Fare la pipì a letto: come capire e superare questo disagio?

Enuresi Notturna (Pipì a Letto): Cos’è? Cause, Sintomi e Rimedi

Fare la pipì a letto: come capire e superare questo disagio?

La pipì a letto (enuresi notturna) è l'emissione involontaria di urina che si verifica durante il sonno. Questa problematica interessa generalmente i bambini, ma può verificarsi, per svariati motivi, anche in età adulta.

L'enuresi notturna può dipendere da un ritardo nello sviluppo delle competenze minzionali o da una perdita delle stesse.

Nell'adulto, il disturbo può essere correlato a patologie specifiche del tratto urinario, malattie croniche (come il diabete) o disordini psicologici (ansia e stress).

Le cause all'origine dell'enuresi notturna comprendono anche: scarsa capacità della vescica, eccessiva produzione di urina, stitichezza cronica e consumo alla sera di alimenti contenenti caffeina, cioccolato o coloranti artificiali.

La pipì a letto può essere frustrante, ma non deve essere motivo di preoccupazione: sebbene possa persistere in età adulta, questa problematica tende a risolversi spontaneamente, prima del raggiungimento dell'adolescenza.

La gestione dell'enuresi notturna prevede una terapia comportamentale, talvolta in associazione a farmaci, previo consiglio del medico.

La pipì a letto è una condizione caratterizzata dal rilascio involontario di urina, oltre l'età in cui il controllo vescicale è normalmente raggiunto.

La capacità di trattenere l'urina è parte del normale processo di sviluppo. Il controllo volontario della minzione è presente dai 5-6 anni di età e, durante l'accrescimento, è comune che il letto si bagni accidentalmente nel corso della notte.

L'età in cui i bambini sono “fisiologicamente consapevoli” della necessità di urinare (cioè sono pronti a risvegliarsi dal sonno quando la vescica è piena, riuscendo a raggiungere il bagno), varia notevolmente.

A tal proposito, i genitori dovrebbero abituare il bambino – prima dell'età di due anni – ad anticipare il riflesso con la contrazione volontaria dello sfintere ed esercitare il controllo della minzione.

I neonati non hanno il controllo della vescica, poiché le connessioni cortico-spinali necessarie non sono ancora state stabilite.

L'enuresi notturna interessa generalmente i bambini, ma può verificarsi anche negli adulti. Le perdite di urina durante la notte riconoscono, infatti, diverse cause in relazione al sesso e all'età.

Enuresi Notturna (Pipì a Letto): forma primaria e secondaria

A seconda dei tempi d'esordio, l'enuresi notturna è classificata in due tipi:

  • Enuresi notturna primaria: il bambino non ha mai acquisito il controllo della minzione durante il riposo;
  • Enuresinotturna secondaria: rappresenta una regressione, cioè il paziente diventa enuretico, dopo un periodo di mesi o anni di perfetto controllo della funzione vescicale. In questo caso, l'enuresi notturna si verifica spesso in risposta ad una situazione emotiva stressante.

Attenzione! L'enuresi notturna deve essere distinta da:

Minzione: punti chiave

  • La minzione è il processo fisiologico regolato dal sistema nervoso autonomo e coordinato da un meccanismo riflesso, che determina l'espulsione dell'urina.
  • L'urina è prodotta dai reni e viene raccolta nella vescica, dove si accumula fino al momento della sua eliminazione, tramite l'uretra.
  • La minzione implica il rilassamento volontario dello sfintere uretrale esterno, evento che provoca, con un meccanismo mediato dal sistema nervoso autonomo, il successivo rilassamento dello sfintere uretrale interno.
  • Lo stimolo minzionale viene innescato dallo stiramento delle pareti vescicali.

Enuresi Notturna: quali sono le cause?

Nella maggior parte dei casi, l'enuresi notturna è una problematica che risulta da una combinazione di fattori, inclusi:

  • Difficoltà a svegliarsi durante la notte

Spesso, i bambini che fanno la pipì a letto cadono in un sonno profondo, nel senso che non possono risvegliarsi facilmente durante il riposo notturno e sono incapaci di riconoscere il riempimento vescicale, quando hanno bisogno di urinare.

  • Eccessiva produzione di urina durante la notte

Nella maggior parte delle persone, la secrezione di vasopressina (o ADH) riduce la quantità di urina prodotta durante la notte. Alcuni bambini effettivamente rilasciano meno ormone e producono più urina rispetto ai loro coetanei. Inoltre, sono più inclini a bagnare il letto, soprattutto quando sono presenti altri fattori.

  • Apnea ostruttiva del sonno

L'interruzione della respirazione durante il sonno è associata alla pipì a letto, poiché diminuisce i livelli di ossigeno e rende il bambino meno sensibile alla sensazione della vescica piena.

