Giochi logopedici: esercizi per insegnare il linguaggio ai bambini

Gli esercizi di logopedia per bambini di 4 anni

Giochi logopedici: esercizi per insegnare il linguaggio ai bambini

Gli esercizi di logopedia per bambini di 4 anni fanno parte dell’attività di  una figura professionale specializzata in ambito sanitario: il logopedista.

Il logopedista si occupa della valutazione e della riabilitazione dei disturbi della deglutizione, della voce, del linguaggio orale e scritto e della comunicazione in soggetti sia adulti che in età evolutiva. Inoltre, in equipe con lo psicologo e il neuropsichiatra infantile contribuisce alla diagnosi, alla certificazione e alla cura dei soggetti con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA).

L’evoluzione del linguaggio è caratterizzata da una grande variabilità nei primi quattro anni di vita del bambino, tuttavia le tappe principali dello sviluppo tipico del linguaggio costituiscono un riferimento per evidenziare eventuali ritardi e condizioni disfunzionali.

Gli esercizi di logopedia per bambini di 4 anni sono attività di gioco proposte ai soggetti con difficoltà del linguaggio durante la seduta logopedica, individuale o di gruppo, da riprendere in ambito famigliare ed eventualmente scolastico; per l’efficacia del trattamento, dopo la valutazione, il logopedista stabilisce  obiettivi a breve a medio e a lungo termine nell’ottica riabilitativa di favorire il recupero  di una funzione e di migliorare la qualità della vita del soggetto.

Come affrontare gli esercizi logopedici nei bambini di 4 anni?

Per favorire l’evoluzione del linguaggio e migliorare la pronuncia delle parole, sono molto utili esercizi di logopedia per bambini di quattro anni da consigliare nella quotidianità, come gioco, ai genitori e agli adulti che se ne prendono cura.

Innanzi tutto il logopedista agisce indirettamente: aiuta l’adulto che si occupa del bambino a creare occasioni di scambio verbale, gioco simbolico con oggetti e pupazzi e lettura condivisa su libri illustrati;  propone di  costruire col bambino quaderni ricchi di immagini di oggetti e di azioni da riconoscere e denominare, anche suddivisi per fonema iniziale; consiglia all’adulto le modalità migliori di interazione, ad esempio non correggere direttamente il bambino, ma di ripetere lentamente gli enunciati da lui pronunciati (parole singole o frasi), rimodellandoli, facendosi guardare in viso in forma interrogativa “volevi dire….?” e soprattutto evitando di chiedergli di “parlare bene”.  Il bambino, per non inibirsi, infatti, deve percepire che l’adulto è più interessato a ciò che vuole dire e non a correggere eventuali errori. La pronuncia corretta non deve essere fine a se stessa, ma serve per comunicare all’altro che ascolta il significato specifico di quella parola (coppie minime es. pelle /belle). Il bambino nella maggior parte dei casi pensa la parola corretta anche se non riesce ancora ad esprimerla, infatti, se si fanno dire le parole a due pupazzi, generalmente è in grado di scegliere chi dice la parola corretta pur continuando a ripeterla semplificata e talvolta compie tentativi di autocorrezione.

Durante la seduta logopedica, per favorire la pronuncia corretta dei suoni del linguaggio e l’utilizzo appropriato di essi nelle parole, vengono proposti giochi di ascolto con parole in coppia minima da discriminare (es.

lana/rana), viene stimolata l’attenzione per  i movimenti delle labbra e della lingua e per le diverse emissioni di aria,  a seconda dei fonemi non ancora acquisiti, mediante giochi di imitazione (gioco della scimmia, riproduzione di versi degli animali, storie con le prassie).

Un successo nell’acquisizione di un fonema,  soprattutto se  contenuto nel proprio nome, favorisce nel bambino la motivazione a proseguire gli esercizi ed  accresce la sua autostima.

Per migliorare la capacità di comprendere e formulare le frasi (organizzazione morfo-sintattica) si propongono: il gioco del dialogo con i burattini;  l’ascolto attivo di racconti su libri con immagini interrompendo le battute e chiedendo al bambino di completare le frasi; la descrizione di immagini di azioni singole e in sequenza; la ripetizione a turno con microfono di frasi contenenti una data parola; la dettatura all’adulto da parte del bambino parola per parola.

L’approccio indiretto e la modalità ludica degli esercizi utilizzati hanno effetti positivi: i genitori diventano parte attiva del percorso rieducativo dei propri figli; i bambini attraverso il gioco vengono accompagnati e motivati, in un clima disteso, ad essere soggetto attivo nel  risolvere la problematica emersa.

Gli esercizi di logopedia per bambini di quattro anni e la balbuzie.

Come abbiamo visto, la fascia d’età che va dai 2 ai 4 anni è molto importante e comprende una serie di processi che sviluppano sempre più il linguaggio. Questa fascia d’età è anche la più colpita dal disturbo della balbuzie evolutiva.

A causa di ciò, spesso si pensa che la balbuzie appartenga alla categoria dei disturbi del linguaggio, ma in realtà è una problematica molto diversa che richiede una specializzazione apposita.

