Cosleeping: bambini che dormono nel lettone

Contents
  1. Sonno dei bambini: sette miti da sfatare sul co-sleeping
  2. 1. Abituare il bambino a dormire da solo nella sua stanza
  3. 2. Tutti i bambini sono in grado di dormire da soli e per tutta la notte a partire dal sesto mese di vita
  4. 3. Tuo figlio non si sveglierà più se smetti di allattarlo al seno e passi al latte artificiale
  5. 4. La mamma che allatta al seno anche di notte dorme male
  6. 5. I metodi e le ricette per far dormire un bambino da solo sono sicuramente innocui e non hanno conseguenze a lungo termine
  7. 6. Condividere il letto è sempre una scelta pericolosa
  8. Se si decide di dormire con il proprio bambino:
  9. 7. Dormire tutti insieme significa dormire male. E comunque la coppia ne risente
  10. Benefici del co sleeping per genitori e neonati- Non sprecare
  11. BENEFICI DEL CO SLEEPING
  12. CO SLEEPING: FINO A QUANDO
  13. CO SLEEPING: COS’È
  14. VANTAGGI DEL CO SLEEPING
  15. DORMIRE NEL LETTONE
  16. QUANDO DORMIRE DA SOLI
  17. COME CONVINCERE UN BAMBINO A DORMIRE DA SOLO
  18. CONSIGLI PER DORMIRE BENE:
  19. Co-sleeping: dormire con il bambino nel lettone
  20. Cos’è il co-sleeping
  21. Una questione d’istinto
  22. Il bimbo sorveglia la mamma
  23. Imparare a tollerare la separazione
  24. Cosa dice la scienza
  25. Cosleeping, dormire tutti insieme nel lettone: sì o no? Pro e contro
  26. COSLEEPING CON NEONATO, SI PUÒ INIZIARE SUBITO? COSA DOBBIAMO SAPERE?
  27. REGOLE PER UN COSLEEPING SICURO, EVITARE IL LETTONE: MEGLIO LA CULLA
  28. COSLEEPING, QUALCHE CONTRO DA CONSIDERARE SE SI VUOLE DORMIRE INSIEME
  29. Co-Sleeping: meglio dormire nel lettone o nel lettino?
  30. PRO E CONTRO DEL BED-SHARING
  31. COSA DICE L’UNICEF
  32. AMERICAN ACADEMY OF PEDIATRICS
  33. COSA NE PENSIAMO NOI?

Sonno dei bambini: sette miti da sfatare sul co-sleeping

Cosleeping: bambini che dormono nel lettone

Nel libro “I cuccioli non dormono da soli” la psicologa perinatale Alessandra Bortolotti affronta la spinosa questione del co-sleeping, il sonno condiviso. Con un obiettivo preciso: non fornire ricette preconfezionare ma aiutare i genitori a fare scelte consapevoli.

I cuccioli non dormono da soli. Si intitola così il libro (Mondadori, 2016 ) della psicologa perinatale Alessandra Bortolotti, esperta di allattamento al seno, accudimento dei bambini basato sul contatto e sonno infantile. E proprio a questo tema – il sonno dei piccoli – è dedicato il libro.

Dimenticate i classici manuali su metodi e regole per far dormire i bambini. Qui il punto di vista è completamente diverso: aiutare i genitori a diventare davvero consapevoli delle loro scelte, qualunque esse siano, anche se vanno controcorrente.

Anche se, per esempio, portano mamme e papà a dormire con i loro cuccioli, in modo occasionale o continuato, nella stessa stanza o addirittura nello stesso letto.

L'autrice lo dichiara apertamente: il libro non vuole suggerire ai genitori come devono far dormire il loro bambino, ma vuole fornire loro il maggior numero possibile di informazioni su una questione spinosa come il sonno condiviso, o co-sleeping o bed-sharing. Informazioni basate su evidenze scientifiche, ma dove le scienze prese in esame non sono solo quelle mediche, ma anche la psicologia e l'antropologia.

Il punto di partenza di tutta la questione è proprio culturale più che scientifico. “La nostra cultura educativa è basata sul distacco precoce dei bambini, in nome della loro presunta autonomia e indipendenza” scrive Bortolotti.

Così, diventa normale che i “bambini debbano dormire da soli e per tutta la notte il prima possibile, che debbano lasciare il seno entro il primo anno di vita, che si debbano adattare ai ritmi degli adulti e che la dimensione di ignoto, incertezza e novità determinata dall'arrivo di un neonato debba essere in qualche modo controllata”.

E ancora, secondo Bortolotti è una cultura che tende a ignorare le emozioni dei bambini, specialmente quelle negative. Il risultato è il proliferare di indicazioni, consigli, metodi piuttosto rigidi, che puntano a insegnare ai genitori come ottenere che il bambino li assecondi: non pianga, non urli, dorma da solo nel suo lettino e così via.

Questo atteggiamento culturale – sostiene Bortolotti – impedisce ai genitori di mettersi in ascolto autentico del proprio bambino e della propria relazione con lui, non lascia spazio all'istinto materno e paterno, spinge mamme e papà a uniformarsi per evitare di finire nel mirino dei giudizi negativi di chi li circonda, che si tratti di pediatri o altri esperti, tate, familiari, amici.

