I benefici della musica sullo sviluppo del linguaggio nei bambini

Stimola lo sviluppo dei tuoi figli con la musica per bambini

I benefici della musica sullo sviluppo del linguaggio nei bambini

La musica per l'infanzia trasmette emozioni, favorisce la creatività, rilassa il bambino… La musica per bambini è diventata un elemento indispensabile per lo sviluppo e l'educazione del bambino. Inoltre, la musica per dormire è un elemento che incoraggia il sonno del bambino.

Musica per bambini: i suoi benefici

  • La musica per l'infanzia favorisce lo sviluppo del bambino anche quando è nella pancia della mamma. Infatti, fin dai primi momenti di vita, il bambino reagisce alla musica e si emoziona come un adulto.
  • Stimola la frequenza cardiaca nel feto e la produzione di endorfine nella mamma.
  • La musica stimola l'udito del bambino.
  • Canticchiare e far ascoltare musica ai bambini, anche quando sono molto piccoli, stimola il loro desiderio di esprimersi e farsi capire.
  • La comprensione delle parole da parte dei bambini avviene grazie alla ripetitività dei suoni e si basa sulla loro frequenza, cioè ha le stesse caratteristiche della musica.
  • Attraverso vocalizzazioni che imitano i suoni musicali, i bambini acquisiscono il linguaggio intuitivamente e spontaneamente, creando una forma di comunicazione che sembra facilitare l'apprendimento e migliorare il vocabolario.
  • Alcuni studi affermano che la musica di Mozart può influenzare il comportamento dei bambini e incoraggiare il loro sviluppo intellettuale e creativo. Si tratta del cosiddetto “effetto Mozart”.

Sin dai primi momenti di vita, il bambino reagisce alla musica e si emoziona come una persona adulta. È la conclusione di una ricerca realizzata in Italia, finanziata in parte da fondi dell’Unione Europea, e pubblicata sulla rivista scientifica nordamericana PNAS.

  • Dopo aver analizzato le attivazioni cerebrali nei neonati sani durante i primi tre giorni di vita, attraverso una risonanza magnetica funzionale, è stato riscontrato che la loro reazione alla musica è molto simile a quella degli adulti. In altre parole, c'è una specifica predisposizione neurologica alla percezione della musica. Ascoltare la musica in modo precoce favorisce il potenziale cognitivo dei più piccoli, sia in termini di sviluppo della musicalità, sia della creatività.
  • È noto che l'incoraggiamento alla lettura precoceattiva nel bambino le aree del cervello coinvolte nell'apprendimento della lettura, situate principalmente nell'emisfero sinistro. Con la musica, invece, si potenziano gli aspetti emozionali, perché viene attivato l'emisfero destro del cervello.
  • Gli studi sull'ascolto musicale confermano che, durante il suo primo anno, il bambino analizza gli stimoli sonori ed è attratto dai cambiamenti delle strutture armoniche e ritmiche, predisponendosi ad apprenderle. Lo stesso succede con il linguaggio.
  • In generale gli esperti concordano sul fatto che gli stimoli musicali sono una sorta di cibo per la mente e che la sensibilità che si sviluppa nel bambino per la musica può avere effetti positivi su concentrazione, attenzione e memoria.
  • Sembra anche che i bambini circondati precocemente da un ambiente musicalmente ricco e stimolante producano le cosiddette “lallazioni”, le “vocalizzazioni melodiche”, prima degli altri e inizino a cantare in modo intonato verso i due o tre anni, molto prima della media dei bambini, che è tra i sei e i sette anni.
  • Oggi la musica viene usata anche come terapia per trattare difficoltà di vario tipo, legate sia ad aspetti motori sia comunicativi. L'ambiente sonoro-musicale è una parte importante nello sviluppo e nell'equilibrio dell'individuo. Grazie a specifiche tecniche, la musicoterapia cerca di stimolare la persona attraverso l'arricchimento dell'ambiente sonoro circostante.
  • Quando la mamma canta per il piccolo, entra in sintonia con i suoi bisogni emotivi. La musica è positiva perché rafforza le relazioni affettive, risveglia le emozioni e avvolge come in un abbraccio. Per questo aiuta i genitori a stare meglio con i loro figli.
  • Le terapie musicali sono pensate principalmente per le famiglie: la musica aiuta a rispondere meglio ai bisogni dei bambini. Inoltre, la musica fa sentire bene perché riduce il livello di stress (il cortisolo, l'ormone dello stress, diminuisce nel sangue quando sentiamo un pezzo che ci piace) e stimola la produzione di endorfine (sostanze di benessere).

Avvolgere il bambino con la musica: cosa dovrebbero fare i genitori

  • Il bambino dovrebbe essere lasciato libero di improvvisare: può scoprire nuove sonorità, sperimentare e creare. Lascialo libero, anche se fa un molto rumore, e cerca sempre di valorizzare le sue scoperte.
  • Giocare cantando: con i più piccoli, è importante ripetere la stessa canzone molte volte. Ogni tanto puoi provare a variare la melodia e il ritmo. Con i più grandi, invece, devi allargare il repertorio di canzoni, accompagnandole con gesti e giochi di movimento.
  • Ascolto condiviso: le canzoni per bambini, ninnenanne e brani musicali devono coinvolgere il bambino, stimolando la sua partecipazione, sia che si tratti di cantare, sia di battere le mani o suonare uno strumento. Oppure portandolo a muovere i corpo per seguire la musica, naturalmente. Non importa che musica sia. La passione per la musica, fin dall'infanzia, è un dono che accompagnerà il bambino per tutta la vita.

