I bambini di oggi: amicizia e tecnologia

Generazione social: nativi digitali o distratti cronici?

I bambini di oggi: amicizia e tecnologia

Sull’universo della tecnologia digitale ognuno ha la propria opinione: tablet, smartphone, e-reader, lettori di musica, lavagne interattive, navigatori satellitari, videogiochi, videoschermi, connessioni veloci… si tratta di un mondo complesso, articolato, che evolve a velocità impressionante e, soprattutto, relativamente recente. Vent’anni fa non esistevano i cellulari e Internet era riservata ai militari; oggi da uno smartphone si può entrare in relazione con chiunque in ogni parte del globo, e reperire informazioni su qualsiasi cosa. Si tratta di una trasformazione epocale, di cui è difficile prevedere gli esiti e su cui è anche più difficile realizzare analisi accurate e approfondite. E così ognuno tende a sviluppare una propria opinione personale e a lasciarsi guidare dalla proposta più allettante, da chi grida più forte, da chi si propone meglio.

Quale strategia di fronte al digitale?

Chi scrive è un pedagogista e si occupa dei processi educativi legati all’apprendimento.

Da questo punto di vista, allora, di fronte a un fenomeno dilagante che tocca estremamente da vicino bambini e ragazzi, e soprattutto interviene sui processi di apprendimento, la mia domanda è: quale strategia educativa, che si fondi su analisi e dati scientifici e accurati e non su opinioni personali, occorre mettere in atto di fronte alla tecnologia digitale e a tutto ciò che vi è collegato? È chiaro che anch’io ho una mia opinione sull’argomento, ma non è questo il punto. Non si tratta di demonizzare la tecnologia o di ignorarla (lo stesso discorso vale per la pubblicità, ne parliamo in questo articolo): il navigatore è uno strumento molto utile e interessante; la tecnologia applicata all’automobile è sempre più efficace e offre nuovi garanzie di sicurezza e rendimento. Ma, detto questo, il punto è: qual è l’età in cui, anche la macchina più controllata e automatica, può essere guidata? Quali sono le esigenze e le capacità psicoevolutive di un bambino, di un preadolescente eccetera, che consentono l’accesso alla tecnologia senza il rischio di produrre danni o difficoltà di crescita e sviluppo? Perché questa è la vera questione educativa e, anche correndo il rischio di apparire arretrati agli occhi dei fautori dello sviluppo a ogni costo, chi si pone il problema della crescita dei bambini e dei ragazzi non può evitare di confrontarsi con l’argomento.

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Nella mia esperienza di consulente pedagogico osservo come queste questioni assillino i genitori: «Passa le sue giornate a digitare sul telefonino… lo lascio fare?»; «Mi stressa perché tutti i suoi compagni hanno i videogiochi e lui no… diventerà un escluso?»; «Va male a scuola… però è così bravo a smanettare sul computer!»; «Ha conosciuto un ragazzo in chat e vuole incontrarlo.

Cosa devo fare?!?»; «Come posso proteggerla dai rischi della navigazione ora che ha in mano uno smartphone? D’altra parte ora va a scuola da sola, devo poterla contattare…». Certo, non tutti gli adulti si pongono il problema.

Ho osservato in pizzeria un padre e un figlio mangiare insieme immersi ciascuno nel proprio universo digitale (forse si parlavano via chat?!); ascolto madri che per stare un po’ tranquille, magari al computer, consegnano i figli a un tablet («È l’unico momento in cui sta un po’ fermo!»); scopro di bambini che si trovano il pomeriggio a giocare insieme con i videogiochi («Così almeno non litigano!»). La tecnologia cattura la nostra attenzione e ci disconnette dalla realtà, consente una fuga da ciò che è problematico e complesso.

Una corsa contro il tempo

Quanto è utile alla crescita dei nostri figli? Dobbiamo inoltre fare i conti con un’evoluzione vorticosa degli strumenti che, senza lasciarci il tempo di individuare strategie educative efficaci sulle questioni che ci assillavano solo pochi anni fa («Quanta TV al giorno posso lasciargli guardare?») ci pone problematiche sempre nuove: avevamo appena finito di individuare il parental control più efficace per evitare che il nostro figlio undicenne navigasse in Internet senza controllo, che WhatsApp ha fatto capolino nelle nostre vite familiari spostando la questione dal personal computer al telefonino e sbaragliando filtri e controlli.