Bene, è proprio questo circolo vizioso che l'autrice punta a scardinare con il suo libro, offrendo informazioni, spunti di riflessione, strumenti, perché ogni genitore possa decidere da solo in che direzione muoversi, soprattutto rispetto a comportamenti per lo più socialmente condannati – come allattare a lungo o dormire insieme – ma che invece sono naturali e non hanno di fatto controindicazioni basate su evidenze scientifiche. In una parola, punta all'emporwment di mamme e papà.

Tenendo presente questo obiettivo, l'idea di fondo è dimostrare che attorno alla nanna dei bambini aleggiano molti falsi miti, ormai profondamente radicati ma appunto privi di validità scientifica. Ecco quali sono quelli esaminati nel libro.

1. Abituare il bambino a dormire da solo nella sua stanza

Se decidi di far dormire con te il tuo bambino, lui non sarà mai autonomo e indipendente. Devi abituarlo il prima possibile a dormire da solo nella sua stanza.

Bortolotti scrive che non c'è nessuno studio scientifico che sostenga la validità di questo pregiudizio, che per altro è radicato solo nella società occidentale. “Nelle altre culture, neonati e bambini dormono nella stessa camera, spesso perfino nello stesso letto di chi si prende cura di loro, anche fino all'adolescenza”.

La psicologa chiama anche in causa la storia evolutiva dell'essere umano: “Per i nostri figli la notte è simbolo di assenza, buio, silenzio e mancanza di sicurezza, anche se non viviamo più nelle caverne come i nostri antenati”. Naturale che sia anche un momento in cui si cercano conforto e rassicurazioni.

Anzi: vari studi collegano proprio l'accudimento basato sul contatto – che può comprendere anche il fatto di dormire insieme – e la capacità del bambino di sviluppare un solido senso di indipendenza.

2. Tutti i bambini sono in grado di dormire da soli e per tutta la notte a partire dal sesto mese di vita

Tutti i bambini sono in grado di dormire da soli e per tutta la notte a partire dal sesto mese di vita, o addirittura prima. I risvegli notturni dei bambini sono fisiologici fino ad almeno 3-5 anni di vita.

I bambini dormono in modo diverso rispetto agli adulti. Per esempio, passano più tempo nella cosiddetta fase REM, quella in cui si sogna e in cui è più facile svegliarsi.

Inoltre tendono a passare più spesso da una fase all'altra del sonno: altro aspetto che facilita i risvegli.

Tutte differenze che avrebbero a che fare con i processi di maturazione del cervello.

Quindi: se il tuo bambino si sveglia spesso non significa che c'è qualcosa che non va e che soffre di disturbi del sonno.

Più che il numero di risvegli notturni, a preoccupare dovrebbe essere l'incapacità del bambino a riaddormentarsi dopo essersi svegliato.

“I bambini con disturbi del sonno non sono quelli che si svegliano di frequente la notte, ma quelli che dopo essersi svegliati non si riaddormentano per ore” scrive la psicologa.

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3. Tuo figlio non si sveglierà più se smetti di allattarlo al seno e passi al latte artificiale

Non è affatto scontato che passare dal latte della mamma al latte artificiale faccia dormire di più il bambino.

E' vero che i tempi di digestione del latte in formula sono di solito più lunghi e potrebbero allungare il riposo notturno, ma la regola però non è ferrea.

4. La mamma che allatta al seno anche di notte dorme male

È vero: i bambini allattati al seno tendono a svegliarsi più spesso, perché hanno tempi di digestione più veloci e attraversano fasi di sonno meno profondo.

Questo però non significa che la mamma dorma per forza poco o male: in genere, i ritmi di sonno e allattamento di mamme e bebé sono sincronizzati, addirittura da prima della nascita, e gli studi suggeriscono che questa sincronia protegga la qualità del sonno di mamme e bambini.

Bortolotti riporta le parole dell'antropologa Helen Bell, direttore del Parent&Infant Sleep Laboratory dell'Università di Durham, in Inghilterra: “Diversi studi hanno rilevato che, sebbene la condivisione del letto con madri che allattano comporti risvegli più frequenti per la poppata, esse rimangono sveglie per periodi più brevi, riaddormentandosi più in fretta e più a lungo di chi dorme su superfici separate”.

5. I metodi e le ricette per far dormire un bambino da solo sono sicuramente innocui e non hanno conseguenze a lungo termine

Parliamo di metodi che dovrebbero insegnare al bambino, in modo più o meno “duro”, ad addormentarsi da solo e a dormire tutta la notte.

Il più noto è sicuramente il cosiddetto metodo Estivill, che prevede di lasciar piangere il piccolo per intervalli di tempo crescenti, fino a che non impara a non lamentarsi più quando viene messo a letto.

Un altro esempio è quello del metodo EASY, proposto dalla puericultrice inglese Tracy Hogg nel libro Il linguaggio segreto dei neonati.

Naturale che a un genitore affaticato dai frequenti risvegli notturni del figlio venga la tentazione di provarli, e spesso sono addirittura pediatri, ostetriche o tate a consigliarli. Nella convinzione che al massimo non funzioneranno, ma saranno comunque innocui. Per Bortolotti, però, le cose non stanno esattamente così.

