I consigli per gestire i bambini in assenza dei loro genitori

Coronavirus: come preservare l’equilibrio mentale dei bambini

I consigli per gestire i bambini in assenza dei loro genitori

Qualche settimana fa a Chicago, un ragazzo di 14 anni ha fatto una lista dei componenti della famiglia che pensava potessero morire e di quelli che pensava potessero sopravvivere. A Cincinnati, un bambino di sei anni si è preoccupato dal fatto che se non avesse potuto celebrare il suo compleanno con gli amici, non sarebbe diventato grande.

I sintomi fisici del nuovo coronavirus sono ben documentati. E anche se i bambini sono meno predisposti ad ammalarsi, stiamo iniziando a comprendere cosa possa significare la pandemia per la salute mentale dei bambini e per il loro benessere emotivo.

C'è davvero tanto da metabolizzare: l’interruzione delle normali attività, l’improvvisa separazione dagli amici, e, ovviamente, la paura stessa del virus. Queste difficoltà si aggravano per i bambini che fanno affidamento sui pasti a scuola, o le cui famiglie stanno affrontando problemi di salute o l’improvvisa perdita del lavoro.

E quindi come possiamo aiutare i nostri figli durante questo periodo di cambiamento e incertezza? Ecco cosa ci dicono i professionisti di salute mentale e gli educatori esperti in merito a quello che abbiamo finora osservato e a quello che, da genitori, possiamo fare per essere d’aiuto.

Bambini diversi, reazioni diverse

I bambini stanno reagendo in modo diverso alla pandemia in corso. Alcuni stanno approfittando della situazione per godersi il tempo libero da scuola, mentre altri stanno sperimentando quello che lo psicologo clinico di Chicago John Duffy descrive come “un livello di paura che si avvicina al terrore”.

“Quello che mi dicono i bambini è che hanno paura dell’ignoto” spiega Duffy, autore di Parenting the New Teen in the Age of Anxiety”. Gli esperti stanno vedendo anche alcune differenze tra bambini più o meno piccoli, così come con i bambini che già soffrivano di depressione e ansia.

I genitori dei bambini più piccoli potrebbero notare maggiori comportamenti di attaccamento e regressione, così come anche più incidenti in bagno o gesti di auto-conforto come succhiarsi il pollice. L’interruzione della routine può essere particolarmente difficile per i bambini piccoli che trovano grande conforto nell’uniformità delle abitudini.

I genitori dei bambini più grandi dovrebbero invece aspettarsi un umore altalenante e irritabilità. Per loro, la distanza sociale può rappresentare la vera difficoltà. “Preadolescenti e adolescenti si sintonizzano emotivamente l’uno in relazione all’altro” spiega Duffy. La separazione dai coetanei può quindi essere vissuta come “infelice” e innaturale.

I bambini sono iper-consapevoli dei loro corpi, e anche del benessere loro e dei membri della famiglia, ha detto Rachel Herbst, psicologa che gestisce servizi integrati di salute comportamentale in assistenza primaria presso l’ospedale pediatrico di Cincinnati. Inoltre, i più piccoli assorbono lo stress degli adulti che hanno intorno. “L’ansia è molto più contagiosa di qualsiasi virus e i bambini la assorbono tutta”.

I genitori dei bambini a cui hanno precedentemente diagnosticato depressione e ansia potrebbero trovare questa pandemia particolarmente impegnativa. Non aiuta il fatto che i metodi per la protezione – il costante lavarsi e disinfettarsi le mani – siano già di per sé cause d’ansia. C’è un elemento di ossessione e pensiero compulsivo anche semplicemente in queste regole, dice Duffy.

“Non importa quanto proviamo a essere misurati, alcuni bambini saranno super sensibili a questo messaggio e avranno bisogno di aiuto per ricalibrarsi quando la crisi acuta sarà passata” dice Tara Peris, professoressa associata di psichiatria e scienze bio-comportamentali presso l’UCLA Semel Institute for Neuroscience and Human Behavior. Peris è anche co-direttrice dell’UCLA’s Childhood OCD, Anxiety and Tic Disorders Program.

L’ansia è spesso gestita come una risposta che avviene in assenza di una minaccia. Ma in questo caso, alcuni dei pericoli sono più che reali. Questo significa che alcune delle consuete risposte all'ansia devono essere regolate, dice Peris.

“Quello che dicevo ai bambini che lottavano con stati d’ansia e depressione prima di questo periodo era: ‘Puoi essere in ansia in risposta a una situazione nuova e spaventosa. Le tue emozioni sono lì per un motivo, e la nostra ansia è naturale, normale e necessaria’”.

La chiave, spiega Peris, è trovare un modo utile per gestire l’ansia.

