Genitali delle femminucce: i problemi più comuni

Bambini e problemi ai genitali: 4 risposte ai dubbi più comuni

Genitali delle femminucce: i problemi più comuni

Uno dei testicoli del mio bimbo non è sceso: che cosa posso fare? Il mio bambino di otto mesi ha il pisellino chiuso. Mi hanno detto di provare piano piano a tirare giù la pelle: non sarà peggio? La mia bimba ha un problema di sinechie vaginali. Come si risolve?  Le risposte degli esperti ai dubbi più comuni delle mamme.

Il controllo dei genitali fa parte della routine dei bilanci di salute, perché possono esserci anomalie o condizioni particolari che, pur essendo fisiologiche, richiedono osservazione ed eventualmente piccoli interventi.

Nelle femmine, la condizione più comune sono le sinechie, cioè l'incollamento, delle piccole labbra della vagina, mentre nei maschi lo spettro delle anomalie è più ampio.

Oltre alla comune fimosi cioè al restringimento del prepuzio, che comporta difficoltà o impossibilità a scoprire il glande, condizioni più importanti sono l'ipospadia ovvero la malformazione dell'uretra con incurvamento del pene, il criptorchidismo o testicolo ritenuto che non scende nello scroto ma viene trattenuto a livello inguinale o addominale e il varicocele cioè la dilatazione delle vene testicolari.

“Sono casi che potrebbero portare a infertilità e per questo vanno diagnosticati precocemente e curati” commenta Antonio Spagnoli, responsabile dell'UO di chirurgia andrologica dell'Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma.

1. Uno dei testicoli del mio bimbo non è sceso: che cosa posso fare?

Fino a tre-quattro mesi d'età, l'indicazione è l'attesa: il testicolo ritenuto, infatti, può scendere da solo nello scroto.

Se questo non avviene, le indicazioni internazionali suggeriscono di intervenire per via chirurgica tra i sei e i 12 mesi (oppure dal momento della diagnosi, se viene fatta dopo).

Il trattamento con creme ormonali è in genere sconsigliato, perché non è efficace.

2. Alla visita di controllo è emerso che mio figlio, sette mesi, ha i testicoli “ad ascensore”. Che cosa significa? È grave?

A volte il testicolo non è propriamente ritenuto, ma retrattile (o “ad ascensore”), cioè dallo scroto periodicamente risale verso l'inguine.

Nella maggioranza dei casi, questa condizione è bilaterale, dipende da un'anomala attività di un muscolo inguinale e si risolve da sola con la pubertà.

Va comunque tenuta sotto controllo, perché un testicolo retrattile può trasformarsi in ritenuto o andare incontro a torsione.

3. Il mio bambino di otto mesi ha il pisellino chiuso. Mi hanno detto di provare piano piano a tirare giù la pelle: non sarà peggio? Ho paura che debba essere operato

Le cosiddette manovre di apertura sono sconsigliate, perché possono provocare dolore e non sono risolutive.

La prima cosa da fare è attendere, perché fino a quattro-cinque anni la fimosi è considerata fisiologica.

Dopo questa età, il trattamento prevede almeno due cicli di terapia locale con un unguento a base di steroidi e, se questo non funziona, un intervento correttivo (circoncisione) in sede ambulatoriale.

4. La mia bimba ha un problema di sinechie vaginali. Come si risolve?

L'attaccamento delle piccole labbra può essere totale o parziale ed è un fenomeno piuttosto comune. Spesso non dà problemi e si risolve da solo. Al massimo, si può applicare un olio o una crema lubrificante per favorire lo scollamento naturale.

A volte, però, si possono verificare difficoltà a urinare e ristagno di urina, con rischio di sviluppare infezioni.

In questi casi può essere necessario intervenire: il primo tentativo è fatto con creme a base di estrogeni, che sono spesso efficaci.

Se non funzionano, si ricorre a uno scollamento manuale, previa applicazione di un anestetico locale. Sempre importante evitare detergenti aggressivi.

*Risposte 1, 2 e 3 redatte con la consulenza di Antonio Spagnoli, chirurgo andrologo dell'Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma.

