Cosa sentono le bambine quando critichi il tuo corpo

Contents
  1. Come capire le figlie adolescenti
  2. Perché gli anni dell’adolescenza possono essere così stressanti per le ragazze e per i loro genitori?
  3. II “distacco dall'infanzia”, uno dei sette stadi evolutivi dell’adolescenza: in cosa consiste
  4. Quanto contano le amicizie, o meglio, la “tribù” che una ragazzina sceglie?
  5. Adolescenti e umore instabile: come aiutarle a controllarlo
  6. Perché le adolescenti hanno la necessità di mettere in discussione l’autorità degli adulti?
  7. Molte adolescenti non accettano i consigli degli adulti. Come comportarsi?
  8. L’insorgere delle emozioni (amore) e la sessualità: come affrontare queste tematiche?
  9. Insegnare alle adolescenti a prendersi cura di loro stesse, come
  10. 5 consigli strategici per convivere con figlie adolescenti nel migliore dei modi
  11. Perché sono così critico con il mio corpo e non riesco ad accettarlo? –
  12. Lo sviluppo dell’immagine corporea
  13. Cultura e società hanno un impatto sullo sviluppo dell’immagine corporea
  14. Influenze della famiglia e dei pari: dal commento della nonna, a quello del fidanzato fino al body shaming
  15. Il body shaming
  16. Fat talk: come parli del tuo corpo?
  17. I commenti del partner
  18. Caratteristiche fisiche e cambiamenti dovuti alla crescita
  19. Caratteristiche di personalità
  20. Il ruolo dell’autostima
  21. Il pattern di attaccamento
  22. Il perfezionismo
  23. Valuta quanto è importante per te l’aspetto
  24. Togliere enfasi all’aspetto fisico (alla bellezza o magrezza) e vederlo in una prospettiva più neutra è fondamentale: il tuo corpo non è tutto, e tu sei certamente di più di quello che appari.
  25. Autostima e senso d’inadeguatezza. Che valore diamo a noi stessi?
  26. Le convinzioni e i sentimenti di chi ha bassa autostima
  27. I comportamenti delle persone che hanno bassa autostima
  28. I genitori delle persone che hanno bassa autostima… e i loro partner
  29. Bassa autostima e depressione
  30. Cosa Sentono le Bambine Quando Critichi il tuo Corpo
  31. Cosa sentono le bambine quando critichi il tuo corpo 
  32. Pensieri che influenzano negativamente le bambine
  33. La corsa al bisturi tra gli adolescenti
  34. Come essere un modello positivo per le proprie figlie

Come capire le figlie adolescenti

Cosa sentono le bambine quando critichi il tuo corpo

Come capire le ragazze adolescenti? Come trovare un modo per creare un dialogo con loro? La scrittrice americana Lisa Damour ha provato a dare alcune risposte a questa domanda nel libro Capire le adolescenti. Le sette tappe per passare dall'infanzia all'adolescenza (Edizioni Sonda, Milano).  

L'adolescenza è una fase molto particolare della vita di ogni individuo, poiché è ricca di trasformazioni e di contrasti. La situazione si complica, in molti casi, se si tratta di ragazze: non è sempre facile comprendere le adolescenti.

Dunque, come riuscire ad andare loro incontro? La scrittrice, psicologa e ricercatrice americana Lisa Damour ha provato a dare alcune risposte a questa domanda nel libro Capire le adolescenti.

Le sette tappe per passare dall'infanzia all'adolescenza (Edizioni Sonda, Milano).

In questo innovativo testo, l'autrice tratta alcuni temi importanti legati alle adolescenti e al loro rapporto con i genitori, provando a spiegare cosa occorre fare, ad esempio, quando le ragazze rispondono male oppure come intervenire se soffrono di ansia, ecc. Insomma, la Damour affronta nel libro molte questioni riguardanti la fase femminile adolescenziale: noi l'abbiamo intervistata e lei ci ha raccontato qualcosa in più sul suo libro.

Lisa Damour, essendo una psicologa clinica, lavora con adolescenti da più di 25 anni. «Esistono molti libri che sono stati scritti per genitori di adolescenti che hanno grandi problemi come la depressione o il comportamento autolesionista.

Tempo fa, ho constatato che, però, non esisteva un libro che aiutasse i genitori a comprendere le sfide prevedibili che si presentano con il normale sviluppo dell'adolescente.

Così ho deciso che avrei provato a scriverlo io».

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Perché gli anni dell’adolescenza possono essere così stressanti per le ragazze e per i loro genitori?

«Una delle regole base in psicologia è che il cambiamento equivale allo stress. Ogni volta che gli esseri umani subiscono cambiamenti, si sentono sotto pressione, anche nel caso di mutamenti positivi come l'arrivo di un lavoro desiderato o di un nuovo bambino in casa. L'adolescenza equivale a uno straordinario cambiamento».

«Dodicenni e diciottenni non hanno quasi nulla in comune. Quando si verificano così tanti cambiamenti in così poco tempo, non c'è dubbio che la ragazza e i suoi genitori li percepiranno come stressanti».