Tanto per cominciare, scrive, non ci sono prove solide che funzionino davvero: alcuni studi sembrano suggerire che possano funzionare a breve termine, ma non sul lungo periodo.

Non solo: possono essere fonte di grande stress sia per i bambini sia per gli adulti che li mettono in pratica. Più stress significa maggiore produzione di cortisolo, un ormone che viene appunto prodotto in risposta a situazioni stressanti.

E più cortisolo nell'infanzia potrebbe significare minore capacità di reagire allo stress nella vita adulta.

Ipotesi, certo, ma sulle quali vale la pena spendere un pensiero prima di decidere come far dormire il proprio cucciolo.

6. Condividere il letto è sempre una scelta pericolosa

In genere, quando si parla di cosleeping si parla anche di morte il culla, la SIDS. In effetti, in passato alcuni studi hanno suggerito un aumento del rischio di SIDS in caso di sonno condiviso, e molte società pediatriche, a partire da quella americana, American Academy of Pediatrics, sconsigliano vivamente questa scelta.

In un capitolo dedicato al tema, però, Bortolotti approfondisce questi aspetti, sottolineando come molti studi non abbiano distinto tra situazioni differenti (per esempio, il fatto che il bambino fosse allattato al seno o artificialmente, cosa che ha profonde ripercussioni sul tipo di sonno del piccolo e della mamma) e tra fattori di rischio differenti.

Alcuni fattori di rischio sono ormai riconosciuti come decisamente importanti, e sono in particolare il fatto di lasciare il bambino a dormire a pancia in giù – il piccolo dovrebbe essere messo SEMPRE a pancia in su – e l'esposizione al fumo di sigaretta, in particolare se a fumare è la madre e lo ha fatto anche durante la gravidanza.

Altri fattori di rischio sono: basso peso del bambino, sovrappeso o eccessiva magrezza della mamma, consumo di alcol, droghe o psicofarmaci da parte di genitori e, per quanto riguarda il dormire insieme, il fatto di dormire su poltroni e divani, di utilizzare materassi o cuscini molto soffici, di non utilizzare le opportune norme di sicurezza, specialmente se il bimbo prende il latte artificiale.

Se si decide di dormire con il proprio bambino:

  • possibilmente il piccolo dovrebbe essere allattato al seno e alla fine di ogni poppata dovrebbe essere rimesso a pancia in su;
  • è necessario che non sia di basso peso, che la mamma sia normopeso e che i genitori non fumino e non assumano alcol o droghe;
  • il bimbo non dovrebbe stare in mezzo ma verso un lato del letto al quale sia stata montata un'apposita protezione;
  • il letto dovrebbe avere un materasso rigido, senza spazi o interstizi nei quali il bambino potrebbe incastrarsi; le coperte devono essere leggere (no piumini) e non devono mai coprire la testa del piccolo;
  • sul letto non devono mai salire animali domestici (o altri fratelli, quando il bambino è ancora piccolo).

7. Dormire tutti insieme significa dormire male. E comunque la coppia ne risente

Rispetto alla scomodità, ogni famiglia trova in genere il modo di adattarsi, magari allargando il letto o comprandone uno king-size.

Quanto ai rischi per la coppia, per Bortolotti non ha senso generalizzare, perché l'affinità di una coppia non dipende solo da come si dorme.

“Piccoli stratagemmi per trovare nuove forme o inaspettati luoghi di intimità possono stimolare il rapporto di coppia” scrive Bortolotti. “L'importante è comunicare sempre i propri pensieri al partner.

Il bambino non può e non deve avere la responsabilità di due genitori che non comunicano o che proiettano su di lui esigenze represse o inespresse”.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/neonato/nanna/sonno-bambini-sette-miti-da-sfatare-sul-cosleeping

Benefici del co sleeping per genitori e neonati- Non sprecare

Cosleeping: bambini che dormono nel lettone

In molte famiglie si ripete spesso questa domanda: è giusto dormire con i bambini, quando sono molto piccoli, nel lettone dei genitori? La risposta è che non ci sono controindicazioni, anzi.

Non sprechiamo l’istinto materno che vuole vedere la mamma accanto al suo bambino durante la notte: allattamento, coccole e contatto fisico sono necessità fisiologiche.

E i recenti studi pedagogici sono a favore del sonno condiviso che non è giudicato un “vizio” del neonato ma una necessità della diademadre-figlio.

BENEFICI DEL CO SLEEPING

Il punto è un altro: fino a quando questa abitudine è salutare e positiva? I bambini dovrebbero dormire nel lettone di mamma e papà fino all’età di tre anni.

È quanto afferma il Dottor Nils Bergman, pediatra presso l’Università di Città del Capo in Sudafrica, che in un suo studio sostiene che dormire nel letto della mamma fornisce ai neonati un riposo migliore di quello che si avrebbe nella culla, perché il cuore del neonato in culla è sotto stress rispetto a quando dorme vicino alla mamma. Inoltre, dormire da soli, sempre secondo il Dott. Bergman rende difficile il legame tra mamma e bambino.

