Figlio mio, ecco perchè lavoro

Assegno di mantenimento per il figlio troppo basso? Ecco perché

Figlio mio, ecco perchè lavoro

Criteri di calcolo dell’assegno di mantenimento per coppie di conviventi o sposate: la misura che spetta in capo a ciascun genitore è commisurata al rispettivo reddito.

Gli avvocati di famiglia conoscono bene la faccia insoddisfatta che hanno i clienti quando, all’uscita dall’udienza presidenziale, commentano i provvedimenti adottati dal giudice in materia di assegno di mantenimento. Entrambe le parti restano quasi sempre insoddisfatte, chi perché ritiene che la somma sia eccessiva, chi perché la ritiene invece insufficiente a mandare avanti il ménage domestico.

Il più delle volte, però, questa insoddisfazione è frutto di una non piena conoscenza delle norme di legge e di un equivoco sulla loro finalità.

In questo articolo vogliamo perciò parlare proprio di questo e, più nel dettaglio, perché l’assegno di mantenimento per il figlio è troppo basso (almeno secondo le aspettative del genitore che si dovrà prendere cura di lui).

Prima però di spiegare il meccanismo della legge, ricorreremo a un esempio pratico in modo da rendere i principi dell’ordinamento ancora più semplici e chiari da comprendere.

Assegno di mantenimento basso: come mai?

Dicevamo: facciamo un esempio concreto su cui applicheremo i principi previsti dalla legge.

Immaginiamo una coppia di genitori in cui il padre abbia un reddito fisso di 1.800 euro al mese mentre la madre un contratto part-time a tempo determinato di 600 euro.

I due decidono di separarsi e, poiché non riescono a trovare un accordo, si rivolgono al tribunale.

Alla prima udienza, il presidente fissa i provvedimenti provvisori, da eseguire fino alla fine del giudizio in attesa della sentenza definitiva.

Viene così disposto che il padre versi, ogni mese, 400 euro alla madre a titolo di assegno di mantenimento per i due figli. In più, dovrà partecipare al 50% a tutte le spese straordinarie, come quelle mediche, per l’occorrente per la scuola, i viaggi, le attività extra scolastiche, ecc.

La madre esce amareggiata dal tribunale e se la prende con il magistrato: «Come è possibile mandare avanti due bambini con 400 euro al mese? Il giudice sa quanto costano i vestiti, il cibo e la scuola?».

In realtà, la madre sta facendo male i propri calcoli… Capiremo a breve perché.

Coppia che si separa: assegno di mantenimento per i figli

Quando si parla di assegno di mantenimento per i figli bisogna conoscere alcuni aspetti fondamentali della normativa.

Innanzitutto, le regole sull’assegno di mantenimento per i figli valgono sia per le coppie sposate che per quelle di conviventi.

Non ci sono distinzioni perché ciò che viene in rilievo, in questo caso, non è il tipo di legame che ha unito i genitori finché sono stati insieme (se, cioè, si è trattato di matrimonio o di un’unione di fatto), ma il vincolo genitoriale che si instaura tra questi e il figlio non appena viene al mondo.

Dunque, in tutte le coppie, all’atto della separazione, bisogna concordare un assegno di mantenimento. Se queste non riescono a mettersi d’accordo, si va in tribunale: sarà il giudice a fissare l’importo mensile da versare all’ex presso cui i figli andranno a vivere.

Secondo aspetto cruciale: l’assegno di mantenimento resta vincolante fino a quando il figlio non diviene indipendente economicamente o comunque capace di procurarsi da solo un reddito.

Nel primo caso, si considera l’acquisizione di un reddito sufficiente all’autosufficienza (non sarà quindi il caso di una borsa di studio ma ad esempio anche quello di un part time).

Nel secondo caso, invece, si ritiene che un ragazzo che abbia finito il percorso di studi senza essersi poi dato da fare per trovare un’occupazione o che, raggiunta l’età di 30/35 anni, sia comunque rimasto senza un lavoro, non sia più meritevole del mantenimento.

