Genitori con troppe pretese

9 motivi per cui un adolescente ti dice “ti odio”

Genitori con troppe pretese

Due parole che fanno male come una coltellata al cuore.

Nel momento in cui i nostri figli le pronunciano noi genitori ci sentiamo davvero tristi e iniziamo subito a chiederci cosa abbiamo sbagliato o cosa abbiamo fatto di così grave da meritarci questo trattamento da nostro figlio.

“Perché mio figlio adolescente mi dice che mi odia?” ecco una delle domande che ricevo dai genitori che hanno scaricato il mio video corso gratuito o che partecipano alle sessioni di family coaching.

Oggi, con questo articolo, vorrei spiegarti meglio quali sono le 9 ragioni più comuni che spingono gli adolescenti a dire “ti odio” ai propri genitori e come puoi lavorare su te stesso per evitare che tuo figlio arrivi a provare questa emozione.

Motivo n.1- Le tue aspettative nei suoi confronti non sono realistiche

Ogni genitore che si sente urlare “ti odio” dal proprio figlio dovrebbe chiedere a se stesso “che tipo di aspettative ho nei confronti di mio figlio rispetto a ciò che è davvero capace di fare in questo momento della sua vita?”.  In generale farsi delle aspettative non va mai bene in quanto porta noi genitori ad essere spesso delusi e conduce i nostri figli a non sentirsi mai giusti.

Tutti i ragazzi sono unici e hanno proprie tempistiche e proprie ambizioni, il compito del genitore è rispettare e accogliere questa unicità.

  Quando il genitore, invece, ha delle aspettative troppo irrealistiche rischia di mettere sotto pressione il proprio figlio che, sentendosi inadeguato per soddisfare quelle aspettative, finisce per opporre resistenza e provare “odio”.

Ad esempio se tuo figlio o tua figlia hanno sempre preso 9 e 10 alle elementari, poi alle medie arrivano a casa con un 6 o un 7, tu come reagisci? Sei in grado di accogliere questa nuova realtà oppure la respingi chiedendo a tuo figlio di soddisfare un’altra aspettativa che in quel momento è per lui o lei difficile da soddisfare? Ti lascio riflettere.

Motivo n.2 – Parli e chiedi troppo

Una cosa fondamentale nella relazione con il tuo adolescente è di avere un dialogo aperto da entrambe le parti, ossia un dialogo in cui ognuno può sentirsi libero di esprimere le proprie opinioni senza sentirsi aggredito.

Se chiedi troppo a tuo figlio o a tua figlia, allora gli dai fastidio perché la conversazione, da dialogo, si trasforma in un’interrogazione.

Hai mai notato che a volte i ragazzi iniziano a parlare e poi si interrompono e non vogliono più dirci ciò che stavano per dirci? Questo accade quando noi genitori dirottiamo il dialogo perché siamo troppo concentrati su ciò che vogliamo sapere piuttosto che su ciò che loro vorrebbero dirci.

Bene questa è una cosa che gli adolescenti davvero odiano, ed è per questo che senza troppi mezzi termini esprimono il loro sentimento in quel momento.  Se ascolti veramente tuo figlio, senza pensare a cosa chiedere dopo o a cosa rispondere, automaticamente gli lasci la possibilità di aprirsi quanto desidera senza sentirsi forzato.

Motivo n.3- Li stai criticando troppo spesso durante il giorno

Gli adolescenti, soprattutto tra i 13 e i 17 anni, soffrono di forti sbalzi ormonali che li portano ad essere nervosi e reagire ad ogni sfida con rabbia e resistenza. Per tale motivo hanno spesso delle giornate NO in cui non hanno voglia di fare niente tutto il giorno.

Il genitore vive questa realtà con grandissima frustrazione e di solito reagisce impartendo continui ordini come “metti a posto la camera”, “fai i compiti”, “smettila di essere così pigro”.

In questi casi l’adolescente pronuncia le parole “ti odio” perché le continue critiche lo fanno sentire molto insicuro e per questo cerca di esprimere la sua rabbia e il suo desiderio di essere approvato scegliendo però la strada più brutta ..

ossia scagliandosi con rabbia contro il genitore.  In questi casi, per evitare che ciò accada, basta che il genitore si focalizzi su ciò che va bene oltre che su ciò che non va bene in modo che si crei un equilibrio tra la critica e l’approvazione.

