Entrare a scuola alle otto fa male ai bambini

Contents
  1. Questi segnali ti aiutano a capire se tuo figlio ha bisogno della psicoterapia
  2. Per prima cosa, un promemoria: entro certi limiti, comportarsi male è normale
  3. Ciò a cui bisogna prestare attenzione è la frequenza, la durata, la gravità e l’appropriatezza di questi comportamenti rispetto all’età del bambino
  4. Prendi nota e confronta con gli amici
  5. Nei bambini l’ansia e la depressione non si manifestano necessariamente allo stesso modo
  6. Prendi in considerazione la tua storia familiare
  7. Ricorda che porre delle domande va sempre bene
  8. Chiedi ai tuoi figli come si sentono, poi ascoltali
  9. Ritorno a scuola: istruzioni per i genitori sul Sars-CoV-2
  10. LE ULTIME INDICAZIONI DEL MINISTERO DELLA SALUTE (24 SETTEMBRE) SU SCUOLA E COVID: SENZA TAMPONE NON SI TORNA IN CLASSE
  11. AGGIORNAMENTO 15 SETTEMBRE 2020
  12. Rientro a scuola nell’era coronavirus: la febbre è da provare tutti i giorni?
  13. Sars-CoV-2 e scuola: che faccio se mio figlio non ha la febbre, ma altri sintomi sì?  
  14. Coronavius: come mi comporto se mio figlio ha la febbre?  
  15. Sars-CoV-2: con temperatura oltre i 37,5 devo dare a mio figlio farmaci antifebbrili?  
  16. Virus Sars-CoV-2: Cosa succede se il pediatra ipotizza che mio figlio abbia il Covid? 
  17. Covid-19: cosa devo fare per non diffondere il contagio in famiglia se mio figlio è in attesa del tampone o del risultato?   
  18. Contagi Covid a scuola: se mio figlio fa il test, lo deve fare anche il resto della famiglia?
  19. Studenti e Covid: se il tampone di mio figlio è negativo posso rimandarlo a scuola?
  20. Rientro a scuola: come mi comporto se il tampone di mio figlio è positivo?
  21. Covid-19: Cosa succede se mio figlio sta male a scuola?
  22. Se in classe c’è un positivo al Coronavirus, cosa devo fare?
  23.  
  24. Se la classe finisce in quarantena per Covid parte la didattica a distanza?
  25. Sars-CoV-2 : La scuola può chiudere?
  26. Se per Covid la classe o la scuola di mio figlio chiude, ho diritto a qualche permesso speciale di assenza dal lavoro o a smart working?
  27. Sars-CoV-2.: quali misure di sicurezza applicheranno le scuole?
  28. Covid e sicurezza a scuola: cosa devo mettere nella cartella o zaino di mio figlio?
  29. Lockdown scuole: ecco quante ore a settimana a distanza per ogni grado e quali impegni per gli insegnanti. Le FAQ
  30. L’orario delle lezioni durante la didattica digitale integrata
  31. Quale impegno per gli insegnanti
  32. Le FAQ

Questi segnali ti aiutano a capire se tuo figlio ha bisogno della psicoterapia

Entrare a scuola alle otto fa male ai bambini

La salute mentale dei bambini è un’emergenza di cui occorre parlare. I tentativi di suicidio dei giovani sono raddoppiati nell’ultimo decennio, e alcuni riguardano piccoli di soli 5 anni.

Basti pensare che solo negli Stati Uniti, secondo le stime, a oltre 4 milioni di bimbi è stato diagnosticato il disturbo d’ansia e a quasi 2 milioni la depressione. Secondo gli esperti si tratta di un’epidemia nascosta.

Nonostante la consapevolezza sul tema sia certamente aumentata, soltanto il 20% dei bambini con un disturbo di salute mentale diagnosticabile ottiene davvero l’aiuto di cui ha bisogno.

Per un genitore è difficile far fronte a tutto ciò. Tuttavia psichiatri e psicoterapeuti sono d’accordo sul fatto che esistano trattamenti, tra i quali la terapia e i farmaci, che possono fare una profonda differenza.

