Da coppia a famiglia: il ruolo del papà

Papà: perchè è importante la figura paterna e come è cambiata nel tempo

Da coppia a famiglia: il ruolo del papà

Il tempo ha trasformato radicalmente il significato dell’essere padre: diventare padre ed esserlo ha una connotazione completamente diversa rispetto al passato, vediamo insieme perché.

In quest’articolo affronteremo insieme il ruolo centrale della figura paterna nella vita di unbambino e di come si sia modificata nel tempo.

Rifletteremo insieme su come i padri gradualmente si inseriscono nella coppia simbiotica madre – bambino e diventano un’ importante chiave relazionale e sociale per il proprio figlio.

L’importanza del ruolo paterno

L’amore paterno non è semplice come quello della madre che per natura ha una connessione biologica col figlio: lo nutre, accudisce, lo protegge e custodisce.

Il padre può dimostrare il suo amore durante i primi anni di vita del figlio con i sacrifici che fa per quest’ultimo ma successivamente potrà essere la chiave giusta e bilanciata per riuscire a diminuire il forte legame con la figura materna e se da un lato allenta la diade madre-bambino dall’altro è l’elemento che consente ai figli di crescere diventando grandi, imparando a “stare al mondo” da soli, affrontando le difficoltà grazie alle proprie risorse.

Dunque nel momento in cui il bambino vive il primo distacco con la madre il papà diventa il porto sicuro che pian piano gli fa capire che il mondo non è una minaccia e che oltre alla relazione con la mamma possono essercene altre serene e affidabili.

Oltre a promuovere quindi un buon sviluppo delle abilità sociali il papà è colui che si fa da contenitore di disciplina, regole comportamentali e valori ma allo stesso tempo media nella relazione madre-bambino e sostiene la mamma durante la crescita del piccolo.

I padri di una volta: come si è evoluto il ruolo del papà

Il periodo storico e sociale, del tutto nuovo, in cui stiamo vivendo ha portato novità e cambiamenti per la figura del padre che, nell’immaginario classico, è sempre stata la parte più autoritaria della sfera genitoriale ma anche freddo e spesso lontano perché impegnato nel lavoro fino a sera.

Non responsivo perciò alle richieste del bambino, incapace di curarsi di necessità e di bisogni emotivi del figlio; una figura quindi per lo più assente nel percorso di sviluppo in cui il suo ruolo educativo si concentrava soprattutto nel dare comandi e punizioni. I bambini avevano timore del padre, le sue sgridate provocavano sensi di colpa e conseguentemente un’importante lontananza affettiva.

Diremmo quindi che “il padre all’antica” era colui che imponeva regole, manteneva la famiglia ed aveva patria podestà su tutti i membri, prendendo decisioni sia formative che relazionali, senza lasciarsi andare a emozioni e sentimenti.

Oggi questo ruolo è decisamente cambiato, modificandosi insieme alla società e ai nuovi modelli che questa si porta con sé. Il padre non è più autoritario: oggi la figura vincente è quella del padre complementare, che si confronta con la madre, accompagna il figlio nella crescita ed è anche capace di dire di “no”.

Padri 2.1: l’evoluzione della coppia genitoriale

Questo papà è sicuramente frutto anche del ruolo che oggi le madri hanno all’interno della società: lavorativamente impegnate quanto i padri, con la spesa e le lavatrici da fare, necessitano chiaramente di un supporto per la crescita sana, positiva e serena del proprio figlio.

Ecco che entra in gioco la figura del “super-Papà”, completamente opposta a quella del “padre-padrone”, che oggi si occupa della cura dei figli ma anche delle attività formative o di svago dei bambini, si apre alla cooperazione con la mamma, permettendosi anche di liberare stati d’animo, emozioni, paure e sentimenti legati alla relazione con il proprio figlio.

Questa nuova visione della genitorialità, con un buon impegno anche da parte dei padri nello sviluppo e nella presa in carico dei figli inizia ad allontanare le pseudo-intuizioni che erano state fatte dalla ricerca riguardo alla responsabilità attiva e isolata della madre nello sviluppo negativo del bambino.

Quindi come cambiano epoche e stili di vita, anche i nostri papà sono passati ad un livello successivo, trasformandosi in “padri evolutivi” che fanno da spalla ai propri figli, gli insegnano a provare e a mettersi in gioco da soli.

Una buona probabilità indicherà la sconfitta e la caduta in questi tentativi, ma il papà si farà carico di emozioni e fallimenti insegnando che fallire è umano e che le buone potenzialità sono nascoste dentro ognuno di noi.

Caro Papà

Qualsiasi età ora tu abbia, qualsiasi altezza io misuri,

qualsiasi posto adesso io frequenti, sia che tu sia un dolce ricordo o una calda mano da stringere, vorrei dirti che:

i tuoi consigli hanno fatto giorno nelle mie mezzanotti, i tuoi “no” mi hanno reso sicuro della strada che percorro e i tuoi silenzi mi hanno lasciato dubbi che ora ho sciolto.

