Giochi per stimolare la capacità di esprimersi

Giochi per stimolare la capacità di esprimersi

Giochi per stimolare la capacità di esprimersi

La capacità di raccontare e inventare storie inizia proprio intorno ai due anni e non finisce mai di affinarsi: ecco alcuni giochi per l'intelligenza, per stimolare la capacità di esprimersi

Proprio ieri mia figlia, quasi due anni e mezzo, ha preso la tovaglietta dei Barbapapà e se la guardava come un giornale, facendo voci e inventando trame:

-Che fai amore?
-Io leggio etto libo.

Non saprei dire come abbia fatto a trasformare una tovaglia in un libro, o perché.

Ovviamente ne sono stata sorpresa e ho pensato che lasciarla libera di esplorare e scegliere i suoi interessi l'aiuti a guardarsi intorno senza pregiudizi e con curiosità: spero solo che questa fantasia non si esaurisca mai.

Leggere le cose intorno a sé ed essere capaci di esprimersi sono due competenze che ne racchiudono molte altre e che possono essere viste come simboli della capacità di relazionarsi con gli altri, ascoltando e leggendo quello che ci circonda e tirando fuori, nel modo giusto, quello che abbiamo dentro.

La capacità di raccontare e inventare storie inizia proprio intorno ai due anni e non finisce mai di affinarsi. Serve allo studio, ma anche alla rielaborazione e alla condivisione del proprio vissuto. E' stato detto, ad esempio, che

lo sviluppo della competenza narrativa deve essere quindi riconosciuto come un fattore di crescita fondamentale nei processi maturativi, sia in quanto assicura un adeguato controllo di funzioni cognitive complesse, sia per il suo possibile ruolo protettivo nelle situazioni nella quali la continuità esistenziale del Sé è sotto minaccia, come accade a seguito di eventi catastrofici, traumatici o logoranti (abuso e maltrattamento, discriminazione).

I giochi

Possiamo coltivare questa capacità inventando giochi di denominazione o storytelling: ad esempio, si possono ritagliare figure da una rivista (in questi giorni stiamo de costruendo un catalogo di giocattoli in legno) e impararne i nomi, poi usare le immagini per lasciare liberi i bambini di inventare una o più storie. La raccomandazione più importante è quella di creare momenti di gioco, di lasciare spazio alle scelte alle preferenze ai gusti di ogni bambina o bambino, senza prefissarsi mete se non la condivisione di una passione.

Vi presento, se non la conoscete già, una bambina che di questa passione della parola ha fatto un sogno e un impegno civile: Adora Svitak è considerata un 'piccolo gigante letterario' perché scrive dall'età di cinque anni: Adora, inoltre, rivela come le parole non siano solo un mezzo di espressione artistica, ma anche di impegno civile, di condivisione e provocazione: oltre a sostenere l'importanza della cultura e l'alfabetizzazione per tutti; ci dice che non solo lei, ma tutti i bambini e le bambine hanno diritto di essere ascoltati e non devono solo essere visti come qualcuno da educare, a cui insegnare. Vi suggerisco questo video: di per sé un ottimo esempio di quanto le bambine e i bambini  possano insegnarci, riconoscendo loro, ogni giorno, il diritto di espressione!

Sillabandia – Gioco in Scatola

4 simpatici giochi per imparare a sillabare le parole, dalle più semplici alle più complesse. La sua principale novità è la presenza contemporanea di immagini (108 sulle 54 carte) e simboli (240 sillabe e 12 jolly). I giocatori devono andare a caccia delle sillabe da scoprire.

PRO: i clienti che lo hanno acquistato segnalano che si tratta di un gioco perfetto per bambini in età prescolare, divertente e con diversi livelli di difficoltà.

CONTRO: qualcuno trova un po' macchinosa la preparazione del gioco.

Il linguaggio delle emozioni. 48 storie per sviluppare l'intelligenza emotiva

48 episodi di vita quotidiana vengono utilizzati per raccontare 48 sfumature di emozioni, che accompagnano le piccole avventure di Pietro, Elisa e la loro famiglia. Parlare di emozioni non è semplice, soprattutto con i più piccoli.

Il Linguaggio delle emozioni si avvicina all'argomento attraverso la narrazione, che da sempre coinvolge e appassiona i bambini di ogni età.

Grazie alle illustrazioni e a un testo chiaro e semplice, conoscere il proprio mondo interiore e quello altrui sarà una bellissima avventura.