La difficoltà sta nel comprendere se un bambino possa trarre beneficio da un aiuto esterno e poi capire come ottenerlo.

Fortunatamente secondo gli esperti esistono dei segnali e dei comportamenti comuni da tenere d’occhio, così come alcune semplici norme per relazionarsi alla terapia. Ecco qualche consiglio per aiutare i genitori.

Per prima cosa, un promemoria: entro certi limiti, comportarsi male è normale

Certo, l’infanzia può essere meravigliosa. Ma anche molto, molto, difficile. I bambini stanno imparando a farsi strada nel mondo, superando gli ostacoli e cambiando ogni giorno.

“Tutti i bambini provano delle emozioni”, dice Alexandra Hamlet, psicologa clinica al Centro disturbi dell’umore presso l’Istituto per la mente del bambino (Child Mind Institute).

“Le emozioni non sono negative e quando ci sono delle difficoltà i bambini sono in grado di superarle.

Per cui quando avvertono delle emozioni e sono in crisi non significa necessariamente che hanno bisogno della psicoterapia”.

I genitori dovrebbero sentirsi rassicurati nel sapere che gli scatti d’ira, di rabbia e anche semplicemente le giornate “no”, non sono solo tipici dell’età: sono previsti dal punto di vista dello sviluppo, specialmente nei più piccoli. Certo, possono essere sintomo di problemi di fondo, ma per molti costituiscono anche una sorta di rito di passaggio.

Ciò a cui bisogna prestare attenzione è la frequenza, la durata, la gravità e l’appropriatezza di questi comportamenti rispetto all’età del bambino

“Quasi tutti i bambini piccoli hanno degli scatti d’ira prima o poi”, ripete Steven Meyers, ricercatore e professore di psicologia presso la Roosevelt University e psicologo di Chicago. Ma bisogna fare attenzione a quanto durano gli scatti, quanto tendono a essere gravi e se il bambino continua ad averli anche una volta superata l’età in cui si possano considerare appropriati.

Il compito degli specialisti è raccogliere i feedback dei genitori e usare gli strumenti di valutazione clinica disponibili, come le scale di valutazione, per comprendere se il comportamento di un bambino sia effettivamente fuori dalla norma.

Se il bambino è arrivato a un punto in cui i problemi comportamentali (dai cambi d’umore agli scatti d’ira o ai problemi di concentrazione) gli impediscono di affrontare le giornate, o se essi interferiscono con lo svolgimento delle attività di un genitore, allora è un segnale da prendere in considerazione. Per esempio, è normale fare i capricci prima di andare a scuola, ma se il bambino ha crisi nervose quotidiane, durature e che fanno far tardi un genitore al lavoro, si tratta di un potenziale segnale del fatto che sta succedendo qualcosa di più serio.

″È quando le emozioni iniziano a essere ingestibili e hanno delle conseguenze sulle prestazioni del bambino o ne compromettono le funzionalità che arriva il momento di dirsi ‘Ok, cerchiamo di andare a fondo per capire di cosa si tratta’, consiglia Hamlet.

Prendi nota e confronta con gli amici

Anche se il mondo dei genitori è spesso intriso di spirito di competizione e giudizi severi, sia Meyers sia Hamlet ritengono che confrontarsi con amici o famigliari con bambini di età simile ai propri sia un modo efficace per iniziare a capire se il proprio figlio sia effettivamente in difficoltà. Tuttavia bisogna sempre ricordare che i bambini sono molto diversi tra loro: non si tratta dunque di fare paragoni quanto piuttosto di sfruttare la propria rete sociale per iniziare a stabilire alcune linee guida.

È inoltre molto efficace prendere appunti sui cambiamenti o gli schemi che si vedono emergere, in modo che quando ci si rivolge al pediatra si sia in grado di fornire esempi concreti, anziché limitarsi semplicemente a elencare l’episodio o il comportamento più recente che si riesce a ricordare.