** Risposta 4 redatta con la consulenza di Adima Lamborghini, pediatra di famiglia. Per approfondire: articolo Labial Adhesions, su “Medscape”

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I bilanci di salute sono una serie di controlli che il medico effettua per valutare lo sviluppo psicofisico del bambino. Sono le singole regioni (a volte le singole Asl) a stabilire esattamente…

Guarda anche il video: l'igiene del neonato, come fare il bagnetto

Источник: https://www.nostrofiglio.it/neonato/cura-e-salute/bambini-e-problemi-ai-genitali-risposte-ai-dubbi-piu-comuni

Sinechie delle piccole labbra nelle bambine: cosa fare

Genitali delle femminucce: i problemi più comuni

Con il termine medico di sinechie delle piccole labbra si intende la fusione, parziale o totale delle piccole labbra che fanno parte dell’organo genitale esterno femminile.

In parole più semplici (quelle che potremmo utilizzare per spiegarci con una bambina) la “farfallina” è chiusa.

In alcuni casi questa fusione può quasi completamente chiudere l’apertura vaginale, lasciando solo un piccolissimo spazio da cui fuoriesce l’urina, mentre l’ingresso vaginale e l’imene non sono visibili.

E’ una patologia generalmente benigna che tende alla risoluzione completa e spontanea alla pubertà.

Per gentile concessione di The Hospital for Sick Children, Toronto – Canada

Bassi livelli di estrogeni

In alcune bambine predisposte, la scomparsa degli estrogeni materni, che avviene progressivamente dopo la nascita, provoca una secchezza cutanea che a sua volta favorisce la fusione delle piccole labbra.

Fattori infiammatori locali

Possono anche esserne la causa fattori infiammatori locali: scarsa igiene, ristagno di feci e di urine, dermatite nella zona del pannolino, uso di detergenti aggressivi, indumenti sintetici o poco traspiranti.

Qual è l’età più colpita

Proprio perché il basso livello di estrogeni è molto importante quale fattore predisponente, l’età più interessata è quella che va dai sei mesi di vita (quando gli estrogeni materni non sono più presenti) fino ai 7-8 anni (quando inizia la pubertà), con un picco di maggiore incidenza tra il primo ed il secondo anno di vita.

Nessuna  bambina alla nascita o alla pubertà presenta invece sinechie perché gli estrogeni (quelli che provengono dalla madre nel caso dei neonati, e quelli normalmente prodotti durante l’adolescenza) svolgono un ruolo protettivo.

Come riconoscerle

Proprio perché molto spesso sono totalmente asintomatiche, le sinechie possono non essere individuate se non si pratica un’ispezione dei genitali: vengono notate occasionalmente da un genitore durante il cambio del pannolino oppure dal pediatra durante le visite periodiche ai bilanci di salute che prevedono, tra i vari controlli, anche quello dei genitali.

In caso di sinechie, tra le piccole labbra che aderiscono tra di loro si può intravvedere solo una piccola linea centrale.

Quali sono i sintomi

Se la fusione è parzialenon è presente alcun sintomo.

Nei rari casi in cui le sinechie sono serrate o complete, è possibile che si verifichi un ristagno di urine e quindi un aumento del rischio di infezioni delle vie urinarie. Raramente è presente dolore in regione genitale, dovuto al fatto la pipì deve essere fatta sotto pressione per vincere la resistenza dovuta al passaggio più ristretto.

A volte la bambina più grandicella assume delle posizioni particolari quando urina per evitare di bagnarsi e può presentare dolore (e raramente anche sanguinamento) durante l’esecuzione di esercizi di ginnastica che prevedono la divaricazione forzata delle gambe.

Nel caso sia presente anche prurito è necessaria un’ attenta valutazione perché a volte le sinechie sono associate ad una patologia dermatologica chiamata lichen scleroatrofico, in cui la mucosa dei genitali si presenta sottile, atrofica e biancastra.

Possibili complicanze

Solo raramente una fusione totale può portare ad alcune complicanze:

  • infezioni delle vie urinarie;
  • dolore o infiammazione nell’area genitale;
  • perdita di urina tra una minzione e l’altra (una parte di urina resta infatti “intrappolata” nella vagina mentre la bambina fa pipì e fuoriesce successivamente).

