Diventare genitori ai tempi di internet

Come diventare genitori digitali? Il vademecum della psicologa

Diventare genitori ai tempi di internet

Come possiamo proteggere i nostri bambini dai pericoli della rete e diventare genitori 2.0? A spiegarlo è la psicologa Barbara Volpi nel suo libro “Genitori digitali. Come crescere i propri figli nell’era di Internet”. Il testo offre consigli pratici, dalla nascita all’adolescenza, per educare consapevolmente i propri figli a muoversi in un mondo sempre più connesso. 

Non basta chiudere la porta della cameretta di nostro figlio per tenerlo al sicuro. Sexting, hikikomori, cyberbullismo, grooming sono pericoli reali che non possono essere ignorati da un genitore.

Ma come si fa a non restare travolti dalle insidie della rete e ad accompagnare i nostri bambini alla scoperta delle opportunità di Internet in maniera costruttiva? Ce lo spiega Barbara Volpi, psicologa, specialista in Psicologia clinica, nel libro “Genitori digitali.

Come crescere i propri figli nell’era di Internet” edito da Il Mulino. Un vero e proprio viaggio, dalla nascita all’adolescenza del ragazzo, in cui per ogni fase della vita vengono proposti consigli pratici per un corretto utilizzo dei cellulari, dei tablet e del computer.

«Nel libro si descrive una traiettoria evolutiva che vuole aiutare a prevenire e a riconoscere il disagio “webmediato”dei giovani», spiega Volpi.

0-2 anni: è troppo presto

Il primo passo è quello di educare i genitori. «Quando insegniamo ai nostri figli ad andare in bicicletta mettiamo le rotelle alla bici e li lasciamo andare da soli solo quando siamo sicuri che sono in grado di farlo.

Con internet è uguale: ci sono delle tappe evolutive che vanno rispettate.Molti genitori usano il cellulare per distrarre il bambino o per calmarlo quando piange. Ma lo smatphone non è un ciuccio.

Secondo la Società americana di pediatria non bisogna mai dare in mano il cellulare ai bambini prima dei due anni».

«Attratti dell’innovazione, abbiamo dimenticato i valori dell’educazione», continua Volpi. «Molto spesso il bambino che fa i primi passi viene fermato dalla mamma che vuole filmarlo con il cellulare.

Nostro figlio in quel momento sta camminando e non vuole essere ripreso: se i genitori adottano questa traiettoria sbagliata, quando i figli saranno adolescenti non potranno rimproverarli perché hanno postato una foto che non dovevano pubblicare».

Nel libro sono presenti consigli pratici da seguire quando il bimbo ha meno di due anni:

  • i dispositivi digitali devono essere esclusi dall’ambiente di crescita del bambino;
  • bisogna limitare l’esposizione passiva ai cellulare o ai tablet;
  • bisogna invece giocare insieme al bambino e favorire le interazioni reali affettivamente condivise con i genitori, i fratelli, i nonni e altri bambini.

3-5 anni: si gioca insieme

Nei primi anni di vita l’esempio dei genitori è fondamentale. «I cellulari e i tablet vanno introdotti in maniera graduale e sempre in presenza di mamma o papà. Il bambino deve interagire con il mondo esterno e non con dei dispositivi digitali».

Dai tre ai cinque anni l’occupazione principale di nostro figlio dovrebbe essere quella di giocare in spazi aperti e con altri bambini della sua età.

Per questo bisogna limitare l’uso dello screen; scegliere giochi che stimolino l’immaginazione, interattivi e non violenti; leggere libri prima di carta e solo in seguito in formato digitale; acquistare videogiochi accuratamente selezionati.

6-10 anni: si cerca, si legge e si controlla con mamma e papà

Quando il bambino ha tra i sei e i dieci anni, il genitore può iniziare a spiegargli come utilizzare Internet. L’importante è non lasciarli mai soli davanti al pc o davanti al cellulare.

«Si può mostrare al bimbo le varie applicazioni dei dispositivi digitali: dai giochi alla ricerca delle informazioni, fino ai social network.

Internet va introdotto nelle attività della vita quotidiana gradualmente e nella sua valenza utilitaristica, come ad esempio cercare una ricetta per realizzare una torta di compleanno». Resta di vitale importanza per il bambino socializzare offline, nella vita reale.