Nei bambini l’ansia e la depressione non si manifestano necessariamente allo stesso modo

“I disturbi psicologici sono di due tipi”, spiega Meyers, sottolineando però come questa sia una distinzione approssimativa. “Quelli del primo tipo riguardano il comportamento, come il disturbo da deficit di attenzione o il disturbo oppositivo provocatorio. Di solito è semplice coglierne i sintomi, perché sono visibili e impattano sulle vite delle altre persone”.

“Il secondo tipo comprende i cosiddetti disturbi interiorizzati”, continua Meyers, “tra i quali l’ansia e la depressione, che possono essere più difficili da diagnosticare in quanto i loro sintomi si basano più che altro su pensieri e sentimenti alterati, piuttosto che su comportamenti irregolari”.

Per quanto non siano affatto esaustivi, alcuni segnali inaspettati di ansia nei bambini comprendono problemi di concentrazione, rifiuto e scatti d’ira: forse non esattamente quelli che i genitori credano essere i tratti caratteristici del comportamento ansioso. “È semplicemente il loro modo di reagire alle preoccupazioni”, spiega Hamlet.

Allo stesso modo, i segnali della depressione variano così sensibilmente che è difficile elencarne solo alcuni. I genitori dovrebbero prestare attenzione a episodi di irritabilità, scatti d’ira e cambiamenti nel modo di mangiare e dormire. Non bisogna aspettarsi necessariamente che la depressione si manifesti nel modo più ovvio, cioè con la tristezza.

Anche i segnali fisici possono essere importanti, soprattutto nei bambini che potrebbero non possedere le abilità verbali per esprimere ciò che sentono. “Quello che i genitori potrebbero notare maggiormente è che il bambino lamenta mal di testa o mal di pancia, poiché non è in grado di descrivere il malessere a parole e quindi probabilmente lo somatizza a livello fisico”, continua Hamlet.

Infine, mai ignorare ciò che sembra un’emergenza, come i casi in cui il bambino smette di mangiare, provoca episodi di autolesionismo o esprime pensieri o comportamenti suicidi. Si tratta di un’emergenza ed è necessario chiedere subito aiuto.

Prendi in considerazione la tua storia familiare

Anche se i problemi di salute mentale sono il risultato di un insieme complesso di fattori genetici e ambientali, è importante essere consapevoli della propria storia familiare, dice Hamlet.

“Bisogna tenere a mente eventuali precedenti in famiglia”, dice, poiché i disturbi mentali possono essere un tratto caratteristico della famiglia. La genetica non è certo un destino, ma semplicemente uno dei tanti fattori da tenere in considerazione.

Ricorda che porre delle domande va sempre bene

Se sei preoccupato per la salute mentale di tuo figlio dovresti assolutamente sentirti autorizzato a portarlo da un esperto e iniziare a parlarne. Se non sai come trovare uno specialista di salute mentale pediatrica, chiedere al pediatra può essere un ottimo punto di partenza. Anche gli insegnanti possono anche essere un buon punto di riferimento, dice Meyers.

Chiedere delle informazioni non significa necessariamente che il tuo bambino stia iniziando un lungo trattamento di salute mentale, anche se non ci sarebbe assolutamente nulla di sbagliato se lo facesse. Purtroppo capita che lo stigma nei confronti dei problemi di salute mentale impedisca ai genitori di chiedere aiuto.

“Per un genitore può essere difficile”, dice Hamlet. “A volte drammatizzano. A volte pensano ‘Beh, non voglio etichettare mio figlio. Non voglio che pensi di avere qualcosa che non va’. Ripetiamo, però, che cercare un’opinione esterna non significa necessariamente che il bambino inizierà una cura; è solo un modo di essere attenti e informarsi”.

Chiedi ai tuoi figli come si sentono, poi ascoltali

È importante parlare regolarmente delle condizioni emotive dei bambini, anche quando sono molto piccoli.

Alcuni sono più comunicativi di altri, dice Meyers, ma se si stabilisce l’abitudine di parlare dei loro pensieri e sentimenti, potrebbe diventare più semplice convincerli a rivolgersi a un genitore quando sentono di essere in difficoltà.