Terapia delle sinechie

La terapia delle sinechie sarà definita dal Pediatra in base alla gravità della patologia e della sintomatologia associata.

Olio a base di vitamina E o germe di grano

Nei casi più lievi è possibile non fare niente ed attendere la risoluzione spontanea, applicando solo un olio a base di vitamina E o di germe di grano, cercando delicatamente di aprire le labbra.

Crema contenente estrogeni

Nei casi più severi invece è consigliabile applicare localmente con un cotton fioc sulla linea di fusione centrale delle piccole labbra una crema contenente estrogeni (Estriolo 0,01%) una volta al giorno per un periodo di 2-4 settimane, continuando ancora per pochi  giorni dopo l’apertura.

Non è consigliabile proseguire la terapia con estrogeni per più di sei settimane, mentre a volte è necessario praticare più di un ciclo.

Raramente con l’uso degli estrogeni possono essere presenti effetti collaterali quali irritazione attorno all’area genitale, una temporanea pigmentazione scura della stessa area, un piccolo sanguinamento al termine della terapia. Queste manifestazioni sono comunque non gravi e di breve durata e si risolvono spontaneamente.

Poiché spesso al termine del trattamento la fusione può ripresentarsi, è molto importante applicare l’olio per evitare la secchezza, continuando con una quotidiana e delicata manovra di apertura delle piccole labbra anche per alcuni mesi dopo che si è ottenuta l’apertura delle labbra con estrogeni.

Terapia chirurgica

Né una brusca manovra di apertura delle sinechie, né la terapia chirurgica trovano indicazioni nel trattamento della maggior parte delle sinechie. E’ importante ricordare che occorre evitare brusche manovre di apertura delle sinechie: potrebbero creare dolorose lesioni traumatiche alle piccole labbra.

Solo ed esclusivamente in presenza di sinechie serrate e di una grave sintomatologia acuta è necessario procedere allo “scollamento” chirurgico (generalmente in regime ambulatoriale o, talvolta, di day-hospital), dopo aver applicato una crema anestetica locale.

Prevenzione delle recidive

Per prevenire inoltre le possibili recidive è necessaria una accurata igiene, utilizzando detergenti particolarmente delicati ed evitando il ristagno di urine e feci nei pannolini.

Effetti sull’attività sessuale e la fertilità in età adulta

E’ importante ricordare che la fusione delle piccole labbra, anche se si ripresenta più volte, è una patologia benigna e non avrà conseguenze sulla futura attività sessuale o sulla fertilità.

Leggi anche Irritazione dei genitali femminili Come lavare i genitali dei bambini Corpi estranei in vagina

Источник: https://www.amicopediatra.it/malattie/sinechie-delle-piccole-labbra-nelle-bambine_genitali-femminili_malattie-apparato-genito-urinario/

Come comportarsi in caso di infezione urinaria?

Genitali delle femminucce: i problemi più comuni

Per un bambino piccoloil rischio di avere un’infezione urinaria è abbastanza alto; certo non come quello di avere un’infezione respiratoria o un’otite, ma sufficiente per considerare questo problema importante e metterlo sotto la lente d’ingrandimento dei genitori: circa il 3% delle femminucce e l’1% dei maschietti presentano un’infezione entro i 10 anni di età, ma la maggior parte di queste infezioni vengono nei primi tre anni di vita.

Batteri

Responsabili di queste infezioni sono i batteri, non i virus: abbiamo perciò delle buone armi in mano per combatterli, gli antibiotici.

Questi batteri entrano nell’apparato urinario sempre, o quasi, dall’esterno, dall’uretra.

Nella maggior parte dei casi il sintomo che porta al sospetto di infezione urinaria è, soprattutto nei bambini più piccoli, la febbre; una febbre spesso molto alta e senza altri sintomi.

Quando c’è febbre vuol dire che i batteri sono riusciti ad arrampicarsi lungo le vie urinarie fino al rene e ai bacinetti renali e si chiama perciò pielonefrite: una situazione più rischiosa di quella in cui i batteri si sono fermati nella vescica, detta cistite, che si presenta con un semplice bruciore nel fare la pipì, con uno stimolo frequente a urinare e, qualche volta, con un dolore sopra il pube, tutti sintomi che è difficile rilevare fino ai due anni.