Nei principali manuali diagnostici utilizzati in ambito clinico, come per esempio il DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi), la balbuzie evolutiva è inserita all’interno dei disturbi della fluenza, categoria parallela ai disturbi del linguaggio e afferente alla macroarea dei disturbi di comunicazione che insorgono durante il neurosviluppo.Esiste, comunque, una piccola percentuale di bambini (gli studi stimano circa un 25%) che, oltre al problema di disfluenza, presenta in contemporanea anche un disturbo collegato al linguaggio.

In questo quadro più complesso, il professionista dovrà tener conto della duplice problematicità.

Gli esercizi di logopedia per bambini di quattro anni risulteranno un valido aiuto per risolvere le criticità che riguardano il linguaggio. Per chi, invece, manifesta anche balbuzie, sarà necessario associare al primo, un percorso di rieducazione mirato gestito da operatori specializzati in questo campo.

*Si ringrazia per la consulenza la dott.ssa Antonella Faggio – Logopedista

Источник: https://blog.psicodizione.it/index.php/2021/03/03/esercizi-logopedia-bambini-4-anni/

Giochi logopedici a casa con mamma e papà

Giochi logopedici: esercizi per insegnare il linguaggio ai bambini

Eccoci qui a consigliarvi una serie di giochi logopedici da fare comodamente a casa con i vostri bambini! Così avrete istruzioni e materiali sempre a portata di clic!

Come scrive Anna Maria Venera (2014) nel suo libro “Arricchimento linguistico nella scuola dell’infanzia”, il gioco è sicuramente una risorsa anche per gli apprendimenti, quindi anche per il linguaggio. Inoltre, può essere uno strumento utile ai professionisti per valutare lo sviluppo del piccolo paziente e per riuscire insieme a lavorare sulle sue difficoltà.

Sono state create due applicazioni italiane per un supporto anche a casa dei bambini con disturbi specifici del linguaggio.

La prima si chiama “Logopedia” ed è divisa in tre applicazioni che contengono parole, e quindi suoni, diversi su cui esercitarsi. Il bambino potrà, non solo di correggere la pronuncia dei suoni, ma anche incrementare il suo vocabolario.

Il logopedista durante la terapia imposterà un suono o fonema che il bambino potrà allenare a casa con una serie di esercizi di ascolto, ripetizione, indovinelli e il gioco del Memory. Tramite il microfono il bambino potrà ricevere un feedback sonoro sulle parole da lui pronunciate.

La seconda applicazione, “Teach and touch”, è caratterizzata da due interfacce: una per il logopedista e l’altra per il genitore. Questo permette di condividere e ripetere le attività della terapia.

Vi sono svariati giochi come quello dell’oblò che consente di allenarsi nel formulare una frase semplice o articolata; quello del bowling nel quale il bambino dovrà legare, lanciando la palla, l’articolo al sostantivo o quello del retino dove il bambino dovrà associare una parola con altre della stessa categoria. A seconda dei vari obiettivi della terapia il logopedista varierà le impostazioni e terrà monitorato l’andamento. (Per ulteriori informazioni: https://www.mamamo.it/news/giochi-e-disposi8vi-eleMronici-per-bambini/logopedia-teach-touch-due-app-la-terapia-logopedica/)

Quando si inizia un percorso col logopedista per un disturbo specifico, si svolgono esercizi e giochi logopedici per il linguaggio e tutte le problematiche che possono essere presenti.

Come la fatica a pronunciare alcune lettere (per un’idea più precisa potete leggere l’articolo di Carlotta Bergomi sulla difficoltà a dire le lettere P e B https://www.ieled.it/come-pronunciare-i-suoni-p-e-b/), o per stimolare le abilità metafonologiche.

Queste sono le abilità di riconoscere i singoli suoni che compongono le parole e riuscire a lavorare su di essi. Queste abilità sono divise in due gruppi: globali, basate sul concetto di sillabe o analitiche e cioè basate sui suoni che compongono le parole.

Sul nostro sito sono presenti 11 articoli che descrivono giochi logopedici che il bambino potrà riproporre anche a casa. I primi due articoli sono di Sara Schiavetto e gli altri di Melissa Papasodaro, due logopediste del centro Ieled.