11-14 anni: si naviga insieme verso l’indipendenza digitale

Secondo i dati del Rapporto Eurispes del 2012 al 44,4% dei bambini viene regalato il telefonino tra i 9 e gli 11 anni. «Di solito il cellulare viene dato in occasioni speciali, come regalo per la prima comunione o per una bella pagella alla fine della scuola».

La Società italiana di pediatria raccomanda di non dare il cellulare ai propri figli prima dei 10 anni. Il 12,7% lo ha già a 8 anni e sa usarlo senza problemi. «Bisognerebbe aspettare i dodici anni ma questo consiglio va valutato caso per caso.

Se i genitori ad esempio sono separati, il cellulare può essere un modo per comunicare con il padre o con la madre quando è affidato all’altro genitore».

Gli anni dagli 11 ai 14 rappresentano un momento delicato, in cui il pre-adolescente non è grande ma non è neanche più un bambino.

Come spiega Volpi nel libro: «Da una parte c’è il desiderio dei figli di uscire per la prima volta da soli e dall’altra c’è l’esigenza dei genitori di controllare le prime scorribande dei figli.

La dialettica tra libertà e controllo, che costituiscono il Leitmotiv della fase preadolescenziale e adolescenziale, trova nel gesto simbolico del donare il telefonino il compromesso ideale.

Presto, tuttavia, i genitori si renderanno conto, a loro spese, che il “lazzo digitale” si trasforma da alleato genitoriale a nemico inconsapevole, anche solo in relazione al fatto che i ragazzi sono molto bravi a trovare le scappatoie per eludere il controllo dei genitori».

Nello sviluppo di una sana genitorialità digitale, in questa fascia di età bisogna introdurre gradualmente i ragazzi alla scoperta dei social network nell’ottica di insegnare le regole della gestione della privacy e l’accettazione di richieste di amicizia; visionare e limitare il gioco online dei ragazzi; mantenere viva la comunicazione in famiglia; favorire la lettura condividendone l’interesse; farsi aiutare dalla scuola creando una rete di media education; favorire la socializzazione del ragazzo offline e orientare i ragazzi a individuare le loro passioni.

15-18 anni: si conquista l’autonomia digitale

«Se c’è stata una corretta educazione digitale prima, nell’adolescenza si può stare tranquilli. Questo è un momento di transizione e di distacco dalle figure genitoriali. Se non c’è comunicazione in famiglia, non ci sarà comunicazione neanche nella digitalità.

Bisogna, invece, mantenere dei rituali quotidiani per la comunicazione (come una semplicecena a tavola). Il gruppo familiare Whatsapp aiuta a creare dei momenti di condivisione affettiva, ma nulla può sostituire il rapporto umano tra genitori e figli e lo strumento tecnologico rappresenta solo un mezzo per aprire nuove possibilità di comunicazione e relazione.

L’importante ad ogni età è vivere l’interazione togliendo di mezzo il cellulare».

In questo periodo, i genitori devono stare attenti alle foto e ai video pubblicati in rete, rispettando la loro privacy. Non bisogna spiare, ma comunicare. «Ci deve essere una protezione parentale e non un controllo parentale».

Per poter accompagnare i ragazzi in questo percorso di crescita, è essenziale che i genitori acquisiscano delle competenze digitali. «Dobbiamo aiutare i ragazzi a cogliere le opportunità e ad evidenziarne i pericoli. Non dobbiamo farci spaventare da un territorio che non conosciamo».

Per questo a Milano è nato il primo corso per diventare “Genitori digitali”, che rilascia la certificazione CYBERSCUDO Battibullismo, a cura di AICA (Associazione Italiana per l'Informatica ed il Calcolo Automatico) e Pepita Onlus.

Con l’aiuto di specialisti, i genitori studiano i rischi legati all’uso scorretto della rete, dal cyberbullismo al sexting, e le caratteristiche delle App di messaggistica istantanea e dei social più usati dai ragazzi.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/psicologia/come-diventare-genitori-digitali

Genitori e figli nell’era di internet

Diventare genitori ai tempi di internet

L’era digitale ha modificato la natura delle relazioni tra genitori e figli, ridisegnando i concetti di vicinanza e lontananza. La creazione dei nuovi strumenti comunicativi ha creato necessariamente anche un nuovo modo di stare in relazione. E non solo in famiglia.