Ovviamente ciò non significa fare i complimenti al figlio o alla figlia tutto il giorno, però significa spostare il focus, sia tuo che del ragazzo, da ciò che non sta andando in quel momento a cosa invece sta andando e che genera gioia.

Motivo n.4 – Non si sentono importanti

La domanda è come fai a farli sentire importanti? Spesso i ragazzi, durante i nostri campus, ci dicono che non si sentono ascoltati perché i genitori hanno sempre qualcosa da fare.

Per questo io ti chiedo: tuo figlio riceve attenzione di qualità da te o sei sempre molto impegnato con mille cose? Avete dei momenti di qualità insieme? Prova a chiederti magari come lui o lei vede il vostro rapporto, chiediti se magari pensa che stai troppo al telefono oppure se ti dice che vorrebbe stare più con te. E’normale che ci siano momenti in cui loro vorrebbero attenzione e noi genitori non possiamo dargliela, in quel caso, per non generare nessuna ferita, basterebbe rispondere dicendo che adesso non hai tempo ma più tardi lo farai. Ovviamente dopo aver fatto una simile promessa è fondamentale che tu la mantenga perché altrimenti ecco che perdi la tua credibilità e che si genera “l’odio” da parte di tuo figlio o tua figlia.

Motivo n.5 – Lo metti spesso in imbarazzo

Ti è mai successo che magari eri in macchina con tua figlia o figlio e le sue amiche o amici e hai detto qualcosa che per te è normale senza però renderti conto che dicendola hai messo tuo figlio o tua figlia in imbarazzo? Hai mai ricevuto la risposta comedai mamma, dai papà” oppure sguardi assassini che sembrano vogliano disintegrarti all’istante? Essere messi in imbarazzo è una di quelle cose inaccettabili per gli adolescenti quindi stai molto attento come genitore a non metterli in imbarazzo, a non parlare negativamente di loro di fronte agli altri, a non usare le parole che fanno parte della vostra quotidianità davanti ai loro amici o fidanzati.

Motivo n.6. Non si sentono abbastanza nei tuoi confronti

E’ molto probabile che durante l’adolescenza tuo figlio porti a casa degli amici e che magari questi amici non ti piacciano perché si vestono e si comportano in modi troppo lontani dai tuoi standard e dal tuo stile.

Lo stesso vale per le scelte di tuo figlio o di tua figlia, magari potrebbero fare scelte molto diverse da come sei tu. Questo però non dovrebbe mai essere giudicato troppo severamente, soprattutto se si tratta solo di stile e di gusti e non di vizi nocivi.

Spesso i ragazzi ci riferiscono che sentono “di non andare mai bene” per i propri genitori. Ti sei mai chiesto quante volti disapprovi tuo figlio? E non parlo solo con le parole ma anche con gli sguardi e con i gesti! Il tuo corpo parla chiaramente e i ragazzi, anche se non sembra, sono molto sensibili.

Se si accorgeranno di essere sempre disapprovati è ovvio che si genererà odio nei tuoi confronti. Ciò che puoi fare è  ricordarti di dirgli spesso: “amore sono le tue scelte, ti voglio bene cosi come sei”

Motivo n.7 – Non ti fidi di loro e quindi eviti di dargli responsabilità

Quante volte fai delle cose per tuo figlio invece di dargli la responsabilità delle sue azioni? La domanda che ti puoi fare è: “non voglio che faccia delle cose perché non mi fido che lui o lei le faccia bene? Oppure faccio io per lui/lei perché altrimenti non lo fa?”. In entrambi i casi io ti dico che, se un adolescente, il cui scopo è capire se può “camminare con le sue gambe nella vita”, si vede negata la possibilità di essere messo alla prova dai suoi stessi genitori, allora inizia a sentirsi insicuro e quindi a provare odio verso quella persona (madre o padre) che non gli sta permettendo di crescere.  E’ importantissimo capire se stai facendo troppe cose al posto di tuo figlio o di tua figlia e se magari è arrivato il momento di lasciarli fare da soli con tutti i loro sbagli.

Motivo n.8- Non chiedi mai scusa

Per la generazione di cui facciamo parte noi genitori, spesso non c’era spazio per l’intelligenza emotiva, per gli abbracci e soprattutto non esisteva l’abitudine di chiedere scusa ai figli in quanto questa azione veniva giudicata come una “perdita di autorità”.

