Cosa dire ai bambini per farli mangiare? I consigli della dietista

Inappetenza transitoria nei bambini (febbre, dentizione, primavera)

Cosa dire ai bambini per farli mangiare? I consigli della dietista

Appetito deriva dal termine “appetire”, che significa “sentire desiderio di qualcosa”, ed è strettamente connesso al termine “appetenza”, ovvero buona disposizione a mangiare che dunque, a differenza della fame, è caratterizzata dal piacere di mangiare.

In caso di inappetenza il bambino, infatti, perde transitoriamente questo piacere e rifiuta il cibo che gli viene offerto, generando ansie e dubbi nei genitori: “il mio bambino non mi mangia”, “non vuole mangiare altro”, “mia figlia non mangia più”…

Inappetenza durante la malattia

La situazione tipica in cui ciò si verifica è la malattia, in tutte le sue fasi, cioè l’incubazione, la fase acuta e la convalescenza, durante le quali il bambino mostra di solito un evidente disinteresse per il cibo.

L’inappetenza in corso di malattia è una condizione fisiologica che tutti sperimentano, anche gli adulti, e che è legata ad un meccanismo di difesa per cui l’organismo mette a riposo l’apparato digerente a favore della risposta immunitaria.

Inoltre, la resistenza al digiuno è diversa fra la specie, per cui se gli esseri umani (compresi i bambini) possono resistere qualche giorno senza mangiare, ciò non è vero per virus e batteri che hanno un bisogno continuo di nutrienti.

Il digiuno della malattia riduce la presenza di nutrienti nel sangue e pertanto “affama” gli agenti infettivi, ma non il bambino.

Il rifiuto del bambino di mangiare suscita però sempre, nel genitore e nei parenti tutti, una intensa preoccupazione che non tiene conto della situazione del bambino inappetente per il quale si è disposti anche ad accettare la malattia, ma non il fatto che non mangi. Frequenti sono le domande che i pediatri ricevono su questo argomento e che affollano il nostro sito.

Mi devo preoccupare se il bambino non mangia?

La riduzione dell’alimentazione del bambino per alcuni giorni non deve preoccupare la famiglia.

L’organismo riesce a gestire le sue risorse a favore della risoluzione della malattia naturalmente e gradualmente, riacquistando le performance precedenti.

Forzare il bambino ad alimentarsi comporta un duplice rischio:

  1. sottoporre il bambino a uno stress alimentare che il suo organismo non richiede;
  2. correre il rischio di allontanarlo ancora di più dal cibo.

Infatti, per ciò che riguarda quest’ultimo punto, non ci stancheremo mai di ripeterlo, i bambini percepiscono le ansie degli adulti.

Queste piccole, adorabili volpi capiscono al volo le preoccupazioni dei genitori e a volte possono volontariamente, anche se non consapevolmente, allungare questo disinteresse per il cibo per conservare un’arma ricattatoria nei loro confronti.

Non a caso questo lungo periodo di inappetenza è tipico delle società agiate e invece non è affatto presente nelle aree povere dove mangiare è un lusso.

Durante la malattia è sufficiente che il bambino beva il latte?

Questo “panico” da mancanza di cibo è ancora più ingiustificato in quei bambini che, in corso di malattia, pur non introducendo alimenti solidi, bevono latte e/o yogurt.

Siamo abituati a pensare al latte come a una bevanda, mentre, in realtà, è un vero e proprio alimento completo, ricco di acqua, proteine, grassi e carboidrati che, per alcuni giorni, può tranquillamente sostituire i cibi solidi.

Se ha la febbre fagli bere tanta acqua e spremute

Ciò che è invece veramente importante, soprattutto quando la malattia si accompagna ad uno stato febbrile o vomito e diarrea, e tanto più quanto più piccolo è il bambino, è l’introduzione di liquidi e zuccheri: acqua, latte, spremute, frullati o soluzioni reidratanti non devono mancare.

Infatti, i bambini sono più soggetti ad una rapida disidratazione rispetto agli adulti e ciò va prevenuto mantenendo una costante, anche se minima, introduzione di liquidi (idratazione “al cucchiaino o goccia a goccia” come mi piace chiamarla).

Ciò che si chiede ai genitori, anche in questo caso, è la fantasia di inventarsi nuovi modi per invogliare i più piccoli a bere: cucchiaino, bottiglietta, cannuccia e poi… racconti, canzoncine, giochi e coccole per levare ai giorni della malattia transitoria gli aspetti ansiogeni, e rivestirli di quanta più serenità sia possibile.