  1. “La logopedia in gioco: La bomba delle parole”, articolo che descrive le regole di questo gioco per bambini dai 5 anni in poi, facile da ricreare (https://www.ieled.it/logopedia-in-gioco-la-bomba-delle-parole/)
  2. “Logopedia in gioco: L’Impiccato”, ci spiega come un gioco così conosciuto come l’impiccato possa aiutare a sviluppare competenze metafonologiche, di lettura e di scrittura (https://www.ieled.it/logopedia-in-gioco-impiccato/)
  3. “Due giochi per stimolare le abilità metafonologiche (ma che cosa sono?)”, oltre a spiegare cosa siano queste abilità, l’articolo ci descrive due giochi, il salto della rana e il pappagallo mangia frutta, allegando il materiale da scaricare per giocare con i vostri figli e anche due video della nostra rubrica “Let’s play” dove vengono rappresentati i due giochi (https://www.ieled.it/le-abilita-metafonologiche/)
  4. “3 giochi per stimolare la capacità di togliere un suono da una parola”, una delle abilità metafonologiche che permette di riconoscere suoni che compongono le parole (https://www.ieled.it/3-giochi-per-stimolare-la-capacita-di-togliere-un-suono-da-una-parola/)
  5. “3 giochi per stimolare la capacità di sostituire un suono di una parola”, un’altra abilità metafonoligica per trasformare una parola in un’altra (https://www.ieled.it/3-giochi-per-stimolare-la-capacita-di-sostituire-un-suono-di-una-parola-per-trasformarla-in-unaltra/)
  6. “3 giochi per stimolare la capacità di riconoscere il suono iniziale di una parola”, esercitare le abilità metafonoligiche analitiche (https://www.ieled.it/3-giochi-per-stimolare-la-capacita-di-riconoscere-il-suono-iniziale-di-una-parola/)
  7. “2 giochi per stimolare la capacità di segmentazione fonemica”, ovvero la capacità di riconoscere i suoni che formano le parole (https://www.ieled.it/2-giochi-per-stimolare-la-capacita-di-segmentazione-fonemici/)
  8. “3 giochi per stimolare la capacità di fusione fonemica”, cioè riuscire ad ascoltare dei suoni, tenerli in memoria e poi unirli per capire che parola possono formare (https://www.ieled.it/3-giochi-per-stimolare-la-capacita-di-fusione-fonemica/)
  9. “4 giochi per riconoscere la sillaba iniziale e finale di una parola”, un’altra abilità metafologica globale (https://www.ieled.it/4-giochi-per-imparare-a-riconoscere-la-sillaba-iniziale-e-finale-di-una-parola/)
  10. “3 giochi per stimolare la capacità di riconoscere e produrre parole in rima”, un’altra abilità metafonoliga globale (https://www.ieled.it/3-giochi-per-stimolare-la-capacita-di-riconoscere-e-produrre-parole-in-rima/)
  11. “4 giochi per stimolare la capacità di fusione sillabica”, un’altra abilità metafonologica (https://www.ieled.it/4-giochi-per-stimolare-la-capacita-di-fusione-sillabica/)

E ora tocca a voi: avete un elenco ricchissimo di giochi logopedici da provare, così il vostro bambino potrà esercitarsi giocando anche con voi!

Bibliografia

  • Venera A.M., Arricchimento linguistico nella scuola dell’infanzia. Giochi e attività per sviluppare le competenze lessicali, narrative e descrittive, Trento, Erickson, 2014.

Prenota una visita al Centro Ieled

Se volete avere maggiori informazioni o prenotare una visita in una selle nostre sedi cliccate qui per andare alla pagina dei Contatti

  • Milano: Via Donati, 12 tel. 02 30453340
  • Meda: Viale Francia , 15 tel 0362 1804160
  • Rho: Via Crocifisso, 24 tel 02 30453345 
  • Pavia: Via Riviera, 12 tel 0382 1891060

Источник: https://www.ieled.it/giochi-logopedici/

Giochi per lo sviluppo del linguaggio nei bambini

Giochi logopedici: esercizi per insegnare il linguaggio ai bambini

Sei qui: Mamma Felice > Articoli > Giochi per lo sviluppo del linguaggio nei bambini

Nostra figlia ha iniziato a parlare molto tardi e il primo consiglio che vi do, essendoci passata, è quello di non fidarvi mai di chi vi dice che ogni bambino ha i suoi tempi. È vero: ogni bambino ha i suoi tempi, ma sempre all’interno di una forbice.

Se quindi il vostro bimbo ha oltrepassato molto la soglia di età prevista per il linguaggio, io vi consiglio di muovervi per tempo e iniziare a prenotare una valutazione dal logopedista – visto che poi ci va tantissimo tempo ad ottenere un appuntamento (in Piemonte la lista di attesa con il sistema sanitario è di circa un anno).

Nel frattempo, potete iniziare a stimolare i vostri bimbi a casa, con giochi semplici e divertenti, che non li annoieranno e non li stresseranno: noi con nostra figlia abbiamo fatto così e ha funzionato, ma con il senno di poi sarebbe stato comunque più efficace parlare una volta con una logopedista, per farci instradare meglio.

In particolare per mia figlia ho iniziato a produrre le Carte Tematiche in stile Montessori, e con quelle ho iniziato a stimolarne il linguaggio, ma soprattutto ad ampliarne il vocabolario – perché parlava, ma aveva un vocabolario molto ridotto per la sua età.

Tanti possono essere i motivi: dalle cause fisiologiche alle cause più banali e sottovalutate come problemi all’udito, ma anche al fatto di non frequentare il nido (come nel nostro caso) ed essere facilmente compresi dai genitori, per cui sentirsi meno stimolati a parlare correttamente – visto che mamma e papà capiscono tutto ciò che voglio comunicare.

Ampliare il vocabolario

Possiamo giocare con i bambini al memory, o alla tombola, o a nominare ad alta voce le tessere raffiguranti oggetti di uso comune, oggetti di vita quotidiana, indumenti, mezzi di trasporto, cibi e animali.

Trovate tutti questi giochi su Borgione: sono perfetti come regali per le feste e i compleanni, o come giochi educativi che tuttavia per i bambini rappresentano puro divertimento. Ma non solo: sono giochi che permettono ai bimbi di interagire con noi di relazionarsi, di esprimere ad alta voce le proprie emozioni e i loro pensieri.

