necessario soltanto fare alcune distinzioni per quanto riguarda la linea di parentela nella successione.

Un figlio nato da una convivenza (coppia di fatto), un’unione civile o una relazione extraconiugale partecipa all’eredità dei genitori e dei nonni, ma non degli altri parenti acquisiti.
In questo caso si parla dell’acquisizione di parenti solo in linea retta.

Questo non avviene per i figli nati ancora oggi all’interno del matrimonio, che invece possono aspirare a ricevere l’eredità non solo da genitori e dai nonni, ma anche da altri parenti. La possibilità si estende fino al 6° grado di parentela, sia diretta che collaterale, in caso fossero unici eredi.

Per i genitori che morendo non lasciano alcun testamento o disposizione presso un notaio, anche con scrittura privata, tocca al giudice attribuire l’eredità o meno al figlio naturale. Resta inteso che quest’ultimo ha tutti i diritti, ma anche i doveri che spettano ai figli legittimi.

In passato, invece, accadeva che i figli naturali passassero in secondo piano rispetto alla successione dell’eredità anche in presenza di un lontano parente di 6° grado. Questo aveva maggior diritto di lui in qualità di erede, anche se risultava completamente sconosciuto.

Alla luce di quanto detto il matrimonio per quanto concerne i diritti dei figli naturali incide molto meno rispetto al passato. L’attenzione del legislatore in questo caso viene posta prima di tutto sugli interessi dei bambini, senza più considerare lo status dei genitori al momento del concepimento.

Diritti e doveri dei genitori verso i figli nati fuori dal matrimonio

È evidente che i figli naturali hanno gli stessi diritti di quelli nati nel matrimonio, così come hanno gli stessi doveri. Tali doveri comprendono anche la collaborazione al ménage famigliare nel limite delle loro possibilità, in denaro e non.

A sua volta il minore che sia nato durante una convivenza ha diritto a essere assistito, mantenuto, educato, mandato a scuola fino ai più alti gradi di istruzione e assecondato nelle sue inclinazioni e predisposizioni, tanto nello studio quanto nello sport o in altre attività.

L’obiettivo è quello di fornirgli tutti i mezzi perché un giorno possa essere indipendente, esattamente come il resto dei figli.

A questo si aggiunge anche il diritto del bambino che ha compiuto 12 anni di essere informato su ciò che gli riguarda e di essere ascoltato nel manifestare le sue opinioni.

In questo modo sono state abbattute tutte quelle discriminazioni e barriere verso l’equiparazione dello status giuridico, sociale e affettivo dei figli nati fuori dal matrimonio. In questo si è fatto un passo avanti in quanto segno di civiltà, che ha portato anche a maggiori tutele riguardo alla famiglia formata al di fuori dal matrimonio, con i contratti di convivenza e le unioni civili.

[1] Legge 219 del 10 dicembre 2012

[2] Articolo 315 Codice Civile

[3] Articoli 3 e 30 della Costituzione

[4] Corte Costituzionale pronuncia n. 55 del 1979 e n. 184 del 1990

Источник: https://www.laleggepertutti.it/200019_figli-nati-nel-matrimonio-e-fuori-dal-matrimonio-quali-differenze

Gravidanza
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