Dorme, finalmente! Come risolvere i problemi di sonno dei bambini

Come gestire i pisolini brevi di tuo figlio? – Olga Pasin

Dorme, finalmente! Come risolvere i problemi di sonno dei bambini

Quando, di giorno, un bambino dorme meno di 50 minuti, fa un PISOLINO BREVE!

Quali sono le conseguenze dei pisolini brevi?

* Impediscono al bambino di godere di un sonno diurno profondo e rigenerante. Questo lo rende irritabile.

* Possono aumentare i risvegli durante la notte e anticipare la sveglia mattutina.

* Ci fanno sentire intrappolati in casa perché il bambino è stanco e irritabile e sembra sempre sul punto di riaddormentarsi.

* Preoccupano le mamme che cominciano a tener traccia di ogni pisolino, non escono mai di casa per riuscire finalmente ad instaurare un ritmo del sonno da poter replicare ogni giorno.

Come risolvere il problema?

Per trovare la soluzione giusta per il TUO bambino, dobbiamo scoprire perché i suoi pisolini sono brevi!

1. Il mio bambino ha meno di 5 mesi?

I pisolini iniziano a consolidarsi e ad allungarsi intorno ai 5 mesi di età. Ciò significa che i pisolini nei primi quattro mesi di vita durano da 20 a 120 minuti.

Se il pisolino è breve, prova a cullare tuo figlio per 10-15 minuti e se prende il ciuccio, offriglielo. Non preoccuparti che queste soluzioni creino un’associazione negativa o causino problemi in futuro. Ora tuo figlio ha bisogno di questo!

Devi inoltre sapere che i pisolini si evolvono separatamente. Il primo pisolino della giornata tende ad allungarsi e diventare più coerente, quindi il secondo e infine il terzo. Quindi, inizia lavorando sul primo pisolino della giornata!

2. Ho fornito un ambiente confortevole e una routine rilassante?

Poco prima di ogni pisolino è importante dedicare tempo alla routine. Non deve essere complicata o richiedere più di 8-10 minuti! Fai le stesse cose, nello stesso ordine, prima di ogni pisolino. Es.

cambia il pannolino, usa, ad esempio, il sacco nanna o sacco lenzuolo, leggi un libro, accendi la macchina del suono, spegni la luce, per suggerire al cervello di tuo figlio che sta arrivando il momento di dormire.

Questa routine rilassante aiuta il corpo del tuo bambino a prepararsi per il pisolino imminente.

NB: quando la nostra temperatura corporea scende leggermente, dormiamo meglio. Puoi abbassare un po’ la temepratura della stanza in cui tuo figlio dorme?

3. La stanza è al buio?

La luce stimola il cervello di tuo figlio, il che rende difficile addormentarsi e rimanere addormentato.

Quando vai nella stanza del tuo bambino durante il pisolino riesci a vedere la tua mano davanti al viso? In tal caso, probabilmente NON è abbastanza buio.

Fai tutto il necessario per bloccare la luce!

4. Il mio bambino è abbastanza stanco?

Nei rimi 3-4 è importante osservare i segnali di stanchezza del piccolo e metterlo a dormire al primo segnale di sonno. Dopo circa 4 mesi, dobbiamo bilanciare uno sbadiglio o uno sfregamento con il tempo in cui il bambino è stato sveglio.

Man mano che il tuo bambino cresce, devi regolare le finestre dei risvegli. Devi dunque assicurarti di tenere il bambino sveglio abbastanza a lungo tra un sonnellino e quello successivo. ( Assicurati di rivalutare ogni mese le finestre di attivazione).

A volte è necessario portare il bambino a rimanere sveglio ancora per un pò. E’ infatti possibile che tuo figlio NON sia abbastanza stanco da fare dei pisolini completi. Potrebbe essere abbastanza stanco per addormentarsi, ma non così tanto da aiutarlo a passare da un ciclo del sonno ad un altro.

Affinché un bambino si addormenti e rimanga addormentato, la pressione del sonno deve aumentare all’interno del suo corpo.

Sarà successo anche a te: sei sfinita alle 22:00. Ti addormenti sul divano per 10 minuti mentre guardi la TV. Quel breve sonnellino sul divano ha spazzato via la tua finestra del sonno. Questo può succedere anche a tuo figlio!

Non pensare di doverlo tener sveglio per ORE, basta aumentare il tempo di 10-15 minuti in più ogni giorno.

Oltre a tenere sveglio il bambino per un tempo di veglia appropriato, assicurati che sia attivo tra un pisolino e l’altro. Un bambino annoiato può sembrare un bambino stanco!