II “distacco dall'infanzia”, uno dei sette stadi evolutivi dell’adolescenza: in cosa consiste

«L'adolescenza inizia quando una ragazzina decide di non voler più essere vista o di non sentirsi più una bambina. Quando ciò accade, tende ad allontanarsi da cose che considera infantili.

Potrebbe diventare più riservata a casa, infastidirsi quando i suoi genitori la chiamano con un soprannome legato all'infanzia e sperimentare look e stili che sono solitamente associati alle ragazze più grandi.

Questo è un aspetto normale e prevedibile dello sviluppo delle adolescenti, ma è ancora una fase che spesso coglie i genitori alla sprovvista».

Quanto contano le amicizie, o meglio, la “tribù” che una ragazzina sceglie?

«Le amicizie significano moltissimo per le adolescenti.

Se un'adolescente si sente socialmente isolata o sta cercando con difficoltà di fare amicizia, sicuramente sta soffrendo, anche se ogni altro aspetto della sua vita sta andando bene.

E le amicizie che stringono le adolescenti possono avere una forte influenza sul loro comportamento. Infatti, in genere le ragazze adolescenti tendono a fare le stesse scelte dei loro amici».

«Quindi le giovani che entrano in un gruppo che sperimenta droghe e alcol faranno quasi sicuramente lo stesso, così come le ragazze che hanno amici che prendono sul serio la scuola probabilmente prenderanno anch'esse sul serio gli studi».

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Adolescenti e umore instabile: come aiutarle a controllarlo

«Le ragazze adolescenti spesso sono molto emotive. Quest'emotività non può essere controllata facilmente. I genitori dovrebbero offrire empatia e dare alle adolescenti il tempo di calmarsi, senza fare molte domande sul perché è arrabbiata o senza dirle che sta reagendo in modo eccessivo».

«Quando gli adulti sono pazienti e presenti di fronte a un crollo emotivo, le ragazze tendono a sentirsi meglio rapidamente e a trovare soluzioni, se necessarie, al problema che le ha turbate in un primo momento».

Perché le adolescenti hanno la necessità di mettere in discussione l’autorità degli adulti?

«Gli adolescenti, quando diventano tali, iniziano a notare che gli adulti sono imperfetti e che spesso siamo anche incoerenti e ipocriti. Non possono fare a meno di mettere in discussione la nostra autorità mentre fanno queste osservazioni».

«Ciò che devono fare i genitori in questi casi è ammettere che noi adulti abbiamo commesso errori e offrire spiegazioni razionali per le nostre regole. Non possiamo dire alle nostre figlie di mettere in discussione ciò che i coetanei sostengono, ma almeno possiamo affermare che non devono mai mettere in discussione ciò che un adulto dice loro di fare».

Molte adolescenti non accettano i consigli degli adulti. Come comportarsi?

«La maggior parte delle adolescenti ha la priorità unica e massima di diventare indipendente. Ciò significa che non vogliono sentire né sapere che stanno seguendo le istruzioni degli altri, anche quando queste ultime giungono sotto forma di saggi consigli da parte di persone che le amano».

«Le cose vanno meglio quando i genitori offrono una guida pur riconoscendo che le ragazze alla fine faranno le loro scelte. E le cose vanno male quando gli adulti cercano di far fare alle adolescenti ciò che desiderano gli adulti stessi».

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L’insorgere delle emozioni (amore) e la sessualità: come affrontare queste tematiche?

«Quando noi adulti discutiamo di romanticismo o di sessualità con le adolescenti, di solito ne parliamo in termini negativi. Ci concentriamo su ciò che potrebbe accadere o su ciò che non vogliamo che le nostre figlie facciano. Questo deriva dal nostro desiderio di proteggere le ragazze, ma i dati hanno dimostrato che non funziona così».

«La mia proposta è la seguente: parlare alle nostre figlie del lato positivo del romanticismo e della sessualità – che dovrebbero essere gentili, gioiosi e reciproci – e affrontare anche i rischi, legati all'amore e alla sessualità, in un secondo momento».

Insegnare alle adolescenti a prendersi cura di loro stesse, come

«Aiutiamo le adolescenti a prendersi cura di loro stesse se insegniamo loro gradualmente, appunto, cosa è opportuno che facciano.

Quando le nostre figlie sono giovani, siamo noi che ci assicuriamo che mangino cibi sani, che si coprano quando fa freddo e che dormano bene la notte.

Quando le ragazze crescono, possiamo parlare con loro delle loro capacità e delle responsabilità che aumentano per ciò che riguarda la loro stessa cura personale».

«Ad esempio, potremmo dire a una bambina di dieci anni: “Mangiare verdure fa parte del modo in cui ti prendi cura del tuo corpo” e a una diciassettenne: “Divertiti a quella festa, ma ricorda che tu sei responsabile della tua sicurezza e della tua salute. Noi siamo qui per aiutarti se necessario”».