PRO: le recensioni dei clienti sono tutte positive. Il gioco va fatto insieme all'adulto ed è utilissimo per esprimere le proprie emozioni e anche per immaginare le situazioni quotidiane e il finale.

CONTRO: non ci sono particolari difetti.

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Giochi di gruppo: per imparare il rispetto e l’amicizia

Giochi per stimolare la capacità di esprimersi

L’interazione sociale è uno dei più importanti obiettivi del gioco in età prescolare e scolare. Infatti, i bambini giocando sviluppano la loro intelligenza emotiva, imparando a relazionarsi non soltanto con l’ambiente che li circonda ma soprattutto con gli altri individui, cioè i coetanei e gli educatori.

Un ruolo di particolare rilevanza è quello dei giochi di gruppo indicati da diverse scuole di pensiero come un fondamentale veicolo per imparare il rispetto delle regole, la condivisione, l’ascolto e il riconoscimento dell’altro.

Approfondiamo di seguito come il bambino sviluppi queste capacità, descrivendo qualche esempio di gioco di gruppo.

Le social skills del bambino

Le principali capacità che il bambino sviluppa, in riferimento alla capacità di interagire nel contesto sociale, fanno riferimento a:

  • Cooperazione. La capacità di condividere con un coetaneo un progetto o un sistema di regole è un salto importante che permette di superare la fase prettamente individualista della prima infanzia. Attraverso la cooperazione, il bambino impara a essere amico di un compagno attraverso il supporto e l’incoraggiamento.
  • Ascolto attivo. Nel contesto di gruppo il bambino impara ad ascoltare attivamente, a comprendere, e di conseguenza a interagire, inaugurando un vero e proprio scambio di idee e punti di vista.
  • Risolvere i problemi. Attraverso il gioco di gruppo i bambini imparano a raggiungere un obiettivo, risolvendo i problemi senza l’aiuto di un adulto. Iniziano infatti a prendere decisioni in modo autonomo, seguendo il loro istinto innato nel distinguere il bene dal male.
  • Gestire emozioni. Interpretando un ruolo all’interno di un gruppo, il bambino è in grado di gestire il proprio aspetto emotivo, imparando a mantenere un comportamento dettato dalle buone maniere, mantenendo il contatto visivo nel corso di un dialogo e gestendo anche la propria capacità di esprimere emozioni mediante la mimica facciale.

I giochi più adatti per sviluppare la socialità

Di seguito sono elencate le tipologie di gioco più adatte per sviluppare l’aspetto dell’interazione sociale.

Creare insieme

Un’attività particolarmente interessante per supportare lo sviluppo della socialità è la creazione di un oggetto in gruppo. Sia esso un collage, un disegno, una torre fatta con le costruzioni, o un solido, creare insieme consolida l’esperienza di gruppo, gratificando il bambino nella sua socialità.

In questa categoria rientra anche la creazione di una “narrazione di gruppo” dove – indicato dall’educatore l’argomento e fornito il primo spunto narrativo – ciascun bambino prosegue nel creare una narrazione. Si tratta di un esercizio molto importante per rafforzare nei bambini la capacità di ascolto e il mantenimento del focus su uno specifico argomento.

Ritmo e musica per creare armonia

Diverse ricerche dimostrano che la musica e il suono contribuiscono in maniera determinante allo sviluppo della socialità nel bambino e in modo particolare nell’incoraggiare il loro naturale istinto di aiutare gli altri.

Attività teatrali e di recitazione

Al fine di sviluppare la capacità di stare in un gruppo è molto importante che i bambini imparino a mantenere la calma di fronte a situazioni difficili o nuove.

Un modo molto efficace per allenare questa competenza è l’attività teatrale, nel corso della quale il bambino impara a interpretare un ruolo e ad agire in determinate situazioni come ad esempio:

  • piccoli chef impegnati nella preparazione di un dolce,
  • parrucchiera e clienti,
  • maestra e alunni.

Mimare le emozioni

Molto simile a un’interpretazione teatrale, ma più focalizzata sull’emotività del bambino, è l’esercizio di mimare le emozioni ai propri compagni.

Si tratta di una attività nella quale il bambino impara a esprimere la propria interiorità, attraverso la condivisione, e allo stesso tempo a migliorare le proprie capacità espressive mediante la mimica facciale.

