Fobia della scuola. Come nasce e come affrontarla

Le Paure dei bambini di 2-9 anni: Ecco Come Gestirle ⋆ Aiamc

Fobia della scuola. Come nasce e come affrontarla

Due occhi sgranati cercano la mamma, si attaccano a lei e con voce tremolante dicono “Aiuto! Mamma ho paura!”
Ma paura di cosa?
Del buio, di entrare in acqua in piscina, di un insetto, di affrontare il primo giorno di scuola o del mostro sotto il letto…

I genitori possono trovarsi spiazzati di fronte a questi timori, ingiustificati per un adulto, rischiando reazioni sbagliate: a volte accogliendo e coccolando soprammisura il figlio, dimostrandogli, con questo comportamento di protezione, che hanno ragione ad avere paura, altre, esortano il bambino ad essere coraggioso, lasciando trasparire il messaggio che provare paura sia qualcosa di assolutamente sbagliato.

Ma che cos’è davvero la paura?

Una emozione, naturale, sana e utile!

E l’emozione può essere definita come una reazione soggettiva a un evento saliente, caratterizzata da cambiamenti fisiologici, esperienziali e comportamentali.

Ogni emozione assume una valenza differente in base all’influenza di alcuni fattori specifici come la situazione iniziale o contesto, l’interpretazione cognitiva e soggettiva, la risposta comportamentale messa in atto e l’automatica e specifica reazione fisiologica.

La paura è fondamentale per la nostra sopravvivenza: ci mette in allarme davanti a situazioni minacciose o che potrebbero arrecarci danno e ci consente di attivare risposte di attacco o fuga con correlati fisiologici ben definiti.Insomma senza una giusta dose di paura saremmo già estinti.

Partendo da questa precisazione è facile capire come le paure dei bambini siano assolutamente naturali e derivino dalla continua esplorazione della realtà, tuttasconosciuta e quindi possibile fonte di minaccia.

La paura permette al bambino di comprendere la natura pericolosa dell’ignoto e mettersi al riparo attraverso diverse strategie, apprendere abilità di vigilanza e resistenza.

Tipologie di Paure

Possediamo diverse tipologie di paure:

  • quelle innate, presenti fin dalla nascita, perlopiù associate a cambiamenti fisiologici repentini, come un forte rumore o un lampo;
  • quelle più prettamente legate alla crescita come la paura dell’estraneo (8/9 mesi),
  • dellaseparazione dal genitore (12/18 mesi con apice a 2/3 anni);
  • dei mostri, delle streghe, del temporale e del buoi (3/5 anni)
  • paure di minacce alla propria incolumità come quella dei ladri, di essere rapiti, delle malattie (6/12 anni);
  • paure legate all’immagine di sé, al corpo che cambia, al giudizio degli altri (adolescenza).
  • le paure derivate da possibili eventi traumatici passati, come la paura del dottore associata al dolore fisico se, per esempio, ci ha fatto una puntura, dell’acqua, se una volta abbiamo bevuto facendo il bagno o di essere maltrattati se in passato li abbiamo osservati o subiti.

Paura dei mostri e dei fantasmi

Accanto alle paure legate alla realtà o a situazioni oggettive, ce ne sono altre associate alla fervida fantasia dei bambini: un esempio su tutti la paura dei mostri.

Solitamente si manifesta intorno ai 3 anni di età e finisce normalmente a 6-8 anni, periodo in cui il bambino comprende l’inesistenza dei mostri assimilando e imparando a gestire le angosce e le paure in essi rappresentate.

Questi spaventi derivano dal mondo interno del bambino fatto di preoccupazioni, e insicurezze di fronte all’ignoto, che viene proiettato all’esterno e rappresentato nelle figure fantastiche che animano la realtà del bambino.La loro produzione deriva dal normale pensiero animistico del bambino che vede tutto, appunto, come animato.

Oltre

ai mostri possono avere paura dei fantasmi, delle streghe, degli zombi, del lupo cattivo e dell’uomo nero…figure che diventano reali per il bambino rappresentando una minaccia contro cui lottare ogni giorno, specialmente la notte nel buio.

Mamma e papà non dovrebbero minimizzare ma piuttosto cercare di entrare nel mondo dei loro figli e cercare
di comprendere la natura dei personaggi fantastici e quale significato assumono per loro.

Solo in questo modo possiamo aiutarli a sperimentare una sensazione di sicurezza e, nel tempo, a trovare strategie per sconfiggere i mostri e interiorizzare la paura imparando a gestirla.

Potrebbe, per esempio, essere utile costruire con i bambini una fiaba in cui loro e il mostro diventano amici, oppure dove il mostro presenta delle fragilità o caratteristiche
positive o ancora dove viene sconfitto sperimentando così una percezione di autoefficacia.

Bellissimi gli esempi riportati dalla Pixar nel cartone Monster & Co, cito la giornalista Karin Ebnet che del cartone animato scrive: “Un film che guarda in faccia le paure infantili, le esorcizza con una risata e riappacifica i bambiniMomento maggiormente critico, ovviamente, la notte, in cui il bambino vive il distacco dalle figure genitoriali e, a causa del sonno, percepisce la perdita di controllo, sentendosi in pericolo.Il timore della separazione è qualcosa che viene sperimentato normalmente e superato in modo differente in base alla relazione con il genitore.

Fornire al bambino elementi rassicuranti può favorire il distacco e quindi anche la creazione di un buon feeling con l’oscurità.

Paura del giudizio dei genitori

Gioca infatti un ruolo fondamentale lo stile educativo in cui il bambino cresce, che può incrementare la numerosità delle paure, impedire lo sviluppo di adeguati sistemi di controllo dell’angoscia o far nascere nuove paure legate al sé.

Genitori eccessivamente ipercritici che contestano e sottolineano ogni errore del figlio possono far sorgere un sensodi inadeguatezza e di incapacità, con riduzione eccessiva dell’autostima e blocchi emotivi o evitamenti nel compiere delle azioni, per il timore di commettere errori.Eccessive richieste di precisione, tipiche di uno stile perfezionistico, possono indurre nel bambino, ancora una volta, la paura di sbagliare vivendo ogni situazione come se fosse una “verifica” con grande carico di angoscia e preoccupazione di deludere le

aspettative.

