Febbre con convulsioni: cosa fare

Febbre e convulsioni nei bambini: quando ha senso preoccuparsi

Febbre con convulsioni: cosa fare

Le crisi convulsive spaventano sempre, ancor più quando avvengono nei bambini piccoli. Il genitore normalmente associa la crisi convulsiva alla febbre alta, allarmandosi quando il numero sul termometro continua a crescere.

La confusione è tanta: «Il rischio è maggiore se la temperatura è più alta? Come faccio a far sfebbrare immediatamente il mio bambino per evitare la convulsione? E se fosse meningite? E se fosse epilessia? E se si ripresentasse in futuro?».

Se il pediatra non risponde, si cercano risposte pronte e veloci su Internet, da fonti purtroppo non sempre autorevoli.

Le convulsioni febbrili

È necessario fare un po’ di chiarezza, per tranquillizzare, ma, allo stesso tempo, sensibilizzare i genitori su una problematica che presenta molte sfaccettature.

Le convulsioni in corso di febbre, anche dette convulsioni febbrili, sono crisi convulsive che si verificano in presenza di una temperatura corporea sopra i 38°C in bambini che non hanno mai presentato convulsioni in assenza di febbre.

È un problema che interessa il 2-5% della popolazione pediatrica, tipicamente tra i 6 mesi e i 5 anni.

Si distinguono le convulsioni febbrili semplici da quelle complesse. Le prime sono caratterizzate da una crisi generalizzata (con perdita di coscienza) di durata inferiore ai 15 minuti, non ripetuta nelle 24 ore.

Le forme complesse durano più a lungo, possono ripetersi nelle 24 ore e avere carattere parziale (cioè interessare solo una parte del corpo); inoltre possono essere associate ad alterazioni neurologiche presenti prima o dopo la convulsione.

Le cause possono essere molteplici, una fra tutte la familiarità (nei parenti di primo grado).

Attenzione soprattutto alle crisi complesse: la letteratura riporta sempre più frequentemente l’associazione con fattori predisponenti, come fattori genetici, metabolici, alterazioni strutturali e infezioni virali.

Alcuni punti fermi

Il rischio è maggiore se la temperatura è più alta?Falso. Ricordiamo inoltre che non è necessario che la febbre sia stata rilevata prima della crisi, ma deve essere presente almeno subito dopo: nel 98% dei casi la convulsione si verifica entro le prime 24 ore dall’esordio della febbre.

Come faccio a far sfebbrare immediatamente il mio bambino per evitare la convulsione? Non è dimostrato che l’uso di farmaci antipiretici (quelli che fanno abbassare la temperatura corporea) e le manovre per ridurre la febbre diminuiscano l’insorgenza degli episodi convulsivi. Tuttavia è importante controllare la temperatura per ridurre il malessere del bambino.

E se fosse meningite? Dobbiamo ricordare che raramente un’infezione del sistema nervoso centrale (come una meningite) si presenta unicamente con una convulsione febbrile.

Nelle forme complesse è tuttavia importante escludere altre malattie tramite esami che spesso necessitano di ricovero ospedaliero.

Le forme semplici necessitano, invece, di una maggiore attenzione diagnostica solo in presenza di fattori di rischio, quali età inferiore a 18 mesi, trattamento antibiotico in atto e presenza di segni clinici come la rigidità del collo e altri che il medico può evidenziare.

E se fosse epilessia? Il rischio di evoluzione verso l’epilessia viene stimato intorno all’1-1,5% dei soggetti con nelle convulsioni semplici, di poco superiore alla popolazione generale (0,5%), mentre per le forme complesse il rischio è maggiore (4-15%).

E se si ripresentasse in futuro? Il rischio generico di recidiva è intorno al 30-40%. I fattori di rischio sono età inferiore a 15 mesi, familiarità, frequenti episodi febbrili, frequenza all’asilo nido o scuola materna, bassa temperatura all’esordio della convulsione, primo episodio come forma complessa.

Cosa dire quindi al nostro genitore?

Ricordati che le convulsioni febbrili costituiscono un evento benigno: la prognosi è eccellente in oltre il 95% dei casi e non sono causa di danno cerebrale o deficit intellettivo per il tuo bambino.