5 consigli strategici per convivere con figlie adolescenti nel migliore dei modi

  1. Non prendere come “torti personali” i comportamenti adolescenziali. «L'adolescenza non è qualcosa che tua figlia ti fa, ma è una fase di sviluppo stressante che la ragazza sta attraversando».
  2. Quando tua figlia è arrabbiata, non insistere se non vuole sempre dirti cosa c'è che non va.

    «Puoi fornire empatia e conforto senza avere per forza ulteriori dettagli su ciò che la disturba».

  3. Aspettati e accetta che tua figlia ti critichi. «Non permetterle di essere scortese, ma tieni sempre la “mente aperta” sulla sua reazione. Vivere con un adolescente può aiutarci a crescere e ad essere persone migliori».

  4. Ricorda che ogni adolescente ha un lato premuroso e maturo e un lato impulsivo e immaturo. «Il lato cui ti rivolgi sarà anche il lato di tua figlia che verrà in primo piano nella conversazione».
  5. Divertiti! «Per quanto impegnative possano essere le ragazze adolescenti, il nostro tempo con loro passa rapidamente».

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Источник: https://www.nostrofiglio.it/adolescenza/come-capire-le-figlie-adolescenti

Perché sono così critico con il mio corpo e non riesco ad accettarlo? –

Cosa sentono le bambine quando critichi il tuo corpo

Perché sono così critico con il mio corpo e non riesco ad accettarlo? Vediamo assieme come si sviluppa un’immagine corporea negativa e quali fattori entrano in gioco.

Le persone non si svegliano improvvisamente un giorno pensando di non sopportare il proprio corpo. L’immagine corporea si forma gradualmente partendo dall’infanzia e possiamo dividere in due categorie i principali i fattori che influenzano il suo sviluppo:

 Esperienze passate: il loro ruolo è quello di dare forma al modo in cui ognuno di noi vede se stesso e sono suddivise in aspetti socio-culturali, esperienze interpersonali, caratteristiche fisiche e cambiamenti che avvengono con la crescita, caratteristiche di personalità).
 Influenze attuali: vale a dire le esperienze della nostra vita quotidiana che determinano come pensiamo, sentiamo e reagiamo al nostro aspetto.

Se da un lato conoscere da vicino l’importanza dei fattori “storici” ci permette di fare importanti considerazioni su come sia possibile agire a scopo preventivo sullo sviluppo di un atteggiamento negativo verso il nostro aspetto, riflettere sulle “influenze attuali” ci indirizza verso le strategie psicologiche e comportamentali utili per migliorare l’immagine corporea.

Per conoscere meglio l’impatto di un’immagine corporea negativa puoi leggere anche “Immagine corporea: quanto influenza la nostra vita?” 

Lo sviluppo dell’immagine corporea

Lo sviluppo della nostra identità è guidato dall’esperienza di avere un corpo: il corpo è il limite tra ciò che noi siamo e ciò che non siamo.

 A partire dall’età di due anni la maggior parte dei bambini sviluppa l’auto-consapevolezza ed è in grado di riconoscere la propria immagine allo specchio.

Crescendo il loro corpo rappresenta quello che “sono” ed in un secondo momento inizieranno a diventare consapevoli di come gli altri vedono il loro corpo/aspetto.

Cultura e società hanno un impatto sullo sviluppo dell’immagine corporea

La nostra società definisce degli standard di bellezza cui ci sentiamo obbligati ad aderire. Questi standard  irrealistici, contraddittori e conseguentemente deleteri per le persone: lo vedremo meglio in un altro articolo.

Sin dalla scuola dell’infanzia i bambini iniziano a comprendere come sono valutate, nella nostra società, determinate caratteristiche fisiche.
I bambini imparano che la dolce e bella Cenerentola conquista l’affascinante principe, mentre le sorellastre brutte e cattive rimangono a bocca asciutta.

Sanno che Barbie e Ken conducono una vita sfavillante nei loro bellissimi corpi. Che i supereroi hanno i muscoli e che lo “sfigato” ed il “cattivo” dei cartoni animati o dei film per l’infanzia (e non solo…) sono brutti e/o grassi.

La loro immagine corporea si sviluppa mentre assorbono il concetto di cosa è considerato bello all’interno della nostra società e di come, conseguentemente, loro dovrebbero essere. Contemporaneamente si forma in loro l’immagine di ciò che non è considerato attraente e, quindi, di come non dovrebbero essere.

E quando iniziano anche a giudicare il loro aspetto ed il loro corpo, valutando il loro essere o meno all’altezza di questi standard, la risposta cui giungono influenzerà la loro autostima.

Influenze della famiglia e dei pari: dal commento della nonna, a quello del fidanzato fino al body shaming

Spesso sottovalutiamo l’importanza di nomignoli poco lusinghieri affibbiati in famiglia a sottolineare qualche specifica caratteristica fisica.

Vi ricordate il soprannome di Willowdean Dickson in “Voglio una vita a forma di me”? In Inglese era “Dumpling” (come il titolo originale del film), tradotto in italiano come “Polpetta”.