A quel punto la mamma o il papà saranno maggiormente in grado di guidarli verso un aiuto esterno in base alle necessità.

È fondamentale ascoltare senza passare subito alla quella che Meyers chiama la “modalità di intervento”. Il genitore non ha tutte le risposte e non può risolvere ogni problema.

″È dura rimanere concentrati ad ascoltare quando i bambini descrivono eventi dolorosi, vorremmo soltanto farli sentire meglio”, dice. “Ma a volte abbiamo troppa fretta”.

“Bisogna ascoltare. Fare domande per capire i dettagli”, aggiunge Meyers. “Chiedere al bambino come si sente e trasmettere comprensione e compassione, piuttosto che passare direttamente a cercare di risolvere il problema”.

Источник: https://www.huffingtonpost.it/entry/questi-segnali-ti-aiutano-a-capire-se-tuo-figlio-ha-bisogno-della-psicoterapia_it_5d5bc012e4b0f667ed6826d4

Ritorno a scuola: istruzioni per i genitori sul Sars-CoV-2

Entrare a scuola alle otto fa male ai bambini

13 ottobre 2020: gli aggiornamenti del nuovo DPCM leggi qui

Lo dice l’Oms e lo sanno tutti i genitori: riaprire la scuola è una priorità. Farlo con ancora il nuovo coronavirus in circolazione e i casi in aumento comporta notevoli difficoltà.

Per questo sono state create delle linee guida dell'Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute per gestire i casi o presunti tali ed evitare i contagi.

Questa è la nostra guida per i genitori che, dalle prossime settimane, si troveranno ogni giorno a dover decidere cosa fare con i figli.

LE ULTIME INDICAZIONI DEL MINISTERO DELLA SALUTE (24 SETTEMBRE) SU SCUOLA E COVID: SENZA TAMPONE NON SI TORNA IN CLASSE

E' arrivata una nuova circolare dal Ministero della Salute: “tampone tempestivo” in caso si sintomi Covid per alunni e operatori scolastici.

Le indicazioni riguardano 4 scenari: alunno ha più di 37,5 di febbre o una sintomatologia compatibile col Covid in classe; stessa cosa ma avviene a casa;operatore scolastico ha febbre o altri sintomi a scuola; operatore scolastico accusa sintomi a casa.

In tutti questi casi si deve fare il tampone.

Per rientrare poi a scuola la procedura è chiara: due tamponi a distanza di 24 ore l'uno dall'altro e solo dopo 2 esiti negativi cessa la quarantena e con un certificato di avvenuta guarigione e nulla osta all'ingresso, alunno o operatore scolastico potranno riprendere la vita di comunità.

E se il primo tampone è negativo nonostante i sintomi? Alunno o operatore scolastico rimangono a casa fino alla guarigione clinica, seguendo le indicazioni del medico o pediatra. Se l'alunno o l'operatore scolastico vivono con una persona positiva? Quarantena anche per loro. Invece per i compagni di classe niente quarantena, a meno di valutazione diversa del Dipartimento di Prevenzione

AGGIORNAMENTO 15 SETTEMBRE 2020

Scatta il piano anticovid della Regione Lombardia per nidi, scuole dell’infanzia e tutti gli ordini gradi di scuola, per studenti e personale. Accesso diretto per fare il tampone, isolamento solo in caso di positività accertata, risultati del test in giornata, niente certificato per tornare in classe per patologie senza sintomi Covid…clicca qui

Rientro a scuola nell’era coronavirus: la febbre è da provare tutti i giorni?

Sì, sarebbe meglio farlo ogni mattina. È da fare obbligatoriamente davanti a sintomi influenzali. La temperatura limite è 37,5 gradi: sotto questa, senza altri sintomi, si va a scuola; da questa in su il bambino resta a casa.

Sars-CoV-2 e scuola: che faccio se mio figlio non ha la febbre, ma altri sintomi sì?
 