Lasciamo che i bambini “sperimentino” una inappetenza transitoria, non li angosciamo con problemi inesistenti, che dipendono soprattutto dalla incapacità che abbiamo noi adulti di controllare le nostre paure. Ciò gioverà a noi, perché ci permetterà di essere più obbiettivi nel riconoscere un caso grave, e ai bambini che riprenderanno la loro esperienza alimentare senza influenze e cambiamenti negativi.

I ricostituenti servono davvero?

Una parola meritano i così detti ricostituenti per bambini, tanto in voga soprattutto dopo una malattia.

E’ evidente che si tratta di palliativi senza nessuna evidenza scientifica, che hanno un grande vantaggio: dare ai genitori la sensazione di “fare qualcosa” mentre passa qualche giorno e la situazione torna spontaneamente alla normalità, comprese le abitudini alimentari e la riacquistata appetenza per i cibi.

E’ primavera e mio figlio non ne vuole sapere di mangiare, che fare?

Si, è possibile che tutte le volte che vi è un cambio di stagione si possa verificare un cambiamento delle abitudini alimentari del bambino. È una situazione frequente che non deve spaventare il genitore.

I bambini, contrariamente a quello che si crede, sono in grado di autodeterminarsi nelle quantità di cibo da assumere.

Infatti una ricerca americana ha dimostrato che un bimbo di 2 anni e mezzo di fronte a una tavola piena di tante cose è perfettamente in grado di selezionare i cibi che gli fanno bene e la quantità adeguata a lui.

Un genitore deve decidere cosa dar da mangiare ed i limiti superiore delle quantità, il bambino deve decidere se e quanto mangiare. In altre parole, il bimbo impara a distinguere la sua percezione della fame se gli è permesso di sperimentare, senza che il ritmo sia invece imposto dall’adulto.

Prima mangiava di tutto ma ora sembra disappetente e rifiuta il cibo

Il rifiuto di alcuni cibi a 2 anni è molto frequente e spesso dura per diversi mesi insieme ad un atteggiamento più ribelle e meno remissivo, questa età è definita per questo i “terribili due”. Infatti questo cambiamento non riguarda solo il cibo ma coinvolge abitudini e consuetudini.

Il piccolo inizia a percepire sé stesso e costruisce la sua identità affermando la sua presenza nel mondo anche attraverso l’opposizione. In pratica è il graduale e progressivo distacco dalla madre che si manifesta anche attraverso il rifiuto del cibo.

L’ostinazione, il rifiuto dunque, non sono un capriccio ma un segnale del suo percorso di crescita. L’alimentazione non è una cosa a sé stante, è un elemento importante nella relazione tra piccolo e adulto e come tale merita una attenzione particolare.

Un atteggiamento paziente, non coercitivo, da parte del genitore sarà di grande aiuto a questo processo di crescita del bambino, sicuro che nel giro di alcuni mesi si risolverà spontaneamente.

Scarso appetito durante la dentizione

Durante questa fase, i bambini sono irritabili, perdono appetito e i ritmi quotidiani a cui erano abituati. Può comparire anche una febbricola e alcune scariche di diarrea. La cosa migliore è, ovviamente, far visitare il bambino dal pediatra di fiducia.

Nel frattempo, non aumentare assolutamente l’omogeneizzato nella pappa, per non aumentare il carico proteico nella dieta del piccolo, che non farebbe altro che spingerlo a mangiare meno. Se davvero sta mettendo i primi dentini, è normale che non abbia appetito e che preferisca qualcosa di fresco o di liquido piuttosto che una pappa calda.

Bisogna solo far passare questo particolare periodo, senza avere inutili ansie o preoccupazioni.

I bambini è meglio farli mangiare da soli o a tavola con i genitori?

Una delle regole della buona alimentazione è quella di tenere i bambini, fin da quando riescono a stare seduti e con la schiena dritta, a tavola con tutta la famiglia. I piccoli devono partecipare al pranzo dei grandi, gustare i loro cibi ed imitare genitori e fratelli. In particolare questo si apprezza nei bambini con scarso appetito che frequentano la mensa scolastica.

Il cibo deve sempre essere presentato come “buono”, “saporito”, “profumato” … e mai come strumento di buona salute. I bambini sono più portati ad imitare i grandi ma molto difficilmente si comportano come loro dicono. Un bambino con scarso appetito è un piccolo a cui va insegnato a gustare il cibo, attraverso la varietà, la ripetitività dell’offerta e soprattutto l’esempio.