Sport di gruppo

Far parte di una squadra è di certo un modo efficace di allenare la capacità di stare in gruppo.

I bambini che svolgono fin da piccoli questi tipi di sport sono più abili nel gestire la conflittualità e rimanere nell’ambito delle regole condivise.

Questo a patto che nell’ambito del gioco siano fortemente raccomandati alcuni principi di rispetto verso gli altri:

  • saper interpretare il ruolo del vincitore (rispettando la squadra perdente) e del perdente (congratulandosi con la squadra vincitrice),
  • mostrare rispetto verso tutti i giocatori e verso l’arbitro,
  • aiutare i giocatori in difficoltà e saper risolvere i conflitti interni della squadra.

Attraverso il gioco il bambino impara a relazionarsi con gli altri individui e apprende che rinunciare al suo infantile egocentrismo gli permette di sperimentare la gioia e il piacere dello “stare insieme”.

Источник: https://www.magicacompagnia.it/giochi-di-gruppo-per-imparare-il-rispetto-e-lamicizia/

5 GIOCHI DIDATTICI PER LA GESTIONE DELLE EMOZIONI IN CLASSE

Giochi per stimolare la capacità di esprimersi

GIOCHI DIDATTICI PER LA GESTIONE DELLE EMOZIONI IN CLASSE

La salute, lo star bene con se stessi e con gli altri, la scelta dei propri stili di vita, la capacità di affrontare la vita, di risolvere i propri problemi dipendono da competenze che fanno riferimento all’intelligenza emotiva più che ad altri tipi d’intelligenza.

L’intelligenza emotiva punta allo sviluppo delle competenze che permettono di riconoscere, esprimere e modulare le proprie emozioni modificando i propri pensieri negativi, imparando a dialogare con se stessi e nello stesso tempo a riconoscere le emozioni altrui, migliorando la capacità di dialogo interpersonale.

Attraverso questi esercizi i bambini potranno imparare a:

1. riconoscere e accettare la presenza delle emozioni e capire che esse sono un aspetto naturale della vita umana;

2. comprendere le proprie emozioni, sia a livello psicologico che fisico;

3. capire la loro funzione;

4. saper valutare quando le emozioni sono appropriate e quando invece derivano solo

dall’abitudine o da fraintendimenti;

5. imparare a gestire le emozioni in modo che non prendano il sopravvento, ma che

siano segnali dei nostri stati d’animo.

1. Il gioco della margherita

Il seguente esercizio permette di sviluppare contenuti relativi al concetto di salute e stili di vita. Il lavoro inizialmente è individuale e sui seguenti temi:

• Io sto bene quando?

• Io non sto bene quando?

Prosegue il lavoro con la classe rispetto ai temi:

– Sto bene quando sono…?

– Con gli amici di classe non sto bene quando sono?

– A scuola stiamo bene quando siamo?

– In classe non stiamo bene quando siamo?

Ad ogni alunno viene consegnato un foglio con disegnate due margherite e riportati i temi proposti.

Esempio: in classe stiamo bene quando e in classe non stiamo bene quando.

Ogni alunno dovrà poi scrivere le proprie considerazioni all’interno dei petali relativamente a come si sente in entrambe le situazioni.

A conclusione  del lavoro, per i più grandi,  l’insegnante può illustrare molto sinteticamente il Concetto di salute dell’OMS definito dalla Carta di Ottawa.

GESTIONE DELLE EMOZIONI IN CLASSE

2.  Il gioco del mimo

Quest’attività ha lo scopo di insegnare agli alunni a riconoscere le emozioni dall’espressione del viso e dai gesti.

Obiettivo: Imparare a riconoscere le emozioni dall’espressione del viso e dei gesti

Materiali: Preparare 5 – 6 scenette rappresentanti episodi emotivi, aventi ognuna 2 – 3 protagonisti. Le scenette devono essere facili da mimare.

Procedura: per ciascuna scenetta verranno presi in disparte 2 –3 alunni e verrà spiegato loro nei dettagli cosa dovranno mimare. Dopo essersi accertati che gli alunni abbiano compreso bene i dettagli importanti, essi verranno portati davanti al resto del gruppo per mimare la scena.

Agli alunni spettatori vengono fornite indicazioni sull’ambiente in cui si svolge la scena e su chi sono i personaggi.

Alla fine di ogni scenetta mimata gli spettatori devono indicare quali sono le emozioni che hanno riconosciuto nei personaggi.