In caso di crisi in atto, la Società Italiana di Pediatria ti ricorda di mantenere la calma, allentare l’abbigliamento soprattutto intorno al collo, mettere il tuo bambino sul fianco se incosciente, non forzare l’apertura della bocca, osservare il tipo e la durata della crisi,non dare farmaci o liquidi in bocca.

Ricordati che la maggior parte delle convulsioni febbrili termina spontaneamente entro 2-3 minuti.

Sarà altrimenti opportuno intervenire con un farmaco, prescritto a ogni bambino al primo episodio e che dovrà essere sempre tenuto a portata di mano.

Se fosse la prima volta o se la crisi durasse a lungo il tuo bambino dovrà essere visto in ospedale al più presto! Niente panico, quindi, ma estrema attenzione.

Federica Chiale

Fonti:

Febrile Seizures. Gupta A. Continuum (Minneap Minn). 2016 Feb

LINEE GUIDA PER LA GESTIONE DELLE “CONVULSIONI FEBBRILI”. Gruppo di Studio ad hoc della Commissione Linee Guida della LICE (https://www.lice.it/LICE_ita/lineeguida/pdf/20071126_LineeGuida-Convulsioni-febbrili.pdf) http://www.simeup.it/?p=2855

Linee Guida della Società italiana pediatria (SIP), a cura di SINP, SINPIA, LICE. La gestione del bambino con convulsioni febbrili, Prospettive in pediatria, gennaio-Marzo 2009; N 153, Vol. 39: pag 73-78

Источник: https://www.medicalfacts.it/2020/02/25/febbre-convulsioni-bambini/

Febbre con convulsioni nei bambini

Febbre con convulsioni: cosa fare

Ecco cosa fare se si presenta la febbre con convulsioni nei bambini: quando chiamare il medico e quali errori bisogna evitare

Cosa fare se si presenta la febbre con convulsioni nei bambini? Le convulsioni febbrili sono delle reazioni che si manifestano in presenza di febbre in alcuni bambini il cui sistema nervoso è particolarmente eccitabile.

Convulsioni febbrili nei bambini come si manifestano

Il bambino può perdere conoscenza, irrigidirsi, manifestare scosse ai quattro arti, avere gli occhi sbarrati oppure rivolti all'indietro, oppure entrare in uno stato di rilasciamento muscolare, lasciandosi andare a peso morto. Questi fenomeni possono durare anche alcuni minuti, dopo di che il bambino può mostrare una profonda sonnolenza, che rappresenta il periodo di ritorno alla normalità.

Le convulsioni febbrili di solito non sono pericolose sebbene rappresentino un evento traumatico per i genitori, bisogna tenere presente che sono comuni nei bambini e che non hanno effetto sulla loro salute. È comunque importante che non durino troppo a lungo perché durante una convulsione arriva al cervello meno ossigeno.

Sono provocate dalla febbre. In alcuni bambini le convulsioni compaiono solo quando la febbre è molto alta (41-42°C), in altri anche a temperature di febbre 'normale'.

  Il 70 per cento dei bambini che hanno avuto una convulsione febbrile non ne avrà un'altra (una recidiva). Nel rimanente 30 per cento la comparsa di recidive è possibile, anche a distanza di mesi, ma sempre in presenza di febbre.

Le convulsioni febbrili cessano dopo i 5-6 anni di età.

Convulsioni da febbre nei bambini cosa fare

Innanzitutto, anche se non è facile, bisogna mantenere la calma. Portare subito il bambino in ospedale o chiamare il medico prima di iniziare la terapia è solo una perdita di tempo.

Non bisogna attardarsi in manovre inutili, per esempio scuotere o schiaffeggiare il bambino e chiamarlo per nome.

Alla comparsa di una prima convulsione febbrile bisogna abbassargli la febbre il più presto possibile e per farlo occorre seguire alcune semplici procedure:

  • liberare il corpo da eccessivi indumenti (spogliare il bambino, non necessariamente denudarlo);
  • applicare spugnature di acqua tiepida e la borsa del ghiaccio o degli asciugamani bagnati con acqua fredda sulla fronte e sul collo;
  • posizionare il bambino sul fianco;
  • rimuovere con un dito qualsiasi cosa il bambino abbia in bocca (se vomita, rimuovere subito il vomito);
  • quando la convulsione è finita, somministrare il paracetamolo (per esempio la Tachipirina).