Il bambino disappetente, per un breve o un lungo periodo, deve essere valutato nella sua globalità. Le domande che un genitore deve porsi sono: “è sereno?”, “è vivace?”, “sta crescendo?”. Se a queste domande le risposte sono affermative possiamo stare tranquilli.

L’obiettivo che dobbiamo porci è quello di avere dei figli magri, che apprezzino il cibo, che sanno condividere il piacere di stare a tavola e si nutrono bene.

Del resto questo è l’unico modo che abbiamo, tutti i giorni, più volte al giorno, di dare salute ai nostri figli.

Mi devo preoccupare se il bambino non mangia?

La riduzione dell’alimentazione del bambino per alcuni giorni non deve preoccupare la famiglia.

L’organismo riesce a gestire le sue risorse a favore della risoluzione della malattia naturalmente e gradualmente, riacquistando le performance precedenti.

Forzare il bambino ad alimentarsi comporta un duplice rischio: sottoporre il bambino a uno stress alimentare che il suo organismo non richiede e correre il rischio di allontanarlo ancora di più dal cibo.

Infatti, per ciò che riguarda quest’ultimo punto, non ci stancheremo mai di ripeterlo, i bambini percepiscono le ansie degli adulti.

Источник: https://alimentazionebambini.e-coop.it/malattie-infantili/inappetenza-transitoria-bambini/

Convincere i bambini a mangiare frutta e verdura: consigli per i genitori

Cosa dire ai bambini per farli mangiare? I consigli della dietista

Tra i palati più difficili da conquistare ci sono, spesso, quelli dei bambini. Diffidenti rispetto a quanto non conoscono, non è raro che cambino abitudini repentinamente mano a mano che crescono oppure che rifiutino, con assoluta intransigenza, alcuni alimenti sani.

Convincere i bambini a mangiare frutta e verdura, però, è fondamentale perché una dieta salutare sin da piccoli è un investimento sul futuro.

Come gestire i “no” e perché è importante insistere? L’abbiamo chiesto alla dietista Nadia Zeoli, Ufficio Qualità Prodotto e Sicurezza – Area Emilia Est di CIRFOOD e curatrice del progetto Dieta di Gusto.

Convincere i bambini a mangiare frutta e verdura: perché è importante?

“Frutta e verdura – spiega la dottoressa Zeoli – sono alimenti imprescindibili della dieta, soprattutto dei bambini, perché consentono l’assunzione di micronutrienti, minerali e vitamine fondamentali che si trovano solo in questi cibi.” Ecco perché si suggerisce di predisporre almeno 5 porzioni al giorno, privilegiando prodotti di stagione e freschi, “ancor meglio se da agricoltura biologica o a lotta integrata.”

È importante, dunque, partire già dalla colazione con un frutto, della macedonia, un succo di frutta. La dietista suggerisce di variare le proposte per non annoiare i bambini e far loro assumere un ampio ventaglio di nutrienti.

“A pranzo e cena, invece, consiglio di consumare la verdura prima del pasto principale. Ciò è vantaggioso per due motivi: da un lato, il bambino sarà più affamato e mangerà probabilmente più volentieri la sua insalata o la vellutata.

Dall’altro, questione che riguarda più gli adulti, ai quali però spetta dare l’esempio, le fibre hanno un effetto di diminuzione del livello di glicemia, per cui un’insalata mangiata prima della pasta fa sì che la fibra vada a ridurre l’assorbimento dei glucidi, garantendo un migliore equilibrio tra glicemia e insulina.”

Perché evitano proprio frutta e verdura?

Ci sono diverse ragioni, alcune anche soggettive, per cui i bambini tendono a rifiutare proprio frutta e verdura. “Ricordiamo – sottolinea la dottoressa Zeoli – che esistono gusti innati che fanno parte del patrimonio del bambino e che non muteranno mai, e gusti che si possono modificare, magari provando a variare preparazione e presentazione.”

In generale, i bambini evitano ciò che non conoscono o riconoscono, e a tal proposito assume particolarmente rilevanza il colore del cibo.

“Durante lo svezzamento – spiega la dietista – si tende ad alimentare i bambini con cibi che ricordano il latte, alimenti chiari e con consistenze morbide.