Spunti per la discussione:

• chiedere agli alunni se nella vita reale è sempre facile riconoscere le emozioni degli altri.

• ci sono modi diversi per esprimere una stessa emozione?

• conoscono qualcuno che quando si arrabbia alza la voce e qualcun altro che invece sta zitto e tiene il broncio?

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3.  Il termometro delle emozioni

Per imparare che le emozioni possono variare d’intensità.

Ogni insegnante valuti se utilizzare un termometro individuale o di gruppo.

Obiettivo: Imparare che le emozioni possono variare di intensità.

Materiali: Elenco delle situazioni termometro delle emozioni. Si suggerisce di elencare situazioni particolarmente riconoscibili per i vostri alunni come ad esempio quelle sotto elencate.

Procedura: Copiare su un tabellone le situazioni sotto elencate.

Distribuire ad ogni ragazzo una copia del termometro delle emozioni.

Leggere una alla volta le situazioni e chiedere di indicare a che livello salirebbe, per ciascuno di loro, il termometro delle emozioni in quella particolare situazione.

Spunti per la riflessione:

• Come mai in alcune situazioni il termometro è salito di più?

• Come mai non avete provato tutti le stesse emozioni con la stessa intensità?

• Immaginate che siano passati tre giorni da quando si è verificata una certa situazione. Pensate che l’intensità dell’emozione cambierebbe?

E cosa succederebbe dopo una settimana, e dopo un mese?

• Pensate che le emozioni cambino solo per il passare del tempo o pensate che si possa fare qualcosa per far diminuire le emozioni spiacevoli?

Elenco delle situazioni:

1. Non hai studiato bene e l’insegnante sta per interrogarti.

2. Sei stato invitato a una festa di compleanno.

3. Il tuo amico preferito è venuto ad abitare vicino a casa tua.

4. Un compagno ti prende in giro dandoti dei soprannomi.

5. Hai preso un bel voto in matematica.

Esercizi di visualizzazione delle emozioni

Il ricorso al pensiero visivo (immaginare mentalmente di svolgere un compito, di mettere in atto particolari strategie ecc.) è una strategia antica per affrontare e superare difficoltà di vario genere: cognitive, emotive, relazionali e comportamentali.

Gli esercizi che seguono (il primo è propedeutico al lavoro) hanno la funzione di aiutare i bambini a sperimentare le proprie emozioni mediante l’immaginazione.

GESTIONE DELLE EMOZIONI IN CLASSE

4. Il cane

Chiedete ai bambini di immaginare uno schermo bianco, proprio davanti ai loro occhi.

Tramite l’immaginazione, chiedeteli di visualizzare una casa, il solo contorno della casa, senza nessun dettaglio. Poi chiedete loro di visualizzare la porta sul davanti, e poi ancora due finestre al piano inferiore e una, centrale, al piano superiore. Ora il comignolo. Poi chiedete loro di vedere i particolari del giardino; ci sono degli alberi e sotto l’albero più alto c’è un cane.

Poi la porta d’ingresso della casa si apre; escono dei bambini, che vanno a giocare in giardino.

Chiedete loro di mettere a fuoco il cane: guardatelo attentamente, osservate il suo colore, il pelo, la coda, le orecchie e il modo in cui si muove o sta seduto. Ora guardategli il muso: ha un’espressione felice, come se fosse contento dell’arrivo dei bambini. Adessol’espressione del cane cambia e diventa vigile, come se aspettasse il lancio della sua pallina preferita.

Ora l’espressione diventa di disappunto, come se si rendesse conto che, in realtà, nessuno sta per giocare con lui. Adesso l’espressione diventa felice, come se il cane si attendesse di poter assaggiare la merenda dei bambini che giocano intorno a lui. Ora l’espressione diventa arrabbiata, ora assonnata, ora di fiduciosa attesa…….

GESTIONE DELLE EMOZIONI IN CLASSE

5. La paura, la rabbia e la tristezza

Riuscire a combattere la paura (racconto).

Immaginate di guardare alla tv un film di avventura, piuttosto pauroso. Un ragazzo e una ragazza, protagonisti principali, corrono in un bosco di notte.

C’è vento e gli alberi si muovono con fare sinistro. Sono inseguiti da alcuni individui pericolosi che hanno intenzione di ostacolarli nella fuga. Corrono sempre più forte, ma dopo un po’ sopraggiunge la stanchezza.