LEGGI ANCHE: Come crescere bambini felici, 10 consigli semplici, essenziali, ma molto efficaci

CO SLEEPING: FINO A QUANDO

L’argomento della nanna di un neonato è delicato e controverso. Le teorie sui metodi per far dormire i bambini sono talmente tante che non basterebbe un manuale per elencarle tutte.

PER SAPERNE DI PIÚ: Come insegnare ai bambini a dormire da soli nel proprio letto, 10 consigli e sogni d’oro

CO SLEEPING: COS’È

Sostanzialmente è composto di due parole: sleep dormire e co insieme. Ci sono diverse teorie a riguardo che vanno dal dormire nello stesso letto con mamma e papà, al dormire nello stesso letto con fratelli e sorelle.

VANTAGGI DEL CO SLEEPING

Sostanzialmente, nelle prime settimane di vita del neonato, mamma e bambino dormono nella stessa stanza per via dell’allattamento notturno.

  La maggior parte delle madri attente ai bisogni del bambino, risponde in maniera costante, coerente e sensibile alle richieste di vicinanza e di rassicurazione.

Così nel tempo il bambino si tranquillizza e finisce per sapere che la mamma, anche se non c’è, è pronta ad accorrere al bisogno. Il neonato che non viene ascoltato smetterà di piangere e chiamare a poco a poco capendo che il pianto non serve per far comparire la sua mamma.

PER APPROFONDIRE: In Austria è più facile essere mamma, assegni da mille euro e congedo fino a tre anni

DORMIRE NEL LETTONE

Paradossalmente, più al bambino verrà data la possibilità di stare vicino alla madre quando lo richiede, più sarà capace, in seguito, di stare da solo.

Più verrà accolto il suo desiderio di dipendenza quando è piccolo, più facilmente diventerà, in seguito, autonomo.


Trascurare sistematicamente le richieste di vicinanza del bambino o rispondervi in maniera incostante rallenta o ostacola questo processo di formazione della “sicurezza interiore”.

QUANDO DORMIRE DA SOLI

Ma una volta cresciuti, i bambini devono avere la loro autonomia. Anche a letto e anche la notte. Non è possibile vederli a sette-otto anni ancora ben piazzati sotto le coperte, tra il padre e la madre. Si rischia di prendere una serie di brutte abitudini che poi nel tempo diventa difficile modificare. E si hanno diversi effetti negativi.

Innanzitutto in tre, con un ragazzino nel letto, non si dorme bene. Lui scalcia, parla durante il sonno, si muove spesso: tutti gesti che disturbano in modo irreparabile il sonno dei genitori. Poi a questa età un bambino deve capire quali sono gli spazi dell’intimità, i suoi e quelli dei genitori.

Il lettone è di mamma e papà, magari lui ci si può tuffare una mattina di domenica o in un giorno festivo. Ma devono essere casi particolari, non la norma. In terzo luogo, il bambino deve esser consapevole del valore dell’autonomia che passa anche per la capacità di stare la notte nel proprio letto.

Senza chiedere protezione a nessuno.

COME CONVINCERE UN BAMBINO A DORMIRE DA SOLO

Una volta chiarito il fatto che i bambini grandicelli devono dormire nel proprio letto, può esserci il problema di come convincerli. Qui bisogna usare argomenti sensati e seduttivi, e non farsi prendere da angosce e paure. E’ tutto molto più semplice di quanto sembra.

Per esempio: spiegate a vostro figlio i vantaggi del dormire nel sul letto, a partire dallo spazio disponibile e dalla possibilità di leggere in santa pace qualche pagina di un libro. Quanto più la cameretta è bella e accogliente, tanto più questo argomento avrà successo.

Se il bambino ha paura, allora è necessario rassicurarlo, ma non è indispensabile farlo nel lettone dei genitori: molto meglio accompagnarlo in un percorso nel quale diventi più consapevole dei propri mezzi.

La routine, dal bagno al pigiama e alla luce accesa fino a una certa ora, aiuta, e mette il bambino a proprio agio. Anche a distanza dai cuscini di papà e mamma.

CONSIGLI PER DORMIRE BENE:

Источник: https://www.nonsprecare.it/nessun-problema-per-i-figli-che-dormono-nel-lettone

Co-sleeping: dormire con il bambino nel lettone

Cosleeping: bambini che dormono nel lettone

Quale bambino prima o poi non ha passato una o più notti nel lettone con i suoi genitori? Quanti si rifiutano a lungo di dormire nel loro lettino e quanti invece, se pure ci si sono addormentati, a metà notte migrano nel lettone?

Cos’è il co-sleeping

Si può dire che quasi tutti i bambini piccoli sceglierebbero di dormire con i genitori: co-sleeping è il termine col quale viene definito nella comunità scientifica il dormire insieme.

È un’abitudine che ci accomuna ai primati non umani, le scimmie, che sono geneticamente molto vicini a noi e che la praticano abitualmente: il piccolo della scimmia dorme sempre con sua madre.