  • Ritardo nello sviluppo fisico

L'enuresi notturna può essere correlata ad una capacità della vescica ridotta o ad un sottosviluppo degli allarmi del corpo che segnalano la necessità di urinare.

  • Problemi emotivi o eventi particolarmente stressanti

Il bambino enuretico può essere turbato o preoccupato a causa di conflitti nella coppia genitoriale, la nascita di un fratellino o l'inizio della vita scolastica.

  • Predisposizione familiare

La pipì a letto è un'evenienza più probabile se uno o entrambi i genitori erano enuretici nel corso dell'infanzia.

I movimenti intestinali irregolari possono irritare la vescica, poiché limitano la sua espansione. Il problema può tradursi in una diminuzione della sensibilità della pienezza della vescica e nell'incremento della frequenza della minzione.

Altri fattori aggravanti e predisponenti

La pipì a letto può dipendere anche da:

  • Patologie, come la vescica iperattiva;
  • Abitudini minzionali errate (esempio: incompleto o infrequente svuotamento vescicale);
  • Consumo alla sera di alimenti contenenti caffeina, cioccolato, coloranti artificiali o altre sostanze in grado di stimolare la diuresi.

Enuresi Notturna in adolescenti e adulti

L'enuresi può continuare nel corso dell'età adulta e solo in alcune persone insorge con l'invecchiamento, per una serie di motivi.

Se il soggetto ha sempre sofferto di enuresi, sono possibili le seguenti ipotesi:

  • Il controllo muscolare e nervoso necessario è carente o insufficiente;
  • Viene prodotta una eccessiva quantità di urina.

Se solo recentemente il paziente ha iniziato a non controllare la minzione, l'enuresi potrebbe essere causata da:

Se l'enuresi persiste o insorge in età adulta, di solito, è necessaria la valutazione di uno specialista, come un urologo.

L'enuresi notturna è l'incapacità di controllare la minzione durante il riposo. Gli episodi possono essere particolarmente sconvolgenti o frustranti. In particolare, l'enuresi notturna può avere un impatto negativo sull'autostima di chi ne soffre, oltre a produrre irritazione dei genitali e della pelle prossima agli stessi.

La pipì a letto può associarsi al rilascio involontario di urina anche durante la veglia; in tal caso, si parla di enuresi mista.

L'enuresi notturna può essere:

  • Monosintomatica (anche detta semplice): la pipì a letto si manifesta in assenza di altri sintomi riconducibili al tratto urogenitale o gastrointestinale;
  • Polisintomatica: la pipì a letto è accompagnata da altri sintomi notturni e diurni, come:

Quest'ultima variante suggerisce che l'enuresi notturna dipende da una patologia di base e richiede un'indagine uro-funzionale.

Dal punto di vista diagnostico, l'enuresi notturna è definita sulla base dei seguenti criteri:

  • Lo svuotamento della vescica a letto avviene in modo ripetuto;
  • Il comportamento deve essere clinicamente significativo, cioè:
    • Si deve manifestare con una frequenza di 2 volte a settimana, per almeno 3 mesi consecutivi;
    • Si riscontra un disagio psicologico o una compromissione dell'area sociale, scolastica o lavorativa;
  • L'età cronologica del paziente è di almeno 5 anni di età (o corrispondente al livello di sviluppo equivalente);
  • La condizione non è esclusivamente causata dagli effetti fisiologici diretti di una sostanza (es. farmaco diuretico) o una condizione medica generale (come anomalie anatomiche, disturbi endocrini ed infezioni del tratto urinario).

Pipì a Letto: quali esami sono necessari?

La valutazione dell'enuresi notturna richiede generalmente:

  • Anamnesi;
  • Esame fisico completo: può comprendere l'ispezione dei genitali, della schiena e della colonna vertebrale, in combinazione alla valutazione neurologica ed all'esame addominale;
  • Analisi delle urine e del sangue: a seconda delle circostanze, una valutazione di laboratorio consente di verificare la presenza di segni di infezione o diagnosticare il diabete.

Se il medico sospetta un problema strutturale del tratto urinario o un altro problema di salute, può sottoporre il paziente ad un'ecografia di reni e vescica o ad altri test di imaging.

Il medico non dovrebbe omettere un'attenta valutazione dei sintomi emotivi o comportamentali, della condizione psicologica o familiare del bambino, in cui spesso si trovano l'origine e le cause dell'enuresi notturna.

Se l'enuresi è polisintomatica o se il disturbo si sviluppa all'improvviso senza apparente motivo, può essere presente una causa organica o malformativa (come diabete, infezioni o alterazioni anatomiche-funzionali del tratto urinario, spina bifida o lesioni al midollo spinale), che dovrebbe essere approfondita con le opportune indagini diagnostiche.