Gli inseguitori li stanno raggiungendo. Arrivano sul ciglio di un burrone. Esitano un momento, affannati e terrorizzati. Non sanno se lanciarsi nel dirupo, che non è poi così alto, o deviare a destra dove il bosco si infittisce.

Per timore del salto decidono di procedere verso destra. La corsa riprende con affanno, ma il bosco si infittisce a tal punto che dopo un poco diventa difficile scappare con la stessa velocità. E’ finita…gli inseguitori li hanno raggiunti!

GESTIONE DELLE EMOZIONI IN CLASSE

Ponete ai bambini le seguenti domande:

In che modo riconoscono che si tratta di paura? Qual è la sensazione che dà la paura? E’ spiacevole? Perché? Se chiudiamo gli occhi e cerchiamo di localizzarla, in quale zona del corpo è situata?

Poi dite loro di rilassarsi, di fare in modo che la sensazione di paura scompaia e di ascoltarsi mentre ridiventano tranquilli.

Poi discutete insieme per conoscere la paura; aiutateli a capire che non è altro che l’insieme di quelle sensazioni che hanno poco prima identificato all’interno del proprio corpo e che la paura svanisce non appena essi si rilassano.

E’ importante che comprendano che si tratta di una misura protettiva che sentiamo quando percepiamo un pericolo; questo ci dà la possibilità di allertarci e di avere a disposizione un’immediata quantità di energia, grazie alla quale possiamo ad esempio darci velocemente alla fuga, qualora fosse necessario.

Della paura quindi non dobbiamo vergognarci: si tratta di una reazione naturale e potenzialmente utile. Tuttavia è fondamentale che i bambini imparino a gestirla, mantenendola entro certi limiti, riconoscendo quando è realmente necessaria e quando invece deriva soltanto dall’abitudine o da nostre idee erronee su ciò che costituisce realmente una minaccia per noi.

Si potrebbe infine chiedere ai bambini di elencare tutte le cose di cui hanno paura, sottolineando e discutendo insieme a loro le paure più comuni; analizzarle con calma significa anche imparare ad affrontarle, anziché cercare di fuggirle.

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Esercizio: affrontare la rabbia

Utilizzate lo stesso metodo dell’esercizio precedente. Raccontate ai bambini una storia capace di scatenare sentimenti di rabbia: (storie di ingiustizia verso i bambini, crudeltà verso gli animali…), oppure mostrate loro un filmato. Abbiate l’accortezza di utilizzare materiale che abbia come protagonisti dei bambini, per facilitare l’identificazione.

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Ponete loro le seguenti domande:

In che modo riconoscono che si tratta di rabbia?

Qual è la sensazione che dà? Perché è sgradevole?

Se chiudono gli occhi e cercano di localizzarla, in quale zona del corpo è situata?

Poi dite ai bambini di lasciare andare la rabbia, di rilassarsi e di sentire come lentamente la rabbia svanisce. GESTIONE DELLE EMOZIONI IN CLASSE

Chiedete infine ai bambini di descrivere le situazioni che li fanno arrabbiare e analizzatene insieme alcune. Aiutateli poi a comprendere che la rabbia è, come la paura, una reazione naturale che ha la funzione di proteggerci quando veniamo attaccati e/o di batterci per altre persone trattate ingiustamente o che non possono difendersi da sole.

Ma anche la rabbia deve essere conosciuta: occorre saper analizzare le situazioni che la scatenano e distinguere i casi in cui dobbiamo lasciarla svanire, perché improduttiva, da quelli in cui è naturale provarla e imparare a controllarla, per fare in modo si riveli uno strumento positivo e non una fragilità.

Riuscire ad affrontare la tristezza

Raccontate o mostrate ai bambini una storia che li metta in contatto con la tristezza, che ad esempio parli di un bambino che rompe il giocattolo preferito o di un cane che si ferisce la zampa.

Ponete ai bambini le seguenti domande:

In che modo riconoscono che si tratta di tristezza e non di un’altra emozione?

Qual è la sensazione che dà? E’ sgradevole? Perché?

Se si concentrano chiudendo gli occhi per localizzarla, a quale zona del corpo la collegano?

Poi dite loro di rilassarsi e di sentire la tristezza diminuire e poi svanire. Fate poi raccontare ai bambini alcuni eventi che nella loro vita li hanno resi tristi, domandando le motivazioni di tale tristezza.