Nel neonato i sintomi della pielonefrite sono più sfumati e subdoli e sta nel “naso clinico” del pediatra la capacità di sospettare l’infezione.

Il fatto è che, se i batteri arrivano nel tessuto renale, innescano un’infiammazione capace di danneggiare il rene stesso: e tanto più importante è questa infiammazione, tanto più a lungo questa persisterà e tanto maggiore sarà il danno.

Quando il danno c’è stato non si torna indietro e in quella sede si formerà pian piano una cicatrice, proprio come capita quando ci si fa una ferita sulla pelle; con l’unica differenza che la pelle è in grado di riformarsi più o meno come prima, mentre le strutture renali non hanno questa capacità.

Ecco perché se un bambino piccolo ha la febbre alta senza altri sintomi è importante fare un esame delle urine: quasi tutti i pediatri ormai hanno nel loro studio una strisciolina reattiva che, imbevuta di pipì, ci dà la risposta che vogliamo in pochissimi minuti.

Cosa fare?

Non è di regola necessario fare esami del sangue, che aggiungono poco a quanto già sappiamo dai sintomi o dall’esame dell’urina; neppure il ricovero in ospedale, a cui pure spesso si ricorre, è indispensabile, a meno che il bambino non sia piccolissimo (meno di un mese) o stia così male da farci sospettare uno “stato tossico” (abbandonato, poco reattivo, che vomita e non si alimenta).

Il più delle volte invece basta dare l’antibiotico giusto, per bocca.

Tutto sommato quindi si tratta di un trattamento abbastanza leggero, anche se un’infezione urinaria con febbre viene considerata un’infezione importante, come la polmonite: l’importanza è data dal fatto che conviene fare una diagnosi, e di conseguenza una terapia, quanto più precoce possibile per evitare che si formi quella famosa cicatrice.
Finita la cura, che durerà di solito da una settimana a dieci giorni, inizia il dilemma: che fare?

Reflusso vescico-ureterale

Per molti anni, seguendo alcune linee guida, i bambini piccoli che avevano avuto anche una sola infezione urinaria con febbre, venivano sottoposti a una profilassi, con dosi molto basse di antibiotici somministrate ogni giorno. Ma la medicina progredisce di continuo, si sa, e studi recenti ci dicono che questa profilassi non è indispensabile o, al massimo, può essere utile farla per qualche settimana, ma non per anni e anni come si faceva un tempo.

Infatti, se guardiamo agli esiti finali (guarigione completa o danno renale), non c’è differenza fra i bambini che la profilassi l’hanno fatta e quelli che invece non l’hanno fatta.
E poi ci sono gli esami.

Fino a poco tempo fa tutti pensavamo che fosse utile andare a guardare dentro le vie urinarie dei bambini che si erano ammalati di pielonefrite, questo per scoprire situazioni di rischio particolare che predispongono alle infezioni e che avrebbero potuto risolversi con provvedimenti chirurgici o medici.

In definitiva quello di cui si andava a caccia, in modo sistematico e talora spietato, era il temutissimo reflusso vescico-ureterale. Spietato, perché per cercarlo è necessario fare esami molto disturbanti per il bambino, oltre che somministrargli i raggi X, e questa non è una buona cosa, se non è necessaria.

Cosa non fare?

Ma, l’abbiamo già detto, la medicina cambia e va avanti, e negli ultimi anni sono cadute una a una le motivazioni per cercare il famigerato reflusso.

Prima si è chiarito che non è il reflusso il colpevole del peggioramento delle lesioni renali e dell’eventuale danneggiamento della funzionalità del rene, ma il danno viene dal sovrapporsi di infezioni non riconosciute in tempo o non ben curate.

Poi si è visto che operare i bambini col reflusso non cambia la loro “storia naturale” e non impedisce i danni permanenti del rene che per la verità sono veramente rari. Tanto più che nella gran parte dei casi questo reflusso tende a migliorare e a regredire del tutto spontaneamente. Poi, come già detto, è stata negata da studi recentissimi l’utilità della profilassi.