Sei stato il mio supereroe preferito, anche se non sapevi volare né combattere.

Il tuo sguardo rimediava le mie tempeste là fuori e adesso voglio diventare un uomo come te.

Qualsiasi faccia ora tu abbia, che mamma ti stringa la mano oppure no,

vorrei dirti che il mio fidanzato lo vorrei simile a te: alto come te ma con la barba che non buca.

Qualsiasi lavoro tu stia facendo, qualsiasi traffico ti blocchi lontano da me, io ti aspetterò per giocare e se mi addormenterò prima me ne ricorderò domani… e domani… e domani…

Quando torni ho preparato una sorpresa, sia che tu sia in cravatta o in tuta, in divisa o in uniforme;

è la più bella di tutte, l’ho nascosta bene dentro di me: si chiamo Tempo,

te lo regalo tutto a patto che rimani un po’ con me.

-Arianna Uperi Guidi-

Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva

Svolgo la mia attività dal  2004 soprattutto in libera professione all’interno del “Centro Il Grillo Parlante “ a Pisa e Navacchio da me costituito insieme ad una cara collega Psicoterapeuta, Cecilia Rossi. Da sempre mi occupo di Autismo e pratico la tecnica floor-time, secondo il modello DIR.

la mia esperienza nella primissima infanzia è annale, ho ricoperto anche ruoli di screening nel pubblico sull’individuazione di sintomi dello spettro autitico e trattamento precoce nei bambini di 18 mesi a seguito di m-chat23 positive.

Nella Pratica clinica mi occupo anche di DSA (disgrafia), disprassia, ADHD e ritardo globale dello sviluppo.

Источник: https://www.centroigp.it/papa-perche-e-importante-la-figura-paterna/

L’importanza del ruolo paterno nella crescita educativa dei figli

Da coppia a famiglia: il ruolo del papà

Come cambia il ruolo del papà dalla nascita del bambino, passando da allattamento, linguaggio, gioco, scuola, preadolescenza e adolescenza? Scopriamolo in occasione della festa del papà

Da sempre si è creduto che il primato di genitore attento ai bisogni del figlio fosse legato all’esclusività materna. Sin dalla notte dei tempi il padre era solito occuparsi delle faccende esterne alla casa e alla madre, invece spettava il lavoro domestico e la cura dei figli.

Veniva temuto e aveva anche nei confronti della moglie una superiorità gerarchica e con questa convinzione crescevano i figli: i maschi avrebbero dovuto pensare a studiare, cercare un buon lavoro e al mantenimento della famiglia, mentre per la donna era sufficiente un’istruzione di base, lavori semplici che non portavano via troppo tempo alla cura delle attività domestiche.

I papà: figure fondamentali

I tempi però sono fortunatamente cambiati e alla figura paterna la pedagogia e la psicologia hanno dedicato importanti studi e ricerche su quanto la presenza non solo fisica, ma anche educativa sia fondamentale per il corretto sviluppo dei bambini.

Sono tanti, infatti, i padri che si occupano dell’accudimento dei figli sin dalla nascita, ma non solo. Molti si preoccupano anche della gravidanza della compagna e partecipano attivamente alle varie visite mediche.

Non c’è che dire non abbiamo più di fronte un uomo dedito al lavoro e a portare lo stipendio a casa, ma è pienamente inserito nel suo ruolo di padre.

Scelte educative? Da scegliere in due

Le scelte educative, è giusto dirlo, devono essere condivise dalla coppia, è importante per il bambino avere due genitori che la pensino allo stesso modo per non creare fraintendimenti e confusione. Stabilire delle regole sin da subito aiuta la coppia a mantenere quell’equilibrio e i figli ad avere una base solida su cui fare riferimento.

Il ruolo del padre man mano che il bambino cresce

Ovviamente la presenza del padre si modifica con la crescita del bambino.

Se è normale, e al tempo stesso naturale, una certa diade madre-figlio nei primissimi mesi di vita in cui la mamma e il bambino sono in simbiosi perfetta e il padre poco può fare, crescendo si va a delineare la personalità del figlio e l’approccio con altre figure educative risulta estremamente fondamentale. E qui entra in gioco la figura paterna.

Vari studi affermano oggi che la presenza o meno del padre già nel momento dell’allattamento può creare serenità oppure ansia e tensione nella donna che riversa a sua volta nel figlio.

È importante quindi non sottovalutare il clima che si vive all’interno della famiglia per la tranquillità dei bambini, tutto passa dai genitori ai figli, specialmente gli stati d’animo e le emozioni.

Con lo sviluppo del linguaggio inizia il vero scambio tra padre e figlio, se prima la comunicazione era basata su sorrisi e sguardi adesso si possono scambiare brevi e semplici opinioni. Ciò che crea un legame fondamentale nel rapporto con l’adulto è il gioco.