 Dormire insieme è inoltre una consuetudine molto diffusa presso tutti popoli del mondo, nella società occidentale è caduta in disuso solo da qualche decennio: si può dire dunque che per il piccolo dell’uomo è assolutamente una novità l’essere messo a dormire da solo. Una novità utile, o no?

Una questione d’istinto

Il piccolo dell’uomo nasce immaturo, dovranno trascorrere molti anni prima che divenga adulto, e in tutto il suo sviluppo, soprattutto quando è più piccolo, è estremamente vulnerabile ai pericoli ambientali. Nei millenni della storia dell’umanità solo i piccoli che efficacemente si tennero vicini alla madre sopravvissero ai pericoli dell’ambiente: ai predatori, al freddo, alla fame, all’essere dispersi dal gruppo.

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Si è formata così una capacità di promuovere la propria sopravvivenza attraverso strategie di comportamento che ciascun neonato riceve in dotazione dalla Natura, è cioè geneticamente determinata; fra queste c’è il “Sistema comportamentale dell’attaccamento”:

  • il bambino fino ai 6-7 mesi si segnala fondamentalmente piangendo e si quieta col contatto fisico, al suono della voce, alla visione di un volto umano, succhiando qualcosa, oppure dondolandosi;
  • il bambino più grande è capace di riconoscere e richiamare alla mente l’immagine di molte cose che ha visto e che ora ricorda, soprattutto l’immagine della madre; diviene capace dunque di accorgersi della sua assenza e di cercarla consapevolmente per raggiungerla più attivamente;
  • verso gli 8-9 mesi per quasi tutti i bambini questa fase è stata raggiunta ed è facilmente riconoscibile per la comparsa dell’ansia da separazione.

Il bimbo sorveglia la mamma

Quando il bambino si accorge che la madre è assente o distante prova una sensazione di ansia che può farlo piangere; mentre prima andava in braccio a chiunque, ora inizia a piangere con gli estranei e non tollera facilmente di essere separato da sua madre. È in questo periodo che anche i bambini che dormivano molte ore consecutivamente iniziano a svegliarsi e a richiamare la madre col pianto cercando di ricongiungersi a lei.

Di giorno il bambino, anche durante il gioco, non supera una certa distanza da sua madre e ne controlla di tanto in tanto la vicinanza con lo sguardo, cerca di avvicinarsi se si è troppo allontanato, la madre fa altrettanto con un comportamento complementare e reciproco; questo comportamento si manifesta intensamente fino alla fine del 3° anno, ma rimane attivo per tutta l’età dello sviluppo e poi per tutta la vita, in forme sempre più blande.
Ovviamente, poiché questo comportamento nasce e si struttura per la difesa del piccolo dai pericoli dell’ambiente, l’attaccamento viene soprattutto espresso in presenza di situazioni che il bambino, istintivamente o consapevolmente, giudica pericolose: se la madre è distante o assente, se è malato, se c’è un estraneo o si trova in un ambiente sconosciuto, se c’è un forte rumore, se c’è buio. È facile capire che di notte, al buio, solo nella sua culla, il bambino piccolo, quando si sveglia, sente l’ansia della separazione e cerca di ricongiungersi a sua madre.

Imparare a tollerare la separazione

Ma come mai il sistema comportamentale dell’attaccamento si disattiva e i bambini, chi prima chi dopo, diventano capaci di tollerare la separazione e di quietarsi anche senza un contatto fisico e infine dormono da soli senza ansie?

La madre risponde alle richieste di vicinanza del bambino a sua volta attivando una sua capacità innata, a cui corrisponde una sensazione di gioia di accudire il suo bambino; ogni madre risponde alle richieste del figlio in relazione anche al suo carattere e al ricordo che lei ha delle cure e dell’accudimento che le furono prestati quando era bambina. Ogni madre pertanto ha il suo stile di risposta alle richieste del figlio.
La maggior parte delle madri attende ai bisogni del bambino, risponde in maniera costante, coerente e sensibile alle richieste di vicinanza e di rassicurazione. Così nel tempo il bambino si rassicura e finisce per sapere che la mamma, anche se non c’è, è pronta ad accorrere al bisogno. Finisce inoltre per sapere di essere capace ed efficace nel richiamarla, e che, quando ce ne sarà il bisogno, potrà farlo facilmente.
Paradossalmente più al bambino piccolo verrà data la possibilità di dormire nel lettone vicino alla madre quando lo richiede, più sarà capace in seguito di stare da solo. Più verrà accolto il suo desiderio di dipendenza quando è piccolo, più facilmente diventerà, in seguito, autonomo.
Trascurare sistematicamente le richieste di vicinanza del bambino o rispondervi in maniera incostante rallenta o ostacola questo processo di formazione della sicurezza interiore. Pertanto, si può concludere che ogni madre sa che il bimbo piccolo può chiedere di stare vicino di notte soprattutto quando è più piccolo, quando ha paura, quando è malato, quando è ansioso per qualunque motivo e che un co-sleeping a richiesta come si fa con l’allattamento è probabilmente la strategia più giusta.