Esistono bellissimi giochi in scatola studiati appositamente per ampliare il lessico dei bambini attraverso attività creative: tombola, percorsi, interazioni di gioco che li aiutano a nominare e descrivere oggetti e colori, per ampliare il loro lessico. Per esempio Triolud – Lessico 1, che va bene dai 3 anni in su e si gioca anche con 12 bambini: lo vedo perfetto in famiglie numerose, per giocare con i cuginetti o per offrire qualcosa in più alle famiglie che mandano i bimbi al doposcuola.

Esprimere le emozioni e nominarle ad alta voce

Molto molto importante per i bambini è imparare a parlare delle proprie emozioni, e quindi a riconoscerle: soprattutto da piccoli, nell’età dei Terrible Twos e negli anni a seguire, i bambini possono sentirsi molto frustrati e incompresi, quando provano un’emozione che non sanno definire, spiegare e quindi accogliere.

In realtà, anche agli adulti andrebbe fatta educazione alle emozioni: un percorso che è indispensabile per diventare esseri umani capaci di empatia e di relazioni e rapporti umani significativi.

Anche questo può essere appreso attraverso il gioco, sia da grandi che da piccoli: per esempio il kit Borgione con i giochi e le attività sulle emozioni e le cassette postali del gioco imbuca le emozioni.

Esprimere e descrivere le proprie emozioni è il primo passo per sviluppare una coscienza emotiva, rafforzare l’autocontrollo e imparare a gestire l’emozionalità in modo appropriato.

Questo sussidio insegna a riconoscere le proprie emozioni, a identificare le stesse negli altri e a scegliere, di conseguenza, il comportamento migliore da tenere.

Sono presentate 10 emozioni basilari, attraverso espressioni del viso, mimica e gestualità; i bambini devono dar loro un nome, classificarle come positive o negative e metterle in ordine in base al livello di intensità: la stessa emozione, infatti, è proposta per gradi differenti. Borgione.

Descrivere le azioni e le sequenze

Per noi è stato molto utile anche giocare con le sequenze delle azioni e i verbi di uso comune: di solito si usano immagini o sequenze di fotografie che permettono ai bambini di apprendere il concetto di prima, durante e dopo (concetto temporale), sviluppare il senso della consequenzialità e ampliare quindi il linguaggio logico e narrativo. 

Tanti sono gli esempi di gioco che si possono proporre ai bambini, anche molto piccoli:

Ricordiamoci che questi strumenti sono adatti a tutti i bambini: sia i cosiddetti Late Bloomers, ovvero i parlatori tardivi che però non presentano veri e propri disturbi del linguaggio; sia bambini con veri e propri disturbi del linguaggio, bisogni educativi speciali (BES), autismo, handicap. Sono risorse eclettiche incredibili.

Riconoscere le differenze

Molto importanti sono anche i giochi in cui i bambini devono osservare i legami tra le figure e riconoscere l’intruso: in questo caso si può chiedere al bambino di raccontare a voce i motivi per cui esclude una determinata figura da un gruppo di oggetti, o chiedergli di creare una nuova famiglia di oggetti simili. 

E così, similmente, il bambino può giocare ai contrari, associando le tessere secondo i criteri logici di relazione o di contrario, nominando la parola o azione rappresentata in figura e spiegando i motivi della sua scelta.

Costruire storie

Ultimo passo di questo apprendimento del linguaggio attraverso il gioco, per quanto mi riguarda, è la creazione delle storie: qui i bambini imparano davvero ad utilizzare tutte le sfumature del linguaggio, ad ampliare il loro dizionario di parole e soprattutto a raccontare ad alta voce, in modo spontaneo, le loro storie e ciò che appartiene alla loro fantasia e alle loro idee più profonde.

Attraverso l’invenzione delle storie i bambini raccontano di sé, esorcizzano le loro paure, spiegano ai grandi con la fantasia ciò che non riescono a spiegare logicamente.

Possono quindi inventare fiabe guardando le tessere colorate e ispirandosi alle immagini presenti; oppure raccontare il finale di una storia, esprimendo i propri pensieri profondi e imparando a comunicarli con un linguaggio sempre più raffinato.

Источник: https://www.mammafelice.it/2018/01/24/giochi-per-lo-sviluppo-del-linguaggio-nei-bambini/

Bambini con disturbi del linguaggio: esercizi per aiutarli

Giochi logopedici: esercizi per insegnare il linguaggio ai bambini

I bambini con disturbi del linguaggio devono ricevere aiuto da un professionista e dai genitori. Solo così possono godere di uno sviluppo sano e migliorare nel tempo.

“Ecco un bambino che piange in classe perché i suoi compagni si prendono gioco di lui. Lo deridono perché non sa pronunciare bene parole come terra, burro o torre. Si sente in colpa per qualcosa per cui non dovrebbe provare questa sensazione: essere un bambino a cui risulta difficile pronunciare alcuni termini”.

Non permettete che questa situazione si ripeta con bambini a voi cari. Leggete i seguenti consigli e aiutateli a correggere questi problemi così comuni durante l’infanzia. Bisogna ricordare che un ritardo nel linguaggio non significa per forza un problema negli altri ambiti del suo sviluppo.