Discutete coi bambini il valore e l’utilità della tristezza; aiutateli a capire che condividere il dolore altrui e preoccuparci per gli altri può spingerci a fare qualcosa per aiutare quelli che soffrono o che può aiutarli a comprendere e riconoscere le situazioni che possono dare loro dolore. Come per le emozioni precedentemente trattate, anche la tristezza può diventare però un problema quando non ha motivo di essere provata e dura troppo. Bisogna dunque fare in modo che i bambini imparino a comprenderla e, grazie alla riflessione e al rilassamento, a gestirla in modo efficace.

A cura  della Asl della provincia di Sondrio Dipartimento Dipendenze “So dire di si, so dire di no…”

Modulo di promozione alla salute nell’ambito delle Scuola Primaria

Spero questo articolo possa esserti stato d’aiuto. 

RISORSE CONSIGLIATE PER TE: MENO LITIGI IN CLASSE ARRIVA IL METODO RULER!

Se hai voglia di confrontarti con me contattami pure sulla mia pagina :

DIDATTICA PERSUASIVA.

GESTIONE DELLE EMOZIONI IN CLASSE

GESTIONE DELLE EMOZIONI IN CLASSE

Leonardo Povia

Pedagogista, Psicologo clinico della riabilitazione, Insegnante di ruolo specializzato nel sostegno didattico, Formatore, Padre di Marco e Marilù, Autore, Blogger.

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Источник: https://didatticapersuasiva.com/didattica/gestione-delle-emozioni-in-classe

Come aiutare i bambini ad apprendere attraverso il gioco

Giochi per stimolare la capacità di esprimersi

Il gioco, durante la prima infanzia e per tutta l’età evolutiva, ha una fondamentale valenza educativa. Permette al bambino di apprendere e sviluppare competenze cognitive, emotive e sociali fondamentali per affrontare le successive fasi di crescita.

Man mano che il bambino cresce, è molto importante aiutarlo ad individuare spazi e attività che gli permettano un’esplorazione autonoma del mondo.

Tuttavia, ci sono competenze che possono essere acquisite solo attraverso la mediazione e la guida di una figura adulta, che aiuti il bambino, con suggerimenti e domande, che lo stimolino ad imparare a conoscersi per comprendere quali strategie sono più utili per apprendere (questa capacità è definita da psicologi e pedagogisti riflessione metacognitiva).

Come aiutare i bambini ad apprendere attraverso le attività di gioco

I bambini apprendono attraverso il gioco procedendo per tentativi ed errori. Questo a volte genera frustrazione (di fronte a difficoltà o errori che il bambino percepisce come insormontabili).

E’ quindi fondamentale che il bambino sia sostenuto nella sua voglia di esplorare e sperimentare ma al contempo sia incoraggiato a tollerare la frustrazione e a fare degli errori un’occasione di crescita.

Per fare ciò occorre stimolare, sia nei bambini più piccoli sia in quelli più grandi, lo sviluppo delle funzioni esecutive, ossia le competenze che consentono di individuare le giuste strategie per risolvere i problemi.

Il gioco in particolare stimola lo sviluppo e il potenziamento di alcune funzioni esecutive:

  • autoregolazione emotiva, ossia la capacità di riconoscere e controllare le proprie emozioni affinché non ostacolino il proprio obiettivo;
  • flessibilità cognitiva, ovvero la capacità di gestire le situazioni, soprattutto in presenza di eventuali imprevisti;
  • pianificazione, la capacità di prefigurarsi le mosse da compiere per raggiungere un certo obiettivo;
  • attenzione focalizzata, cioè l’abilità di concentrarsi sugli elementi importanti per il proprio scopo, isolandoli da tutti quelli che non giocano un ruolo importante utile per raggiungere il risultato finale;
  • memoria di lavoro, che consiste nel tenere a mente le procedure necessarie per svolgere una determinata attività per il tempo necessario alla conclusione del compito stesso;
  • inibizione della risposta, ossia la capacità di trattenersi dal mettere in atto la prima risposta che potrebbe venire in mente, controllando l’impulsività.

Chiaramente, occorre tenere conto dell’età del bambino, dei suoi tempi e delle sue necessità oltre che dell’interesse e delle preferenze che già fin da piccolo egli è in grado di esprimere.

Questo aspetto è molto importante, poiché proporre un gioco troppo complesso per le abilità che il bambino ha acquisito fino a quel momento, rischia di non gratificarlo a sufficienza e di indurre ad abbandonare una strada che potrebbe essere percorsa in una fase di crescita immediatamente successiva.

Come possono quindi i genitori stimolare la voglia di sperimentazione e allo stesso tempo aiutare il bambino a sviluppare gradualmente le differenti funzioni esecutive?

Ecco alcuni consigli.

Incoraggiare il bambino in caso di errore

Prima di tutto è importante incoraggiare il bambino davanti all’errore, in maniera rassicurante e, allo stesso tempo, permettendogli di imparare dall’errore stesso.

Per esempio, davanti ad un “fallimento” (un puzzle che il bambino non riesce a terminare, una costruzione con i mattonicini che non riesce a fare, una macchinina che non riesce ad aggiustare) il genitore può incoraggiare il bambino con frasi come “Funziona così? Proviamo in un altro modo”.

In questo modo il bambino saprà che vi sono altre strategie che possono essere messe in atto per raggiungere l’obiettivo.

Aiutarlo a capire le relazioni di causa-effetto

Il genitore deve aiutare il bambino ad individuare il processo di causa-effetto, accogliendo con enfasi l’eventuale scoperta casuale di un  fenomeno.

Ad esempio, se il bambino scopre che lasciando la presa da un oggetto tenuto in mano, l’oggetto cade (quante volte i bambini fanno cadere gli oggetti dal seggiolone per poi guardare dove sono caduti!) oppure che spingendo una palla sul pavimento la palla rotola, il genitore può dire: “Fammi vedere come hai fatto! Riproviamo, vediamo se succede di nuovo!”. In questo modo il bambino si sentirà soddisfatto di sé, rassicurato dall’apprezzamento del genitore e sarà incoraggiato a compiere altre sperimentazioni.

Avere fiducia nelle sue capacità

Infine, è importante supportare il bambino nella frustrazione dell’obiettivo non raggiunto, facendo percepire la vostra presenza e la vostra fiducia nelle sue capacità. In questo modo, il bambino sarà rassicurato sulle sue capacità e capirà di avere le risorse per raggiungere comunque gli obiettivi, nonostante i fallimenti.

Quali giochi per stimolare lo sviluppo delle funzioni esecutive

Ecco, età per età, quali giochi sono più adatti per favorire lo sviluppo delle funzioni esecutive dei vostri bambini.

Da 0 a 18 mesi

Per i bambini molto piccoli, fino ai 18 mesi, sono molto importanti i giochi che pongono l’attenzione sui 5 sensi, in quanto permettono ai bambini di ricevere le stimolazioni necessarie a compiere le prime esperienze di apprendimento. A questo proposito, sono molto utili i libri e i giochi sonori e tattili e tutto ciò che preveda la scoperta di suoni e materiali differenti.

Da 18 a 36 mesi

A partire dai 18 mesi fino ai 3 anni, diventa interessante per i bambini sperimentare gli incastri, per la percezione di forme e colori, oltre che per attivare una iniziale forma di pianificazione e flessibilità cognitiva. In questa fase, si partirà  dagli incastri di forme e colori, per arrivare alla realizzazione di veri e propri puzzle.

Da 3 a 6 anni

Nella fascia di età va dai 3 ai 6 anni, prende avvio la fase in cui è possibile iniziare a sperimentare i cosiddetti giochi da tavolo, che rappresentano un ambito importantissimo per lo sviluppo di aspetti relazionali e sociali e per le funzioni esecutive, che assumeranno un valore crescente con l’avvicinamento all’età scolare. Molti giochi tradizionali possono essere d’aiuto in questo senso. Attraverso il posizionamento delle pedine sulla dama, per esempio, si sviluppa l’organizzazione visuo-spaziale. La scelta delle mosse da compiere per contrastare l’avversario richiede inoltre pianificazione e flessibilità cognitiva. Gli shangai, permettono di sperimentare l’attenzione focalizzata e l’inibizione della risposta, oltre a permettere il potenziamento della manualità fine e lo sviluppo di una gestualità importante per la prensione della matita funzionale ai processi grafo-motori.

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Источник: https://www.amicopediatra.it/crescita/come-aiutare-i-bambini-ad-apprendere-attraverso-il-gioco_genitorialita_gioco_sviluppo-cognitivo/

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