Oggi però le cose sono molto diverse e, grazie ai tanti studi, è stato ormai confermato e provato che chiedere scusa ai nostri figli quando sbagliamo è fondamentale.

Infatti, ammettere i propri sbagli, non solo ci fa guadagnare rispetto e fiducia da parte dei nostri figli ma ci rende anche degli ottimi esempi da seguire ai loro occhi.

Se sei solito rispondere male o sclerare quando hai delle giornate no senza chiedere mai scusa per le tue esplosioni di rabbia, allora è ovvio che tuo figlio o tua figlia sentano il peso di questa ingiustizia e inizino a provare “odio” nei tuoi confronti. Se non chiedi mai scusa ai tuoi figli, non aver paura di cominciare, vedrai che ottimi risultati otterrai.

Motivo n.9 – Ti dimentichi che tuo figlio o tua figlia stanno crescendo

Se pensi che tuo figlio ti odia solo perché lo dice spesso, ricordati che è sempre un adolescente e che si trova in una fase di crescita molto particolare.

Un periodo della sua vita in cui sta scoprendo il mondo, sta costruendo la sua identità e ogni giorno è preso da mille pensieri che riguardano le sue relazioni e il suo futuro.

Allo stesso tempo vive cambiamenti ormonali molto forti che condizionano il suo umore e il suo stato emotivo.

Quindi nei momenti in cui tuo figlio ti urla “ti odio” cerca di scoprirne il motivo, lavora sui punti che abbiamo spiegato sopra e vedrai che le cose andranno molto meglio.  Essere genitori è un lavoro continuo, una crescita continua, ecco perché “rimanere aperti ad imparare dai figli” è un punto importante della nostra crescita di genitori.

Spero che questo articolo ti sia stato utile, lasciami un commento o inviami un’email per raccontarmi la tua esperienza e i tuoi progressi. Leggo sempre tutti i messaggi che ricevo!

Nan CoosemansFondatrice Younite

Youth Trainer e Family Coach

Источник: https://www.youniteonline.com/it/adolescenza/mio-figlio-mi-odia/

Genitori e figlio primogenito: come evitare gli errori più comuni

Genitori con troppe pretese

Un vademecum contro: manie di perfezionismo, eccesso di responsabilizzazione, iper-protezionismo, elevate aspettative.

Si dice che con la nascita del primo figlio nascono anche i genitori. Sono, infatti, proprio i primogeniti ad introdurre i neo-genitori al mondo delle cure e dell’accudimento.

Questa naturale fase di inesperienza è per gli adulti solitamente carica di ansie che spesso tendono a ridimensionarsi con l’arrivo dei figli successivi.

Stando ad alcune rilevazioni, sembra che già con il secondogenito i genitori si mostrino più tranquilli e sicuri di sé, grazie all’indiscutibile fase di rodaggio vissuta sulla pelle del primo nato.

In altri termini, accanto alla novità di scoprirsi genitori, sono in agguato anche le probabilità d’incorrere in sbagli madornali. Pertanto, se anche tu sei interessato ad approfondire le questioni che hanno a che fare con le relazioni tra genitori e figlio primogenito e come evitare gli errori più comuni nell’educazione, questo articolo potrebbe tornare utile.

Se, infatti, le famiglie numerose, in genere, possono mettere quel pizzico di allegria in più, in quanto spesso sembra di stare all’interno di una squadra, è pur vero che il menage può anche diventare assai complesso da gestire.

Per cui, potrebbe verificarsi che i fratelli più grandi vengano chiamati a ricoprire dei ruoli para-genitoriali.

Se da un lato ciò porterà a sviluppare nel primogenito competenze pro-sociali ed empatiche, è anche vero che si potrebbe rischiare di essere troppo esigenti e di bruciare le tappe sane della crescita.

È vero che i primogeniti sono i più grandi della “nidiata”, ma sono pur sempre figli, con tutti i diritti della propria età. Ok, quindi, al gioco di squadra, allo stile cooperativo e alla responsabilizzazione dei più grandi, per sviluppare l’apprendimento per imitazione nei più piccoli, ma senza esagerare.

Eccesso di responsabilità

Come poc’anzi accennato, il rischio frequente nel quale possono incorrere i genitori nell’educazione del figlio primogenito è quello di eccedere nella responsabilizzazione.