5. Il terzo pisolino del giorno (per bambini di 5-6 mesi)?

Per i bambini di 5-6 mesi, è molto comune fare 3 pisolini al giorno. È anche normale che questo terzo pisolino sia breve. Lo scopo di questo micro pisolino è semplicemente quello di aiutare il bambino ad andare a dormire. Può durare dai 20 ai 45 minuti

7. Il mio bambino ha fame?

Molti libri del sonno e consulenti del sonno incoraggeranno i genitori ad attuare un programma di alimentazione sulle quattro ore a partire da 4-6 mesi. Per alcuni bambini può funzionare, ma i programmi di alimentazione rigidi raramente sono la risposta corretta per consolidare i pisolini. Il nostro obiettivo è quello di ottenere un adeguato apporto calorico durante il giorno.

Offri da mangiare circa ogni 2,5 – 3,5 ore, durante tutto il giorno, in base ai segnali di fame del tuo piccolo. Alcuni bambini si sveglieranno per la fame se sono trascorse più di 3 ore dall’ultima poppata.

8. Un “puntello del sonno” provoca l’accorciamento del pisolino?

Qualunque aiuto esterno tuo figlio usi per addormentarsi, sarà necessario dopo circa 30-45 minuti per aiutarlo a passare da un ciclo del sonno a quello successivo.

Il tuo piccolo ha bisogno di un ciuccio per addormentarsi al momento del riposo? Ne avrà bisogno di nuovo dopo 30-45 minuti per continuare a dormire.

Cosa fare?

Potresti mettere a disposizione più ciucci nel lettino, in modo che possa trovarne facilmente uno quando è necessario.

Il tuo bambino ha bisogno di essere cullato per addormentarsi? Indovina di cosa avrà bisogno per passare da un ciclo del sonno ai successivi dopo 30-45 minuti?

Cosa fare?

Proprio prima che il tuo bambino si addormenti, ferma il movimento. Ogni giorno, ferma il movimento un po ‘prima in modo che il tuo bambino sia sempre più immobile mentre si addormenta.

9. Il mio bambino si addormenta in maniera indipendente?

Se sei TU che fai addormentare tuo figlio, probabilmente non avrà le capacità per riaddormentarsi da solo tra i cicli di sonno. Cerca di dare a tuo figlio lo spazio per imparare ad addormentarsi da solo, in modo che, quando si sveglia, possa usare quelle abilità per continuare il suo pisolino.

I bambini possondo addormentarsi in maniera indipendente solo a partire dai 5/6 mesi di età, non prima!

10. Il sonno notturno funziona?

Pisolini consolidati portano a bambini riposati. I bambini riposati sono bambini felici. Inoltre, lunghi pisolini consolidati rendono le notti più tranquille.

Источник: https://olgapasin.it/blog/come-gestire-i-pisolini-brevi-di-tuo-figlio/

Risvegli notturni ed ansia di separazione dalla mamma: come aiutare i bambini a dormire sonni tranquilli

Dorme, finalmente! Come risolvere i problemi di sonno dei bambini

Intorno ai 6-7 mesi i bambini sperimentano l’ansia di separazione dalla mamma.

In questa fase della crescita, infatti, il bambino comincia il processo di individuazione: il bambino inizia cioè a sentirsi come qualcosa di psicologicamente separato dalla figura materna, fino ad allora vissuta dal bambino come un tutt’uno con se stesso (la cosiddetta fase simbiotica).

Si tratta di una fase che non ha nulla di patologico o di anormale; è anzi, normale, utile e necessaria per il corretto sviluppo psicologico del bambino. E infatti a questa età il bambino comincia ad esplorare il mondo che lo circonda ed inizia ad aprirsi all’esterno.

Ma ha anche paura, proprio perché, se fino ad allora era un tutt’uno con la mamma, ora è “da solo” (o almeno così pensa di essere…), alle prese con qualcosa che gli sembra sì interessante, ma anche inquietante.

La paura dell’abbandono

Tale individuazione genera inevitabilmente la paura di essere abbandonati dalla madre e questa paura si manifesta (anche nel bambino sino ad allora tranquillo e che, tutto sommato, rispettava un certo ritmo sonno-veglia diurno-notturno) tipicamente all’addormentamento, quando il bambino, pur assonnato, sembra rifiutarsi di prendere sonno, o durante il sonno, con frequenti risvegli, anche parziali, accompagnati da pianto.

Perché? Perché, nel caso specifico del sonno, per il bimbo chiudere gli occhi equivale a non vedere più la mamma e, non vedendola, per lui la mamma non c’è più.

Egli non ha ancora “capito” che anche se non vede la mamma, questa c’è ugualmente e non l’ha abbandonato, che la voce rassicurante della mamma dalla sua camera significa che la mamma “arriverà”, che la stessa presenza del papà (in questa fase apparentemente inutile, visto che il bimbo generalmente vuole solo la mamma e si calma solo con lei!) è rassicurante perché c’è comunque qualcuno in grado di prendersi cura di lui in attesa dell’arrivo della mamma.

E’ ovviamente un vissuto molto complesso, e non così lineare e consapevole come descritto.

Cosa si può fare?

E’ difficile rispondere a questa domanda, non tanto perché questa fase sia di difficile soluzione. Prima o poi il bambino, se sostanzialmente sereno, la supererà.