Cosa dice la scienza

Gli studi di epidemiologia ci dicono che a 9 mesi l’84% dei bambini si sveglia almeno una volta, con un picco di risvegli a 2 anni; fino ai 3 anni, e soprattutto verso i 18 mesi, moltissimi bambini dormono nel lettone con i genitori per tutta la notte o per una parte della notte, questa abitudine diminuisce nel tempo e tra i 5 e i 10 anni praticamente tutti imparano a dormire tranquillamente da soli.

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Bibliografia:

Источник: https://www.uppa.it/educazione/pedagogia/sonno-dormire-con-il-bambino-nel-lettone/

Cosleeping, dormire tutti insieme nel lettone: sì o no? Pro e contro

Cosleeping: bambini che dormono nel lettone

  1. Il cosleeping consiste nel dormire insieme al proprio bambino: dall’inglese co “insieme” e sleeping “dormire”.
  2. Per fare un cosleeping sicuro è bene acquistare un’apposita culla da attaccare al lettone, la condivisione del letto sarebbe da evitare.
  3. La pratica del cosleeping è stata rivalutata in tempi recenti: prima si pensava fosse un atto di “debolezza” dei genitori, in realtà rende i bambini indipendenti e felici.
  4. Il contattofisico e la vicinanza con il proprio bebè sono fondamentali per sviluppare benessere e attaccamento da entrambe le parti.
  5. Si può fare cosleeping da subito, anzi: alcuni ospedali già lo propongono durante il ricovero post-parto!

Credits: Foto di Pexels | Andreas Wohlfahrt

Dormire insieme al bambino, nel lettone o nella stessa stanza, è tornata a essere una pratica comune.

In passato, però, fare cosleeping era malvisto perché si riteneva che il neonato dovesse essere reso “indipendente” il prima possibile.

Eppure praticare il cosleeping consente di sviluppare attaccamento con il proprio bambino rendendolo allo stesso tempo autonomo, anche se non mancano alcuni contro. Siete curiose? Via con il post!

COSLEEPING CON NEONATO, SI PUÒ INIZIARE SUBITO? COSA DOBBIAMO SAPERE?

Il cosleeping è una pratica che, come abbiamo detto, rivaluta la possibilità di dormire tutti insieme nel lettone o nella stessa stanza. Molte, però, si staranno chiedendo se è sicuro fare cosleeping con un neonato da subito.

Credits: Foto di Pexels | Pixabay

Facciamo una premessa, ragazze: il cosleeping deve essere una scelta che vi rende tranquille.

Credits: Foto di Pexels | Andrea Piacquadio

Per qualunque tipo di dubbio ricordatevi di rivolgervi sempre al vostro pediatra di fiducia. E soprattutto, non ascoltate i giudizi di amici o parenti… spesso in buona fede vengono pronunciate tante cose da non dire a una neomamma!

Credits: Foto di Pexels | Kristina Paukshtite

In linea generale non ci sono particolari controindicazioni per dormire insieme al proprio bambino, anche se appena nato, ma è fondamentale prendere alcuni accorgimenti affinché il cosleeping sia sicuro per il piccolo.

Credits: Foto di Pexels | Lisa Fotios

REGOLE PER UN COSLEEPING SICURO, EVITARE IL LETTONE: MEGLIO LA CULLA

Dormire insieme al neonato è sicuramente una pratica positiva, come abbiamo già accennato; le linee guida del Ministero della Salute per la prevenzione della SIDS (la cosiddetta “morte in culla”), però, mettono in guardia dal bed-sharing, la condivisione del letto.

Credits: Foto di Pexels | Ketut Subiyanto

È bene perciò preferire sempre una culla da cosleeping: si tratta di speciali lettini che vengono agganciati al lettone dei genitori.

Credits: Foto di Pexels | Natalie

Sono chiusi su tre lati, mentre quello aperto è rivolto verso la mamma (o il papà). Consentono di fare cosleeping sicuro: si dorme tutti insieme, nella stessa stanza, ma ognuno ha il proprio spazio.

Credits: Foto di Pexels | Kelvin Octa

La mamma ha la possibilità di rispondere immediatamente ai bisogni del bebè, ad esempio può allattarlo senza sforzi, sdraiandolo di fianco a sé nel lettone: è importante, però, che il bambino ritorni nella culla quando si è riaddormentato.

Credits: Foto di Pexels | Pixabay

Anche durante i brevi momenti insieme nel lettone, è fondamentale rispettare alcune regole di sicurezza.

Credits: Foto di Pexels | Rodnae Productions

PER UN COSLEEPING SICURO NON vestire TROPPO IL BAMBINO:
NON DEVE SUDARE

Non coprire mai il bambino con coperte o piumoni: se la temperatura in stanza è eccessivamente bassa, meglio propendere per un sacco nanna.

Inoltre, vietati i cuscini: questi accorgimenti valgono anche quando il bimbo dorme nella propria culla.

Credits: Foto di Pexels | Tatiana Syrikova

Non posizionare il neonato in mezzo ai genitori, ma sul lato del lettone dove è montata la culla da cosleeping.

Credits: Foto di Pexels | Simon Berger

Ultimo, ma non per importanza: il materasso deve essere rigido (non cedevole) e il bambino deve essere sempre posto a pancia in su, anche dopo il biberon di latte o le poppate se allattate al seno.