Alzi la mano chi non ricorda di avere, almeno una volta nella vita, sentito pronunciare da un genitore questa fatidica frase: “Dai il buon esempio almeno tu che sei il più grande!”. Un ammonimento che carica il primogenito di un doppio fardello, verso se stesso, ma anche verso i fratelli più piccoli che spesso prendono lui come esempio.

Un incitamento che potrebbe far sentire il primogenito sotto l’occhio del ciclone. Che fare, dunque, per evitare che un figlio venga preso troppo di mira?

In prima battuta, invece di far pesare la differenza di età, un’opportunità da prendere in considerazione potrebbe essere quella di trasformarla in qualcosa di buono, come ad esempio sottolineare gli aspetti positivi legati all’essere più grande. Si potrebbe, quindi, spostare l’attenzione sulla maggiore libertà di scelta di cui gode il figlio maggiore rispetto ai fratelli piccoli; ciò lo aiuterà a non vivere come una condanna gli anni di differenza.

Una possibilità ulteriore da vagliare, se i figli sono abbastanza cresciuti, potrebbe essere di lasciare che sbrighino le faccende tra loro in autonomia ed evitare di fare il genitore troppo interventista a difesa dei figli più piccoli di età. È vero, infatti, che i cuccioli di “casa” tendono a fare maggiore tenerezza, ma attenzione a lasciarsi intenerire troppo, visto che spesso capiscono bene come manipolare tutti.

Altrimenti si potrebbe pensare ad un intervento volto a rammentare a ciascuno il proprio ruolo; se, ad esempio, al rientro a casa il salotto dove la famiglia è solita riunirsi la sera per vedere la tv, è in uno stato di caos totale tra giocattoli, libri e quaderni, una reazione genitoriale equilibrata potrebbe essere quella di richiamare ognuno dei figli a risistemare la stanza per quanto di propria spettanza. Anche i piccoli, infatti, possono imparare a riporre i giocattoli nel cestone una volta che il gioco è finito.

Iper-protezionismo

Contrapposta alla iper-responsabilizzazione c’è poi l’iper-protezione del primo nato, specie nell’iniziale periodo di vita. In questo caso, il genitore tende ad abbattere ogni ostacolo e a rimuovere qualsiasi intoppo dal percorso del figlio, evitando così che sperimenti la frustrazione del fallimento.

Se, in prima battuta, un mondo ovattato e al riparo da cattive esperienze potrebbe apparire molto rassicurante, è anche vero però, che così facendo, si privano i figli delle lezioni più importanti dell’infanzia. Gli intralci tolti dal loro cammino sono, infatti, occasioni mancate di crescita.

Come fare ad arginare questa eventuale inclinazione?

Una possibilità potrebbe essere quella di proiettarsi nel futuro e immaginare il figlio, ormai adulto, ancora dipendente dai genitori e incapace di assolvere alle mansioni del vivere quotidiano, con conseguente scherno dei suoi pari.

Dinnanzi a questo scenario, si è poi così sicuri di voler continuare a trattare il figlio come un bambinetto? Credo proprio di no, anche a dispetto delle paure incombenti dei nostri giorni come bullismo, droghe, sostanze chimiche tossiche, acari portatori di malattie, violenze, abusi e via di questo passo.

Elevate aspettative

Un altro spettro dal quale guardarsi è il carico di aspettative di cui, più o meno volontariamente, ogni genitore può essere portatore.

Se, ad esempio, al genitore fosse stata preclusa, per i motivi più disparati la possibilità di studiare, è molto probabile che al figlio, specie se primogenito, venga passato questo simbolico testimone nella staffetta della vita. Della serie “visto che io non ho potuto studiare, fallo tu al posto mio”.

Se questa eredità venisse trasmessa, senza tenere in alcun conto le naturali inclinazioni del figlio, si rischierebbe una forzatura inutile, oltre che dannosa.

Come fare ad arginare questa, seppur comprensibile, eventualità? Una chiacchierata col figlio a cuore aperto consentirebbe di guardare in faccia le cose per quelle che sono. Se, infatti, la passione del figlio è per le scienze naturali, inutile tentare d’indirizzarlo verso corsi di studio di storia e filosofia a cui si sarebbe voluto iscrivere il genitore.