Il bambino non deve andare a scuola se presenta febbre o qualunque tipo di sintomo compatibile con il covid: tosse, mal di gola, ma anche diarrea, vomito. Un solo colpo di tosse non fa restare a casa, ma se il malessere è più forte bisogna evitare di andare a scuola. Niente lezioni anche se si è stati a contatto con casi accertati di Covid.

Coronavius: come mi comporto se mio figlio ha la febbre?
 

Il bimbo a questo punto è a casa e i genitori devono contattare il pediatra di libera scelta o il medico di medicina generale. Saranno questi a dover valutare, al telefono, ma anche via whatsapp e e-mail, le indicazioni date dai genitori. Va avvisata anche la scuola (ognuna dovrà indicare il canale da seguire: comunicazione scritta alla segreteria? Telefonata?).

Sars-CoV-2: con temperatura oltre i 37,5 devo dare a mio figlio farmaci antifebbrili?
 

No, la tachipirina va data solo oltre i 38.5 gradi. Bisogna sempre consultare il medico, se quello di base non risponde c’è l’Ats (qui i contatti di quella milanese).

Virus Sars-CoV-2: Cosa succede se il pediatra ipotizza che mio figlio abbia il Covid? 

In caso di sospetto Covid-19 il medico chiede il test diagnostico e lo comunica al dipartimento di prevenzione dell’Azienda Sanitaria. È poi questa a indicare alla famiglia dove il test verrà fatto. L’Ats dovrebbe avere una figura di riferimento per gestire il rapporto con la scuola e le famiglie. 

Covid-19: cosa devo fare per non diffondere il contagio in famiglia se mio figlio è in attesa del tampone o del risultato? 
 

Nessuno, oltre ai familiari, deve entrare in casa. I contatti devono essere limitati, meglio se con uno solo dei genitori. Non con i fratelli. Bisogna areare spesso le stanze, portare la mascherina negli spazi comuni. Se possibile usare un bagno separato e comunque usare asciugamani personali. Lavare il più spesso possibile le mani.

Contagi Covid a scuola: se mio figlio fa il test, lo deve fare anche il resto della famiglia?

Non necessariamente. Se è negativo non lo fanno tutti i familiari. Sì invece in caso di positività.

Studenti e Covid: se il tampone di mio figlio è negativo posso rimandarlo a scuola?

Se il tampone è negativo il bambino può tornare a scuola, ma devono essere passati tutti i sintomi che avevano fatto temere il contagio, quindi alcuni giorni. A giudizio del pediatra o medico curante, si ripete il test a distanza di 2-3 giorni, solo con la seconda negatività si va a scuola.

Rientro a scuola: come mi comporto se il tampone di mio figlio è positivo?

Se il tampone è positivo, l’azienda sanitaria procede a tracciare i contatti. Ovviamente la famiglia, ma anche eventuali baby sitter, la classe e gli insegnanti, i compagni di gioco e quelli di eventuali corsi pomeridiani.

Va avvertito anche il datore di lavoro dei genitori, anche in caso questi siano negativi. Se i genitori sono positivi l’intera famiglia finisce in quarantena, non la classe.

La quarantena della classe e degli insegnanti non scatta in automatico, ma verrà decisa di volta in volta dalla Asl territoriale competente. 

Covid-19: Cosa succede se mio figlio sta male a scuola?

Se una persona, alunno, insegnante, personale amministrativo, mostra i sintomi a scuola deve essere subito isolata e dotata di mascherina chirurgica. Questa persona deve essere prima possibile riportata a casa per poi seguire il percorso previsto in caso di sospetto contagio.

In caso di conferma di Covid si procede, secondo le norme, con la quarantena e il rientro solo a contagio passato. È una fake news quella circolata nelle ultime settimane secondo cui un bambino malato veniva prelevato senza avvertire i genitori dalla scuola e portato in ospedale.

Se in classe c’è un positivo al Coronavirus, cosa devo fare?

Devo attendere l’indicazione del medico scolastico o del referente dell’istituto. Nello stesso modo in cui in passato è stato rintracciato chi è venuto a contatto con casi di meningite, lo stesso sarà fatto i casi di Sars-CoV-2.
 