Attraverso il gioco i bambini esprimono al meglio la loro personalità e modo di essere, si creano scambi educativi e la fantasia è una valida alleata. Spesso gli adulti sono troppo presi dai loro impegni e dedicano soprattutto la sera poco tempo al bambino che invece aspetta proprio il rientro a casa del genitore per poter giocare insieme.

Sarebbe buona abitudine, nonostante la stanchezza della giornata appena trascorsa, interagire con i bambini, anche solo per poco tempo, ma fargli sentire la nostra presenza e condividere un momento così importante con loro favorisce quel legame di attaccamento tanto caro a Bowlby (John Bowlby è stato uno psicoanalista britannico ed è considerato il padre della teoria dell'attaccamento).

In età scolare le figure educative hanno il delicato compito di porre le basi per il corretto vivere civile con se stessi e gli altri. I bambini si rapportano con i coetanei, nascono le prime amicizie e le prime discussioni. Ciò che imparano a casa a livello relazionale lo trasmettono all’esterno.

Se in famiglia si vive un clima sereno e cordiale dove tutti i componenti collaborano insieme e si rispettano automaticamente il bambino riporta questa serenità fuori casa, se, invece, i genitori sono soliti discutere, se viene utilizzato un linguaggio poco appropriato e viene a mancare il rispetto nei confronti del prossimo è facile pensare che tipo di emozioni riporterebbe il bambino nella convivenza con i coetanei. In questa fase il ruolo educativo del padre è estremamente importante.

  • Preadolescenza e adolescenza

Man mano che i figli crescono ed entrano nella preadolescenza prima e adolescenza poi se sono stati fissate delle basi educative solide i figli non avrebbero difficoltà a rapportarsi con gli altri, mostrando rispetto e collaborazione.

In una società in cui la prepotenza la fa da padrona e il richiedere tutto e subito fa da contrasto a quella sana educazione che invece dovrebbe essere impartita, il ruolo del padre non dev’essere quello di spettatore ma di protagonista insieme alla madre per impartire i giusti insegnamenti.

In questa delicata fase della crescita dei figli fare l’”amico” di certo non aiuta.

Non è accettabile infatti un mescolamento di ruoli in un periodo in cui vengono vissuti emozioni contrastanti tra il corpo che cambia e la mente ancora un po' bambina, tra la voglia di indipendenza e l’attaccamento alla famiglia. Il genitore ha invece il compito di accompagnare il figlio nella crescita impartendo le giuste regole, facendo comprendere che anche nella distanza il padre e la madre saranno accanto, ma che a spiccare il volo devono essere i figli.

Per approfondire: come essere un bravo papà

Fonti e bibliografia: Bowlby, J. (1989). Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento, Raffaello; Khaleque, A. & Rohner, R.P (2012). Transnational Relations Between Perceived Parental Acceptance and Personality Dispositions of Children and Adults: A Meta-Analytic Review Personality and Social Psychology Review 16(2) 103– 115

Источник: https://www.nostrofiglio.it/famiglia/papa/limportanza-del-ruolo-paterno-nella-crescita-educativa-dei-figli

Il ruolo del papà nella famiglia

Da coppia a famiglia: il ruolo del papà

In questo articolo vorrei parlare dell’importanza che ricopre il ruolo del papà nella famiglia e della sua evoluzione nella società dei giorni nostri. Ci tengo a specificare che non esiste un ruolo più importante tra quello di mamma e di papà, ma entrambi sono ruoli necessari per lo sviluppo di un bambino.

ESSERE PADRE ED ESSERE MADRE

Quello che possiamo dire è che, all’origine, per un uomo la figura di “essere padre” è ben diversa da quella di “essere madre” e questo a partire dal punto di vista biologico.

La madre vive un vero e proprio percorso interiore e biologico dell’essere madre grazie ai nove mesi di gravidanza che la preparano a divenire madre, sino al parto vero e proprio.

L’uomo, a differenza della donna, vive la condizione di diventare genitore in maniera più lenta e completamente diversa dalla donna, tant’è che alcuni studiosi asseriscono che l’uomo vive un “parto di testa” , del quale prende consapevolezza solo dopo la nascita del bambino.

Questo gli permette di vivere un tipo di rapporto con i propri figli che definirei più concreto.

 Torno a ripetere che il ruolo del papà non né più né meno importante di quello della mamma, ma sottolineo che sono due elementi ben distinti e differenti, di estrema importanza ed  necessario che siano presenti entrambi per il bambino. Ed infatti è proprio nella diversità che aiutiamo il nostro bambino nella crescita e nello sviluppo della sua personalità. La presenza, seppur attiva, di uno dei soli genitori non potrà mai soddisfare a pieno i bisogni del bambino.

IL RUOLO DEL PAPA’

Il ruolo del papà nella famiglia è da sempre quello di proteggere il nido e di garantire il sostentamento della famiglia. E sapete cosa fanno i papà? Lavorano in modo più intensivo, cambiano lavoro per migliorare il livello sociale ed economico. I “super Papà” si preoccupano di comprare un’auto più grande, una casa più grande ecc..