Источник: https://quimamme.corriere.it/neonati/sviluppo/musica-neonati-stimola-sviluppo

Come (e perché) insegnare musica ai bambini

I benefici della musica sullo sviluppo del linguaggio nei bambini

I bambini e la musica sono buoni amici: ogni genitore sa che, sin da piccoli, i bambini amano cantare e muoversi al ritmo della musica. Ma la musica ha anche effetti benefici sullo sviluppo cognitivo, aumenta le capacità creative, di concentrazione e di immaginazione e sviluppa la memoria.

La musica è quindi un ingrediente fondamentale della crescita del bambino, sin dalla nascita.

La prima musica: i suoni nell’utero materno

Già nell’utero materno i bambini sono in grado di sentire il ritmo del battito cardiaco della mamma e di ascoltare suoni e melodie. Il feto infatti ha percezioni sonore già a partire dal 6°-7° mese di vita intrauterina ed è proprio attraverso il senso dell’udito (e dell’olfatto) che il piccolo è in contatto con il mondo esterno.

Alla nascita il neonato è in grado di riconoscere la voce della mamma, e dimostra di preferirla ad altre voci, ma sa anche riconoscere le melodie che la mamma cantava in gravidanza.

Perché ascoltare e studiare musica fa bene ai bambini

Dopo la nascita, e sin dai primi giorni di vita, la musica è un potente stimolo alla crescita armoniosa, fisica e psicologica, del bambino, come dimostrato da numerosi studi di neurofisiologia e psicologia.

La musica è in grado in grado di aiutare nell’apprendimento delle capacità matematiche e spaziali.

La musica ha un potente impatto emotivo: coinvolge infatti aree cerebrali deputate all’elaborazione delle emozioni, come l’amigdala e l’ippocampo.

Nei bambini, inoltre, lo studio della musica può essere considerata un’esperienza motoria e multisensoriale che aiuta nello sviluppo del linguaggio e nell’arricchimento del vocabolario.

Lo studio della musica è correlato allo sviluppo dell’intelligenza e ad un aumento della materia grigia: il “periodo sensitivo” è un periodo limitato dello sviluppo in cui gli effetti dell’esperienza sul cervello, derivanti dalla particolare malleabilità dei circuiti cerebrali che si stanno formando, sono particolarmente marcati.

Ciò significa che l’insegnamento della musica, a seconda che avvenga in età più o meno precoce, avrà un impatto differente sullo sviluppo del cervello (analogamente peraltro a quanto avviene per l’apprendimento di una seconda lingua): tanto più precocemente i bambini entreranno in contatto con la musica, quanto maggiori saranno i benefici.

È stato dimostrato che i bambini che studiano musica sviluppano abilità come una migliore fluidità nel linguaggio e nella lettura, una memoria migliore e maggiore attitudine all’apprendimento di seconda lingua.

La musica dunque sarebbe in grado di esercitare un effetto benefico sulla plasticità cerebrale e sulle abilità cognitive e fisiche che perdurerebbe anche in età adulta.

La maggiore apertura alle nuove esperienze riscontrata in chi studia musica sarebbe correlata ad una curiosità intellettiva più spiccata.

Lo studio di uno strumento offre inoltre al bambino un’opportunità di esprimere se stesso e di sviluppare una propria identità, e imparare a fare musica con gli altri bambini può insegnare una forma di disciplina e di rispetto verso gli altri, oltre ad aumentare le capacità comunicative e l’autostima.

Ecco perché è importante far ascoltare ai piccoli, sin dalla più tenera età, ogni tipo di musica, cantare per loro e insieme a loro, mimare le canzoni con gesti delle mani.

Ballare poi può portare i bimbi ad un senso di benessere e di rilassatezza.

Strumenti musicali molto semplici come i tamburini, le bacchette da percussione, le maracas o lo xilofono sono un buon primo approccio “casalingo” per i bambini molto piccoli.

E’ anche bene, assecondando le inclinazioni del bambino, offrire ai bambini la possibilità di studiare musica.

I metodi di insegnamento musicale adatti ai bambini

Esistono diversi metodi di insegnamento della musica adatti ai bambini, ognuno con un proprio sistema e precisi e definiti obiettivi. Tutti sono comunque basati sull’innata curiosità infantile e sulla naturale capacità di apprendimento della lingua madre.

Di seguito alcune indicazioni per i genitori che desiderano avvicinare i propri piccoli al mondo della musica: si tratta di metodi utilizzati da lungo tempo in tutto il mondo e che si sono dimostrati di grande successo. Tutti insegnano ai bimbi ad essere non solo“ascoltatori” ma loro stessi “creatori e produttori” di musica.

Metodo Suzuki

Messo a punto dal violinista giapponese Schinichi Suzuki in Giappone e poi diffuso negli Stati Uniti nei primi anni ’60 e in seguito in tutto il mondo, il metodo Suzuki si basa sulla innata abilità del bambino di imparare la propria madre lingua attraverso l’ascolto, la ripetizione, la memorizzazione e la costruzione del vocabolario: come nel linguaggio, la musica diventa parte integrante del bambino. In questo metodo il coinvolgimento dei genitori è estremamente importante nella motivazione, nell’incoraggiamento e nel supporto ai bambini.