Se a un bambino risulta difficile parlare, non significa che è meno intelligente o incapace. Inoltre, è probabile che tali problemi di linguaggio si presentino solo nella tappa infantile.

Anche se è difficile crederlo, adolescenti e adulti che parlano fluidamente possono aver avuto un qualche disturbo da bambini, cosa che non ha impedito loro di svilupparsi e godere di una maturità completamente normale.

1. Schede

Le schede che fanno riferimento ai suoni sono di grande aiuto affinché i bambini imparino a pronunciare correttamente ogni sillaba. La cosa migliore è trasformare questo esercizio in un gioco e ricompensare il bambino quando pronuncia ogni suono in modo corretto.

2. Esercizio allo specchio

L’esercizio allo specchio è molto utile per i bambini che hanno difficoltà a pronunciare parole e suoni. Lo specchio serve per mostrare loro come muovere correttamente la bocca ed emettere il suono che accompagna ogni parola.

3. Ripetizioni

Ripetere più volte le parole è uno dei migliori esercizi per aiutare i bambini con disturbi del linguaggio. Ogni ripetizione deve essere lenta. In questo modo, il bambino la potrà ascoltare e distinguere ogni fonema.

4. Parlare con i bambini

I genitori e gli altri membri della famiglia devono comunicare spesso con i bambini che presentano un ritardo nel linguaggio. In questo modo si favorisce la comunicazione verbale e il bambino ha l’opportunità di sentire parole nuove, impararle e comunicare in modo corretto.

5. Potenziare il linguaggio

Per potenziare il linguaggio nei bambini, l’ideale è dare loro quello che chiedono solo se dicono la parola giusta e non farlo se ricorrono solo ai gesti. Questo li invita a sforzarsi di usare il linguaggio per ottenere quello che desiderano.

6. Leggere

Leggere è un’ottima risorsa per potenziare il linguaggio dei bambini, poiché permette loro di ampliare il proprio lessico. Con la lettura, imparano a strutturare meglio le frasi e a pronunciare le parole per loro più difficili. I racconti, per esempio, li aiutano a stimolare la creatività e l’immaginazione.

Come diagnosticare i disturbi del linguaggio?

Una delle principali sfide per i genitori è riconoscere se i propri figli hanno disturbi del linguaggio e se hanno bisogno dell’aiuto di uno specialista. Tuttavia, è importante sottolineare che ogni bambino presenta variazioni personali nello sviluppo del linguaggio.

Tra le situazioni che possono aiutare a capire se un bambino presenta difficoltà comunicative, vi sono: 

  • Se a 18 mesi non ha detto nemmeno una parola, non indica gli oggetti e non ha interesse né intenzione di comunicare.
  • Ha 18 mesi e non comprende ordini semplici di massimo tre parole.
  • A 2 anni ripete solo quello che sente e non si capisce nulla quando parla.
  • A 3 anni non sa formare plurali e non usa i pronomi.
  • Se a 4 anni pronuncia male tutte le consonanti, emette suoni nasali e non coniuga i verbi.

Consigli per genitori con figli con disturbi del linguaggio

I genitori devono capire che i figli imparano per imitazione, sentendo le persone accanto a loro. Per questo motivo, bisogna parlare molto con loro, usando un linguaggio semplice e chiaro.

Durante l’allattamento è importante dedicare tempo alla comunicazione verbale con i bambini, insegnare loro segni e imitare suoni e gesti. Allo stesso modo, a partire dai 6 mesi bisogna leggere ogni giorno al bambino.

I racconti con immagini sono ottimi al fine di stimolare le abilità comunicative dei più piccoli. Approfittate del bagnetto o del cambio armadio per rafforzare il linguaggio. Sono situazioni idonee per nominare oggetti, capi d’abbigliamento e parti del corpo.

I genitori e le altre persone dell’ambiente del bambino non devono ridere degli errori fonologici commessi. Lo scherno può causare un grande danno psico-emotivo nei bambini con disturbi del linguaggio.

Potrebbe interessarti …

Источник: https://viverepiusani.it/bambini-con-disturbi-del-linguaggio/

Difficoltà fonologiche: quando e come intervenire?

Giochi logopedici: esercizi per insegnare il linguaggio ai bambini

Francesca Brignoli, logopedista

Imparare a mettere in fila i suoni di una parola è un’operazione naturale e gratificante per la maggior parte dei bambini.

La lallazione, che in genere inizia tra i 6 e gli 8 mesi, costituisce un’ottima palestra: muovendo liberamente la bocca mentre l’aria esce, il bambino trae piacere sia dalla percezione cinetica del movimento sia dall’ascoltare i suoni prodotti.

Capisce di essere proprio lui il creatore di tale meraviglia e continua, tanto più se il genitore lo guarda e gli risponde, instaurando una sorta di dialogo. In questo modo, nel cervello del bambino si compie gradualmente un vero e proprio “mappaggio” tra la posizione degli organi articolari e il suono prodotto. 