Il ruolo del papà nella famiglia, sta nel mostrare al proprio figlio tutto quello che riguarda il lato maschile dell’essere umano e mostrargli un modello, quello maschile appunto.

Ruolo non semplice in quanto la comunicazione tra padre e figlio/figlia è ben diversa dalla comunicazione mamma bambino/bambina, proprio perché quest’ultimo rapporto si basa essenzialmente sulla sintonizzazione grazie al legame che si crea durante i nove mesi di vita intrauterina. Che si tratti di un figlio o di una figlia, questo non ha importanza.

Ogni individuo ha dentro di se una componente maschile ed una femminile, dove una delle due prevale a seconda della sessualità del nascituro, e ogni bimbo e bimba hanno bisogno di una figura di riferimento di entrambe le sessualità, che io preferisco vedere da un punto di vista energetico.

Quindi l’uomo ha bisogno di un po’ più di tempo della donna per instaurare una modalità di comunicazione con i propri figli e non intendo la comunicazione verbale. Ed in questo devo dire che i papà di oggi stanno compiendo numerosi sforzi e si stanno evolvendo in maniera decisamente attiva all’interno della coppia facendo passi da gigante.

Pertanto il ruolo del papà nella famiglia è essenzialmente quello di riempire tutto ciò che la madre, come elemento femminile, non può dare per propria natura. L’essere padre è una figura che aiuta il bambino a sviluppare la sua parte gioco, e tutto ciò che si riferisce agli stimoli materiali.

Il ruolo del papà nella famiglia non è solo quello di dimostrare la sua fermezza ma di essere una guida, con la saggezza e la pazienza e l’energia che li contraddistingue.

I papà rappresentano il sostegno della mamma, in primis affettuoso, con le coccole e le attenzioni e poi delegando a lei il compito di crescere la prole senza interferire ma offrendo un punto di vista oggettivo e collaborativo.

La festa, che cade il 19 marzo,  è nata per celebrare i padri e la paternità in generale, proprio come avviene con la festa della mamma. Vero è che nei nostri giorni entrambe le figuri genitoriali si sono un po’ miscelate.

Questo fattore è dovuto al fatto che l’emancipazione della donna ha portato ad una evoluzione della stessa dove la vede impegnata, ad esempio, in orari di lavoro che la costringono ad assentarsi dal bambino, per diverse ore della giornata, in una fase in cui il bambino ha necessità genitoriale.

Ed è proprio in questo frangente che l’uomo stesso si è evoluto a colmare quei vuoti essendo più presente nella famiglia. Si è passati infatti da un padre-padrone, figura dominante, indiscussa, che incuteva timore, severa e con scarsa comunicazione, che spendeva la maggior parte del suo tempo fuori casa per lavoro, ad un padre più presente nella famiglia fianco a fianco della donna. Non è in fatti un caso vedere sempre più frequentemente dei papà cambiare i pannolini ai propri figli, allattarli con il biberon, uscire e giocare con i propri figli non solo la Domenica e tanto altro ancora.

Anch’io ho dovuto affrontare una mia evoluzione in merito considerando il ruolo del papà nella famiglia che è risultato essere fondamentale nelle mie consulenze. Difatti un tempo le mie consulenze erano rivolte in esclusiva alla mamma, soprattutto per i bambini neonati.

Poi ho iniziato ad osservare meglio e mi sono resa conto che la famiglia va presa nella sua totalità e che quindi, anche il ruolo del papà è fondamentale sin da subito senza alcuna esclusione.

Ovviamente ogni elemento della famiglia, sia mamma che papà, devono mantenere il proprio ruolo ed essere in cooperazione ed entrambi sono necessari per lo sviluppo del bambino.

Questo ha fatto si che i papà divenissero parte integrante della crescita e dello sviluppo del bambino sin da subito, e ad oggi inizio una consulenza solo se anche il papà è coinvolto a pieno nel progetto e  deciso a farne parte.

Источник: https://www.gabrielladellisanti.com/il-ruolo-del-papa-nella-famiglia-3/

Sarò sempre il tuo papà

Da coppia a famiglia: il ruolo del papà

Qualche tempo fa, cercando del materiale sulla separazione, ho scoperto l’esistenza di un cortometraggio molto interessante e profondo che parla di alienazione genitoriale. Da qui nasce l’idea di approfondire l’importanza del ruolo del padre, soprattutto durante e dopo la separazione.

“Mamma non vuole” è il titolo di questo “corto”  di A.

Pisu che  tratta in modo semplice ma molto forte di PAS – acronimo di Parental Alienation Syndrome ( Sindrome da Alienazione Parentale); La PAS è una discussa dinamica psicologica disfunzionale che, secondo le teorie del medico statunitense Richard Gardner, si attiverebbe sui figli minori coinvolti tanto in contesti di separazione e divorzio dei genitori, definiti conflittuali, quanto in contesti di presunta violenza intradomestica. 

Una forma di “lavaggio del cervello” che il genitore alienante mette in atto attraverso insulti, ostilità,risentimento e umiliazioni, nei confronti del genitore alienato; in buona sostanza lo denigra convincendo i figli stessi a perdere il contatto con il padre.

Quest’opera conferma l’esigenza molto attuale di insistere sul tema e sul diritto alla bi  genitorialità e sull’eventuale affido condiviso.

Infatti, nonostante la legislazione attuale (legge 54/2006) in materia di separazione e affidamento dei figli indica che “anche in caso di separazione personale dei genitori, il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale” non è inusuale imbattersi in situazioni in cui il padre viva un forte disagio, sia in grossa difficoltà ed emarginato dal contesto “famiglia”.

Separazione e difficoltà

La separazione è un atto che trascina dietro di sé molte difficoltà e spiacevoli dinamiche familiari, specialmente quando sono presenti figli. Per un figlio è una dura realtà quella di accettare la fine del matrimonio dei propri genitori.

Le abitudini cambiano, la quotidianità stessa si modifica portando ogni giorno i figli a interfacciarsi con situazioni sempre diverse.

Nei casi migliori il divorzio può portare a una convivenza pacifica tra i genitori che cercano di agire con maturità pur di avere un rapporto stabile e duraturo che garantisca la piena felicità dei figli.

In molti casi questo, purtroppo, non accade e la relazione tra gli ex coniugi diventa tesa e oppositiva con, nelle situazioni più gravi, ripicche e ricatti. È in queste circostanze che la figura paterna può incontrare particolari difficoltà di accesso ai propri figli.

Eppure, anche se l’importanza della figura paterna nella vita dei figli è ormai individualmente ed almeno in parte socialmente riconosciuta, ancora oggi si incontrano molteplici ostacoli nel vivere un rapporto, tra padre e figlio, pienamente coinvolgente ed affettivamente importante,soprattutto nel caso della separazione coniugale.

Proprio in seguito a questo evento, infatti, la relazione padre-figlio deve fronteggiare il rischio di una sostanziale rottura, a causa del persistere di pregiudizi, convenzioni, tradizioni sociali e consuetudini giudiziarie che tuttora prevalgono nelle decisioni per l’affidamento dei figli, nonostante l’evoluzione oggettiva, sia sul piano del sentire sociale sia del diritto, vada in direzione di una maggiore parità genitoriale.

Nel momento in cui la famiglia si separa sembrano riproporsi, da parte del contesto sociale, culturale, giuridico all’interno della quale essa è inserita, modelli superati secondo i quali alla donna spetta la cura degli affetti e all’uomo il mantenimento economico.

Quasi sempre, in caso di separazione, si verifica uno squilibrio evidente a favore dell’affidamento mono genitoriale alla madre che, il più delle volte, comporta l’esclusione del padre dalla vita del figlio.

Se non consideriamo i casi di madri che rinunciano all’affidamento o il cui comportamento appare particolarmente deviante o in cui si riscontrano evidenti patologie, si può concludere che, tutt’oggi, per la nostra società, per la nostra cultura, per larga parte del nostro sistema giudiziario, i figli continuano ad appartenere ancora e soprattutto alle madri.

La sicurezza che deriva da una figura paterna stabile e affidabile è assai importante per lo sviluppo relazionale dei ragazzi. Infatti, è la figura del padre quella più adatta a fare da guida e da spalla per affrontare la realtà e confrontarsi con il mondo esterno, contribuendo così a formare nella  mente dei figli un modello di riferimento diverso da quello materno.

La figura paterna rappresenta simbolicamente la legge e l’autorità; il padre è l’esempio, la protezione, il sostegno che ognuno di noi, sin dall’infanzia, ha portato dentro di sé e interiorizzato come modello.

Figure di attaccamento

Prendendo in esame, la teoria dell’attaccamento di Bowlby , fin dalla nascita, il bambino instaura con le figure di attaccamento, principalmente la madre, un legame che andrà poi a influenzare le sue modalità relazionali future, per mezzo dei MOI (Modelli Operativi Interni) che si vengono a creare.

Sebbene il legame di attaccamento privilegiato sia quello tra madre e bambino, non va dimenticata l’importanza della figura paterna visto che questa può andare a “compensare” ipotetiche mancanze materne (modello compensativo) o influire sulle modalità della stessa di relazionarsi al bambino (modello del meccanismo protettivo) (Andolfi 2001).

La centralità del padre emerge però, in maniera forte, nel momento in cui questi è chiamato a sancire la conclusione proprio del legame simbiotico md-b, così che il figlio possa gradualmente sperimentarsi nell’interazione con un altro diverso dalla madre, elemento essenziale per le relazioni future.

In tal senso è importante osservare anche come Lacan individui tre tempi fondamentali dell’Edipo: il tempo dell’illusione fallica, il tempo dell’apparizione traumatica della parola del padre e la tappa “feconda”.