Credits: Foto di Pexels | Ryutaro Tsukata

Ragazze, non abbiamo ancora finito! Nella prossima pagina scopriremo perché il cosleeping è una pratica che fa bene a mamma e bambino, ma anche qualche contro da tenere in considerazione.

Dormire insieme è una pratica diffusa in tantissimi Paesi del mondo, anche se in Occidente da qualche decennio si è più propensi ad “allontanare” presto il bambino dalla stanza dei genitori e a portarlo in cameretta, per provare a “migliorarne” autonomia e indipendenza.

Credits: Foto di Pexels | Madeline Bassinder

FARE COSLEEPING NON È UN VIZIO, MA UN BISOGNO DEL BAMBINO

Diversi studi hanno però indicato che i neonati hanno bisogno, specialmente nei primi mesi di vita, di sentire la vicinanza della propria mamma.

Credits: Foto di Pexels | Laura Garcia

Sapere che la madre è presente calma immediatamente il bambino e lo fa sentire al sicuro: avere una “base” emotiva lo rende, in realtà, più sicuro di sé e autonomo nel tempo.

Credits: Foto di Pexels | Arina Krasnikova

Altro pro del cosleeping è di tipo pratico: se si allatta al seno è molto comodo avere il proprio bambino vicino, invece di essere costrette ad alzarsi e cambiare stanza più volte nel corso della notte.

COSLEEPING, QUALCHE CONTRO DA CONSIDERARE SE SI VUOLE DORMIRE INSIEME

Dal punto di vista relazionale, non ci sono contro al cosleeping: il bambino non diventerà troppo “dipendente” dalla mamma, anzi. Sarà lui stesso a farci capire di essere pronto a “staccarsi” e a dormire nella propria stanza (prima per qualche ora, poi per tutta la notte).

Credits: Foto di Pexels | Andrea Piacquadio

Dormire tutti insieme nella stessa camera, però, potrebbe alla lunga mettere alla prova il rapporto di coppia se non si riescono più a trovare momenti di intimità con il proprio partner.

Credits: Foto di Pexels | Anna Shvets

Inoltre, bisogna prestare attenzione alle misure di sicurezza nominate prima, premurandosi di avere a disposizione una culla da cosleeping. A proposito, ragazze, per evitare acquisti inutili potrebbe interessarvi anche sapere quali sono le cose da avere assolutamente nel corredino del neonato!

Credits: Foto di Pexels | Polina Tankilevitch

In definitiva fare cosleeping può essere comodo e bello per tutta la famiglia, l’importante è non abbassare mai la guardia, predisponendo un ambiente sicuro per il bebè.

Credits: Foto di Pexels | Pixabay

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3) COSA COMPRARE PER UN NEONATO? PRODOTTI SALVAVITA!

Via Giphy

Per oggi è tutto ragazze! Cosa ne pensate della pratica del cosleeping? Se avete figli, qual è il vostro approccio? E voi, da piccole sgusciavate nel lettone di mamma e papà? Fateci sapere la vostra nei commenti, un grande bacio dal TeamClio!

Источник: https://blog.cliomakeup.com/2021/02/cosleeping-dormire-tutti-insieme-lettone-pro-contro/

Co-Sleeping: meglio dormire nel lettone o nel lettino?

Cosleeping: bambini che dormono nel lettone

Quando il neonato arriva, subito si presenta un dilemma: co-sleeping o no?

Il bambino deve dormire nel lettone, in stanza o fuori?

La domanda che molti genitori si trovano a farsi, dopo l’arrivo del proprio bambino, è proprio:

“Lo facciamo dormire nel lettone o nel lettino?”

I genitori solitamente rispondono a questa domanda in tre modi:

“deve assolutamente dormire sempre nel suo lettino”

“dormirà nel lettone fino a quando vorrà

“facciamolo dormire nel lettino e se non dorme lo spostiamo nel lettone”

Ma esiste una risposta corretta a questa domanda?

No. O meglio, ci sono delle linee guida di sicurezza che andrebbero seguite per non mettere il piccolo in pericolo di vita, ma per il resto si può ancora scegliere.

La verità è che nell’ultimo periodo si stanno spendendo tante parole a riguardo a seconda dei punti di vista di chi ne sta parlando.

Prima di esaminare a fondo perché esistono pareri contrastanti, vorrei fare un po’ di chiarezza tra:

Vedi il nostro video sul co-sleeping e il bed-sharing

il co-sleeping è spesso confuso con il bed-sharing e viceversa.

Nel linguaggio comune, parlando di co-sleeping si intende “dormire nel lettone con mamma e papà” ma è davvero così?

Cosa significa davvero co-sleeping?

Per co-sleeping si intende: “Far dormire il bambino in prossimità sensoriale del genitore“

Questo cosa significa?

Significa che il bambino può dormire accanto al genitore, ma non necessariamente nel letto insieme. In pratica basta essere nella stessa stanza per parlare di co-sleeping.

Nella maggior parte dei casi, il co-sleeping, almeno per i primi mesi, viene effettuato con l’utilizzo di una culla Next-to-Me: una culla attaccata al letto matrimoniale, come se fosse una prosecuzione del lettone, il bambino dorme nel suo lettino ma accanto ai genitori.