Se, invece, non è questo il problema, vale a dire che al figlio è stato concesso di scegliere il proprio percorso di studi in autonomia, ma poi si pretende che sia sempre il primo della classe, è bene sapere che anche questo atteggiamento, a lungo andare, potrebbe innescare nel figlio la cosiddetta ansia da prestazione. Infatti, se è vero che il disinteresse verso l’operato dei figli non è certo di stimolo per una loro buona riuscita nella vita, è altrettanto vero che pretendere troppo o il massimo, sempre e comunque, è altrettanto deleterio. I figli sono esseri imperfetti come, del resto, i genitori e la vita non è solo una gara competitiva, ma una palestra dove crescere e perfezionarsi, senza però pensare di poter arrivare sempre al traguardo per primi. Quindi, incitare a fare sempre un po’ meglio sì, ma nella consapevolezza che nessuno è perfetto.

Perfezionismo

Come sopra accennato, un altro rischio sempre in agguato nell’educazione dei figli, specie se primi, è la pretesa spasmodica che arrivino a dei risultati eccellenti a scuola, come nella vita.

Per cui se oltre a pretendere una pagella da “genio della lampada” in tutte le materie, ti dovessi scoprire a pretendere da tuo figlio performance sublimi nello sport, nella vita sociale e di relazione e nella carriera lavorativa, la cosa da fare potrebbe essere interrogarsi sul perché di queste tue pretese.

Spesso, stando a chi si trova quotidianamente a dipanare matasse familiari complesse, l’ansia della perfezione viene trasmessa da genitori vittime di proprie insicurezze.

Quindi, in questo caso, molto meglio tentare d’indagare sul proprio vissuto di adulto, anziché rischiare di rendere i propri figli infelici per manie di perfezionismo.

Autorità o arrendevolezza?

Altro nodo cruciale nel rapporto tra genitori e primogeniti è il mix di regole e concessioni da elargire. Spesso, infatti, si sente dire che è merito dei primogeniti se i fratelli e le sorelle si sono trovati la strada spianata con i genitori.

Che vuol dire questo? Semplicemente che i genitori spesso rischiano di essere molto severi con il primo figlio e troppo arrendevoli con gli altri figli.

Per cui, quello che il primogenito si è visto negare o per il cui ottenimento ha dovuto sudare molto, risulta scontato per i fratelli e sorelle che, senza il benché minimo sforzo, ottengono lo stesso risultato in minor tempo.

Un esempio per tutti può essere rappresentato dalla trattativa volta all’ottenimento della macchina per uscire con gli amici la sera.

In questo caso, se ci si accorge di aver tenuto comportamenti diametralmente opposti nel corso del tempo con i propri figli, a discapito del primogenito, forse è meglio limitarsi a prenderne atto, facendo leva sulla paura di cui si può essere preda nel vedere i propri figli diventare grandi.

Per cui visto che, per forza di cose, è il primogenito a varcare per primo la soglia della maggiore età, sarà inevitabile che sia lui a pagare lo scotto più forte di questo passaggio generazionale.

Diritti di “fratellanza e sorellanza”

In tema di diritto di famiglia, accanto ai diritti dei bambini di cui in più di una occasione abbiamo avuto modo di occuparci, ci sono i diritti dei figli, ma anche i “diritti di fratellanza e sorellanza“, di cui non vi è menzione nei Codici di legge, ma nella pronuncia di cui si dirà nel prosieguo e di cui tanto si sta parlando. A “sdoganare” questi diritti di recente conio è stata un’ordinanza risalente al 2018 [1] al cui interno si cita il seguente principio: «la tutela del diritto fondamentale di sorellanza e fratellanza impone che nel caso di separazione dei genitori, i fratelli e le sorelle debbano essere collocati presso il medesimo genitore, salvo che emerga la contrarietà in concreto di tale collocamento al loro interesse» [2].

Nel caso di specie sopra citato e risalente al 2018, invece, la figlia minore veniva collocata in prima battuta presso il padre, lontana quindi dalla madre e dalla sorella maggiore.

In sede di audizione della minore infradodicenne, però, veniva appurata la sua volontà di convivere presso la madre insieme alla sorella con la quale esisteva un rapporto affettivo importante e di reciproco sostegno.

Veniva, infatti, accertato che il legame con la sorella maggiore costituiva il riferimento affettivo più rilevante e stabilizzante per la minore.

Pertanto, laddove non vi siano ostacoli, il giudice deve preferire la collocazione di fratelli e sorelle presso il medesimo genitore, salvo che non venga avanzata una diversa richiesta.