Ugualmente un’eccessiva iper-protezione rende la realtà eccessivamente angosciante e trasmette la convinzione che il pericolo sia ovunque, creando uno stato di allarme continuo e totalmente inadeguato.

Quindi cosa possiamo fare?

Riassumendo: ci sono paure tipiche e funzionali alle diverse età che permettono, se ben superate, l’acquisizione di sicurezze rispetto al sé e alla realtà, grazie anche alle figure di riferimento e al loro supporto.

Per esempio, se la paura è quella del buio è possibile abituare gradualmente il bambino a restare da solo in un ambiente senza luce, si possono utilizzare delle lucine e accompagnarlo nell’esplorazione degli ambienti poco illuminati, scegliere un compagno

fedele da portare con sé, un pupazzo, una bambola, un gioco…la classica copertina di Linus, aiutandolo a comprendere che la realtà non cambia.

Quello che c’è nella stanza con la luce, rimane nella stanza con il buio.

Un buon modo per favorire il distacco dai genitori prima del sonno e quindi affrontare le tenebre notturne è quello del racconto di una favola che presenti il buio e l’oscurità in modo fantasioso e divertente. In esse le cose pericolose possono essere minimizzate e rese simpatiche. Se sono meno spaventose possiamo affrontarle.

Come superare le paure nei bambini

Poiché legittime e naturali, le paure dei bambini non vanno criticate ma accolte e ascoltate con cura e reale attenzione. L’adulto deve aiutare il bambino ad esprimere il proprio vissuto e a comunicarlo così da ridurre la tensione e trasmettergli un senso diaccettazione e supporto.

Sentire di non essere solo nella lotta contro quanto temuto è per i piccoli molto importante perché sperimentano la possibilità di affrontare l’ignoto con maggiore sicurezza e senza sentirsi soli.Cerchiamo di non sminuire mai i loro timori, nemmeno i più bizzarri. Dobbiamo piuttosto aiutarli a superarli ed interiorizzare delle strategie funzionali.

Non diciamo “non avere paura” o “non fare il fifone “ perché queste frasi alimenteranno in lui l’idea di essere sbagliato e che non è possibile esprimere liberamente le proprie emozioni andando erroneamente a inibirle e nasconderle.

È fondamentale riuscire a entrare nel loro mondo e nei loro racconti per comprenderne il vissuto e il significato dei singoli comportamenti.Agire all’interno della sua realtà, in un contesto conosciuto e controllato, consente di comprenderne la natura e ridurre l’ansia sperimentata nella lotta alla paura.

Utile utilizzare le favole, le fiabe o i racconti dove è possibile identificare e riconoscere le paure ma soprattutto dove sono evidenziate modalità funzionali per superarle. Il gioco e il disegno sono inoltre un buon palcoscenico in cui il vissuto emotivo prende vita e può trovare la sua espressione.

Presentare eroi positivi che affrontano le sfide con coraggio e ridimensionando le avversità, trasmette al bambino fiducia e presenta in modo ludico strumenti e modelli di comportamento per gestire quanto non conosce.Tutto deve avvenire nel rispetto dei modi e dei tempi dei bambini, ricordando che ognuno è unico e diverso.

Le paure devono fisiologicamente ridursi ed esaurirsi ma, seppur ci siano finestre temporali riconosciute per questa naturale evoluzione, non sono rispettate da tutti in modo preciso: mai fare confronti e mai dire al bambino frasi come

“sei grande per avere paura di…” perché attacchiamo la sua autostima, facendolo sentire un “fifone” incapace e inadeguato.

È bene essere modelli positivi per il bambino: mostrare angosce, preoccupazioni e paure eccessive trasmette al bambino l’immagine di una realtà incontrollabile e pericolosa. Le paure del genitore vengono interiorizzate andando a incrementare la rosa già proficua di preoccupazioni e ansie.

Quando ci dobbiamo preoccupare e quando dobbiamo rivolgerci ad uno psicologo infantile?

Le “paure sane” hanno la caratteristica di essere tipiche dell’età del soggetto, passeggere, mutevoli e facilmente gestibili, diversamente quelle “non sane” che terrorizzano il soggetto, hanno la caratteristica di essere permanenti e possono creare inlui dei veri e propri blocchi emotivi.

Tra i campanelli di allarme sicuramente la presenza di una paura specifica in età non consona, bambini che hanno paura ad affrontare tutto e tutti o più semplicemente quando l’intensità dell’angoscia raggiunge livelli tali da rappresentare un limite nel

normale svolgimento delle attività quotidiane o nella costruzione delle relazioni.

Come abbiamo già detto il non superamento delle paure può avere delle ripercussioni sul normale funzionamento del bambino e sul suo sviluppo futuro.

Nel dubbio, quindi, rivolgiamoci con fiducia a uno specialista anche solo per una consulenza: saprà tranquillizzarci se giudicherà i timori adeguati all’età o suggerirci le giuste strategie per aiutare efficacemente i nostri bambini.

Articolo scritto da
Michaela Fantoni Psicoterapeuta – Milena Rota Dottore in PsicologiaCentro Elpis Ispra (Varese)Michaela FantoniTitolare Centro Elpis, Centro Multidisciplinare per la salute e il benessere psicofisico.

Psicoterapeuta, si occupa dei principali disturbi dalla prima infanzia alla terza età.Specializzata in psicologia dello sport, da Pechino ad oggi ha sempre avuto atleti alle Olimpiadi.

Ha fatto parte del Team Olimpico Londra 2012, componente commissione sanitaria FIC ed è stata la Psicologa responsabile del Progetto AcquaRio, per la preparazione di nuotatori paralimpici per le Olimpiadi di Rio 2016, (7 atelti qualificati e 7medaglie). Attualmente psicologa della FINP.

Formatore in azienda, porta le sue esperienze finalizzate al benessere e all’incremento della perfomance attraverso formazione tradizionale, formazione esperienziale, sport outodoor e percorsi di coaching. E’ docente, supervisore, membro eletto nel Consiglio Direttivo e responsabile dell’areascuola e rapporti con i soci di AIAMC.

Formatore in ambito scolastico e consulente su progetti educativi. Esperta DSA. Responsabile equìpe n. 17 ASL Varese, RegioneLombardia, soggetti autorizzati a effettuare prima certificazione diagnostica valida ai fini scolastici secondo quanto previsto dalla L.170/2010

Milena Rota

Collaboratrice Centro Elpis, Dottore in Psicologia Clinica dello Sviluppo e Neuropsicologia, Mindfulness pratictioner, allenatrice programmi legati allo sviluppo motorio e relazionale. Operatrice in servizi e progetti educativi di sostegno allo sviluppo in bambini problematici. Interventi sulla prevenzione dello stress lavoro correlato in azienda. Redattrice su CrescitaPersonale.it

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Источник: https://www.aiamc.it/come-gestire-paura-nei-bamibini/

Fobia Scolare: descrizione e trattamento psicoterapeutico |APC SPC

Fobia della scuola. Come nasce e come affrontarla

Quando si parla di fobia scolare (rifiuto scolare) si fa riferimento ad un disturbo in cui il livello di ansia e di paura ad andare e restare a scuola sono tali da compromettere in modo significativo una regolare frequenza scolastica e causare sequele a breve e lungo termine.

Le conseguenze possono riguardare lo sviluppo emotivo, sociale, le acquisizioni scolastiche, difficoltà nei rapporti con la famiglia. In seguito si possono avere difficoltà lavorative e può aumentare il rischio di un’importante compromissione della salute mentale della persona.

La fobia scolare non va confusa con l’assenza ingiustificata da scuola, quest’ultimo è un comportamento in cui è assente l’ansia e la paura eccessiva di frequentare la scuola e spesso è associato a comportamenti antisociali e alla mancanza di interesse per la propria formazione scolastica. Il ragazzo che soffre di rifiuto scolastico può assentarsi dalla scuola fin dall’inizio della giornata, o può recarsi a scuola e poi, dopo poche ore, chiedere di tornare a casa.

Durante le ore scolastiche il bambino resta a casa in un ambiente fidato e sicuro, può dedicarsi in modo sereno ad altre attività tra cui svolgere i compiti.

Tale disturbo riguarda l’1-5% dei ragazzi in età scolare senza differenze di genere, dai dati presenti in letteratura sembra più frequente in alcuni delicati cambiamenti evolutivi quali l’inserimento nella scuola elementare (5-6 anni) e il passaggio alle scuole medie (10-11 anni).

Il disturbo si caratterizza per i seguenti comportamenti problematici e sintomi somatici:

  • elevata reazione di ansia nel momento in cui esce da casa o giunge davanti alla scuola, al punto da presentare sintomi da panico; manifestazione di un ampia serie di sintomi somatici (vertigini, mal di testa, tremori, palpitazioni, dolori al torace, dolori addominali, nausea, vomito, diarrea, dolori alle spalle, dolori agli arti);
  • il livello di angoscia può essere elevato fin dalla sera prima e il bambino può riposare male, il sonno può essere disturbato da incubi o risvegli notturni

Altri disturbi che possono associarsi alla fobia scolare sono:

Tra i fattori che maggiormente incidono nel predisporre e scatenare un rifiuto della scuola troviamo quelli ambientali. I sintomi possono iniziare in seguito ad eventi di vita stressanti che si sono verificati a casa o a scuola, tra cui:

  • la propria malattia o di un membro della famiglia;
  • la separazione tra i genitori;
  • la separazione transitoria da uno dei genitori;
  • relazioni conflittuali nella famiglia;
  • un legame disadattivo con uno dei genitori;
  • problemi con il gruppo dei pari o con un insegnante;
  • il ritorno a scuola dopo una lunga interruzione o vacanza.

I dati disponibili in letteratura rispetto a fattori biologici, derivati dagli studi sulla famiglia e i gemelli, suggeriscono che ci potrebbe essere una vulnerabilità biologica per lo sviluppo di problemi emotivi, tra cui il rifiuto scolastico.
I fattori scatenanti possono essere molteplici ma ciò che maggiormente interessa dal punto di vista terapeutico è correggere i fattori di mantenimento del disturbo.

E’ chiaro che attraverso i comportamenti di evitamento o di fuga da eventi spiacevoli si ottiene una riduzione dell’ansia, a questo si aggiunge il rinforzo positivo che il bambino riceve nello stare a casa.

In letteratura molta attenzione viene data al profilo di funzionamento del bambino per le implicazioni cliniche e terapeutiche che hanno le variabili di mantenimento.
Secondo “il modello funzionale” il rifiuto di andare a scuola assume appunto un significato funzionale per il bambino.
A seconda dello scopo perseguito,sono quattro profili funzionali che si possono rilevare:

  • i bambini che evitano oggetti o situazioni che provocano ansia generale o un senso generale di affettività negativa;
  • i bambini che non vanno a scuola per fuggire da situazioni sociali avversive o situazioni di valutazione;
  • i bambini che rifiutano la scuola per ottenere attenzione dalle figure significative;
  • infine i bambini che ricercano rinforzi positivi tangibili fuori dalla scuola.

Trattamento psicoterapeutico

La terapia cognitiva-comportamentale si è dimostrata molto efficace per i disturbi di ansia, numerosi sono i dati disponibili in letteratura rispetto a molteplici studi controllati.

Nello specifico il trattamento cognitivo-comportamentale da utilizzare con bambini che rifiutano la scuola si basa sui fattori di mantenimento che emergono con l’analisi funzionale.

In generale l’intervento è individualizzato e prevede vari step e tecniche, in questo percorso graduato sono coinvolti i genitori e la scuola.

All’inizio è utile un apporto psicoeducativo per comprendere la natura e il processo dell’ansia, per poi identificare i pensieri disfunzionali (rispetto a sé, gli eventi, le attività, la separazione dalla figura di attaccamento) verso cui promuovere una ristrutturazione cognitiva.

Il ritorno a scuola può essere graduale e concordato, nei tempi e nelle modalità, con gli insegnanti e il personale scolastico.

Il protocollo di intervento cognitivo-comportamentale basato sull’analisi funzionale è stato utilizzato in molti lavori, i cui risultati hanno mostrato l’utilità di tale trattamento, vista l’eterogeneità di problemi che possono causare il disturbo.

L’efficacia della terapia cognitiva-comportamentale è stata dimostrata in termini di riduzione dell’ansia, aumento del senso di autoefficacia personale e ripresa della frequenza scolastica.

Источник: https://www.apc.it/disturbi/disturbi-eta-evolutiva/fobia-scolare/fobia-scolare-descrizione-e-trattamento/

Angoscia: uno stato emotivo doloroso e oppressivo

Fobia della scuola. Come nasce e come affrontarla

L’angoscia è uno stato di sofferenza psichica intenso che può essere caratterizzata stati mentali di ansia, paura e depressione e sintomi fisici.

L’etimologia si lega al verbo latino angere, “stringere” e in effetti il termine delinea uno stato emotivo molto doloroso e oppressivo dalle cui cause la persona che ne soffre, non sembra esserne sempre consapevole.

Viene spesso avvicinato al concetto di ansia, nella quale ritroviamo comunque delle affinità, un senso di allarme e percezione di pericolo che crea disagio. Tuttavia, il senso di angoscia può differenziarsi per il grado marcatamente più intenso o grave di sofferenza soggettiva e il versante somatico maggiormente coinvolto in questa condizione.

Nella lingua anglossassone (anxiety) o tedesca (angst), non esiste una chiara distinzione tra i due termini. La stessa parola viene usata in modo equiparabile per entrambe le condizioni.

Lo sperimentare angoscia può essere legato ad una situazione temporanea interpretata come una minaccia che elude le proprie risorse e può esaurirsi con la risoluzione del pericolo imminente stesso.

Oppure può essere correlata ad una condizione psichica interna non necessariamente legata a qualcosa di specifico, come una sorta di “paura terrifica senza nome” e guidata da una interpretazione catastrofica della realtà o di eventi interni ed un senso di disgrazia imminente.

In psicologia il termine angoscia è stato ampiamente approfondito nella psicoanalisi come implicata nella mobilitazione delle difese dell’io per fronteggiare la situazione o come alla base di disturbi psicopatologici.

Tale stato emotivo si ritrova oggi studiato come una condizione psichica spesso vissuta anche a livello somatico e presente in diversi disturbi mentali (ad es.

disturbo d’ansia generalizzato o altri disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, disturbi psicotici e disturbi di personalità).

L’angoscia sperimentata a livello emotivo finisce per risultare paralizzante. Può farci sentire ansiosi, impauriti, e minacciati senza ragione. Può essere caratterizzata da un senso di vuoto esistenziale, o farci sentire un peso che rende difficile respirare.

Può manifestarsi di fronte a stati di incertezza contro qualcosa che percepiamo di non poter controllare o prevedere. Quando sorge questa incertezza, la preoccupazione si intensifica.

Possono intervenire pensieri intrusivi e catastrofici e preoccupazioni ricorrenti.

Situazioni apparentemente innocue come affrontare un esame, fare delle scelte, aspettare una risposta, o anche confrontarci con qualcosa che riteniamo di non essere in grado di fronteggiare può generare angoscia.

Non è solo una condizione mentale, ma si manifesta nel corpo in vari modi. I sintomi fisici possono essere caratterizzati da vertigini, problemi digestivi, pressione al petto, tensione psichica e muscolare, tremori ed insonnia. Inoltre, l’esperienza di angoscia può limitare oltre che gli obiettivi personali, le relazioni intime e sociali.

Ciascuno di noi può aver sperimentato ad un certo punto della propria vita come l’angoscia possa prendere il sopravvento e detenere il potere su di essa, lasciando una sensazione di agitazione che non scompare mai e rende impossibile svolgere determinati compiti. L’angoscia è un’emozione che può farci sprofondare in una profonda tristezza, può attaccarci duramente e farci sentire “malati”, depressi ed immersi in una sensazione di scoraggiamento, rimpianto ed infelicità.

Tale sensazione può alimentare negatività e pessimismo e far filtrare la realtà come senza speranza ed immergerci in un circolo vizioso di paura e rabbia dal quale sembra impossibile fuggire.

Anche il dialogo interno è possibile che diventi più negativo e colmo di parole e frasi maladattive su se stessi e sugli altri, o sulla realtà del tipo “nessuno potrà davvero capirmi”, “siamo tutti soli”; “non valgo per nessuno”.

È importante quindi riconoscere tale spirale negativa e richiedere aiuto quando questa sensazione ed emozione ci colpisce e ci spinge nell’angolo dell’impotenza o assume a livello clinico una valenza più complessa.

La sensazione di angoscia può essere talmente intensa talvolta da agire da fattore scatenante per un attacco di panico o dare origine a quadri più complessi.

Quando ad esempio ci troviamo a fronteggiare situazioni di crisi personale e abbiamo la sensazione di non riuscire a gestirli correttamente, tale stato emotivo può prolungarsi e diventare cronico o associarsi a stati depressivi.

Alcune situazioni possano fare da “trigger” per la manifestazione di questo stato di sofferenza.

Ad esempio, sentirsi incapaci di gestire certe situazioni, come dinamiche lavorative, o la disoccupazione, momenti di rottura o di crisi nella normale routine quotidiana, cambiamenti imminenti come malattie o lutti possano scatenare questo tipo di sensazione. Allo stesso modo, problemi nelle relazioni come separazioni, tradimenti o disaccordi familiari, ecc. possono costituire un fattore di innesco.

Ci sono studi inoltre che dimostrano che ci sono soggetti che sono più suscettibili a predisposti a sperimentare esperienze di angoscia. In tal senso, anche il fattore genetico potrebbe in taluni casi avere una sua responsabilità.

Questo perché le risposte neurochimiche sono prodotte da ormoni e neurotrasmettitori e pertanto un aumento di adrenalina o una riduzione dell’acido gamma-amminobutirrico (GABA)  in chi è più predisposto a questi cambiamenti neurochimici potrebbe rendere più inclini a sperimentare tale stato.

Curare l’angoscia

Di fronte ad esperienze di angoscia che danno forma a veri e propri disturbi emotivi, pensare di trovare una soluzione veloce ed immediata non è forse la strada migliore, ma può essere utile affidarsi alla psicoterapia.

Talvolta può essere utile imparare a gestire al meglio l’imprevedibile e fronteggiare cose lontane dal nostro controllo. La possibilità quindi di affrontare il problema da una prospettiva e con un approccio diverso.

La terapia cognitivo-comportamentale può aiutare a gestire e valutare i nostri pensieri negativi e le nostre emozioni in modo diverso e le terapie di terza generazione come l’ACT o la MCBT possono aiutare ad acquisire una consapevolezza non giudicante e presente verso la nostra sofferenza. Mentre nei casi più gravi può essere utile affiancare un trattamento farmacologico.

L’angoscia esistenziale

In letteratura ritroviamo poi il concetto di angoscia esistenziale, ovvero una condizione psichica dolorosa prolungata nel tempo direttamente connessa alle riflessioni più profonde e conflittuali dell’esistenza.

La filosofia esistenzialista ha messo sovente al centro della sua indagine l’angoscia esistenziale grazie a filosofi come Kierkegaard, Heidegger e Sartre.

Essi si sono occupati dell’angoscia sperimentata dall’uomo che si confronta con la sua esistenza come mera possibilità e con il suo smarrimento di fronte l’indeterminatezza ed incertezza dell’esistenza stessa, con la disperazione di fronte alla consapevolezza della finitezza dell’uomo o infinità raggiungibile tramite la fede; con temi legati all’annientamento e alla morte, infine alla libertà e alla scelta e alla solitudine di fronte ad essa.

Il concetto di angoscia esistenziale (EA) è stato approfondito tuttavia anche da numerosi psicologi e psichiatri.

Inoltre gli psicologi cognitivi hanno mostrato interesse per l’angoscia esistenziale, attraverso ad esempio la Terror Management Theory (TMT, Koole, Greenberg, & Pyszczynski, 2006) con la quale hanno dato il via ad una tradizione sperimentale negli ultimi decenni condotti sull’angoscia esistenziale e in particolare sull’angoscia di morte.

La letteratura disponibile indica che in circostanze normali, la maggior parte delle persone è in grado di gestire questi problemi. Tuttavia ci sono momenti (ad esempio stress, avversità, traumi e esperienze di perdita)  in cui le persone cadono in uno stato di profondo turbamento esistenziale con la sensazione di essere impossibilitati ad uscirne (Fuchs, 2013).

Il concetto di angoscia esistenziale assume importanza per molti aspetti ed in particolare per approfondire da un punto di vista sociale come la società cerca di fronteggiare le ansie fondamentali dell’esistenza.

L’angoscia esistenziale aiuta a comprendere le dinamiche insite nella psicopatologia.

Le persone con una sofferenza psichica o disturbi psicopatologici possano essere più suscettibili rispetto alle preoccupazioni fondamentali della vita, talvolta per l’essersi confrontati direttamente con esse a causa di esperienze traumatiche vissute (Fuchs, 2013).

Ad esempio la ricerca sull’angoscia di morte ha dimostrato come essa sia correlata al nevroticismo, all’ansia di stato e di tratto e a diverse categorie diagnostiche come la depressione o  l’ansia generalizzata, nonostante siano necessarie ulteriori ricerche (Neimeyer, Wittkowski e Moser, 2004).

Per altri autori l’angoscia esistenziale potrebbe essere un importante fattore trans-diagnostico utile nella comprensione dei disturbi mentali e che prestare attenzione a tale aspetto contribuisce ad una prospettiva centrata sulla persona, sulla sua salute e sui metodi di trattamento (Bruggen, Vos, Bohlmeijer, & Glas, 2013).

In un articolo recente (Bruggen et al., 2014) l’angoscia esistenziale viene descritta come caratterizzata dall’essere impegnati in preoccupazioni massime sulla vita stessa e su temi correlati come la morte e la mancanza di significato, l’ineluttabilità del fatto che come essere umani si sia fondamentalmente soli, l’incertezza, la colpa e la definizione dell’identità.

Di angoscia esistenziale si sono occupati infine anche poeti, scrittori e pittori i quali sono riusciti ad esprimerla nella loro arte.

Ad esempio, Edvard Munch è riuscito ad imprimere nelle sue opere il suo dolore sia in relazione agli eventi traumatici vissuti e alla sofferenza psichica sperimentata, sia in relazione all’interpretazione di una realtà circostante che annichilisce e reprime la propria istintualità.

Nella sua più famosa opera “L’urlo” rintracciamo disperazione e terrore, scaturiti proprio dall’esperienza di angoscia esistenziale sperimentata interiormente.

Bibliografia

  • Bruggen, V. V., Vos, J., Bohlmeijer, E. T., & Glas, G. (2013). Over de plaats van existentiële thema’s in cognitieve gedragstherapie. [About the place of existential themes in cognitive behavioral therapy] Tijdschrift voor gedragstherapie en cognitieve therapie, 2, 119-134.
  • Bruggen, V. V., Vos, J., Westerhof, G., Bohlmeijer, E., & Glas G. (2014). Systematic Review of Existential Anxiety Instruments. Journal of Humanistic Psychology, 55, 173 –201.
  • Fuchs, T. (2013). Existential vulnerability: Toward a psychopathology of limit situations. Psychopathology, 46, 301-308.
  • Koole, S. L., Greenberg, J., & Pyszczynski, T. (2006). Introducing science to the psychology of the soul: Experimental existential psychology. Current Directions in Psychological Science, 15, 212-216.
  • Neimeyer, R. A., Wittkowski, J., & Moser, R. P. (2004). Psychological research on death attitudes: An overview and evaluation. Death Studies, 28, 309-340.

Источник: https://www.ipsico.it/news/angoscia/

Fobia della scuola, cosa fare

Fobia della scuola. Come nasce e come affrontarla

Fobia della scuola, cosa fare? Alcuni bambini soffrono di disturbi particolari, che coincidono con la riapertura della scuola. Mal di pancia, nausea, mal di testa, vertigini, possono essere dei segnali di un malessere più profondo

Con il ritorno a scuola alcuni bambini potrebbero soffrire di disturbi particolari come mal di pancia, mal di testa, febbre, o malesseriche spesso noi mamme non sappiamo come interpretare. 

La prima reazione è quella di pensare che stia fingendo per non andare a scuola. Da un lato abbiamo un bambino che non sa perché la sola idea di andare a scuola evochi in lui un'angoscia profonda che si trasforma subito in malessere fisico. L'angoscia è reale ed il bambino la avverte.

I genitori dall'altro lato non capiscono questa profonda angoscia ed insistono a mandarlo a scuola con minacce e a volte castighi. Pensano che il bambino lo faccia apposta a stare male.

E' più facile, per un genitore, comprendere le paure di un bimbo molto piccolo come la paura del buio, dei temporali, degli animali; invece è più difficile capire fobie più complesse che si manifestano nella seconda infanzia ed hanno effetti negativi e limitanti sulla vita del bambino.

Ma quando continua a manifestare gli stessi sintomi per diversi giorni scatta nella nostra testa il campanello d'allarme e la paura che possa avere qualche malattia infettiva. Spesso però dimentichiamo che i bambini potrebbero soffrire di ansia e fobia della scuola.

Ma da cosa dipende?

  • In alcuni casi si tratta di ansia da separazione perché il bambino non riesce a superare il distacco dalla famiglia
  • In altri la fobia della scuola può scattare in seguito ad un trauma vissuto tra i banchi: violenza da parte dei compagni, derisione, minacce, brutti voti, problemi con le maestre. In questo caso si parla di sindrome post-trauma.
  • La paura immotivata della scuola può essere una forma di difesa che serve a contenere un'angoscia dilagante, senza nome e senza volto, che deve essere scaricata verso qualcosa di esterno. Il bambino può concentrare tutte le sue paure nella scuola e così facendo la paura per qualcosa di reale diventa per lui più facile da controllare. Questa fobia inoltre gli consente di sfuggire alla propria angoscia più profonda. Il bambino non riesce però a riconoscere il timore reale su cui sposta le sue angosce più profonde. Non riesce a dire “Ho paura della scuola” e allora utilizza il corpo e comunica con sintomi fisici uno stato di ansia che la mente non riesce neanche a pensare.  
  • Un'ultima causa di paura può essere individuabile nell'ansia di prestazione, di cui spesso sono responsabili gli stessi genitori.

Ma quali sono i sintomi più frequenti? 

Di solito la fobia della scuola può presentarsi sotto forma di attacchi di panico: un senso di costrizione addominale, nausea, sudorazione, tachicardia, pallore, difficoltà a respirare, vertigini fino a casi più preoccupanti. Tra i banchi di scuola la paura si può tradurre in difficoltà di apprendimento, dislessia e altri disturbi legati al linguaggio o all'attenzione.

Chi è colpito di più?

La fobia della scuola colpisce sia i bambini più svogliati e con difficoltà di apprendimento che i “primi della classe”.

Cosa fare, come intervenire?

Se vostro figlio soffre di questi disturbi bisogna evitare due atteggiamenti: quello di accettare il suo rifiuto e non farlo andare a scuola, ma anche quello di ignorare il suo malessere.

Bisogna dialogare con lui, con gli insegnanti e con il supporto di uno psicologo aiutarlo a superare le sue paure. Inoltre ricordiamoci che ogni bambino ha una propria storia e un proprio percorso, quindi è impossibile applicare una terapia uguale per tutti. Bisogna analizzare caso per caso e rispondere con una cura adeguata e mirata

Di solito questa fobia si presenta all'inizio della vita scolastica o in concomitanza con qualche evento significativo: ad esempio la nascita di un fratellino, il cambiamento di scuola o abitazione, gravi malattie, lutti in famiglia o conflitti tra genitori.

Tutti eventi che accentuano l'ansia di separazione e che evocano fantasie di abbandono. C'è inoltre anche il desiderio di restare sempre piccoli in modo tale da non doversi mai staccare dai genitori. La paura di crescere si accompagna quasi sempre alla spinta verso l'autonomia.

Soltanto la sicurezza affettiva potrà aiutare il bambino a superare questa paura e proseguire nel cammino della crescita.

Se, al contrario, un bambino sente minacciato il legame con i suoi genitori (in particolare con la madre) sarà ancora più forte la sua paura di perdere l'affetto crescendo ed allontanandosi da loro.

Andare a scuola significa anche diventare grandi e bisogna orientarsi verso obiettivi più maturi.

Con lo sviluppo dei sintomi fisici il bambino otterrà maggiori attenzioni proprio come quando era piccolo.

Non andare a scuola significa per lui anche restare a casa e poter tenere sotto controllo tutto.

Per superare questa fobia come prima cosa è importante rassicurare il bambino e non sottovalutare il suo malessere; quindi evitare di pensare che sia affetto da disturbi immaginari.

In un primo momento è inoltre importante permettergli di restare a casa una o due settimane per un periodo di convalescenza. Così facendo il bambino percepisce che i suoi genitori si preoccupano prima della sua sofferenza e dopo della scuola.

Viene confermato al bambino il suo ruolo importante all'interno della famiglia e sperimenta di poter contare sui suoi genitori in momenti di difficoltà. Oltre alla rassicurazione affettiva sarà poi necessario un atteggiamento di totale fiducia nel bambino e nelle sue risorse interiori.

E' fondamentale inoltre intervenire subito, perché è più difficile aiutare un bambino in fase adolescenziale, quando i malesseri si sono accumulati nel corso degli anni. Un altro consiglio è quello di non diventare delle mamme chiocce, iper protettive, o farlo sentire come un bambino diverso e quindi allontanarlo dalle sfide che la società può imporgli.
 

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/nido-asilo-e-scuola/fobia-scuola-come-affrontarla.html

Fobia scolare

Fobia della scuola. Come nasce e come affrontarla

Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

La fobia scolare può manifestarsi sia tra i bambini sia tra gli adolescenti

Il termine fobia scolare, fobia scolastica o rifiuto ansioso della scuola, indica un disturbo in cui il livello di ansia, paura e angoscia nel recarsi e restare a scuola sono tali da compromettere in modo significativo una regolare frequenza scolastica, con assenze ripetute croniche che infine possono condurre a un blocco della frequenza.

La fobia scolare si discosta e si differenzia dal fenomeno della dispersione scolastica, frequente tra gli adolescenti, i quali usano saltare la scuola non per paura, ma per una mancanza di autorità e di disciplina[1][2].

Diffusione

La fobia scolare colpisce tra l'1% e il 5% dei ragazzi in età scolare[3] senza differenze di genere socio-economico[4].

Esordisce in infanzia intorno ai 5-6 anni, ma colpisce anche i bambini compresi nella fascia di età 10-11 anni[5], mentre in adolescenza può verificarsi tra i 12 e i 15 anni, evidenziando la diffusione del fenomeno durante specifici punti critici e importanti cambiamenti evolutivi quali il passaggio dalla scuola materna alla scuola elementare, dalle scuole elementari alle scuole medie inferiori e dalle scuole medie inferiori a quelle superiori[6]. Nell'80% dei casi colpisce soprattutto i soggetti maschi e in genere si tratta di figli unici, primogeniti o prediletti[7].

Sintomatologia

La fobia scolare può essere considerata una forma di fobia sociale che insorge nei bambini e ragazzi i quali, solitamente senza nessun preavviso, si rifiutano di andare a scuola mostrando disturbi d'ansia, che a loro volta possono evolvere in attacchi di panico nel momento in cui si esce da casa o ci si avvicina all'edificio scolastico.

Non di rado il disturbo può causare insonnia. Dal punto di vista fisiologico la fobia si manifesta con un'ampia serie di sintomi somatici quali balbuzie, vertigini, mal di testa, tremori, palpitazioni, dolori al torace, dolori addominali, nausea, vomito, diarrea, dolori alle spalle e dolori agli arti[8].

Nella maggior parte dei casi, se il soggetto colpito rimane a casa assentandosi da scuola, questi sintomi scompaiono o si attenuano, per poi ricomparire la mattina successiva[9]. Le assenze croniche dalla scuola posso dipendere anche da ansia da prestazione verbale nel caso il soggetto manifesti disturbi quali balbuzie.

Inoltre, i ragazzi che soffrono di fobia scolastica possono manifestare crisi di pianto o avere attacchi di collera[10].

Il livello di angoscia può raggiungere picchi elevati sin dalla sera prima, disturbando il sonno di chi ne soffre, il quale è caratterizzato da incubi o risvegli nel pieno della notte (talvolta con enuresi), andando a interferire col comportamento emotivo e cognitivo, con allucinazioni fatte di fantasmi e mostri nel caso di pazienti pediatrici[8].

I sintomi possono includere continue lamentele e rimostranze nel frequentare la scuola, ritardi o assenze ingiustificate nelle giornate significative (compiti in classe e interrogazioni), richieste frequenti di chiamare o tornare a casa o di recarsi in infermeria o in bagno a causa di disturbi fisici.

La fobia può colpire anche chi, in precedenza, aveva mostrato un buon rapporto con l'ambito scolastico, buoni risultati e nessun problema nei rapporti sociali tra compagni e docenti[11].

I soggetti colpiti, in alcuni casi, non sono in grado di giustificare il loro comportamento, riversando le responsabilità su non chiare delusioni subite da qualche professore o compagno[12].

Sebbene il rifiuto scolastico non sia classificato come disturbo clinico dalla quarta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali[13], esso può essere associato a diversi disturbi psichiatrici, tra cui ansia da separazione, fobia sociale e disturbo della condotta[14].

In casi estremi, può sfociare in schizofrenia o in un disturbo narcisistico di personalità, ove i bambini o ragazzi si convincono di essere in qualche modo speciali o diversi dagli altri, accompagnando questo comportamento con la richiesta di un insegnante privato[15].

Quest'ultimo aspetto è dovuto al fatto che, nonostante la marcata repulsione nel frequentare la scuola, essi continuano a impegnarsi nelle attività scolastiche e nello studio, discostando la natura del fenomeno da motivazioni quali lo scarso interesse o lo scarso impegno[16].

In altri casi, la fobia scolare può essere accompagnata da un disturbo depressivo, qualora il soggetto provi un senso di vergogna per il fallimento scolastico[11], da insicurezza, bassa autostima e inadeguatezza, soprattutto nei periodi di passaggio da una scuola inferiore a una di livello superiore.

Il disturbo d'ansia di separazione è tra le cause che porta i bambini alla fobia scolare

Cause

È possibile ricercare le cause di tale disturbo classificandole in due diversi principali tipi di fobia scolare:

  • la fobia scolare associata all'ansia da separazione
  • la fobia scolare associata ad altre tipologie di fobia

La prima tipologia include quei soggetti che hanno una madre anch'essa soggetta a crisi d'ansia o che in passato ha presentato gli stessi sintomi da fobia scolastica.

Secondo la teoria dell'attaccamento, la madre è in grado di trasmettere tali stati d'ansia nel figlio, rafforzando in lui il comportamento evitante e dipendente.

Secondo questa teoria, quindi, il rifiuto scolastico sarebbe alla base di un disturbo d'ansia da separazione, uno dei disturbi classificati dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali e che sarebbe causato dal distacco dalla madre.

L'iper-protettività della madre, sommata all'assenza di una figura maschile (la quale può essere causata da lavoro o problemi familiari del padre) impedisce lo sviluppo psicologico autonomo e indipendente nel figlio[17].

La seconda tipologia trarrebbe origine da una vera e propria paura della scuola con conseguente fobia sociale.

Nei soggetti più grandi, tale fobia può sfociare in un disturbo evitante di personalità, e potrebbe essere dovuta, ad esempio, ai fallimenti scolastici o alle difficoltà incontrate nelle relazioni sociali coi compagni.

A questa tipologia possono accompagnarsi vari disturbi quali il disturbo della condotta, il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD), il disturbo oppositivo-provocatorio e i disturbi specifici dell'apprendimento[18].

Il problema, inoltre, può verificarsi dopo un periodo di vacanze, sia durante l'anno sia al rientro dell'estate, dopo che il ragazzo ha trascorso un periodo medio-lungo lontano dalla scuola.

In altri casi, eventi traumatici come un trasloco o la morte dell'animale di casa[5], la nascita di un fratellino o una crisi della coppia coniugale[19] possono causare tale disturbo.

Infine, la paura di abbandonare la casa, inteso come luogo sicuro e confortevole, la paura che un genitore possa partire e non tornare più o morire mentre il soggetto è a scuola, sono tra i motivi dell'insorgenza della fobia scolare[20].

Trattamento

Il protrarsi della fobia scolare può, col tempo, andare a intaccare lo sviluppo emotivo e sociale dei soggetti colpiti, le acquisizioni scolastiche, i rapporti con la famiglia e con i coetanei.

Tra le conseguenze a lungo termine vi sono le difficoltà in ambito lavorativo, in ambito sociale, ove è possibile che si vada a compromettere l'autostima e la fiducia in se stessi, il processo di crescita e il processo di differenziazione ed emancipazione dalla famiglia[21]. Pertanto è fondamentale che i giovani colpiti da tale disturbo ricevano una valutazione completa da un professionista della salute mentale[22], attuando un trattamento terapeutico che preveda, ove necessario, un percorso di psicoterapia individuale, con somministrazione di farmaci antidepressivi o ansiolitici[23].

Uno dei percorsi terapeutici alternativi è quello della terapia familiare, la quale mira a risolvere il problema attraverso la ricerca di nuove forme di comunicazione e collaborazione tra i componenti della famiglia.

Tuttavia, non è raro che gli stessi genitori si rifiutino di optare per questo tipo di terapia, in quanto non sono in grado di capire il motivo per il quale tutta la famiglia debba occuparsi di un disturbo che affligge un solo membro[19].

Note

  1. (EN) School Refusal, Boston Children's Hospital. URL consultato il 6 agosto 2013.
  2. Braconnier, 1997, p. 51.
  3. (EN) Wanda P. Fremont, School Refusal in Children and Adolescents, American Family Physician, 15 ottobre 2003. URL consultato il 4 agosto 2013.
  4. (EN) N. Setzer e A.

    Salzhauer, Understanding School Refusal, New York University Child Study Center, 2001. URL consultato il 4 agosto 2013.

  5. ab (EN) What to Do When Your Child Refuses to Go to School, American Family Physician, 15 ottobre 2003. URL consultato il 4 agosto 2013.
  6. (EN) Mary B.

    Wimmer, School Refusal: Information For Educators (PDF), National Association of School Psychologists, 2004. URL consultato il 4 agosto 2013 (archiviato dall'url originale l'11 febbraio 2014).

  7. Alessandra Delle Fave, La fobia della scuola nei bambini. Come nasce e come si affronta, Associazione di associazioni nazionali per la tutela dei minori, 29 gennaio 2011.

    URL consultato il 4 agosto 2013.

  8. ab Fobia scolastica, Infanzia e Adolescenza. Divulgazione scientifica sulle problematiche psicologiche in infanzia e adolescenza, 10 maggio 2012. URL consultato il 4 agosto 2013.
  9. Dr. Laura Rinella, La fobia della scuola, su psicologia-benessere.it. URL consultato il 4 agosto 2013.
  10. Dr.

    Walter La Gatta, Fobia scolastica: come riconoscerla e cosa fare, su clinicadellatimidezza.it, 25 novembre 2009. URL consultato il 4 agosto 2013.

  11. ab Silvia Sossi, Fobia scolare, Centro Relà Eur. URL consultato il 4 agosto 2013 (archiviato dall'url originale il 6 ottobre 2013).
  12. Dr.

    Gabriella Ferrigno, Le fobie scolastiche degli adolescenti, su clicmedicina.it. URL consultato il 4 agosto 2013.

  13. Fobia Scolastica, Studio di Psicologia Coradeschi. URL consultato il 4 agosto 2013.
  14. Dr. Isabella Biondi, Fobia della Scuola, Fobia Sociale e Ansia da Separazione, Studio di Psicologia Biondi.

    URL consultato il 4 agosto 2013 (archiviato dall'url originale il 15 agosto 2013).

  15. Dr. Mauro Savardi, Fobia scolastica, su psicologoedolo.altervista.org. URL consultato il 4 agosto 2013 (archiviato dall'url originale il 1º febbraio 2014).
  16. Dr. Monica Monaco, La fobia della scuola, su benessere.com. URL consultato il 4 agosto 2013.

  17. Fobia Scolare, Centro di Psicoterapia e Riabilitazione. URL consultato il 4 agosto 2013 (archiviato dall'url originale il 26 agosto 2014).
  18. Fobia Scolare, su centropsicoterapia.it. URL consultato il 4 agosto 2013 (archiviato dall'url originale il 13 febbraio 2012).
  19. ab Gambini, 2007, p. 162.
  20. Accardo e Whitman, 2007, p. 170.
  21. Dr. Maura Santandrea e Dr. Isabella Biondi, Fobia scolastica: tra ansia da separazione e ansia sociale, su psicoterapeuta-roma.com. URL consultato il 6 agosto 2013.
  22. (EN) School Refusal, Anxiety and Depression Association of America. URL consultato il 6 agosto 2013.
  23. Kliegman e Nelson, 1990, p. 122.

Bibliografia

  • Pasquale Accardo e Barbara Y. Whitman, Dizionario terminologico delle disabilità dello sviluppo, Armando Editore, 2007, ISBN 8860810558.
  • Udo Baer e Waltraut Barnowski-Geiser, Non voglio andare a scuola! Aiutare i figli a superare le proprie paure, Edizioni Erickson, 2012, ISBN 8859000599.
  • Alain Braconnier, Anche l'anima fa male.

    Angosce infantili, angosce adulte, Feltrinelli Editore, 1997, ISBN 8807814250.

  • Pierre G. Coslin, Adolescenti da brivido. Problemi, devianze e incubi dei giovani d'oggi, Armando Editore, 2012, ISBN 8860819539.
  • Paolo Gambini, Psicologia della famiglia.

    La prospettiva sistemico-relazionale, FrancoAngeli, 2007, ISBN 8846487494.

  • Robert M. Kliegman e Waldo Emerson Nelson, Pediatria di Nelson, Elsevier srl, 1990, ISBN 8821430707.

Voci correlate

  • Ansia
  • Disturbo d'ansia da separazione
  • Disturbo della condotta
  • Disturbo depressivo
  • Disturbo dell'apprendimento
  • Disturbo evitante di personalità
  • Disturbo narcisistico di personalità
  • Fobia sociale
  • Sindrome da deficit di attenzione e iperattività
  • Adolescenza
  • Attaccamento
  • Bullismo
  • Dispersione scolastica
  • Educazione
  • Fushūgaku
  • Hikikomori
  • Infanzia
  • Scuola
  • Tasso di abbandono scolastico

Collegamenti esterni

  • Rifiuto della scuola e fobia scolare, su neuropsic.altervista.org.
  • Fobia Scolare, su apc.it.
Controllo di autorità

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