Il tempo dell’illusione fallica, è quello in cui vi è una seduzione reciproca madre-bambino, per cui quest’ultimo si pone come colui che colmerà la mancanza della madre mentre questa lo vorrà divorare, fagocitare e renderlo identico a sé, così da eleggerlo oggetto in grado di colmare la sua mancanza. Tale illusione, come si osserva, ha tutti i caratteri dell’incesto poiché annulla la differenza tra i due. Nella seconda tappa, quella dell’apparizione traumatica della parola del padre, questi risveglia la coppia madre-bambino dal loro delirio incestuoso. Nella terza fase, la funzione del padre consiste nel fornire al bambino un modello in cui identificarsi, ma questa volta su un piano simbolico. Il padre risarcisce il sacrificio pulsionale del bambino con un dono simbolico: dandogli la possibilità di desiderare.

Secondo Lacan, il padre non esaurisce il proprio compito nella funzione normativa, che separa la massa simbiotica madre-bambino, ma ha un compito fondamentale nel fornirgli un modello identificativo su cui basarsi per crescere.

È proprio questa la funzione che sembra essere venuta meno nel corso della trasformazione avvenuta nella seconda metà del secolo scorso, per cui i padri d’oggi, sembrano essere cresciuti senza un modello in cui identificarsi, così da non essere in grado di adempiere il proprio ruolo.

Ciò che d’altronde risulta essenziale, è considerare come, sempre secondo Lacan, ciò che fornisce al padre la giusta autorità alla propria parola è proprio la madre che, in base al modo in cui parlerà ai suoi figli del padre, renderà o meno autorevole la “parola paterna” che quindi vive in strettissima relazione con quella della madre (Recalcati 2011).

Nell’infanzia, l’assenza paterna sembra poter “essere compensata” dalla presenza materna, ma con l’adolescenza, il quadro sopra descritto, porta a conseguenze importanti, che si originano proprio in queste prime fasi dello sviluppo, e che oggi è possibile vedere in vari spaccati della via moderna.

Nel corso dell’adolescenza, il compito fondamentale della famiglia è di ristrutturarsi intorno a mutamenti che riguardano l’intero nucleo ma che sembrano avere origine dall’uscita del figlio dal mondo infantile e dal suo iniziare a instaurare relazioni affettive con figure esterne alla famiglia (Scabini, Cigoli 2000).

È essenziale però, considerare che le modalità con cui il giovane riuscirà ad abbandonare la “base sicura” familiare, dipendono proprio da quei MOI strutturatisi anni prima e dalla possibilità o meno di aver reciso un legame simbiotico e di esclusività con la madre. Come suggerito da Andreoli (Andolfi, Mascellani 2010), l’adolescenza è un periodo della vita caratterizzata da una profonda crisi, conseguenza dei vari mutamenti che investono l’adolescente sul piano emotivo, somatico e relazionale.

Di fronte ad una crisi così globale, che riveste il suo intero mondo, il giovane prova spesso sentimenti di ansia, paura, angoscia, tristezza ecc. ecc. che, per essere superati, richiedono di essere contenuti da una figura forte e in grado di trasmettere sicurezza, ma che oggi sembra però essere assente: il padre.

Sempre più spesso i ragazzi d’oggi si trovano quindi ad affrontare tale fase della loro crescita senza poter contare su qualcuno su cui proiettare e al quale affidare tutti gli stati emotivi connessi a tale momento del ciclo di vita.

Purtroppo, ancora oggi, spesso si sente dire che “i figli dei separati siano orfani di padri viventi”; è una provocazione ma rispecchia certamente la situazione di molte famiglie italiane.

Probabilmente, la colpa è da cercare in una legislazione che risente ancora del vecchio pregiudizio secondo il quale “i figli sono delle mamme”. Il focus dovrebbe essere sui figli e sul loro benessere.

I bambini hanno il diritto di godere di entrambe le figure genitoriali.

Andolfi M. (a cura di) (2001). Il padre ritrovato – Alla ricerca di nuove dimensioni paterne in una prospettiva sistemico – relazionale. Milano: Franco Angeli.

Andolfi M, Mascellani A. (2010).Storie di adolescenza – Esperienze di terapia familiare. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Recalcati M. (2011). Cosa resta del padre? – La paternità nell’epoca ipermoderna. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Scabini E., Cigoli V. (2000). Il Famigliare – Legami, simboli e transizioni. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Источник: https://www.centropsicologiavarese.it/2021/03/20/saro-sempre-il-tuo-papa/

Come si è evoluto il ruolo del padre

Da coppia a famiglia: il ruolo del papà

Paolo Ragusa, formatore e counselor

Il ruolo paterno è cambiato nel tempo: non più autoritario, oggi il modello vincente è quello del padre evolutivo, che si confronta con la madre, accompagna il figlio nella crescita, ma è capace di dire “no”.

Viviamo un momento storico e sociale del tutto nuovo e ricco di potenzialità interessanti per la figura del padre.

Fino al secolo scorso il padre era una figura fondamentalmente assente dal percorso di crescita dei figli e il cui ruolo educativo si giocava sostanzialmente attraverso i comandi e le punizioni (chi non ricorda la tipica frase materna che calmava istantaneamente gli animi: «Se non la smettete, stasera lo dico a papà!»). I bambini avevano paura del padre che, con le sue sgridate e i suoi castighi, suscitava sensi di colpa e, spesso, lontananza affettiva.

Ma il tempo del padre-padrone è finito, l’autoritarismo ha perso legittimità e interesse: ci siamo interrogati su come recuperare relazioni sincere, intime con i nostri figli, nell’intento di crescere bambini più sereni. Oggi i padri ci sono, sono presenti nella vita dei figli e sono alla ricerca di un modo propriamente “paterno” per aiutarli a crescere.

Si è passati, però, da un estremo all’altro.

Trascorsa l’epoca del padre siamo passati all’epoca del figlio, caratterizzata da un eccesso di cura, di ansia, di preoccupazione rispetto al benessere e, fondamentalmente, da una rinuncia da parte dei genitori al loro ruolo educativo, in particolare quello paterno. I bambini spesso danno comandi agli adulti, sono caricati della responsabilità di decisioni che non dovrebbero spettare loro («Dove hai voglia di andare questo weekend?»; «Quale nome vuoi dare al tuo fratellino?»; «Preferisci mangiare davanti alla TV?»). Si cerca con mille spiegazioni di motivare le regole e i no, nella convinzione che sia possibile far capire a un bambino di 5 anni, con argomenti certamente razionali, perché non può vedere soddisfatti subito i propri desideri.

Materno e paterno, codici educativi fondamentali

La funzione materna, al di là di chi la adempie, è indispensabile per vivere: i cuccioli umani hanno bisogno di un accudimento decisamente maggiore rispetto a qualsiasi altra specie.

Per questo, lungo tutto il primo anno, ma anche per buona parte dell’infanzia, il codice materno gioca un ruolo predominante: nutre, si prende cura, custodisce, protegge. Il paterno in questa fase iniziale non ha un ruolo definito, e spesso questo può scatenare crisi di coppia.

Crescendo, però, serve che il ruolo del codice materno diminuisca e man mano cresca quello paterno, che da un lato è l’elemento che separa la madre dal figlio, dall’altro ciò che consente ai figli di diventare grandi, di imparare a stare al mondo, ad affrontare le difficoltà, a gestire i desideri, a tirar fuori le proprie risorse.

Non necessariamente i codici coincidono con il maschile e il femminile biologico: oggi il ruolo paterno è spesso giocato dalla donna, e i padri sembrano “mammi”. Se le donne però hanno per molti aspetti, con i cambiamenti sociali e culturali del secolo scorso, ridefinito la loro identità, questo non è avvenuto per gli uomini.

Rispetto al loro essere padri spesso non hanno ancora individuato una possibilità alternativa di interpretare il proprio ruolo, che non rimandi al padre-padrone e non si appiattisca nella dedizione e nella cura.

Il nuovo tempo del padre

Padri e madri si sono resi conto che l’epoca del figlio in realtà non aiuta i bambini a crescere meglio, anzi suscita problematiche, ansie, grande disorientamento e spesso angoscia e “malattie educative” (come l’obesità, i disturbi dell’attenzione, le difficoltà relazionali e sociali, l’aumento dell’enuresi in età preadolescenziale, ecc.) che non si erano mai presentante con tale frequenza e in età non tipiche.

SPECIALE

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Un esempio tra tanti: Carlo di 12 anni. Giorgio, il padre, è riuscito a opporsi e a resistere all’ansia del controllo di Anna che assillava il figlio sui compiti.

«Li hai fatti? Sei sicuro? Aspetta, controlliamo… ecco, non hai fatto il disegno! E adesso è troppo tardi! Questa volta te lo faccio io, ma non si ripeta più! Già settimana scorsa…». Urla, lamentele, liti, e il rendimento scolastico di Carlo in caduta libera.

Giorgio ha proposto un’organizzazione e si è assunto la gestione dei compiti del figlio: ora Carlo li fa da solo, sotto la supervisione del padre che imposta con lui la settimana di studio e verifica saltuariamente, lasciando che Carlo si assuma la responsabilità delle proprie dimenticanze e dei fallimenti, che sono sempre di meno! La differenza tra i ruoli paterno e materno è, alla fine, ciò che genera il conflitto necessario al bambino e alla bambina per crescere, ecco perché entrambi sono necessari e fondamentali in un percorso educativo.

I compiti e il ruolo del padre evolutivo

Il nuovo padre evolutivo è in primis un compagno che aiuta la madre a liberarsi dalla tirannia del materno come unico codice valido per crescere i bambini.

Tiene aperto il conflitto tra le due dimensioni necessarie alla crescita e, soprattutto, sa proteggere ma anche dispiacere.

Spesso i padri di oggi faticano ad accettare un ruolo di contenimento, di argine, che chiaramente provoca conflitti con i figli; vogliono essere amici.

Ma se non si mantiene una giusta distanza dai figli, che non è affettiva ma educativa, non si riesce a consegnare un’eredità, a donare il segreto prezioso del vivere, a sostenere quell’elemento conflittuale che permette ai figli di tirar fuori tutte
le loro risorse e di farcela. Ecco alcuni dispositivi operativi del padre evolutivo e della coppia educativa:

  • Prima di tutto la coesione: papà e mamma devono decidere regole e strategie educative insieme, parlarsi, condividere e mostrarsi uniti (parliamo di tutto, tranne che di come educare i nostri figli!). È necessario che anche le madri lavorino su questo. Spesso oggi si incontrano padri che non riescono a impostare il proprio ruolo perché le madri non glielo lasciano agire. Usare la coesione significa riferirsi l’uno all’altro e fare un gioco di squadra che abbia come finalità l’autonomia dei figli
  • Poi laregolazione: occorre un padre che sappia comunicare che la regola non è un impedimento, ma la definizione dello spazio in cui potersi muovere liberamente. Se la regola è chiara, adeguata e contestuale e, dagli 11 anni in poi, anche negoziata, sarà uno strumento prezioso per aiutare i figli a diventare autonomi e responsabili. Per questo è importante che, soprattutto durante la preadolescenza e l’adolescenza, se fino a quel momento il “front office educativo” era sostanzialmente affidato alla madre, il padre sia sempre più legittimato e coinvolto. «Ne parlo con tuo padre» non è più una minaccia punitiva, ma dimostra coesione e che è avvenuto un passaggio del testimone.

È il padre che accompagna nelle scoperte, che recupera i figli quando cadono, che li rimette in piedi.

Il suo compito autentico sta nel mettersi accanto: «Non ti impedisco di fare da solo, di metterti alla prova, di rischiare per testare le tue potenzialità, e nei tuoi tentativi ti sto vicino, sono dalla tua parte, ti mostro che fallire è umano e possibile, ma che è anche altrettanto possibile provare a farcela». Il padre evolutivo è testimone di coraggio e del desiderio della vita.

Il “no” resistente del padre in adolescenza

Senza il “no” del padre, l’adolescente rischia di scivolare nel pantano del “senza limite”.

Ha bisogno di un riscontro da parte dell’adulto che, anche se gli darà una risposta che non gli piace, comunque gli permetterà di rallentare la corsa verso l’insidioso universo del “tutto è possibile”, dove serve “l’ennesimo oggetto, l’ennesima novità” per soddisfare l’inevitabile vuoto che il crescere fa sperimentare. Soprattutto se si sta percorrendo la strada dell’adolescenza.

Alcune forme di depressione giovanile, di noncuranza nei confronti della crescita, sono riconducibili proprio a un deficit di resistenza da parte del padre.

Tenere vivo l’interesse e il desiderio di crescere richiede un padre, anche simbolico, che permetta di congedarsi dall’infanzia.

Per poter uscire da questa sorta di vortice compulsivo, l’adolescente ha bisogno della resistenza del padre, per vedere oltre, saltare lo steccato e trovare la propria strada.

Per il padre dire “no” comporta “lasciarsi utilizzare” senza il timore di perdere la posizione di padre ideale, che non sbaglia e ha una soluzione per tutto.

Il “no” resistente è una competenza necessaria per esercitare il ruolo di padre, una competenza “di servizio”, in funzione dell’altro, evolutiva. Il compito paterno è prevalentemente regolativo.

Il “no” della resistenza è lo strumento da privilegiare per esercitarlo.

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Diventare padri

Le analisi svolte confermano che il nesso tra “fare famiglia”, “vivere la famiglia” e lavorare non è prerogativa esclusivamente femminile. Anche il padre sembra darsi da fare per combinare le attività di cura, ma soprattutto di gioco e svago dei figli, con quelle associate al lavoro produttivo.

La natura collaborativa del padre non sembra essere influenzata dall’avere un figlio unico o due figli. Il coinvolgimento del padre, quando c’è, si manifesta subito, fin dalla nascita del primo figlio. Anche per il padre l’impegno lavorativo intenso ostacola la conciliazione tra lavoro e cura dei figli.

Quest’ultima appare sacrificata proprio da quei padri che più di altri investono nella realizzazione professionale, perlomeno in termini di tempo trascorso sul lavoro in assenza dei figli.
Il ruolo del padre è tuttavia secondario rispetto a quello svolto dalla madre che, soprattutto nelle attività di supporto alla vita scolastica, la fa da padrona.

Si conferma quindi una divisione di genere del lavoro familiare ancora sbilanciata a sfavore delle donne, sebbene tale asimmetria appaia a tinte sfumate.

Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/educazione/pedagogia/evoluzione-del-ruolo-del-padre/

Gravidanza
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