Metodo Gordon

Ideato da più di 50 anni dallo statunitense Edwin Gordon, segue l’educazione musicale del bambino a partire dall’età neonatale e durante la sua crescita, portandolo all’acquisizione delle competenze per l’esecuzione, l’ascolto e la comprensione della musica.

La Music Learning Theory si basa, anche in questo caso, sulla capacità innata del bambino di apprendere la musica con processi simili a quelli con cui apprende il linguaggio; nei corsi che iniziano a partire da 0 a 3 anni il piccolo sviluppa un proprio vocabolario di suoni dapprima ascoltati e poi, con l’imitazione, riprodotti in modo intenzionale.

Alla base della teoria di Gordon sta il concetto di “audiation” ossia la capacità di pensare e comprendere la musica nella propria testa quando non è o non è più fisicamente presente.

Secondo Gordon, ogni bambino ha una potenzialità di apprendere la musica, attitudine massima al momento della nascita ed in grado di mantenersi e svilupparsi in un ambiente capace di far vivere al bambino esperienze musicali significative.

Perciò non è mai troppo presto per iniziare ad insegnare la musica al bambino! L’adulto in questo metodo non insegna al bambino, ma semplicemente lo guida nell’apprendimento della musica. Il movimento aiuta il piccolo ad assimilare i suoni ascoltati. L’apprendimento privilegiato è in gruppo.

Metodo Kodaly

Metodo di insegnamento musicale sviluppatosi nel XX secolo per opera del musicista e pedagogista ungherese Zoltan Kodaly; è forse meno diffuso in Italia ma ben conosciuto in Europa e nel resto del mondo. Si tratta sempre di una metodologia dell’educazione musicale vicina allo sviluppo cognitivo- affettivo del bambino.

Secondo Kodaly, il cantoè il mezzo ideale che permette la conoscenza e l’apprezzamento della musica; il canto popolare tradizionale infantile è pertanto per il compositore la forma più semplice e perfetta di approccio alla musica, insieme allo sviluppo di una corretta capacità di ascolto.

Metodo Dalcroze

Per Emile Jacques Dalcroze, vissuto in Svizzera tra la metà dell’800 e la metà del’900, il ritmo è movimento; il perfezionamento dei movimenti nello spazio porta il bambino a coscienza del ritmo musicale. Il suono ed il ritmo sono forme di movimento e gli studi musicali devono, di conseguenza, iniziare con esperienze motorie.

Metodo Orff

Il metodo ideato da Carl Orff, musicista tedesco vissuto nel ‘900, è un insegnamento musicale per bambini che coinvolge la mente e il corpo tramite un insieme di canto, danza e movimento e che prevede l’uso di strumenti di percussione come xilofoni e glockenspiels (strumenti che appartengono alla stessa famiglia musicale dello xilofono), che vengono per questo denominati “strumenti di Orff”. La musica è collegata a movimenti, danza e parola, una musica che ognuno fa da sé. Il metodo si basa su quattro stadi: imitazione, esplorazione, improvvisazione e composizione.

Questi sono solo alcuni dei metodi di insegnamento musicale diffusi nel mondo ed adatti ai bambini; sarà compito dei genitori trovare quello più adatto al proprio bambino e alle sue attitudini!

Ricordiamo l’importanza del progetto ”Nati per la musica” promosso anche da noi Pediatri: la musica è una buona pratica che, se attuata precocemente e con continuità, sostiene la crescita dei nostri bambini.

Leggi anche Come favorire lo sviluppo del bambino con la musica Come gioca il bambino da 0 a 3 anni Come capire se il bambino sente bene Come favorire lo sviluppo del linguaggio del bambino Come aiutare i bambini ad apprendere attraverso il gioco

Источник: https://www.amicopediatra.it/crescita/come-e-perche-insegnare-musica-ai-bambini_genitorialita_sviluppo-cognitivo/

Musica: perché è importante per i bambini secondo la scienza

I benefici della musica sullo sviluppo del linguaggio nei bambini

I benefici dell'ascolto e dello studio della musica sui bambini sono tantissimi. Abbiamo raccolto una serie di studi che testimoniano l'importanza della musica per i più piccoli e che evidenziano gli innumerevoli vantaggi cui i baby suonatori o ascoltatori vanno incontro.

Tra i bambini e la musica esiste un legame incredibile. Per testimoniare gli effetti totalmente benefici dello studio e dell'ascolto della musica sui più piccoli, abbiamo raccolto una serie di studi scientifici che provano l'importanza dei suoni e delle note per i nostri figli.

Chi studia musica a scuola rende di più nelle altre discipline

Secondo una ricerca svolta dalla British Columbia University, gli studenti delle scuole superiori che seguono i corsi di musica ottengono risultati – rispetto ai coetani che non studiano musica – significativamente migliori anche in materie come la matematica, le scienze e l'inglese.

Nello studio, pubblicato sul Journal of Educational Psychology, i ricercatori hanno affermato che purtroppo gli amministratori delle scuole che hanno bisogno di tagliare i budget spesso pensano prima ai corsi di musica, perché la convinzione generale è che gli studenti che dedicano tempo alla musica piuttosto che alla matematica, alla scienza e all'inglese, avranno prestazioni inferiori in queste ultime discipline.

«La nostra ricerca ha dimostrato che questa convinzione è sbagliata: abbiamo scoperto che più gli studenti si impegnano con la musica, più rendono nelle altre materie», ha dichiarato Peter Gouzouasis, principale autore dello studio e professore di educazione della British Columbia University.