E allora perché cercare il reflusso, perché fare la temuta radiografia? E allora non va fatto nulla? Il buon senso dice che spesso basta un’ecografia dei reni e delle vie urinarie, fatta da un esperto ecografista: se risulta normale può escludersi la presenza di anomalie significative, reflussi gravi, alterazioni ostruttive (ne parleremo poi), grave danno del tessuto renale (cicatrici estese, con rene di dimensioni al di sotto della normalità). Se risulta patologica ci indicherà quei pochi bambini a cui va posta un’attenzione particolare, che meritano perciò qualche accertamento e qualche controllo in più e vanno seguiti a lungo. E tutti gli altri? Sospettare l’infezione se ricapita la febbre e curarla per bene.

Esame delle urine

Niente di più facile, non c’è neppure da fare il prelievo! Facile a dirsi, ma a farsi, in un bambino piccolo, lo è un po’ meno.

Intanto cosa cercare per diagnosticare un’infezione urinaria? Globuli bianchi (leucociti) e nitriti: se questi elementi ci sono, la diagnosi di infezione è molto probabile, anche se alcuni leucociti, specie nelle bambine, possono provenire dai genitali esterni.

Per contro è molto raro, seppur non impossibile, che un’infezione si verifichi senza la comparsa di molti leucociti nell’urina. Se nell’urina ci sono leucociti e nitriti ce lo dice in un attimo una strisciolina di carta assorbente bagnata nell’urina appena emessa.

Se invece vogliamo fare un esame più completo, avremo bisogno di raccogliere l’urina sterile: quasi tutti usano a questo scopo il cosiddetto sacchetto sterile, che peraltro sterile non sarà mai; sappiamo che circa la metà delle urine raccolte in questo modo saranno falsamente positive, per lo meno per quanto riguarda la presenza di batteri.

Ma se nelle urine “da sacchetto” non ci sono leucociti né nitriti, possiamo essere quasi certi che non c’è infezione; se invece questo test dovesse essere positivo, sarebbe meglio confermare o meno questo dato con un altro esame urine, possibilmente raccogliendo la pipì “al volo” durante la minzione.

Ci vuole un po’ di pazienza con un bambino piccolo, che ancora non fa la pipì a comando (sul tema della pipì, rimandiamo anche al nostro articolo sull’enuresi notturna). Non è strettamente necessario eseguire un’urinocoltura, anche se questa può essere utile in situazioni particolari.

Cistouretrografia

È l’esame radiografico finora più prescritto ai bambini con infezioni urinarie per evidenziare un eventuale reflusso vescica ureterale: non facile da effettuarsi perché necessita dell’introduzione nella vescica di un catetere, attraverso il quale viene introdotto il “mezzo di contrasto” che ci consente di vedere sullo schermo il movimento dell’urina dalla vescica all’uretere.

Oggi però possiamo fare a meno, il più delle volte, di questo esame, perché un’ecografia fatta bene ci darà la maggior parte delle indicazioni utili a impostare le cure e a seguire questi bambini senza rischi importanti.

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Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/medicina/malattie-e-disturbi/infezioni-urinarie/

Mutilazione genitale femminile: cosa è? Tutte le informazioni

Genitali delle femminucce: i problemi più comuni

La mutilazione genitale femminile (FGM) è una procedura che consiste nella rimozione parziale o totale degli organi genitali femminili esterni per ragioni non di natura medica. Ogni anno più di 3 milioni di bambine africane sono costrette a subire una delle diverse forme di mutilazione genitale, ancora oggi praticata in oltre 30 Paesi al mondo.

In questo articolo vedremo insieme cos'è davvero la mutilazione genitale femminile, come avviene e perché, ma soprattutto capiremo come mettervi fine.

La mutilazione genitale femminile dalle origini ad oggi

La mutilazione genitale femminile o MGF, anche conosciuta come circoncisione femminile, è una pratica tanto antica che è difficile rintracciarne un'origine certa. Già i testi dello storico greco Erodoto, datati alla metà del V secolo a.C.