Il programma terapeutico dell'enuresi notturna dipende dalla causa specifica.

Va segnalato che molti bambini superano il problema della pipì a letto senza la necessità di dover ricorrere ad alcun trattamento.

Terapia comportamentale

Nella maggior parte dei casi, il primo approccio prevede l'attuazione di alcuni interventi che possono ridurre gli episodi di enuresi notturna e contribuiscono a superare il problema, come:

  • Incoraggiare il bambino ad andare in bagno regolarmente durante il giorno e prima di andare a letto;
  • Controllare l'assunzione di bevande, soprattutto se contengono caffeina (cola e caffè), tè e cioccolata calda;
  • Correggere la stipsi;
  • Riabilitare il pavimento pelvico (non sempre necessario).

Prima di iniziare una terapia comportamentale, è importante assicurarsi che il bambino sia collaborativo e devono essere assolutamente scoraggiate le punizioni, espressione di rabbia e frustrazione da parte dei genitori. L'enuresi notturna richiede tempo per risolversi e potrebbero verificarsi periodi di progresso, seguiti da ricadute, quindi la pazienza e la comprensione sono fondamentali.

Terapia farmacologica

Nei casi in cui è ritenuto necessario, può essere considerata, sotto il controllo medico, la somministrazione di farmaci, tra cui:

La desmopressina è la versione sintetica dell'ormone antidiuretico (vasopressina o ADH) che aumenta i livelli di quest'ultimo e contribuisce a ridurre la quantità di urina prodotta dai reni.

Formulato in compresse o spray nasale, questo farmaco deve essere assunto dal bambino poco prima del riposo notturno.

Fatta eccezione per occasionali mal di testa o irritazioni delle vie nasali, i pazienti non sembrano soffrire di particolari effetti collaterali.

L'imipramina è un antidepressivo triciclico, prescritto solo in casi particolari e da assumere sotto lo stretto controllo di un neurologo.

L'imipramina agisce sia sul cervello, che sulla vescica urinaria, rilassandone i muscoli, aumentando la sua capacità (se assunta un'ora prima di coricarsi) e riducendo il bisogno di urinare.

Gli effetti collaterali includono nervosismo, vertigini, secchezza delle fauci, cefalea, disturbi gastrointestinali, stanchezza e sensibilità alla luce solare. Inoltre, i genitori devono essere molto attenti a mantenere il farmaco fuori dalla portata dei bambini, in quanto, se assunto in grandi dosi, può essere tossico.

Imipramina

Se un giovane paziente sperimenta l'enuresi mista (sia diurna, sia notturna) a causa di una vescica iperattiva, il medico può prescrivere un farmaco anticolinergico.

L'ossibutinina aiuta a rilassare il muscolo della vescica, riducendo la frequenza delle contrazioni vescicali e ritardando la voglia di urinare.

Gli effetti collaterali possono includere nausea, sonnolenza, secchezza delle fauci, costipazione o diarrea e cefalea.

Il trattamento farmacologico dell'enuresi notturna non è curativo e, dopo la sospensione, la ricaduta è possibile. Tuttavia, quest'opzione terapeutica può essere utile per limitare gli episodi ed i sintomi del disturbo, durante la rieducazione minzionale.

Enuresi Notturna – Cosa Fare e Non Fare

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Pipì a letto: qualche consiglio pratico

Fare la pipì a letto: come capire e superare questo disagio?

Non se ne parla spesso, ma è un fenomeno molto diffuso: il bimbo, che aveva già imparato a controllarsi, torna a fare la pipì a letto. Capita molto più spesso di quello che si creda, ma sembra ci sia ancora un tabù su una delle difficoltà più comuni tra i bambini.

Il termine tecnico per definire quando il bimbo fa la pipì a letto è enuresi notturna. Non basta che succeda in maniera sporadica, però, per parlare di enuresi notturna.

Gli episodi devono presentarsi, infatti, con una certa frequenza, e protrarsi per un tempo prolungato.

PIPÌ A LETTO: LE POSSIBILI CAUSE

Capita spesso che i bimbi che hanno già acquisito il controllo dello stimolo per almeno 6 mesi, tornino a fare la pipì a letto. L’enuresi può avere diverse origini. A volte può avere un’origine sintomatica, conseguente ad una patologia, come, ad esempio, un’infezione urinaria. Molto più spesso, però, l’enuresi ha un’origine emotiva. Cosa significa?

La pipì a letto può essere espressione di un  momento di complessità che il bambino sta affrontando. Spesso, infatti, l’enuresi notturna si sviluppa in particolari momenti di stress per il piccolo.

