Disturbi del sonno per 30% bambini italiani sotto i 3 anni

Il disturbo del sonno nei bambini

Disturbi del sonno per 30% bambini italiani sotto i 3 anni

Dati recenti indicano che il 25% dei bambini al di sotto dei 5 anni soffre di disturbi del sonno (ossia 1 bambino su 4), mentre dopo i 6 anni e fino all’adolescenza la percentuale scende intorno al 10-12%.

I disturbi del sonno possono avere effetti negativi sulla salute e sulla qualità di vita del bambino e dei loro genitori.

Possono provocare ad esempio, sonnolenza, disattenzione, difficoltà di apprendimento, insufficiente o scarso controllo degli impulsi e alterazioni del comportamento, rischio di obesità, disturbi metabolici, ecc.
Questi sintomi rappresentano uno dei motivi più frequenti di visita dal pediatra.

Ma cosa si intende per disturbi del sonno nel bambino?

I disturbi del sonno più comuni sono: insonnia (20-30%), parasonnie (25%), disturbi del ritmo circadiano (7%), disturbi respiratori del sonno (2-3%), disturbi del movimento legati al sonno (1-2%).

Nella prima infanzia, predominano difficoltà di addormentamento e risvegli notturni frequenti, parasonnie (ad esempio pavor notturno o risvegli confusionali) o disturbi respiratori del sonno (ad esempio sindrome delle apnee ostruttive).

Quali sono le cause principali dei disturbi del sonno nel bambino?

Possono coesistere molteplici fattori, da cause organiche ad una cattiva igiene del sonno.

Tra le prime, hanno un ruolo importante i fattori genetici (studi sui gemelli hanno dimostrato per esempio, una forte influenza genetica nell’insonnia), l’ordine di nascita (alcuni studi riportano una maggiore frequenza di insonnia nei primogeniti e nei figli unici).

Anche alcuni comportamenti non adeguati dei genitori possono favorire l’insorgenza dei disturbi del sonno nei bambini sia nella fase dell’addormentamento che durante i risvegli notturni: ad esempio la tendenza ad accorrere subito a prendere in braccio il bambino, nonchè l’abitudine alla condivisione del letto dei genitori.

Un altro fattore molto importante riguarda l’alimentazione. Infatti, i risvegli notturni da 6 a 12 mesi sono più frequenti nei bambini allattati al seno: 52% contro 20% di quelli allattati artificialmente (verosimilmente legato all’allattamento a domanda, più frequente nei bambini allattati al seno).

Non sottovalutiamo infine l’impatto negativo sul ritmo sonno-veglia dello stile di vita sempre più frenetico, l’aumento della luce artificiale e l’utilizzo sempre più precoce di dispositivi elettronici (smartphone, tablet, ecc).

Quali sono le conseguenze di un sonno insufficiente?

Sono molteplici e spesso misconosciute. Infatti una cattiva qualità del sonno può comportare diversi disturbi:

Non ultimo è da considerare che il problema del sonno del bambino può avere ripercussioni su tutto l’ambito familiare determinando una scarsa salute fisica e mentale dei genitori favorendo lo sviluppo di un notevole stress.

Prevenire i disturbi del sonno si può!

La prevenzione è molto importante nel primo anno di vita perché le abitudini errate acquisite in questo periodo renderanno più difficile avere un’autonomia di addormentamento anche negli anni successivi.

In questa fase dell’infanzia è fondamentale, come genitori, promuovere una corretta igiene del sonno.

Le tre regole d’oro nel primo anno di vita sono: far dormire il bambino sempre nella stessa stanza adeguatamente preparata, evitando di farlo addormentare in ambienti diversi; rispettare l’orario in cui va a nanna e dai 4 mesi di vita (cioè da quando compare la fase di addormentamento) dissociare la fase dell’alimentazione da quella del sonno, che vuol dire staccarlo dal seno o dal biberon quando si sta per addormentare e metterlo sul lettino.

Queste buone abitudini vanno consolidate durante la crescita. Meglio non usare il tablet o altri dispositivi elettronici dopo cena: come sappiamo, la luce dei dispositivi riduce la produzione della melatonina che favorisce l’addormentamento.

E se tutto questo non è sufficiente?