«Gli studenti che hanno imparato a suonare uno strumento musicale alle scuole elementari e che hanno continuato a suonare alle scuole superiori non solo hanno ottenuto punteggi significativamente più alti, ma si sono dimostrati circa un anno accademico in anticipo rispetto ai loro coetanei, per quanto riguarda le abilità di inglese, matematica e scienze. I risultati sono emersi dai loro voti d'esame, indipendentemente dal background socioeconomico, dall'etnia e dai voti precedenti».

Gouzouasis e i ricercatori del team hanno esaminato i dati di più di 112.000 studenti delle scuole pubbliche della British Columbia e che hanno compiuto il dodicesimo anno d'età tra il 2012 e il 2015.

I bambini che ascoltano reggae e musica classica diventano adulti di mentalità aperta

Secondo un'altra ricerca recente gli adulti che ascoltavano reggae e musica classica da bambini hanno, in molti casi, una mentalità più aperta e di larghe vedute, che li porta a sperimentare nuovi cibi, sport, mode e libri e, dunque, ad avere più chance nella vita.

Nello studio, guidato da uno dei maggiori psicologi dell'Università di Westminster (Londra), Catherine Loveday, ci sono i risultati cui sono arrivati i ricercatori dopo aver studiato i dati raccolti da O2, azienda che fornisce servizi di telecomunicazione nel Regno Unito, la quale ha sondato, per 2.000 adulti, la misura in cui la musica influisce sul comportamento più tardi nella vita.

La psicologa Loveday ha affermato che gli adulti che sono stati stimolati con l'ascolto di una vasta gamma di generi musicali durante gli anni della loro formazione sviluppano un maggiore desiderio di oltrepassare i confini sociali e culinari.

La musica heavy metal e quella soul hanno, invece, meno probabilità di contribuire alla volontà delle persone di partecipare a qualcosa di nuovo.

In particolare, la ricerca ha rilevato che oltre un quarto di coloro i cui genitori ascoltavano regolarmente il reggae si sono dimostrati aperti nel provare cose nuove.

Lo stesso è accaduto per un quinto di coloro i cui genitori avevano ascoltato musica classica.

Musica e bambini, ecco perché è importante iniziare presto

Le lezioni di musica hanno grandissimi benefici sui più piccoli e, dunque, prima si fa cominciare il bambino a studiare uno strumento, meglio è.

Secondo uno studio longitudinale tedesco del 2013,la musica migliora le abilità cognitive e non cognitive più del doppio rispetto ad attività sportive, teatro o danza. E, in generale, i bambini che studiano musica possiedono migliori capacità cognitive e voti scolastici migliori e sono più aperti, ambiziosi e responsabili.

Inoltre, il sito americano mic.com ha stilato una lista dei numerosi benefici neurologici che la musica può offrire ai più piccoli: tra questi il miglioramento della capacità di lettura, del ragionamento matematico e spaziotemporale, dei voti scolastici.

Studiare musica, inoltre, aumenta il quoziente intellettivo, aiuta a imparare più velocemente le lingue, stimola l'udito, rallenta l'invecchiamento, rafforza la corteccia motoria, aiuta a gestire l'ansia, migliora l'autostima e rende più creativi.

CONTINUA A LEGGERE: Musica e bimbi, perché iniziare presto

Bambini, lo studio della musica per almeno due anni può migliorare il linguaggio

Secondo una ricerca americana studiare musica aiuta ad allenare le funzioni del sistema nervoso grazie all'attenzione che così viene data agli stimoli acustici, ossia ai suoni. Dunque, si è più bravi a parlare e a leggere, perché questo processo aiuta a migliorare le abilità del linguaggio e quelle cognitive.

In particolare, gli scienziati hanno scoperto che sono almeno due anni di lezioni di musica per avere cambiamenti consistenti e visibili nella struttura del cervello e nelle abilità di linguaggio dei bambini. Anche nel caso di lezioni della durata minore di un anno è stato comunque riscontrato un miglioramento della rete neurale dei bambini.

CONTINUA A LEGGERE: Lo studio della musica per due anni può migliorare il linguaggio

Studiare musica affina la capacità di ascolto

In base a uno studio americano, pubblicato sul Journal of Neuroscience, chi studia musica da piccolo, da grande avrà una migliore capacità di ascolto, soprattutto in ambienti rumorosi. I ricercatori hanno messo a confronto chi da bambino aveva studiato per imparare a suonare uno strumento musicale per uno-cinque anni, e chi no.

Nina Kraus, coordinatrice dello studio, ha affermato: «Partendo da ciò che già sapevamo sui modi in cui la musica aiuta a modellare il cervello, abbiamo visto che le lezioni di musica a breve termine sviluppano l'ascolto e l'apprendimento nel lungo periodo».

Inoltre, gli studiosi hanno scoperto che il modo in cui si percepiscono i suoni da adulti dipende dalle esperienze musicali compiute durante la crescita. Gli effetti durano a lungo, anche se le lezioni si sono fatte per hobby.

CONTINUA A LEGGERE: Studiare musica affina la capacità di ascolto

Chi studia musica da bambino invecchia meglio

Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista americana Journal of neuroscience da Nina Kraus, neurobiologa presso la Northwestern University (Illinois), prendere lezioni di musica da bambini fa invecchiare meglio.

Nina Kraus ha spiegato che «La velocità con cui il cervello elabora e discrimina i suoni è una delle prime abilità a essere intaccata dall’invecchiamento».