Situazioni di cambiamento, come un trasloco, la separazione di mamma e papà o l’ingresso a scuola, possono creare situazione di stress emotivo per i bambini.   Molte volte si tratta di cambiamenti nella vita del bambino, che necessitano l’assestamento di nuovi equilibri.

La pipì a letto può essere intesa come la manifestazione di un momento in cui occorre fermarsi e carcere di capire cosa sta succedendo.

Succede molto più spesso di quello che si pensi, perché è una modalità primordiale che i piccoli hanno per esprimere momento di disagio, preoccupazione o stress. Proprio per questo, solitamente, l’enuresi tenda a risolversi spontaneamente.

A volte, invece, il comportamento continua a persistere nel tempo, diventando anche fonte di imbarazzo e vergogna per il piccolo.

In questi casi è importante muoversi per gestire la cosa al meglio, cercando di capire quali possono essere i cambiamenti che hanno destabilizzato il bambino e trovare le modalità migliori per farvi fronte.

PIPÌ A LETTO: QUALCHE CONSIGLIO PRATICO PER I GENITORI

  • NIENTE LIQUIDI DOPO CENA. I primi accorgimenti che possono essere messi in atto di fronte alla pipì a letto del bimbo sono essenzialmente pratici. E’ importante, ad esempio, limitare l’assunzione di liquidi durante la serata. Può essere scontato, ma ciò aiuta a mantenere la vescica abbastanza vuota durante la notte. Un’altra abitudine utile, inoltre, è quella di far fare la pipì prima di andare a letto. Questi accorgimenti, pian piano, devono diventare abitudini quotidiane nella routine dei piccoli.
  • ALLENAMENTO. Può essere opportuno insegnare al bambino alcune strategie per imparare il controllo dello stimolo. Un esercizio molto utile può essere quello di contare fino a 10 prima di iniziare a fare la pipì. In questo modo si aiuta il piccolo a prendere consapevolezza della sua capacità di controllo.

PIPÌ A LETTO: COME COMPORTARSI?

  • NON PUNIRE. E’ bene evitare di sgridare il bambino quando fa la pipì a letto. Il piccolo, già provato per quello che sta succedendo, rischierebbe di essere ulteriormente mortificato. E’ importante, dunque, non stigmatizzarlo. Ciò, infatti, potrebbe minare la sua autostima e rendendolo insicuro. Il rischio è quello di cronicizzare il fenomeno, creando un circolo vizioso per cui la paura e l’ansia legati all’enuresi contribuiscono a mantenere il sintomo.
  • EMPATIA. L’enuresi notturna è spesso espressione di un momento di disagio. Stare vicino ai propri bambini può essere sicuramente un ottimo punto di partenza per riuscire a superare il momento di difficoltà. Occorre empatia, comprensione e apertura al dialogo, per affiancare il piccolo in questo periodo di complessità.

PIPÌ A LETTO: QUANDO OCCORRE RIVOLGERSI AD UN PROFESSIONISTA?

Il fenomeno della pipì a letto riguarda il 10-15% dei bambini all’età di 6 anni. Esso diventa un problema superati i 5 anni per le bimbe e i 6 anni per i maschietti. Solitamente il fenomeno tende a risolversi spontaneamente e a non protrarsi nel tempo. Altre volte, però, nonostante il passare delle settimane e gli accorgimenti di mamma e papà, il bimbo continua a fare la pipì a letto.

Quando il tempo non sembra risolvere la situazione, è opportuno rivolgersi ad un professionista, che aiuti il bimbo e la sua famiglia ad affrontare nella maniera migliore la situazione.

Attraverso tecniche specifiche, infatti, può essere affrontato il problema dal punto di vista comportamentale, supportando il bambino nel controllo dello stimolo della pipì. Allo stesso tempo  può essere utile offrire al bimbo uno spazio di parola per gestire il momento di stress emotivo che sta vivendo.

E’ importante aiutare il piccolo a dare un nome alle emozioni che sta provando e trovare  insieme strategie per gestirle.

PIPÌ A LETTO: ATTENZIONE AL DISAGIO OSGGETTIVO DEI BAMBINI

A volte, anche se gli episodi sono sporadici, può essere utile rivolgersi a un professionista. Offrire un supporto psicologico anche ai bambini che fanno la pipì a letto saltuariamente, infatti, può essere molto importante. Può succedere che i bimbi vivano questi episodi come disturbanti, fonte di disagio e vergogna.

Soprattutto quando sono più grandicelli, ma non solo, questo è molto frequente. Inoltre, è possibile che questi episodi influenzino la vita del piccolo, ad esempio, limitando le gite scolastiche o il campeggio con gli amichetti.

Il piccolo si trova a limitare i suoi impegni per la paura di fare la pipì a letto e che qualcuno se ne accorga.