Di Maria Teresa Biscarini

[1]

Источник: https://www.laleggepertutti.it/304035_genitori-e-figlio-primogenito-come-evitare-gli-errori-piu-comuni

Come gestire dei genitori invadenti

Genitori con troppe pretese

In un mio precedente articolo ho spiegato cosa si intende per Genitori Elicottero, cioè quegli adulti genitori che assillano, intervengono, sono sempre presenti e pressanti sui figli, eseguono al posto loro i compiti che invece toccherebbero al piccolo, ossessionano talmente tanto i loro figli da non lasciarli fare nulla da soli, col rischio che tali bambini si trasformeranno presto in adolescenti e poi giovani adulti fobici, ansiosi ed incapaci di sostenere alcuna frustrazione, incapaci nell’arte del sapersi arrangiare e districare nelle varie difficoltà o problemi, incapaci a risolvere i loro problemi con le loro sole forze e capacità, perché non hanno mai sperimentato nulla da soli e quindi pensano di non saper far nulla senza i loro genitori accanto.

In tale modo si sviluppa una delle forme della genitorialità eccessiva che altro non è che un’invadenza anormale, che va oltre il ruolo imposto alla famiglia diventando questa o una prigione per chi condivide ancora alo stesso tetto o comunque un sistema di controllo, intrusione, gestione, che non permette ai figli di diventare autonomi ed indipendenti.

Tali condizioni sono inoltre sfavorenti lo sviluppo e la crescita educativa, maturativa e formativa del bambino, che ne rimane fortemente condizionato, soprattutto dal ruolo materno, anche quando se ne è andato da casa e si è fatto una sua famiglia, la madre sarà sempre presente come u’ombra costante anche quando non c’è.

Queste sono condizioni patologiche, dove il rapporto crea tra i genitori e figli e la famiglia che questi costruiscono (a fatica se in maniera indipendente se non addirittura seguendo i consigli genitoriali anche sulla scelta della futura/o consorte) sono rapporti disfunzionali, morbose, anormali, e fortemente distruttive di una serenità di tutte le parti, sia per chi la subisce sia per chi non ottiene il massimo controllo sperato inventandosi sempre più scuse e subendo il rifiuto come un rigetto della persona stessa, creando ansia che genera ancora più comportamenti morbosi.

Vi sono però dei casi in cui i genitori non hanno un’invadenza di tipo patologico ma pur sempre rimangono invadenti, indiscreti, inopportuni, irriguardosi verso la privacy e la libertà della coppia che il figlio o i figli si sono creati.

Come risolvere il problema senza creare delle rotture

I genitori sono spesso di grande aiuto economico, quindi hanno una forza morale ricattatoria che vincola i figli all’eterna riconoscenza peggio delle catene, instaurando dei forti sensi di colpa ogni volta che i figli cercano di prendersi degli spazi soltanto per sé.

Al riguardo va precisato che è un dovere civile e morale di un genitore prendersi cura dei figli, anche in forme che oltrepassano il puro mantenimento, e qualunque regalia non deve essere fatta con l’intento del ricatto perenne ma per pura generosità, in tal modo non si creano disguidi ne vincoli psicologici ricattatori.

In tal caso ogni donazione o elargizione fatta dai genitori è buona cosa che sia preceduta da dei patti chiari fin dall’inizio in modo tale che il ricatto non abbia spazio ed i figli si sentano liberi da sensi di riconoscenza che vanno ben oltre il riconoscere la pura e sola gratitudine.

Altra situazione si verifica quando i genitori, al fine di prendersi cura del figlio magari anche troppo cresciuto, intervengono al suo posto, decidono per lui/lei, risolvono i suoi problemi e si offrono di fare delle cose al posto dei figli.

Anche in tale caso l’atto generoso può trasformarsi in atto ricattatorio, ma tutto sta nel mettere delle regole ben precise e definite sin dall’inizio, o comunque da quando il figlio ha la capacità di comprendere il valore degli atti e le eventuali conseguenze e responsabilità.

In tal caso i figli dovranno scegliere la via più difficoltosa dell’arrangiarsi da soli in modo tale da escludere a priori ogni ingerenza, se hanno reale necessità dovranno stabilire che si tratta di un aiuto che vorrà restituire o una donazione ma senza conseguenze ricattatorie per il futuro.