L'esperimento scientifico è stato portato avanto su un campione di 44 adulti fra i 55 e i 76 anni e sulla loro capacità di riconoscere i suoni: gli studiosi hanno indagato come reagiva la regione del tronco encefalico che elabora i suoni mentre una voce pronunciava ripetutamente una sillaba.

I risultati sono stati davvero stupefacenti: chi da bambino (dai quattro ai 14 anni ) aveva seguito lezioni di musica ha avuto una risposta cerebrale alla percezione del suono di circa un millesecondo più veloce rispetto a chi non aveva studiato musica da piccolo.

CONTINUA A LEGGERE: Chi studia musica da bambino invecchia meglio

Suonare uno strumento modifica lo sviluppo del cervello

Un team di ricercatori dell'università Bicocca di Milano, che hanno pubblicato un innovativo studio sulla rivista scientifica “Music Perception”, ha scoperto che suonare uno strumento comporta anche una modifica del cervello, diversa a seconda dello strumento suonato.

Gli studiosi hanno notato che, ad esempio, quando si ascolta il suono di un violino, la corteccia prefrontale di un violinista deve “impegnarsi” relativamente poco, quella di un altro musicista leggermente di più e quella di un non-musicista molto di più.Questo perché la corteccia prefrontale codifica gli stimoli, legge la realtà e la interpreta ed è sensibile alla familiarità: di conseguenza, si attiva meno se conosce bene quel suono e lavora di più se lo conosce poco.

Alice Mado Proverbio, docente di neuroscienze cognitive alla guida dei ricercatori della Bicocca, ha detto: «Poiché il nostro cervello, e in particolare la corteccia prefrontale, dedica un’attività elaborativa meno intensa alla codifica di materiale già noto o familiare,è possibile stabilire qual è lo strumento suonato da una persona di cui non si sa nulla, oppure escludere che suoni uno strumento musicale».

CONTINUA A LEGGERE: Suonare uno strumento modifica lo sviluppo del cervello

La musica attenua l'ansia, migliora il controllo sulle emozioni e aumenta la capacità di concentrazione: a sostenerlo è un nuovo studio, pubblicato sul Journal of American Academy of Child & Adolescent Psychiatry condotto presso la University of Vermont College of Medicine (Usa).

Gli studiosi hanno constatato che, oltre alla modifica delle aree motorie dovute alla coordinazione dei movimenti, la formazione musicale è stata anche associata ad ispessimento corticale in aree del cervello legate al funzionamento esecutivo, al controllo inibitorio e all'elaborazione delle emozioni, cioè, sostiene il coordinatore del team di ricerca James Hudziak, «con la memoria di lavoro, il controllo dell'attenzione e la capacità di pianificazione per il futuro».

Dunque, studiare musica da piccoli non è soltanto un'opportunità per esprimersi in modo creativo, ma è anche un modo per affinare le energie mentali.

CONTINUA A LEGGERE: Musica e bimbi, ansia sotto controllo e miglioramento dell'attenzione

GUARDA ANCHE LA GALLERIA FOTOGRAFICA:

vai alla gallery

“Fare musica è molto più di un passatempo: è un elemento essenziale nell'educazione del vostro bambino”. A sostenerlo è Hugo Pinksterboer, musicista e…

Источник: https://www.nostrofiglio.it/giochi/musica-per-bambini/musica-perche-e-importante-per-i-bambini-secondo-la-scienza

La musica per lo sviluppo dei bambini

I benefici della musica sullo sviluppo del linguaggio nei bambini

La necessità di comunicare con l’ambiente circostante per il bambino si impone come bisogno primario sin dai primissimi giorni di vita.

Esprimere le proprie emozioni, i propri desideri e le proprie necessità è lo scopo del neonato che, non avendo a disposizione ancora capacità di linguaggio verbale ed emotivo, utilizza il pianto come forma di espressione e di autoaffermazione.

Con il passare degli anni, le capacità cognitive aumentano e il linguaggio si perfeziona attraverso un processo di acquisizione di nozioni ben precise che permettono al bambino di parlare ed esprimersi.

Tuttavia, si tratta di un linguaggio che ancora non ha raggiunto una vera e propria completezza e ha bisogno di stimoli continui per svilupparsi. Gli stimoli aiutano le potenzialità del cervello e, soprattutto nella prima infanzia, è necessario riempirlo di input positivi per permettere alla sua formazione nervosa di migliorare.

I bambini sono come delle spugne e assorbono gli stimoli che provengono dalla famiglia, dalla scuola, dagli amici, dalle esperienze di tutti i giorni e dalle cose che leggono.

In tutto questo turbinio di informazioni che il cervello riceve, vi è un elemento importantissimo che, come dimostrato da moltissimi studi, ha un’influenza fondamentale nello sviluppo del cervello e della capacità cognitive del bambino: la musica.

Si parla di musicoterapia fin dal 1700, periodo in cui sono cominciati gli studi sul ruolo che la musica aveva sulla regolazione dei ritmi corporei e cioè battito cardiaco, respirazione e ritmo sonno-veglia.

La musica classica è stata il primo oggetto di questi studi e, ad esempio, si sa che la Nona Sinfonia di Beethoven ha un effetto rilassante, permette il rallentamento del battito cardiaco e abbassa la pressione arteriosa.

La musica alla base dello sviluppo cognitivo del bambino

I rumori, i suoni, le canzoni, accompagnano il bambino fin dallagravidanza, momento in cui si crea, forte, un legame affettivo tra mamma e bambino che è in grado di riconoscere, proprio nel grembo materno, la presenza di vibrazioni sonore.