È profondamente mutato lo stesso concetto di “condivisione”, il significato del senso di separatezza dagli altri e di ciò che consideriamo e chiamiamo “intimità”. Anche il concetto di “solitudine” ha ora significati diversi, come il concetto di tempo, di spazio e di attesa (non esiste attesa nel web, tutto è subito e facilmente reperibile).

I confini della famiglia nell’era digitale

Immersi in questa realtà multimediale, in continua evoluzione, forse mai come oggi genitori e figli si trovano a ridefinire e riscrivere modi nuovi di comunicare, di conoscere/si e di stare insieme. La famiglia stessa si trova a ripensare i confini che fino a poco tempo fa le permettevano di definirsi e riconoscersi come sistema chiuso e circoscritto. Con una propria identità.

Quello che entra e quello che esce da casa non ha più confini netti e controllabili.

I primi pensieri osservando i propri figli sempre connessi sono:

  • “Sta sempre al computer o al telefonino, sembra isolarsi dal resto del mondo.”
  • “Tutto il suo tempo libero lo passa chattando o su internet, non ci ascolta, non collabora, non sappiamo più cosa fare.”

Internet può diventare qualcosa che allontana, un terreno di conflitto tra genitori e figli.

Come affrontare il problema di internet in famiglia

Internet e i media digitali sono strumenti ricchi di potenzialità, aprono possibilità che fino a poco tempo fa erano impensabili, ma al tempo stesso comportano rischi e pericoli, dipende dall’uso che se ne fa.

I genitori provano in diversi modi a raggiungere un accordo con i loro figli adolescenti rispetto all’uso della tecnologia.

Provano a stabilire delle regole, limitando la possibilità di stare collegati a orari fissi durante il giorno, provano a essere autoritari (spesso dopo ripetute risposte negative ai richiami), provano con le punizioni, i ricatti, ma sembrano servire a poco, e comunque se funzionano è solitamente per un breve periodo. L’argomento computer e telefonino diventa ogni giorno più esasperante e difficile da gestire. Non sanno più come comunicare con il figlio, come farsi ascoltare e come ottenere che lui cambi atteggiamento.

Gli adolescenti, proprio per l’età che stanno attraversando, ricercano autonomia e riservatezza, non gradiscono controlli e interferenze da parte dei genitori, ed è difficile che raccontino spontaneamente le loro cose personali. In questo senso sarebbe preferibile aver raggiunto una buona qualità della relazione con il proprio figlio prima che diventi adolescente, quando la comunicazione con lui si rivelerà difficoltosa e ridotta ai minimi termini.

Se la relazione è buona il figlio farà affidamento su di loro se si troverà in difficoltà, anche rispetto a quello che può succedere in internet.

Responsabilizzare il proprio figlio per un uso sicuro di internet

Spesso i genitori di adolescenti si sentono disorientati, non hanno competenze rispetto agli strumenti di comunicazione che utilizzano i figli (non sanno cos’è snapchat, chi sono gli r) e non sanno come ne facciano uso ogni giorno.

Vuoi approfondire? Leggi anche:

“Snapchat tra gli adolescenti”

“Chi sono gli r?”

I ragazzi infatti nella maggior parte dei casi sono i principali esperti, dentro casa, quando utilizzano internet e il cellulare, prendere atto di questo può consentire di valorizzare le loro esperienze e le loro conoscenze anche in una prospettiva responsabilizzante.

Possono essere proprio i figli ad avere un ruolo attivo nell’informare e aiutare i genitori a conoscere meglio cosa cattura la loro attenzione e il loro tempo libero e come funziona.

Forse un modo per accorciare la distanza con i propri figli (che in adolescenza diventa fisiologicamente importante) e sentirsi maggiormente coinvolti nella relazione con loro potrebbe essere quella di avvicinarsi a ciò che fanno con curiosità e interesse.

Si può aprire un dialogo proprio su questa questione, su internet e sui loro principali interessi, sollecitando domande e riflessioni. In questo modo si eviterebbe di lasciarli soli a gestire una parte consistente della loro vita senza l’aiuto di un adulto.