Ultima questione da mettere in evidenza: l’assegno di mantenimento per i figli può essere sempre oggetto di revisione se dovessero cambiare le condizioni economiche di uno dei genitori o le stesse esigenze dei bambini (è noto che il mantenimento di un neonato è meno oneroso di un figlio che va all’università).

Assegno di mantenimento: a quanto ammonta?

Perché mai il genitore presso cui vengono allocati i figli minori è quasi sempre insoddisfatto della misura del mantenimento per i figli deciso dal giudice?

La legge non stabilisce a quanto ammonti tale assegno, ma secondo la giurisprudenza i genitori devono garantire ai figli lo stesso tenore di vita goduto da questi fin quando la famiglia era unita. Insomma, dalla separazione o dal divorzio non devono derivare effetti pregiudizievoli per la prole.

La legge, però, dice anche che a doversi occupare del mantenimento dei figli sono entrambi i genitori, in proporzione alle rispettive capacità economiche. E questo vale anche quando la coppia si separa. Il che significa che a provvedere economicamente e materialmente alle necessità dei bambini deve essere tanto il genitore che convive con loro quanto l’altro.

Quindi, l’assegno di mantenimento mensile, fissato dal giudice per le spese ordinarie per i figli, copre solo una parte delle necessità del bambino, mentre l’altra parte ricade sul coniuge collocatario (ossia presso cui il bambino vive stabilmente).

Il fatto di vivere insieme ai figli e di occuparsi delle loro necessità quotidiane viene valutato come un onere e non come un lavoro da ricompensare.

In buona sostanza, l’assegno è la misura del mantenimento che ricade su un solo genitore: quello non convivente; spetta all’ex coniuge/partner, in proporzione alle sue capacità, far fronte alle residue spese.

Per tornare all’esempio di partenza, abbiamo ipotizzato che il giudice liquidasse, in capo al genitore non convivente, 400 euro, sul presupposto che ai due minori servissero almeno 600 euro al mese per vivere, di cui 200 quindi a carico del genitore convivente.

Queste valutazioni vengono fatte dal giudice volta per volta. La sentenza, peraltro, determina solo il mantenimento a carico del genitore non convivente sul presupposto che al residuo provvederà in automatico il genitore collocatario, senza bisogno di specifiche imposizioni da parte del giudice.

Dunque, quando ci si chiede come mai l’assegno di mantenimento per i figli è così basso, la risposta è semplice: l’importo copre solo una percentuale delle necessità, mentre l’altra è a carico del secondo genitore.

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Ha figli o pensa di averne? Le domande scomode (e illegali) al colloquio di lavoro

Figlio mio, ecco perchè lavoro

Non ha niente a che vedere con le competenze professionali, eppure la vita familiare è un argomento spesso preso in considerazioni dai datori di lavoro. Cristina Polga, esperta di orientamento professionale, ci aiuta a capire come rispondere

Un colloquio di lavoro dovrebbe concentrarsi fondamentalmente su un solo elemento: il lavoro.

Succede, invece, che i responsabili delle risorse umane o i datori di lavoro allarghino il raggio, in fase di colloquio, alla sfera familiare e personale della candidata, in particolare con la fatidica domanda sulla presenza (o sul progetto futuro) dei figli, troppo spesso considerati come un ostacolo alla carriera. È bene sapere che ci sono dei limiti ben chiari, stabiliti dalla legge oltre che dalla sensibilità e dal buon senso. Ne parliamo con Cristina Polga, esperta di orientamento professionale.

COLLOQUIO DI LAVORO: LE DOMANDE ILLEGALI

All’articolo 8 dello Statuto dei Lavoratori

“Sulla stessa linea anche l’articolo 27 del Codice delle pari opportunità (decreto legislativo 198 del 2006), che specifica molto chiaramente come la discriminazione sia vietata anche se attuata attraverso il riferimento allo stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza. Non bisogna avere paura di citare, educatamente, questi riferimenti”.