Quanto di più distante dal verde dell’insalata, dal viola delle melanzane, dal rosso di pomodori e peperoni: tutte sfumature cromatiche che successivamente possono risultare strane e venire quindi evitate.”

Inoltre, sembra essere rilevante anche il fatto che la verdura non abbia un sapore particolarmente gradevole e che, inizialmente, può risultare per questo poco gratificante.

Per i motivi sopra elencati il bambino può tendere al rifiuto delle verdure: “teniamo in considerazione che a partire dai 2 anni e mezzo circa, i bambini cominciano a mutare i gusti, e quello che inizialmente poteva essere per loro un gusto conosciuto e “buono” non è detto che possa permanere nel futuro.”

I consigli della dietista per i genitori

Il genitore è lo specchio del bambino” ricorda la dietista per sottolineare quando l’esempio che mamma e papà danno ai figli può essere fondamentale anche in ambito alimentare. “È importante che ci sia coerenza all’interno della famiglia per mostrare ai più piccoli che tutti insieme si mangiano frutta e verdura.”

Che strategie attuare, dunque, per convincere i bambini? La dietista suggerisce di cominciare con la fantasia: “proporre spesso i cibi, senza stancarsi mai, cambiando preparazioni e ricette. Giocate con il piatto, tagliando e disponendo le verdure con creatività. Sicuramente all’inizio è faticoso, ma piano piano non mancheranno le soddisfazioni.”

Un’altra soluzione è quella di tagliare frutta e verdura in pezzi che consentano al bambino di mangiare da solo, spingendolo almeno ad assaggiare tutto, senza imporsi in maniera eccessiva per scongiurare il rischio di indurre un rifiuto ancora più ferreo. “Non è semplice convincere il bambino a mangiare frutta e verdura – conclude l’intervistata – ci vogliono tempo e motivazione, ma sforzarsi ad attuare un approccio diversificato porterà dei risultati.”

Quale ruolo per la ristorazione scolastica?

Soprattutto tra i 3 e i 10 anni oltre all’esempio dei genitori è fondamentale anche quello di maestre e compagni. Proprio in questa fase sono la scuola e la ristorazione scolastica ad assumere un ruolo cruciale a cui riservare un’attenzione accurata.

“Il pasto della mensa – spiega la dietista facendo riferimento a CIRFOOD – viene preparato in base a un menù equilibrato e in condizioni igieniche ideali, prestando attenzione al bilanciamento degli alimenti, scegliendo materie prime controllate, variando costantemente le proposte nella settimana e nel mese.”

L’obiettivo primario che si cerca di proporre durante il pasto della mensa è contribuire all’educazione alimentare dei bambini, magari trasmettendo le informazioni anche alle famiglie.

“Durante gli incontri che svolgiamo regolarmente con i genitori – spiega l’intervistata – spieghiamo e suggeriamo a mamme e papà –  che piatti preparare a casa per bilanciare la dieta dei bambini con quanto mangiano a scuola durante la settimana.”

Tra le altre cose, proprio a scuola è possibile provare ad aiutare i bambini ad integrare nella dieta gli alimenti che generalmente rifiutano, facendo leva sulla varietà delle preparazioni, sull’esempio dei compagni e su tutte quelle strategie che la dietista propone ai genitori da replicare a casa.

“Dieta di Gusto”, per l’inclusione di tutti gli alimenti

Ampliare la gamma dei cibi che i bambini mangiano è proprio il progetto di “Dieta di Gusto”, un programma che la dietista di CIRFOOD realizza nel Comune di Formigine, in provincia di Modena con i piccoli utenti e con i genitori che usufruiscono del servizio mensa.

L’obiettivo è stimolare il bambino ad accettare un’alimentazione più varia e ricca, a partire da quanto accade a scuola e lavorando proprio sui “no” ad alcuni cibi.

“I genitori, supportati da una certificazione del pediatra, ci spiegano quali sono le problematiche per cui un bambino rifiuta un determinato cibo e si cerca un accordo per proporgli un menù con i piatti che gradisce di più.

” Il “patto” prevede poi che, gradualmente, si inserisca almeno un piatto alla settimana tratto dal menù ordinario, con l’auspicio di stimolare il bambino ad un’alimentazione sempre più varia.

“Fino ad ora i bambini coinvolti sono circa dieci – riflette la dottoressa Zeoli,- e i risultati sono incoraggianti. In un anno si riescono ad integrare circa 3 piatti nuovi, dipende dai casi.