La chiarezza dei patti risolve preventivamente ogni problema riconducibile ad una errata interpretazione dei fatti o ad una scusante fatta sotto mentite spoglie.

Genitori troppo invadenti creano figli molto ansiosi

È un gesto naturale e spontaneo che i genitori si preoccupino dei figli e del loro futuro e spesso l’invadenza è dettata unicamente dalla premura di non vederli soffrire o di non fare scelte sbagliate.

Però i figli non si possono proteggere da tutto e mettere sotto una bolla dorata, in tal modo si impedisce al piccolo di diventare grande ed adulto.

Sofferenza, delusioni, fallimenti, tradimenti, perdite …. sono tutte situazioni che fanno parte della vita e come tali devono essere affrontate pena l’incapacità di affrontarle per sempre.

La madre o il padre che vogliono sostituirsi al figlio, prendendo le decisioni per lui o risolvendogli tutti i problemi rischiano di far diventare i figli, oltre che incapaci ad arrangiarsi da soli, anche troppo critici verso sé stessi perché non conoscono le loro potenzialità, quindi ogni cosa supera le loro possibilità (anche se in realtà ciò non è vero), fino ad arrivare a veri e propri stati d’ansia e, nei casi più gravi, alla depressione.

A confermare quello che diversi di noi hanno sperimentato sulla propria pelle, arriva una ricerca, molto dettagliata, condotta dalla National University of Singapore e pubblicato sul Journal of Personality.

I ricercatori hanno messo sotto osservazione per quattro anni, dal 2010 al 2014, 263 bambini, che avevano sette anni all’inizio dell’esperimento.

Il primo anno sono stati sottoposti a un test per capire quanto fossero invadenti i loro genitori.

Mentre i piccoli dovevano completare un puzzle, le mamme e i papà erano liberi di intervenire ogni volta che, secondo la loro esperienza, il proprio figlio avesse bisogno di un loro aiuto.

Ai comportamenti è stato attribuito un punteggio su una scala dell’intrusività.

Alcuni genitori non hanno resistito e hanno guidato i loro bambini verso la soluzione, senza tenere conto delle idee dei figli.

I test sono stati poi ripetuti negli anni successivi. I risultati non lasciano spazio ai dubbi: il 60% dei piccoli, con genitori invadenti, si dimostrava molto critico verso se stesso con un aumento del rischio di sviluppare ansia e depressione.

I ricercatori suggeriscono ai genitori di partire dai punti di forza dei loro figli, e solo in un secondo tempo commentare insieme i loro eventuali errori, spiegando loro che sbagliare sia una opportunità per crescere.

Imparare l’equilibrio tra distanza e vicinanza

La meta ideale non è ovviamente diventare degli insensibili che si disinteressano dei problemi dei propri cari, ma raggiungere un’autonomia mentale ed emotiva che ci renda capaci da un lato di continuare normalmente le nostre attività, dall’altro di individuare di volta in volta qual è l’atteggiamento migliore da tenere col familiare: cioè se supportarlo (senza diventarne lo psicoterapeuta), se dare spazio al suo disagio o se lasciar correre.

Una meta che si può raggiungere solo se ci ricordiamo che relazionarci con i familiari senza colludere con le loro nevrosi non significa volergli meno bene.

Anzi, coi rapporti giustamente separati da ruoli e decisioni si instaurerà tra tutte le persone coinvolte più rispetto, più stima reciproca e più considerazione, ed ognuno percepirà il bisogno dell’altro come bisogno puro, incondizionato e si ritroverebbe anche il piacere di chiedere aiuto e di donare l’aiuto.

Certo quando i rapporti sono critici o devastati da troppe discussioni e rabbie irrisolte spesso l’astio diventa un elemento non solo separatore ma anche il sistema che impedisce una corretta comunicazione ed interrelazione.

Oppure la situazione si è imbrogliata talmente tanto che è difficile trovare l’inizio del filo per sbrogliare la matassa delle incomprensioni.

In tali casi può essere d’aiuto rivolgersi ad un Counselor famigliare che possa riportare una corretta comunicazione fra tutti in modo che tutti possano e debbano capire le ragioni degli altri e trovare anche il modo di vivere serenamente senza troppa invadenza.

Источник: https://www.marilenacremaschini.it/come-gestire-dei-genitori-invadenti/

Gravidanza
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: