È legittimo lasciare i figli minori a casa? Risponde la nostra avvocatessa

Contents
  1. Figlio si occupa da solo della madre malata, può chiedere il rimborso al fratello? – Podcast
  2. L’obbligo degli alimenti a carico dei figli
  3. L’obbligo di assistenza ai genitori
  4. Le somme spese per i genitori e l’obbligazione naturale
  5. Un figlio che si disinteressa dei genitori è indegno a succedere?
  6. L’affido di figli di genitori non coniugati
  7. Un errore grave. *
  8. Come funziona la regolamentazione dell’affido. *
  9. Per approfondire. *
  10. Vedi i costi e acquista il pacchetto che fa per te. *
  11. Eredità: quando la successione riguarda un minorenne
  12. Successione legittima e testamentaria: un breve riepilogo
  13. 1) Successione legittima
  14. 2) Successione testamentaria
  15. Gli eredi possono accettare l’eredità, rinunciarvi o accettarla con beneficio di inventario
  16. Cosa accade quando l’eredità spetta a dei minori?
  17. La responsabilità è di entrambi i genitori: art. 316 del codice civile
  18. Quali atti giuridici possono compiere i genitori in nome e per conto dei figli?
  19. Cosa accade se sorge un conflitto di interessi di natura patrimoniale tra i figli?
  20. Le responsabilità del tutore
  21. Eredità e successione dei figli minorenni: cosa fare?
  22. Separazione e divorzio: quando è consensuale e la procedura da seguire
  23. Come si chiede la separazione la coniuge
  24. Come lasciare la casa coniugale
  25. Quando il divorzio è legittimo
  26. Se il coniuge non vuole concedere il divorzio
  27. Cos’è la separazione con negoziazione assistita
  28. I costi di una separazione
  29. Separazione e divorzio – Domande frequenti
  30. Fratelli eredi in lite, suggerimenti legali (parte 1) – successione del genitore
  31. I diritti dei fratelli eredi sull’eredità dei genitori                              
  32. Quota legittima dei fratelli eredi nella successione testamentaria
  33. Successione legittima
  34. Lesione della legittima (quota minima per i fratelli eredi)
  35. Finte compravendite per agevolare un figlio?

Figlio si occupa da solo della madre malata, può chiedere il rimborso al fratello? – Podcast

È legittimo lasciare i figli minori a casa? Risponde la nostra avvocatessa

Nelle famiglie, capita spesso che uno dei figli si occupi, in via esclusiva, degli anziani genitori (o di uno solo di essi) e che il fratello, vivendo in un’altra città, se ne disinteressi. Il figlio che ha sempre assistito il genitore, che ha pagato le cure e ha investito il proprio tempo nella gestione della casa, può chiedere un rimborso all’altro?

Prima di rispondere al quesito, analizziamo gli obblighi gravanti sui figli in relazione all’assistenza degli ascendenti.

L’obbligo degli alimenti a carico dei figli

Qualora gli anziani genitori versino in stato di bisogno, poiché, ad esempio, la pensione non è sufficiente per pagare tutte le spese o perché malati, grava sui figli l’obbligo di alimenti (art. 433 c.c.). La legge richiede che il soggetto non sia in grado di sopportare le spese fondamentali, come il vitto, l’alloggio, il vestiario e i medicinali.

È irrilevante che lo stato di bisogno sia imputabile al genitore che, ad esempio, ha dilapidato il proprio patrimonio senza pensare al futuro. Il Codice civile indica un elenco di soggetti obbligati a versare gli alimenti. Primo tra tutti, l’altro coniuge (art. 433 n. 1 c.c.), anche se separato.

Vi sono poi i figli e i discendenti (art. 433 n. 2 c.c.) chiamati a fornire un aiuto qualora non vi sia un coniuge o questi non possa soddisfare l’obbligo alimentare. Il diritto agli alimenti è limitato allo stretto necessario ed è proporzionato alle condizioni economiche dell’onerato.

Se il genitore ha più di un figlio, tutti sono obbligati a concorrere alla prestazione in base alle proprie capacità (art. 441 c. 1 c.c.).

Se il figlio non intende versare alcuna somma, può ospitare in casa propria il genitore, in tal modo adempiendo all’obbligo di legge (art. 443 c. 1 c.c.).

L’obbligo di assistenza ai genitori

Il Codice penale sanziona chi fa mancare i mezzi di sussistenza agli ascendenti con il reato di “violazione degli obblighi familiari” punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 a 1032 euro (art. 570 c.p.).

I mezzi di sussistenza sono quelli indispensabili a soddisfare le necessità essenziali della vita, come il cibo, l’abitazione e i medicinali.

Inoltre, costituisce reato l’abbandono di una persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia o per vecchiaia, o per altra causa, della quale si debba avere cura; la fattispecie di reato è punita con la reclusione da 6 mesi a 5 anni e le pene sono aumentate se il fatto è commesso dal figlio (art. 591 c. 4 c.p.).

Dalla norma penale emerge un generale dovere in capo ai figli di assistere i genitori.

Le somme spese per i genitori e l’obbligazione naturale

Torniamo ora alla domanda iniziale: il figlio che aiuta economicamente il genitore può chiedere il rimborso al fratello?

La risposta è negativa.

Il figlio che cura gli anziani genitori adempie ad un’obbligazione naturale (art. 2034 c.c.).

Con tale espressione, ci si riferisce alle somme versate spontaneamente in esecuzione di doveri morali e sociali.

Si tratta di doveri imposti dal principio di solidarietà e il loro inadempimento comporta la disistima sociale. Ebbene, simili prestazioni non sono ripetibili, ossia non è possibile chiederne la restituzione.

Allora, cosa può fare il figlio che accoglie il genitore nella propria abitazione per farsi aiutare dai fratelli?

Come abbiamo visto, tenere in casa il soggetto bisognoso rappresenta un modo in cui adempiere all’obbligazione alimentare, pertanto, il genitore, in qualità di legittimato attivo, può chiedere agli altri figli di versare gli alimenti, come prescritto dal Codice civile e, in caso di loro rifiuto, rivolgersi al Tribunale per ottenere una condanna in tal senso.

Molto spesso, il figlio che ha accudito il genitore pensa di aver diritto ad una quota maggiore dell’asse ereditario. Anche in questo caso, la risposta è negativa. Infatti, la circostanza che uno dei figli si sia occupato in via esclusiva del genitore anziano o malato, non incide sulle quote del patrimonio ereditario.

Un figlio che si disinteressa dei genitori è indegno a succedere?

La morale e il diritto non sempre vanno di pari passo. Infatti, anche se eticamente è biasimevole la condotta noncurante di un figlio, non è possibile considerarlo giuridicamente come indegno a succedere. L’istituto dell’indegnità (art. 463 c.c.

) riguarda casi tassativi come, ad esempio, l’ipotesi in cui un figlio attenti alla vita del genitore. Solo in tale evenienza egli può essere escluso dall’asse ereditario, perché l’indegnità rappresenta una causa di esclusione dalla successione.

Al di fuori di tali casi limite, tutti i figli succedono ai genitori in base alle quote stabilite per legge in assenza di testamento.

Quindi, il genitore che intende “ricompensare” il figlio che si è preso cura di lui può farlo tramite una disposizione testamentaria. Infatti, oltre alla quota di legittima, che spetta di diritto anche all’altro figlio, il testatore è titolare di una quota disponibile che può lasciare a chi desidera.

Источник: https://www.altalex.com/documents/news/2021/03/19/figlio-si-occupa-da-solo-della-madre-malata-puo-chiedere-rimborso-al-fratello

L’affido di figli di genitori non coniugati

È legittimo lasciare i figli minori a casa? Risponde la nostra avvocatessa

Quando una coppia di fatto, cioè non basata su un matrimonio, o di conviventi, va in crisi e si disgrega, non c’è bisogno di fare una pratica di separazione, appunto perché non c’è un matrimonio di cui regolamentare il cambiamento o lo scioglimento.

Se non sono nati figli, non c’è da fare niente, salvo problematiche particolari di tipo patrimoniale (es.: case acquistate o ristrutturate insieme, ecc.).

Se invece sono nati figli, che sono ancora minorenni o maggiorenni non autosufficienti, bisogna fare una pratica di regolazione dell’affido degli stessi.

Un errore grave. *

Molti ex conviventi non regolano l’affido dei figli perché «tanto andremo sempre d’accordo».

Lasciate che vi dica che è sbagliatissimo.

Se andate d’accordo, tanto meglio: approfittate di questo clima di concordia per presentare un ricorso congiunto per la normazione dell’affido dei vostri figli. Il tribunale farà un provvedimento che vi aiuterà a mantenere questa concordia e che vi sarà utile in caso venisse meno e insorgessero dei problemi.

Ma non pensate di andare avanti per decenni (tanto dura la genitorialità oggigiorno) solo fidandosi della reciproca civiltà: le persone, le situazioni, le cose cambiano, specialmente quando intervengono nuovi partner.

Fate regolamentare sempre l’affido. So che molti pensano che io parli per interesse, per avere incarichi lavorativi. In realtà non è così, chi mi conosce sa che io mando via le persone e le dissuado regolarmente dall’intraprendere iniziative giudiziarie più che spingerle. Dell’opportunità di regolare sempre l’affido sono invece profondamente convinto.

Prima o poi è sempre meglio farlo.

Come funziona la regolamentazione dell’affido. *

Oggigiorno, per la normazione dell’affido non è più competente il tribunale dei minorenni, ma quello ordinario.

Come avviene per la separazione, il ricorso può essere su base consensuale o di tipo contenzioso ovvero giudiziale.

E anche in questo caso, come in quello della separazione, è 1000 volte meglio cercare di presentare un ricorso firmato da entrambi i genitori (per le motivazioni, rimando alla scheda sulla separazione).

L’accordo per la presentazione di un ricorso congiunto può aversi tanto inizialmente, quanto raggiungersi dopo diversi incontri, tentativi di mediazione, anche tramite l’intervento di operatori, e spesso anche a seguito del ricorso da parte del coniuge più determinato al percorso giudiziale. Quest’ultimo, quando interviene un accordo, può essere sempre, informalmente, “convertito” in congiunto davanti al tribunale, che dunque recepirà nel proprio decreto le condizioni concordate tra gli ex conviventi.

Sia nei rapporti già normati, che a maggior ragione in quelli non ancora normati, è possibile, in caso di contrasti minori sulla gestione dei figli o che comunque non vengono solitamente regolamentati in sede di normazione della separazione, utilizzare procedure più informali e leggere, che possono essere attivate, volendo, anche senza l’assistenza di un avvocato (anche se spesso è preferibile nominarne uno comunque).

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Non essendoci copertura nemmeno da parte delle assicurazioni di tutela legale (che comunque bisognerebbe aver stipulato, di solito, almeno un paio d’anni prima dell’insorgenza della crisi familiare), per la pratica di affido è necessario compensare in proprio l’avvocato che si sceglie di incaricare.

Il ricorso può essere congiunto, cioè presentato da tutte e due i genitori con condizioni definite di comune accordo, oppure contenzioso, presentato da un solo genitore contro l’altro.

Per raggiungere un accordo con l’altro genitore, si può pensare di fare un po’ di trattativa. Se vuoi investire in una trattativa, per tentare di raggiungere un accordo con l’altro genitore, che come tale presenta numerosi vantaggi, valuta una «ricarica» a tempo.

Può anche darsi che i genitori, pur non essendo ancora d’accordo sulle condizioni, siano tranquilli e abbiano rapporti abbastanza pacifici tra loro: in questo caso potrebbe essere utile qualche seduta di mediazione familiare da fare insieme, come coppia.

  • Per i ricorsi di tipo consensuale, o congiunto, il nostro studio ha pacchettizzato un prodotto con tariffa flat.
  • Nel caso, invece, del ricorso contenzioso, proponiamo sempre una tariffa flat, ma su base in questo caso annua, anche se di solito i procedimenti di questo tipo diversi tribunali tendono a definirli entro l’anno.

Se non sai bene cosa fare e come muoverti, acquista la nostra consulenza di base per un primo approfondimento in cui decidere la strategia con cui affrontare la situazione.

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Источник: https://blog.solignani.it/schede-pratiche/famiglia/separazione-dei-conviventi/

Eredità: quando la successione riguarda un minorenne

È legittimo lasciare i figli minori a casa? Risponde la nostra avvocatessa

In caso di successione, anche i minorenni possono ereditare? Certamente, ma non possono accettare o rinunciare all’ereditàin autonomia. Questo è infatti un dovere di chi, per legge, è responsabile del minore, cioè dei suoi genitori o tutori.

Vediamo dunque quali sono le responsabilità di genitori e tutori nei confronti dei minori che ricevono un’eredità, ma prima un breve riepilogo sui due principali tipi di successione (legittima e testamentaria) e sui diritti che la legge accorda agli eredi per tutelarli, soprattutto quando il defunto, morendo, lascia in eredità anche dei debiti.

Successione legittima e testamentaria: un breve riepilogo

Quando una persona muore lascia in eredità i propri beni dando inizio alla successione, che può essere legittima o testamentaria, vediamole in estrema sintesi.

1) Successione legittima

Si verifica quando la persona muore senza fare testamento o se, pur avendolo fatto, non ha disposto completamente dei suoi beni. In questo caso è la legge che stabilisce chi ha diritto all’eredità.

Per approfondire:

2) Successione testamentaria

Si verifica invece quando il defunto (de cuius), prima della morte, aveva fatto testamento e aveva quindi deciso a chi destinare i propri beni.

Per approfondire: Successione mortis causa: cosa devono fare gli eredi per uscire dalla comunione ereditaria?

Gli eredi possono accettare l’eredità, rinunciarvi o accettarla con beneficio di inventario

Con la successione gli eredi possono acquisire sia i beni che erano di proprietà del de cuius sia gli eventuali debiti, quindi la legge accorda loro la possibilità di scegliere se accettare l’eredità o di rinunciarvi.


L’accettazione dell’eredità può essere espressa o tacita. Nel primo caso, gli eredi devono incaricare un notaio affinché rediga un atto in cui dichiarano di voler subentrare nel patrimonio del de cuius.

Nel secondo caso, invece, l’erede deve “compiere un atto dispositivo” del patrimonio della persona defunta, come, ad esempio, la vendita di un immobile ereditato.

Cosa accade se il de cuius lascia dei debiti?

La legge, come abbiamo visto, cerca di tutelare gli eredi per evitare che vengano danneggiati dall’eredità e quindi dà loro la possibilità di rinunciarvi, ma prevede anche un’altra soluzione: l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario. Con questo sistema è possibile limitare la responsabilità degli eredi per i debiti lasciati dal de cuius, affinché ne rispondano solo nei limiti del valore di quanto ereditato.

Ora che abbiamo percorso molto brevemente i tratti salienti della successione ereditaria, torniamo al caso specifico in cui a ereditare sono dei bambini o dei ragazzi minorenni.

Cosa accade quando l’eredità spetta a dei minori?

Sia che la successione sia testamentaria, sia che si tratti di successione legittima, la decisione di accettare in toto, di rinunciare o di accettare con beneficio di inventario l’eredità non spetta al minore ma ai suoi genitori o tutori. La legge infatti definisce chiaramente quali sono le responsabilità di chi esercita la potestà genitoriale e quali atti giuridici possono compiere i genitori in nome e per conto dei figli.

La responsabilità è di entrambi i genitori: art. 316 del codice civile

La responsabilità genitoriale è di entrambi i genitori che agiscono di comune accordo, tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio.

Sempre in accordo fra loro, i genitori decidono anche quale deve essere la residenza abituale del minore.

Nel caso in cui il bambino sia nato fuori dal matrimonio e se entrambi i genitori lo hanno riconosciuto, l’esercizio della responsabilità genitoriale spetta a tutti e due.

Se insorge un contrasto su questioni particolarmente importanti, ciascun genitore può rivolgersi al giudice, che sentirà entrambi e anche il minore, se ha compiuto 12 anni. Se il bambino non ha ancora compiuto 12 anni, ma ha capacità di discernimento, il giudice lo ascolterà.

Una volta sentiti tutti, il giudice suggerisce la strada più utile da seguire per il bene del bambino e nell’interesse dell’unità familiare, ma se il contrasto tra i genitori non si placa, attribuisce il potere di decidere ad uno solo dei due, scegliendo la persona che ritiene più adatta a curare l’interesse del figlio. Sarà questo genitore a esercitare la responsabilità genitoriale, mentre l’altro vigilerà sull’istruzione, l’educazione e le condizioni di vita del figlio.

La responsabilità genitoriale vale per entrambi i genitori congiuntamente o per quello che il giudice ha indicato come unico responsabile, fino a che il minore non ha raggiunto la maggiore età o l’emancipazione.

Ora che abbiamo chiarito a chi può spettare la responsabilità genitoriale (nel caso in cui tutti e due i genitori siano in vita e posto che entrambi siano in grado di esercitare questa responsabilità), vediamo quali sono i limiti al loro potere decisionale.

Quali atti giuridici possono compiere i genitori in nome e per conto dei figli?

L’articolo 320 del codice civile prevede che i genitori possano compiere in nome e per conto dei figli atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione. La norma si limita ad indicare solo gli atti aventi contenuto patrimoniale.

Gli atti di ordinaria amministrazione sono quelli che non mettono a rischio il patrimonio del minore, per esempio la riscossione di un affitto.

In questo caso – salvo la stipulazione di contratti con cui si acquistano o cedono diritti personali di godimento come, per esempio, stipulare un contratto di affitto relativo ad un immobile di proprietà del figlio – le decisioni possono essere fatte disgiuntamente da ciascun genitore.

Gli atti di straordinaria amministrazione sono, invece, quelli che possono mettere a rischio il patrimonio del minore e che quindi devono essere compiuti di comune accordo dai genitori, per esempio la vendita di una casa intestata al figlio. Per poter compiere questi atti, però, i genitori devono prima ottenere l’autorizzazione dal parte del giudice tutelare, in modo da non ledere l’interesse del minore.

Quali atti, invece, non possono essere fatti in nome e per conto dei figli?

I genitori esercitano la responsabilità genitoriale entro certi limiti e nello specifico non possono (salvo apposita autorizzazione del giudice):

    • alienare (vendere o cedere), ipotecare o dare in pegno i beni ricevuti dal figlio a qualsiasi titolo, anche a causa di morte e quindi in caso di eredità
    • accettare o rinunciare ad eredità o legati
    • accettare donazioni
    • procedere allo scioglimento di comunioni
    • contrarre mutui o locazioni ultranovennali o compiere altri atti che eccedono l’ordinaria amministrazione
    • riscuotere capitali senza essere stati autorizzati dal giudice tutelare, che decide su come devono essere usati

Tutte queste attività elencate non possono essere effettuate dai genitori se non in caso di necessità o utilità evidente per il figlio dopo autorizzazione del giudice tutelare.

L’esercizio di una impresa commerciale non può essere continuato se non con l’autorizzazione del tribunale su parere del giudice tutelare. Questi può consentire l’esercizio provvisorio dell’impresa, fino a quando il tribunale abbia deliberato sulla istanza.

Infatti, in linea generale, l’esercizio di impresa commerciale non è permesso alle ai minori (tranne quelli emancipati). Il codice civile, però, tiene in considerazione la possibilità che l’impresa sia stata ereditata dal minore o ricevuta in donazione.
Se si verificano queste ipotesi, il quinto comma dell’art.

320 consente al minore di continuare l’esercizio dell’impresa, ma solo con una espressa autorizzazione da parte del tribunale, una volta sentito il parere del giudice tutelare.

Infatti, dato che è interesse dello Stato tutelare le imprese in grado di produrre reddito, il giudice tutelare può dare un’autorizzazione provvisoria alla continuazione dell’impresa, purché questo non danneggi il minore e solo in attesa della decisione definitiva da parte del tribunale.

Cosa accade se sorge un conflitto di interessi di natura patrimoniale tra i figli?

Può capitare che i figli “soggetti alla stessa responsabilità genitoriale”, quindi normalmente fratelli e sorelle, si trovino in una situazione di conflitto patrimoniale o che il conflitto sorga fra loro e i genitori, in questi casi il giudice nomina un curatore speciale per i figli. Se invece il conflitto sorge tra i figli ed uno solo dei genitori, la rappresentanza spetta esclusivamente all’altro.

Le responsabilità del tutore

Se il minore è affidato ad un tutore – perché i genitori sono deceduti o non possono esercitare la responsabilità genitoriale -, anche in questo caso sono previsti dei limiti alle decisioni che il tutore può prendere, soprattutto per gli atti di straordinaria amministrazione, ed in particolare per l’accettazione o rinuncia dell’eredità del minore.

In questo caso è l’art. 374 del codice civile a indicare le regole da seguire, per cui il tutore non può senza l’autorizzazione del giudice tutelare:

    • acquistare beni, salvo i mobili necessari per l’uso del minore, per l’economia domestica e per l’amministrazione del patrimonio
    • riscuotere capitali, consentire alla cancellazione di ipoteche o allo svincolo di pegni, assumere obbligazioni, salvo che queste riguardino le spese necessarie per il mantenimento del minore e per l’ordinaria amministrazione del suo patrimonio
    • accettare eredità o rinunciarvi, accettare donazioni o legati soggetti a pesi o a condizionifare contratti di locazione d’immobili oltre il novennio o che in ogni caso si prolunghino oltre un anno dopo il raggiungimento della maggiore età
    • promuovere giudizi, salvo che si tratti di denunce di nuova opera o di danno temuto, di azioni possessorie o di sfratto e di azioni per riscuotere frutti o per ottenere provvedimenti conservativi

Eredità e successione dei figli minorenni: cosa fare?

In questo articolo abbiamo presentato brevemente la questione, ma appare chiaro che la successione mortis causa che coinvolge dei minorenni è complessa e delicata, proprio perché gli interessati non hanno ancora l’età, né la facoltà legale, di decidere in autonomia.

Per muoversi con più consapevolezza e per proteggere gli interessi di tutte le parti, il parere di un esperto è molto importante.

Il nostro Studio offre consulenza in materia di eredità e successioni nei suoi uffici di Bologna in Via Bovi Campeggi, 4 e Padova in Via S. Camillo De Lellis, 37. Potete contattarci al numero 051 581410.

Il primo appuntamento in studio è gratuito.


Precisiamo inoltre che non è possibile dare una consulenza completa e specifica per telefono, vi invitiamo quindi a contattarci per fissare un primo incontro di persona (gratuito) con l’obiettivo di valutare la situazione e per poter eventualmente formulare un preventivo di spesa, qualora siate interessati ad affidarvi a noi.

Источник: https://www.studiolegalepalombarini.it/eredita_minorenne/

Separazione e divorzio: quando è consensuale e la procedura da seguire

È legittimo lasciare i figli minori a casa? Risponde la nostra avvocatessa

Dall’11 dicembre 2014 è stata introdotta in Italia un’importante novità relativa alle separazioni e ai divorzi: si tratta della possibilità, per i coniugi, di presentarsi congiuntamente o come singoli in Comune, presso l’ufficiale dello stato civile, per fare richiesta di separazione o di divorzio.

Questa procedura si contraddistingue per il fatto che può essere svolta dai due coniugi in autonomia, senza la presenza di un avvocato, e può essere praticata a patto che vengano rispettate alcune condizioni, ovvero:

  • che i coniugi non abbiano figli minori o portatori di handicap grave, o ancora figli che siano economicamente non autosufficienti;
  • che nell’accordo consensuale di separazione e di eventuale divorzio non sia incluso un trasferimento di tipo patrimoniale.

I tempi che devono intercorrere fra la separazione e il divorzio sono di 12 mesi ininterrotti di separazione tra i coniugi nel caso in cui sia di tipo giudiziale, oppure 6 mesi nell’ipotesi di separazione consensuale. Quali sono i passaggi che permettono di arrivare, nel concreto, alla separazione e al successivo divorzio? Vediamo di seguito come funziona in Italia.

Come si chiede la separazione la coniuge

I matrimoni non procedono tutti per come dovrebbero e a volte capita che entrambi i coniugi, o soltanto uno tra i due, si rendano conto qualcosa non funzioni più, maturando la volontà di interrompere la convivenza.

La separazione tra i coniugi può essere ti tipo consensuale, che si verifica nel caso in cui i due siano di comune accordo in merito alla decisione di separarsi ed eventualmente proseguire con un divorzio vero e proprio, oppure di tipo giudiziale, ovvero l’ipotesi in cui la mancanza di un accordo tra i coniugi rende necessario l’intervento di un giudice.

Nel momento in cui si sceglie di comunicare al proprio coniuge la ragione per la quale si vorrebbe procedere con una separazione, bisogna prestare particolare attenzione alla motivazione esplicitata.

Nellospecifico, ci sono alcune casistiche abbastanza comuni che in genere

tendono a verificarsi. Si tratta di:

  • quando si dice all’altro coniuge che non si è più innamorati o che non si prova più attrazione fisica: in questa situazione generalmente non si verificano inconvenienti di alcun genere, quantomeno non dal punto di vista legale;
  • quando si dice al proprio coniuge che ci si è innamorati di un altro: in questo caso si rischia di ricevere, in caso di divorzio, un addebito per infedeltà matrimoniale;
  • ancora diverso è il caso nel quale i rapporti tra i due coniugi si siano consumati nel tempo e non si riesca più a dialogare come di consueto. In questa evenienza, bisogna evitare in tutti i modi di insultare l’altro o, peggio ancora, di porsi in modo violento nei suoi confronti in quanto si rischierebbe di essere accusati di maltrattamenti in famiglia. In una situazione come quella appena descritta, dal punto di vista penale, si perderebbe il diritto a ricevere l’assegno di mantenimento.

Come lasciare la casa coniugale

Da un punto di vista legale, la separazione comporta il fatto che si debba lasciare la casa coniugale con il consenso dell’altro coniuge, oppure prima che la separazione sia stata dichiarata dal Tribunale.

Chi decide di abbandonare il tetto coniugale in gran segreto, senza comunicare la decisione all’altro al fine di trovare un accordo, commette una violazione di quello che è uno dei doveri principali del matrimonio, ovvero la convivenza.

Le
conseguenze di un simile comportamento potrebbero essere:

  • rischiare di ricevere una pronuncia di separazione con addebito;
  • perdere l’eventuale diritto agli alimenti;
  • non avere diritto all’eredità dell’ex coniuge nell’ipotesi in cui dovesse morire prima del divorzio.

La separazione e l’intenzione di procedere con un divorzio viene formalizzata a voce: per rendere la decisione perentoria si potrebbe sceglie di registrare la conversazione.

Inviare una lettera di separazione al proprio coniuge, considerato che è la persona con la quale si vive sotto lo stesso tetto, non sarebbe il comportamento più adeguato in relazione alla delicatezza del momento.

Quando
il divorzio è legittimo

Uno dei motivi consentiti dalla legge per i quali è possibile procedere con il divorzio è quello in cui i due coniugi non si amino più.

Chi dichiara al proprio coniuge di non essere più innamorato non si sta dunque comportando in modo illegittimo: al contrario, sta esplicitando una delle condizioni previste dalla legge affinché il divorzio possa concretizzarsi.

Ad ogni modo, la legge sul divorzio afferma che i due coniugi hanno il diritto di separarsi quando la convivenza diventa “intollerabile”, a prescindere da quali siano le motivazioni. Neanche il giudice indagherà sulle ragioni che sono all’origine della volontà di sciogliere in vincolo matrimoniale.

Di contro, sarà necessario giustificare la propria richiesta di separazione nel caso in cui si volesse addebitarla all’ex e procedere con quella che prende il nome di separazione con addebito. Questa procedura è possibile nei casi in cui si violino i doveri fondamentali del matrimonio, come per esempio:

  1. la convivenza;
  2. la fedeltà;
  3. l’assistenza morale e materiale.

Se
il coniuge non vuole concedere il divorzio

Nelle situazioni di maggiore conflittualità, potrebbe accadere che uno dei due coniugi non sia d’accordo con le condizioni proposte dall’altro: in questo caso renderebbe impossibile procedere con la separazione consensuale, la quale rappresenta la procedura più rapida e con il costo più basso.

Nel caso della separazione consensuale, si deve essere di comune accordo sotto ogni aspetto, sia quelli di tipo personale sia quelli di tipo patrimoniale. In mancanza di un accordo tra i due coniugi, si procede con la separazione giudiziale.

In

questa fase:

  • qualora si avesse il consenso dell’altro coniuge, che sarebbe meglio possedere per iscritto, si potrebbe lasciare fin da subito il tetto coniugale;
  • in caso contrario, si dovrebbe attendere l’ufficializzazione della separazione in tribunale, che consiste dell’emanazione del provvedimento.

Cos’è
la separazione con negoziazione assistita

I coniugi che hanno scelto di separarsi hanno la possibilità di farlo tramite negoziazione assistita, ovvero con il supporto di uno o più avvocati (uno per ciascun coniuge).

Questa procedura può essere adottata anche in presenza di figli minori, oppure di figli portatori di handicap grave a prescindere dall’età, di figli maggiorenni che non siano autosufficienti, ma anche nei casi di trasferimenti immobiliari, assegni o case coniugali.

La separazione con negoziazione assistita non necessita il ricorso in Tribunale, ma può svolgersi direttamente nello studio dell’avvocato:

  • sarà il Procuratore della Repubblica a trasmettere gli atti al Tribunale nell’ipotesi in cui vi fossero contenute delle clausole che ledono i diritti o gli interessi dei figli, o eventuali altre anomalie;
  • i coniugi saranno dunque chiamati in Tribunale affinché le clausole non legittime presenti nell’accordo di separazione raggiunto siano riviste alla luce delle osservazioni messe in luce dal Procuratore della Repubblica.

Per quanto riguarda i tempi della separazione assistita, necessari per proporre la domanda di divorzio, si tratta sempre di:

  • 12 mesi ininterrotti di separazione personale, nel caso della separazione giudiziale;
  • 6 mesi nel caso della separazione consensuale.

Mentre per la separazione è possibile utilizzare un solo avvocato, nel caso di divorzio i legali dovranno essere due, anche se la procedura si svolge in modo consensuale.

I professionisti si occuperanno di verificare che l’accordo preso dai coniugi per portare a termine la separazione sia regolare rispetto a tutti gli adempimenti normativi esistenti: una volta effettuato questo controllo, si occuperanno di trasmette l’accordo ai Comuni competenti.

I
costi di una separazione

Una delle domande più frequenti quando si parla di separazione (e di divorzio) è legata ai costi della procedura: questi dipendono dalla modalità messa in pratica per procedere con la separazione.

Nello

specifico, si tratta di:

  • un costo che si aggira tra i 1.000 e i 1.500 euro nel caso di separazione con negoziazione assistita, che serviranno a coprire la parcella dell’avvocato. Nel caso in cui i due coniugi utilizzino lo stesso avvocato, allora le spese potranno essere divise;
  • la separazione giudiziale può essere molto più lunga e costosa, in quanto tra i coniugi non c’è ancora un accordo in essere e, di conseguenza, può raggiungere anche i 4.000 euro;
  • di positivo c’è che qualora il coniuge che ha richiesto la separazione guadagnasse meno di 1.000 euro, avrà la possibilità di non pagare i costi della separazione, in quanto avrà accesso al gratuito patrocinio.

Separazione
e divorzio – Domande frequenti

Quando si può chiedere il divorzio dopo la separazione?

I tempi di attesa prima di poter chiedere il divorzio dipendono dalla tipologia di separazione messa in atto, che può essere consensuale oppure giudiziale.

Quanto tempo dura la separazione consensuale?

La separazione consensuale ha una durata di 6 mesi, che devono essere ininterrotti, al termine dei quali è possibile chiedere il divorzio.

Si può rimanere separati senza divorziare?

Sì, il divorzio non è obbligatorio: i coniugi hanno anche la possibilità di riconciliarsi dopo un periodo di separazione, in quanto il vincolo del matrimonio non è stato ancora annullato.