Già stimolare il bimbo o la bimba ad assaggiare nuovi piatti o singoli ingredienti è un piccolo successo.

La verifica dei risultati è costante, attraverso un sistema di feedback che coinvolge le famiglie, CIRFOOD e le scuole.

Secondo l’intervistata, il progetto di “Dieta di gusto” funziona perché mette il bambino al centro, accompagnandolo gradualmente all’approccio con alimenti nuovi o inizialmente ostici, e contemporaneamente il genitore, si sente rassicurato, del consumo del pasto da parte del suo bambino.

Certo, non si può considerare una panacea contro ogni rifiuto dei figli, ma uno spunto efficace da provare a replicare, se non a scuola, almeno a casa perché, è bene ricordarlo, una dieta salutare sin da bambini li aiuta a crescere sani, riducendo il rischio di sovrappeso e obesità che, a loro volta, possono portare a patologie anche gravi.

Quali sono le strategie secondo voi più efficaci per convincere i bambini a mangiare frutta e verdura?

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Источник: https://www.ilgiornaledelcibo.it/come-convincere-i-bambini-a-mangiare-frutta-e-verdura/

Mindful eating e bambini: consigli per piccoli mangiatori consapevoli

Cosa dire ai bambini per farli mangiare? I consigli della dietista

La mindfulness si può applicare anche all'alimentazione. E i bambini appena nati lo sanno bene, dato che sono dei “mangiatori consapevoli”. Sono i genitori e la società poi a influenzare le loro scelte e i gusti alimentari.

Come far sì che i propri figli abbiano un rapporto consapevole e mindful con il cibo? I consigli di Paola Iaccarino Idelson, biologa nutrizionista, e del libro Mindful eating, per riscoprire una sana e gioiosa relazione con il cibo.

Ritmi frenetici. Sempre tutto fatto di corsa. Si manda giù colazione, pranzo e cena senza neppure rendercene conto, senza nemmeno a volte avere l'energia e il tempo per assaporare quello che stiamo ingurgitando. E quello che noi facciamo è un po' lo specchio per i nostri bambini, che da noi imparano anche solo osservandoci, soprattutto osservandoci.

Il cibo dovrebbe essere uno dei piaceri della vita. Perché privarsene così? E perché insegnare ai bimbi a fare lo stesso?

Ecco che ci viene in aiuto la mindfulness associata al cibo, il mindful eating. Per ritrovare l'equilibrio, per assaporare un po' più la vita e per chi ha una relazione un po' complicata con l'alimentazione.

Paola Iaccarino Idelson, biologa nutrizionista, ha lavorato al dipartimento di pediatria del Policlinico di Napoli per sette anni e ha curato l'edizione italiana del libro Mindful eating, per riscoprire una sana e gioiosa relazione con il cibo, edito da Enrico Damiani Editore. Scopriamo insieme a lei che cosa significa essere mindful con il cibo… per i bimbi!

Mindful eating e bambini

“Mindfulness, alimentazione e bambini? Forse l'argomento è un po' complesso, ma anche divertente” svela la nutrizionista.

“Innanzitutto in linea di massima i bambini molto piccoli sono dei mangiatori consapevoli. Partiamo infatti da una premessa: il mindful eating serve a riscoprire una relazione sana e gioiosa con il cibo.

Come il sottotitolo del libro di cui ho curato l'edizione italiana”.

Perché è importante riscoprire questa relazione? Perché quando siamo molto piccoli, dagli 0 ai 2 anni, il nostro stomaco si autogestisce molto bene. Sempre se ci lasciano in pace. “Il nostro organismo è realizzato per avere un sistema fame – sazietà che funziona. Il problema è il condizionamento fatto dai genitori e dalla scuola. E poi dalla pubblicità”.

Perché ai bimbi indiani piace il cibo speziato e con il curry e i bimbi cinesi non si fanno problemi se si trovano davanti le uova di cent'anni che odorano di ammoniaca e zolfo? Perché siamo noi a insegnare ai bambini quali cibi preferire. L’unica preferenza alimentare con cui nasciamo tutti è lo zucchero, insieme forse a un’innata attenzione nei confronti dei cibi amari. Tutto il resto viene insegnato.

I genitori quindi hanno la possibilità di poter plasmare il futuro gusto dei proprio figli. Come? Offendo cibi sani.

L'importanza dell'autosvezzamento

C'è poi anche un fattore in più positivo per i bambini piccoli in realtà: l'autosvezzamento.