Non è possibile dare ricette perché ogni contesto familiare fa a sé: ogni coppia di genitori deve trovare la propria strada per accompagnare il bambino in questo delicato momento della crescita.

Il punto di partenza è rassicurarsi sul fatto che si tratta di qualcosa di normale, non di patologico, che tutti i bambini passano. Anzi, si tratta di una fase necessaria, che va appunto accompagnata, non bloccata.

Il bambino va rassicurato da due genitori (ribadisco 2) adulti, che di fronte al panico del bambino non vanno a loro volta in ansia, facendosi prendere dall’isteria (perch? non ve ne è alcun motivo!) o, viceversa, dalla “compassione” (per che cosa? non è un problema grave, è anzi è una fase utile allo crescita!).

Non esistono ricette magiche. Ecco però alcuni consigli.

  • Meglio addormentare il bambino nel lettino (o comunque metterlo giù ancora nel dormiveglia) che in braccio.
  • Quando il bambino si risveglia ed inizia a piangere nel suo lettino, meglio tenere duro e continuare ad andare avanti e indietro dalla sua cameretta (anche il papà, perché a suo modo deve essere coinvolto nella gestione del bimbo, anche se la sua azione sembra poco efficace) piuttosto che portarsi il bimbo nel lettone.
  • Far precedere il proprio arrivo in camera da tentativi (inizialmente del tutto inutili, o almeno così sembra) con la voce, magari rassicurando il bimbo che “state arrivando”. E’ meglio che intervenga prima il papà e poi, in un secondo tempo, la mamma. Non attaccatelo al seno o non offrite il biberon subito e comunque non sempre. In sostanza, occorre cercare una gradualità e progressività di intervento che serva al bambino a capire che a questo (la voce della mamma che lo rassicura)  segue quest’altro (la comparsa di un adulto), finché può essergli sufficiente anche solo il primo passo per calmarsi.
  • Tenere comunque le luci soffuse, ed evitare di mettersi a giocare con lui. Il messaggio che deve passare, anche con l’espressione del volto, è che “di notte si dorme”: non arrabbiature isteriche ma un fermo e, per quanto possibile, tranquillo atteggiamento che trasmette la realtà del momento (niente cioè di tragico, ma neppure di piacevole).
  • Durante il giorno, giocare a bau-settete (nascondendosi per un istante il volto con le mani per poi tornare a farlo vedere): insegna pian piano al bambino che anche se qualcosa non si vede quel qualcosa c’è lo stesso, e ricomparirà (compresa la mamma!).

Provvedimenti comesomministrare latte o tisane durante i risvegli andrebbero evitati, perché rischiano di creare abitudini che finiscono per mantenere nel tempo i risvegli, invece che attenuarli.

Tantomeno utile cercare di distrarre il bambino mettendosi a giocare con lui o portandolo in salotto, magari accendendo la televisione: come si è detto, il bambino deve ricevere chiaramente il messaggio che “la notte è fatta per dormire, e non per giocare”.

E’ esperienza di chi scrive il caso di un papà che riferiva durante la visita di controllo dei 3 anni di aver finalmente risolto il problema del sonno del suo bambino, anche se per farlo riaddormentare doveva tutte le notti fare con lui su e giù con l’ascensore per una trentina di volte…

I preparati per favorire il sonno del bambino, solitamente a composizione vegetale (melissa, passiflora, camomilla, valeriana), danno risultati modesti; qualche risultato si ottiene talora con la melatonina, somministrata la sera, prima del sonno, e continuativamente per un periodo di almeno 15 giorni per valutarne l’efficacia. Nel caso, valutatene l’opportunità col vostro pediatra (evitando tassativamente il fai-da-te), senza eccessive speranze e senza eccessivi sensi di colpa.

Mi permetto anche di consigliarvi, papà e mamme, la lettura di un libro molto utile, perché in modo semplice e chiaro fa riflettere, e aiuta a trovare, nel proprio contesto, unico e diverso da ogni altro, il bandolo della matassa. Si tratta del testo A piccoli passi, di Silvia Vegetti Finzi, Mondadori. Leggetelo insieme, anche partendo dal capitolo del “Bambino che non dorme”, e parlatene insieme. Vedrete che qualcosa escogiterete.

Un’ultima cosa: non pensate esistano soluzioni “magiche”. Il percorso rimane lento, graduale.

Bisogna lasciare ad un bambino (e a qualsiasi persona) il tempo per superare pian piano le proprie paure, i propri dubbi.

Pretendere, da lui, come da voi stessi, di trovare la soluzione dall’oggi al domani vuol dire perdere di vista lo sviluppo di un bambino e le dinamiche delle persone che sono, invece, lente e graduali.

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Источник: https://www.amicopediatra.it/crescita/risvegli-notturni-ed-ansia-di-separazione-dalla-mamma_genitorialita_primo-anno_disturbi-del-sonno/

Gravidanza
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