Esserci o non esserci?

Daniel Goleman, nel suo libro Focus.

 Come mantenersi concentrati nell’era della distrazione, scrive: «Nel 2006 nel lessico inglese è entrato il termine “pizzled”, una combinazione fra puzzled (“perplesso”) e pissed off (“arrabbiato”), per esprimere la sensazione provata quando la persona con cui ci si trova tira fuori il suo BlackBerry e inizia a parlare con qualcun altro. Qualche anno fa in una situazione del genere la gente si sentiva offesa e indignata. Oggi è diventata la norma. […] L’incapacità di concentrarsi su chi sta parlando e di resistere alla tentazione di controllare le email o ci porta a ciò che il sociologo Erving Goffman, un osservatore esperto delle interazioni sociali, ha definito come un esser via, un gesto che comunica all’altra persona che non siamo interessati a quello che sta accadendo qui e ora».

Generazione Social

Nel 2000 i genitori che limitavano l’accesso alla rete ai figli fissando alcune regole per la navigazione erano l’89%, mentre oggi sono il 67%, a fronte di un aumento esponenziale dei ragazzi (preadolescenti e adolescenti) che utilizzano Internet tutti i giorni, passati dal 42% del 2008 all’attuale 81%.

Gli ultimi due anni, poi, hanno assistito al boom dei social network e si è ormai conclusa la migrazione dal computer al telefonino: il 93% degli adolescenti intervistati (2107 studenti di terza media) dichiara di connettersi a Internet dallo smartphone e fondamentalmente per utilizzare uno o più social.

Ormai gli adolescenti, ma anche sempre più preadolescenti alla soglia delle scuole medie, attivano intense relazioni sociali, più o meno collegate alla vita reale, attraverso varie piattaforme digitali: il 75% del campione ha un profilo , sebbene ormai il social di Zuckerberg, solo un paio di anni fa meta agognata di molti, si sia trasformato in una sorta di vetrina rassicurante per quei genitori che credono di tenere sotto controllo i figli grazie all’amicizia, spesso imposta.

Nel frattempo intanto i ragazzi si sono organizzati diversamente: l’81% degli adolescenti è sbarcato su WhatsApp, che non è solo uno strumento di messaggistica, ma può essere utilizzato come un potente social e presenta rischi da non sottovalutare (ad esempio, l’inserimento automatico in gruppi di chat, o la registrazione automatica, se non consapevolmente disattivata, delle immagini nella memoria del telefonino del ricevente: invii una tua foto a un paio di amici e questa in pochi minuti può essere girata a contatti imprevedibili); il 42% su Instagram, vetrina di immagini spesso ad alto tasso di esibizionismo; il 30% dei maschi e il 37% delle femmine è su ASK, in teoria un social pensato per condividere domande, ma in realtà uno spazio virtuale dove l’accesso è facilissimo e l’anonimato garantito, divenuto tristemente teatro di numerosi casi di cyberbullismo dagli esiti drammatici.

Dati tratti da: Società Italiana di Pediatria (SIP), Generazione I , sedicesima indagine nazionale sulle abitudini degli adolescenti italiani, 2014.

Per approfondire

Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/educazione/pedagogia/generazione-social-gli-effetti-della-tecnologia-su-bambini-e-adolescenti/

Bambini e tecnologia

I bambini di oggi: amicizia e tecnologia

Consigli pratici per genitori di nativi digitali: quali sono i rischi e come educare i nostri figli ad un uso corretto e responsabile dei dispositivi digitali e dei social network

Al giorno d'oggi la tecnologia è parte integrante della nostra vita lavorativa, sociale e domestica e i bambini sembrano avere una innata predisposizione per l'utilizzo dei dispositivi digitali. Tuttavia noi genitori siamo alle prese con un'autentica rivoluzione alla perenne ricerca di un equilibrato compromesso per garantire un uso sicuro, regolato e consapevole della tecnologia da parte dei nostri figli.