Le tecniche comportamentali dovrebbero rimanere la prima linea di trattamento dei disturbi del sonno. Esistono comunque altre soluzioni che ci vengono in aiuto come gli integratori naturali a base di piante medicinali e loro derivati estrattivi, da usare come coadiuvanti nella regolazione dei ritmi biologici e per favorire il rilassamento ed il benessere mentale.

Piante con queste caratteristiche sono:

Passiflora incarnata

Melissa Officinalis

Valeriana Officinalis

Studio clinico per valutare l’effetto dell’associazione Valeriana e Melissa

Uno studio di combinazione di valeriana e melissa si è dimostrato efficace nel trattamento dell’insonnia ed irrequietezza nei bambini (Muller & Klement, 2006).

I risultati hanno dimostrato che su un totale di 918 bambini al di sotto di 12 anni trattati con questa associazione, l’80,9% dei pazienti con insonnia ed il 70,4% dei pazienti con irrequietezza, ha riscontrato un chiaro miglioramento dei sintomi.

Sia i genitori che i ricercatori hanno valutato l’efficacia come “molto buona” o “buona” (60,5% e 67,7%, rispettivamente). È da sottolineare che il 21,6% della popolazione in studio aveva meno di 6 anni.

Si raccomanda sempre di consultare il proprio pediatra di famiglia per una diagnosi accurata.

Referenze

  • https://www.sip.it – SIP Società Italiana di Pediatria
  • https://www.fimp.pro – FIMP Federazione Italiana Medici Pediatrici
  • S.F. Muller &S. Klement. A combination of valerian and lemon balm is effective in the treatment of restlessness and dyssomnia in children. Phytomedicine 13 (2006) 383-387.

Источник: https://exerens.com/il-disturbo-del-sonno-nei-bambini/

Disturbi del sonno nei bambiniL’80% ha cause comportamentali

Disturbi del sonno per 30% bambini italiani sotto i 3 anni

Di norma, il piccolo vede mamma e papà solo nelle ore serali, una volta finita la giornata di lavoro, e quindi vorrebbe prolungare il più possibile il tempo trascorso con loro, sforzandosi di non addormentarsi.

Inoltre i bambini, fin da piccolissimi, sono sottoposti a tanti stimoli: giochi sonori e luminosi, televisione, pc, tablet, videogiochi. «È bene creare una routine per le ore serali – spiega Paola Proserpio -, in un ambiente sereno e tranquillo in cui gli stimoli vengono man mano diminuiti.

Si può leggere un libro, cantare una ninna-nanna: l’importante è che il bambino riconosca l’esistenza di un’abitudine anche nell’andare a letto, sempre alla stessa ora e magari con uno o più oggetti (peluche, ciuccio) riservati al momento della nanna».

È fondamentale che il bambino impari prima possibile – a partire dai 6 mesi – a dormire nel proprio letto, sviluppando progressivamente l’autonomia e la capacità di addormentarsi da solo anche in caso di risveglio notturno.

Cosa fare, cosa evitare

Ma se questo non avviene? «Cominciamo a dire che cosa è bene non fare – chiarisce Proserpio -: far addormentare il bambino in braccio, nel lettone, nel passeggino, in auto o in qualunque posto che non sia il suo letto; abituarlo a un contatto con la madre durante l’addormentamento (es.

la mano); dare il biberon o allattarlo mentre prende sonno; farlo stancare perché dorma di più. Vediamo invece che cosa si può fare: oltre al suddetto rituale serale, il genitore deve stare col bambino finché è tranquillo, magari dire sempre la stessa frase (es.

«Fai dei bei sogni») e poi lasciare la stanza, spiegando al bambino dove va e perché. Se il bambino piange si può aspettare qualche secondo prima di tornare a tranquillizzarlo, sempre lasciandolo nel suo letto.

Le qualità richieste ai genitori in questo processo sono: sicurezza, tranquillità, disponibilità a insegnare, ripetitività dei gesti».

È importante, come detto, che il bambino dorma nella sua camera, assieme ai suoi giochi e alle sue cose: se è necessario correggere l’insonnia un buon punto di partenza può essere quello di creare o ricreare lo spazio del piccolo, sottolineando l’importanza di questo passaggio in relazione alla sua autonomia e al suo benessere.

Il metodo «Fate la nanna»

Su come «rieducare al dormire» ci sono tante teorie, ma una in particolare ha fatto (e fa) molto discutere specialisti e genitori. Si tratta di quella proposta nel libro «Fate la nanna» (pubblicato in Italia nel 1999) del medico spagnolo Eduard Estivill, specializzato in pediatria e in neurofisiologia clinica, direttore della Clinica del Sueño di Barcellona.

Un manuale che spiega, si legge in copertina, «il semplice metodo che vi insegna a risolvere per sempre l’insonnia del vostro bambino», detto anche metodo dell’estinzione graduale. Si tratta in pratica di mettere il bambino a letto, lasciarlo solo nella stanza e farlo eventualmente piangere per periodi di tempo controllati prima di rientrare, aumentando gradualmente l’attesa.

Un metodo in parte rivisto dallo stesso Estivill, che in un’intervista al Pais del settembre 2012 ha chiarito che «le regole spiegate in Fate la nanna valevano per i bambini a partire dai tre anni che soffrivano della cosiddetta insonnia infantile per abitudini scorrette.

Tali norme non possono essere applicate con i bambini più piccoli a causa dell’immaturità del loro orologio biologico».

Uno spazio tutto per me

«Lasciar piangere il proprio bambino va contro l’istinto genitoriale – commenta Proserpio -, quindi è difficile riuscire a mettere in atto questo metodo. Però riteniamo valida la prima parte del libro, che riguarda le già citate buone abitudini per l’addormentamento e l’importanza di dormire ognuno nel proprio spazio.

Il bambino deve essere abituato a dormire fin da piccolo nel suo letto, e possibilmente nella sua stanza, perché altrimenti si crea un’abitudine che è difficile correggere quando sarà più grande. Va detto che esistono anche teorie favorevoli al dormire tutti insieme nel lettone (co-sleeping), una pratica che favorirebbe in particolare il rapporto madre-figlio.

Ma che secondo altri potrebbe ostacolare il raggiungimento dell’autonomia del bambino nel gestire il proprio sonno, oltre che ovviamente ridurre l’intimità tra i genitori».

Un momento critico, anche se il bambino è abituato a dormire senza problemi, può presentarsi intorno ai 9 mesi di età, quando il piccolo prende sempre più coscienza della realtà che lo circonda e aumentano i risvegli notturni, anche a causa di sogni e incubi, che iniziano a strutturarsi proprio in quel periodo.

È importante che il genitore continui a trasmettere sicurezza, senza farsi prendere dall’ansia, perché i bambini vivono continuamente il riflesso di ciò che «leggono» nei propri genitori (e i bambini in questo sono straordinari): se percepiscono stanchezza, insicurezza, paura, saranno a loro volta portati a vivere le stesse emozioni e dunque a dormire ancora peggio.

«Esistono due tipologie di bambini, gli autoconsolatori e i segnalatori – aggiunge Proserpio -: i primi sono in grado di riaddormentarsi da soli (a un anno di età sono il 60-70% del totale), gli altri “segnalano” molto esplicitamente il proprio disagio e hanno bisogno di rassicurazioni frequenti. Anche in questo caso la differenza dipende per lo più dalle abitudini date dai genitori».

Manifestazioni di disagio emotivo

Secondo Cristiana De Ranieri, psicologa clinica all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, il disturbo nel dormire è spesso provocato da stati di ansietà, dovuti per esempio alla sempre maggiore consapevolezza di se stessi o della relazione esistente fra i genitori.

«Per disturbo nel sonno – spiega De Ranieri – si intende generalmente una difficoltà a godere di un riposo notturno sufficientemente lungo, naturalmente in relazione all’età del bambino.

Questo genere di disturbi può riguardare la difficoltà ad addormentarsi, i risvegli frequenti, la faticosa ripresa del sonno, a volte con la presenza, ma non sempre, di manifestazioni di disagio emotivo: pianto, agitazione, inconsolabilità». Dormire agitati può anche essere solo un segno di eccitazione per le conquiste del giorno appena trascorso.

Durante il primo anno di vita i neonati dormono molto, ma ben presto riescono a stare svegli per periodi più lunghi. Anche gli stati di ansia del secondo anno di vita, che provocano in molti bambini incubi e paure, sono segnali del processo di maturazione mentale e della immaginazione creativa e sono legati spesso ai primi distacchi.

Intorno al terzo anno i bambini chiamano spesso i genitori dopo essere stati messi a letto o si lamentano per la paura del buio: è una fase normale nello sviluppo infantile e può essere legata alla consapevolezza della progressiva autonomia rispetto ai genitori. «Criticità che possono essere superate seguendo determinati accorgimenti.

I genitori – spiega la dottoressa De Ranieri – possono accompagnare l’evoluzione del sonno del bambino contenendone i lati emotivamente più forti: bisogna essere elastici, ma al tempo stesso mantenere anche posizioni ferme.

Come per gli altri comportamenti, infatti, fornire un confine e dare una regolarità alle abitudini rispetto al sonno aiuta il bambino a sentirsi contenuto e dà continuità alle sue esperienze: tanto nel corso della giornata quanto durante la notte. Qualora una difficoltà nella sfera dell’addormentamento dovesse assumere dimensioni incontrollabili potrà essere utile consultare uno psicologo dell’età evolutiva».

Melatonina o triptofano in casi selezionati

Quali le eventuali terapie per i disturbi del sonno nei piccoli? È recente lo scandalo del Nopron, uno sciroppo antistaminico (in realtà il suo principio attivo, la niaprazina, ha proprietà sedativo-ipnotiche) spesso consigliato per i bambini insonni fino al gennaio 2012, quando è stato ritirato dal commercio dopo la sospensione delle autorizzazioni ai Laboratoires Genopharm (Francia) e all’officina di produzione Alkopharm Blois. «L’uso di una terapia farmacologica in caso di insonnia pediatrica è estremamente dibattuto – chiarisce Proserpio -. In qualsiasi caso il primo approccio consiste nel modificare le abitudini e il rituale dell’addormentamento. Solo in casi molto selezionati si può ricorrere all’uso di sostanze come la melatonina o il triptofano (neurotrasmettitore precursore della melatonina), da associare sempre a terapie comportamentali. Consideriamo inoltre che un bambino che non dorme a sufficienza, magari perché si addormenta tardi alla sera e poi si deve svegliare presto per andare all’asilo, può subire una deprivazione di sonno, con sonnolenza diurna e performance cognitive ridotte». Uno studio recente, pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health, ha evidenziato come la mancanza di una precisa routine serale abbia influito negativamente sullo sviluppo cerebrale e sulle prestazioni dei bambini.

Si cresce: bambini e ragazzi

«Solitamente il periodo più felice per i bambini tendenzialmente insonni è quello delle elementari, ma alle medie e alle superiori il ragazzino torna a vivere una deprivazione di sonno – spiega Proserpio -, in concomitanza con i nuovi impegni, i nuovi interessi, il desiderio di stare alzati fino a tardi alla sera.

In molti casi gli adolescenti tornano al pisolino pomeridiano della prima infanzia. Questo può comportare dei problemi, perché si sfasa il ritmo di sonno/veglia e nei casi più gravi il soggetto non riesce più ad addormentarsi prima della notte fonda: si chiama disturbo da posticipazione di fase, o circadiano.

Anche in questi casi proponiamo il trattamento con melatonina e una revisione delle regole comportamentali, che spesso risulta molto faticosa: l’obiettivo è risistemare orologio biologico.

Nella pratica, si può proporre ai pazienti di anticipare il momento di andare a letto di un quarto d’ora orni 3-4 giorni, fino a tornare a un orario normale».

12 marzo 2014 (modifica il 4 aprile 2014 | 15:16)

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Источник: https://www.corriere.it/salute/speciali/2014/sonno/notizie/disturbi-sonno-bambini-l-80percento-ha-cause-comportamentali-13ea8926-9492-11e3-af50-9dc536a34228.shtml

L’aiuto dell’omeopatia per dormire bene la notte

Disturbi del sonno per 30% bambini italiani sotto i 3 anni

Testo a cura della dott.ssa Anna Toscani pediatra esperta in omeopatia.

Bimbi e adolescenti non sempre dormono sonni tranquilli. Il 15% dei più piccoli, dai 3 ai 14 anni, soffre infatti di disturbi del sonno e questa percentuale sale al 30% tra i bimbi con meno di 3 anni.

I disturbi del sonno possono avere effetti negativi sulla salute e sulla qualità della vita del bambino, ma anche su quella dei genitori.

Sono questi i dati emersi dal XIII Congresso Nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri.

Disturbi del sonno: troppo spesso sottovalutati dai genitori

Spesso si tende a sottovalutare l’importanza dei disturbi del sonno e a gestirli in autonomia, almeno finché la situazione non diventa insostenibile.

Secondo il presidente nazionale della Fimp, Paolo Biasci, spesso le segnalazioni dei disturbi del sonno, rivolte al pediatra di famiglia, arrivano fino a tre anni dopo l’insorgenza del problema, mentre è importante non sottovalutare questo aspetto fondamentale della vita dei più piccoli, segnalando il prima possibile ogni anomalia al pediatra.

Disturbi del sonno del bambino: di cosa si tratta?

I disturbi del sonno nel bambino si possono manifestare a diverse età. Nella prima infanzia predominano difficoltà di addormentamento, risvegli frequenti e parasonnie, cioè perturbazioni del sonno.

Questi disturbi del sonno – che si manifestano nei primi tre anni di vita – affliggono circa il 30% dei bambini e delle loro famiglie [1] e possono provocare anche effetti negativi sullo sviluppo cognitivo, sulla regolazione dell’umore, sull’attenzione, sul comportamento e sulla qualità della vita in generale.

È importante quindi che i genitori non trascurino questi disturbi perché la privazione di sonno, può incidere sulla qualità di vita familiare e anche sulle loro prestazioni lavorative.

[2] [3]Nelle età successive, soprattutto in adolescenza, possono comparire invece con maggiore frequenza i disturbi legati alla scarsa igiene del sonno, cioè alle cattive abitudini del riposo favorite dagli stili di vita scorretti.

L’attuale classificazione dei disturbi del sonno ICSD3 (International Classification of Sleep Disorders)[4] suddivide questi disturbi in sette categorie:

  1. Insonnia
  2. Disturbi respiratori del sonno
  3. Ipersonnie di origine centrale (disturbi che si caratterizzano per una eccessiva sonnolenza diurna)
  4. Disturbi del ritmo circadiano (il ritmo circadiano è una sorta di orologio biologico, il cui periodo è di 24 ore. Ogni giorno, infatti, si ripetono periodicamente determinate condizioni nel nostro corpo, come ad esempio il ritmo sonno veglia)
  5. Parasonnie come i risvegli confusionali o il pavor notturno (il bambino piange e urla e non sembra reagire a nessun richiamo del genitore, tenendo gli occhi sbarrati senza vedere chi ha di fronte)
  6. Disturbi del movimento in sonno
  7. Varianti fisiologiche, sintomi isolati e problemi irrisolti

Perché il sonno è così importante?

Il sonno rappresenta una funzione fisiologica importantissima per la vita di grandi e piccini.

Infatti, è necessario per il recupero della fatica dal momento che attiva alcune importanti funzioni per il nostro organismo che ci permettono di far fronte ai bisogni energetici e metabolici delle nostre giornate.

Inoltre, permette il consolidamento delle informazioni apprese durante la giornata e l’ottimizzazione delle performance cognitive. Infine, è molto utile anche per la pulizia delle tossine dannose che sono prodotte durante il giorno.

Ma quali sono i principali disturbi del sonno nell’età evolutiva?

Disturbi del sonno nei più piccoli: Un disturbo comune nei bambini al di sotto dell’anno di età, che tende a scomparire intorno ai 3/4 anni, è il disturbo di inizio del sonno per associazione.

In questo caso il bambino impara ad addormentarsi solo in determinate condizioni, oggetti e circostanze, e deve ripristinare le stesse condizioni per potersi riaddormentare dopo un risveglio notturno. L’insonnia quindi può comparire se non si presenta la situazione in cui il bambino è generalmente abituato.

In questo periodo di vita del piccolo l’insonnia dipende quindi da fattori psico-fisiologici, principalmente legati alla molteplicità di stimoli che si trovano intorno e alle abitudini date dai genitori.

Esistono però anche le questioni organiche, le più frequenti possono essere: reflusso, disturbi dell’orecchio, fastidi provocati dallo spuntare di un nuovo dentino, asma e dermatite atopica.

Disturbi del sonno dovuti a un’inadeguata definizione del limite: In età prescolare e scolare, diventa sempre più difficile per i genitori stabilire delle regole al momento dell’addormentamento e farle rispettare.

I bambini infatti, in questo periodo si rifiutano spesso di andare a dormire all’ora stabilita, alzandosi di frequente dal letto, chiedendo di andare a bere o il racconto di una storia, per rimandare l’orario di addormentamento. Il sonno principale è così ridotto di almeno 1-2 ore con 3-5 episodi notturni di rifiuto, richiamo o uscita dalla stanza.

In questi casi è importante che i genitori non cedano a qualsiasi pretesto che il bambino pone per evitare di andare a letto, cercando di fargli rispettare gli orari stabiliti per andare a dormire.

Insonnia da inadeguata igiene del sonno in età adolescenziale: in età adolescenziale l’insonnia assume caratteristiche differenti in relazione al cambiamento di abitudini sociali, come la tendenza ad andare a dormire più tardi, associata all’aumento fisiologico della sonnolenza.

Alcuni criteri per definire una cattiva igiene del sonno sono: orario di addormentamento dopo le 23:00, ora di risveglio dopo le 8:00, sonnellini diurni, schemi irregolari di sonno e il ricorso a sostanze eccitanti nel tardo pomeriggio o la sera.

Anche l’utilizzo sempre più diffuso di apparecchi elettronici può comportare profondi mutamenti delle abitudini sia diurne che notturne.

In particolare, la presenza nella stanza di televisioni e altri apparecchi elettronici risulta essere legata a un aumento della latenza di addormentamento, riduzione della durata totale di sonno e resistenza dell’addormentamento.[5]

Quali altri fattori possono disturbare il sonno dei nostri piccoli?

  • Lo svezzamento
  • La dentizione
  • La paura dell’estraneo
  • Incubi notturni
  • Alimentazione non bilanciata
  • Scarsa attività fisica

Quali sono le conseguenze di un cattiva qualità del sonno?

Le conseguenze di un sonno insufficiente o di una cattiva qualità sono molteplici e spesso poco conosciute. Infatti, una cattiva qualità del sonno può comportare diversi disturbi che spesso si tende a non attribuire ad un’alterazione del sonno.

  • Problemi di apprendimento
  • Sonnolenza, disattenzione, ridotta memoria
  • Ridotte performance scolastiche
  • Rischio di traumi accidentali
  • Disturbi metabolici

L’aiuto dell’omeopatia per dormire in età pediatrica: dal neonato al lattante

Per tutti i bimbi che lamentano disturbi del sonno, l’omeopatia può rappresentare una valida opportunità terapeutica.

In particolare, i medicinali omeopatici grazie alle diluizioni delle sostanze attive non presentano generalmente effetti indesiderati direttamente legati alle quantità assunte e sono adatti a tutti, compresi i bambini.

Per tutti questi motivi, quando le mamme mi chiedono un consulto in materia, consiglio generalmente il ricorso a questi medicinali, anche in caso di bambini molto piccoli.

[1]  Mindell JA, Owens JA. A clinical guide to pediatric sleep-diagnosis and management of sleep problems. Second Ed. Philadelphia: Lippincott Williams & Wilkins, 2010. [2] Touchette E, Petit D, Tremblay RE, et al.

Risk factors and consequences of early childhood dyssomnias: new perspectives. Sleep

Med Rev 2009;13:355-61.

[3] Roane BM, Taylor DJ. Adolescent insomnia as a risk factor for early adult depression

and substance abuse. Sleep 2008;31:1351-6.

[4]  American Academy of Sleep Medicine, International Classification of Sleep Disorders

(ICSD), Third Ed, 2014.

[5] Calamaro CJ, Mason TB, Ratcliffe SJ. Adolescents living the 24/7 lifestyle: effetcs of caffeine and technology on sleep duration and daytime functioning. Pediatrics 2009;123(6): e1005-10.

Источник: https://spazioomeopatia.it/omeopatia-alleato-per-dormire-la-notte/

Gravidanza
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