Questo periodo della vita del bimbo è ricco di cambiamenti importanti: il piccolo impara a stare seduto; la laringe si è abbassata e ha lasciato più spazio alla lingua la quale ora può sperimentare meglio la cavità della bocca; il bambino agita gambe e braccia, sbatte l’oggetto che tiene in mano e ripete «ma-ma-ma», «pa-pa-pa», introducendo via via sempre più suoni. Talvolta questi discorsetti, fatti di consonanti e vocali accostate miste a urletti, proseguono a lungo (decine di minuti) con un buon volume di voce e un’ampia gamma di combinazioni (che aumenteranno verso i 9 mesi). 

Scarica lo speciale

Linguaggio e sviluppo psicomotorio

Grazie!

Controlla la tua casella di posta elettronica, tra qualche minuto riceverai il PDF. Se non trovi il messaggio nella posta in arrivo, controlla nella cartella di posta indesiderata.

Buona lettura

Il team di Uppa

SPECIALE

Linguaggio e sviluppo psicomotorio

Scopriamo quali sono le tappe dello sviluppo psicomotorio del bambino, con particolare attenzione al linguaggio, e quali i fattori che agevolano questa graduale conquista

Scarica il PDF

Speciale

Linguaggio e sviluppo psicomotorio

Scopriamo quali sono le tappe dello sviluppo psicomotorio del bambino, con particolare attenzione al linguaggio, e quali i fattori che agevolano questa graduale conquista

Scarica il PDF

La sequenza di acquisizione dei suoni

Esiste una variabilità individuale nella sequenza di acquisizione dei suoni, ma di solito i primi a essere disponibili sono le vocali (a livello fonetico ne abbiamo sette, perché la e e la o hanno la variante chiusa e aperta: “e”/“è”, “o”/“ho”), le consonanti prodotte accostando le labbra (m–p–b) e quelle che nascono dal dorso della lingua che tocca il palato (t–d–n–l). Entro i 2 anni l’80% dei bambini è in grado di produrre anche le consonanti gutturali (c di “casa”, g di “gatto”) e il soffio della f, facendo incontrare gli incisivi superiori col labbro inferiore. Successivamente di solito arrivano la v, la s (prima la sorda come in “sole”, poi la sonora come in “casa”; la differenza tra sorda e sonora sta nell’apertura o chiusura delle corde vocali), la c dolce di “ciao” e la g dolce di “Gino”. Le ultime consonanti a essere realizzate in genere sono la r, piuttosto complessa dal punto di vista neuromotorio, e la z (sorda e sonora), meno rappresentata nelle parole che usiamo abitualmente. Il suono sci può maturare anche dopo i 4 anni, mentre il suono gli talvolta non si padroneggia del tutto neanche da adulti. 

L’abilità di articolare velocemente una certa successione di suoni matura gradualmente (ne parliamo anche nel nostro articolo sulla balbuzie).

I bambini parlano a un ritmo più lento rispetto agli adulti e le loro abilità di coarticolazione si sviluppano man mano che incontrano le diverse occorrenze di un suono. Produrre una s in mezzo a due vocali, ad esempio, è più semplice che produrre una s vicino a un’altra consonante.

Mentre parliamo, i passaggi da una lettera all’altra sono fluidi e ogni suono viene leggermente modificato da quello che lo precede e da quello che lo segue.

La buona riuscita di questo prodigio dipende dal tono e dalla coordinazione del distretto pneumo-fono-articolatorio (mantice polmonare, corde vocali, velo palatino, mandibola, labbra, lingua) oltre che, primariamente, dall’aver compreso e memorizzato la corretta successione dei suoni, eventualmente con un percorso di prova-errore-riprova.  

L’intervento del logopedista

Cosa osserva un logopedista quando i genitori gli chiedono un consulto per un bambino che, verso i 4 anni, confonde ancora alcuni suoni tra di loro oppure non riesce a pronunciarli? Lo specialista distinguerà innanzitutto tra l’articolazione imprecisa di un suono, per la quale è sufficiente allenare i muscoli della bocca, e la sostituzione di un suono con un altro, l’omissione o la “migrazione” di un suono, fenomeni per i quali sarà invece necessaria un’analisi dei “processi fonologici” del bambino attraverso la raccolta di alcuni campioni di linguaggio. 

Dopo la valutazione iniziale, dunque, in caso di necessità il logopedista guiderà i genitori e il bambino nei passaggi successivi, proponendo diversi giochi ed esercizi che potranno essere ripetuti anche in famiglia.

L’attenzione del piccolo si attiva se lo si pone di fronte a un conflitto cognitivo attraverso quelle che vengono chiamate “coppie minime”.

Mettiamo il caso di un bambino che sia in grado di produrre il suono s, ma non lo utilizzi nei gruppi consonantici (dice correttamente la parola “sole” ma invece di “stella” dice «tella»): lo faremo giocare con coppie di parole per le quali quel suono cambia totalmente il significato (ad esempio: “palla-spalla”, “tira-stira”), disegnandole, commentandole e facendogli sentire più volte la differenza. Quando il bambino comprenderà l’importanza di quel piccolo suono sarà più disposto a cercare di modificare la propria produzione. 

È fondamentale tenere presente che esiste un gradiente naturale di difficoltà nell’apprendimento delle nuove combinazioni articolatorie, per cui dovremo dare al bambino il tempo di provare più volte le sillabe, prima lentamente, poi più velocemente. 