Non c'è dubbio, infatti, che vietare l'uso di tablet, pc o smartphone sia inutile e per certi versi anche controproducente: in uno studio condotto presso la University of London è emerso che i bambini apprendono più velocemente utilizzando un tablet piuttosto che un libro, questo perché la possibilità di interagire con uno schermo sarebbe uno stimolo per lo sviluppo cognitivo favorendo l'apprendimento. Quindi come possiamo affrontare questa vera e propria sfida educativa?

Bambini e tecnologia, i dati attuali

Un'indagine realizzata dal Centro per la Salute del Bambino ha scoperto che il 38% dei bambini con meno di 2 anni ha già utilizzato un dispositivo mobile per giocare o guardare un video; il 63% dei bambini fino agli 8 anni utilizza i device dei genitori, mentre a 8 anni questa percentuale sale fino al 72%. I contenuti preferiti sono soprattutto i videogiochi.

Bambini e tecnologia: i rischi

Secondo gli esperti il problema non è tanto la quantità del tempo che i bambini trascorrono davanti allo schermo, quanto la qualità e la tipologia di contenuti.

Molto spesso non esiste alcuna supervisione da parte dei genitori, che sono in gran parte impreparati, e i bambini hanno libero accesso, in completa solitudine, a contenuti, videogiochi e video del tutto inadatti alla loro età.

Massimo Scaglioni, professore di Storia ed Economia dei media, Università Cattolica – Ce.RTA, spiega:

Tuttavia c'è anche qualche voce contraria. Alcune società pediatriche, come l'American Academy of Pediatrics e la Canadian Society of Pediatrics, ad esempio raccomandano di non dare dispositivi digitali in mano ai bambini fino a 2 anni e poi di aumentare gradualmente la durata dell'utilizzo senza mai superare le due ore al giorno, per i ragazzini più grandi.

Gli effetti negativi della tecnologia sui bambini

Come capire se l'utilizzo dei device sta diventando allarmante? Gli esperti consigliano ai genitori di porsi 4 domande:

  1. In famiglia il tempo passato davanti ai dispositivi tecnologici è sotto controllo?
  2. Esso interferisce con le attività famigliari?
  3. L'uso dei device interferisce con il sonno?
  4. Siete in grado di controllare lo stimolo a mangiare mentre usate i dispositivi?

Con queste domande saremo in grado di capire se l'uso dei dispositivi digitali non stia interferendo con il sonno, l'alimentazione, la normale vita sociale e scolastica di nostro figlio e se non si stia trasformando in una vera e propria dipendenza.

Quando dare un cellulare al bambino

La dottoressa Giovanna Busto, psicologa e psicoterapeuta Analista Transazionale, spiega:

A undici anni, quindi con il passaggio alle scuole medie e con la necessità di fare un percorso casa-scuola a piedi da solo, può essere utile regalare uno smartphone, che andrà comunque utilizzato con limiti e consapevolezza e non dovrà creare dipendenza.

Per quanto riguarda il tablet, invece, secondo gli esperti, sarebbe preferibile allo smartphone, soprattutto per i bambini più piccoli, perché possono vedere cartoni e fare semplici giochi adatti alle età, sempre e comunque sotto la supervisione dei genitori.

Quel che è certo è che non necessariamente dare il tablet in mano a un bambino significa abbandonarlo in Internetsenza sostegno o supporto. Si può, anzi si deve, scaricare insieme una App o un gioco, e poi vedere insieme se gli piace, dopodiché può anche giocare da solo, ma i genitori rimarranno sempre nei paraggi per controllare.

E' senz'altro inquietante leggere che nel mondo un utente di Internet su tre è un bambino (dati UNICEF), un dato che ci permette di comprendere bene quali rischi corrano tutti i giorni i nostri figli.

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In un mondo in cui tutti siamo connessi, anche i bimbi vivono sempre di più nella tecnologia e con i media a portata di mano. Come comportarsi? Che limiti dare? Quando intervenire? Esistono…

La televisione e i bambini

Considerata la baby sitter del nuovo millennio, la televisione occupa senz'altro una parte importante della giornata dei nostri bambini. Ma non dobbiamo pensare che sia innocua e anche in questo caso è indispensabile prestare attenzione ai programmi che vengono visti, mettere filtri e parental control, fissare dei limiti di tempo.