 

Non c’è violazione della privacy, ma non sono scuola e medico a chiedere i contatti. È l’Azienda sanitaria a fare il percorso del tracciamento e a raccogliere i dati delle persone venute in contatto con il contagiato. Qui le regole del garante della privacy.

Se la classe finisce in quarantena per Covid parte la didattica a distanza?

In teoria sì, ma non è stato chiarito dal punto di vista giuridico come gli insegnanti in quarantena, equiparata dall’Inps alla malattia, possano fare lezione. Nelle linee guida dell’Iss è prevista la possibilità di fare tamponi direttamente a scuola per definire rapidamente la circolazione del virus.

Sars-CoV-2 : La scuola può chiudere?

Solo in casi estremi e in base al numero di contagi confermati e di eventuali cluster nella zona in cui trova. Non basta un singolo caso.
 

Se per Covid la classe o la scuola di mio figlio chiude, ho diritto a qualche permesso speciale di assenza dal lavoro o a smart working?

Smart working per i genitori che hanno figli under 14 anni in quarantena obbligatoria per essersi infettati a scuola. Se non è possibile il lavoro agile uno dei due genitori può avere un congedo straordinario retribuito al 50%. (Gazzetta Ufficiale 9 settembre 2020)

Sars-CoV-2.: quali misure di sicurezza applicheranno le scuole?

Niente mascherina per tutti gli studenti (primaria, medie e superiori) se è garantito il metro di distanza. Il Comitato Tecnico scientifico ha dato la sua indicazione (31 agosto). Se il trend dei contagi dovesse cambiare le Asl potranno chiedere invece l'uso di protezione per gli studenti.

Nelle aule e nei corridoi la distanza deve essere di un metro. Per i ragazzi seduti ai banchi, da bocca a bocca come già stabilito. Si deroga se la scuola, nelle prime settimane, non ha spazi per tutti, ma, in questo caso, la mascherina va tenuta sempre.

Le distanze devono essere mantenute nelle mense e anche alle macchinette che distribuiscono merendine all’interno degli istituti. L’accesso agli spazi comuni deve essere contingentato, con la previsione di una ventilazione adeguata dei locali, per un tempo limitato allo stretto necessario.

I pasti devono essere in mono-porzioni, in vaschette separate con posate, bicchiere e tovagliolo monouso e possibilmente compostabile. In bagno si va uno alla volta.

Covid e sicurezza a scuola: cosa devo mettere nella cartella o zaino di mio figlio?

I bambini devono evitare in ogni modo di utilizzare oggetti altrui: sulle cose di ognuno è meglio sia scritto il nome, dalle matite alla bottiglietta o borraccia per l’acqua.

Meglio inserire nello zaino una mascherina di riserva, meglio se chirurgica e chiusa in una busta (meglio averne una dove riporre quella che indossa nel momento in cui la toglie per l’interrogazione o per magiare), e anche un gel disinfettante.

E’ inoltre importante fornire alla scuola tutti i possibili recapiti della famiglia per velocizzare le comunicazioni. Sarà comunque ogni scuola a dare le indicazioni alle famiglie.

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Lockdown scuole: ecco quante ore a settimana a distanza per ogni grado e quali impegni per gli insegnanti. Le FAQ

Entrare a scuola alle otto fa male ai bambini
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La didattica a distanza, o meglio la didattica digitale integrata, dovrà essere assicurata nelle scuole della Campania dove fino al 30 ottobre prossimo l’ordinanza del Governatore De Luca ha disposto la sospensione delle attività didattiche in presenza. Quali sono gli orari per ogni grado di scuola. 

Innanzitutto è bene precisare quanto indicato dall’ordinanza del 15 ottobre 2020:

“In tutte le scuole dell’infanzia sono sospese l’attività didattica ed educativa, ove incompatibile con lo svolgimento da remoto, e le riunioni degli organi collegiali in presenza; nelle scuole primarie e secondarie sono sospese le attività didattiche ed educative in presenza, le riunioni in presenza degli organi collegiali, nonché quelle per l’elezione degli stessi”.