, parlavano dell'usanza da lui osservata durante un viaggio nelle antiche terre egiziane di circoncidere le bambine. Le stesse informazioni sono state confermate anche dal lavoro di alcuni archeologi, che in Egitto hanno individuato caratteristiche riconducibili alle Mutilazioni sui resti delle mummie datate fino al 400 a.C.

Se la pratica avesse avuto origine all'epoca dei Faraoni o in tempi ancora più antichi non è chiaro, ciò che sicuro è che la mutilazione genitale femminile è stata poi in seguito adottata in diverse zone dell'Africa e in altre regioni nel mondo.


Per un breve periodo si è diffusa anche in occidente dove intorno agli anni '60 era medicalmente praticata per curare disturbi quali l'isteria femminile.

Al giorno d'oggi la mutilazione genitale femminile è operata e documentata in 30 Paesi del continente Africano e nel Medio Oriente, 7 dei quali vedono la pratica applicata sulla quasi totalità delle giovani ragazze nel Paese. Cruenta e completamente non necessaria dal punto di vista medico, la FGM viene ancora oggi ampiamente accettata e giustificata per ragioni legate alla cultura tradizionale.

Grazie alle leggi attive in 24 Paesi dell'Africa Sub-Sahariana, in alcuni Stati africani i numeri legati alla mutilazione genitale sono in declino, soprattutto tra le generazioni più giovani delle realtà più istruite.

Tuttavia, secondo le stime dell'OMS sono comunque più di 3 milioni le bambine che ogni anno vengono sottoposte alla pratica e in futuro le cifre continueranno ad aumentare: considerata la velocità alla quale sta crescendo la popolazione in Africa infatti, si ritiene che saranno ben 68 milioni coloro che subiranno una forma di mutilazione genitale entro la fine del 2030.

Come avviene la mutilazione genitale femminile

Secondo l'OMS con il termine mutilazione genitale femminile si definiscono tutte quelle procedure che coinvolgono la rimozione parziale o totale degli organi genitali femminili esterni per ragioni non di natura medica.

Le FGM sono generalmente suddivise in quattro categorie a seconda della severità dell'operazione, che va dall'asportazione parziale o totale della clitoride al restringimento dell'orifizio vaginale con una pratica meglio conosciuta come infibulazione femminile.

Quest'ultima è anche la procedura che spesso richiede necessaria un'ulteriore pratica di riapertura della sutura effettuata, con lo scopo di facilitare l'intercorso o il parto. Spesso, le donne vengono infibulate e deinfibulate diverse volte nel corso della loro vita provando sofferenze inimmaginabili.

Le mutilazioni genitali femminili vengono di solito effettuate da donne della comunità alle quali è stato conferito questo incarico.

Agli uomini non è permesso assistere e dunque la comunità maschile generalmente ignora la sofferenza provata dalle ragazze durante l'operazione, molto di frequente eseguita in condizioni igienico-sanitarie decisamente insufficienti,senza l'utilizzo di anestetici, antibiotici né materiale sterile e quindi con il grande rischio di provocare morte per emorragie e infezioni. Coloro che sopravvivono vanno poi incontro a gravi conseguenze a lungo termine quali difficoltà nei rapporti sessuali, infezioni al tratto urinario e un alto rischio di morte durante il parto, sia per la madre che per il feto.

Le conseguenze dell'infibulazione femminile

Spesso le bambine sono consapevoli del fatto che prima o poi saranno circoncise, ma non vengono informate sui dettagli della pratica né istruite sulle sue devastanti conseguenze.

Altre volte invece la cerimonia viene effettuata senza alcun tipo di preparazione: oltre ai gravi rischi sulla salute sia a breve che a lungo termine, dunque, le MGF provocano di frequente anche problemi psicologici derivati dalla traumaticità dell'evento e dall'atroce dolore provato durante l'operazione.

Tradizionalmente il rito della mutilazione genitale segna a tutti gli effetti il passaggio delle bambine all'età adulta: una volta circoncise le giovani ragazze abbandonano gli studi e sono costrette al matrimonio in giovanissima età. In altre parole, vengono forzate nello stesso circolo di ingiustizia che le ha portate a subire questa pratica e private del diritto di studiare e realizzare liberamente il proprio potenziale nella società.