Chiamare quindi il medico che, oltre a controllare che il bambino stia bene, potrà meglio consigliarvi sull'atteggiamento e l'attenzione da porre in futuro.

E se il bambino ha già avuto una convulsione da febbre? E' comunque un bambino sano. Abbassate immediatamente la temperatura anche quando il livello è basso (37,5°C ascellare o 38°C rettale). Comportatevi come sempre dovreste in caso di febbre e, in particolare, somministrate paracetamolo.

Come prevenire le convulsioni febbrili nei bambini

Esistono due metodi di prevenzione delle convulsioni:

  • somministrazione quotidiana di farmaci anticonvulsivanti per un periodo di almeno 2 anni. Questo metodo ha però l'inconveniente di sottoporre il bambino per un lungo periodo a più somministrazioni quotidiane di medicine che potrebbero avere (come tutte le medicine) anche degli effetti negativi, in questo caso: iperattività, estrema irritabilità, sonnolenza. Inoltre, il bambino è in continua terapia anche quando non ha la febbre, che è la causa della convulsione febbrile.
  • somministrare un farmaco anticonvulsivante solo nel momento di maggior rischio, cioè all'inizio dell'episodio di febbre. Questo approccio protettivo deve essere attuato, per un periodo di un anno, ogni volta che il bambino ha la febbre.

Sarà comunque il medico a consigliare il trattamento ottimale da avere sempre a disposizione per ogni successivo episodio di febbre.

Cosa non fare durante le convulsioni febbrili

  • Non farsi prendere dal panico.
  • Non cercare di trattenere il bambino nel tentativo di bloccare le scosse.
  • Non cercare di attrarre l'attenzione del bambino chiamandolo per nome, scuotendolo o schiaffeggiandolo, anche se smette temporaneamente di respirare.
  • Non chiamare il medico o portare il bambino all'ospedale prima di aver eseguito le terapie adeguate ed urgenti e prima che la convulsione sia terminata.
  • Non infilare nulla in bocca al bambino, rischiate di fargli del male e di provocargli il vomito.

Chiamare il medico appena è terminata la convulsione (anche se il bambino sembra stare ormai bene) o nel caso la convulsione duri oltre 10 minuti

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/malattie/febbre-con-convulsioni.html

Le convulsioni febbrili nei bambini

Febbre con convulsioni: cosa fare

Talvolta, in occasione di episodi febbrili, il bambino ha una crisi convulsiva: si tratta di una convulsione febbrile, un problema abbastanza frequente in età pediatrica (colpisce circa il 3-4% dei bambini sani tra i 6 mesi e i 5 anni di vita, con un picco di incidenza tra i 18 e i 24 mesi). Queste crisi tendono a scomparire con l’età.

E’ sicuramente un’esperienza spaventosa per i genitori, ma è bene sapere che le convulsioni febbrili sono innocue per il bambino, non causano danno cerebrale o del sistema nervoso, paralisi o problemi a lungo termine e soprattutto che, benché una convulsione febbrile possa apparire simile ad una crisi epilettica, in realtà non vi è una relazione di causa-effetto tra convulsioni febbrili ed epilessia (nei bambini che soffrono di convulsioni febbrili semplici, il rischio di sviluppare epilessia è di pochissimo superiore a quello della popolazione generale).

E’ importante però saperle riconoscere e gestire.

Come si manifestano le convulsioni febbrili

Le convulsioni febbrili  di solito si verificano nelle prime ore dall’insorgenza di un episodio febbrile, mediamente con temperatura corporea superiore ai 38°C; talvolta possono essere associate a febbre più bassa o addirittura, in casi rari (più spesso in concomitanza di una gastroenterite) possono presentarsi in assenza di febbre.

Si tratta generalmente di episodi isolati. Il rischio di recidiva (cioè il rischio che le convulsioni febbrili si ripresentino nel tempo) è maggiore nei bambini nei quali il primo episodio si è verificato nel primo anno di vita.

Esistono 2 tipi di convulsioni febbrili: le convulsioni febbrili semplici e le convulsioni febbrili complesse.

Come si manifestano le convulsioni febbrili semplici

Sono le più comuni, normalmente durano 1-2 minuti (in rari casi, anche di più, fino a 15 minuti). Questo tipo di convulsioni nel bambino si manifesta con:

  • perdita di coscienza e rovesciamento degli occhi;
  • scosse degli arti;
  • irrigidimento;
  • fissità dello sguardo;
  • perdita di feci o di urine.

Spesso alla convulsione segue una fase di sonnolenza.

Come si manifestano le convulsioni febbrili complesse

Sono più rare, durano più di 15 minuti, possono essere “parziali” (cioè interessare solo una parte del corpo) e/o possono ripetersi nell’arco delle 24 ore.

Quali sono le cause delle convulsioni febbrili

Non si conoscono a tutt’oggi le vere cause delle convulsioni febbrili; si ipotizza che possano essere una particolare reazione del sistema nervoso al rapido innalzarsi della temperatura corporea.

Più facilmente interessano bambini che hanno familiarità per convulsioni febbrili (cioè quando in famiglia c’è qualcuno che le ha avute da piccolo: un genitore, uno zio ecc.).

Cosa fare in caso di convulsioni febbrili

Prima di tutto cercate di mantenere la calma, niente panico! Solo mantenendo la calma sarete in grado di assistere il vostro bambino e di riferire poi al pediatra l’evento.

E’ importante:

  • posizionare il bambino preferibilmente sul pavimento, lontano da oggetti potenzialmente pericolosi;
  • porre il bambino su un fianco per evitare che ingerisca saliva o vomito;
  • allentare i vestiti, soprattutto intorno al collo;
  • non cercare di forzare l’apertura della bocca;
  • cercare, per quanto possibile, di osservare quanto dura la crisi (generalmente solo pochi minuti, ma a voi sembreranno interminabili: se riuscite, verificate la durata effettiva con l’orologio);
  • osservare se ci sono problemi a respirare o se compare colorito bluastro al volto;
  • non schiaffeggiare il bambino né tantomeno scuoterlo nel tentativo di rianimarlo!
  • una volta terminata la crisi: mettersi in contatto con il proprio Pediatra oppure portare il bimbo al Pronto Soccorso più vicino, soprattutto se è la prima volta che si verifica la crisi convulsiva.

Quando chiamare il 118

  • Quando la crisi convulsiva dura più di 5 minuti.
  • Quando il bambino ha meno di 1 anno di vita.
  • Se il bambino mostra difficoltà respiratorie o diventa cianotico.
  • Se si verifica un’altra convulsione entro le 24 ore dal primo episodio.
  • Se la convulsione coinvolge solo una parte del corpo e non tutto il corpo.

Diagnosi e cura

Spesso, soprattutto se il bambino ha meno di 18 mesi di vita, il pediatra o il medico di Pronto Soccorso dispongono il ricovero e l’osservazione per 24 ore per poter escludere altre cause di convulsioni, come infezioni acute del sistema nervoso centrale. Al di sopra dei 18 mesi spesso è sufficiente l’osservazione per almeno 2 ore, per consentire una valutazione delle condizioni cliniche e l’assenza di deficit neurologici post crisi.

Nel corso del ricovero viene generalmente eseguito l’elettroencefalogramma (E.E.G.) anche se in realtà, in caso di convulsioni febbrili semplici, questo esame ha mostrato scarso valore diagnostico. Non sembra di alcuna utilità eseguire un E.E.G. a distanza allo scopo di predire il rischio di recidive.

Se le convulsioni febbrili si ripresentano a distanza dal primo episodio, ma mantengono le stesse caratteristiche, non è necessario il ricovero.

Farmaci per le convulsioni febbrili

Di solito ai bambini che hanno avuto una prima crisi convulsiva febbrile viene prescritto il farmaco diazepam per uso rettale (microclisma). Il farmaco deve essere tenuto sempre disponibile a domicilio  e va somministrato nel caso in cui la crisi convulsiva duri più di 3 minuti.

Il microclisma predosato pronto per l’uso esiste in dosaggi differenti:

  • 5 mg per i bambini al di sotto dei 3 anni di vita e
  • 10 mg per i bambini al di sopra dei 3 anni.

La somministrazione è semplice: è sufficiente rimuovere la capsula di chiusura, inserire il beccuccio nel sederino del bambino, schiacciare il microclisma tra indice e pollice per svuotare il contenuto, estrarlo tenendolo sempre schiacciato e avendo cura di tenere i glutei del bambino chiusi per alcuni istanti per evitare che il farmaco fuoriesca.

Dopo la somministrazione il farmaco può provocare sonnolenza, effetto collaterale del tutto normale.

E’ possibile prevenire o evitare le convulsioni febbrili?

I tentativi di mantenere bassa la temperatura con la somministrazione di paracetamolo, non sempre riescono ad evitare il ripetersi delle convulsioni febbrili.

In caso di febbre è utile:

  • assicurarsi che il bambino non sia eccessivamente coperto;
  • somministrare paracetamolo e monitorare attentamente la temperatura.

Leggi anche Epilessia: cos’è e come si manifesta nei bambini Come assistere un bambino in caso di crisi epilettica Febbre: vero o falso?

Источник: https://www.amicopediatra.it/malattie/le-convulsioni-febbrili-nei-bambini_febbre/

Cosa fare e cosa non fare durante la gestione delle crisi convulsive

Febbre con convulsioni: cosa fare

Un attacco convulsivo acuto, pur spaventoso che sia, non è una diagnosi, ma è solo la manifestazione palese di una sofferenza cerebrale, per cui mentre si prestano i primi soccorsi è importante raccogliere più informazioni possibili ed effettuare un accurato esame obiettivo per poter poi arrivare ad una diagnosi efficace.

Cosa sono le crisi convulsive

A transient occurrence of signs and/or symptoms due to abnormal excessive or synchronous neuronal activity in the brain (Fisher et al., 2005).

Quella di Fisher è la definizione più usata in letteratura, che descrive una crisi convulsiva come un fenomeno parossistico transitorio caratterizzato da un insieme di sintomi neurologici, determinati da una scarica elettrica anomala, sincronizzata e prolungata, di neuroni della corteccia o del tronco cerebrale, che può essere espressione di una disfunzione focale o generalizzata.

Ma proviamo a fare chiarezza.

Per prima cosa ricordiamo che una crisi non fa epilessia, ma è solo una manifestazione di una sofferenza cerebrale che può essere provocata (si parla dunque di crisi sintomatica acuta) da una lesione cerebrale o un danno tossico/metabolico, oppure non provocata o spontanea, cioè non legata ad alcun fattore scatenante.

Questa prima distinzione tra provocata o non provocata è importante nella scelta del trattamento da intraprendere o da non intraprendere.

Quando si parla di epilessia, si intende il manifestarsi di due o più crisi non provocate separate da almeno 24 ore.

Classificazione delle crisi convulsive

Esistono numerose classificazioni delle crisi convulsive; una delle più pratiche e ancora utilizzata da molti autori è quella che suddivide le crisi convulsive in:

  • crisi convulsive parziali (semplici o complesse);
  • crisi generalizzate (assenza – crisi non convulsiva -, miocloniche, toniche, cloniche, tonico-cloniche, atoniche – crisi convulsive -);
  • status epilettico.

Nelle crisi convulsive parziali semplici non vi è perdita di coscienza, ma solo movimenti involontari.

Nelle convulsioni parziali complesse vi è perdita di coscienza, ovvero perdita di contatto con l'ambiente.

Nelle crisi convulsive generalizzate vi è sempre un‘alterazione dello stato di coscienza associato a fenomeni motori.

Lo status epilettico, invece, è una condizione in cui un‘unica crisi o più crisi epilettiche si susseguono per oltre 30 minuti senza recupero della coscienza (Epilepsy Foundation of America's Working Group,1993).

È fondamentale saper riconoscere segni e sintomi di una crisi convulsiva (e non) e sapere cosa fare e cosa non fare.

Nelle crisi convulsive parziali semplici troveremo manifestazioni come:

  • rotazione degli occhi e del capo da un lato;
  • movimento semplice quale: sollevamento lento, involontario di un arto o scosse muscolari limitate ad una parte del corpo;
  • interruzione nel parlare o nel comprendere le parole o emissione di vocalizzo;
  • formicolìo localizzato;
  • comparsa d’immagini, macchie, luminose e/o colorate, relativamente semplici;
  • percezione di suoni semplici o complessi;
  • comparsa improvvisa di un odore, in genere sgradevole;
  • nausea, salivazione, rossore al volto, sensazione di vuoto allo stomaco o che sale da questo;
  • sensazione d‘estraneità verso l’ambiente, ricordo intenso ed improvviso;
  • sensazione improvvisa e forte di paura;
  • illusioni sensoriali, oggetti che cambiano dimensioni o si distorgono – allucinazioni, percezione d’immagini o parole confuse.

Le crisi di questa natura si risolvono spontaneamente nel giro di qualche minuto.

Durante una crisi parziale complessa la persona può apparire confusa e letargica, poco reattiva. Possono essere presenti movimenti automatici o comportamenti inopportuni. In questi casi bisogna guidare la persona assistita in modo da allontanarla da ostacoli e pericoli.

L'assenza (crisi generalizzata non convulsiva) provoca perdita della coscienza, sguardo fisso nel vuoto o occhi ruotati verso l'alto e piccole scosse delle palpebre. Quando presenti, i fenomeni motori coinvolgono i due lati del corpo, a volte asimmetricamente.

Le crisi convulsive generalizzate sono quelle che fanno più paura, sia per “l'effetto sorpresa” che per l'impatto emotivo. Sono caratterizzate da:

  • contrazione di tutti i muscoli, difetto di ossigenazione, cianosi;
  • scosse muscolari brevi, bilaterali simmetriche o asimmetriche;
  • repentina flessione del capo in avanti o caduta improvvisa a causa di brusca perdita di tono muscolare.

Assistenza durante crisi convulsive

Si assiste di frequente a manovre non adeguate come tentare di contenere le convulsioni o aprire la bocca per introdurre qualcosa tra i denti o somministrazione di farmaci non necessari.

Le linee guida SNLG (sistema nazionale linee guida) ci dicono invece che:

Durante una crisi tonico-clonica generalizzata è indicato:

  • proteggere da eventuali lesioni della testa e del corpo, togliere occhiali e allontanare gli oggetti pericolosi;
  • aiutare a respirare slacciando indumenti stretti;
  • rimanere vicino, osservare, descrivere la crisi e la durata.

Non cercare di:

  • rialzare la persona o modificarne la posizione;
  • contenere le convulsioni;
  • aprire la bocca a forza e introdurre qualcosa tra i denti;
  • dare qualcosa da bere;
  • praticare la respirazione artificiale.

Dopo una crisi tonico clonica-generalizzata è indicato:

  • posizionare la persona sul fianco (permette la fuoriuscita dalla bocca di saliva e vomito);
  • togliere dalla cavità orale eventuali impedimenti alla respirazione;
  • restare accanto alla persona finché è confusa;
  • non contenere e non somministrare farmaci se la crisi termina spontaneamente e, soprattutto, niente per bocca finché la persona non ha ripreso coscienza;
  • rassicurare utilizzando calma, persuasione e sostegno psicologico.

L’attivazione dell’emergenza è indicata solo se si tratta di una prima crisi tonico-clonica o la crisi si verifica in corso di un evento acuto.

Altre indicazioni all'attivazione dell'emergenza sono:

  • se la crisi convulsiva dura più di 2-3 minuti e la persona tarda a riprendere conoscenza (> 5 minuti);
  • le crisi si ripetono;
  • la persona si è procurata lesioni;
  • la persona respira con difficoltà o ha problemi circolatori.

In questi ultimi casi dobbiamo essere pronti a supportare le viee aeree ed eventualmente pensare all'intubazione oro tracheale.

Nell'immediato post crisi è importante controllare tutti i parametri vitali per escludere una forma di shock, la glicemia e la temperatura corporea.

Ricordiamo inoltre che un attacco convulsivo acuto, pur spaventoso che sia, non è una diagnosi, ma è solo la manifestazione palese di una sofferenza cerebrale, per cui mentre si prestano i primi soccorsi è importante raccogliere più informazioni possibili ed effettuare un accurato esame obiettivo per poter poi arrivare ad una diagnosi efficace.

  • Fisher RS, van Emde Boas W, Blume W, et al. Epileptic seizures and epilepsy: definitions proposed by the International League Against Epilepsy (ILAE) and the International Bureau for Epileps. Epilepsia 2005;46:470-2.)
  • G. Bartolozzi, P. Busoni, M. Lini, M. Peraldo. Trattamento delle crisi convulsive acute e dello stato di male epilettico. Medico e Bambino pagine elettroniche 1999; 2(2)
  • Linee Guida PNLG. Diagnosi e trattamento delle epilessie
  • http://www.aice-epilessia.it/index.php

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Источник: https://www.nurse24.it/infermiere/crisi-convulsive-riconoscerle-e-trattarle-nell-acuzie.html

Gravidanza
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