COLLOQUIO DI LAVORO: LE DOMANDE TRABOCCHETTO IN CUI E' FACILE IMBATTERSI

Purtroppo, nonostante gli espliciti divieti legislativi, capita molto spesso di trovarsi in simili situazioni. “Ho seguito una ragazza – racconta l’esperta – che svolge una professione tecnica, tipicamente considerata maschile: ad ogni colloquio veniva messa alle strette sulla questione dei figli.

Questa domanda la metteva così in difficoltà che alla fine, per la tensione, si bruciava il colloquio da sola. La responsabilità era di chi glielo chiedeva ovviamente, ma ormai era talmente esausta da non riuscire a portare a temine il colloquio.

Occorre quindi arrivare preparati ed essere ben consapevoli del proprio valore e dei propri diritti”.

COLLOQUIO DI LAVORO: SE SI ARRIVA IN DOLCE ATTESA

Per chi dovesse sostenere un colloquio in dolce attesa, non c’è l’obbligo di far sapere la propria condizione: la Cassazione in una recente pronuncia (sentenza 13692/2015), ha confermato la propria posizione (Cassazione, sentenza 9864/2002) secondo cui una donna incinta non è tenuta a comunicare prima dell’assunzione il proprio stato di gravidanza. “Il consiglio però è essere chiari perché una mancata comunicazione può minare la fiducia nella nuova risorsa e le basi della nascente collaborazione”.

COLLOQUIO DI LAVORO: DOMANDE E RISPOSTE

Per arrivare il più preparate possibile, ecco i consigli dell’esperta.

  • I figli non c’entrano. Punto di partenza è proprio la consapevolezza delle leggi e del fatto che i figli non c’entrano con il lavoro. “Prima di tutto – spiega Polga – io consiglio sempre di interiorizzare la consapevolezza che avere un figlio non è un problema: è bene averlo chiaro”.
  • La trasparenza prima di tutto. “In secondo luogo, io sono dell’avviso che la sincerità paga sempre: mai nascondere la presenza e neppure il desiderio, o il progetto, di un figlio. Meglio dichiararlo subito, spiegando pacatamente, ad esempio, che si ha un figlio che va all’asilo e che si dispone di una rete sociale per gestirlo senza problemi: io, nel curriculum, ho scritto che ho due figli. Avere figli è una forza, non un vincolo”.
  • Parliamo di quello che so fare. “Piuttosto che parlare di questioni personali, ricordiamoci che è importante spostare la conversazione sulle competenze: questo è più facile per una professionista di 35-40 anni, che deve assolutamente puntare tutto sulle propria professionalità, ma anche una ragazza giovane può mettere in luce i suoi punti di forza”.
  • Scegliamo bene a chi dare il nostro talento. “Non dimentichiamo che le aziende cercano talenti, e non sono solo loro a scegliere: anche noi possiamo valutare se mettere a disposizione il nostro talento, e per chi. Se ci troviamo in una situazione in cui la presenza dei figli diventa una variabile così importante, potremmo anche essere noi a dire di no; pensiamoci, prima di accettare condizioni che non garantiscono pienamente il rispetto dei diritti”.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/famiglia/soldi-e-lavoro/domande-colloquio-lavoro-figli

Assegno unico 2021 per ogni figlio, da luglio la soluzione ponte: fino a 217 euro a persona. Come funziona e gli importi

Figlio mio, ecco perchè lavoro

Ha preso il via a luglio l'assegno ponte per i figli fino al 31 dicembre 2021: rinviato al 2022 l'assegno unico. «Al sostegno economico delle famiglie con figli è dedicato l’assegno unico universale.

Da luglio la misura entrerà in vigore per i lavoratori autonomi e i disoccupati, che oggi non hanno accesso agli assegni familiari. Nel 2022, la estenderemo a tutti gli altri lavoratori, che nell’immediato vedranno un aumento degli assegni esistenti».

Lo aveva detto Mario Draghi agli Stati generali della natalità. «Le risorse ammontano a oltre 21 miliardi, di cui almeno sei aggiuntivi rispetto agli attuali strumenti per le famiglie.

L'assegno unico ci sarà anche negli anni a venire, è una di quelle misure epocali su cui non ci si ripensa l’anno dopo».

Come funziona  la “soluzione ponte” da luglio: da 30 fino a 217 euro

L’assegno unico per i figli under 21, quindi, partirà dal 2022. Sarà adottata una “soluzione ponte” a luglio, come ha detto la ministra per le pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti.

Si tratterà di un assegno semplificato con importi minori rispetto all’assegno da 250 euro massimi (217,8 euro) e calcolato sulle condizioni reddituali delle famiglie. Il minimo, invece, è 30 euro.

Una questione di tempi, dato che l’approvazione della legge delega 41/2021 è arrivata tardi.

Come funzionerà l'assegno unico dal 2022

La Legge 1 aprile 2021, n. 46 “Delega al Governo per riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'assegno unico e universale” è entrata in vigore del provvedimento: 21/04/2021

«L'assegno unico e universale – ha spiegato la ministra – è un provvedimento che fa parte del Family Act e consiste in una quota che verrà data a ciascun figlio, dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni di età, mese dopo mese, maggiorato dal terzo figlio e nel caso anche di bambini disabili. È per tutti, e la quota dipenderà dal reddito, quindi le famiglie meno abbienti riceveranno di più, e le più ricche avranno solo una quota base».

Leggi il testo della LEGGE 1 aprile 2021, n. 4 sulla Gazzetta Ufficiale

L'assegno spetta a tutte le famiglie che hanno un figlio fino a 21 anni a carico. Avrà un valore massimo di 250 euro: nella cifra confluiscono una parte fissa e una variabile, legata al reddito complessivo della famiglia.

 Il beneficio verrà attribuito a lavoratori dipendenti, autonomi o incapienti. Possono fare richiesta tutte le mamme dal settimo mese di gravidanza.

 Secondo lo scenario prospettato l'80% delle famiglie italiane prenderebbe 161 euro al mese per ogni figlio minore e 97 per ogni figlio under 21. Il calcolo è legato alla considerazione secondo cui 8 famiglie su 10 hanno un'Isee sotto i 30 mila euro.

L'importo dell'assegno diminuisce se si alza l'Isee: per un Isee sopra i 52mila euro, il contributo scende a 67 euro mensili per i figli minori e a 40 euro per i figli maggiorenni ma di età inferiore ai 21 anni.

Assegno unico, come si calcola: conta l'Isee

L'assegno unico è legge ma, in mancano i decreti attuativi (c'è solo la bozza) per farlo decollare. Ne avranno diritto i nuclei fino a 50mila euro di Isee.

Le famiglie con Isee fino a 7000 euro avranno 217,8 euro a figlio se hanno almeno 3 figli. Sono previsti 50 euro in più per ciascun figlio disabile.

Potrà accedervi chi paghi le tasse in Italia e sia qui residente da almeno 2 anni: sono ammessi cittadini italiani e Ue e titolari di permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricerca almeno semestrale.

Assegno temporaneo, presentate 75mila domande

A meno di due giorni dall’apertura della procedura per l’assegno temporaneo sul sito dell’Inps, sono pervenute già 75.000 domande riferite in totale a oltre 125.

000 minori, con l’87% delle richieste inoltrate online direttamente dai cittadini, grazie anche all’elevata semplicità della procedura realizzata.

Le domande potranno essere presentate fino al 31 dicembre, ed entro il 30 settembre per avere gli arretrati a partire dal 1° luglio.

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