Il liquido amniotico permette ai suoni che la mamma produce parlando e cantando e ai suoni corporei, come il respiro e il battito cardiaco, di risuonare e arrivare al bambino come vibrazioni che lo accarezzano e lo massaggiano.

Il rapporto madre-figlio continuerà anche dopo la nascita sulla base di uno scambio di musicalità e di suoni per creare un legame di fiducia e sicurezza necessario a entrambi.

Sono stati condotti molti studi che hanno messo a confronto soggetti di diverse età che avevano imparato la musica da piccoli con altri che non erano stati introdotti per quella via e si è riscontrato come coloro che avevano avuto un’esperienza musicale dimostravano reazioni cerebrali con risposte molto più chiare, nonostante avessero abbandonato lo studio negli anni. Nella fase di maturazione, il cervello aveva quindi stabilito connessioni molto più efficaci nell'elaborazione dei suoni in arrivo dal mondo. Molte aree del cervello sono stimolate dalla musica e poiché la musica e le parole sono molto simili, l’esperienza musicale migliora la capacità cerebrale di elaborazione dei concetti e di comunicazione.

Musica e parole

Alcuni studi hanno dimostrato che l’area del cervello denominata di Broca, ossia quella parte adibita al linguaggio, aumenta di densità quando si esegue la musica.

Oltre alle capacità cognitive, anche quelle linguistiche e motorie traggono un enorme vantaggio dall’ascolto e dallo studio della musica.

Si sviluppa una memoria sonora che rende più semplice riconoscere con sicurezza i suoni, i timbri, le melodie e le armonie, i suoni importanti e i suoni di fondo. Quest’ultima capacità in particolare, ritarda anche il declino fisiologico dell’udito.

Possiamo dunque affermare che le potenzialità cerebrali sono fortemente influenzate e sviluppate dalla musica in quanto questa richiede memoria, percezione uditiva, capacità motorie, immaginazione.

Inoltre, è bene ricordare che i bambini hanno una vera e propria disposizione all’orecchio assoluto, ossia la capacità di percepire la musica. I bambini e i musicisti sono accomunati dalle reazioni che hanno all’ascolto di un brano musicale. I più piccoli riescono a cogliere le regole musicali proprio come riescono a cogliere le tante sfumature del linguaggio verbale.

E’ importante sottolineare che, quando i bambini sviluppano la capacità verbale e pronunciano le prime sillabe, il loro cervello ne ha già immagazzinate molte di più.

Riescono addirittura a distinguere le differenze di pronuncia, l’accento, la modifica di una vocale in una parola che non riconoscono e catalogano quindi come nuova, aggiungendo un altro tassello al loro già grande bagaglio di nozioni.

Addirittura, i bambini sono in grado di apprendere la grammatica e si accorgono quando, in una storia, le parole vengono modificate e quindi adattate al singolare, al plurale, al maschile o al femminile.

Lo stesso accade con la musica ed è per questo che fare esperienze musicali è come imparare a parlare una lingua perché, attraverso la musica, un bambino può dare libero sfogo al proprio potenziale creativo, riconoscerlo, trasformarlo e metterlo al servizio delle proprie emozioni e sensazioni che si tradurranno in musica per arrivare forti e chiare al mondo esterno. Un modo meraviglioso di superare un ostacolo che li mette davanti alla difficoltà di non saper esprimere un concetto che sentono forte e chiaro dentro di loro ma che ancora non conosce le parole giuste per venire fuori e raccontarsi.

L'importanza della musica in famiglia

E’ l’imitazione che si pone al centro di questo processo così naturale, proprio come quella che il neonato fa dei suoni che percepisce attraverso il linguaggio dei genitori e che gli permetterà di pronunciare i primi suoni, le prime sillabe e le prime parole.

Esiste quindi, come diceva Edwin Gordon, “una capacità potenziale di comprendere la musica che tutti possiedono”. Nei primi tre anni di età, la capacità di apprendimento naturale della musica è all’apice e continua fino ai nove anni, quando si stabilizza.

Fondamentale diventa allora l’ambiente familiare in cui, sin dai primi anni, i bambini crescono, un ambiente che deve essere quanto mai stimolante, divertente, ricco di musica e suoni, in cui i momenti per cantare, ascoltare la musica, o farla, in qualsiasi maniera, siano frequenti e divertenti, per far sì che questa educazione musicale si traduca in un costante miglioramento cognitivo del bambino.

La musica come stimolo deve essere vissuta e ascoltata dal bambino sin dai primi giorni.

Vi accorgerete che la musicalità dei suoi primi versi sarà l’esibizione fiera della sua capacità di esprimersi, il rumore delle cose che prenderà in mano per la prima volta, lo renderà consapevole del senso dello spazio in casa, la musica della radio, ascoltata insieme a mamma e papà, lo farà ballare a modo suo.

La comunicazione emotiva passa attraverso la musica, il coordinamento motorio passa attraverso la musica: è un percorso di crescita intellettuale che regala al bambino un legame emotivo con l’ambiente che lo circonda.

Entrare in contatto con il pensiero e la mente dei propri figli attraverso la musica è un esperimento molto bello e divertente che tutti dovrebbero fare, un’esperienza di condivisione che mette in moto gesti, movimenti, parole e musica in un racconto fiabesco che si avvicina al loro mondo infantile. E’ un modo per conoscerli e rendere tangibile il loro mondo immaginifico. Se mamma e papà partecipano alla fiaba, raccontano filastrocche con una ritmica ben precisa, utilizzando dolci melodie, le emozioni del bambino vengono fuori e lui le ascolta, tradotte dalla voce di chi ha accanto. La rima e la ritmica delle filastrocche, in cui l’accento rimbalza da una parola all'altra, stimolano il suo movimento corporeo che impara in fretta ad ascoltare i suoni e a collegare ad essi i gesti.