“In teoria nei bimbi piccoli la scelta dell'autosvezzamento è ottima perché il bambino sa quanto mangiare, sa autoregolarsi. Ma anche se è ottimo per i bambini, lo è un po' meno per le mamme perché vanno in ansia.

Perché spesso ci sono bimbi che mangiano molto meno di quello che noi vorremmo, perché noi siamo ansiose e poi perché c'è un limite: il bambino per esempio potrebbe non mangiare sempre tutto quello che gli mettiamo davanti, per esempio i bambini spesso evitano i sapori amari e quindi, se mettiamo loro davanti la verdura, dato il suo sapore, la evitano” spiega Paola Iaccarino.

Ci sono però due cose da sapere, come spiega l'esperta:

  1. l'autosvezzamento deve essere fatto con cibi sani. Ha delle regole, nel senso che non è un'anarchia di cibo. Siamo noi che scegliamo quali cibi offrire al bambino;
  2. il bambino ha bisogno di tanti tentativi successivi per apprezzare un alimento.

    Ci sono diversi studi che sostengono che un bambino abbia bisogno dai sette ai 15 tentativi consecutivi per apprezzare un sapore, come per esempio l'amaro.

    Per questo motivo noi dobbiamo comunque offrire al bambino tante volte la stessa cosa, affinché possa cambiare gusto e gradire quel determinato tipo di alimento, per esempio la verdura.

“Quindi non vale mettere davanti al piccolo i broccoli una volta sola e poi sostenere che non piacciono e quindi non proporli più” spiega la nutrizionista.

L'autosvezzamento ha un altro fattore positivo: incentiva l'uso delle mani e non del cucchiaino.

Secondo diverse ricerche, i bambini che iniziano a mangiare cibi solidi usando le mani mangiano quantità più adeguate rispetto a quelli che mangiano cibi omogeneizzati imboccati con il cucchiaino.

Una pratica che potrebbe aiutare i bambini a consapevolizzarli e insegnare loro ad ascoltare i segnali di sazietà del loro corpo.

“I bambini piccoli sono già dei mangiatori consapevoli”

I bambini molto piccoli sono già dei mangiatori consapevoli, proprio come dovremmo raggiungere con il mindful eating. “Il problema è che ognuno di noi viene condizionato molto precocemente. Se una mamma è contenta a vederci mangiare, mangeremo di più per farla felice o viceversa” continua Paola Iaccarino.

“Fondamentalmente quello che ci dice la mindfulness è 'osservazione senza giudizio e presenza nel qui e ora'” continua l'esperta.

Che cosa può fare quindi un genitore?

Come abbiamo visto, oltre a offrire una gran varietà di cibi sani ai propri bimbi (attenzione a sale a zucchero!) e a lasciare al proprio bimbo la libertà di mangiare la quantità che vuole (o comunque servire una porzione appropriata), bisogna ricordarsi che spesso “il genitore educa attraverso l'esempio e non con le parole”.

È molto più semplice che un bambino recepisca un messaggio attraverso quello che compie il proprio genitore. Quindi anche a tavola se vogliamo educare i nostri figli a mangiare bene, siamo noi i primi a dover fare un lavoro su noi stessi.

“Tante volte vengono da me delle mamme che si lamentano che il loro figlio non fa mai colazione.

Ma se non c'è nessuno in casa a farla, perché lui dovrebbe? Occorre porsi quindi con un atteggiamento di ascolto verso se stessi e diventare come genitori dei mangiatori consapevoli”.

11 CONSIGLI FINALI PER PRATICARE IL MINDFUL EATING CON I BAMBINI

  1. Servite cibi sani e il meno possibile industriali
  2. Giocate insieme a “Prova un cibo nuovo”
  3. Servite il dolce solo una o due volte la settimana.

    In questo modo i bambini sapranno che, ad esempio, “il mercoledì e la domenica sono le Serate Dessert”

  4. Incoraggiate i bambini ad aiutarvi in cucina.

    Anche i più piccini possono fare piccole cose: lavare la verdura, versare gli ingredienti, apparecchiare, mescolare

  5. Fate in modo che i pasti siano momenti in cui si dialoga in famiglia in maniera rilassata e positiva
  6. Ringraziate prima di mangiare.

    Può essere un gesto semplice come tenersi per mano per 30 secondi mentre ognuno ringrazia in silenzio chi ha contribuito a portare il cibo in tavola. Dopo il ringraziamento, parlate di un argomento che interessa tutti

  7. Divertitevi quando siete a tavola.

    Potete raccontarvi aneddoti divertenti o barzellette

  8. Parlate del cibo che state mangiando. Ad esempio, potete chiedere: “Come sono fatti gli spaghetti? Crescono sugli alberi?”,10 “Dove crescono i meloni? Sotto terra?”
  9. Fate l’orto insieme.

    Coltivare i pomodorini che poi finiranno nel proprio piatto è divertente. Non è necessario avere per forza un giardino, bastano dei vasi sul balcone. I bambini sono molto più propensi a provare un cibo nuovo se l’hanno coltivato loro. Se proprio non potete, visitate una fattoria agricola.

  10. Non riuscite mai a mangiare tutti insieme? Provateci almeno tre volte a settimana, ma fatelo senza distrazioni. Bando a televisioni e cellulari
  11. Non date giudizi sulle abitudini alimentari dei bambini, sulla loro forma fisica o sul loro peso (ad esempio dicendo frasi come: “Stai attenta a non mangiare troppa pasta che poi ingrassi”). Non fateli partecipi delle vostre lotte con la bilancia o dell’ultima dieta che state seguendo. Commenti del genere possono portare a problemi di non facile soluzione in età adulta.

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/alimentazione/mindful-eating-e-bambini-consigli-per-piccoli-mangiatori-consapevoli

Come cucinare con i bambini

Cosa dire ai bambini per farli mangiare? I consigli della dietista

Questo non è un articolo in cui si elencano una serie di ricette utili per far mangiare i broccoli ai vostri figli o nipoti, no no. Lo scopo di questo articolo è raccontarvi la mia esperienza da mamma di una figlia di 2 anni e darvi qualche consiglio su come cucinare con i bambini, appunto.

Come coinvolgerli, farli divertire e farli appassionare a quel ricorrente momento della vita in cui, inevitabilmente, si finisce ai fornelli.

Ma perché dover coinvolgere i nostri bambini nelle attività di cucina? Toccare, conoscere e manipolare gli alimenti permette ai bambini di entrare in contatto diretto con ciò che finisce a tavola.

Partecipare con consapevolezza alla preparazione di un piatto, potendone seguire lo sviluppo, accresce in loro la curiosità nell’assaggiare. Inoltre, preparare loro stessi un piatto che poi mangeranno gli darà grandissima soddisfazione.

Al mio segnale, scateniamo l’inferno

Naturalmente ci sono dei pro e dei contro, come per tutte le cose. I bambini che si mettono ad armeggiare con gli alimenti finiscono quasi sempre per:

  • Sporcare se stessi
  • Sporcare i vestiti che indossano
  • Sporcare il pavimento
  • Sporcare tutto ciò che è a tiro

Ma questo vale anche per tutto il resto delle attività in cui i nostri marmocchi sono coinvolti, ed è piuttosto inutile elargire raccomandazioni dalla dubbia utilità come “corri ma non sudare”, “gioca ma non farti male”, e compagnia bella. Se è vostra intenzione avvicinare i vostri figli piccoli al magico mondo della preparazione delle pietanze, entrate nell’ottica che quasi mai faranno ciò che vorreste facessero.

Ho parlato di bambini piccoli, perché sono più malleabili, aperti alle novità, e disponibili a stare accanto a mamma e papà. Mi riferisco ad una fascia di età che va più o meno dal post svezzamento all’età della scuola dell’infanzia.

I bambini più grandi non possono imparare? Certo, ma per loro non occorre certo una guida! La maggior parte delle volte basta chiedergli “Ti va di cucinare con me?” e attendere la risposta.

Questo per dire che i bambini più grandicelli hanno un potenziale di manualità certamente maggiore, sono in grado di eseguire dei compiti e di stare dietro ai punti di una ricetta.

Tutto ciò che occorre a loro è semplicemente la voglia di farlo, ed è per coltivare questa voglia che consiglio vivamente di iniziare a farlo già dai primissimi anni di età.

L’importante non è che i bambini eseguano correttamente il compito che gli viene affidato, l’importante è che i bambini vivano l’esperienza come un gioco.

Piccoli compiti per piccole mani

Cucinare, in realtà, è una cosa da grandi, perché implica alcune attività e alcuni oggetti con cui nessun bambino dovrebbe avere a che fare:

  • Coltelli
  • fiamme vive
  • fornelli a gas o induzione
  • padelle o teglie bollenti

E anche alcune cose con cui bisogna stare un pò attenti:

  • frutta o verdura non lavate
  • cibi crudi
  • cibi con cui potrebbero soffocare

Yogurt con semi di chia e cacao

Se decidete di cucinare insieme ai vostri cuccioli, dovete quindi prendere delle precauzioni. La prima su tutte consiste nel separare adeguatamente i terreni di gioco. La zona ROSSA è la zona della fiamma, della cottura, e del taglio, e appartiene al genitore.

La zona VERDE, in cui si mescola, si travasa, ci si sporca e si manipola in tranquillità appartiene al bambino, naturalmente sotto continua supervisione.
Prima di cominciare, prendetevi qualche minuto per preparare tutti gli ingredienti che vi occorrono e riporli in coppette e contenitori.

Tenete quelli innocui nella zona verde e quelli potenzialmente pericolosi nella zona rossa, fuori dalla portata.

Ora che siete pronti, potete porvi la prossima domanda: come può aiutarvi un bimbo di uno, due o tre anni? Ricordate che ai bambini piace:

  • travasare
  • mescolare
  • spappolare
  • impastare
  • mettere e togliere
  • assaggiare

Ma soprattutto ai bambini piace lanciarsi in cose nuove e imparare, imparare in continuazione. Quindi non abbiate paura nell’affidarvi a loro, ma tenete ben presente una cosa: l’importante non è che i bambini eseguano correttamente il compito che gli viene affidato, per quello ci siete voi. L’importante è che i bambini vivano l’esperienza come un gioco.

Alimenti buoni e divertenti

Ci sono alcuni alimenti che si prestano particolarmente bene al coinvolgimento dei bambini, perché sono sicuri, commestibili, modellabili, e adatti alla preparazione di tante ricette.
Tra tutti vale la pena citare:

  • Riso
  • legumi
  • farina
  • formaggio
  • prosciutto cotto
  • carote, cetrioli e finocchi
  • tutte le altre verdure cotte
  • pangrattato
  • frutta

Non a caso, durante le gli appuntamenti del nostro progetto FAMIGLIE IMPASTA, proponiamo a genitori e bambini la preparazione di maki sushi a base di verdure, formaggio e tonno.

Si tratta di tutti ingredienti ampiamente commestibili, già cotti e modellabili.

Con il riso si possono preparare supplì e arancini, con le verdure si possono fare le polpette, con la farina si possono preparare delle gustose piadine da farcire a piacimento e poi da cuocere in forno.

Man mano che i bambini crescono gli si possono sottoporre alimenti diversi accompagnati da adeguate raccomandazioni, ad esempio uovo crudo, carne macinata, petti di pollo da impanare, facendo attenzione che non vengano assaggiati.

Il rapporto è servito

C’è un altro punto fondamentale che rende particolarmente significativa per genitore e figlio l’esperienza di condividere la preparazione di una pietanza, ed è il rafforzamento del rapporto. In questo gioco sia genitori che bambini hanno un ruolo preciso, dei compiti, e un obiettivo da portare a termine, e la parola d’ordine è fiducia.

Il genitore esplora e scopre le potenzialità del bambino, così da imparare quali sono i lavori che sarà in grado di portare a termine, quelli che lo divertiranno semplicemente, o quelli che lo manderanno in confusione. Proprio in virtù della fiducia alla base del rapporto, il genitore decide quindi di lasciar fare, supervisionando, magari indirizzando con le parole, ma intervenendo il meno possibile, e solo in caso di richiesta.

Il bambino dal canto suo, forte della fiducia che percepisce, impara a fidarsi di quanto dice il genitore, impara ad ascoltare, e conosce meglio i propri limiti. Un bambino che viene aiutato meno, è un bambino che impara a chiedere aiuto da solo, quando ha bisogno.

Scoprirete dopo un po’ di tempo che insieme alla cena avrete dato un bel po’ di sapore anche al vostro rapporto.

Ricordate sempre, però, che l’obiettivo è lavorare insieme, giocare, non preparare gli arancini più buoni del quartiere, e la cosa più difficile, molte volte, è proprio quella di tenere il punto su questo concetto, facendosi una risata se poi il risultato non è quello che ci si aspettava. I bambini non fanno fatica a fare le cose solo per divertirsi, noi adulti, purtroppo, sì.

Источник: http://www.bagagliculinari.it/cucinare-con-i-bambini/

Gravidanza
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