Quindi per le scuole di infanzia, se non effettuali, le attività saranno sospese.

L’orario delle lezioni durante la didattica digitale integrata

E’ indicato nelle Linee Guida emanate dal Ministero lo scorso agosto, in vista di situazioni di emergenza come quella che la scuola in Campania sta vivendo in questi giorni.

“Nel caso in cui la DDI divenga strumento unico di espletamento del servizio scolastico, a seguito di eventuali nuove situazioni di lockdown, saranno da prevedersi quote orarie settimanali minime di lezione:

 Scuola dell’infanzia:  Le attività saranno calendarizzate evitando improvvisazioni ed estemporaneità nelle proposte in modo da favorire il coinvolgimento attivo dei bambini.

Modalità proposte: videochiamata,  messaggio per il tramite del rappresentante di sezione o anche la videoconferenza, per mantenere il rapporto con gli insegnanti e gli altri compagni.E’ preferibile proporre piccole esperienze, brevi filmati o file audio.

È inoltre opportuno attivare una apposita sezione del sito della scuola dedicata ad attività ed esperienze per i bambini della scuola dell’infanzia. Si rimanda al documento di lavoro

“Orientamenti pedagogici sui Legami educativi a Distanza. Un modo diverso per ‘fare’ nido e scuola dell’infanzia ”.

Scuola del primo ciclo:  almeno quindici ore settimanali di didattica in modalità sincrona con l’intero gruppo classe (dieci ore per le classi prime della scuola primaria), organizzate
anche in maniera flessibile, in cui costruire percorsi disciplinari e interdisciplinari, con possibilità di prevedere ulteriori attività in piccolo gruppo, nonché proposte in modalità asincrona secondo le metodologie ritenute più idonee.

 Scuole secondarie di primo grado ad indirizzo musicale: assicurare  sia le lezioni individuali di strumento che le ore di musica d’insieme.

 Scuola secondaria di secondo grado: assicurare almeno venti ore settimanali di didattica in modalità sincrona con l’intero gruppo classe, con possibilità di prevedere ulteriori attività in piccolo gruppo nonché proposte in modalità asincrona secondo le metodologie ritenute più idonee.

 CPIA: per i percorsi di primo livello, primo periodo didattico, assicurare almeno nove ore alla settimana di didattica in modalità sincrona con l’intero gruppo di apprendimento; per i percorsi di primo livello, secondo periodo didattico, assicurare almeno dodici ore alla settimana di didattica in modalità sincrona con l’intero gruppo di apprendimento; per i percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana assicurare almeno otto ore alla settimana di didattica in modalità sincrona con ogni gruppo di apprendimento; per i percorsi di secondo livello assicurare almeno quattro ore al giorno di didattica in modalità sincrona con l’intero gruppo di apprendimento.

Quale impegno per gli insegnanti

Fermo restando l’orario di servizio settimanale dei docenti stabilito dal CCNL, il Dirigente scolastico, sulla base dei criteri individuati dal Collegio docenti, predispone l’orario delle attività
educative e didattiche con la quota oraria che ciascun docente dedica alla didattica digitale integrata, avendo cura di assicurare adeguato spazio settimanale a tutte le discipline.

Nella strutturazione dell’orario settimanale in DDI, è possibile fare ricorso alla riduzione dell’unità oraria di lezione, alla compattazione delle discipline, nonché adottare tutte le forme di flessibilità didattica e organizzativa previste dal Regolamento dell’Autonomia scolastica.

Scarica le linee guida della Didattica Digitale  integrata

Le FAQ

La Didattica Digitale Integrata: quante ore, strumenti di verifica, come si valuta

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Источник: https://www.orizzontescuola.it/lockdown-scuole-ecco-quante-ore-a-settimana-a-distanza-per-ogni-grado-di-scuola-e-quali-impegni-per-gli-insegnanti-le-faq/

Gravidanza
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