E' bene riconoscere che anche la televisione può avere effetti negativi sullo sviluppo, che non può monopolizzare l'attenzione dei più piccoli e che è meglio non metterla nella cameretta.

Videogiochi e bambini

Come scegliere il videogioco adatto a mio figlio? Paolo Ferri, docente di Tecnologie didattiche e Teoria e tecnica dei nuovi media all’Università Bicocca di Milano e autore del saggio «Nuovi Bambini. Come educare i figli all’uso della tecnologia, senza diffidenze e paure» spiega:

Social network e bambini

Un quarto dei bambini fra i 9 e i 10 anni e la metà di quelli tra gli 11 e i 12 usano anche attraverso tablet e smartphone e mai come in questo caso la supervisione dei genitori è fondamentale.

Devono sapere che non vanno condivise informazioni sensibili e devono difendere la propria privacy, devono stringere amicizia solo con gli amici reali, evitare di chattare o entrare in contatto con persone che non si conoscono, soprattutto in virtù della nascita e la diffusione di social come TikTok.

Ma se questi consigli possono essere più o meno validi per rischiano di non esserlo per i social network più amati dai giovanissimi: Instagram, Snapchat, WhatsApp.

Dal momento che a un certo punto può diventare davvero difficile riuscire a controllare tutto, bisogna lavorare sulla prevenzione e su un'educazione digitale che deve partire sin da quando il bambino ha un accesso ad Internet:

  • non si dà l'amicizia a chi non si conosce;
  • non si postano foto di altre persone senza il loro consenso, né le proprie foto in pose ammiccanti o in costume da bagno;
  • si fa attenzione a quello che si scrive;
  • si guarda il cellulare solo dopo aver fatto i compiti e non più di mezz'ora al giorno;
  • non si tiene il telefono in camera la notte

Quando preoccuparsi?

Secondo Alberto Rossetti, autore, insieme a Simone Cosimi del libro «Nasci, cresci e posta»:

Foto dei bambini e social

Di certo, come in ogni altro aspetto della vita, l'esempio dei genitori è fondamentale.

Difficile pretendere limiti e il rispetto delle regole se noi per primi siamo perennemente connessi e con lo smartphone a portata di mano.

Ed è altrettanto difficile, oltre che incoerente, chiedere ai nostri figli di non postare le proprie foto ammiccanti se noi per primi abbiamo inondato i nostri profili di fotografie dei nostri bimbi sin dalla più tenera età.

Come ricorda Rossetti:

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/bambini-e-tecnologia

L’amicizia. Come cambia nel corso della vita?

I bambini di oggi: amicizia e tecnologia

“Nessun uomo è un’isola”. Questo scriveva John Donne nel 1624 ed è una considerazione quanto mai attuale.

Poter contare su contatti sociali significativi e durevoli fa avere fiducia negli altri e alimenta il livello di soddisfazione nei confronti della propria vita. Questo  quanto è emerso dal rapporto annuale dell’Istat 2018.

 Considerando nello specifico l’amicizia, secondo molti esperti la vera amicizia riguarda il “sentirsi supportati nello stesso modo in cui si desidererebbe”. 

Ma è così facile trovarla? 

Negli Stati Uniti ben 42,6 milioni di persone sopra i 45 anni non saprebbero a chi chiedere aiuto o con chi confidarsi; in Italia oltre il 13% dei cittadini soffre di solitudine. Per molte indagini la solitudine è un’epidemia pari all’obesità.

 Le amicizie dunque non sono un lusso ma una necessità!! Dopo la comparsa delle moderne tecnologie le tipologie di relazioni sociali sono numerose e diverse tra loro ma il valore della socialità rimane prioritario.

 Che si tratti di interazioni reali o virtuali, il desiderio di socialità non rappresenta, come detto, solo una tendenza connaturata nell’uomo ma anche un incentivo ad avere maggiore fiducia nei confronti degli altri e della società. 

Nel cervello dei nostri amici

Uno studio del Dartmouth College ha messo in evidenza come il cervello di amici elabori la realtà in modo molto simile.