Che è sempre necessario per renderli consapevoli dei limiti e dei rischi reali e concreti connessi alla rete.

Moltissime sono le ricerche che riportano quanto poco i ragazzi siano consapevoli dei numerosi rischi connessi all’uso improprio di internet.

I rischi reali di internet visti dai genitori

Per poter proteggere il proprio figlio, consigliarlo e risultare credibile è fondamentale che il genitore acquisisca preventivamente una buona conoscenza per un uso sicuro di internet.

Consigli pratici ai genitori:

  • Raccogliere informazioni sulle applicazioni di internet per poter dare consigli non generici e poter essere preparati sui rischi connessi all’uso del web.
  • Supervisionare cosa fanno i figli quando utilizzano internet, con discrezione, curiosità e rispetto.
  • Parlare con loro dei possibili pericoli e di regole generali di comportamento da adottare nel web, come il rispetto degli altri e la buona educazione.
  • Definire alcune regole (da concordare con i ragazzi in età adolescenziale) d’uso del web: tempo, quali contenuti sono permessi, cosa è legale scaricare…
  • Osservare se il tempo che dedicano a questi mezzi di comunicazione penalizza il rapporto con il mondo circostante, se toglie spazio alle relazioni amicali e familiari e il profitto scolastico ne risente. Per maggiori informazioni puoi leggere anche “Dipendenza da internet e adolescenti”
  • Fare domande e ascoltare, favorendo lo sviluppo di un atteggiamento critico rispetto ai contenuti che incontrano.
  • Inserire un filtro famiglia (software da installare nel proprio computer) e tenerlo aggiornato. Questo non deve mai sostituire il monitoraggio e la vicinanza dei genitori.

Riferimenti Bibliografici

Livingstone S., Bober M. (2004). UK Children Go Online: Surveying the Experiences of Young People and Their Parents, London School of Economics and Political Science, London.

Tonioni F. (2011). Quando internet diventa una droga, Einaudi, Torino.

Источник: https://www.mariagiuliaponzellini.it/blog/sostegno-alla-genitorialita/genitori-e-figli-nellera-di-internet/

Essere genitori consapevoli e attenti ai tempi di Internet

Diventare genitori ai tempi di internet

Come essere genitori presenti e consapevoli ai tempi di Internet?

Abbiamo intervistato la dottoressa Rossella Valdrè a proposito di una recente notizia di attualità: quella del bambino di 11 anni che si è tolto la vita, dopo aver inviato un messaggio a sua madre nel quale fa riferimento all'intensa paura vissuta nelle ultime ore. Gli inquirenti stanno indagando per istigazione al suicidio.

Risale a qualche giorno fa la morte di un bambino di 11 anni a Napoli, precipitato dal balcone. La procura sta indagando per istigazione al suicidio. Le andrebbe di commentare questa triste notizia?

Il fatto è veramente inquietante.

Ovviamente è difficile, dall’esterno e non avendo alcun dato, commentare una vicenda cosi complessa, dove l’atto, cioè il suicidio, sembra l’esito di un processo avvenuto nel tempo, che ha “covato” dentro il bambino, fino al tragico epilogo.

È possibile l’ipotesi di istigazione al suicidio, nel senso che il bambino può aver trovato in rete qualcuno, rappresentato da quello che chiama “l’uomo incappucciato”, che lo abbia spinto a suicidarsi.

La stessa definizione di “uomo incappucciato è molto criptica e misteriosa; possiamo ipotizzare che forse qualcuno, presumibilmente un adulto, nascondeva la sua identità per comunicare con il bambino. Tuttavia, uscendo dallo specifico della vicenda, possiamo prenderla ad esempio e monito per possibili altre storie analoghe.

Essere genitori, si sa, è un mestiere molto difficile. Oggigiorno bisogna fare i conti anche con internet. Come riuscire a essere genitori consapevoli e attenti, di fronte anche a una spesso marcata disparità in quanto a conoscenze? 

Non credo che la vera difficoltà sia nella disparità di conoscenze, questo può forse avvenire con i nonni, ma non credo con i genitori (e qui si parla di due professionisti). La vera difficoltà è entrare nella mente del bambino, conoscere i suoi segreti, stabilire una comunicazione.

I bambini parlano con i genitori finché sono piccoli; dopo, comincia l’età del segreto. I preadololescenti tendono a non confidarsi più con i genitori, è molto positivo quando hanno amici e soprattutto un amico del cuore, ma internet oggi può prendere il posto di quello che una volta era l’amico del cuore.

Internet ha dalla sua la facilità di approccio (non bisogna passare sotto la prova di essere accettati o meno), l’anonimato (si può rivestire qualunque identità), può offrire un mondo virtuale facile, che rimpiazza la difficoltà del mondo reale.

Il bambino può vivere in internet una vita parallela, solo sua, da cui tiene esclusi i genitori, e in quella vita parallela fare incontri, con bambini ma soprattutto con adulti, che lo attirano, lo seducono o in perversioni sessuali come purtroppo accade, o in giochi mortiferi.

Credo che solo l’occasione e la fortuna, se il bambino è molto chiuso, può far sì che il genitore si accorga di cosa sta succedendo. Teniamo conto che i bambini faticano a distinguere realtà e fantasia, e non hanno l’idea della morte, sentono inconsciamente la vita come eterna, quindi per un bambino la parola “morte” può paradossalmente non essere allarmante.

Le andrebbe di dare qualche consiglio ai genitori? Come dovrebbero comportarsi?

È molto difficile consigliare, appunto perché come detto il bambino intorno ai 10-11 anni entra in quella che io chiamo l’età del segreto. In più, grazie alla scissione, può mostrare all’esterno un comportamento normale, da cui non si deduce nulla.

Altre volte invece il genitore può cogliere alcuni segnali: cambiamenti di carattere, insonnia, troppe ore passate al computer, isolamento o distacco dagli amici, cambiamenti di umore, problemi di rendimento scolastico o rifiuto di andare a scuola.

Possono essere piccoli segnali, occorre osservare il bambino molto bene e, se si riesce, dare un limite al tempo passato al Pc.

Se perfino per gli adulti può essere complicato fare un uso corretto di internet e reti sociali, cosa succede invece a bambini, ragazzini e adolescenti?  

Come detto, per bambini e adolescenti internet può essere una facilissima fuga dalle difficoltà della vita reale, che il ragazzo non sa affrontare.

Se, ad esempio, in classe viene bullizzato, ecco che troverà in internet un porto sicuro in cui si sentirà protetto, o dove si illude di trovare amici.

In internet può assumere identità diverse e vivere in fantasia la vita che vorrebbe, in internet può non sentirsi debole e fragile, in internet soprattutto può nascondersi.

Come ho accennato, la capacità di discernere tra reale e virtuale non è affatto scontata nei bambini, essi tendono a vivere il mondo secondo le loro proiezioni, cioè attribuendo al mondo i loro desideri; così, finiscono col credere che in internet ci sia il mondo vero, e da lì possono obbedire ai messaggi che ricevono.

Dal suo punto di vista, ai giovani d'oggi manca il contatto con la realtà? 

Può mancare. Non a tutti, per fortuna; ci sono ragazzi ben inseriti nella scuola (la scuola ha un ruolo molto importante), con buoni rapporti familiari, con buone amicizie e con personalità più solide.

Altri, sono invece più fragili, la scuola magari non li stimola o non li comprende, o si sentono presi in giro e allora, come detto, internet quando diventa oggetto d’abuso offre una protezione.

Se, a quel punto, l’uso di internet diventa così massiccio da soppiantare il rapporto con la realtà, allora sì, il ragazzo è ormai entrato in un mondo tutto suo, come presumibilmente nel caso del ragazzino di Napoli.

Forse si può dire che i ragazzi oggi sono particolarmente fragili sul piano narcisistico, rispetto al passato, e questo li espone a non affrontare la vita e le difficoltà, a cercare rifugi in vari tipi di droghe tra cui internet, ad essere facilmente seducibili e venire così manipolati come nel caso del nostro ragazzo. Le famiglie possono essere troppo sole in questo compito d'attenzione; è importante che altre figure, come la scuola, si rendano partecipi e imparino ad osservare con attenzione i ragazzi, di modo da poter notare tempestivamente cambiamenti preoccupanti nel loro carattere.

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Источник: https://www.guidapsicologi.it/articoli/essere-genitori-consapevoli-e-attenti-ai-tempi-di-internet

Gravidanza
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