Источник: https://www.dequo.it/articoli/richiesta-coniuge-separazione-divorzio

Fratelli eredi in lite, suggerimenti legali (parte 1) – successione del genitore

È legittimo lasciare i figli minori a casa? Risponde la nostra avvocatessa

Spesso la lite tra fratelli eredi sorge quando si tratta di dividere l’eredità di un genitore. O di un altro fratello. La legge prevede una disciplina diversa per le due ipotesi, analizziamo innanzitutto il primo caso.

I diritti dei fratelli eredi sull’eredità dei genitori                              

Punto fondamentale. Quando si tratta dell’eredità dei genitori, tutti i fratelli hanno diritto ad una quota di eredità. Parliamo sia dei figli legittimi, cioè nati nel corso dei matrimonio, sia di quelli naturali e adottivi. Non ci sono distinzione di sorta.

Non ci sono differenze neanche quando un fratello si è preso particolare cura del genitore. Rispetto agli altri che se ne sono sempre disinteressati. Anche in questo caso, vige il principio dei pari diritti sull’eredità.

Entro certi limiti il genitore può fare delle differenze di trattamento. Derogare insomma al principio di legge del pari trattamento. Il limite è quello della quota di riserva, cioè della quota minima riservata a ciascun dei figli eredi. I diritti dei fratelli eredi possono variare:

  • se il genitore ha fatto un valido testamento;
  • se il genitore, prima di morire, ha elargito delle donazioni in favore di uno o entrambi i figli.

Quota legittima dei fratelli eredi nella successione testamentaria

Se il genitore ha fatto un valido testamento, questo sarà la fonte primaria per verificare per verificare la distribuzione dei beni tra i figli. Tuttavia, il genitore non può lasciare a un determinato figlio tutti i suoi beni. E neppure una quota nettamente maggiore.

Come scritto sopra, la legge stabilisce che i figli sono eredi sia legittimi che legittimari. Cioè hanno sempre diritto ad una quota minima dell’eredità, a prescindere da quanto previsto nel testamento. Tale quota si chiama legittima.

La legittima (quota minima) varia a seconda del numero degli eredi e della presenza in vita del coniuge del defunto.

Se il testamento non rispetta le quote riservate dalla legge ai legittimari, le sue disposizione possono essere impugnate in tribunale.

Successione legittima

Se non c’è un testamento, invece, gli unici eredi sono il coniuge eventualmente superstite e tutti i figli. Le quote sul patrimonio lasciato dal genitore variano a seconda del numero di figli. Per saperne di più leggi la nostra facile guida sulle successioni ereditarie (LINK).

Anche in questo caso, il genitore potrebbe aver fatto delle differenze tra i figli. Con donazioni in vita in favore di uno dei suoi fratelli eredi. Anche se non c’è il testamento, un figlio potrebbe pertanto ricevere meno della quota minima di cui ha diritto.

Lesione della legittima (quota minima per i fratelli eredi)

Ricapitoliamo. In entrambi i casi – ossia nella successione con o senza testamento – possono essere state fatte discriminazioni illegittime da parte del genitore.

Questo perché i fratelli eredi devono tenere conto delle donazioni ricevute in vita dal genitore.

Se, ad esempio, un fratello non ha ricevuto nulla in eredità, ma, quando il genitore era vivo, ha ottenuto immobili o una somma di denaro in donazione, se ne dovrà tener conto in sede di calcolo della quota di legittima e per l’istituto della collazione.

Ecco, dunque, che tutte le eventuali donazioni, dirette e indirette, ricevute devono essere calcolate al fine di definire le esatte quote spettanti ai figli.

I legittimari (tra cui i fratelli eredi) che, a causa di un testamento o di donazioni, vedono compromessa la propria quota di legittima, possono agire in giudizio.

Possono chiedere di ottenere la reintegrazione della legittima (la quota minima).

 Ciò avviene con la riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni eccedenti la quota di cui il testatore poteva disporre. La c.d. azione di riduzione.

Finte compravendite per agevolare un figlio?

Di qui, spesso l’accertamento di simulate vendite: si tratta di finte compravendite tra parenti volte a nascondere le donazioni e, quindi, evitare che possano essere contestate dagli altri fratelli eredi. La prova della simulazione può essere data in qualsiasi modo.

C’è poi l’ipotesi della cessione della casa dietro vitalizio: in pratica, il genitore cede a uno dei figli la proprietà di un proprio immobile assicurandosi, in cambio, l’assistenza e il mantenimento fino alla morte.

Ma se questa prestazione non viene mai resa o se la cessione viene fatta quando il genitore è ormai già anziano e prossimo alla morte, il contratto è nullo.

Secondo la giurisprudenza, non c’è bilanciamento tra le due prestazioni.

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Gravidanza
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