Solo quando saranno diventate facili da pronunciare potremo organizzare dei giochi con le parole che iniziano in quel modo (gioco dell’oca, tombola, memory…).

Dopo vari momenti di gioco,  quando il piccolo dimostrerà di non avere difficoltà a pronunciare “stella-spugna-scale…”, cominceremo a inventare insieme delle frasi che contengano alcune di queste parole e le eserciteremo finché saranno fluide (in genere ci vuole almeno una settimana), in modo che vengano ben assimilate. 

A questo punto passeremo a occuparci dei gruppi con s in mezzo alle parole, riproponendo figure di coppie minime (ad esempio “butta-busta”, “fetta-festa”) e poi giocando con “castello, pasta, bosco…”.

Alcuni bimbi a questo punto potrebbero confondersi e dire «ssscattello» anziché “castello”: significa che è necessario rallentare, spezzettare la parola e provarla più volte, lentamente. Avere fretta è controproducente, meglio attendere che ogni step sia ben consolidato prima di passare al successivo.

Solo quando tutte queste parole verranno utilizzate con facilità durante il gioco, e solo dopo aver ripetuto più volte frasi e scioglilingua che le contengono, il bambino potrà usarle autonomamente nell’eloquio spontaneo. 

Esercitarsi con costanza

La progressione che abbiamo illustrato (1. suono isolato 2. sillabe 3. parole che iniziano con quel suono 4. parole che contengono quel suono 5. frasi 6. scioglilingua 7. automatizzazione) vale per ogni suono su cui vogliamo lavorare. Ci sono bambini che automatizzano nel giro di alcuni giorni, altri che impiegano varie settimane; è del tutto normale

Ricordiamoci di dedicare una piccola parentesi quotidiana al “giochino delle parole”, basteranno anche dieci minuti al giorno.

Il bambino saprà che sta lavorando per imparare a parlare meglio ma che non è in discussione la sua abilità di comunicatore.

Non mettiamolo in imbarazzo chiedendogli di correggersi o di “ripetere bene” quello che ha detto se prima non abbiamo consolidato la pronuncia attraverso il gioco, per tutto il tempo necessario.

Scarica lo speciale

Attività Montessori

Grazie!

Controlla la tua casella di posta elettronica, tra qualche minuto riceverai il PDF. Se non trovi il messaggio nella posta in arrivo, controlla nella cartella di posta indesiderata.

Buona lettura

Il team di Uppa

SPECIALE

Attività Montessori

Una raccolta di attività ispirate al metodo Montessori da preparare in casa con oggetti di uso quotidiano

Scarica il PDF

Speciale

Attività Montessori

Una raccolta di attività ispirate al metodo Montessori da preparare in casa con oggetti di uso quotidiano

Scarica il PDF

Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/educazione/linguaggio-e-scrittura/difficolta-fonologiche-quando-e-come-intervenire/

Giochi Logopedici

Giochi logopedici: esercizi per insegnare il linguaggio ai bambini

Il gioco è fondamentale anche in una terapia del linguaggio. La logopedista ci parla dei giochi logopedici che si possono fare con un bambino che ha un disturbo specifico del linguaggio

Giochi logopedici

Ogni terapia logopedica che si rispetti, quando si tratta di bambini, è costellata di giochi logopedici. Per i bambini il gioco è fondamentale, non solo ai fini del divertimento, il logopedista sfrutta il potere di questo strumento per insegnare il linguaggio.

Generalmente le sedute di logopedia si svolgono per circa 50 minuti, in cui il logopedista varia continuamente giochi per non annoiare il bambino e, soprattutto, per sfruttare tutto il tempo che ha a disposizione per insegnare quante più cose possibili.

Fermo restando che ogni caso è a se stante e che esistono una miriade di situazioni diverse da cui dipende la scelta di determinati esercizi su altri, di seguito vi riporto un tipico programma logopedico che io personalmente ho eseguito, con un bambino con un disturbo specifico del linguaggio.

Non dimenticate che ogni professionista ha un suo metodo riabilitativo e che non sempre esistono linee guida precise se non per particolari condizioni cliniche come l’autismo, i disturbi cognitivi, i disturbi di apprendimento etc.

Giochi logopedici – fase 1 –

Cercare in un sacco pieno di oggetti quello richiesto solo attraverso il tatto. Questo esercizio allena la stereognosia, ovvero la capacità di riconoscere un oggetto dalle sue caratteristiche fisiche senza aiutarsi con la vista. È molto importante per l’attenzione, la memoria e la motricità della mano.

Soffiare, gonfiare le guance, sorridere e sporgere in avanti le labbra, far ruotare la lingua e altri movimenti della muscolatura facciale. Questi esercizi servono a rafforzare i muscoli e a stimolare la comprensione di ordini semplici.

Questi esercizi sono validi anche quando si trattano bambini con problemi di deglutizione o che hanno poco tono muscolare per aver usato il ciuccio troppo a lungo.

È utile anche avere un quaderno con delle immagini relative ad ogni movimento da fare ed è buona norma eseguire questi esercizi per pochi minuti varie volte al giorno, non solo durante la seduta di logopedia, ma anche a casa.

  • Respiriamo e rilassiamoci!