Questi nomignoli rimangono impressi nella memoria e, quando sono seguiti da altre esperienze critiche, possono segnare una storia di insoddisfazione per il proprio aspetto.

Il body shaming

Perché sono così critico con il mio corpo e non riesco ad accettarlo? Nel rispondere a questa domanda teniamo presente che l’essere criticati, derisi o presi in giro durante l’infanzia o l’adolescenza può avere effetti negativi a lungo termine sull’immagine corporea: sono molti gli adulti con un’immagine corporea negativa che ricordano episodi di body shaming (Rieves and Cash, 1996; Cash, 1995). Le motivazioni degli scherzi e delle prese in giro sono diversi: essere troppo magri, troppo grassi o troppo alti, avere un naso grande o le orecchie “a sventola”, o portare certi abiti ecc
In particolare le persone prese di mira a causa del peso corporeo, subiscono anche altre forme di stigma: esclusione sociale, battute, sguardi indagatori e critici ed anche difficoltà nel trovare abiti adeguati. Quando questo tipo di esperienze stigmatizzanti avvengono nell’infanzia e nell’adolescenza, soprattutto nelle donne, si associano molto frequentemente ad insoddisfazione per il corpo, eccessivo investimento nella cura dell’aspetto fisico e disagio psicologico. (Annis, Cash e Hrabosky, 2004)

Fat talk: come parli del tuo corpo?

Quando i ragazzi crescono, l’aspetto diventa oggetto delle loro conversazioni, soprattutto per le femmine, che tra di loro utilizzano quello che viene chiamato fat talk: si tratta di un modo negativo, degradante e sminuente di parlare del corpo e della dieta (Nichter, 2000; Tucker et al, 2007).

La “fat talk” è un accertato fattore di rischio per lo sviluppo di una relazione disturbata con il proprio corpo ed è molto pericolosa perché socialmente accettata e quindi attesa.

È normale nella nostra società, soprattutto per le donne, parlare in modo critico e dispregiativo del proprio corpo e aspettarsi che chi ascolta risponda nello stesso modo.

Se volete approfondire questo argomenti vi consiglio l’articolo della Dottoressa Alessia Buzzi “Come la “fat-talk” peggiora il rapporto con il tuo corpo” 

I commenti del partner

Anche i partner sentimentali possono avere un ruolo importante nell’evoluzione dell’immagine corporea, sia perché si tende a considerare l’immagine che il partner ha come un riflesso del proprio valore, sia perché nei contatti intimi il corpo è esposto alla vista e quindi il partner “vede la nuda verità”. Avere un partner critico rispetto al proprio aspetto fisico può incrinare la capacità di accettare il proprio corpo.

Caratteristiche fisiche e cambiamenti dovuti alla crescita

Il corpo durante la pubertà cambia drasticamente; in questa fase di età avere “l’aspetto giusto” è importante e, anche il momento preciso in cui i cambiamenti fisici avvengono è fondamentale per lo sviluppo della soddisfazione corporea.

Le ragazze i cui fianchi o seno si sviluppano prima rispetto alle compagne di classe provano spesso vergogna e preoccupazione.

L’adolescenza è un periodo difficile per l’immagine corporea: la percezione di essere socialmente adeguati dipende da come si crede venga percepito dai pari il proprio aspetto e dal successo nelle prime relazioni sentimentali.

Caratteristiche di personalità

Ci sono molte persone che riescono a superare l’influenza negativa della nostra cultura, le derisioni dei pari, il fatto di essere grassi o avere l’acne o anche di portare sul corpo cicatrici evidenti e altri segni  senza conseguente emotive e psicologiche negative. Che caratteristiche di personalità hanno questi individui?

Il ruolo dell’autostima

Una solida autostima, il credere in se stessi, il sentirsi adeguati e competenti, amabili e coinvolti nella propria vita e nei propri obiettivi sono caratteristiche che aiutando le persone a non cadere vittime degli stereotipi e degli attacchi verso il loro aspetto/corpo.
Va precisato, in accordo con quanto emerso nelle ricerce, che un’autostima poco sviluppata è da intendersi come un fattore di rischio e non una predestinazione.

Il pattern di attaccamento

Un altro fattore di tipo protettivo è rappresentato dalla predisposizione verso le persone e le relazioni (Cash, Theriault e Annis, 2004). Ci si riferisce a questo >”orientamento alla relazione” utilizzando il concetto di attaccamento.

Le persone con un attaccamento sicuro si approcciano agli altri con entusiasmo, fiducia aspettandosi condivisione, piacere e divertimento. Questo pattern promuove un’immagine di sé positiva.

Al contrario un pattern di attaccamento insicuro porta a provare apprensione verso le relazioni e la vicinanza con gli altri, ad aspettarsi rifiuto ed esperienze spiacevoli e rappresenta un catalizzatore per lo sviluppo di insicurezza verso la propria immagine corporea.