Per fortuna, i trattamenti comprovati per l’ansia e la depressione possono aiutare i bambini a riconoscere e affrontare le preoccupazioni, a praticare nuovi metodi di gestione delle situazioni difficili e a lenire i sintomi fisici. E questi metodi non sono utili solo per i bambini predisposti all’ansia – queste sono strategie che tutti noi possiamo usare, dice Peris.

E mentre procediamo in questa strana e nuova normalità, ecco alcuni suggerimenti degli esperti su come possiamo aiutare la salute mentale dei nostri bambini.

Trasmettete calma (anche a costo di fingere)

Essere d’esempio in questo momento è davvero importante, ha detto Ty Hatfield, co-autore di ParentShift: Ten Universal Truths That Will Change the Way You Raise Your Kids e co-fondatore del programma Parenting From the Heart. I bambini imparano da noi come gestire lo stress e risolvere i problemi quando le cose diventano difficili.

Genitori, questo significa prendervi cura di voi stessi. Se trovate il tempo, fate esercizio. Fatevi un bagno caldo. Ascoltate la musica. Leggete un libro. Qualunque cosa vi faccia stare bene. E moderate il vostro consumo di news e social media.

“Guardare le news non fa parte del prendersi cura di sé stessi” dice Hatfield.

Stabilite una routine flessibile

Non deve essere una scaletta di codici a colore con intervalli di 15 minuti, schede didattiche, lezioni di francese e lavoretti manuali. Ma l’organizzazione fa sentire i bambini al sicuro, specialmente durante i periodi di confusione.

“Non siate rigidi con la scaletta”, dice Peris. “È normale che i bambini irrompano nelle nostre telefonate o su Zoom. Questa sarà la vita reale in tutto il suo splendore. Ma una routine strutturata è qualcosa che i genitori possono fare per preservare, in maniera determinante, la salute mentale di tutti”.

Siate onesti (ma non dite più del necessario)

Con i bambini più piccoli, siate concisi e dritti al punto. Lasciate che le domande del bambino guidino la conversazione. Ma siate onesti, dice Duffy: “I bambini di qualunque età diventeranno ancora più ansiosi se non vi percepiranno sinceri”.

 Dite loro quello che sapete e non sapete. Ma controbilanciate il tutto confortandoli che molte persone stanno lavorando per questa situazione, e che la distanza sociale è il modo giusto per gestirla. Rassicurateli del fatto che sono al sicuro e protetti.

Ancora più importante, dice Linda Hatfield, co-autrice e co-fondatrice di Parenting From the Heart, fate capire loro che sapete come si sentono. Per esempio: “Sembra che tu sia preoccupato di ammalarti”. Oppure, “So che sei triste perché non puoi giocare con i tuoi amici oggi”.

 “I bambini sono un groviglio di sentimenti”, spiega. “Quando comunicate con loro attraverso il linguaggio delle emozioni, questo aiuta a farli sentire compresi e ascoltati.

Li aiuta a farli sentire come se il loro mondo avesse senso, come se l’altra persona fosse realmente in contatto con loro”. 

Pro e contro del tempo trascorso davanti allo schermo

Questo non è il momento di demonizzare lo schermo. I genitori devono farci affidamento per poter lavorare. Ma lo schermo può fornire una cattiva fonte di connessione e conforto.

 Michelle Icard, autrice del libro Middle School Makeover, gestisce un gruppo con genitori di ragazzi delle medie.

E ha notato un trend interessante in quel gruppo d’età: un ritorno ai film e agli show televisivi dei tempi in cui i ragazzi erano più piccoli.

“Penso che questo sia un momento di grande incertezza, e quindi si trova grande conforto nel fatto di poter tornare alle abitudini di quando si era piccoli” ha spiegato Icard. E comunque, troppo tempo trascorso davanti a uno schermo potrebbe contribuire a far sentire i bambini agitati e ansiosi, dice Duffy.

La raccomandazione è quindi non più di due ore al giorno, nelle ore marginali della giornata. L’unica eccezione di Duffy: il film per la famiglia. “Se la famiglia guarda riunita un film, allora si crea una dimensione privata che potrebbe generare una sorta di resilienza nel tempo”, spiega. 

Giocate con loro

“Il contrappeso al tempo trascorso davanti agli schermi sono il movimento e l’attività fisica”, afferma Duffy. Quindi giocate ad acchiapparella, costruite fortini e catturate la loro immaginazione.

 “Incoraggio sempre gli adulti a considerare quello che accade quando restiamo davanti a uno schermo per un periodo troppo lungo”, dice Duffy. “Dopo puoi percepire la tensione e l’agitazione.

E il sollievo che proviamo quando spegniamo e ci mettiamo a fare qualcos’altro è salutare, cruciale e importante”.