E’ importante, dunque, valutare anche il disagio soggettivo dei bambini, per capire quando è opportuno rivolgersi a un professionista e approfondire la situazione. Se a volte al situazione si risolve con il passare del tempo, infatti, altre volte aspettare rischia di cronicizzare la situazione, incremento il disagio del piccolo.

DOTT.SSA ANNABELL SARPATO

Источник: https://www.annabellsarpato.com/pipi-a-letto/

Enuresi notturna: gestire la pipì a letto

Fare la pipì a letto: come capire e superare questo disagio?

Fare pipì a lettoè una condizione che interessa il 5-10% dei bambini di età pari a 7 anni e che tende a ridursi progressivamente nel corso del tempo.

È bene sapere che il 3% dei maschietti e il 2% delle femminucce può continuare a fare la pipì a letto anche a 7-8 anni, fino a 10 anni.

Ma l’aspetto più importante importante è il riconoscimento precoce di questo fenomeno e l’intervento ragionato dei genitori, al fine di evitare un’ingiusta e dannosa colpevolizzazione del bambino e tensioni all’interno del nucleo familiare. Scopriamo perché.

Enuresi notturna nei bambini

L’espressione tecnica “enuresi notturna”, comunemente tradotta in “fare pipì a letto”, deriva dal greco ἐνουρέω (enūréō, ovvero “urinare in”) e indica, per l’appunto, lo svuotamento involontario della vescica durante il sonno.

Il processo di maturazione della continenza urinaria rientra nelle tappe dello sviluppo psicomotorio, al pari delle prime parole o dei primi passi, e richiede la coordinazione tra il sistema nervoso vegetativo (involontario) e il sistema nervoso somatico (volontario) affinché il bambino abbia la consapevolezza del dover urinare e sia in grado di controllare la diuresi. Tale processo di maturazione avviene, per la maggior parte dei bambini, intorno ai 3 anni di vita – con una variabilità compresa tra 0-8 anni e una maggior precocità da parte delle bambine – e la frequenza delle minzioni giornaliere decresce gradualmente da una media di 12 ogni 24 ore nel primo anno di vita a quattro-sei minzioni nel settimo anno di vita. Quindi, un bambino che fa la pipì a letto a 3-4 anni rientra nella norma.

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Teoricamente, a partire da quando il bambino è in grado di mantenere la posizione seduta, o comincia a fermarsi durante il gioco per fare i bisogni o a indicare il pannolino sporco, è possibile avviare il toilet training, ovvero abituarlo a utilizzare il vasino o il wc con un riduttore.

L’Accademia Americana di Pediatria ha individuato la fascia di età tra i 18 e i 24 mesi come quella più indicata per l’avvio dello “spannolinamento”. Tanto prima il bambino imparerà a urinare volontariamente, tanto prima sarà in grado di avvertire lo stimolo e controllerà la minzione.

Bambini e pipì a letto: quando preoccuparsi?

Meritano particolare attenzione i casi in cui il bambino fa pipì a letto oltre i 5 anni di vita più di due volte a settimana per almeno tre mesi consecutivi, distinguendo inoltre tra chi non ha mai acquisito il controllo notturno della minzione (“enuresi primaria”, circa l’80% dei casi) e chi invece ha ricominciato a bagnare il letto dopo almeno sei mesi consecutivi di “notti asciutte” (“enuresi secondaria” o “regressiva”, il restante 20%). 

Altra distinzione importante da notare è tra i bambini che non hanno il controllo delle urine durante il sonno (“enuresi monosintomatica”, il 10%) e quelli che anche durante il giorno hanno disturbi legati al riempimento e/o allo svuotamento della vescica (“enuresi non monosintomatica”).

Sono sintomi di alterato riempimento vescicale:

  • la modifica della frequenza minzionale (da rapportare alla quantità di liquidi assunti) che supera le tre-cinque minzioni giornaliere fino a minzioni frequenti e poco produttive (in gergo tecnico chiamate “pollachiurie”);
  • l’urgenza minzionale, ovvero l’improvviso e inatteso bisogno di fare pipì;
  • l’incontinenza urinaria, cioè l’incontrollata perdita di urine, che può essere continua oppure intermittente. 

Sono invece sintomi di alterato svuotamento della vescica:

  • l’esitazione minzionale, cioè il ritardo nell’inizio della minzione;
  • la “minzione da sforzo”, che consiste nell’utilizzo dei muscoli dell’addome per facilitare lo svuotamento della vescica;
  • l’emissione di urine con getto debole;
  • l’interruzione del getto urinario (questa caratteristica e fisiologica fino ai 3 anni).

Bambino che soffre di enuresi – baona / iStock

Enuresi notturna: le cause

I figli di un genitore con storia di enuresi alle spalle hanno una probabilità cinque-sette volte maggiore di fare pipì a letto, e tale probabilità aumenta fino a 11 volte se entrambi i genitori hanno sofferto di enuresi durante l’infanzia.

Per quanto riguarda i bambini che non hanno mai acquisito la continenza urinaria notturna, i meccanismi responsabili dell’enuresi sono: disturbi del sonno, ritardo dei processi neuro-fisio-anatomici che regolano il controllo sfinterico mentre si dorme, ridotta produzione notturna dell’ormone antidiuretico (che fa riassorbire l’acqua ai reni e riduce l’emissione di urine in condizioni di apporto idrico basso), ridotta capacità vescicale rispetto alle dimensioni considerate “normali” per età. 

Nel caso dei bambini che presentano un’enuresi regressiva, sarà necessario escludere alcune malattie quali:

  • infezioni delle vie urinarie: il pediatra provvederà a eseguire uno stick urine ed eventuale urinocoltura;
  • diabete mellito (soprattutto di tipo 1): se il bambino urina a letto, beve più di due litri di liquidi al giorno, urina tanto, mangia molto ma perde peso, bisogna contattare con urgenza il pediatra; 
  • diabete insipido: il bambino beve oltre 1,5-2 litri al giorno e urina tanto nonostante venga deprivato dei liquidi. Anche questo caso va posto all’attenzione del pediatra, che provvederà a eseguire uno stick delle urine e indagherà la presenza di eventuali altri sintomi come mal di testa, disturbi visivi, vomito, che richiedono l’invio urgente in una struttura ospedaliera per esami di approfondimento.

Sia nei casi di enuresi primitiva sia secondaria vanno inoltre escluse patologie della vescica (ad esempio la “vescica iperattiva”, caratterizzata proprio da urgenza minzionale e aumento della frequenza della minzione diurna e/o notturna), anomalie anatomiche e patologie del sistema nervoso.
La prescrizione di esami di studio della funzionalità delle vie urinarie e/o di diagnostica per immagini verranno valutate dal medico curante e dallo specialista in base al quadro clinico.

Cause di enuresi notturna nei bambini sono anche:

  • la stitichezza, in quanto la presenza di feci nell’ultima parte dell’intestino interferisce con lo svuotamento completo della vescica; 
  • i disturbi ostruttivi della respirazione nel sonno, come apnee, russamento, respirazione tramite la bocca (determinati da ipertrofia delle adenoidi e talvolta delle tonsille) che interferiscono con la qualità del sonno;
  • l’obesità, probabilmente perché i bambini obesi soffrono spesso dei suddetti disturbi del sonno e di diabete mellito di tipo 2.

Tra le altre cause di enuresi notturna nei bambini troviamo: abitudini minzionali errate (ad esempio trattenere a lungo le urine durante il giorno, o svuotare in modo incompleto la vescica); apporto idrico sbilanciato, con assunzione di liquidi in eccesso al termine della giornata o di latte prima di andare a dormire; assunzione di alimenti contenenti caffeina, cioccolato, coloranti artificiali.

Enuresi notturna: cause psicologiche

Un aspetto importante da indagare con estrema sensibilità e che può riguardare le cause di enuresi notturna in alcuni bambini (in particolare nella forma regressiva) è la presenza di stress psicologici, conflittualità nell’ambito della famiglia, nascita di fratellini/sorelline, lutti recenti o eventuali maltrattamenti

Una comorbidità neuropsichiatrica strettamente associata con l’enuresi notturna è il deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e i disturbi del comportamento in generale. 

Altro aspetto da sottolineare è che l’enuresi notturna, se non supportata da un clima familiare e scolastico favorevole, rischia di causare problemi di bassa autostima, difficoltà di socializzazione, scarso rendimento scolastico e un aumentato rischio nel subire bullismo. 

Enuresi notturna: i rimedi

Il primo passo fondamentale nell’approccio ai bambini con enuresi notturna è quello di non utilizzare atteggiamenti di punizione o di scherno. Bisogna rassicurare il piccolo sull’elevata frequenza di questo disturbo, rivelargli se anche i genitori ne hanno sofferto e, in tal caso, fargli capire che anche loro hanno affrontato e superato il problema. 

In molti casi i genitori non ne parlano con il pediatra per timore di non ridicolizzare il bambino, tuttavia è importante che lo specialista possa effettuare la visita ed escludere patologie organiche anche approfondendone la storia. 

Ma quali sono i rimedi per l’enuresi notturna nei bambini? Occorre innanzitutto inquadrare il problema con il medico curante e accrescere la consapevolezza del piccolo (parliamo sempre di bambini di età superiore ai 5 anni). A questo scopo, si compilerà un “diario minzionale” su cui verranno annotati gli orari delle minzioni, i volumi di urine (in particolare di quelle notturne), la quantità di liquidi assunti durante la giornata, la coesistenza di altri disturbi della minzione durante la giornata. Al bambino potrà essere affidata la compilazione del “calendario delle notti asciutte”: con dei disegni/adesivi segnalerà ogni mattina le notti asciutte con un sole e le notti bagnate con una nuvola. Al termine di ogni mese i genitori e il bambino visioneranno insieme il calendario e provvederanno a gratificare il bambino per i progressi acquisiti o a incoraggiarlo in caso di insuccesso.
Un altro espediente per aumentare la consapevolezza del bambino è quello di coinvolgerlo nel cambio delle lenzuola (senza colpevolizzazione) in caso di notti bagnate. 

Nel bambino con enuresi primaria è importante:

  • garantire il fabbisogno idrico durante il giorno e limitare l’assunzione di liquidi e latte durante la sera (facendo sì che diventi un’abitudine);
  • evitare, come per tutti i bambini, le bevande zuccherate;
  • abituarlo ad urinare regolarmente durante il giorno (anche sospendendo il gioco) e ad urinare sempre prima di andare a coricarsi;
  • durante il giorno, quando il bambino avverte lo stimolo, “allenarlo” a trattenere l’urina per qualche tempo o provare ad interrompere il flusso urinario durante la minzione; 
  • evitare di svegliarlo durante la notte (nei primi periodi, al limite, si può pensare di risvegliarlo nel momento in cui i genitori stanno per coricarsi o entro la mezzanotte);
  • riconoscere e correggere se presente una condizione di stitichezza (evacuazione di feci dure/caprine, meno di due volte a settimana, evacuate con sforzo);
  • impedire che venga preso in giro per l’enuresi e rassicurare e premiare il bambino. 

Tale terapia comportamentale richiede almeno un mese di osservazione, l’ideale è proseguirla per quattro-sei mesi.

Nel caso di persistente difficoltà del bambino a risvegliarsi per urinare nonostante adeguata terapia comportamentale, possono essere d’ausilio gli allarmi notturni.

Ve ne sono di vario tipo in commercio e basano il loro funzionamento su un sensore (posto nel letto o sulla mutandina) che rileva la presenza di urine e spinge il bambino a risvegliarsi (e, possibilmente, a trattenere le urine rimanenti in vescica). 

Nel caso dell’enuresi secondaria, bisogna valutare se esistono condizioni sottostanti da riconoscere e correggere (diabete mellito, diabete insipido, problematiche psicologiche, etc) e, come già detto, è necessario l’aiuto del Curante ed eventualmente del Nefrologo Pediatrico.

Farmaci per enuresi notturna nei bambini

L’utilizzo di farmaci per l’enuresi notturna nei bambini va valutato in caso di fallimento della terapia comportamentale e/o degli allarmi notturni; la loro prescrizione e il monitoraggio dell’efficacia della terapia spetta al medico curante e allo specialista nefrologo.

Nei casi di enuresi monosintomatica con volumi urinari notturni elevati o nel caso di capacità vescicale ridotta, il farmaco che si utilizza è un analogo dell’ormone antidiuretico che si chiama desmopressina: esso è disponibile in formulazione orale o come spray nasale, da assumere prima di andare a dormire.

Nel caso di assunzione di tale farmaco andrà drasticamente ristretto l’apporto di liquidi serale per evitare l’“intossicazione da acqua” (che si manifesta con vomito, confusione mentale, cefalea).

Il trattamento con tale farmaco in genere porta risultati favorevoli ma, alla sospensione c’è il rischio che il problema si ripresenti (soprattutto se non si sono migliorate le abitudini del bambino).

Nei casi di enuresi non monosintomatica, con una condizione di vescica “iperattiva” il farmaco che viene prescritto è l’ossibutinina, un farmaco che aumenta la capacità della vescica di accogliere urine e riduce le contrazioni involontarie che determinano l’emissione di urine. Questo farmaco può essere utilizzato da solo o in associazione con la desmopressina, tuttavia ha come effetti collaterali stitichezza, secchezza delle fauci, ridotta sudorazione, tachicardia, irritabilità.

In entrambi i casi le terapie non vanno sospese bruscamente (salvo diversa indicazione del Medico) e l’obiettivo al quale tendono è il raggiungimento di otto settimane consecutive di assenza di perdite involontarie di urine. Nel caso di fallimento, sarà lo specialista ad indicare la strategia successiva (ma si tratta di una piccola minoranza).

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Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/medicina/malattie-e-disturbi/enuresi-notturna-come-gestire-la-pipi-a-letto/

Fare spesso pipì: ansia e stess le possibili cause | Centro PsicoCare

Fare la pipì a letto: come capire e superare questo disagio?

L’urgenza di fare spesso pipì può avere un’origine psicologica e un importante stato di ansia e stress possono esserne la causa.
I sintomi di questo frequente disturbo si possono presentare a qualsiasi età, non solo negli anziani, ma anche nei giovani. Così pure si riscontrano negli uomini come nelle donne.

Riconoscere i segnali del corpo

Non sempre riusciamo a riconoscere i segnali che il corpo ci invia per indicarci che stiamo accumulando un carico di stress o ansia eccessivo. Alcuni sintomi sono noti ai più e facilmente riconoscibili come ad esempio:

Ma altri sono più subdoli e non sempre siamo in grado di riconoscerli e identificarne la causa scatenante come ad esempio percepire la bocca secca, le mani fredde o ancora la necessità di fare pipì frequentemente.

Vescica iperattiva

Quest’ultimo sintomo, assieme alla sensazione di urgenza nel dover urinare caratterizza un disturbo, non poi cosi raro, chiamato vescica iperattiva.
I sintomi da vescica iperattiva possono dipendere essenzialmente da tre ordini di fattori:

  • neurologici,
  • muscolari
  • psicologici (e quest’ultimi non sono da sottovalutare).

Un gruppo di ricercatori della Washington University del Missuri negli Stati Uniti ha indagato la presenza di sintomi psicologici d’ansia e di stress in un gruppo di individui che presenta i sintomi di vescica iperattiva.

In quasi metà delle persone i sintomi di urgenza e minzione frequente erano accompagnati da sintomi d’ansia, elevati nella maggior parte dei casi, e difficoltà psicologiche come un maggior livello di sintomi depressivi ed elevati livelli di stress percepito.

Lo studio inoltre identifica una correlazione positiva tra la severità dei sintomi da vescica iperattiva e i sintomi d’ansia, cioè quanto maggiore è il livello di ansia tanto maggiore è la sensazione di urgenza e la frequenza di minzione.

Ansia e stess sono la causa

Da questo studio sembra quindi emergere che frequentemente il bisogno urgente di fare spesso pipì ha origine psicologica.

Contrariamente alla comune opinione non è un disturbo esclusivamente presente nelle persone anziane, i sintomi si possono presentare a qualsiasi età, anche nei giovani, sia negli uomini che nelle donne.

La spiegazione della relazione tra minzione e sintomi di stress è legata ad un meccanismo di tipo biologico.

Man mano che i reni filtrano l’acqua presente nel corpo la nostra vescica si riempie e raggiunto un sufficiente livello di dilatazione le pareti della vescica iniziano a contrarsi inviando al nostro cervello un segnale che determina la percezione della necessità di fare spesso pipì.

Lo stress prolungato nel tempo stimola in modo massiccio le surrenali (due piccole ghiandole poste sopra i reni) a produrre cortisolo, adrenalina e noradrenalina. L’insieme di questi ormoni fa si che diminuisca il riassorbimento di acqua a livello dei reni (aumentando di conseguenza il livello di urina presente in vescica) ed incrementa l’intensità delle contrazioni involontarie del muscolo detrusore della vescica responsabile della percezione dell’intenso stimolo ad urinare.

I sintomi di vescica iperattiva possono essere un campanello d’allarme per capire se stai vivendo un periodo di preoccupazione eccessiva e ricorrente; osservarli e riconoscerli può indicarci che è il momento di intervenire per riprenderci il nostro equilibrio. Scrivici una mail per chiedere informazioni, oppure chiamaci al numero:+39/389 438 6726 per fissare un appuntamento.

Ansia fobica evitante

In alcune persone questa sintomatologia può portare a sviluppare una specifica fobia, cioè quella del timore di urinarsi addosso. Questo può indurre alcuni a voler evitare tutte quelle situazione nelle quali queste sensazioni si attivano, andando ovviamente a deteriorare la qualità della vita. Le diverse forme di fobia appartengono alla famiglia dei disturbi d’ansia

Se questi sintomi rappresentano per te un disagio fastidioso puoi rivolgerti ai professionisti del Centro PsicoCare che sapranno consigliarti alcuni esercizi utili ad aumentare la consapevolezza e il controllo dei segnali corporei e approfondiranno assieme a te l’origine del disturbo affinché vengano identificati i fattori ansiogeni o stressanti che concorrono maggiormente a determinarlo.

Questo post è stato scritto dalla Dott.ssa Yolanda Rosillo e pubblicato dalla redazione di PsicoCare

Источник: https://www.psicologo-vicenza.it/fare-spesso-pipi/

Gravidanza
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