La musica diventa un rifugio, la conferma che esiste un modo di esternare i propri sentimenti e di trasmetterli in maniera efficace, di divertirsi e scoprire, di giocare con questi canti, un’area del loro cervello che comincia a svilupparsi e avrà positive ripercussioni e benefici anche nel futuro.

Anche gli adolescenti vivono la musica come un rifugio, come un momento tutto loro di evasione e di conferma di sé.

E’ un passaggio culturale in cui la musica è aggregazione, socializzazione, lo strumento attraverso il quale arricchire i rapporti interpersonali e trovare alleati in un’età particolarmente delicata. La musica diventa il modo per esprimere tutte quelle nuove emozioni che, in quanto adolescenti, li sommergono.

L’esperienza degli altri che, attraverso la musica comunicano, li mette in relazione con il loro mondo interiore e allora la musica diventa un veicolo per viaggiare in una nuova dimensione e capire tanti come e tanti perché.

E’ una forma massima di espressione e imparare a suonare alcuni strumenti è il modo migliore per sviluppare la capacità di condividere.

Se dall’effetto consolatorio nasce nel bambino l’evidente desiderio di studiare musica attraverso un corso o un progetto musicale a scuola, sarà un tassello in più, efficace per la sua crescita intellettuale ed emotiva, come pure fisica e sociale. Acquisire competenze tecniche attraverso gli studi, caratterizzati da programmi ben precisi e di qualità, favorisce la concentrazione e rende l’arte di conoscere uno strumento il metodo espressivo più forte per arrivare agli altri.

E l’universalità del potere della musica si conferma con un pensiero, quanto mai attuale e attuabile ai giorni nostri, che Platone scriveva nel 400 a.C.

: “La musica è una legge morale: essa dà un’anima all’universo, le ali al pensiero, uno slancio all’immaginazione, un fascino alla tristezza, un impulso alla gaiezza e la vita a tutte le cose.

Essa è l’essenza dell’ordine ed eleva ciò che è buono, giusto e bello, di cui essa è la forma invisibile, ma tuttavia splendente, appassionata ed eterna.”

Источник: https://www.fruttolo.it/fruttolo-magazine/la-musica-lo-sviluppo-dei-bambini

Musica e sviluppo del linguaggio

I benefici della musica sullo sviluppo del linguaggio nei bambini

La logopedista ci parla di musica e sviluppo del linguaggio e ci spiega perché la formazione musicale migliora l'apprendimento della lingua, la capacità di lettura e facilita i processi di memorizzazione

Fin dalla nascita, i genitori usano istintivamente la musica per calmare e tranquillizzare i bambini, per esprimere il loro amore e la loro gioia e interagire con loro.

I genitori possono basarsi su questi istinti naturali imparando come la musica può avere un impatto sullo sviluppo del bambino, migliorare le abilità sociali e aiutare i bambini di tutte le età.

La connessione tra musica e linguaggio è conosciuta ormai da tempo e molti collegano il ritmo e la musicalità ad un migliore apprendimento linguistico sin dalla tenera età, motivo per cui molti genitori puntano, a volte anche inconsapevolmente, su canzoncine e filastrocche musicate per i loro piccoli. Ma anche guardando studi scientifici ci sono diversi lavori che confermano la connessione tra l’ascolto e l’apprendimento musicale e le competenze linguistico-comunicative.

Quando ascoltiamo e ci impegniamo in attività musicali alcune nuove ricerche documentano come il cervello sembra illuminarsi con l’ascolto della musica, tra le strutture cerebrali si crea come una rete.

Esistono molti studi che dimostrano che i benefici della formazione musicale vanno al di là dell’esclusivo apprendimento della tecnica musicale, ad esempio, i bambini che seguono un allenamento musicale hanno una migliore memoria verbale, accuratezza della pronuncia della seconda lingua, capacità di lettura e funzioni esecutive. Imparare a suonare uno strumento da bambino può addirittura migliora la performance accademica e in generale l’apprendimento. Il grado di adattamento strutturale e funzionale osservato nel cervello è correlato all'intensità e alla durata della pratica. 

Tappe “musicali”

Vediamo in che misura i bambini riescono ad apprezzare la musica nei diversi stadi di sviluppo. I più piccoli amano ballare e “sentire” la musica. Utile è la ripetizione di canzoni, che incoraggia l'uso di parole e la memorizzazione.

I bambini cercheranno di riprodurre i ritmi battendo su oggetti o saltellando. I bambini in età prescolare amano cantare solo per cantare. Non sono consapevoli delle proprie capacità e la maggior parte è desiderosa di lasciare che le loro voci ruggiscano.

A loro piacciono le canzoni che ripetono le parole e le melodie, usano i ritmi con un ritmo definito e che esprimono richieste esplicite.

I bambini in età prescolare godono di filastrocche e canzoni su cose familiari come giocattoli, animali, attività di gioco e persone. Amano anche i giochi con le dita e le filastrocche senza senso con o senza accompagnamento musicale.

La maggior parte dei bambini in età scolare sono affascinati dalle canzoni cantate da altri bambini che implicano il conteggio, l'ortografia o il ricordo di una sequenza di eventi.