La buona notizia è che, dal punto di vista della salute mentale, potremmo sperimentare alcuni lati positivi in quello che sta accadendo ora, dice Emily King, una psicologa accreditata a Raleigh, nella Carolina del Nord, specializzata in autismo, ADHD e ansia. 

I bambini a volte hanno agende troppo fitte, il che può portare a stress e fatica, spiega. I bambini autistici, in particolare, possono trarre beneficio da una pausa dalla scuola, che per loro può essere travolgente e magari anche troppo lunga.

Per poter mantenere le nostre famiglie in salute, viene chiesto a tutti noi di rallentare e rivalutare, spiega. “Questo potrebbe riportarci ai nostri valori basilari facendoci comprendere cosa è davvero importante”.

Источник: https://www.nationalgeographic.it/scienza/2020/04/coronavirus-come-preservare-lequilibrio-mentale-dei-bambini

Cosa fa soffrire i figli di genitori separati?

I consigli per gestire i bambini in assenza dei loro genitori

Cosa fa soffrire i figli di genitori separati? La separazione è un evento che ha un forte impatto su tutta la famiglia. Essa riguarda in primis la coppia genitoriale, ma inevitabilmente ha ricadute sull’intero sistema familiare, in particolar modo sui figli.

Spesso i genitori mi chiedono se la separazione di per sé può causare conseguenze negative sui figli. In realtà non è così. Quando mamma e papà si separano, infatti, i bimbi inevitabilmente sperimentano sentimenti forti e contrastanti.

Dolore, rabbia, senso di impotenza, tristezza, paura e senso di colpa sono emozioni fisiologiche che i bambini sperimentano di fronte alla comunicazione della separazione. Queste emozioni, con il tempo, però, tendono a sfumare.

I bambini, infatti, elaborano la sofferenza e la possono tradurre in punti di forza. Attivano, così, la loro capacità di resilienza.

Non è la separazione in sé a causare conseguenze negative a lungo termine sui bambini. La separazione è un vero e proprio lutto e, come tale, deve essere elaborato.

Cosa fa soffrire i figli di genitori separati, dunque? Oltre alla sofferenza fisiologica a seguito di una separazione, infatti, possono esserci delle situazioni che esacerbano questi sentimenti e li mantengono nel tempo, non permettendo una elaborazione della separazione di mamma e papà.

Di seguito, alcune riflessioni su cosa fa soffrire i figli di genitori separati e rischia di causare malessere e disagio nei bimbi.

COSA FA SOFFRIRE I FIGLI DI GENITORI SEPARATI? IL CONFLITTO ESPERITO

  • CONFLITTO. Sono molte le ricerche che evidenziano che non è la separazione in sé a sviluppare conseguenze negative sui figli, ma il livello di conflittualità che viene esperito durante la separazione. Se anche dopo la decisione di andare a vivere in due case separate le liti sono molto frequenti, i bambini assorbono quest’atmosfera ostile, sviluppando sentimenti di tristezza e rabbia, con il rischio di rispondere a questa situazione con comportamenti sintomatici. Ricordiamo che la conflittualità non è solo quella esplicita, caratterizzata da urla e gesti plateali, ma anche quel continuo battibeccare latente, basato su ripicche e giochi subdoli di potere.
  • STRUMENTALIZZAZIONE DEI  BAMBINI. I bambini sono inevitabilmente coinvolti nella separazione di mamma e papà. La situazione, però, si aggrava nel momento in cui i bimbi vengono coinvolti nelle discussioni dei genitori, assumendo il ruolo di strumento per attaccare o ferire l’altro genitore. Anche i continui litigi sulle questioni dei bambini, sulla loro educazione dopo la separazione e sulla loro gestione, pone i piccoli al centro del conflitto, accrescendo il loro senso di colpa.

COSA FA SOFFRIRE I FIGLI DI GENITORI SEPARATI? L’IMPORTANZA DEL RISPETTO

  • IL GENITORE FANTASMA. Anche se ci si separa, mamma e papà continuano a essere e fare i genitori. Questo è un diritto e un dovere dei genitori. Ci possono essere due situazioni altamente pericolose. Quando un genitore si allontana dalla vita del bimbo in modo volontario e quando uno dei due coniugi fa di tutto per isolare l’altro genitore, impedendogli di avere rapporti con il piccolo. Situazioni di questo tipo possono essere molto gravi per l’intero sistema familiare, perché trasmettono il messaggio che la separazione non riguarda solo mamma e papà, ma anche il legame genitoriale. E’ molto importante evitare questo tipo di situazioni, perché le uniche vittime sono i bimbi.
  • MANCANZA DI RISPETTO. I bimbi, non dimentichiamolo, sono persone. Hanno sentimenti, emozioni, soffrono e gioiscono come i grandi. Non è vero che i bimbi non si accorgono di nulla. I piccoli, spesso, sono molto più ricettivi degli adulti e hanno la capacità di cogliere cosa sta succedendo intorno a loro in maniera molto più sensibile dei grandi. Per questo è sempre importante basare il rapporto sul dialogo e sul confronto, parlando con i propri figli in maniera sincera e aperta. Questo non vuol dire sobbarcare i piccoli dei propri problemi o affidando a loro responsabilità che non gli spettano. Ciò, invece, significa parlare loro di quello che sta succedendo e di come si possono affrontare insieme le difficoltà che si incontrano. Ovviamente, tenendo conto dell’età e del livello di sviluppo del piccolo.