  Per affermare questo gli studiosi hanno condotto uno studio in cui hanno sottoposto a 279 studenti universitari un questionario sulle loro abitudini di vita e di indicare quali fra gli altri studenti arruolati nella ricerca considerassero amici. Sulla base delle risposte hanno successivamente tracciato una mappa dei rapporti sociali fra gli studenti.

 Hanno poi mostrato a un sottogruppo di studenti una serie di brevi filmati – fra cui scene di vita reale, commedie, documentari e dibattiti – mentre ne monitoravano l’attività cerebrale con risonanza magnetica funzionale.

Gli scienziati hanno scoperto che il cervello degli amici risponde in modo molto simile. Regioni di concordanza sono state riscontrate nel nucleo accumbens, nel proencefalo inferiore, che gioca un ruolo importante nei meccanismi di rinforzo, dipendenza, piacere e paura, e nel lobo parietale superiore, dove il cervello decide come dare attenzione all’ambiente esterno. 

La somiglianza tra le risposte neuronali può essere utilizzata dunque per prevedere sia il rapporto affettivo che la distanza sociale tra due individui! Prossima sfida per i ricercatori sarà quella di comprendere se veniamo attratti naturalmente dalle persone che vedono il mondo alla nostra stessa maniera, se diveniamo più simili una volta che condividiamo le stesse esperienze, o se entrambe le dinamiche si rafforzano a vicenda.

Che funzioni ha l’amicizia tra bambini?

La Walt Disney Company ha condotto un sondaggio per celebrare le classiche storie sull’amicizia di Winnie the Pooh, rilevando che il 43% degli italiani intervistati ha incontrato il proprio miglior amico proprio negli anni dell’infanzia : il 76% prima degli otto anni e il 22% a sei anni. In realtà l’amicizia compare in tenerissima età. Addirittura già a 8-10 mesi i bambini instaurano rapporti preferenziali con alcuni coetanei. 

Ma per un bambino in età scolare chi è un amico?

  • è chi ti vuole bene;
  • è quella persona con cui poter giocare;
  • è una persona che sposeresti;
  • è quell’individuo a cui piacciono le stesse cose che piacciono a te.

Crescendo i sentimenti si affinano e quando l’amico non c’è si inizia a sentirne la mancanza o si prova gelosia se lo si vede giocare con un altro.

 Attraverso l’amicizia i bambini iniziano a “comprendere la mente“, de-centrandosi dal loro egocentrismo fisiologico, iniziando a sviluppare quella che in futuro sarà l’empatia. L’amicizia tra bambini dunque è fondamentale.

Essa si basa su interazioni reciproche e orizzontali in cui vengono apprese abilità di cooperazione e competizione; si può parlare quindi di una vera palestra delle relazioni sociali. 

Chi è il “Migliore amico” per un adolescente?

L’amicizia tra adolescenti è quel tipo di interazione caratterizzata da sentimenti di simpatia, fiducia, solidarietà, confidenza e reciprocità nel prestarsi aiuto. Da giovanissimi tutti abbiamo avuto un “amico del cuore“, un compagno inseparabile con cui abbiamo condiviso confidenze e importanti esperienze.

Ma chi era il nostro migliore Amico?

  • Era quella persona a cui rivelavamo qualunque tipo di esperienza, dalle bugie ai litigi con i genitori. Era il nostro confidente e noi il suo; 
  • Era quella persona di cui ci potevamo fidare ciecamente; non avrebbe mai svelato a nessuno le nostre confidenze; 
  • Eri il nostro unico amico del cuore; il nostro migliore amico non aveva altri legami di amicizia così stretti; 
  • Era quella persona che ci capiva al volo, sentendo ciò che provavamo, condividendo insieme a noi problemi, sentimenti, emozioni.

Ecco perché  durante l’adolescenza l’amicizia assume tanta importanza:

  • Gli adolescenti si rifugiano negli amici perché in famiglia non si sentono compresi e appoggiati appieno;  l’amicizia in questo periodo assolve delle funzioni che la famiglia non riesce più ad assolvere;
  • Attraverso le amicizie gli adolescenti imparano che nelle relazioni è necessario rispettare delle regole; come ad esempio quella della fiducia, della solidarietà e del sostegno reciproco;
  • Per amicizia non si intende solo quella esclusiva tra due persone,ma anche quella di gruppo. L’appartenenza ad un gruppo crea nell’adolescente un buon senso di sicurezza e fa abbassare gli stati di ansia.
  • Avere dunque delle buone amicizie durante l’adolescenza è importante per sapere che cosa aspettarsi dagli altri, in vista di un buon futuro adattamento nella società. 

E che ruolo ha l’amicizia negli anziani? Quanti amici abbiamo nel corso della nostra vita? 

Una ricerca inglese di qualche anno fa, su un campione di 10.000 interviste, ha stimato una media di 400 amici. Questo numero va però diluito lungo il corso della nostra esistenza. Frequentiamo infatti non più di 30 persone alla volta

Uno studio della  University State of Michigan afferma come l’amicizia possa rappresentare un’importante fonte di felicità e di benessere per gli anziani.

Talvolta coltivare le relazioni di amicizia può procurare addirittura un benessere superiore rispetto a quello fornito dalla famiglia che, quando l’individuo è anziano, può purtroppo essere assente oppure essere talvolta foriera di stress. 

Ma quali sono i due rimedi per vivere in modo sano e attivo la terza età?

  • Avere delle buone amicizie: una ricerca condotta su 7000 anziani negli stati uniti rileva come sia importante per la salute avere relazioni di qualità. Infatti quanti percepiscono gli amici come fonte di stress riferiscono un maggior numero di patologie croniche;
  • Avere una vita sociale: è molto importante coltivare relazioni amicali. Con il termine social engagement ci si riferisce proprio ad una modalità di occupazione per gli over 65 in cui viene dedicato del tempo agli impegni nel sociale o alle attività ludiche (come andare al cinema o a teatro).  Questi comportamenti hanno delle ripercussioni estremamente importanti sulla salute dell’anziano tanto da ridurre il il rischio di sviluppare un disturbo depressivo! 

Internet è una minaccia o una risorsa per l’amicizia nell’era dei social? 

In tanti tra poeti, filosofi e scrittori hanno cercato di dare una definizione dell’amicizia, ma non vi sono riusciti in quanto nessuna amicizia è uguale a un’altra anche se tutte hanno in comune un aspetto fondamentale: ‘il legame‘, ovvero, quel sentimento di vicinanza e di comunione che tiene legati due individui.

Prima dell’avvento di Internet ci si conosceva incontrandosi in luoghi di aggregazione reali; oggi invece si può assistere alla nascita di nuovi rapporti anche su “piazze virtuali”. Internet è nato con l’intento di azzerare le distanze tra le persone; in un sogno visionario in cui tutti potessimo essere interconnessi. 

Ma che impatto hanno avuto i social network sui nostri rapporti di amicizia? Possiamo rilevare sia criticità che punti di forza. Pensando alle criticità possiamo considerare: 

  • il rischio di isolamento: internet invece che unire potrebbe in alcuni casi sortire l’effetto contrario.Vi è mai capitato di andare ad una festa e di vedere diverse persone chine sul proprio cellulare? Questo è il fenomeno del Phubbing, ovvero quando in un contesto sociale si è concentrati sul proprio smartphone e non si considera il mondo circostante;
  • il rischio della menzogna: nella realtà virtuale è più facile mentire, camuffare il proprio stato emotivo e condividere un’immagine di sé poco veritiera;
  • il rischio di una comunicazione fallace: sui social manca il canale della comunicazione non verbale mediata dal corpo e questo non ci permette di cogliere le sfumature emotive fondamentali all’interno di una relazione.

Ma ora invece veniamo agli aspetti positivi:

  • Internet permette di mettere in contatto quelle persone che hanno difficoltà relazionali offrendo loro la possibilità di creare nuove relazioni;
  • Internet, riducendo le distanze, è un prolungamento delle relazioni reali permettendo alle persone di mantenersi in contatto più facilmente;
  • Internet, per mezzo dei social, unisce le persone che hanno interessi simili, dando loro la possibilità di trovare nuovi potenziali amici.  

Источник: https://nepsi.it/lamicizia-come-cambia-nel-corso-della-vita/

Gravidanza
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