Il perfezionismo

Infine, il perfezionismo è un fattore che può influenzare negativamente la percezione che abbiamo di noi stessi: il self-presentational perfectionism è la tendenza a dover apparire nelle relazioni in modo esemplare senza nessun difetto.

Essere “qualcosa di meno che perfetti” genera preoccupazione ed ansia e correla con un eccessivo investimento verso il proprio corpo.

Rudiger e colleghi (2007) hanno dimostrato che questo tipo di perfezionismo porta a continui “sbalzi” dell’immagine corporea dal positivo al negativo.

In generale possiamo dire che le persone che risultano più resilienti alle sfide e minacce rispetto all’immagine corporea sono quelle che non danno eccessiva importanza a questo aspetto nel determinare il loro valore e la loro autostima.

 Per mettere a fuoco quanto il tuo corpo ed il tuo aspetto siano per te rilevanti nel determinare il tuo valore personale, puoi rispondere a queste domande, valutando se per te sono maggiormente vere o false (Cash, 2008).

Valuta quanto è importante per te l’aspetto

1. Quando vedo persone avvenenti penso che il mio aspetto non sia all’altezza
2. Quando qualcosa mi fa provare emozioni positive o negative riguardo al mio corpo, tendo a soffermarmici a lungo
3.

Se mi sveglio sentendomi bene rispetto al mio corpo, quel giorno sarà più facile sentirmi felice
4. Quando incontro persone nuove mi chiedo cosa stiano pensando del mio aspetto
5. Sono molto le cose che mi fanno pensare al mio aspetto
6.

Se un giorno percepisco il mio corpo in modo molto negativo, diventa difficile sentirmi bene anche per altre cose
7. Fantastico spesso su come sarebbe la mia vita se fossi più magro o bello
8. Controllando il mio aspetto penso di poter controllare tutto il resto
9.

Il mio aspetto influenza quasi tutto quello che mi accade
10. Il mio aspetto ha una grande influenza su di me

Se hai risposto in modo affermativo a molte di queste domande, ti trovi in una zona di rischio. La ricerca (Cash, Melnyk e Hrabosky, 2004) mostra che più le persone danno importanza all’aspetto, più ne sono preoccupate e più esso diventa centrale nei loro pensieri, emozioni e comportamenti.

Togliere enfasi all’aspetto fisico (alla bellezza o magrezza) e vederlo in una prospettiva più neutra è fondamentale: il tuo corpo non è tutto, e tu sei certamente di più di quello che appari.

La foto dell’articolo è stata gentilmente messa a disposizione da @laperfezionedellimperfetto profilo Instagram gestito da Eleonora, che promuove l’accettazione di ogni corpo, indipendentemente da dimensioni e forme.

Bibliografia

Источник: https://www.laraferraripsicoterapeuta.it/perche-sono-cosi-critico-con-il-mio-corpo-e-non-riesco-ad-accettarlo/

Autostima e senso d’inadeguatezza. Che valore diamo a noi stessi?

Cosa sentono le bambine quando critichi il tuo corpo

L'autostima è un giudizio soggettivo sul proprio valore basato più sul ragionamento emotivo che non su quello razionale.

L'autostima può essere definita “l'attribuzione di valore che risulta dall'insieme di valutazioni che compiamo nei confronti di noi stessi”.

Ciascuno di noi, quando valuta se stesso, paragona il sé percepito con il sé ideale. Il sé percepito è il modo in cui vediamo noi stessi: è l'insieme di pregi e difetti, delle caratteristiche positive e negative che crediamo di possedere. Il sé ideale, invece, è ciò che sogneremmo di essere e comprende le qualità, le abilità, i valori che vorremmo avere per essere “persone migliori”.

Maggiore è la differenza fra il sé percepito e il sé ideale, più è probabile che l’autostima sia bassa.

Un esempio di cattiva autostima derivante dalla discrepanza fra sé percepito e sé ideale potrebbe essere quello di una persona che aspira alla popolarità e al successo nelle relazioni e che, tuttavia, percepisce se stesso poco abile nelle situazioni sociali e incapace di avere relazioni soddisfacenti.

Le convinzioni e i sentimenti di chi ha bassa autostima

Ciascuno di noi possiede convinzioni, autoriferite, su una varietà di caratteristiche: l’intelligenza, l’aspetto fisico, le competenze sociali, le capacità scolastiche o quelle professionali, la forza, la simpatia. Tutte queste caratteristiche possono divenire fonte d’inadeguatezza, nel caso in cui ci percepiamo carenti.

Va comunque detto che la semplice carenza di qualità percepita non è sufficiente per generare senso d’inadeguatezza. Se così fosse, tutti coloro a cui non piace il loro corpo si percepirebbero inadeguati. Ciò non accade, ed è per via di una ragione ben precisa: l’attribuzione di valore.

Chi non attribuisce eccessivo valore all’aspetto fisico, con tutta probabilità non si sentirà inadeguato, pur non essendo del tutto soddisfatto del proprio corpo. Chi gli attribuisce molta importanza, invece, sarà più portato ad avere standard alti, a compiere valutazioni critiche e, quindi, a sviluppare senso d’inadeguatezza.

Molto spesso, le persone con bassa autostima attribuiscono eccessivo valore a certe caratteristiche ideali. Sono, in altre parole, perfezioniste.

Le persone che hanno bassa autostima non sentono soltanto che c’è qualcosa di carente nel loro modo d’agire. Questa condizione, infatti, rimanda più al senso di autoefficacia che non a quello di autostima. Chi ha bassa autostima sente che c’è qualcosa di sbagliato in ciò che è.

La valutazione negativa, quindi, è più globale e riguarda la propria essenza di individuo.

Mentre chi ha scarso senso di autoefficacia è portato a pensare “Questa cosa non la so fare perché non sono competente”, chi ha cattiva autostima pensa “Questa cosa non la so fare perché non valgo abbastanza”.

Coloro che hanno bassa autostima, spesso, sono timidi nel relazionarsi con gli altri, nel lavoro, nelle amicizie e nelle relazioni amorose. Sentono di essere immeritevoli d’amore e incapaci di suscitare sentimenti positivi.

Il loro timore è che, lasciandosi avvicinare, gli altri prima o poi scopriranno i loro difetti e la loro inconsistenza.

Sentono come un dato di fatto la loro inferiorità e, per questo, sono portati a provare vergogna in numerose situazioni.

I comportamenti delle persone che hanno bassa autostima

Chi ha bassa autostima tende a essere ipersensibile alle critiche ma, in realtà, il rapporto di queste persone con il giudizio è complesso e ambivalente. Da un lato tendono a ricercarlo, facendo domande o raffronti. Dall’altro, lo temono. Si intristiscono, si demoralizzano o si arrabbiano quando ne ricevono uno.

Sembrano avere un gran bisogno di giudizi positivi ma quando li ottengono, li minimizzano: “Lo ha detto solo per farmi piacere”; “Lo ha detto ma non lo pensa”; “Lo ha detto ma non sa cosa dice”. Temono e si arrabbiano per i giudizi negativi ma quando ne ricevono uno, lo percepiscono come una realtà indiscutibile.

Nel valutarsi scelgono modelli di riferimento che sono “campioni” del tutto non rappresentativi. Ecco due esempi:

  • Una ragazza che si vede brutta e confronta le proprie forme corporee solo con quelle delle modelle sulle riviste;
  • Un professionista che si sente incompetente e si valuta prendendo come riferimento solo le performance migliori dei professionisti migliori.

Tendono ad applicare, inoltre, un doppio standard. Giudicano in modo critico e severo le proprie mancanze, ingigantendole, mentre minimizzano e giustificano quelle degli altri. Così facendo, risultano sempre inferiori.

Tutti i precedenti meccanismi sono fra i principali responsabili del fatto che l’autostima si mantenga bassa, ma non sono i soli. Un altro tasto dolente per chi ha bassa autostima, infatti, sono le relazioni sociali e affettive.

Con gli altri, spesso, si mostrano passivi e, nei casi estremi, si lasciano trattare male.

Accumulano rabbia per via della sensazione di non essere rispettati e di non potersi esprimere, fino ad avere scoppi di rabbia che, a posteriori, li fanno sentire ancora più inadeguati ed esclusi.

Sentono l’esigenza di tenere sotto controllo ogni loro gesto e parola, per non apparire insicuri o strani, e sono portati a vedere gli altri come critici e indisponibili ad accettarli.

Possono decidere di non avere relazioni intime e di mantenere poche, o nessuna amicizia. In ambito lavorativo, possono compiere scelte non qualificanti o non in linea con i propri desideri. Ecco due esempi:

  • Un ragazzo alle prese con la scelta della facoltà che, pur avendo il desiderio di frequentarne una, “ripiega” su un’altra perché la immagina più alla sua portata;
  • Un adulto che non si presenta ai colloqui di lavoro perché convinto di non avere le qualità minime per essere scelto.

Il senso d’inadeguatezza, infine, può nascondersi anche dietro atteggiamenti di superiorità e grandiosità.

Moltissimi di coloro che si mostrano “pieni di sé”, competitivi e sempre alla ricerca di sfide, infatti, lo fanno proprio per contrastare la loro cattiva autostima.

Sembrano essere estremamente sicuri, ma agiscono così proprio perché non lo sono. L’autostima vera produce serenità nei confronti di se stessi e degli altri, non quel genere di tensione.

I genitori delle persone che hanno bassa autostima… e i loro partner

Da svariati decenni, i ricercatori studiano gli stili genitoriali in relazione all’autostima dei figli.

Fin dallo studio ormai classico di Coppersmith (1967), risulta che quasi tutti i ragazzi con alta autostima hanno genitori che li accettano, che danno loro regole chiare, razionali e coerenti e sono in grado di farle rispettare, ma senza limitare la loro fondamentale libertà di espressione.

Al contrario, i genitori dei ragazzi con bassa autostima tendono a rapportarsi con loro in modo poco empatico, brusco o distaccato. Non fissano regole e li trascurano, oppure ne impongono un gran numero ma non sono in grado di farle rispettare, se non con l’aggressività.

I ragazzi e le ragazze che credono in se stessi tendono a essere più creativi, hanno un umore più alto e si mostrano più motivati e fiduciosi nell’intraprendere attività, imparare e mettersi alla prova. Come conseguenza, il loro rendimento scolastico è più elevato.

In questo senso, l’autostima sembra una sorta di “profezia che si autoavvera”. Se è alta, motiva l’individuo a credere nelle proprie capacità e, quindi, a raggiungere traguardi elevati. Se è bassa, demoralizza e rende l’individuo insicuro. E così, i risultati peggiorano.

L’autostima influenza anche la scelta del partner. Chi crede in sé tende a cercare simmetria nei rapporti; non ama stare né al di sopra, né al di sotto del compagno, prediligendo, invece, un rapporto improntato alla reciprocità e alla divisione dei ruoli.

Chi non è convinto di se stesso, invece, tende a compiere due possibili scelte, una l’opposto dell’altra. Può essere attratto da individui critici e rifiutanti, intelligenti ma freddi; il tipo di persone che si pongono sempre in posizione di superiorità. Oppure può scegliere un partner remissivo, possibile da dominare.

Qualcuno, cioè, che non possa minare la sua autostima già fragile. Ecco due esempi:

  • Una donna che, sentendosi non intelligente, evita di frequentare uomini con elevata istruzione;
  • Un uomo che, non sentendosi all’altezza delle sue coetanee, frequenta ragazze molto più giovani.

Bassa autostima e depressione

La bassa autostima correla, spesso, con i disturbi dell’umore.

Lo psichiatra americano Aaron Beck, ancora nel 900, aveva notato che coloro che soffrono di depressione manifestano una “triade cognitiva” che comprende la visione negativa di sé, degli altri e del futuro.

Vedono, cioè, se stessi come inadeguati, gli altri come freddi, indifferenti o aggressivi, e il futuro come incerto e incontrollabile.

La presenza, spesso concomitante, di bassa autostima e depressione potrebbe essere spiegata con il fatto che, quest’ultima, è un problema che si sviluppa a partire dal senso d’impotenza, cioè dalla convinzione di non avere possibilità di agire in modo efficace su di sé e sull’ambiente.

Il rapporto fra depressione e autostima, tuttavia, è complesso.

In alcuni casi può darsi che la bassa autostima produca il senso d’impotenza e quindi la depressione (“Le mie azioni non hanno efficacia perché non valgo abbastanza”); in altri, sembra che la bassa autostima sia una conseguenza di ripetuti tentativi infruttuosi di ottenere risultati positivi per mezzo delle proprie azioni (“Non valgo perché qualsiasi cosa faccio non ha effetto”).

© Gabriele Calderone, riproduzione riservata.

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Cosa Sentono le Bambine Quando Critichi il tuo Corpo

Cosa sentono le bambine quando critichi il tuo corpo

“Cosa sentono le bambine quando critichi il tuo corpo?”. Il sito RealSimple ha lanciato un video virale che ci fa riflettere su un concetto importante: se vogliamo insegnare alle nostre figlie l’amore per il loro corpo, dobbiamo fare i conti con il nostro e accettarci per come siamo

Cosa sentono le bambine quando critichi il tuo corpo 

Il popolare sito web RealSimple ultimamente ha realizzato un video che è diventato virale; si intitola What Your Daughter Hears When You Criticize Your Body “Cosa sentono le bambine quando critichi il tuo corpo” e in 52 secondi ci sbatte in faccia quello che in un angolo della nostra mente già sappiamo: se vogliamo insegnare l’amore per il loro corpo, dobbiamo prima fare i conti con il nostro.

Commenti solo apparentemente “innocenti” e casuali, che diciamo senza pensarci, vengono incamerati dalle loro menti e pian piano fanno sì che loro stesse inizino a mettere in discussione il loro aspetto e il loro rapporto col cibo.

Anche perché, come osserva RealSimple nella presentazione del video, è molto più frequente che una donna guardandosi allo specchio si lamenti del proprio fisico piuttosto che il contrario; è molto più facile che rinunci ad una pallina di gelato in più, piuttosto che se la goda senza alcun senso di colpa.

Giorno dopo giorno, i commenti negativi e “apparentemente innocenti”, persino scherzosi, si accumulano e di fatto il nostro corpo sembra una fonte continua di stress e frustrazione, un “ospite sgradito e indisciplinato” e che talvolta è necessario punire con una dieta lampo o un allenamento che non viene fatto per piacere, divertimento o salute, ma per smaltire il piatto di lasagne.

Pensieri che influenzano negativamente le bambine

“La mia dieta inizia domani. Per davvero, stavolta” “Non potrei mai indossare un abito senza Spanx” “Sono pessima.

Ho mangiato una cupcake” sono alcune delle frasi che vengono pronunciate dalle piccole protagoniste del video di RealSimple: fa una certa impressione vederle ripetere quelle che sono né più né meno che dichiarazioni molto simili a quelle che la maggior parte di noi fa senza pensarci – e soprattutto senza pensare che le nostre piccole donne ci ascoltano e ne vengono influenzate. Gli studi dimostrano inequivocabilmente che le figlie di donne che non amano il proprio corpo hanno a loro volta più probabilità di essere insoddisfatte del loro. Lo stesso principio vale non solo per i commenti negativi sul nostro corpo, ma anche su quelli ammirati e invidiosi che facciamo quando vediamo i fisici perfetti e scolpiti di modelle e dive di Hollywood, del tipo “Quanto vorrei essere come lei”.

In questo modo continuiamo a promuovere l’idea che ci sia uno standard a cui aderire e conformarsi il più possibile: peccato che sia uno standard impossibile da raggiungere per la maggioranza delle persone comuni.

Nel video di RealSimple peraltro le domande non si concentrano solo sul corpo, ma anche sul viso “Ho un naso tremendo”; riflettiamo sul fatto che l’ossessione per la chirurgia plastica anche tra le giovanissime è un fenomeno che negli ultimi anni è letteralmente esploso.

Nel 2015 un’indagine shock di Adnkronos ha rivelato come un teenager italiano su 3 si rifarebbe dal chirurgo plastico; gli interventi riguardano viso e corpo e partono da modelli di riferimento che appartengono non solo al mondo dello spettacolo, ma anche alla famiglia.

La corsa al bisturi tra gli adolescenti

Secondo l’indagine, in una piccola percentuale è stata addirittura la famiglia a suggerire ai ragazzi di sottoporsi ad un intervento di chirurgia plastica; e attenzione, il fenomeno non riguarda solo le femmine, ma anche i maschi, vittime a loro volta dell’ossessione del corpo perfetto. Senza voler a tutti costi demonizzare interventi che, in alcuni casi, possono effettivamente servire a eliminare un difetto oggettivamente deturpante, ciò che preoccupa dei dati è non solo la crescita esponenziale di questo fenomeno, ma anche la natura dei ritocchi. Non solo una grandissima parte di adolescenti si sottopone fin dalla più tenera età a trattamenti di medicina estetica per ridurre, ad esempio, i peli e le smagliature, ma più avanti gli interventi più richiesti dalle ragazze tra i 13 e i 18 anni riguardano seno, fianchi e gambe.

Difatti il settore è in continua crescita e il progresso -in termini di interventi meno invasivi e risultati più soddisfacenti – non fa che rendere questa strada ancora più appetibile…

anche per chi non ne ha alcun bisogno! Secondo una ricerca condotta dalla Società italiana di medicina estetica, il 78% delle ragazze è insoddisfatta del proprio corpo e solo una piccola parte di loro ha oggettivi problemi fisici: in molte non ne hanno di nessun tipo ma sono convinte di averle.

La corsa al bisturi, insomma, non ha più età e se da un lato bambine e ragazzine sono influenzate da discutibili modelli di riferimento (vedi qualche anno fa il boom del filler alle labbra dovuto alla it-girl Kylie Jenner) il fatto oggettivo è si piacciono sempre meno, quasi nessuna è soddisfatta del proprio corpo e la chirurgia estetica sembra le soluzione a tutto, perché credono che con un corpo perfetto saranno anche più felici.

Come essere un modello positivo per le proprie figlie

Insomma, tutto questo ha molto a che fare con l’insicurezza e la bassa autostima, e noi mamme possiamo intervenire in questo senso.

Non vediamola come una gravosa responsabilità, una guerra persa in partenza contro i forti messaggi della società e dei media, ma come una preziosa possibilità che abbiamo per dare ai nostri figli un futuro più sereno, dove la felicità non può e non deve stare in un seno rifatto o in un sedere senza cellulite, rincorrendo una perfezione che non esiste e che non porterà che un crescente senso di insoddisfazione e frustrazione.

Dopo aver citato le frasi che le bambine ascoltano dalle loro mamme, il video prosegue con quelle che vorrebbero sentire: “Sei bella anche se non pensi di esserlo” “Nessuno è brutto, tutti sono belli” “Sono bella dentro e fuori, non importa cosa sembro”; e infine si conclude con una frase su cui riflettere “Sii gentile con te stessa. Le tue bambine ti stanno ascoltando”. Non se ne scappa: fin da quando nascono, i nostri figli percepiscono non solo l’amore che proviamo per loro e per il resto della famiglia, ma anche quello che abbiamo per noi stesse. È quindi importante lavorare in primo luogo sull’accettazione di noi stesse, liberandoci noi per prime dell’ossessione del “corpo perfetto” per liberare loro per sempre dal senso di costante insoddisfazione di cui forse siamo state vittime. Rompere il circolo vizioso è una splendida possibilità che sta solo nelle nostre mani.

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Источник: https://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/cosa-sentono-bambine-quando-critichi-corpo.html

Gravidanza
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