L’utilità della Next to me è data proprio dal fatto che una delle sbarre, quella a contatto con il letto matrimoniale, viene abbassata e la mamma può avvicinarsi al bambino senza avere barriere.

Ecco un esempio di culla next-to me

PRO E CONTRO DEL BED-SHARING

Scegliendo questa modalità di riposo, genitore e bambino, vanno incontro a molti benefici ma anche alcuni pericoli.

Lasciando dormire il bambino nel lettone, gli si permette di sentirsi protetto, al sicuro e rassicurato dalla presenza continua a costante da parte della mamma.

La mamma può allattare in tranquillità e intervenire in caso di necessità.

Ma se davvero abbiamo tutti questi benefici, perché allora per molti è sconsigliato?

Perché il bed-sharing può essere estremamente pericoloso.

I pericoli maggiori dati dal bed-sharing sono dovuti a:

  • cadute dal letto involontarie
  • schiacciamenti
  • SIDS
  • surriscaldamento

Vediamo insieme cosa ne pensano due grandi divulgatori scientifici.

COSA DICE L’UNICEF

Per chi non lo sapesse, l’UNICEF è il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia.

Si occupa di promuovere i diritti e migliorare le condizioni di vita dei bambini e delle bambine in tutto il mondo.

Ovviamente si è espresso anche sul tema del sonno e questi sono i punti chiave su cui si sofferma parlando di “bed-sharing e SIDS“:

  • dormire sul divano o su una sedia con il bambino è pericoloso e andrebbe sempre evitato: la posizione non è sicura e il bambino potrebbe essere schiacciato o cadere;
  • se il genitore si addormenta è molto più al sicuro nel letto piuttosto che sul divano;
  • la SIDS è molto più probabile se i genitori che fanno bed-sharing hanno bevuto, preso droghe o medicine (non nascondiamoci, anche questa è una triste eventualità)
  • i letti per adulti non sono realizzati per tenere al sicuro i bambini, i genitori devono tenere al sicuro i bambini
  • il bed-sharing è più pericoloso se i genitori fumano o hanno fumato in gravidanza
  • la SIDS è più comune nei bambini prematuri o sottopeso e quindi il bed-sharing dovrebbe essere evitato

AMERICAN ACADEMY OF PEDIATRICS

L’Accademia Americana dei pediatri (American Academy of Pediatrics) è un’organizzazione formata da oltre 64000 pediatri e specialisti nell’infanzia.

Si sono spesso pronunciati sulla SIDS e sulla sicurezza del sonno dei bambini sia nel bed-sharing che nel lettino.

Per riassumere il loro pensiero, sostengono l’importanza di dormire nella stessa stanza del bambino ma su una superficie separata e sicura, questo abbassa le probabilità di SIDS del 50%.

Inoltre sottolineano come far dormire il bambino in una stanza diversa da quella dei genitori aumenta le probabilità di SIDS di circa il 1000%.

Per quanto riguarda invece il bed-sharing, evidenziano che se viene effettuato nei primi 4 mesi, aumenta il 500%la possibilità di SIDS. Io non vorrei aumentare di 5 volte le possibilità che il mio piccolino muoia.

Alcune culle per il bed-sharing, dove la culla viene posta all’interno del letto matrimoniale, non hanno prove di sicurezza per la SIDS.

COSA NE PENSIAMO NOI?

La sicurezza viene prima di tutto, ogni scelta che il genitore deve prendere per il proprio bambino deve essere prima di tutto consapevole.

Se il tuo bambino è abbastanza grande da essere fuori dal pericolo SIDS, non è un problema se richiede di dormire, ogni tanto, con voi.

Come in tutte le scelte, bisogna osservarne il contesto: non esiste in questo caso una risposta che vada bene per tutti e soprattutto a tutte le età.

Quello che sicuramente ti può aiutare a fare questa scelta è essere consapevole dei rischi, della SIDS e di cosa ne pensa la ricerca.

Noi crediamo che il contatto tra mamma e bambino sia fondamentale, soprattutto dalla nascita, esistono modalità che ti aiutano a restare in contatto senza correre dei rischi, probabilmente la scelta della Next-to-me è la scelta migliore, a nostro avviso.

Ricorda però che la decisione spetta solo ed esclusivamente a voi, come genitori, non lasciarti influenzare dal pensiero di amici e parenti.

Sono certa che farai la scelta migliore, per te e per la tua famiglia.

Molti pensano che i bambini dormiranno di più nel letto insieme ai genitori ma, per nostra esperienza, questo non è del tutto vero.

Alcuni bambini non riescono a dormire nel lettone per l’eccesso di caldo e per il continuo movimento dei genitori.

Se il tuo bambino ha difficoltà a prendere sonno, difficoltà a dormire, ti consigliamo la nostra guida “SONNO FELICE”, che abbiamo creato apposta per sistemare questo tipo di problemi che possono portare anche a un senso di disperazione, dove aiutiamo i genitori a trovare un giusto equilibrio con il sonno del bambino, nel totale rispetto dei risvegli fisiologici del bambino.

Источник: https://genitoreinformato.com/co-sleeping/

Gravidanza
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