Perché viene praticata la mutilazione genitale femminile

In origine la mutilazione genitale femminile era solo uno dei numerosi cerimoniali ai quali era soggetto ogni membro della comunità, uomini e donne, per marcare il passaggio dall'età infantile all'età adulta.

Ancora oggi, le ragioni che spingono le famiglie a sottoporre le bambine a questo rito di passaggio sono legate alla falsa credenza che la procedura apporti benefici igienici ed estetici, promuova la fertilità delle ragazze e preservi la loro reputazione.

Inoltre, affrontando l'operazione si dimostra alla comunità di avere abbastanza forza e coraggio da poter trovare marito (addirittura viene chiesto alle bambine di non piangere durante la pratica): all'interno di molti villaggi infatti le ragazze che non sono state circoncise non potranno sposarsi e saranno allontanate, in quanto ritenute indegne e impure.

Perfino per chi conosce a fondo la tradizione africana, l'idea della circoncisione femminile e i numeri della sua diffusione provocano un'immediata repulsione per le comunità che ancora la praticano. Questo sentimento poi si acuisce ulteriormente per coloro che non sono familiari con le molte culture dell'Africa.

Ma se da una parte è assolutamente necessario porre fine ad un'usanza ormai internazionalmente riconosciuta come una violazione dei diritti umani, è anche chiaro che il solo rifiuto della stessa non può portare a una vittoria a lungo termine. Occorre invece comprendere le motivazioni che spingono le famiglie e le comunità rurali africane ad operare le mutilazioni genitali sulle bambine per riuscire ad intervenire con efficacia e nel rispetto delle tradizioni locali.

L'importanza dei riti alternativi alla mutilazione genitale

Un'adeguata comprensione delle motivazioni che stanno alla base della mutilazione genitale femminile suggerisce che sia fortemente radicata l'idea erronea che si tratti di un rito al quale è giusto e necessario che le bambine prendano parte per poter diventare membri della comunità a pieno titolo e venire accettate come donne dal loro villaggio.

Dunque, oltre a educare le comunità dove la FGM è ancora praticata sui gravi danni fisici e psicologici che essa comporta, è anche fortemente necessario fornire delle valide alternative a questa pratica che mantengano viva la tradizionale usanza del rito di passaggio, ma nel rispetto della salute e dei diritti delle bambine che dovranno intraprenderlo.

Per questo motivo da molti anni gli operatori di Amref hanno iniziato a collaborare con le comunità Maasai del Kenya, in modo che fossero loro stesse a scegliere e istituire delle pratiche alternative alla circoncisione femminile che potessero mantenere le tradizionali e necessarie caratteristiche delle celebrazioni relative al passaggio all'età adulta.

Seppure ancora solo parzialmente diffusi, l'introduzione dei riti di passaggio alternativi sta portando dei buoni risultati per la salute dell'Africa. Ad oggi, l'impegno sul campo ha fatto sì che siano più di 20.

000 le bambine risparmiate dalla mutilazione genitale femminile ed è solo l'inizio della battaglia: Amref infatti si impegna per contribuire all'ambizioso obiettivo dell'ONU, che punta alla completa eradicazione della FGM in ogni sua forma entro l'anno 2030.


Grazie all'azione congiunta degli operatori nelle comunità e degli ambasciatori coinvolti nel progetto, con il supporto delle maggiori organizzazioni non governative, degli istituti di ricerca e con il generoso contributo dei donatori, nella prossima decade Amref prevede di continuare a raggiungere, informare ed educare milioni di persone nell'intero continente africano sui danni causati dalle mutilazioni genitali femminili e su tutte le splendide opportunità che potrebbero essere offerte alle bambine con l'abolizione di questa pratica.

Se vuoi saperne di più, scarica l'infografica che racconta in sintesi la pratica della mutilazione genitale femminile in Africa, i numeri e i risultati raggiunti e tante altre informazioni utili che non troverai altrove.

Download:

Источник: https://www.amref.it/news-e-press/news-e-storie/2020-06-12-mutilazione-genitale-femminile-che-cos-davvero/

Gravidanza
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