DOTT.SSA ANNABELL SARPATO

Источник: https://www.annabellsarpato.com/cosa-fa-soffrire-i-figli-di-genitori-separati/

Genitori separati: le regole per gestire bene i figli

I consigli per gestire i bambini in assenza dei loro genitori

Non litigare davanti ai bambini, mantenere il dialogo con l'ex e rispettare sempre l'altro genitore. Sono alcuni dei consigli di Arianna Montagni, pedagogista e mediatrice familiare, per non far soffrire i bambini durante la separazione

Come comportarsi quando si affronta una separazione? Ne abbiamo parlato con la pedagogista e mediatrice familiare Arianna Montagni: dal mantenere il dialogo all'evitare i litigi, fino al modo migliore per introdurre un nuovo partner, ecco i consigli da seguire per evitare di far soffrire i bambini quando si è genitori separati.

1. Mantenere il dialogo con l’altro genitore

«La separazione mette duramente alla prova le capacità di dialogo dei genitori. È ampiamente riconosciuto che la qualità della gestione della relazione tra mamma e papà, prima e dopo la separazione, sia un fattore che determina adattamenti emotivi e cognitivi, permettendo ai figli di superare l'evento critico».

Soprattutto all'inizio la difficoltà al dialogo è evidente. «Spesso esiste chi lascia e chi viene lasciato: proprio la presenza di questi due ruoli può creare, soprattutto nelle fasi iniziali, la tendenza al distacco e l'uso di una comunicazione non corretta.

All'inizio può essere di aiuto comunicare soltanto relativamente alle questioni pratiche, limitando quindi di spaziare in un dialogo che rischi di attivare sofferenza e aprire ferite.

Il dialogo tra i due genitori può essere infatti mantenuto soltanto quando si è arrivati a una separazione emotiva: in assenza di essa, la sofferenza può creare una escalation di conflittualità».

2. Non chiedere al bambino di scegliere

«Il comportamento genitoriale deve essere decoroso e rispettoso in primo luogo nei confronti del bambino. Evitare di chiedere ai figli una scelta tra mamma e papà è fondamentale e rappresenta una tutela contro forme depressive o disadattive del sé quali lo sviluppo di patologie dei legami».

3. Compiere insieme le scelte

Anche l'aspetto relativo alla decisioni che si prendono nei confronti del bambino è molto importante.

«È bene distinguere, per comodità, in due tipi di decisioni: quelle giornaliere o ordinarie e quelle di maggior interesse come istruzione, educazione, salute, per le quali comunque si deve tenere conto “delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli” (art.

337-ter del Codice Civile). Significa che per il districarsi nella quotidianità ci vuole un buon livello di libertà decisionale, al fine di non rendere la gestione di tempo e spazi familiari una fatica immensa.

Al contempo, per avere un progetto educativo comune e condiviso, le scelte che hanno un impatto rilevante nello sviluppo psico-sociale dei figli (la scuola privata o pubblica, la religione, la festa per la cresima, ecc.) richiedono di essere prese assieme».

4. Rispettare l’altro genitore

Il rispetto e la lealtà nei confronti dei figli e delle loro esigenze deve continuare ad essere una priorità anche dopo la separazione, ricorda la mediatrice familiare Arianna Montagni. «Se i genitori seguono il bene dei figli, e crescono in un ambiente affettivo accogliente e rispettoso, si automatizza un comportamento di rispetto anche verso l'altro genitore».

5. Evitare litigi

«Non bisogna dimenticare di realizzare pratiche educative e relazionali che vogliono il bene del bambino, non affaticando la sua crescita né limitando il suo “spazio mentale”.

Più ansia, litigi e incomprensioni sono presenti nel nucleo familiare, meno questo spazio cognitivo è libero e accessibile per la crescita.

Bisogna sempre rendere evidente al figlio che esiste una fiducia tra i due genitori poiché entrambi lavorano per il suo bene, riuscendo a dividere il piano della coppia da quello genitoriale».

6. Gestire bene il momento del distacco

Quello del distacco è senza dubbio uno dei momenti più faticosi «ma bisogna normalizzarlo e vederlo come fisiologico per tutti i componenti del nucleo familiare che si sta riadattando alle nuove abitudini».

In generale, per il bene dei bambini è «consigliabile che il loro passaggio da un genitore all'altro sia regolato chiaramente, che non si presentino – soprattutto nella fase iniziale – costanti cambiamenti nei turni di responsabilità.

Potrebbe essere utile anche creare dei piccoli rituali per facilitare il distacco emotivo, come la stessa preparazione dello zaino.

Da evitare comunque l'eccessiva vicinanza e frequenza nell'avvicendamento tra i genitori: se troppo ravvicinata non permette al bambino di prendere il ritmo, di abituarsi al tempo e agli affetti ritrovati. Un continuo avvicendarsi fa vivere più volte le paure interne, abbassando la disponibilità cognitiva agli apprendimenti sociali e scolastici».

7. Essere presenti

«Il genitore che lascia la casa familiare, dovrebbe essere scrupolosamente presente nella vita del bambino anche con brevi telefonate soprattutto subito dopo la separazione.

In generale, è importante che i genitori siano in grado di accogliere la fragilità dei bambini e rassicurarli della presenza di mamma e papà».

Inoltre, anche in una nuova casa e nel momento della separazione è importante «lasciare al bambino i propri spazi per giocare, riposare ed identificarsi lo aiuterà a comprendere che c'è posto per lui nella vita del genitore».

8. Nuovi partner: non accelerare i tempi

I nuovi partner sono un argomento spesso inevitabile da affrontare. «Esistono però delle accortezze che possono rendere più facile l'introduzione del nuovo partner.

Prima di creare un nuovo nucleo familiare è necessario dare del tempo, per assicurarsi che il vissuto emotivo che nasce dalla rottura del matrimonio possa essere elaborato dai figli.

L'identità dei bambini grazie al processo di educazione e alla relazione affettiva è fusa con l'identità intergenerazionale della famiglia di origine. Essi sono orgogliosi di essere riconosciuti come “figlia di…”, “nipote di”.

Bisogno e piacere si mescolano nell'atto del raccontare il “prima” e il “dopo” e, nel caso dei figli di separati, di sentirsi liberi di tenere i contatti con entrambi i genitori».

Per mettere delle basi concrete e durature il consiglio è di non compiere azioni azzardate e soprattutto di non accelerare i tempi: «se il desiderio è quello di dare un possibile futuro al nuovo amore, le fasi della presentazione, conoscenza e frequentazione non vanno saltate né mescolate.

La lucidità nel vivere la nuova relazione è indispensabile affinché non si creino condizioni comunicative-relazionali e comportamentali che negano al nuovo partner o al figlio o a entrambi la possibilità di compiere scelte libere. Alcuni importanti “tratti” positivi che il nuovo partner dovrebbe seminare in questo processo di crescita relazionale sono sicuramente: l'empatia, il non stare sulla difensiva, l'evitare di giudicare, l'accettare i figli del partner per quello che sono, l'aprirsi al cambiamento della quotidianità, non assumersi responsabilità che non gli competono».

Inevitabilmente non mancheranno un po' di confusione, attriti e incertezze: «per definire i ruoli e le regole capaci di dare stabilità al nuovo nucleo c'è bisogno di tempo».

9. Evitare la separazione in casa

«La separazione in casa è senz'altro una pratica diffusa soprattutto in periodi di difficoltà economica. Però è altamente sconsigliata per i diversi fraintendimenti che sperimentano i figli.

Ciò che va tenuto in considerazione sono i postulati delle teorie sulla sicurezza emotiva EST (Emotional Security Theory) che ricordano come la meta principale di ogni nucleo famigliare debba essere quello di mantenere vivo il senso di protezione, di possibilità di difesa e di sicurezza, conflitto coniugale incluso. L'esposizione al conflitto silente e negativo aumenta la vulnerabilità dei bambini e amplia in una dimensione ansiosa che mina la sicurezza emotiva nella relazione genitoriale, ossia la fiducia dei bambini nella capacità dei genitori di gestire la discordia e preservare il benessere dei figli».

10. Festeggiare insieme

Come comportarsi in caso di occasioni importanti e festività? È preferibile festeggiare insieme o separatamente? «Il principio guida deve essere la serenità dei figli, ma senza mettere da parte quella dei genitori poiché se la sofferenza è molta creare momenti di condivisione può essere faticoso.

In linea generale comunque il compleanno è una ricorrenza importante per il figlio poiché ciò che si festeggia è la sua esistenza.

Il messaggio di rassicurazione che bisogna dare ai propri figli è “Ci stiamo separando ma non ci stiamo separando da te, sei parte della nostra esistenza e così rimarrà anche nel futuro”».

Источник: https://www.nostrofiglio.it/famiglia/separazione-e-divorzio/genitori-separati-regole

Bambini difficili: un libro aiuta i genitori a capire i figli “problematici”

I consigli per gestire i bambini in assenza dei loro genitori

“Il bambino difficile non prova piacere a sentirsi bizzarro, diverso, isolato, strano, non amato, escluso o respinto, anche se a volte gioca a fare il clown o il fanfarone”.

Inizia così Bambini difficili – Ciò che tuo figlio sa, senza essere in grado di dire, il libro di Virginie Megglé dedicato al disagio nei bambini e ai suoi sintomi rivelatori.

Uscito da poco per Urrà – Feltrinelli Editore, in tempi di Covid-19 e Fase 2 è una lettura illuminante anche per i genitori di oggi. Alle prese con situazioni sociali, economiche, psicologiche mai viste prima.

Il vero volto del bambino problematico

Psicanalista specializzata nelle dipendenze affettive e nei problemi comportamentali dei bambini e degli adolescenti, Virginie Megglé analizza le dinamiche del piccolo “problematico” nel contesto sociale.

Un bambino che richiama attenzione, crea tensione, fa paura. E diventa il centro delle preoccupazioni della famiglia facendosi carico di preservare l’intesa fra gli altri componenti.

Il bambino difficile è un agente rivelatore di disequilibri ed emozioni inespresse nell’ambito famigliare. In questa storia non ci sono buoni o cattivi, se proprio deve esserci un personaggio “vincente” quello è l’ascolto, l’atteggiamento – da parte di tutti in famiglia – di leggere le situazioni al di là delle parole.

Il potere magico dell’ascolto

Ascoltare il bambino nelle sue sfaccettature significa accoglierlo per come è nella sua unicità. Significa accettare che sia diverso dalle nostre aspettative e dalla normalità vigente.  Non ultimo, significa dare voce anche al bambino che siamo stati e di conseguenza diventare adulti più consapevoli e centrati.

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Facile? Non proprio. È un percorso da fare a piccoli passi, senza fretta. Ogni progresso che facciamo nel conoscere noi stessi ha ripercussioni positive sui nostri figli. Prenderci cura di noi, senza aspettarci di ricevere da loro quel che i nostri genitori non hanno potuto darci è il modo migliore per curare un bambino difficile e liberare la sua energia.

I consigli dell’esperta per genitori nella Fase 2

Questa nuova attitudine di mamme e papà può essere utile a tutti in un periodo complesso e ricco di domande sospese come l’emergenza Covid-19 e la Fase 2. Abbiamo chiesto a Virginie Megglé i suoi consigli per una genitorialità più serena ed efficace.

Quali sono i consigli e le strategie utili ai genitori single (oppure quando uno dei due è molto o del tutto assente) in periodo di quarantena e fase 2?

1) Innanzitutto non fate pesare il vostro senso di solitudine sul bambino. Anche se sta facendo l’adulto, non è maturo. È importante rispettare la differenza di generazione. Quando siamo soli e quando ci sentiamo abbandonati o stanchi può succedere di tendere a confondere bambino e adulto.

2) Fate attenzione ad evitare una relazione di fusione. È importante, essenziale, mantenere rapporti, relazioni, con altri adulti. E che il bambino mantenga dei contatti con altri bambini della sua età. In caso contrario, il bambino si adatterà troppo per compensare l’assenza dell’altro genitore.

Farà “come se fosse un adulto”, soffocando i suoi sentimenti di bambino. Ma un bambino rimane un bambino, con i suoi bisogni e aspettative. Anche se sembra maturo per la sua età, non bisogna aspettarsi troppo da lui.
3) Non aspettarsi da lui di essere il sostituto del coniuge assente.

Non chiediamogli di consolarci, di placarci, di farci piacere, di prendersi cura della nostra solitudine. Il bambino non è lì per colmare la mancanza dovuta all’assenza dell’altro genitore. Ma gli piace sentirsi e rendersi utile, questo sviluppa il suo senso di appartenenza. Incarichiamolo di piccoli lavori o compiti da svolgere.

 Non è farci un favore, ma per partecipare alla vita in famiglia. In caso di scoraggiamento, di difficoltà o di emergenza però bisogna cercare aiuto da un amico o un professionista.

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Quali sono le prime 3 cose (e come reagire) a cui prestare attenzione con i bambini anche non difficili?

1) Se vi arrabbiate con vostro bambino, se gridate ingiustamente perché siete inquieti o stanchi, lasciate trascorrere un momento e quando avrete ritrovato la vostra calma non esitate a scusarvi con parole semplici. Il bambino si sentirà  rassicurato. “Riconosciuto”.

 Comprenderà che tutti possono avere emozioni forti, si sentirà legittimato nelle proprie emozioni e sensazioni e comprenderà – con l’esempio- che anche lui può «fare male».
2) Se vi dice delle cose un po’ sgradevoli, non prendetevela. Una volta espresse le dimentica, non dategli troppa importanza.

Non interrompetelo e non cercate di ragionarci nel momento della crisi. L’emozione è irrazionale! Se è un po’ scortese pazienza, tornate da lui più tardi, magari dicendo: “Capisco che ti arrabbi anche con me, ma mi hai ferita. Vediamo insieme come possiamo aiutarti a superare questo periodo così speciale”.

  Così gli darete coscienza del suo potere e gli indicherete dei limiti.
3) Ogni bambino ha il suo ritmo, la sua personalità. A volte il suo comportamento o le sue difficoltà ci preoccupano? Incoraggiamolo nei suoi successi, non rimproveriamogli i suoi difetti ed evitiamo confronti sgradevoli.

Il bambino ha il diritto e la necessità di agire in modo diverso da noi. Questo non vuole dire che non ci ama o che non è intelligente. Ha solo bisogno di fare e di agire a modo suo, di sperimentare la sua differenza. E progredirà inaspettatamente anche se non è conforme alle vostre aspettative.

Anche se fatica ad imparare le sue lezioni per esempio, non dimentichiamo che siamo stati anche noi… bambini! E che la quarantena è un periodo speciale, con comportamenti… speciali!

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Tre consigli per chi ha figli teen ager ai tempi del Covid-19.

1) Un teen-ager ha bisogno di muoversi, di andare incontro agli altri, di uscire dal bozzolo (cocoon) famigliare. Ha un bisogno vitale di vedere persone diverse dai suoi genitori. La quarantena è particolarmente difficile per lui.

Può avere una sensazione di reclusione ed anche voglia di trasgredire, di correre rischi, di mettere la sua vita in pericolo. In questo momento bisogna accettare i suoi strani comportamenti a casa. Accettare che possa essere sgradevole con i suoi genitori. Non rimproveriamolo.

 Evitiamo i conflitti, ma poniamogli dei limiti affinché capisca e accetti la legge e la necessità di solidarietà.


2) Come per il più piccoli, se vi sembra che a casa state facendo tutto voi compreso il carico completo delle faccende domestiche, non chiedete all’adolescente di “farvi un favore” aiutandovi. Invece invitatelo a partecipare alla vita familiare. È un lavoro, non un favore.

Un’iniziazione importante nell’apprendimento.
3) Se si arrabbia e si ribella, lasciate passare senza prenderla troppo a cuore. Assicuratevi che non rimanga chiuso nella sua stanza, invitatelo a fare nuove esperienze a casa. Aiutatelo nei suoi progetti per il futuro, perché ci sarà anche il dopo Covid.

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Источник: https://www.iodonna.it/benessere/salute-e-psicologia/2020/05/27/bambini-difficili-libro-aiuta-genitori-figli-problematici/

Gestire bambini senza genitori

I consigli per gestire i bambini in assenza dei loro genitori

Tutti i suggerimenti e i consigli per gestire al meglio i bambini in assenza dei loro genitori, con serenità e fermezza ma soprattutto senza andare nel panico!

Vi capita mai di tenere i bambini di amiche o conoscenti in assenza delle loro madri? A me molto spesso, più volte alla settimana. In Svizzera dove vivo, innanzitutto, i playdate funzionano diversamente, ovvero molli il bambino e te ne vai. Idem dicasi per feste di compleanno e quant’altro.

Al kindergarten, dato che l’obbiettivo è renderli abili ad andare da soli, nei primi tempi si organizza con le altre mamme un “pedibus” che prevede di alternarsi per accompagnare 3 o 4 bambini che abitano nella stessa zona.

Per non parlare del rapporto di sorellanza con altre mamme expat, tale per cui ci si aiuta nei momenti di bisogno, non essendo nessuna nonnoassistita e dato che le babysitter costano un capitale. Ma gestire bambini tuoi e non può dare origine a piccoli problemi diplomatici.

Quando intervenire? Quando, e quanto, sgridare? E le punizioni, sono lecite se non sei la madre? Ecco qualche piccola regola che mi sono data e che finora mi ha permesso di stare lontana dai guai.

Il presupposto necessario

Mi piace tenere i bambini altrui perché, se tutto va bene, giocano tranquilli con le mie chiusi in camera e io sono libera di fare le mie cose.