Esercizi di respirazione e rilassamento: servono semplicemente a creare calma e fiducia nel piccolo e ad insegnargli il modo più corretto di respirare.

  • Puzzle, memory, costruzioni e altri giochi di logica

Stimolano globalmente la sfera cognitiva, la memoria, l’attenzione, il ragionamento logico, la coordinazione, sono giochi completi e che, fortunatamente, piacciono un sacco a tutti i bambini.

In particolare con i puzzle il bambino deve, per ogni pezzo da sistemare, decidere qual è la giusta inclinazione e rotazione da dare al pezzo da sistemare, immaginare la figura completa prima di mettere il pezzo, riconoscere la forma adatta e coordinare la mano per posizionare la figura: avreste mai detto che si fanno tutte queste cose con un solo pezzo di puzzle nelle mani?! Successivamente si passa alla stimolazione vera e propria del linguaggio, che è già nettamente migliorato perché un bravo logopedista sfrutta ogni attività per insegnare, anche creando una semplice situazione di dialogo, chiedendo di raccontare qualcosa tra un gioco e l’altro (es: “ho saputo che ieri hai passato la giornata dai nonni, cosa avete fatto? Ti sei divertito?” la complicità dei genitori è importantissima).

Giochi logopedici – fase 2 –

Chiediamo al genitore di fornirci un quaderno nuovo e delle foto di persone care o situazioni particolarmente piacevoli per il bambino. Il gioco consisterà nel denominare le persone migliorando sempre di più la qualità della parola.

Ritagliate o disegnate immagini diverse che il bambino potrà denominare, potete dedicare una pagina per ogni immagine (ad esempio una pagina di fiori, una pagina di gatti etc.) in modo che possa conoscere varie tipologie della stessa parola.

Ritagliate dai volantini o dalle riviste delle immagini da dividere in categorie (ad es. cose dolci, cose salate, verdure, carne, indumenti, animali, piante etc.)

Contiene immagini di tutti i tipi suddivise per fonema, quindi tutte le parole con la “s”, la “t”, la “b” eccetera, a seconda di quali sono i fonemi deficitari. Spesso è necessario seguire un criterio nell’introduzione dei fonemi, specie quando il bambino non ne pronuncia quasi nessuno, seguendo l’ordine di acquisizione normale.

Il quaderno dei fonemi prevede varie sezioni in base alla fase di acquisizione: Inizialmente si insegna a pronunciare i fonemi che si trovano all’inizio della parola, supponiamo per esempio di voler insegnare a pronunciare correttamente il fonema “s”, scriveremo tutte le parole che iniziano con quella lettera fatte di 2 sillabe senza gruppi di consonanti (ad es.

SOLE – SALE – SACCO), successivamente si introdurranno sillabe in più (ad es. SALONE – SAPONE – SEMINO), poi si passerà alle parole che contengono la lettera (ad es. CASA – MUSICA – VASINO), ancora si andrà avanti con i gruppi di consonanti (ad es. CASCO – POSTA – MESTOLO). Una volta assodato che il bambino padroneggia il fonema si passa alle frasi (ad es.

SERENA SALTA SUL LETTO SENZA SOSTA).

È importantissimo che il logopedista, nella fase di apprendimento dei fonemi, mostri al bambino il corretto posizionamento della bocca e della lingua.

Questo si fa con l’uso di uno specchio posizionato davanti al bambino: il logopedista è alle sue spalle, mostra al bambino il modo giusto, facendogli sentire bene la letterina e inviterà in bambino a ripetere, senza però insistere per non creare disagio e disappunto.

Questo perché inizialmente il bambino non sarà in grado di imitare perfettamente il suono, perciò l’insistenza può solo scoraggiare, ma con allenamento e volontà non appena riuscirà, almeno una volta, a pronunciarlo nella maniera corretta l’80% del lavoro sarà fatto!

Giochi logopedici – fase 3 –

Attraverso immagini, oggetti da combinare, o libri appositamente pensati è possibile stimolare il bambino ad ampliare la frase aggiungendo sempre più elementi grammaticali fino ad arrivare alla narrazione di fatti e storielle. Con la lettura i bambini imparano nuove parole e imparano la giusta costruzione delle frasi. I racconti stimolano la creatività e l’attenzione.

  • Ampliamento del vocabolario

Con libri, storie, immagini e app educative è possibile aiutare il bambino a conoscere sempre più parole per arricchire il suo lessico e permettergli di saper usare la parola giusta al momento giusto.

Dopo la terza fase il logopedista può decidere se procedere con la terapia, ridurre gli incontri o lasciare che il bambino prosegua con gli esercizi solo a casa per poi tornare solo per il controllo.

Questa scelta non dipende solamente, come potete immaginare, dalla particolare situazione o dalla patologia, ma dipende anche dal livello di collaborazione fornito dal genitore.

Un genitore non dovrebbe mai cercare di sostituirsi al professionista, che sia un medico, un terapista o un insegnante, ma non deve nemmeno avvenire il contrario. Per il bene del bambino e per la buona riuscita della terapia è importante la coordinazione, la fiducia e la collaborazione reciproche.

gpt inread-altre-0

Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/giocare-e-crescere/giochi-logopedici.html

Gravidanza
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: