Crescere bilingui: quali sono i vantaggi e quali sono le difficoltà?

Contents
  1. Crescere bilingue: tutti i vantaggi per lo sviluppo cognitivo – Helen Doron English Italia
  2. Il bilinguismo è un processo spontaneo che coinvolge i bambini in tenerissima età (dagli 0 ai 3 anni) esposti a due lingue. Ad esempio, un neonato cresce bilingue quando i genitori hanno due o più lingue madri e le usano entrambe in modo simultaneo.
  3. Bilinguismo VS apprendimento in età adulta
  4. 1° mito da sfatare: ascoltare più lingue confonde i bambini
  5. 2° mito da sfatare: i bambini bilingui sviluppano difficoltà linguistiche
  6. 3° mito da sfatare: lo sviluppo cognitivo dei più piccoli non ottiene benefici
  7. 1° vantaggio: l’assimilazione precoce è un processo spontaneo
  8. 2° vantaggio: crescere bilingue mantiene il cervello attivo
  9. 3° vantaggio: il circolo virtuoso emotivo e sociale
  10. Come crescere bilingue: i consigli dagli esperti
  11. Come cogliere tutti i vantaggi del bilinguismo?
  12. Come crescere un bambino bilingue
  13. Un bambino su cinque, in Italia, ha almeno un genitore straniero. Significa che ha l'opportunità di crescere bilingue, e bilingue possono crescere anche bambini che hanno entrambi i genitori di madrelingua italiana
  14. Un mito da sfatare
  15. I vantaggi del bilinguismo
  16. Come fare
  17. Lingua del cuore, lingua della mente
  18. Bilingui al nido
  19. Piccoli ritardi
  20. Come crescere bambini bilingue
  21. I vantaggi di crescere bambini bilingui
  22. La plasticità cerebrale è al suo apice durante la fase prescolare.
  23. Bilinguismo e sviluppo del linguaggio
  24. Un contesto, una lingua.
  25. Classi, corsi e programmi
  26. Usa risorse complementari
  27. Gli svantaggi del bilinguismo e come affrontarli
  28. Parlare più tardi dei coetanei monolingui
  29. Un vocabolario ridotto
  30. Mischiare le due lingue
  31. Il mito del bilingue bilanciato
  32. Parlare è una cosa, leggere e scrivere un’altra
  33. Diventare bilingui passivi
  34. I pregiudizi verso i bambini bilingui
  35. Le barriere culturali verso il bilinguismo
  36. Leggi gli ultimi articoli del blog
  37. Crescere un bambino bilingue cose da sapere pro e contro
  38. Bambini: pro e contro dell’insegnamento bilingue
  39. Nessuna controindicazione
  40. Il punto di vista dell’insegnante

Crescere bilingue: tutti i vantaggi per lo sviluppo cognitivo – Helen Doron English Italia

Crescere bilingui: quali sono i vantaggi e quali sono le difficoltà?

La capacità di crescere bilingue è attribuita alla prima infanzia, età in cui l’acquisizione di conoscenze e competenze avviene come un fenomeno naturale.

Recenti studi condotti in materia hanno permesso di sfatare dubbi sul bilinguismo.

Il bilinguismo è un processo spontaneo che coinvolge i bambini in tenerissima età (dagli 0 ai 3 anni) esposti a due lingue. Ad esempio, un neonato cresce bilingue quando i genitori hanno due o più lingue madri e le usano entrambe in modo simultaneo.

Ma non solo! Questo fenomeno naturale si può sviluppare anche quando il neonato non ha genitori bilingui. In questo caso, a fare la differenza sono i percorsi di formazione e apprendimento specifici che permettono di approcciarsi già nelle prime settimane di vita sia alla lingua madre che a quella secondaria.

Quali sono i principali dubbi sull’apprendimento di una seconda lingua in tenera età? E quali invece i vantaggi? Continua a leggere di più. Puoi cliccare il tema di tuo interesse per passare subito al paragrafo dedicato.

Bilinguismo VS apprendimento in età adulta

Il bilinguismo è un processo naturale che si verifica quando un bambino è esposto a diversi stimoli linguistici, fin dalle prime settimane di vita.

Dagli 0 ai 3 anni gli infanti sviluppano una capacità innata di acquisizione delle lingue, che in un’età diversa non può verificarsi. La ragione è da ricercare nel controllo cognitivo: quando un fenomeno è introdotto nei primi anni di vita, le connessioni neuronali manifestano una risposta esecutiva più efficace.

Sentendo suoni e parole diverse che coesistono nella quotidianità, il bambino sviluppa le abilità necessarie per distinguerli e gestirli in modo autonomo.

In un primo momento possono verificarsi interferenze linguistiche, ovvero passaggi di lingue in una stessa frase, ma non si tratta di una manifestazione di confusione o lo specchio di potenziali problemi comunicativi nel futuro. Piuttosto, è indice del consolidamento della padronanza linguistica.

Superata l’età precoce, in cui secondo gli psicolinguisti il cervello è perfettamente capace di assimilare due o più lingue, si parla di apprendimento consecutivo.

Solo nei primi anni di vita è possibile raggiungere piena parità tra le lingue nel sistema cognitivo, fondamentale per passare da una lingua all’altra in modo spontaneo.

Un altro aspetto da considerare è la naturale predisposizione dei bambini all’apprendimento della grammatica che, al contrario di quanto avviene in età adulta, non richiede studio ed esercizio per essere applicata nella quotidianità.

Quando l’apprendimento avviene in tempi diversi, viene a mancare il concetto di simultaneità dell’assorbimento linguistico, per cui prima viene acquisita la lingua madre e in un secondo momento ci si approccia alla seconda.

Il tema della confusione nei bambini che ascoltano e parlano più lingue è il primo mito da sfatare. Scopri perché!

1° mito da sfatare: ascoltare più lingue confonde i bambini

Nonostante siano passati decenni dai primi studi sul bilinguismo, ancora in molti credono che non esistano abilità precoci e che più stimoli genererebbero confusione nei piccoli.

Una delle tesi che supporta questo preconcetto è quella che il code mixing, ovvero l’alternanza linguistica che manifestano i bambini che parlano più lingue, sia un sintomo di confusione.

In realtà, la commutazione di codice si verifica quando c’è il passaggio da una lingua all’altra, un meccanismo più che normale nell’apprendimento naturale.

L’alternanza dei linguaggi è necessaria nei primi anni di vita in cui si ha un vocabolario limitato e si attinge dalle parole già assimilate.

Questo in realtà accade anche quando il bambino è esposto a una sola lingua. Ad esempio, un bambino di due anni può erroneamente chiamare cane un gatto, perché in quel momento ha associato una parola già conosciuta a un soggetto dalla conformazione fisica molto simile.

In questo caso, non siamo di fronte a un segnale di confusione, bensì di assorbimento graduale e necessario.

L’alternanza linguistica dimostra la capacità dei più piccoli di adattarsi al meglio alle prime difficoltà linguistiche.

Pensiamo a un bimbo alle prese con le sue prime frasi: potrebbe non conoscere una parola in una lingua, lo strumento necessario in quel momento per completare la frase e spiegarsi.

A questo punto, potrebbe utilizzare una parola di un altro vocabolario già assimilata, generando così l’alternanza del linguaggio, un escamotage funzionale per proseguire con il naturale apprendimento.

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2° mito da sfatare: i bambini bilingui sviluppano difficoltà linguistiche

Un altro dubbio da sfatare – legato all’apprendimento precoce di due o più lingue negli infanti – riguarda la possibilità di sviluppare difficoltà linguistiche negli anni.

Questo falso mito è attribuito alla percezione che i bambini che assimilano due lingue in modo simultaneo non raggiungano un’eccellente padronanza di alcun vocabolario.

Diverse pubblicazioni scientifiche sul bilinguismo e lo sviluppo cognitivo (consultabili a questo link) hanno smentito questa credenza, partendo dall’analisi del cosiddetto vocabolario concettuale.

Secondo la letteratura scientifica, i bambini bilingui conoscono meno parole di ciascuna lingua assimilata rispetto ai loro coetanei monolingui.

Questa informazione ci porterebbe a pensare che la produzione lessicale dei bambini che parlano una sola lingua sia più ampia.

In realtà, la valutazione andrebbe fatta tenendo in considerazione il Total Conceputal Vocabulary, dato dalla somma tra le parole che il bambino pronuncia solo in una lingua e quelle che pronuncia solo nell’altra.

Utilizzando la misura del vocabolario concettuale, le abilità lessicali dei bilingui risultano molto simili a quelle dei monolingui.

3° mito da sfatare: lo sviluppo cognitivo dei più piccoli non ottiene benefici

La maggior parte degli psicolinguisti che cominciarono a interessarsi al bilinguismo negli anni Sessanta ha individuato diversi vantaggi nell’apprendimento precoce di più lingue.

Alcuni professionisti hanno abbracciato una tesi opposta, sostenendo come non si potesse parlare di un miglioramento dello sviluppo cognitivo tra i bambini bilingue.

Secondo queste controverse argomentazioni, gli infanti esposti all’apprendimento di più lingue possono sviluppare con più facilità deficit di attenzione e concentrazione.

Negli anni si è dimostrato come l’essere umano sia dotato di abilità innate che lo portano a padroneggiare le diversità in modo spontaneo e naturale.

Ora che abbiamo approfondito i principali dubbi, sfatando i miti più diffusi, passiamo ai vantaggi del bilinguismo.

1° vantaggio: l’assimilazione precoce è un processo spontaneo

Tra i vantaggi più importanti, emerge la spontaneità del processo di apprendimento della seconda lingua.

Si tratta di un percorso naturale e simultaneo all’assimilazione della lingua madre, per cui non richiede alcuno sforzo da parte degli infanti.

I bambini sottopongono il proprio cervello a stimoli continui che migliorano il funzionamento cognitivo, senza avvertire alcuna pressione.

L’ambiente circostante e la quotidianità si trasformano così nelle migliori opportunità di sviluppo: l’interazione, il gioco e la partecipazione alle attività di tutti i giorni diventano occasioni preziose per assorbire nuovi suoni, accenti e cadenze.

I bambini esposti a due o più lingue fin dalla nascita sviluppano un meccanismo di separazione istintivo, fondamentale per distinguerle in fase di crescita.

2° vantaggio: crescere bilingue mantiene il cervello attivo

Gli effetti del bilinguismo sul cervello si manifestano già a 11 mesi: a confermarlo è uno studio dell’università di Washington, pubblicato sulla rivista Developmental Science.

In altre parole, prima ancora di compiere un anno, il cervello sarebbe sensibile e reattivo a diversi stimoli sonori.

La ricerca condotta su bimbi provenienti da famiglie monolingui e bilingui ha dimostrato come il cervello di quest’ultimi sia più incline all’assimilazione dei suoni.

Infatti, si è notato un riscontro più deciso sia nella corteccia prefrontale sia in quella orbito-frontale, il segnale che era in corso il controllo esecutivo per spostarsi da una lingua all’altra. Al contrario, il cervello dei monolingui ha mostrato un segnale di restringimento nella percezione dei suoni.

Questo studio dimostrerebbe come l’apprendimento di due lingue influenzi non solo lo sviluppo del linguaggio, ma anche quello cognitivo.

Sempre in tema di attività cerebrale, altri studi si sono focalizzati sulle connessioni neuronali, evidenziando come la rete neurale si sviluppi in misura maggiore nei primi tre anni di vita.

In questo periodo, la plasticità cerebrale genera una ricca produzione di connessioni e raggiunge la massima stimolazione cognitiva.

Si parla infatti di finestra di opportunità, ovvero di un momento temporaneo per cogliere il massimo dalle funzioni cognitive, quindi anche dall’esposizione al linguaggio.

Cosa succede dopo i 3 anni?

Si raggiunge una sorta di status quo: il cervello mantiene per qualche anno le connessioni neuronali generate, per poi perdere quelle inutilizzate già a partire dai 10 anni.

3° vantaggio: il circolo virtuoso emotivo e sociale

Il bilinguismo accelera lo sviluppo cognitivo dei piccoli, migliorando anche le loro capacità attentive.

Secondo gli studiosi, questa caratteristica potrebbe derivare dal fatto che gli infanti siano portati a riconoscere le differenze sonore, già in tenera età. Nel tempo, questo stimolo li porta a sviluppare un’attenzione puntuale rispetto al contesto linguistico di riferimento.

Per la letteratura scientifica, non è remota la possibilità che questa competenza si rifletta anche nella quotidianità, con risvolti positivi in termini di intelligenza emotiva.

La capacità di assimilare diversi linguaggi può tradursi nell’attitudine a valutare nuove prospettive e a dimostrare empatia nei confronti degli altri in età adulta.

Inoltre, il bilinguismo influenzerebbe anche la personalità, generando una spiccata curiosità che abbraccia tutti gli aspetti della vita.

Come crescere bilingue: i consigli dagli esperti

Come abbiamo anticipato nella premessa di questo articolo, i neonati crescono bilingui quando sono esposti fin dalle prime settimane di vita a due lingue. Questo può avvenire quando i genitori parlano in modo simultaneo le proprie lingue madri, ma non solo.

Le competenze linguistiche dei bambini da 0 a 3 anni si sviluppano se sollecitate da costanti stimoli, come suoni e ascolti

I corsi di inglese specifici per infanti possono fornire questi input, senza che i bambini percepiscano alcuno sforzo o fatica.

Come abbiamo visto, in questa fase della vita l’apprendimento è un processo naturale che si genera dalla semplice esposizione al contesto circostante: le competenze linguistiche si sviluppano in modo spontaneo durante le comuni fasi di interazione.

Come cogliere tutti i vantaggi del bilinguismo?

Che si parli a casa due lingue conosciute in modo simultaneo o che si scelga una scuola di inglese specializzata nell’apprendimento precoce, il consiglio è quello di cominciare il prima possibile.

L’approccio a una seconda lingua fin dalle prime settimane di vita ha un contributo significativo sull’assimilazione di nuovi suoni e parole.

Seguire un percorso mirato è fondamentale per supportare lo sviluppo cognitivo.

Non c’è da preoccuparsi del fatto che in una fase iniziale i bimbi non parlino o che ascoltare due lingue possa generare in loro confusione.

È proprio a partire dalla ricchezza dell’ambiente circostante che i piccoli possono cogliere le migliori opportunità per il proprio futuro, già in tenerissima età.

Crescere bilingue è possibile anche se i genitori non parlano due lingue diverse. Helen Doron English è leader mondiale nell’ambito dell’insegnamento dell’inglese come seconda lingua per bambini e ragazzi da 0 a 19 anni.

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Источник: https://www.helendoron.it/crescere-bilingue-tutti-i-vantaggi-per-lo-sviluppo-cognitivo/

Come crescere un bambino bilingue

Crescere bilingui: quali sono i vantaggi e quali sono le difficoltà?

Il bilinguismo offre vari benefici per lo sviluppo cognitivo. I bambini con almeno un genitore straniero partono avvantaggiati, ma si può diventare bilingui anche se i genitori parlano solo italiano. La pedagogista Monica Castagnetti spiega come si può fare  

Un bambino su cinque, in Italia, ha almeno un genitore straniero. Significa che ha l'opportunità di crescere bilingue, e bilingue possono crescere anche bambini che hanno entrambi i genitori di madrelingua italiana

, purché abbiano la possibilità di un'esposizione “immersiva” in una lingua differente. Abbiamo chiesto alla pedagogista Monica Castagnetti, formatrice del Centro per la salute del bambino di Trieste, che al tema del bilinguismo ha dedicato un festival alcuni mesi fa, di aiutarci a capire quali sono le strategie migliori per sviluppare il bilinguismo nei bambini.

Un mito da sfatare

La prima cosa da fare è sgombrare il campo da equivoci e fraintendimenti.

Alcuni per esempio ritengono ancora che l'apprendimento dalla nascita di una seconda lingua possa ostacolare lo sviluppo cognitivo.

“Si tratta di un pregiudizio legato a un certo nazionalismo linguistico, ma gli studi neuroscientifici dicono che non è così. Anzi, il bilinguismo offre vari benefici”.

I vantaggi del bilinguismo

Per prima cosa, il fatto che il cervello si sviluppa seguendo due canali linguistici contemporaneamente – a Castagnetti piace parlare di due “autostrade linguistiche” – gli garantisce maggiore flessibilità.

Non solo: la pedagogista spiega che i bambini bilingue tendono a essere anche molto aperti verso le novità, abili a cogliere le differenze, molto empatici.

“Il bambino bilingue impara molto presto che il mondo può essere raccontato con codici diversi, e che dunque le differenze sono qualcosa di positivo.

Inoltre, essendo abituato a pensare e a parlare secondo codici linguistici diversi, non percepisce come 'strani' i bambini che parlano altre lingue”.

I vantaggi valgono qualunque sia la seconda lingua: inglese, francese, cinese, arabo o magari qualche lontanissimo dialetto africano.

Come fare

In caso di coppie miste, il consiglio è che ciascun genitore comunichi con i figli nella propria lingua fin dalla nascita e anche prima: “Ricordiamoci che già in utero si percepiscono i suoni”. Poi si sceglie una lingua comune della famiglia. “Non importa se l'italiano o l'altra: quello che conta è che entrambi i genitori si sentano a proprio agio”.

Non esistono ricette precise per il bilinguismo, ma Castagnetti suggerisce alcune regole. “Anzitutto essere sempre molto sereni rispetto alla propria lingua e al fatto di trasmetterla ai bambini. L'apprendimento passa attraverso l'affettività: se ci sono rigidità o preoccupazioni i piccoli ne risentono”.

Per lo stesso motivo, le lingue straniere non vanno mai usate come strumento di esclusione, per non farsi capire. Infine non aspettarsi chissà quali performances: alcuni bambini ascoltano volentieri la seconda lingua, ma magari scelgono di non parlarla, almeno nei primi anni.

E se entrambi i genitori parlano una lingua diversa dall'italiano? “Non è un problema” sostiene Castagnetti. “I bambini lo impareranno a scuola e fuori casa. L'importante è che la famiglia non si isoli dal contesto e che il contesto accetti questa diversità”.

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Quando si dice che un bambino sia bilingue, che cosa comporta questa caratteristica dal punto di vista dell'apprendimento e qual è il comportamento migliore che i genitori devono avere…

Lingua del cuore, lingua della mente

“In realtà – precisa l'esperta – i bambini bilingue hanno per ciascuna delle loro lingue un luogo speciale: in genere una lingua fa più riferimento al cuore, è più affettiva, mentre l'altra fa più riferimento alla mente, è più intellettiva. L'importante è che in famiglia ci sia sempre molta serenità nell'abitare entrambi questi due luoghi linguistici”.

Bilingui al nido

Crescere bimbi bilingui è possibile anche se in casa si parla solo italiano. Come? “Basta esporli a una seconda lingua fin da piccolissimi, già dai sei mesi di età e comunque entro i primi tre anni” afferma Castagnetti.

“Questo infatti è un periodo molto importante per lo sviluppo del bambino, il cui cervello va incontro a una vera e propria fioritura neuronale: un altro stimolo linguistico che arriva a quell'età non fa altro che arricchire le possibilità di sviluppo del cervello”.

Ma attenzione: l'esperienza linguistica deve essere immersiva rispetto alle attività quotidiane e deve passare attraverso il contatto con un'altra persona importante per il bambino: “Il piccolo non impara tanto perché gli viene proposta qualche attività in un'altra lingua, ma perché è in contatto con un essere umano che gliela propone come strumento di comunicazione“. Per ottenere questo risultato si può cercare una tata madrelingua, oppure un nido veramente bilingue, in cui un educatore madrelingua passi con i piccoli almeno metà del tempo.

Piccoli ritardi

Crescere bilingui comporta alcune specificità che i genitori devono conoscere per non spaventarsi. L'esordio del linguaggio è più tardivo. “Di solito avviene intorno ai due anni – chiarisce Castagnetti – ma può tardare di qualche mese o anche più se le due lingue sono molto lontane, come italiano e cinese”.

Niente paura neppure per le interferenze, cioè il fatto di usare in una lingua espressioni e costruzioni tipiche dell'altra (per esempio il bilingue italo-francese che dice tombare al posto di cadere, dal francese tomber). “Sono fisiologiche e scompaiono intorno agli otto-nove anni”.

Infine una precisazione: non è detto che se in casa si parlano due lingue, il bambino imparerà anche a scrivere due lingue. “L'apprendimento della scrittura non è innato: per imparare a scrivere bisogna che qualcuno ce lo insegni.

Non a caso, di solito a scrivere si impara andando a scuola”.

Aggiornato il 21.09.2018

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/come-crescere-un-bambino-bilingue

Come crescere bambini bilingue

Crescere bilingui: quali sono i vantaggi e quali sono le difficoltà?

Oggi viviamo in un mondo altamente globalizzato, pertanto, essere in grado di parlare più di una lingua è sempre più prezioso, e l’apprendimento di più di una lingua ha grandi vantaggi a livello linguistico, sociale e cognitivo.

Nell’articolo di oggi condivideremo alcuni suggerimenti utili per crescere bambini bilingui.

I vantaggi di crescere bambini bilingui

Innanzitutto, essere bilingue offre agli individui la possibilità di comunicare con più persone provenienti da più parti del mondo, ma al di là di questo ovvio motivo, ci sono anche molti benefici cognitivi, accademici e sociali nel parlare più di una lingua.

“L’apprendimento o l’esposizione a più di una lingua stimola lo sviluppo del linguaggio nei bambini. Inoltre, questi bambini tendono a ottenere voti migliori e sono in grado di trovare alternative più creative quando si tratta di risolvere i problemi“. Sottolinea Claudia De Masi, psicologa esperta in terapia Breve Strategica a Roma.

Naturalmente, non possiamo dimenticare l’ampia gamma di eccellenti opportunità di lavoro disponibili per coloro che sono bilingue.

Esporre i bambini a una seconda lingua il prima possibile è un fattore particolarmente rilevante, più un bambino è piccolo e maggiore è la facilità con cui si pronunciano i suoni di lingue diverse .

La capacità di distinguere e produrre queste sottili differenze nella pronuncia è ottimale durante i primi 6 anni di vita.
Pertanto, apprendere nuove posizioni per le labbra e la lingua diventa più complicato quando le nostre orecchie si sono abituate ai suoni di una lingua specifica.

La plasticità cerebrale è al suo apice durante la fase prescolare.

Nonostante queste capacità siano all’apice in età prescolare, i bambini fino a 10 anni possiedono ancora una grande capacità di apprendimento e quindi anche nell’imparare una nuova lingua.

Insegnare una seconda lingua ai bambini è una sfida che richiede uno sforzo costante da parte di entrambi i genitori, la semplice esposizione dei bambini alla lingua in certe occasioni, film, video, cartoni animati, non sarà sufficiente.

Le circostanze di ogni famiglia sono diverse, pertanto, spetta a ogni singola famiglia decidere un metodo per crescere i bambini bilingue che più si adatta alla loro situazione quotidiana.

Il metodo migliore è quello che si avvale della lingua madre di uno dei due genitori.
In questo caso, ogni genitore si rivolge ai propri figli nella propria madrelingua, e, allo stesso tempo, i loro figli imparano a comunicare con ogni genitore in una lingua diversa.

Bilinguismo e sviluppo del linguaggio

Il bilinguismo è sicuramente un vantaggio, e alla lunga i vostri figli gioveranno del fatto di saper parlare in maniera fluida più lingue, ma in età prescolare, durante la prima infanzia, state attenti ad eventuali problemi dello sviluppo del linguaggio del bambino, dovuto al fatto che in famiglia si parlano indifferentemente l’una o l’altra lingua.

Un contesto, una lingua.

Questa opzione è utile quando entrambi i genitori padroneggiano entrambe le lingue che vogliono che i loro figli imparino.

I genitori stabiliscono semplicemente situazioni o contesti diversi per ogni lingua, ad esempio, possono usare la lingua minoritaria (quella meno comune nel loro paese) mentre sono a casa.

Tutta la famiglia utilizzerà quindi questa lingua per comunicare quando sono a casa, mentre quando sono in pubblico, a scuola o visitano gli amici, useranno l’altra lingua.

Classi, corsi e programmi

Naturalmente, ci sono famiglie in cui nessuno dei genitori padroneggia fluentemente la lingua che si desidera apprendere, e se queste famiglie vogliono crescere figli bilingui, allora è meglio ricorrere a scuole o istituzioni che insegnano ai bambini una seconda lingua.

Esaminare programmi extracurricolari o programmi di scambio in paesi stranieri vale la pena, e, naturalmente, puoi prendere in considerazione l’opzione di assumere una tata che parla una lingua diversa.

Usa risorse complementari

Approfitta di cartoni animati , video da Internet, applicazioni, libri e canzoni nella lingua di destinazione, in questo modo, i tuoi figli inizieranno a incorporare suoni e significati in un contesto divertente e rilassato.

Allo stesso tempo, avere una comunità che supporta i tuoi sforzi può essere estremamente utile.
Prova a metterti in contatto con altri genitori che stanno affrontando la stessa sfida o con famiglie che parlano la lingua di destinazione, in questo modo, è possibile scambiare domande, dubbi e consigli.

Insegnare una seconda lingua ai nostri figli non è un compito facile, sorgeranno difficoltà e, a volte, i bambini respingeranno questo insegnamento, pertanto, devi essere paziente e rimanere positivo.

Non forzare i tuoi figli a usare un’altra lingua, ma cerca di insegnare loro i vantaggi offerti dall’essere bilingue, crea situazioni in cui i tuoi figli hanno bisogno della loro seconda lingua per comunicare con gli altri.

Usa la tua creatività.
Ad esempio, potresti prendere un nuovo animale domestico di famiglia e dire ai tuoi figli che proviene da un altro paese. In questo modo, puoi incoraggiarli a parlare con l’animale nella lingua di quel paese e incoraggiarli così ad imparare e ad esercitarsi.

Infine, ricorda quindi che il bilinguismo, se all’inizio può sembrare essere un impiccio da dover gestire correttamente, in questo mondo globalizzato l’utilità di conoscere più lingue sarà una grande opportunità in più che offrirete ai vostri figli.

Alla prossima!

Источник: https://www.studiopsicologiabenessere.it/come-crescere-bambini-bilingue/

Gli svantaggi del bilinguismo e come affrontarli

Crescere bilingui: quali sono i vantaggi e quali sono le difficoltà?

I vantaggi di crescere bilingui sono moltissimi e indiscutibili. Essere in grado di comunicare con persone provenienti da paesi diversi, la facilità ad imparare altre lingue, per non parlare dei vantaggi cognitivi e del ritardo della degenerazione senile del cervello.

Ma si tratta di un percorso lungo, che richiede molta costanza e presenta difficoltà non trascurabili. Quali sono dunque gli svantaggi del bilinguismo? Esserne consapevoli è il primo passo per affrontarli e superarli.

Leggi anche:
Non solo imparare una seconda lingua: i vantaggi cognitivi del bilinguismo precoce

Parlare più tardi dei coetanei monolingui

Può succedere che i bambini esposti a due o più lingue comincino a parlare un po’ più tardi dei coetanei monolingue. È soggettivo, nel senso che non succede a tutti i bilingui (ad esempio nei miei gemelli è successo con uno e con l’altro no).

Stiamo parlando di ritardi non patologici, e che vengono comunque recuperati in tempo breve. Alcuni bambini non cominciano a parlare fino a quando non hanno raggiunto una sufficiente padronanza della lingua per riuscire ad esprimersi.

Considerando che un bilingue deve ottenere questa padronanza in due lingue è lecito che possa volerci un po’ più di tempo, e se le due lingue sono molto diverse tra loro (es. Italiano e Giapponese) questo tempo potrebbe essere un po’ più lungo.

Niente di preoccupante, questo è uno degli svantaggi del bilinguismo, ma ne vale comunque la pena!

Gli studi inoltre confermano in modo inequivocabile che i ritardi del linguaggio non sono provocati dal bilinguismo. Il ritardo si sarebbe verificato comunque, indipendentemente dall’esposizione a più lingue.

Pertanto se il vostro bambino è un po’ in ritardo nel parlare, non fatevi prendere dal panico, e siate pazienti.

Se il ritardo persiste consultate uno specialista esperto in bambini bilingui, che capisca a fondo il vostro contesto linguistico e familiare, in modo che la soluzione proposta non sia tout court di abbandonare il bilinguismo.

Leggi anche:
Disturbi dell’apprendimento e bilinguismo, tra mito e falsità

Un vocabolario ridotto

Alcuni autori, prima tra tutti Ellen Bialystok, sostengono che i bambini bilingui abbiano inizialmente un vocabolario più ampio se si sommano le due lingue, ma più ristretto se si considera ciascuna delle due lingue separatamente.

Anche questo è un “gap” che solitamente si compensa durante la scuola dell’infanzia e la primaria, dove c’è un consolidamento della lingua usata a scuola, che potrebbe diventare la prima lingua. Quindi potrebbe sembrare che un bilingue abbia un vocabolario limitato rispetto ad un monolingue, ma non è così se si sommano i vocaboli conosciuti e usati nelle due lingue.

Questo può però costituire uno svantaggio, perché il bambino inizialmente può avere delle difficoltà a spiegarsi con interlocutori monolingui.

Mischiare le due lingue

Quando si tratta di giudicare i bambini gli adulti sfoderano spesso una insana ipocrisia.

Per questo, la meravigliosa abitudine dei bilingui di accostare vocaboli provenienti da entrambe le lingue conosciute viene vissuta con ansia da parte di insegnanti e parenti vari.

Tutti sembrano dimenticarsi di quanto noi adulti riempiamo le nostre frasi di termini stranieri, o di quanto ci capita in contesti familiari di alternare felicemente il dialetto all’italiano.

Questo non toglie che, nel percorso scolastico, quasi sicuramente troverete almeno una maestra, ma anche più di una, che vi farà notare che ogni tanto vostra figlia usa parole della seconda lingua.

E non sarà un complimento! Fate gentilmente notare che lo facciamo anche noi adulti, più o meno consapevolmente, anche se non è detto che sarete in grado di scardinare il pregiudizio.

Poi annotate tutti i meravigliosi miscugli in un album dei ricordi, per continuare a ridere anche a distanza di anni: uno dei miei figli ancora oggi (7 anni) dice “planka” per dire asse, tavola (da plank), “tronco” per dire proboscide (da trunk), o “canna” per dire lattina (da can).

Leggi anche:
Il code-switching, quando i bilingui mescolano le due lingue.

Il mito del bilingue bilanciato

Mettiamo in chiaro che essere bilingui non significa parlare perfettamente due lingue dall’infanzia in poi. Ci sarà sempre una lingua 1, quella del paese in cui vivete, e una lingua 2, quella trasmessa generalmente da un genitore, o dalla frequenza di una scuola bilingue.

Un’amica russa, alla domanda sul motivo per cui non ha insegnato il russo al figlio, un giorno mi ha risposto: “Vivo in Italia da 25 anni, penso in italiano, sogno in italiano. Non mi viene spontaneo parlare russo neanche con i miei genitori”. Ecco, perfino la lingua materna può diventare, in base alle circostanze, la lingua 2.

Purtroppo però il mito del bilingue bilanciato è uno degli svantaggi del bilinguismo, e peserà sulle vostre aspettative e su quelle delle persone che vi circondano.

Pertanto fate attenzione, non fatevi influenzare: il livello di competenza nelle due lingue non sarà mai perfettamente uguale (a meno che non viviate alternatamente in due paesi diversi). Non solo, questa competenza è liquida e si modifica nel corso della vita: se vi trasferite nel paese in cui si parla la seconda lingua, nel giro di poco tempo, quella lingua diventerà la prima lingua.

Leggi anche:
Bilinguismo: parliamo di Lingua 1 e Lingua 2

Parlare è una cosa, leggere e scrivere un’altra

Se la seconda lingua si acquisisce allo stesso modo della prima, in modo implicito, spontaneamente, e apparentemente senza sforzo, acquisire la letto-scrittura in quella lingua è tutto un altro paio di maniche.

Diverse corrispondenze lettera – suono, nonché alfabeti diversi, possono creare una serie di problemi non indifferenti. Può anche capitare che un bilingue finisca per non saper leggere e scrivere nella seconda lingua.

Qui la palla passa totalmente a voi genitori, e non sempre è facile trovare il tempo, o avere le capacità di insegnare a un bambino a leggere e scrivere in una lingua diversa da quella usata a scuola. Questo non renderà vostro figlio meno bilingue.

Se invece decidete che questa per voi è un’abilità fondamentale, non scoraggiatevi e rimboccatevi le mani: tutto è possibile se si è sufficientemente motivati.

Leggi anche:
Imparare a leggere nella seconda lingua

Diventare bilingui passivi

Se l’esposizione alla seconda lingua non prevede anche una sufficiente interazione, o se questa interazione per un qualche motivo si interrompe per molti anni, vostro figlio potrebbe finire per essere un bilingue passivo.

Nel concreto è possibile che finisca per capire perfettamente se una persona gli si rivolge nella seconda lingua, ma lui stesso non sarà in grado di parlarla. Purtroppo capita più frequentemente di quel che si pensa.

I motivi sono diversi, solitamente hanno a che fare con interferenze nel progetto bilingue.

Se ad un certo punto seguirete il consiglio di qualche insegnante poco informato, che vi consiglierà di smettere di parlare la seconda lingua in famiglia, potrebbe succedere che vostro figlio non sia più in grado di esprimersi nella seconda lingua.

Non c’è nulla di irrecuperabile, e una bella vacanza nel paese dove si parla la seconda lingua potrebbe fare la differenza.

Ma questo è uno dei più grossi svantaggi del bilinguismo, specialmente se vi trovate in un contesto che osteggia fortemente il vostro progetto bilingue.

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I pregiudizi verso i bambini bilingui

Per buona parte del secolo scorso il bilinguismo è stato considerato deleterio per lo sviluppo, perché si credeva che nel cervello di un bambino ci fosse spazio per una sola lingua.

Il bilinguismo, che nei secoli precedenti era appannaggio nobiliare, nel 20esimo secolo è diventato invece caratteristica distintiva delle seconde generazioni di immigrati, famiglie povere, spesso con carenze educative erroneamente attribuite proprio alla padronanza di più di una lingua.

Ma la scienza non si ferma, e le neuroscienze ci hanno fornito una prospettiva completamente diversa sul cervello bilingue.

Purtroppo però i pregiudizi sono duri a morire, e anche questo è uno degli svantaggi del bilinguismo. Se chiunque concorderà con l’utilità di conoscere più lingue, saranno molte le persone che riterranno sbagliato o controproducente crescere un bambino bilingue fin dalla nascita.

Il mio consiglio è di leggere e studiare l’argomento, in modo da essere in grado di rispondere alle obiezioni di familiari ed educatori poco informati.

Ma anche per non farvi influenzare: non rischiate di abbandonare il vostro progetto in base a pregiudizi che non hanno nessun fondamento scientifico.

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Le barriere culturali verso il bilinguismo

I bambini desiderano ardentemente essere accettati ed integrarsi facilmente nel loro ambiente. Spesso però il bilinguismo è visto come strano, e i bambini possono essere molto crudeli nell’escludere coloro che ritengono diverso o che non capiscono.

Se si aggiunge poi che il bilinguismo è in parte legato all’immigrazione e all’essere straniero, ai pregiudizi sulla componente linguistica si aggiungono, consapevolmente o meno, i pregiudizi verso ciò che non si conosce, che ci fa paura, che sentiamo come una minaccia.

Anche questo è uno degli svantaggi del bilinguismo da tenere in considerazione.

Anche in questo caso è necessario essere convinti della bontà del proprio progetto: crescere un bambino bilingue è sempre un vantaggio, ma serve essere consapevoli degli ostacoli per essere in grado di superarli.

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Crescere un bambino bilingue cose da sapere pro e contro

Crescere bilingui: quali sono i vantaggi e quali sono le difficoltà?

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Quanti genitori che appartengono a nazionalità diverse e, che quindi parlano lingue differenti, si sono chiesti come rivolgersi al proprio figlio.

Con la lingua della mamma o del papà? Con la lingua parlata nel paese in cui si vive o con entrambe le lingue dei genitori?

Se mamma e papà parlano lingue diverse di certo non è un problema per il proprio figlio!

Crescere un bambino bilingue non ha sicuramente svantaggi né può creare problemi allo sviluppo linguistico del bambino, come invece molti credono.

Ad esempio, tra i pregiudizi sul bilinguismo c’è l’idea che i bambini bilingui inizino a parlare più tardi.

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In realtà, può esserci questa sensazione perchè i bambini apprenderanno vocaboli che non usano insieme. Ma è bene evidenziare che anche con una sola lingua i bambini inizieranno a parlare quando si sentiranno pronti a farlo, indipendentemente dalla lingua/dalle lingue che devono utilizzare.

Oppure, ci si chiede se i bambini non si confondano nell’usare lingue diverse.

A questa e, ad altre domande simili, ha risposto Antonella Sorace, nell’articolo “Raising Bilingual Children” pubblicato da The Linguistic Society of America e, la risposta è negativa.

Per i bambini, imparare due o, più lingue non dovrebbe essere un problema. Altro ipotetico problema riguarda il fatto che un bambino possa mescolare due lingue.

Può capitare infatti, che il bambino usi le parole di una lingua mentre parla nell’altra lingua. Questo fenomeno, detto code-mixing, è usuale,  normale e, soprattutto passeggero.

Supererà questo momento quando acquisirà padronanza delle due lingue. Ma quando iniziare? Troppo presto, troppo tardi…i bambini, sin da piccoli possono apprendere una seconda lingua, anzi sarebbe consigliato iniziare ad esporre il proprio bambino a una seconda lingua da piccolissimo.

Ma, se è vero che prima si inizia meglio è, è anche vero che non è mai troppo tardi.

L’età è solo uno dei fattori che possono influenzare l’apprendimento di una lingua.

Altri fattori sono le motivazioni e la possibilità di utilizzo della lingua.

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Nell’articolo la Sorace sostiene che non deve esserci un vero e proprio insegnamento da parte dei genitori, ma è importante l’esposizione e il bisogno.

Se il bambino è esposto a una lingua in diverse situazioni e con diverse persone e, quindi sente il bisogno di quella lingua per poter interagire, saranno più motivati ad apprendere.

Uno dei metodi di cui i genitori possono servirsi è detto OPOL, ovvero one person-one language.

Secondo questo metodo ogni genitore deve parlare al proprio bambino nella sua lingua.

Il problema di questo metodo potrebbe essere rappresentato dal riuscire o meno a bilanciare l’esposizione alle lingue.

Il bambino infatti, ha bisogno di ascoltare spesso entrambe le lingue e in diverse situazioni.

Maggiore è il tempo di esposizione a una lingua, più situazioni sperimenterà e migliore sarà il suo modo di esprimersi.

È una situazione difficile da verificarsi, perché o mamma o papà non sempre hanno la possibilità di trascorrere lo stesso tempo a casa e parlare col proprio bambino.

Ma, anche quando i genitori parlano la stessa lingua, l’ambiente esterno (asilo, scuola, parco) invierà una quantità di input a volte maggiore. Come spiega la Sorace, è quindi necessario trovare altre fonti di esposizione alla lingua che potrebbe essere meno utilizzata.

Ad esempio, sono utili cartoni animati in lingua straniera. È anche utile, naturalmente non solo per migliorare l’apprendimento di una seconda lingua, il contatto con i propri nonni o con altri familiari.

In conclusione, valutare di volta in volta il giusto metodo da utilizzare con il proprio bambino, non prefissandosi degli schemi, è sicuramente l’atteggiamento migliore. E, se non ci sentiamo sicuri, il pediatra saprà di sicuro consigliarci.

Bambini: pro e contro dell’insegnamento bilingue

Con la consulenza del professor Stefano Cappa, capo Unità Neuroscienze cognitive dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e della professoressa Stefania Cattanei, insegnante di Lingua e Letteratura Inglese.

Nessuna controindicazione

La letteratura scientifica è concorde nell’affermare che i bambini bilingue magari sono un po’ “ritardatari” nell’iniziare a parlare, ma poi apprendono la lingua di entrambi i genitori a un livello irraggiungibile rispetto a chi inizia più tardi, spiega il professor Stefano Cappa, neuro-scienziato dell’IRCCS Ospedale San Raffaele :

Oltre ai vantaggi sul piano sociale che consentono a una persona poliglotta di potere lavorare e stringere rapporti personali con maggiore facilità in un mondo multilingue, dati che devono ancora essere confermati suggeriscono effetti positivi anche dal punto di vista neurologico.

Questo perché il cervello di una persona bilingue è abituato a gestire situazioni di conflitto, di spostamento e di decisione – nonostante si tratti di processi inconsci -, con risvolti sull’attività cognitiva, che si traducono con una maggiore abilità nel trasferire l’attenzione da un compito all’altro.

Sembra addirittura che il bilinguismo possa essere un fattore protettivo per i disturbi legati all’invecchiamento cerebrale.

Quando il bambino è esposto a due idiomi in modo assiduo e intenso in età neonatale, o comunque prescolare, acquisisce una vera e propria padronanza.

Se si misura l’attività cerebrale di un bilingue con una risonanza magnetica funzionale, si rileva che il suo cervello è in grado di gestire entrambi gli idiomi senza distinzione, mettendo in funzione le medesime aree. A mio avviso, non esistono metodi più efficaci di apprendimento rispetto ad altri, se non l’immersione nella lingua fin dalla più tenera età.

Il punto di vista dell’insegnante

Stefania Cattanei, docente di lingua e letteratura inglese di scuola secondaria ci spiega che:

Usare almeno due lingue straniere con frequenza sin dalla nascita, anche se non perfettamente, modifica il cervello in modo significativo, rendendolo flessibile e aperto all’apprendimento.

Uno dei risvolti di questa elasticità mentale è l’abitudine all’attenzione selettiva, in quanto inibire le competenze relative a una lingua per esercitare le altre porta a sviluppare una maggiore capacità di concentrazione.

Ciò non significa che gli studenti monolingui siano meno attenti, ma solo che il loro impegno per raggiungere gli stessi risultati sarà maggiore.

Gli studenti immigrati e quanti si trovano ad acquisire un nuovo idioma da adolescenti, oppure da adulti, incontrano più difficoltà, proprio per l’assenza d’allenamento nel gestire diverse lingue in contemporanea.

Источник: https://www.piusanipiubelli.it/mamma-e-bambini/crescere-bambino-bilingue-pro-contro.php

Gravidanza
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