E non nego che mi fa molto comodo l’alternanza con le altre mamme, nei playate ma soprattutto nell’accompagnare i bambini a scuola – un conto è svegliarti ogni giorno alle sei per prepararne due e arrivare in tempo, un conto è farlo solo due volte alla settimana (Com’è noto, nelle scuole pubbliche svizzere i genitori ritardatari vengono fustigati sulla pubblica piazza ogni domenica mattina). Però, per me c'è una condizione imprescindibile ed è che le altre mamme con cui mi rapporto siano persone di buon senso. Il che significa spiegare ai figli che nel momento in cui sono sotto la mia sorveglianza, comando io, e se riferirò loro che sono stati disubbidienti o hanno combinato guai, ci saranno delle conseguenze. Esattamente come io faccio con le mie.

Fissare i limiti

I bambini, soprattutto quelli svizzeri, di primo acchito sembrano tanto bravi soldatini e in palese soggezione di un adulto che non è loro genitore. Ma questo stato di grazia dura, ahimè, poche settimane.

Dopo che hanno preso un minimo di confidenza, si comporteranno come a casa loro. Sono bambini e si comportano come tali, com'è giusto che sia: spesso e volentieri vogliono semplicemente vedere fin dove possono arrivare.

Ma non lasciatevi intimidire dal fatto che non siano figli vostri. Siete voi l’adulto responsabile ora: i loro genitori sono assenti.

Quindi, a meno che non sia vostra abitudine prendere i bambini a parolacce e calci nel sedere, comportatevi come con i vostri, cioè sappiate dire dei no. No, non si mangia sul divano. No, non si salta sul letto. La merenda? Ormai sono le sei, se volevi dovevi farla prima.

Una questione di logica

Il mio principio di base è: se il playdate o comunque la gestione dei bambini “a turno”, una volta tu e una volta io, è qualcosa che fa comodo e felici tutti, ok, ma nel preciso momento in cui diventa un oneroso dovere, è illogico continuare.

Questo lo so io, ed è bene che lo sappiano anche i bambini, in primis le mie figlie che se hanno tanto a cuore avere le amichette a casa, è meglio facciano in modo che io non veda il macello lasciato in camera loro.

Ovvio che chi ospita è quello che si sbatte di più, ma un conto è preparare una torta o passare l’aspirapolvere una volta di più, un conto è ritrovarsi la casa nel totale caos.

Le sgridate

Dato che comunque un po’ di diplomazia non ha mai ucciso nessuno, se vi accorgete che le cose stanno prendendo una brutta piega, andate prima alla carica coi vostri figli. “Se continui a urlare così, disturbando i vicini, non potremo più invitare nessuno.

” Ove “nessuno” include, ovviamente, anche l’altro urlatore a cui è indirettamente rivolto il rimprovero. Se litigano, io li invito a vedersela da soli e non intervengo finché non vedo gli schizzi di sangue.

Ma se il bambino ospite fa qualcosa di più pesante, come ad esempio spingere e far cadere mia figlia piccola, lo sgrido con tono severo.

Si solito è più che sufficiente a far sì che la cosa non si ripeta e non mi prendo nemmeno la briga di riferirlo a sua madre: è sempre antipatico e a mio avviso non è necessario.

E quando la situazione è opposta?

Di solito, quando un bambino passa il pomeriggio a casa di un amichetto, si diverte così tanto che l’unica cosa capace di rabbuiarlo è il vostro arrivo.

Ma se invece tornati a casa vi racconta che l’altra mamma lo ha sgridato, se è per una cosa giusta (90% dei casi), lasciate correre, naturalmente. Se è una cosa per cui siete d’accordo così così… lasciate correre ugualmente e state a vedere cosa succede.

Se resta solo un caso isolato, non è poi così grave. In fondo nella sua casa valgono le sue regole. E la stessa cosa vale anche per voi, naturalmente.

L'ingrediente chiave

Gestire più bambini, e i rapporti con genitori che magari hanno idee e mentalità diverse dalle nostre, non è facile, ci vogliono diplomazia e pazienza. Chili e chili di pazienza.

Ma ne vale assolutamente la pena: per i bambini, già dai 4 anni in poi, frequentare i propri compagni anche fuori dall'asilo, o amici esterni alla classe, vedere le loro case, le loro camere e i giocattoli, avere a che fare con fratelli e sorelle di ogni età e con altre mamme e papà… beh, è qualcosa che li rende molto felici.

Insegna loro valori come l’amicizia, la condivisione, l’empatia e l’apertura mentale, sviluppa le loro abilità sociali. Insomma, se reputate altre mamme che conoscete degne della vostra fiducia, fatelo, perché i pro superano ampiamente i contro.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/la-famiglia/il-bimbo-nella-societa/come-gestisce-figli-degli-altri.html

Gravidanza
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