I bambini in età scolare iniziano a esprimere le loro preferenze rispetto a diversi tipi di musica e riescono anche ad esprimere interesse per l'educazione musicale.

Funzioni cognitive, emotive e sociali nella percezione e produzione musicale

Ascoltare la musica richiede alcune abilità percettive, tra cui la discriminazione del tono, la memoria uditiva e l'attenzione selettiva al fine di percepire la struttura temporale e armonica della musica così come le sue componenti affettive, e impegna diverse strutture cerebrali ma la musica ha anche un forte impatto emotivo. Forse la ragione principale per cui ascoltiamo la musica è il potere che la musica ha nel suscitare le nostre emozioni. È stato riportato che la musica è in grado di evocare tutte le emozioni umane: tristezza, nostalgia, felicità, calma e gioia, la musica può attivare le aree del cervello tipicamente associate alle emozioni e sembra che molti degli aspetti positivi che la musica ha sulle persone (concentrazione, rilassamento..) siano dovute proprio a questa influenza.

I segnali acustici usati per trasmettere emozioni nel linguaggio sono ipotizzati simili a quelli usati per trasmettere emozioni nella musica, il discorso triste e la musica triste possono essere caratterizzati da una velocità ridotta e un tono basso, ad esempio. Inoltre i musicisti traggono beneficio dall'aumentata attività cerebrale che consente loro di elaborare le informazioni provenienti dagli occhi e dalle orecchie in modo più efficiente rispetto ai non-musicisti.

La musica per stimolare il linguaggio

I logopedisti e gli altri studiosi del linguaggio che guardano alla comunicazione in un’ottica di funzionalità conoscono bene il legame tra musica e linguaggio e lo sperimentano spesso durante il proprio lavoro.

Il legame tra musica e linguaggio deriva dall'idea che entrambi consistono in unità più piccole, note nella musica e combinazioni di lettere nella lingua.

Queste unità più piccole possono quindi essere combinate per formare strutture più complesse, come una composizione musicale o frasi in linguaggio. Sia la musica che la lingua mostrano anche stili, pause, ritmi assimilabili.

Sembra naturale quindi che le aree del cervello che elaborano la musica e le aree che elaborano il linguaggio possano essere collegate molto facilmente. Diversi metodi riabilitativi consigliano l’utilizzo di musica e canzoni, primo tra tutti il metodo Drežančić.

La prof.ssa Drežančić ha condotto diversi studi che mettono in rapporto il ritmo musicale e il ritmo linguistico, creando un metodo riabilitativo partendo proprio dallo studio della musica e rintracciando i rapporti con il ritmo e le pause linguistiche di diverse lingue.

La voce cantata e il ritmo musicale sono i principali supporti per l’apprendimento di una competenza comunicativa orale: la voce cantata e anche quella modulata, servono ad ottenere un buon timbro di voce, un corretto modo di parlare ed una giusta articolazione, impegnando in modo naturale le corde vocali ed evitando le alterazioni della voce tipiche dei soggetti ipoacusici non trattati adeguatamente. Il ritmo musicale (espresso vocalmente), per le sue somiglianze e corrispondenze con il ritmo linguistico, aiuta a parlare rispettando i rapporti corretti fra le sillabe… (Linguaggio, apprendimento e sordità Il Metodo di Zora Drežančić Ilaria Fassetti, Logopaedia 2011, Amplifon).

Molti altri metodi sostengono l’utilità dell’utilizzo della musica anche senza sottolineare i diversi benefici o spiegare in maniera sistematica il tipo di intervento.

Come sfruttare le possibilità che ci offre la musica?

Sicuramente è bene utilizzare la musica, la voce cantata e il ritmo sin dalla nascita del bambino. Alcuni studi hanno dimostrato che i bambini in età prescolare possono beneficiare di un vero programma di allenamento musicale per aumentare la consapevolezza fonologica. I bambini che frequentano lezioni di musica hanno dimostrato:

  • a quattro anni di ricordare meglio le parole e fare un uso migliore delle regole grammaticali per la formazione delle parole;
  • all'età di 6-9 anni di leggere meglio;
  • all’età di dieci anni una risposta cerebrale più matura durante l'elaborazione della grammatica.
  • Oltre a tutto ciò, i bambini di circa un anno sentendo la musica hanno eseguito un maggior numero di gesti e movimenti per comunicare con gli altri.

Quindi sì, la musica migliora davvero l'uso della lingua o i suoi precursori. In che misura ciò influisca a lungo termine e se questa è l’unica variabile sono elementi sicuramente da approfondire.

È utile dunque studiare musica a scuola e far apprendere l’uso di uno strumento musicale; se il bambino non apprezza lo studio sistematico di un determinato strumento conviene far scegliere a lui lo strumento e la musica da ascoltare.

Come sempre la prima cosa è amare ciò che si fa, questo sicuramente agevola l’apprendimento! I bambini sono portati ad amare la musica e utilizzarla per tabelline o operazioni facilita il compito di far apprezzare ai bambini ad esempio lo studio della matematica e o di materie che, a volte, risultano più complesse.

Quindi non si tratta di un obbligo ma più che altro è sufficiente indirizzare i propri figli e indicare loro un nuovo modo di apprendere, far sperimentare diversi strumenti e la musica non solo come spettatori ma come attori principali.

gpt inread-altre-0

Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/musica-e-sviluppo-del-linguaggio.html

Gravidanza
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: